Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLXXI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\271 (1729), S. NaN-110, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4841 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione cclxxi.

A‘ Poveri insieme ed a‘ Ricchi.

Zitat/Motto► Auream quisquis mediocritatem
Diligit tutus caret obsoleti
Sordibus tecti, caret invidenda.
Sordibus Aula.

Hor. L. 2. Ode. 10. 5. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Provo un incredibile piacere, quando ritrovo in un’antico Autore, Greco, ò Latino, qualche passo, che non è stato osservato, ò che non ho veduto altrove citato. Tal’è la bella Ebene 3► Zitat/Motto► Sentenza di Teognisio: che le ricchezze fanno sparire il vizio, e la Povertà offusca la virtù, ò per tradurlo con esattezza: che frà gli uomini ve ne sono di quelli, i vizj de’ quali sono coperti dalle Ricchezze, ed altri, le virtù de’ quali sono occultate dalla Povertà. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Non vi è alcuno, che non si possa arricordare varj esempj di Persone ricche, con molti difetti, che non si rilevano, ò punto non si osservano, perche appunto sono ricche. Da un altra parte, io credo, non si possa ritrovare descrizione più naturale d’un Pover’ uomo, il di cui merito viene ingojato dalla Po-[106]vertà, di quella dell’ Ecclesiast. cap. 9. v. 14. 15. e 16. Ebene 3► Zitat/Motto► Vi era, dice, una piccola Città con pochi abbitanti, contro l’ha quale è venuto un grande Rè, che l’ha posta in istretto assedio. Ma si è ritrovato in quella un pover’ uomo, che colla di lui Sapienza l’ha liberata, nè si è fatta veruna memoria di quel pover’ uomo. Allora ho detto: la Sapienza vale più della forza, e pure la Sapienza di questo pover’ uomo venne trascurata, nè si ode parlare de’ fatti suoi. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Il mezzo trà le due estremità, pare sia la situazione più vantaggiosa per l’acquisto della Sapienza. La Povertà occupa troppo i pensieri alla ricerca de’ proprj bisogni, e le Ricchezze troppo gl’impiegano a godere il superfluo.

Se rimiriamo la Povertà, e le Ricchezze, come capaci di produrre nell’anima delle virtù, e de’ vizj, si osserva esservi, e virtù, e de’ vizj, che nascono dalla Povertà, assai però differenti dalle virtù, e da’ vizj, che traggono la loro origine dalle Ricchezze. L’Umiltà, e la Pazienza; la Indnstria [sic] , e la Temperanza sono spessissimo le buone qualità d’un Povero. La Umanità, e la Beneficenza; la Magnanimità, e l’Onore formano eziandio sovente la porzione del Ricco. Dall’altra parte, la Povertà è quasi sempre accompagnata dalla Invidia, dalla Frode, da una cie-[107]ca, e vile compiacenza, da mormorazioni, da cure, e da Inquietezza. Le Ricchezze espongono l’uomo alla Superbia, ed alla dissolutezza; ad una sciocca vanità, e ad un grande attacco a’ piaceri mondani. Così uno stato di mezzo, come ho di già insinuato, è il più sicuro, ed avvantaggioso partito, per illuminarsi la mente, e formarsi alla virtù. In questo, Salomone fondava la sua Orazione piena di tanta Sapienza. Prov. 30. v. 7. 8. 9.) Ebene 3► Zitat/Motto► Io vi ho dimandata due cose, diceva a Dio, nè me le negate, in tempo del mio vivere. Allontanate da me la vanità, e la menzogna; non mi date nè Povertà, nè Richezze; nodritemi col mio pane ordinario. Acciò non vi rineghi nell’abbondanza; e dica, che cosa è l’eterno? e per timore, eziandio, che doventato povero, non rubbi, e piglj il nome del mio Dio in vano. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Metatextualität► Aristofan in una delle sue Comedie, ha posta in opera una dilettevole Allegoria, che voglio quì riferire in compendio. Benche pare, da principio, non racchiuda, che una Satira contro la Gente ricca, vi sono alcuni luoghi, ne’ quali si ritrova una specie di comparazione trà la Povertà, e le Ricchezze, simile a quella, che abbiamo sul tavogliere. ◀Metatextualität

Ebene 3► Allegorie► Cremilo, ch’era un Vecchio assai povero, per altro onesto, ebbe desidero [108] di lasciare considerabili facoltà al proprio figlio. Consultò sopra di ciò l’Oracolo di Apollo, il quale gli rispose che dovesse seguire il primo uomo, che ritroverebbe all’uscita del Tempio. Il Personaggio, che incontrò, era cieco, e compariva un sordido Vecchio; ma dopo averlo seguito di luogo in luogo, ritrovò finalmente che egl’era Plutone, il Dio delle Ricchezze, che venia dalla Casa d’un Avaro. Plutone gli disse, che essendo egli Fanciullo, si era sovente dichiarato, con tutta franchezza, che divenuto maggiore, non avrebbe distribuite le ricchezze, se non alle persone oneste; che perciò Giove, temendo le fastidiose conseguenze di tale risoluzione, lo privò della vista, ed il lasciò scorrere il mondo nello stato in cui lo vedea. Cremilo ottenne, con molta fatica, che si portasse insieme con esso lui, alla propria Casa, dove ritrovò una vecchia coperta di cenci, ch’era stata per molti anni sua fedele compagna, e che si nominava la Povertà. Non volendo la buona vecchia ritirarsi così presto, come egli averebbe bramato, la minacciò di cacciarla, non solamente dalla sua Capanna, ma, eziandio da tutta la Grecia. La Povertà tratta la propria causa con tutto vigore, e rappresenta al di lei antico albergatore, che se ella viene forzata ad abbandonare il Pae-[109]se, tutti li Mestieri, tutte le Arti, e tutte le Scienze rimarranno con lei esigliate; e che se tutto il mondo fosse ricco, non vi sarebbero più le pompe, nè gli ornamenti, e le commodità, che feano sospirare le Ricchezze. Parla indi di tutti i vantaggi, ch’ella procura a’ suoi Clienti, e per quello riguarda la Sanità, e per quello riguarda l’attività, prevenendo ella la Gotta, la Idropisia, la Fiacchezza, e la Intemperanza. Ma per quante ragioni allegasse, a fine di sostenere i suoi diritti, si vide finalmente costretta a decampare. Cremilo pensò subito a’ mezzi di ridonare la vista a Pluto, e per tal’ effetto lo condusse al Tempio di Esculapio, il quale era celebre a cagione de’ Prodiggi di tale natura. Pluto ricuperò la vista, nè mancò di subito farne buon’uso: arricchì tutti quelli, che si distingueano, colla pietà; verso i Dei, e colla giustizia verso gli uomini, sì come all’ opposto spogliò de’ loro beni gli Empj, e i Disonesti. Questo produce nella Comedia molti accidenti graziosi, fino che nell’ultimo Atto, Mercurio viene a fare gravi doglianze per parte di tutti li Dei, mentre da che le persone da bene erano doventate ricche non aveano ricevute nè vittime, nè offerte. Un Sacerdote di Giove conferma lo stesso, [110] ed aggiugne, che dopo tale innovazione era ridotto ad una estrema mendicità, e che non potea più vivere nel suo impiego. Cremilo, che dal principio della Comedia, era comparso dedito al servigio de’ Dei, propose finalmente una cosa, la quale fu accettata da tutti quelli, ch’erano doventati, com’egli, ricchi: cioè, che Pluto fosse portato, con grande cerimonia nel Tempio, e vi fosse istallato in luogo di Giove. ◀Allegorie ◀Ebene 3

Quest’ Allegoria insegnava due cose agli Atteniesi, una che la Providenza non merita d’essere biasimata nella distribuzione de’ beni temporali; e l’altra, che le Ricchezze tendono a corrompere i buoni costumi di quelli, che le posseggono, quando non siano ben usate. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1