Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLXXXVI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\286 (1729), S. 200-205, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4856 [aufgerufen am: ].
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Lezione cclxxxvi.
A‘ Letterati, sopra gli Ebrei.
Zitat/Motto► Duris ut ilex tonsa bipennibus
Nigra feraci frondis in algido
Per Damna, per cedes, ab ipso
Ducit opes animunque ferro.
Hor. Lib. 4. Od. 4. 57. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Impegnato dalla mia Professione ad esaminare ogni sorta di Persone, non ne osservo alcuna, con tanto piacere, quanto quelle, che hanno qualche cosa di singolare, ò di nuovo nel loro Carattere, ò nel loro genere di vita. Per questo pure mi sono applicato sovente a speculare sopra la razza degli Ebrei, de’ quali ne ho ritrovato grande numero, nella maggior parte delle Città considerabili, nelle quali sono stato, nel corso de’ miei, non pochi viaggi. Dispersi in tutti i Paesi del mondo, che hanno qualche Commercio, sono diventati gli stromenti, per mezzo de’ quali, le Nazioni più lontane [201] conversano frà di loro, e quasi tutto il Genere umano è legato assieme in una generale corrispondenza. Sono come la cavicchie, e i chiodi, che s’impiegano in un grande edificio. Riescono d’una assoluta necessità per unirne le parti, benche il loro valore intrinseco sia pochissima cosa.
Per evitare le cose communi, e note di loro, li rimirerò sotto trè differenti aspetti. I. Quanto al loro numero. II. Quanto alla loro Dispersione. III. Quanto al loro attacco alla Mosaica Legge. Cercherò indi far vedere quali siano le cause naturali, ò sovranaturali, che si ponno addurre di questi trè avvenimenti, degni di rifflessione.
Vi sono molte Persone, le quali credono, che gl’Ebrei sieno oggidì tanto numerosi, quanto erano nel Paese di Canaan.
Questo non puole, che sorprendere, quando si pensa alla terribile strage, che se ne fè sotto alcuni Imperadori Romani, che gli Storici fanno ascendere a centinaja di milliaja, in una sola Guerra, uccisi senza parlare d’una infinità di macelli, e di persecuzioni, che hanno sofferte in Turchia, ed in tutti gli stati Cristiani del mondo. I loro Rabini per rappresentare un sì crudele guasto, ci dicono giusto tutta la loro iperbolica maniera di esprimersi, essersi [202] versato tanto sangue della Santa Nazione, che se ne formarono de’ Torrenti, i quali strascinarono più d’una lega in mare delle Rupi, che aveano trecento piè di circonferenza.
La seconda cosa degna di riflessione negli ebrei, è la loro dispersione. Ve ne sono prodigiosi Sciami in tutto l’Oriente, e se ne ritrovano nelle più rimote Provincie della China. Sono sparsi trà la maggior parte delle nazioni dell’Europea, e dell’Affrica, e se ne veggono molte Famiglie nelle Indie Occidentali, per non dire niente delle Colonie, che abitano sulle frontiere del Paese, dove ha regnato il Pretegiani, e nelle parti interiori dell’America, se dobbiamo credere a’ loro proprj Scrittori.
Il loro fisso attacco alla Mosaica Legge, non è meno osservabile del loro grande numero, e della loro Dispersione, quando particolarmente si consideri, che sono stati perseguitati, e dispregiati in tutti li Paesi del Mondo. Questo comparisce anche più degno di meraviglia, se si raccolgono le loro frequenti Appostasie, quando vivevamo sotto i loro Rè nel Paese di Camaan, ed in faccia del loro Tempio.
Se indi esaminiamo quali possano essere le cause naturali di queste trè particolarità, che riguardano i soli Ebrei, [203] Io non saprei attribuire il loro grande numero, che alla loro assidua fatica, alla loro astinenza, alla loro esenzione dal portare le armi; e sovra tutto all’ardore, che hanno per lo matrimonio, mentre rimirano il celibato, come uno stato di maledizione, e si ammogliano prima de’ venti anni, sulla speranza, che il Messia esca dalle loro Reni.
La loro Dispersione non è sì difficile da spiegarsi. Avvezzi al disordine, ed alle sedizioni, mentre sussisteva Gerusalemme, col suo Tempio, furono sovente scacciati dal loro antico Paese. Non lo sono meno stati altre volte da quelli, dove si erano ricoverati, il che non puole se non averli dispersi, per longo, e per largo, ridotti a cercare il vitto da per tutto dove potevano ritrovarlo. In oltre scorrono i Mari, e le Terre, per lo traffico; e quasi, da per tutto, sono dichiarati incapaci di godere Fondi, ò Impieghi, il che non lascia loro fissare la dimora in verun’ angolo del mondo.
Questa Dispersione, non averebbe lasciato, giusta tutte le apparenze, di rovinare il loro Culto, se non fosse stato mantenuto dalla forza delle sue Leggi; mentre sono obbligati a vivere tutti in un Corpo, e per quanto è possibile, nel medesimo Recinto; di maritarsi frà [204] di loro; e di non mangiare carne, a cui non abbino estratto il sangue, ò che non sia preparata alla loro maniera. Questo gl’impedisse il trattenersi a Tavola colle altre Nazioni, di godere il più gradito commercio della vita umana, e per conseguenza questo li priva de’ mezzi più naturali di abbracciare il Cristianesimo.
Se finalmente si ricercano le ragioni della Provvidenza, per tutti gli accennati riguardi, si ritroverà, che la innumerabile moltitudine degli Ebrei, la loro Dispersione, ed il loro attacco al proprio Culto, hanno somministrate a tutti i Secoli, ed a tutte le Nazioni del mondo le prove più convincenti della Fede Cristiana, non solamente perche queste tre Particolarità sono state di loro predette, ma eziandio perche sono eglino stessi, i depositori di tali Predizioni, e di tutte le altre Profezie, che tendono a confonderli. La moltitudine ci somministra un assai grande nuvola di Testimonj, che confermano la verità dell’antica Alleanza. L’Attacco al loro culto, mette questa Testimonianza sopra ogni eccezione. Se tutto il Corpo degli Ebrei avesse abbracciato il Cristianesmo, avveremmo potuto credere tutte le Profezie del Testamento antico, che si rapportano alla venuta, ed alla vita del nostro Sal-[205]vatore, alterate da’ Cristiani, e le rimireremmo, come al sentimento di alcuni, le Predizioni delle Sibille, fatte cioè, dopo l’evento, che pretendono rivelarci. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
