Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLXXVII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\277 (1729), S. NaN-147, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4847 [aufgerufen am: ].


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Lezione cclxxvii.

A quelli, che si vantano de‘ loro difetti, e pare si vergognino delle loro buone qualità.

Zitat/Motto► Quid? Si quis vultu torvo ferus, & pe-
de nudo,
Exigueque toga simulet textore Cato-
nem,
Virtutemne reprasentet, moresque Catonis?

Hor. L. 1. Ep. 19. 12. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Mio Signore.

Da che mi ritrovo in Campagna, impiego quasi tutto il tempo nel leggere, ò nel meditare ciò che ho letto. Il vostro Foglio volante, che ogni giorno ricevo, fà sopra di me impressione sì grande, che i miei pensieri girano, e si confondono colli vostri. Vi è un soggetto, che non avete, fin’ora, toccato, e per altro, parmi meriterebbe le soavi punture della vostra Filosofica penna. La soddisfazione, voglio dire, mostruosa di certe Persone in vantarsi de’ proprj mancamenti. Un celebre Autore s’immagina, che [145] questo debole sia il contraposto della Invidia, benche giusta le mie idee, possa diventarne. Non vi è niente di sì commune quanto l’udire certi uomini di carattere, parlare di se medesimi, rilevare il proprio merito, con ciò, che lo sminuisce; lodarsi di ciò, che dovrebbe recare loro vergogna; e riconoscersi colpevoli d’alcune picciole inavertenze, affine venga loro attribuito un genio distino, e siano considerati in qualità di straordinarj talenti. Si vantano, fuori di proposito, che non fanno punto nè ballare, nè maneggiare armi, nè montare a Cavallo. Mostrano un ingiusto dispregio de’ viaggi, e de’ Linguaggi moderni, de’ quali confessano non essersi mai imbarazzata la la [sic] testa. Questo Satirico Elogio, che fanno di se medesimi, aspetta senza dubbio le riflessioni dovute.

Uno di codesti bei genj, a me noto, stima dovere lo scordarsi l’ora, ed il giorno delle stabilite adunanze, anche quando glie ne avete di fresco parlato. Quando poscia gl’incontrate, si scusano, e si lusingano, che loro perdonerete, mentre hanno la più infelice memoria del mondo. L’altro giorno, uno di loro si alzò, in un sovrasalto, dalla sua sedia, e mezzo confuso, disse: ob ob adesso, che vi penso, debbo andare dal mio Procuratore Sig. Chiccaneo, per [146] certo affare, ma non mi arricordo bene se sia oggi, ò domani: ob gran balordo! Con tutto ciò, vi si portò benissimo, all’ora precisa. Il bello è, che simili smemorati godono sovente assai felice memoria, il che non di rado per inavertenza palesano. Ne conosco due, ò tre, che posseggono, sulla punta de’ diti, la maggior parte delle nostre moderne Tragedie.

E’ poco tempo, che invitato a pranzo da un Amico, pregai uno de’ Convitati, che passa per bravo trinciante, a favorirmi di un poco di Rosto del piatto a lui vicino; ma come se questo derogasse alle sue altre buone qualità, n’ebbe qualche rossore, e si protestò, che in vita sua, non aveva mai saputo tagliare, benche possa convincersi, che spolpa, sventra, spoglia, e taglia con meravigliosa destrezza. Non pretendo già io che un Nobile, Ricco, e ben educato aspiri alle qualità d’un semplice Artigiano, nè che cerchi di comparire in mecanici lavorieri, nò, non ho tale mira; ma non vorrei che si vergognassimo delle azioni per se stesse lodevoli. Vi sono alcuni, che portano da lontano questo cattivo carattere fino a fondare la loro pretensione di bel talento sopra la negligenza, e poca proprietà negli Abiti.

Non posso lasciare di quì rilevare [147] un debole assai differente dall’accennato, benche abbia la stessa sorgente. Certe Persone, di assai mediocre intendimento, pretendono metterci livello de’ più grandi Ingegni, perche godono qualche leggero vantaggio, ò di lingua, ò di pronuncia, ò d’altra simile cosa, sopra di loro. Del resto, ho udito un Giovane, per altro, di buon senno, gloriarsi di non sapere nè l’Ebreo nè il Greco, nè altro Orientale linguaggio; e di più sostenere, che simili notizie apportano più di pregiudizio, che di onore, benche in sostanza gli dispiaccia di non averle. Permettere, a buon conto in qualche ritegno que’ Spiritosi, che biasimando tutto ciò, che non intendono, io li minaccio di portarvene i miei lamenti, persuaso, che non soffrirete che si dispregi impunemente la verità sconosciuta. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1