Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCCII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\302 (1729), S. 334-338, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4872 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione cccii.

A quelli, che si beffano del matrimonio, e poscia vi cadono.

Zitat/Motto► Sic visum Veneri; cui placet impares Formas, atque animos sub juga Abenea Savo mittere cum joco.

Hor. L. I. Od. 33. 10. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Accade assai d’ordinario a quelli, che più beffeggiano il matrimonio, finalmente entrare in quella confraternità, che hanno così dispregiata, ed il vedere i loro scherni pungenti rivoltati contro se stessi. Non ho quasi mai conosciuto un nemico delle Donne in qualità di mogli, che tosto ò tardi, non abbia avuto motivo di pentirsene. Il matrimonio, che è benedizione per un altro, diventa per lui un vero supplicio. Quelli in somma, che più si distinguono co’ loro scherni, contro il bel Sesso in generale, ne pagano sovente la onorevole pena, colla elezione di qualche Demonio in Carne. L’Imeneo si compiace della vendetta, e sottomette alla Legge del Ta-[335]glione, quelli, che si beffano de’ suoi misterj.

Il mio, più volte nominato Amico, Cavagna, che tanto si è trastullato, massimamente in due sue Lettere, che ultimamente ho pubblicate, nello schernire le Donne, per via d’un matrimonio da lui ora contratto colla Figlia d’un suo Castaldo, le ha senza dubbio reintegrate. Ne ricevemmo la nuova, nell’ordinario passato, ed alcuni vogliono, che abbia sposata una venditrice di Latte. Ma nelle Lettera ch’egli stesso me ne scrive, s’ingegna di coonestare il fatto, e d’insinuare più vantaggiosa idea della sua Novizia. Quando all’aprire della sua Lettera vidi il titolo di mio Illustre Amico, in vece di mio caro Filosofo, con cui era solito d’onorarmi, subito entrai in sospetto di qualche novità singolare. In somma, il gajoso, il disinvolto, il vano Sig. Cavagna, che avea data la caccia, per trenta, e più anni, a tutti i buoni partiti della Città; e che si vantava d’avere ottenuti favori da varie Dame. Il Sig. Cavagna, dico, ha sposata una semplice Contadina.

La sua Lettera ci offre il Ritratto d’un convertito Libertino. Vi frammischia il Carattere di Saggio, ed onesto Sposo, con quello di Cortiggiano, e si prevale di quegli affettati scherzi, che hanno sovente resa piacevole la di [336] lui Compagnia. Metatextualität► Veggiamo ciò che dice egli stesso, per giustificarsi. ◀Metatextualität

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Mio Illustre Amico.

Non dubito, che voi, e miei altri amici, non restiate sorpresi, nell’intendere, che io dopo avere passati trent’anni trà il fumo, e trà le galanterie della Città, sia in un subito diventato amante della vita campestre. Se quel Cane, il mio Agente, non se ne fosse fuggito, senza regolare i suoi Conti, sarei per anco immerso ne’ disordini, e nelle nebbie, che s’innalzano dal vostro carbone; ma dopo il mio forzato ritorno in Campagna, tanto me ne diletto, che ho risoluto di vivervi e di morirvi. Misuro ogni dì le mie terre, e vi manca poco, che non riempia questa Lettera, di Zeffiri, di Boscaglie, di Fiori, di Prati, e di Ruscelli. La simplicità de’ costumi, di cui vi ho inteso tante volte a parlare, che quì regna in tutta la sua perfezione, mi diletta sopra tutto ciò, che si può concepire. Per darvene un esempio, porgo a voi la nuova, e per mezzo vostro a tutta la Società; che ho sposata la Figlia d’un mio Castaldo. Ella è nata da Persone oneste, e benche non abbia punto di Dote, e però dotata d’una singolare virtù. La dolcezza del suo naturale, la [337] simplicità de’ suoi costumi, la freschezza del suo colore, la sveltezza del suo taglio, e la sua buona mina mi ferivano sempre più il cuore ogni volta, che la vedevo; e mi faceva più impressione sotto un Abito di Grifetta, di quello avesse mai fatto la più bella Dama della Città vestita di Ganzo. In somma, ella è d’una tempra valevole a darmi un buon erede; e se, col suo mezzo non posso lasciare a miei figliuoli, ciò che ingiustamente si chiama il Dono di Nascita, che riguarda i titoli d’onore, e nobile Parentela, mi lusingo di conferire loro Doni più reali, e più stimabili de’ Natali, un corpo, cioè robusto, e vigoroso. Per quelli riguarda le vostre Donne grandi, e ben’ educate, sarebbe inutile il dirvi, che lo conosco. Ebbi la mia parte nelle loro grazie. Ma parliamo d’altro. Io cercarò di vivere onestamente in avvenire, e di governarmi da buon Padre di Famiglia; mi attraerò senza dubbio i scherni della Città; e mi si applicherà la Canzone. Alla fin’ si è maritato &c. ma sono pronto a pazientargli; mi sono pigliato giuoco pur troppo anch’io la mia parte degli altri. Per dirvi la verità, osservavo tanti scioccarelli, e tanti Padroncini diventare alla moda, che non era quasi più sostenibile il mio Posto ne’ chiassetti delle Dame. Questo non è il tutto: [338] erano le mie membra assalite da una certa ruvidezza, che mi togliea quell’aria gentile di cui, una volta ero adorno. Non vi farò in oltre più un mistero della mia età; sono più di dodici anni, che ne avevo quarantaotto.

Del rimanente, giacchè la mia ritirata in Campagna lascierà un luogo vacante nella Società, bramerei lo riempieste col Sig. Fervido; egli ha un grosso fondo di vivacità, e di galanteria. Per me impiegherò tutti i miei sforzi nel vivere, in maniera convenevole al mio stato; da saggio, e prudente capo di Famiglia; da buon’ marito, e da tenero Padre, se il caso lo porterà, ed anche nel palesarmi in tutte le occasioni.

Vostro Umiliss. Servid. e fedele
Amico Sig. Cavagna. ◀Ebene 3 ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 2 ◀Ebene 1