Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLXXXVIII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\288 (1729), S. 209-215, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4858 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione cclxxxviii.

Alle tenere mogli in competenza de‘ mariti.

Zitat/Motto► Nimis uncis
Naribus indulges.

Pers. Sat. I. v. 40. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Metatextualität► Sono più di sei mesi, che il Sig. Cavagna, mio Amico, mi disse, che moriva di desiderio di scrivere una Lezione, sul piè delle mie, ed inserirla nella mia opera. Ma non ho ricevuta, che jeri, la sua Lettera, e subito la voglio pubblicare dopo avervi coretti alcuni piccoli errori d’ortografia. ◀Metatextualität

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Mio caro filosofo.

Due giorni sono, mi ritrovai in una Conversazione molto graziosa, dov’era molta Gioventù dell’uno, e dell’altro Sesso. Si parlò d’alcuna delle vostre Lezioni, che girano sopra la conjugale Amicizia, e vi si disputò per sapere, se il numero dei cattivi mariti supera quello delle cattive mogli. Un Gentiluo-[210]mo, che servia di Avvocato alle Dame, ne pigliò la occasione, per dirci quanto era accaduto in certo famoso Assedio, che ho dopo letto nel mio Dizionario Storico, presso poco ne’ termini, che sieguono. Ebene 4► Exemplum► Quando l’Imperadore Corrado III. assediò Guelfo Duca di Baviera in Ensberg, e che questa Città era sul punto di rendersi, le Donne, che vi erano, fecero presentare una supplica all’Imperatore, acciò permetesse loro, di escire, con ciò poteano portare. Sua Maestà, credendo, che il loro carrico non dovesse rilevare gran cosa, vi diè l’assenso; ma rimase sorpreso nel vedere, che ciascheduna escì col proprio marito sopra le spalle. L’Imperadore commosso alla vista di tale spettacolo, tramandò qualche lagrima; e dopo avere colmata di Elogj la tenerezza di quelle mogli, perdonò a’ loro mariti, e ricevette nella sua grazia il medesimo Duca. ◀Exemplum ◀Ebene 4

All’udire di quest’avventura, le Dame, con aria trionfante, ci dimandarono, se credevamo, in coscienza, vi fosse alcuna Città in Italia, dove gli uomini, in simile caso, volessero caricarsi delle loro mogli, ò piuttosto abbracciassero volontieri sì buona occasione per disimbarazzarsene? Al che il Sig. Galiardo, che si fè Oratore del nostro Sesso, rispose, che farebbono [211] degni di tutto biasimo, se non prestassero tale servigio alle Donne, singolarmente, perche la loro forza sarebbe maggiore, ed il loro Peso assai più leggero. Voi sapete, che le sere incominciano ad essere lunghe: avevamo già passata buona parte di questa, in trattenimenti di tale natura, quando giunsimo a quell’antico, e lodevole giuoco, intitolato: Delle Interrogazioni, e de’ Comandi. Appena io ebbi l’autorità Reale in mano, imposi a tutte le Dame, sotto pena della mia indignazione, il dirci, con sincerità, ciò che ciascheduna di loro avrebbe portato, e creduto di maggior valore, se si fossero ritrovate in quella Città assediata, colla circostanza della medesima grazia? La mia dimanda venne seguita da molte risposte gioviali, le quali servirono a divertirci fino alla ritirata. Ma io rimasi colla testa sì piena di tutte quelle idee, che appena addormentato me ne risultò il sogno, che siegue.

Ebene 4► Traum► Mi parve dunque di vedere una delle nostre città, che lascierò di menzonare per certi rispetti, investita per tutte le parti, da una grande Armata, e ridotta sì alle strette, che gli abbitanti furono obbligati a capitolare, ma no poterono mai ottenere altri termini fuori di quelli, che l’Imperadore Cor- [212] rado aveva accordati alla Città di Ensberg, cioè, che le Donne maritate ne escirebbono, con tutto quello potevano portare addosso. Si apprirono subito le Porte, e si vide comparire una Fila di Donne, una dopo l’altra, che vacillavano sotto il peso del loro Fagotto. Curioso di esaminare ciò che portavano, mi posi nel campo nemico, sopra un’eminenza, che dominava il luogo destinato alla visita generale del loro Bagaglio. La prima, che venne a scarricarsi, aveva un sacco sulle spalle, che pose con diligenza in terra, nè lasciò sollecita di aprirlo; ma quando credevo di vederne escire il suo Sposo, nol ritrovai pieno, che di ampolle, di vasi di porcellana, e d’altra materia, che contenevano acque, empiastri, colori; di più uno specchio, pettini, pallotte, scattole di nei, di polvere, con mille altre cose di questa natura. La seconda comparve in più decente maniera, con un Giovane, ben fatto, sul dorso, io subito applaudj la conjugale tenerezza; ma rimasi soprafatto, quando seppi, che avea lasciato il buon’uomo a Casa, e che quello era il suo Gallante. Vidi la terza, in qualche distanza, con un piccolo muso grinzuto, che guarpava, di sopra ad’una sua spalla, e lo pigliavo, per suo marito, fino a tanto, che lo sentii a sgnavolare, e conobbi, [213] ch’era un Gatto soriano, da lei teneramente amato. La quarta portava un grosso fascio di Carte, e la quinta un Cagnolino di Bologna, che la imbarazzava meno di quello avesse fatto il suo sposo, alquanto malfatto, e goffo. La sesta era la moglie d’un ricco usurajo carica d’un sacco pieno d’oro: questa ci disse, che suo marito era molto avvanzato in età; che giusta il corso della natura non viverebbe gran cosa; e che per dargli prove della di lei tenerezza, avea salvato ciò che il pover’uomo amava più della propria vita. La settima si accostò, col suo primogenito sulle spalle, il quale per quanto s’intese era il maggiore dissoluto della Città, ma tanto caro a sua madre, che avea abbandonato il marito, con molte Figlie, e Figli, di buonissimo naturale, per salvare quel disgraziato.

Mai finirei se mi trattenessi a descrivere tutte le Donne, che mi apparvero in questa stravagante visione co’ loro vari atteggiamenti, e differenti equipaggi. Tutto il terreno, d’intorno a me, era coperto di invogli di Fetucce, di ganzi, di drappi listati, e di mille altre Gallanterie, che sarebbero bastate a riempiere tutte le Botteghe d’una lunga contrada. Una di queste Donne, il di cui marito non era de’ più pesanti, lo portava sulle spalle, con una [214] scatola di merli di Fiandra, sotto le braccia; ma oppressa dal doppio imboglio, ed incapace di salvarli ammendue, si disimbarazzò del buon uomo, e conservò la scatola. In somma, non ritrovai che un solo marito, in tutto quel grande ammasso di roba. Era questi un robusto Ciabattino, che spronò sua moglie in tutto il tempo che le fù sulla schiena, e che per quanto ci venne detto, non passava quasi giorno, senza darle, col suo tirapiè, la disciplina.

Metatextualität► Per l’ultimo de’ miei punti vi dirò, mio caro amico, una piacevole immaginazione, ch’ebbi in questo sogno. ◀Metatextualität Credetti vedere una dozzina di Donne, applicate a salvare un uomo: non potei discernere, da principio, chi fosse, ma all’avvicinarsi, scuoprii la cortezza del vostro muso. E tutte quelle Donno protestarono, che a cagione delle vostre opere, non del vostro Personale, vi salvavano, a condizione, che proseguiste il Filosofo alla Moda. ◀Traum ◀Ebene 4 Se credete, che questo sogno vi possa essere ammesso, egli è a vostra disposizione, come quello che, ò vegli, ò dorma, sarà in tutta la sua vita &c.

Bonifacio Cavagno. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

[215] Vedranno le Dame dà questa Lettera, che il mio amico Cavagna è tale quale l’ho sovente descritto, cioè, di quegli uomini spiritosi, e di que’ dissoluto graziosi alla vecchia moda, che si esercita a burlarsi del matrimonio, benche abbia più d’una volta, in vano tentato di giugnervi. Con tutto ciò, non saprei congedare questa Lettera, senza osservare, che la Storia, sopra di cui l’ha fabbricata fà grand’onore al bel Sesso, e che non ha potuto attaccarlo senza ricorrere alla finzione d’un sogno. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1