
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://www.tei-c.org/ns/1.0 http://gams.uni-graz.at/mws/schema/mws.xsd">
  <teiHeader type="mws">
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>Lezione CXXXVII</title>
        <author>Cesare Frasponi</author>
      </titleStmt>
      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
        <respStmt>
          <name>Klaus-Dieter Ertler</name>
          <resp>Herausgeber</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Herausgeber</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Lisa Pirkebner</name>
          <resp>Mitarbeiter</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Jürgen Holzer</name>
          <resp>Mitarbeiter</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Viktoria Haller</name>
          <resp>Mitarbeiter</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name>Sarah Lang</name>
          <name>Gerlinde Schneider</name>
          <name>Martina Scholger</name>
          <name>Johannes Stigler</name>
          <name>Gunter Vasold</name>
          <resp>Datenmodellierung</resp>
          <resp>Applikationsentwicklung</resp>
        </respStmt>
      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>
          <orgName ref="http://romanistik.uni-graz.at/">Institut für Romanistik,
                        Universität Graz</orgName>
        </publisher>
        <publisher>
          <orgName ref="http://informationsmodellierung.uni-graz.at">Zentrum für
                        Informationsmodellierung, Universität Graz</orgName>
        </publisher>
        <pubPlace>Graz</pubPlace>
        <date when="2019-06-03">03.06.2019</date>
        <p>
          <idno type="PID">o:mws.7639</idno>
        </p>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Frasponi, Cesare: Il Filosofo alla Moda, ovvero, Il Maestro universale.
                    Venezia: Giovanni Malachino 1728-1730, 69-74 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="FMIT">
          <title level="j">Il Filosofo alla
                        Moda</title>
          <biblScope unit="volume">3</biblScope>
          <biblScope unit="issue">137</biblScope>
          <date>1728</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <editorialDecl>
        <interpretation>
          <ab type="interpGrp">
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
              <interp xml:id="E1">Ebene 1</interp>
              <interp xml:id="E2">Ebene 2</interp>
              <interp xml:id="E3">Ebene 3</interp>
              <interp xml:id="E4">Ebene 4</interp>
              <interp xml:id="E5">Ebene 5</interp>
              <interp xml:id="E6">Ebene 6</interp>
            </interpGrp>
            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsformen">
              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
              <interp xml:id="AL">Allegorisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="TR">Traumerzählung</interp>
              <interp xml:id="F">Fabelerzählung</interp>
              <interp xml:id="S">Satirisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="UT">Utopische Erzählung</interp>
              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
              <interp xml:id="LB">Leserbrief</interp>
            </interpGrp>
          </ab>
        </interpretation>
      </editorialDecl>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <creation>
        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
      <langUsage>
        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
      <textClass>
        <keywords scheme="http://gams.uni-graz.at/mws">
          <term>
            <term xml:lang="de">Moral</term>
            <term xml:lang="it">Morale</term>
            <term xml:lang="en">Morale</term>
            <term xml:lang="es">Moral</term>
            <term xml:lang="fr">Morale</term>
            <term xml:lang="pt">Moral</term>
          </term>
        </keywords>
      </textClass>
      <textClass>
        <keywords scheme="cirilo:normalizedPlaceNames">
          <list>
            <item>
              <placeName xml:id="GID.1">
                <name ref="http://geonames.org/3175395" type="fcode:PCLI">Italy</name>
                <location>
                  <geo>12.83333,42.83333</geo>
                </location>
              </placeName>
            </item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <group>
      <text ana="layout">
        <body xml:space="preserve">
<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone> </p>
<div1><head><hi rend="smallcaps">Lezione cxxxvii.</hi></head>
<div2><head>A quelli che stimano i begl’Ingegni viziosi.</head>
<p rend="MO"><milestone unit="ZM" xml:id="FR.2"></milestone><hi rend="italic"> Non solùm scientia, quae est remota a Justitia, calliditas potiù, quàm sapientia est appellanda: verùm etiam Animus paratus ad periculum, si suacupiditate, non utilitate communi impellitur, Audaciae potiùs nomen habet, quàm Fortitudinis.</hi></p>
<p rend="QU"><hi rend="italic">Pluto ap. </hi><persName corresp="FMIT" key="Cicero" rend="italic" subtype="H" xml:id="PN.1">Cic.</persName><hi rend="italic"> </hi><name corresp="FMIT" key="de officiis." rend="italic" type="work" xml:id="WT.1">de Offic.</name><hi rend="italic"> L. I. c. 10. </hi><milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone></p>
<p rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.3"></milestone> Non si puol fare maggiore torto alla società Civile dello stimare quelli, ce posseggono bel talento, senza avere riguardo alla maniera, con cui l’impiegano, sono stimabili i doni naturali, ed esquisiti quando si esercitano à favore della virtù, o si sottomettono ai principj dell’onore.</p>
<p>Bisognerebbe mettere in disparte le <pb n="70"></pb> buone qualità di quelli, coi quali viviamo, fino che avessimo qualche cognizione del loro cuore; altramente la bellezza delle Persone, o le vaghezze del talento ponno insinuarci dell’amor per quelli, che, giusta i lumi della ragione, doùremmo aver in orrore.</p>
<p>Quando si lascia così strascinare dalla semplice beltà, o dal solo talento, si arrischia d’avere tanta benevolenza per un <hi rend="italic">Omniamante</hi> con tutti i suoi vizj, quanta per la vergine più innocente, o per la Dama più virtuosa; non vi è schiavitù più vile nel mondo, dell’amare ciò che si conosce degno di dispregio. Bisogna, ciò non ostante, che abbiamo una tale malia, in tutto il corso della nostra vita, se approviamo altro fuori di ciò, che tende a favorire la Giustizia, l’onore e la virtù. Se si esaminassero tutte le cose, coi lumi della ragione, e della Equità, un Uomo benche nel bollore della sua gioventù, mirerebbe una Civetta, collo stesso guardo d’indifferenza, e di nausea, che avrebbe per uno stolto le maniere lascive d’una Libertina la priverebbono di quella ammirazione, ch’ella ricerca, con tanto ardore; ed il vano portamento, o il discorso leggero d’un Uomo rovinerebbe la sua buona mina, ò la beltà del suo talento. Dico la beltà del suo talento poiche non è meno or-<pb n="71"></pb>dinario il vedere degli Uomini di talento, doventare ridicioli, che delle belle Donne doventare impudiche quando questo loro accade, la inclinazione, che abbiamo alle loro persone, per le loro buone qualità, dovrebbe diminuirsi, a proporzione.</p>
<p>Per quanto sia giusta questa regola di stimare le Persone dell’uso, che fanno de’ loro talenti, e non della eccellenza di tale qualità in se stessa, e seguito l’opposto in tutti i Secoli, come a nostri giorni. Quale numero d’invenzioni disoneste, si sono conservate, da un Secolo all’altro, che sarebbono perite, dalla loro nascita, se non si fossero tanto stimati i Pittori, e gli scultori? Le immaginazioni caste, e ben regolate hanno perduta, in occasione di questo cattivo gusto, una infinità di vaghissimi quadri, che avrebbono loro fatta risentire la naturale beltà della virtù, la generosità del zelo, il coraggio della Fede e la tenerezza della umanità, la dove hanno sostituito, in loro luogo ad eterna vergogna delle belle arti, de’ Satiri, de’ Mostri, e delle Furie.</p>
<p>Si tollera il cattivo uso, che molti fanno de proprj doni naturali, ed acquisiti, non solamente nelle cose or’ or accennate, ma eziandio in ciò, che tocca la vita civile. Se un Avvocato on ottenesse la stima del Pubblico, se non <pb n="72"></pb> quando impiega la sua eloquenza in difesa della Giustizia, e si rendesse dispregevole, subito, che comparisce in una Causa la di cui ingiustizia non può non essergli nota, qual’ onore non porterebbe seco un tale carattere? ve ne sono, che si attraggono la venerazione di tutto il mondo, perche affaticano nel proteggere la Innocenza; nel bandire la oppressione; nel far condennare i debitori negligenti e nel mantenere il diritto degli artiggiani; ma sono molto pochi, in confronto di quelli, che studiano di coprire le debolezze d’una Causa; di eludere una informazione; o di palliare una falsità, e ciò non ostante ottengono gli applausi, che si meriterebbono dalla braura d’un Assassino.</p>
<p>Se quando si giudica degli altri, si avesse riguardo al fine, che si propongono nelle loro azioni, ogni menzogna rimarrebbe essigliata dalla società, e riescirebbe ugualmente dispregevole in tutti gli stati della vita, la destrezza nell’ingannare il Mondo. Due Cortiggiani, che si danno tante sicurezze d’una estrema corrispondenza, dopo avere mancato di parola, non farebbono altra figura, se non quella di due falsi Testimonj convinti di spergiuro. Il commercio della vita civile è si decaduto nella morale, che si può dire, come di un mercato, dove il compra <pb n="73"></pb> tore stà sempre in apprensione. Cosi nell’Amicizia, il più credulo è il più ingannato.</p>
<p>Che che ne sia quelli soli meritano il titolo di grand’Uomini, che fanno delle nobili imprese, senza riguardo alla gloria, che loro ne può risultare. Questi animi superiori vorrebbono più tosto avere apportato qualche segnalato benefizio al Pubblico, e rimanere sconosciuti, che averne la riputazione senza esserne gli autori. Quando un merito di quest’ordine viene attaccato dalle insidie, e dalle calunnie de’ suoi Nemici, allora brilla, con maggior lume. Gli sforzi, che s’impiegano, per oscurarlo, producono un effetto tutto contrario; ponno ben occultare il fuoco sotto la cenere, ma n’esciranno delle scintille che abbruggeranno tutto ciò che vi si getta sopra per estinguerlo.</p>
<p>La Pazienza, che serve all’acquisto della vera gloria, e la sola virtù, che ne porta al godimento; e che tiene in calma l’animo, frà tutte le traversie, che lo combattono. Quando uno è in se persuaso di non ricercare, di non ammirare, ne di aspirare a niente, che non sia esattamente conforme a suoi doveri, non ponno tutti li roverscj della fortuna, e tutti li attentati de suoi nemici, abbattere il di lui merito; egli trascura gli applausi, ne dipende dal favore della moltitudine. La Lezzione <pb n="sic"></pb> <pb n="74"></pb> per verità, è dura, ma porta, altresi al più alto grado di perfezione, a cui possa giognere la natura umana. I trionfi, e le acclamazioni graziosamente lusingano la superbia, è meglio però l’essere in stato di poter dire, frà se, ho addempiuto il mio dovere, che l’udirsi applaudito da tutti gli Uomini, quando non vi si puole unire la propria voce. Un Amico uguale e stabile puol’essere abbandonato da’ deboli ammiratori alla moda, ma sarà sempre rispettato, ed onorato da quelli, che gli rassomigliano. La quercia conserva i suoi Rami, in tutte le stagioni dell’anno, e benche nell’autunno perda le foglie, le riacquista in Primavera. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p></div2></div1></body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body>
          <div>
            <ab>
              <seg synch="#FR.1" type="E1"> Lezione cxxxvii. <seg type="U2">A quelli
                                    che stimano i begl’Ingegni viziosi.</seg>
                <seg type="MO">
                  <seg synch="#FR.2" type="ZM"> Non solùm scientia,
                                        quae est remota a Justitia, calliditas potiù, quàm sapientia
                                        est appellanda: verùm etiam Animus paratus ad periculum, si
                                        suacupiditate, non utilitate communi impellitur, Audaciae
                                        potiùs nomen habet, quàm Fortitudinis.</seg>
                  <seg type="QU">Pluto ap. Cic. de Offic. L. I. c. 10.
                                    </seg>
                </seg>
                <seg synch="#FR.3" type="E2"> Non si puol fare maggiore torto alla
                                    società Civile dello stimare quelli, ce posseggono bel talento,
                                    senza avere riguardo alla maniera, con cui l’impiegano, sono
                                    stimabili i doni naturali, ed esquisiti quando si esercitano à
                                    favore della virtù, o si sottomettono ai principj dell’onore.
                                    Bisognerebbe mettere in disparte le <pb n="70"></pb> buone qualità
                                    di quelli, coi quali viviamo, fino che avessimo qualche
                                    cognizione del loro cuore; altramente la bellezza delle Persone,
                                    o le vaghezze del talento ponno insinuarci dell’amor per quelli,
                                    che, giusta i lumi della ragione, doùremmo aver in orrore.
                                    Quando si lascia così strascinare dalla semplice beltà, o dal
                                    solo talento, si arrischia d’avere tanta benevolenza per un
                                    Omniamante con tutti i suoi vizj, quanta per la vergine più
                                    innocente, o per la Dama più virtuosa; non vi è schiavitù più
                                    vile nel mondo, dell’amare ciò che si conosce degno di
                                    dispregio. Bisogna, ciò non ostante, che abbiamo una tale malia,
                                    in tutto il corso della nostra vita, se approviamo altro fuori
                                    di ciò, che tende a favorire la Giustizia, l’onore e la virtù.
                                    Se si esaminassero tutte le cose, coi lumi della ragione, e
                                    della Equità, un Uomo benche nel bollore della sua gioventù,
                                    mirerebbe una Civetta, collo stesso guardo d’indifferenza, e di
                                    nausea, che avrebbe per uno stolto le maniere lascive d’una
                                    Libertina la priverebbono di quella ammirazione, ch’ella
                                    ricerca, con tanto ardore; ed il vano portamento, o il discorso
                                    leggero d’un Uomo rovinerebbe la sua buona mina, ò la beltà del
                                    suo talento. Dico la beltà del suo talento poiche non è meno
                                        or-<pb n="71"></pb>dinario il vedere degli Uomini di talento,
                                    doventare ridicioli, che delle belle Donne doventare impudiche
                                    quando questo loro accade, la inclinazione, che abbiamo alle
                                    loro persone, per le loro buone qualità, dovrebbe diminuirsi, a
                                    proporzione. Per quanto sia giusta questa regola di stimare le
                                    Persone dell’uso, che fanno de’ loro talenti, e non della
                                    eccellenza di tale qualità in se stessa, e seguito l’opposto in
                                    tutti i Secoli, come a nostri giorni. Quale numero d’invenzioni
                                    disoneste, si sono conservate, da un Secolo all’altro, che
                                    sarebbono perite, dalla loro nascita, se non si fossero tanto
                                    stimati i Pittori, e gli scultori? Le immaginazioni caste, e ben
                                    regolate hanno perduta, in occasione di questo cattivo gusto,            
                        una infinità di vaghissimi quadri, che avrebbono loro fatta
                                    risentire la naturale beltà della virtù, la generosità del zelo,
                                    il coraggio della Fede e la tenerezza della umanità, la dove
                                    hanno sostituito, in loro luogo ad eterna vergogna delle belle
                                    arti, de’ Satiri, de’ Mostri, e delle Furie. Si tollera il
                                    cattivo uso, che molti fanno de proprj doni naturali, ed
                                    acquisiti, non solamente nelle cose or’ or accennate, ma
                                    eziandio in ciò, che tocca la vita civile. Se un Avvocato on
                                    ottenesse la stima del Pubblico, se non <pb n="72"></pb> quando
                                    impiega la sua eloquenza in difesa della Giustizia, e si
                                    rendesse dispregevole, subito, che comparisce in una Causa la di
                                    cui ingiustizia non può non essergli nota, qual’ onore non
                                    porterebbe seco un tale carattere? ve ne sono, che si attraggono
                                    la venerazione di tutto il mondo, perche affaticano nel
                                    proteggere la Innocenza; nel bandire la oppressione; nel far
                                    condennare i debitori negligenti e nel mantenere il diritto
                                    degli artiggiani; ma sono molto pochi, in confronto di quelli,
                                    che studiano di coprire le debolezze d’una Causa; di eludere una
                                    informazione; o di palliare una falsità, e ciò non ostante
                                    ottengono gli applausi, che si meriterebbono dalla braura d’un
                                    Assassino. Se quando si giudica degli altri, si avesse riguardo
                                    al fine, che si propongono nelle loro azioni, ogni menzogna
                                    rimarrebbe essigliata dalla società, e riescirebbe ugualmente
                                    dispregevole in tutti gli stati della vita, la destrezza
                                    nell’ingannare il Mondo. Due Cortiggiani, che si danno tante
                                    sicurezze d’una estrema corrispondenza, dopo avere mancato di
                                    parola, non farebbono altra figura, se non quella di due falsi
                                    Testimonj convinti di spergiuro. Il commercio della vita civile
                                    è si decaduto nella morale, che si può dire, come di un mercato,
                                    dove il compra <pb n="73"></pb> tore stà sempre in apprensione. Cosi
                                    nell’Amicizia, il più credulo è il più ingannato. Che che ne sia
                                    quelli soli meritano il titolo di grand’Uomini, che fanno delle
                                    nobili imprese, senza riguardo alla gloria, che loro ne può
                                    risultare. Questi animi superiori vorrebbono più tosto avere
                                    apportato qualche segnalato benefizio al Pubblico, e rimanere
                                    sconosciuti, che averne la riputazione senza esserne gli autori.
                                    Quando un merito di quest’ordine viene attaccato dalle insidie,                               
     e dalle calunnie de’ suoi Nemici, allora brilla, con maggior
                                    lume. Gli sforzi, che s’impiegano, per oscurarlo, producono un
                                    effetto tutto contrario; ponno ben occultare il fuoco sotto la
                                    cenere, ma n’esciranno delle scintille che abbruggeranno tutto
                                    ciò che vi si getta sopra per estinguerlo. La Pazienza, che
                                    serve all’acquisto della vera gloria, e la sola virtù, che ne
                                    porta al godimento; e che tiene in calma l’animo, frà tutte le
                                    traversie, che lo combattono. Quando uno è in se persuaso di non
                                    ricercare, di non ammirare, ne di aspirare a niente, che non sia
                                    esattamente conforme a suoi doveri, non ponno tutti li roverscj
                                    della fortuna, e tutti li attentati de suoi nemici, abbattere il
                                    di lui merito; egli trascura gli applausi, ne dipende dal favore
                                    della moltitudine. La Lezzione <pb n="sic"></pb>
                  <pb n="74"></pb> per verità, è dura, ma porta, altresi al più alto
                                    grado di perfezione, a cui possa giognere la natura umana. I
                                    trionfi, e le acclamazioni graziosamente lusingano la superbia,
                                    è meglio però l’essere in stato di poter dire, frà se, ho
                                    addempiuto il mio dovere, che l’udirsi applaudito da tutti gli
                                    Uomini, quando non vi si puole unire la propria voce. Un Amico
                                    uguale e stabile puol’essere abbandonato da’ deboli ammiratori
                                    alla moda, ma sarà sempre rispettato, ed onorato da quelli, che
                                    gli rassomigliano. La quercia conserva i suoi Rami, in tutte le
                                    stagioni dell’anno, e benche nell’autunno perda le foglie, le
                                    riacquista in Primavera. </seg>
              </seg>
            </ab>
          </div>
        </body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
