Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCCIII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\303 (1729), S. NaN-344, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4873 [aufgerufen am: ].
Ebene 1►
Lezione ccciii.
Ai studiosi della Teologia, sopra la idea, che dobbiamo avere di Dio.
Zitat/Motto► Qui mare & terras variisque mundum.
Temperat horis:
Unde nil majus generatur ipso;
Nec viget quicquam simile, aut secundum.
Hor. L. I. Od. 12. 15. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Ebene 3► Exemplum► Simonide interrogato da Dioniggi il Tiranno sopra la idea, che si deve avere di Dio, lo priegò di concedergli un giorno intero da rifflettervi [sic] . Spirato questo giorno, glie ne chiedette due, e poscia in vece della risposta, gli dimandava sempre dupplicato il tempo per bene pensarvi. Quanto piu questo non meno buon Poeta, che Filosofo, meditava sopra la natura di Dio, tanto più si vedeva impegnato in un Labirinto, in cui si perdeva, e da cui non ritrovava l’escita. ◀Exemplum ◀Ebene 3
Se esaminiamo la idea, che aveano i Filosofi col lume della Ragione circa l’essere supremo, si vedrà ridotto a questa: Che possiede tutte le perfezioni d’un essere spirituale. Ma si come non abbiamo veruna idea di tali per-[340]fezioni, quando non si raccolgano dalle nostre Anime, uniamo a ciascheduna di queste il titolo d’infinito, e ciò che è una Facoltà nell’anima, doventa [sic] un attributo della Divinità. La nostra esistenza è limitata ed al tempo, ed al luogo. L’essere supremo riempie tutto colla sua infinita presenza, ed abita nella eternità. Noi godiamo qualche potere, e qualche cognizione, l’essere supremo è onnipotente, e conosce tutte le cose. In somma tutte le perfezioni dell’anima unite ascieme [sic] , col titolo d’infinite, che vi aggiogniamo [sic] , formano la nostra idea del supremo essere di Dio.
Metatextualität► Benche ogn’uno [sic] possa avere fatto questo rifflesso, porterò qui la spiegazione d’Autore ingegnoso. ◀Metatextualität Ebene 3► Zitat/Motto► Se esaminiamo, dice, la idea, che abbiamo di quell’essere incomprensibile, e supremo, ritroveremo, che l’acquistiamo per la medesima strada delle altre; e che le Idee complesse, che abbiamo di Dio, e degli Spiriti sciolti dalla materia, sono composte d’Idee semplici, che riceviamo dalla Rifflessione. A grazie d’esempio, dopo avere colla considerazione di ciò, che proviamo in noi stessi, formate le idee della esistenza, della Durazione, della Cognizione, della Possanza, del Piacere, della Felicità, e di molte altre qualità, e virtù, che riesce piu vantaggioso l’averle del non averle; quando vogliamo formare la [341] idea più convenevole, che possiamo immaginarsi, estendiamo ciascheduna di queste idee, con quella, che abbiamo dell’infinito, ed accoppiandole tutte assieme, formiamo la nostra idea complessa di Dio. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3
E credibile vi sia grande varietà di perfezioni spirituali fuori di quelle, che si ritrovano nell’anima ragionevole; ma è impossibile, che noi abbiamo la idea d’alcuna sorta di Perfezione, quando non ve ne sia qualche piccolo raggio, o qualche leggera semente in noi medesimi. Sarebbe dunque un avvanzare la temerità fino all’eccesso se decidessimo, che tutti gli Attributi del supremo essere si restringono a quelli si concepiscono nella idea, che formiamo di lui. Si puole ben’asserire, che se vi è qualche sorta di perfezione, che non sia tracciata nell’anima, appartiene con tutta la sua estesa alla natura Divina.
Molti gran Filosofi hanno creduto, che l’anima separata dal corpo possa avere nuove facoltà; che non si ponno esercitare in questa vita. Ma se tali facoltà non corrispondono agli Attributi della natura Divina, che si sono sconosciuti, e che indi ci somministreranno nuovi motivi di ammirarla, e benedirla, questo è quello, che assolutamente non conosciamo. Dobbiamo come ho detto, acquietarsi nel-[342]la idea, che il Supremo Padrone dell’universo gode tutte le possibili Perfezioni, e quanto alla specie, e quanto al grado, per esprimermi giusta la nostra maniera di concepire. Aggiognerò, che dopo avere portata la nostra idea dell’essere infinito tanto alto, quanto è capace di ellevarsi l’intelletto umano, sarà sempre infinitamente al di sotto di ciò, ch’egli è in se stesso. La di lui grandezza non conosce termini. La più ellevata delle sue Creature non puole misurarle; egli solo puole comprendersi.
Le rifflessioni dell’Ecclesiastico, sono pigliate in questo senso, giustissime, e molto sublimi. Leggesi nel capo quarantesimo terzo dal verso 28. fino al 36.
Non ho fin quì parlato del supremo essere, che giusta i lumi della Ragione, e della Filosofia. Se vogliamo inoltrarsi nelle meraviglie della sua misericordia, fà di mestieri ricorrere alla Rivelazione, che ce lo rappresenta solamente come un essere attorniato di gloria, e munito di potere immenso, ma come pieno di bontà, e di giustizia nelle sue distribuzioni verso il Genere umano. Questo è alla portata di tutto il mondo, e benche non si possa mai abbastanza meditare, mi restringerò al rispetto, e all’adorazione, che [343] tutte le sue creature gli debbono. Per formarcene un abito santo, dovremmo sovente raccoglierlo dentro la nostra mente, ed umiliarci alla sua presenza, considerando la nostra indegnità, e le sue adorabili perfezioni. Tale rispetto impresso nel cuore, è una sorta di continua orazione, e forma parte del ragionevole osequio [sic] dell’anima verso chi l’ha creata.
Questo Abito affogherebbe in noi ogni minimo seme di superbia, e di vanagloria, che s’innalzano nell’animo di quelli, i pensieri de’ quali girano più sù i vantaggi, che godono sopra i loro pari, che sopra la infinita distanza frà di loro, ed il modello supremo d’ogni perfezione. Ecciterebbe pure i nostri desiderj, ed i nostri sforzi, ad unirsi con lui per mezzo di tutti gli atti, che ci vengono prescritti dalla verità, e dalla Religione. Esiglierebbe, sovra tutto, tale costante ommaggio all’essere supremo, da noi il maledetto costume d’impiegare per torto, e per traverso, nelle più frivole occasioni il di lui Santissimo Nome.
Tutto il mondo sà la venerazione, che avevano gli Ebrei per sì grande Santo, ed amirabile Nome. Nè meno [sic] tolleravano si facesse entrare nelle più fervorose preghiere. Che si dee per tanto giudicare di quelli, che impiega-[344]no sì augusto, e sì terribile nome nelle collere, nelle allegrezze, e quando sono animati dalle più impertinenti passioni? Che sì dirà di quelli, che lo ammettono nelle interrogazioni, e nelle asserzioni più familiari; ne’ discorsi, e nelle azioni più giocose, e da niente; per non parlare di quelli, che lo profanano con diaboliche bestemmie, e con abbominevoli spergiuri? Sarebbe un insultare la ragione, il voler dipingere la infamia, e l’orrore di tale pratica. Basta il nominarla per convincere chiunque non ha il lume della natura totalmente estinto, e tiene per anco qualche principio di Religione. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
