Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLXIII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\263 (1729), S. NaN-64, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4833 [aufgerufen am: ].
Ebene 1►
Lezione cclxiii.
A quelli che si fanno aspettare, o mancano agli appuntamenti dati per le adunanze.
Zitat/Motto► Fadius hoc aliquid quandoque audebis.
Juv. Sat. Ir. 82. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Si debbono avvisare con premura i primi passi verso il male; insensibilmente vi s’impegna, da che una volta si è rotto il giaccio, nè si prova orrore delle picciole indegnità. Vi è una certa mancanza di fede, a cui ci aveziamo, e per cui dovremmo nodrire più avversione di quella si mostra; quando cioè si trascura di mantenere la parola in occasioni indifferenti, e di conseguenze leggere quali sono le partite di Piacere, e le adunanze trà persone del medesimo gusto, per divertirsi. Questa leggerezza si può attribuire a molte cagioni. Ebene 3► Exemplum► Lambino non si ritrova mai all’ora, che ha fissata egli stesso, per andare à Pranzo co’ suoi Amici; stante qualche poco di merito che pretende sopra gli altri, affetta que-[58]sta innesatezza per vanità: Crede di non fare la dovuta figura nella compagnia, se non vi cagiona al di lui arrivo qualche poco di confusione; per questo ha l’attenzione di giugnermi precisamente al momento, di mettersi alla Tavola. Si pone a sedere, dopo avere rimirato, con piacere, il disordine, e dimanda in grazia, che si bandiscano le cerimonie. Si qualifica indi, come il il [sic] più ridicolo corpo del mondo, per avere mancato di parola a molti, che gli aveano in quel giorno fatto l’invito. Ha pure la Sciocchezza di nominare dieci luoghi, ne’ quali sì fanno migliori apprestamenti, da lui trascurati, à loro favore. L’ultima volta, che il caso mi fè pranzare con esso lui, non parlò se non de’ buoni pasti, ch’avrebbe fatti, se avesse accettati tutti gli inviti. ◀Exemplum ◀Ebene 3 Mentirei d’essere biasimato anch’io, la mia volta, se più insistessi sopra il carattere d’uno Sciocco, il quale fà piacere à tutti quelli, che trascura, e col quale non si osservano le regole della civiltà, che per riguardo alla sua nascita, ò alla sua Fortuna.
Si danno altre persone, che cadono in tale difetto. E’impercettibile, che un’uomo possa stare con il cuore quieto, allorche sà esservi una truppa d’Amici, che lo aspettano, con impa-[59]zienza; e che non vogliono, nè mangiare, nè intavolare la conversazione se prima non è arrivato. Uno di codesti Promettitori vi farà avvisato, qualche volta, sì tardo, di non potere ritrovarsi all’adunanza, che tutti si arrabiano d’averlo aspettato, e d’avere trascurati i loro affari, per sua cagione: Così perdè a loro stima, nè più si fa conto della sua parola. Viene alle volte nel mezzo del Pranzo, dispregiato da tutti li convitati, e maledetto da servidori, ai quali ritarda il desinare, dopo avere prolongato quello de’ loro Padroni. E’ impossibile, che codesti Ciabattini non abbino mai osservato, che il tempo, in cui si fanno aspettare dagli Amici al Pranzo, è il più incomodo, ed il più nojoso di tutto il giorno. Se alquanto riflettessero sentirebbono l’inconveniente di interrompere le soddisfazioni della Società.
Benche non si debba compromettere niente da codesti Promettitori, la loro temerità è sì grande, che dopo avervi mancato cento volte di parola, vi fanno sempre nuove promesse. Ho di già censurato il frivolo mentitore, il Glorioso, il Chimerico, e gli ho trattati come persone, il fine delle quali, è di attraersi Elogi, senz’altro cattivo disegno; ma gli storditi Prometti-[60]tori non la scamperanno così a buon’ mercato. Se un uomo pigliasse la risoluzione di non pagare, che le somme sopra le cento doppie, e contraesse molti debiti di cinque, e di dieci potrebbe egli conservare a lungo il suo credito? Chi dà appontamenti di Adunanze, nè si cura di ritrovarvisi, egli è presso poco, nel medesimo caso.
Io sono tanto più irritato contro questo difetto quanto io stesso provo la disgrazia d’esservi soggetto. I miei Amici, che sono scrupolosi nel mantenere la loro parola, anche nelle picciole cose me l’hanno sovente rimproverato. Ne ho rossore io stesso, particolarmente d’avere lasciata la occasione di vedere una delle più graziose Compagnie di Dame, e Cavalieri, che vi sia mai stata; ebbi la schiocchetza di scordarmi il giorno dell’adunanza, e vi comparsi solamente nel giorno vegnente. Vorrei, che ogni negligente, reo di questa colpa rimanesse esposto ad una sì grande perdita, come quella a me accaduta: Tutte le membra, che componeano quella illustre Assemblea, mai più, giusta tutte le apparenze, si uniranno assieme; almeno sono disperse in varie parti del mondo; ed io me ne resto qui, coll’afflizione, d’avere meritata la taccia di balordo Sognatore.
[61] Ciò che puole, qualche volta, servire di scusa a questo difetto, è quando le Persone di conversazione graziosa, non ardiscono dare la negativa a chi le ricerca sul timore d’essere tacciati come troppo delicate, e preziose; ma ritroveranno, che l’apprensione di tale rimprovero le impegnerà insensibilmente a certe puerilità, ed a promettere sovente senza potere mantenere la parola. Questo strascina i buono umani a pagare di apparente ingratitudine la benevolenza, che loro si mostra. I primi passi, che fanno breccia al Candore vanno assai più lontano di quello si pensa. Chi non è scrupoloso al mancare di parola nelle bagatelle, non sentirà mai sì crudeli i rimorsi per i gravi mancamenti, come quello, che riguarda con orrore anche le ombre contro la verità, e Giustizia. Chi vuole conservare il proprio Candore, mai dè abituarsi in ciò, che disapprova egli stesso.
Mi sovviene d’un mancamento di sincerità assai ordinario benche non sia in materia di appuntamenti; questo espose un uomo a certo tratto assai difficile da digerirsi. Ebene 3► Exemplum► Sono vinticinqueanni, in circa, che due Amici; li nomeremo uno Guillelmo l’altro Rodolfo, ritrovandosi una sera insieme alla Comedia, osservarono una Giovane, che [62] assai loro piacque, e che gli accesse ammendue più di quello si credeano da principio. Rodolfo, che avea il talento di scrivere dolci biglietti, impiegò segretamente questo mezzo per riescire presso la Bella, mentre l’altro seguì la strada ordinaria della Cameriera, e de’ regali. La Giovane gl’incorragia ammendue: Ricevea Guillelmo, con tutta la cortesia; e rispondea alle lettere di Ridolfo con vive espressioni, ammettendolo, anche in terzo luogo, alle sue visite. Guillelmo entrò in sospetto di quel Letterario commercio, e si come ammendue aveano impiego nel medesimo luogo, s’accorse, che l’Amico apriva tutte le loro lettere colà dirette, per fabbricarvi sopra i suoi appontamenti di visite. Dopo molte inquietezze, ed agitazioni di animo Guillelmo risolvette di rompere quel traffico in maniera di non esporsi ad una pericolosa dichiarazione. Scrisse una lettera con la mansione, di carattere mascherato, diretta à se, ciò è al Sig. Guillelmo &c. Ridolfo non mancò, giusta il suo ordinario d’aprirla, ma rimase sorpreso nel vedervi alla Testa il proprio nome, e nel leggervi ciò, che siegue.
[63] Ebene 4► Brief/Leserbrief► Sig. Rodolfo,
“Voi non aveste fin ora, che una leggerissima soddisfazione, e vi siete giunto, con un azione molto odiosa. Avete perduto un Amico fedele, per acquistarvi un’Amica incostante. Godo mi sia venuto in pensiero questo spediente, per aprirvi il mio cuore, e dirvi, che siete un uomo indegno, senza che possiate offendervi dell’affronto, quando anche non lo meritaste. So che, per quanto siate reo, avreste tanto onore di vendicarvi contro chi ardisse di dirvelo pubblicamente in faccia. Per questo pure, dopo avere da voi ricevute tante botte segrete, così mi vendico di voi, con tutta la sicurezza. Vi taccio da uomo indegno, e bisogna lo tolleriate; o pubblichiate la vostra indegnità. Trionfo sul riflesso, che non potete, nè difendervi, nè colpirmi; nè penso sia cosa disonorata il così attaccare al coperto, chi si è servito delle imboscate per ferirmi.
Che sì può dire di più forte per convincervi reo del più indegno procedere si possa concepire al mondo, se non che, vi espone a questa ragionevoleingiuria; e che gli è impos-[64]sibile non sentiate voi stesso la giustizia d’un tale rimprovero da parte del vostro Amico offeso.
Guilllemo. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 4 ◀Exemplum ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
