Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLXXXIV", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\284 (1729), S. NaN-193, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4854 [aufgerufen am: ].
Ebene 1►
Lezione cclxxxiv.
A‘ Letterati sopra la natura dell’Anima, in occasione de‘ sogni.
Zitat/Motto► Nam cum prostrata sopore
Urget membra quies, & mens fine pondere ludit
Quiquid luce fuit tenebris agit
Petron. Sat. C. 104. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Benche varj Autori abbino scritto sopra i sogni, gli hanno quasi tutti considerati come rivelazioni di ciò, ch’è accaduto in certi Paesi assai lontani dal nostro, ò come presaggio di ciò, che deve seguire.
Io li voglio, quì rimirare sotto un'altra figura; in quanto, cioè, ponno darci qualche idea circa la eccellenza delle nostre anime, ed insinuarcele independenti dalla materia.
In primo luogo i nostri Sogni ci somministrano buone prove dell’attività naturale all’Anima, che il sonno non ha potere nè di estinguere, nè di rallentare. Quando siamo stanchi, ed op-[187]pressi dalla fatica del giorno, questa Parte attiva di noi medesimi è sempre istancabile, ed occupata. Quando gli organi de’ sensi hanno bisogno di riposo, e della riparazione dovuta, ed il corpo non è più in istato di agire, di concerto con questa spirituale sostanza a cui è unito, l’Anima spiega tutte le sue Facoltà, che il di lei compagno sia di nuovo in istato di darle mano. Si direbbe, che i Sogni servono di solazzo, e di passatempo all’anima, quando è disimbarazzata dalla cura della sua machina, e ne ha disposto frà le braccia del sonno.
In Secondo luogo i Sogni provano l’agilità, e la perfezione delle facoltà dell’Anima, allorche sono disimpegnate dal corpo. L’Anima è imbarazzata, e rattenuta nelle sue operazioni, quando agisse di concerto con un Associato si pesante, e sì grossolano ne’ suoi movimenti. Ma ne’ sogni ha una vivacità, ed una stupenda giovialità. Quelli, che sono lenti à parlare fanno discorsi bellissimi sul fatto, e si esprimono, con facilità, anche ne’ linguaggi, de’ quali non hanno quasi veruna tintura. Le Persone gravi abbondano in piacevolezze, ed i stupidi in risposte, e punti d’ingegno. Benche non vi sia niente di più penoso all’intelletto [188] della invenzione, opera con attività si grande ne’ Sogni, che ne pure si accorgiamo, che sia occupato. A grazia d’esempio: avremo tutti senza dubbio, sognato di leggere delle carte, de’ Libri, ò delle Lettere, nel quale caso la invenzione è si pronta, che l’intelletto ne rimane ingannato, pigliando la sua opera per quella d’un altro:
Citerò in questa occasione, il passo, in cui un ingegnoso Autore rende conto de’ suoi pensieri, quando sognava, ò era svegliato, Ebene 3► Zitat/Motto► „Nel Sonno, dice sorpassiamo noi stessi, ed appena si addormenta il corpo, pare che l’Anima si risvegli. Se il sonno ci lega i sensi, e li tiene assopiti, si può dire, che scioglie, e mette in libertà la Ragione, mentre le nostre idee, in tempo di veglia, non giongono alla vivacità delle nostre immaginazioni, in tempo del sonno. L’Ascendente della mia natività è stato il segno acquoso dello Scorpione: Sono nato nella ora planetaria di Saturno, e credo tenere qualche cosa del naturale di freddo, che si attribuisce a questo Pianeta. Io non sono, gran cosa faceto, nè disposto all’allegrezza, e gajosità delle Compagnie; ciò non ostante, in un Sogno, posso comporre una intera Comedia, vederla [189] recitare io stesso; sentirne i tratti piccanti, e scoppiare si bene nelle risa, che in un sovrasalto, mi svegli. Se la mia memoria fosse così fedele, come la mia Ragione è allora seconda, non istudierei mai che dentro i miei Sogni. Ma la memoria, avendo del grossolano, e del machichinale [sic] ha si poca presa, allora sopra le idee astratte dell’intelletto, che non rattiene l’intreccio della Composizione, ne il filo della narrativa, di cui non rapporta alla mente, quando siamo svegliati, che reliquie, e tratti confusi.
Così veggiamo; qualche volta le Persone, allora della morte parlare, e discorrere molto meglio dell’ordinario, perche l’Anima sul punto d’essere distaccata dal corpo, agisce più giusta la sua natura, ed allora pensa in maniera, quasi supra-umana. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3
Si puole, in terzo luogo, osservare, che le Passioni muovono l’animo, con più forza nel sonno, che nella veglia; così allora l’allegrezza, e l’afflizione danno sensazioni più vive di piacere, ò di dolore, che in ogni altro tempo. In questo ciascheduno avrà la sperienza maestra; benche sia probabilissimo, che il tutto varj, a misura del Temperamento [190] .
Metatextualität► Terminerò questo punto, con due Problemi, de’ quali lascio a‘ miei Leggitori lo scioglimento. ◀Metatextualität I. Supposto, che un uomo sempre fosse ne’ proprj Sogni felice, ed infelice quando veglia, e che la sua vita fosse ugualmente divisa frà questi due Stati, si cerca, se quest’uomo sarebbe più felice, che infelice, ò all’opposto. II. Supposto, che un uomo credesse di essere Rè quando dorme, ed un mendico allorche veglia, ed avesse le medesime idee senza interrompimento, la notte, il giorno, si cerca, se sarebbe veramente un Rè, o un mendico, ò pure, nè l’uno, nè l’altro?
Vi è un’altra circostanza, che a mio credere, ci dà un alta idea dell’Anima, in riguardo a’ Sogni, quel numero, cioè infinito, e qualla grande varietà d’idee, che allora, vi si risvegliano. Se questo essere attivo, che sempre stà vigilante, non fosse in quel tempo sensibile, che alla propria essistenza [sic] , in quale nojosa, e crudele solitudine non si ritroverebbe nelle ore del sonno? Se quando il corpo dorme l’Anima sentisse d’essere sola, in quella stessa maniera, che vi è sensibile nella veglia: quanto nojoso, e longo non le parerebbe quel tempo, come sovente le accade, allorche pensa, e sì crede, in una pari solitudine obbli-[191]gata à fare un longo viaggio, senza la minima compagnia?
Io non ho fatta questa osservazione, che di passaggio; il mio principale fine è di considerare la meravigliosa Facoltà dell’Anima, che la mette in istato di produrre di che trattenersi in tali occasioni. Ella conversa con una infinità di cose, che a lei debbono la loro origine, e si rappresenta milliaja di Scene, da lei inventate. Ella stessa è il Teatro, gli Attori, e lo Spettatore. Quì mi sovviene un bel pensiero, che Plutarco attribuisce ad Eraclito. Che cioè, Ebene 3► Zitat/Motto► tutti gli uomini, quando vegliano, sono nel medesimo mondo; ma ciascheduno di loro, allorche dorme, si ritrova in un nuovo, a lui proprio mondo. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3 L’uomo, che veglia è nel mondo naturale, e quello, che dorme si ritira, in un mondo artificiale, da lui, per così dire, fabbricato di nuovo. Parmi, che questo c’insinui qualche naturale grandezza dell’Anima più facile d’ammirare, che da esprimere.
Non debbo quì ommettere un Argomento per la eccellenza dell’Anima, che ho veduto citato, e come di Tertulliano, fondato sul potere, ch’ella ha di predire le cose venture co’ Sogni. Tutti quelli, che ricevono la Divina Scrittura, ò che hanno qualche grano di Storica fede, non ponno [192] dubitare di molte simili predizioni, ritrovandosene una infinità di esempj negli Autori Antichi, e moderni; Sagri, e profani. Se certi Presaggi oscuri, certe visioni notturne, vengano da qualche facoltà occulta dell’Anima, mentr’è così astratta dalla materia; ò da qualche communicazione, coll’essere Supremo, ò da qualche operazione de’ spiriti inferiori, molto se ne disputa frà Sapienti. Ma il Fatto mi è sempre parso incontrastabile, e come tale dichiarato da’ più Dotti, ed assennati Scrittori.
Non pretendo già che l’Anima, in tali esempj, sia interamente disimpegnata dal corpo; basta non sia tanto immersa nella materia, ne tanto imbarazzata nelle sue operazioni da movimenti del sangue, e de’ spiriti animali, come quando anima la machina vegliando. Nel Sonno la unione col corpo è assai debole, per dare più molto all’intelletto. L’Anima pare, che allora in se stessa raccolta, ricuperi il vigore interrotto, ò almeno indebolito, quando opera di concerto col corpo.
Se le accennate Riflessioni, non sono prove, sono almeno probabilità vigorose, e della eccellenza dell’anima, e della sua independenza [sic] del corpo. E se non dimostrano, almeno con-[193]fermano i due gran punti, e della spiritualità, e della immortalità, già stabiliti da altre ragioni, che non ammettono repliche. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
