Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLXXXIV", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\293 (1729), S. NaN-245, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4863 [aufgerufen am: ].
Ebene 1►
Lezione cclxxxiv.
A’ Letterati, sopra l’uso delle Favole, per ammonire, ed istruire.
Zitat/Motto► Lectorem delectando, pariterque menendo,
Hit metet ara liber sosiis; hic & mare transit,
Et longum noto Scriptori prorogat avum.
Hor. A. P. 344. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Non vi è niente, che si riceva con più ripugnanza, delle am-[241]monizioni. Chi ce le fà, pare offenda il nostro discernimento, e ci tratti da fievoli, ò da fanciulli. Pigliamo la istruzione per una tacita censura, ed il zelo, in certe occasioni, per un passo, se non impertinente, almeno prosontuoso. Bisogna confessare, che chi ci porge qualche avviso, esercita in questo qualche superiorità verso di noi; e mostra, che a suo confronto, noi manchiamo di condotta, e di buon senno. Non vi è niente perciò di tanto scabroso, quanto l’arte del porgere gratiosi avvisi. Tutti gli Autori antichi, e moderni si sono frà di loro distinti, a misura del maneggio di tale Arte. Che non si è messo in opera per addolcire l’ammarezza di questa medicina? Altri c’insinuano, co’ i termini più scelti i loro precetti. Altri v’impiegano la cadenza più armoniosa de’ versi, tratti d’ingegno, massime, sentenze, e proverbj.
Ma frà tutte le differenti maniere di porgere avvisi, ritrovo, che il più delicato, ed il più gradito è quello della Favola, in qualsivoglia maniera vestita. In fatti si esamina da vicino questa via d’istruire, e di correggere, si vedrà, che supera tutte le altre, perche meno offensiva, e meno esposta agli accennati sospetti.
Verremo senz’altro, d’accordo, [242] se osserveremo, in primo luogo, che nella lettura di una Favola, l’Autore ci lascia credere d’essere noi medesimi i nostri proprj consiglieri: La leggiamo, come un galante Racconto, e riguardiamo i suoi precetti più in qualità di conseguenze da noi stessi ricavate, che in qualità d’istruzioni da lui ricevute. La di lei morale impercettibilmente s’insinua; vi siamo ammaestrati, e diventiamo più saggi, e migliori, senza rifflettervi. In somma, restiamo si allettati da questo metodo, che allo stesso tempo, in cui riceviamo i lumi di un altro, crediamo d’essere i proprj Direttori; e così non si apprende ciò che vi è di piacevole nell’ammonizione, che si riceve.
Se riflettiamo, in secondo luogo, sopra la natura umana, vedremo, che l’animo non è mai sì contento, come quando si esercita in certa maniera, che gli dà qualche idea della propria capacità, e delle sue perfezioni. Questa superbia, e questo ambizioso desiderio, si naturale all’uomo, ritrova bene il proprio conto nella lettura d’una Favola, perche in simili composizioni, il Leggitore fà per così dire, la metà dell’opera. Qualsivoglia cosa gli pare una sua coperta; vi sta sempre occupato à fare l’applicazione de’ caratteri, e [243] delle circostanze; e si puole sostenere, che legge, ed allo stesso tempo compone. Non è dunque da stupirsi, che in tale caso, quando l’animo è così pieno di se medesimo, ed allettato dalle sue scuoperte, se molto si compiace nella lettura di ciò, che glie ne somministra la occasione.
Questa indiretta via di porgere avvisi è sì innocente, che i più Saggi dell’antichità, come si può vedere dalle Storie, hanno sovente impiegata la Favola per dare qualche consiglio a loro Monarchi. Ciascheduno puole raccoglierne diversi esempj; ma ven’è uno assai galante in certo racconto Persiano, la di cui Orientale stravaganza, presso di me, non gli diminuisce la stima.
Ebene 3► Fabel► L’Autore ci dice, che il Sultano Mahmoud, colle continue sue guerre al di fuori, e colle sue tirannie al di dentro, aveva quasi spopolati li suoi Stati, ne’ quali non si vedevano, che rovine, e miserie. Il di lui Visire (fosse un Fantastico, ò un Sortilego del che lo Scrittore non parla) professava d’avere appreso da un Dervis ad intendere il parlare degli uccelli, in maniera, che nessuno poteva aprire il becco, senza essere da lui capro. Una sera ritornando coll’Imperadore dalla Caccia viddero due [244] Guffi sopra un Albero, vicino ad un’antica muraglia, che si ellevava frà un ammasso di molte rovine. Il Sultano si pose a dire: Saprei ben volontieri ciò, che que’ due Guffi dicono frà di loro: porgete attento l’orecchio ai loro discorsi, e rendetemene un fedele racconto. Il Visire si accostò all’Albero, con aria molto attenta, e ritornato, disse al Sultano: Sire, ho intesa gran parte della loro conversazione, e confabulazione, ma non ardisco di palesarvela. Il Sultatano, che non volle appagarsi di tale risposta, l’obbligò a ripetergli parola per parola, quanto i Guffi avevano detto: Gia che V. M. così mi ordina, sappia, ripigliò il Visire, che uno di que’ Guffi ha un Figlio, e l’altro una Figlia, che parlavano di accoppiare insieme, e che il Padre del Figlio diceva al Padre della Figlia, mio Fratello io acconsento a questo maritaggio, purche diate a vostra Figlia cinquanta villaggi rovinati per Dote. Al che il Padre della Figlia rispose: in vece di cinquanta le ne darò cinquecento, se così vi piace. Piaccia al Cielo, di concedere longa vita al Sultano Mahmoud. Mentr’egli regnerà in questi Paesi, non mancheranno mai rovinati villaggi. ◀Fabel ◀Ebene 3
Aggiugne la Storia, che il Sultano, restò sì commosso da questa Favola, che rifabbricò le Città, e Borghi [245] distrutti, e dopo ebbe sempre riguardo al bene de’ Popoli.
Questo mi fà sovvenire un giro di Magia naturale, il più impertinente, che possa mai concepirsi, benche ci venga insegnato da un Filosofo così celebre, cioè Democrito, che facendosi la mescolanza del sangue di certi uccelli da lui nominati, ne nasce un Serpente, la di cui carne ha sì maravigliosa virtù, che tutti quelli ne mangiano, diventano espert [sic] nel linguaggio degli uccelli, intendendo quanto dicono frà di loro. Lascio la decisione a’ Filosofi più bravi di me, se il Dervis, di cui si è parlato, avesse mangiata la carne d’un tale Serpente. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
