Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLXXVI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\276 (1729), S. NaN-143, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4846 [aufgerufen am: ].


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Lezione cclxxvi.

A’ Ricchi infermi a favore de’ Poveri, come loro infermi; con un Elogio ai privilegj della vista.

Zitat/Motto► Ea sola voluptas solamenque mali

Virg. AEneid. 3. 661. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► E’ qualche tempo, che ricevetti un progetto accompagnato da una prefazione, in cui l’Autore longamente discorre sopra l’infinito numero degli Obbietti di carità, che si veggono da per tutto, indi suggerisce a’ Ricchi afflitti da qualche male, di avere riguardo a’ Poveri soggetti alla stessa disgrazia, o di restringere la loro tenerezza a questi, già che riesce loro impossibile il soccorrere tutti li bisognosi. Era egli stato guarito d’un crudele male di occhi, per opra d’un valente Chirurgo, e sì com’ egli è persona di qualità, e ricca, per mostrare a Dio la riconoscenza di sì grande favore, risolvette di mantenere, fino che viveano, trè Poveri ciechi. Questa disgrazia è sì dolorosa, e per altro sì poco ordinaria, [138] che una Fondazione per lo mantenimento di tali Pover pare facile da esequirsi, col soccorso di poche persone caritatevoli, unite a’ Ricchi, che si ritrovano nel medesimo caso. Che che ne sia, il Progetto dell’Autore deve la sua origine ad’ un assai buono principio; e se noi ci dividessimo tutti in varie Classi, ciascuna delle quali si applicasse a qualche atto di particolare Generosità, sarebbe il vero mezzo di rinforzare i vincoli della Società civile, e d’incoraggire la virtù. Già che la ricerca degli stessi piaceri è l’ordinario fondamento del commercio, e della umana famigliarità, parmi, che le medesime disgrazie dovrebbero produrre, presso poco, lo stesso effetto. Se tutti i Ricchi Storpj dalla Gotta, per essere vissuti, con aggio, con abbondanza, e con lussuria, volessero soccorrere quel poco numero di Poveri, che ne sono attaccati, senza che la dissolutezza ve n’abbi parte alcuna, ò quelli, che una vita stentata, un colpo funesto, una caduta, ò qualche altro accidente, sia di malattia, ò di vecchiezza, ha resi impossenti, se dico, tali Gottosi volessero sovvenire a’ bisogni di quelli, che sono ridotti al medesimo stato, il sentimento di tale condotta riescirebbe il migliore Giuleppo; il più efficace cordiale; ed il [139] Rimedio più omogeneo, che potessero pigliare per calmare i vivi dolori, che risentono negli attacchi d’un male sì tormentoso. Si puole dire lo stesso di tutti gli altri mali, e di Corpo, e di Animo. La Carità sì divisa non lascierebbe di attraere le Benedizioni celesti sopra tutto un Popolo, e se l’amore del mondo rendesse gli uomini insensibili alla unione, che vi dev’essere, frà di loro, no sarebbe cosa punto ingiusta, che un Povero oppresso dalla miseria, e dal male, indrizzasse a qualche Ricco infermo un Biglietto, conceputo, presso poco, ne’ termini seguenti.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Riccardo.

„Voi avete la Gotta, e la Pietra, con centomila Scudi di Capitale. Io ho la Pietra, e la Gotta, senza un soldo in Saccoccia. Priegherò Dio per voi, se vi piace di sborsare al Portatore del presente la somma di quindici lire, ed obbligherete infinitamente &c.

Lazare Sperandio. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

[140] I miei Leggitori concepiranno bene, da se medesimi, la giustizia d’una tale corrispondenza, che ponno variare all’infinito, senza che io entri in questo dettaglio. Metatextualität► Ma non avranno discaro, che loro communichi la seguente Lettera, scritta, a mio credere, da un uomo di erudizione, che ha ripigliati gli studj, dopo esserne stato, per qualche tempo, divertito. La cura di cui benedice Dio, merita i maggiori Elogj, che possa dare alla Onnipotenza. ◀Metatextualität

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Mio Signore.

Occupato ultimamente a riflettere sopra le vostre meravigliose Lezioni, nelle quali trattate degli innocenti piaceri della immaginazione, esaminai, a quale di tutti i nostri sensi dobbiamo la maggiore, e la più rilevante parte di tali Piaceri, e ben subito conclusi, essere questo la vista. In fatti ella è la Regina di tutti i Sensi; La Madre di tutte le Arti, e di tutte le Scienze, che hanno esiliata la grossolaggine de’ nostri costumi, e danno all’animo la delicatezza opposta al cattivo gusto del [141] grande, e del picciolo Volgo. La vista è la obbligante Benefattrice, la quale ci dà le più gradite sensazioni, che riceviamo da tutte le varie, e meravigliose produzioni della natura. Alla vista dobbiamo le meravigliose scuoperte dell’Altezza, della Grandezza, e de’ movimenti, che hanno i Pianeti, come pure delle loro differenti rivoluzioni d’intorno al Sole, commune centro della loro luce, del loro calore, e de’ loro moti. La vista s’innalza alle stelle fisse, fino alla via Latea, con innumerabili stelle; e quando è fuori di stato di avvanzarsi, si rimette alla immaginazione, che spigne le scuoperte, si può dire, al non plus ultra.

La vista istruisce lo Scalpello dello Scultore, ad animare, per così dire, la pietra, ed il legno. Guida eziandio il pennello del Pittore, affinche dia, in qualche maniera, rillievo, e moto alle Figure. Se la Musica dee la sua origine ad un'altra cagione, mentre Jubal ne scuoprì i primi rudimenti, all’udire la cadenza, che i colpi del suo martello faceano sopra l’Incudine; si può dire, che la vista non solamente ha ridotto que’ grossolani suoni in un ordine artificioso, ed armonioso, ma eziandio communica ai luoghi più rimoti del mondo tale armonia, senza il soccorso [142] del suono. Alla vista dobbiamo tutte le scuoperte della Filosofia, come pure le belle immagini della Poesia, che trasportano chi legge Omero, e Virgilio

Dopo che la vista ha communicata la politezza al mondo, ci somministra i piaceri più graditi, e di più longa durata. L’amore; l’amicizia; la tenerezza paterna, e figliale; i doveri del marito, e della moglie annunciano la gioja, che loro apporta la vista, quando vengono a ritrovarsi, dopo una longa assenza. Mai si finirebbe se si volesse specificare, in dettaglio, i piaceri, a gli avvantaggi di questo nobile Senso. Chi la possiede, li pruova, e ne gusta ad ogni momento.

Già che i nostri più delicati piaceri, e la maggior parte delle nostre cognizioni vengono dalla vista; non è da stupirsi, che la Providenza si sia pigliata tanto particolare la cura del seggio, in cui rissiede l’occhio quale, è fatto, per così dire, con arte più fina di tutti gli organi degli altri sensi. Questo picciolo globo, di fabbrica tanto stupenda, è composto di musculi, di membrane, e di umori. I muscoli reggono, con meravigliosa maniera i suoi movimenti. Pli umori sono trasparenti, per dare passaggio ai raggi della luce; e di figura propria, a loro cagionare una [143] rifrazzione ben regolata, mentre la superficie interna della tunica nomata Scelerote, è nera, perche, colla riflessione, i raggi non si confondano. Rende stupore il pensare alla varietà degli obbietti, che l’occhio puole insieme, ad un solo colpo, ricevere; ed alla esattezza, con cui puole subito giudicare sopra la loro situazione, colore, e figura. Veglia contro i pericoli, che ci attorniano; guida i nostri passi, ed ammettetutti [sic] gli obbietti visibili, la beltà, e varietà de’ quali, servono ad istruirci assieme, e divertirci.

Il riflesso a tanti piaceri, e vantaggi, che ci provengono dalla vista, ci suggerisce, quanto grande sia il danno di chi la perde, e quanta debba essere la premura nel custodirla. Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1