Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLXIX", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\269 (1729), S. 95-98, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4839 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione cclxix.

A‘ modesti per complimento.

Zitat/Motto► Stultorum incurata pudor malus ulcera celat.

Hor. L. I. Epist. 140 24. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Exemplum► Non seppi trattenermi dal ridere nell’udire un racconto, che mi si fece jeri sera, di un Giovine assai modesto, il quale invitato a Pranzo da un Amico, e poco avvezzo a bere, non ebbe il coraggio di non corrispondere alle sanità, che se gli portavano, sì che riscaldato dal vino, si rese Padrone della Tavola, ingiuriò tutti, e getto una bottiglia nella Testa del Gentiluomo, che lo regalava. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Questo mi ha data occasione di riflettere sopra i [96] cattivi effetti di una modestia imprudente, e viziosa, e di arricordarmi d’un sentimento di Bruto registrato in Plutarco; che cioè; ogni Persona, che non ha imparato a rifiutare certe cose, è male allevata Si puole dire, che questa falsa, ed imprudente modestia, ha prodotti tanti vizj, frà i due Sessi, quanti la più avanzata Imprudenza; che è irragionevole a segno di volere più tosto soddisfare agli altri, che piacere a se stessa, e che viene accompagnata da un certo rimorso nel medesimo atto; la dove gli altri abiti viziosi non lo sentono, se non dopo.

Non vi è niente di più amabile della vera modestia, nè di più dispregievole della falsa. La vera custodisce la virtù; la falsa la tradisce. La vera modestia ha rossore di fare tutto ciò che repugna a’ principj della retta Ragione. La falsa modestia ha vergogna di tutto ciò, ch’è opposto all’umore della compagnia. La prima scansa tutto ciò, che è colpa; la seconda tutto ciò, che non è alla moda. Questa non è, che un istinto indeterminato, e generale: quella non è che il medesimo istinto limitato, e ristretto dalle regole della Prudenza, e della Religione.

Possiamo concludere, che è falsa, e viziosa la modestia, quando impegna un uomo a fare qualche cosa di catti-[97]vo, ò d’imprudente; ò lo distoglie da passi del tutto opposti. Quanti, trattandosi degli affari mondani, imprestano danaro sopra le loro forze. Fanno sicurtà a persone, che gran cosa non amano; danno Lettere di raccommandazione ad altri, che non conoscono: procurano impieghi a quelli, per i quali non hanno stima veruna. Vivono in maniera da se medesimi non approvata; e tutto, perche non ardiscono di resistere alle sollicitazioni, alle importunità, ò all’esempio.

Questa falsa modestia non solamente c’impegna ad azioni imprudenti, ma sovente colpevolissime. Quando venne tacciato Xenophane come timido, perche non volea giucare le sue facoltà a’ Dadi: Confesso, disse, che sono assai timido, perche non ardisco fare un azione cattiva. All’ opposto, il falso modesto è pronto al tutto; non teme, che di singolarizarsi nella compagnia, in cui si ritrova. Si abbandona alla corrente; dice, e fà tutti ciò, che si vuole, siasi quantosivoglia irragionevole, purche sia in vuoga fra suoi Amici. Che molti non abbino vergogna di parlare, ò di operare in maniera indegna, e che , chi si ritrova con loro, abbi rossore di governarsi coi principj della ragione, e della virtù, è la più ridicola disposizione, benche communissima, di cui la natura umana sia capace.

[98] Ho insinuato altrove, che la falsa modestia impedisce il fare ciò, ch’è buono, onesto, e conveniente. I miei Leggitori ne hanno, senza dubbio, veduti molti esempj, che ponno quì raccogliere. Per me non mi estenderò, se non ad’ una riflessione, che non so fare senza qualche ribrezzo. Che molti, e molti hanno una specie di vergogna in tutto ciò, che si nomina Religione. Un uomo ben’ educato non ardisce scuoprire, al proposito, i suoi veri sentimenti, ed è sovente obbligato a comparire più libertino di quello è, se vuole trattenersi colle Persone di bell’ aria, ed alla moda. La modestia li fà arrossire d’ogni esercizio di pietà, e di divozione. Questo debole và crescendo, di giorno in giorno, di sorte che in molte civili, e nobili Famiglie, il Padrone è sì modesto, che non ardisce benedire la Tavola, nè rendere dopo le dovute grazie a Dio, benche fosse cosa commune, una volta, e l’abbino praticata gli stessi Pagani. Io non sò vi sia nella divina Scrittura minaccià più terribile, di quella che si fà contro i falsi modesti, che si vergognano di comparire dinanzi agli uomini seguaci della vera Legge in cui si ritrovano. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1