Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLIX", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\259 (1729), S. 35-39, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4829 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione cclix.

Che non dobbiamo cedere alli travagli, ma tener ferma speranza in Dio.

Zitat/Motto► Si fractus illabatur Orbis,
Impavidum ferient ruine.

Hor. L. 3. Ede. 3. 7. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► L’Uomo considerato in se stesso è un’ assai cattiva, e miserabile creatura: è soggetto, in ogni momento, alle più grandi calamità, ed a’ più dolorosi avvenimenti. Mille pericoli lo [36] circondano da tutte le parti, ed infiniti accidenti, che non sà nè prevedere, nè prevenire, ponno renderlo infelice.

Ciò che fra tanti mali, e pericoli ci consola, è l’essere sotto la protezione di quello, che gli ordina, che conosce il nostro bisogno, e che stà, ad ogn’ora, pronto coll’assistenza à quelli, che la dimandano.

Il naturale omaggio, che tale Creatura dee a quell’essere di sapienza, e bontà, infinita, consiste nell’avere una intera confidenza in lui, e nell’aspettare da lui, non solamente i beni, e le commodità della vita, ma eziandio la liberazione da tutti i pericoli, e da tutte le traversie, alle quali possiamo essere esposti.

Chi vive in questa ferma aspettativa, non ha le istesse idee malinconiche, ed afflittive della natura umana, con chi si considera senza relazione veruna coll’essere supremo. Allorche rimira la propria debolezza, e le proprie imperfezioni, si consola col riflesso, che vi sono attributi divini, i quali vegliano alla di lui conservazione, e prosperità. Se non ha previdenza, si ritrova ben compensato dalla sapienza del suo Creatore. Se non ha Fortezza, si vede alla ombra della Onnipotenza. Chi si appoggia, in somma, al supremo Padrone dell’universo, diventa saggio, possente, e felice, colla sapien-[37]za, potere, e felicità di quell’essere infinito. Raccoglie qualche vantaggio da tutti gli attributi della Divinità, e perde la propria insufficienza nella pienezza di quello, che possiede ogni sorta di perfezione.

A fine di renderci la vita più dolce, ci ordina di confidare in quello, che ci puole ajutare, e proteggere in tutte le forme. La Divina Bontà ha voluto, che tale confidanza fosse uno de’ nostri doveri, e saremo stati assai infelici se ce l’avesse vietata.

Trà i varj motivi, che ponno impegnarci alla pratica di questo dovere, io non mi mi appiglierò che alli seguenti.

Il primo, e più forte, nasce dalla promessa, che Dio ha fatta di non mancare mai a quelli, che pongono la loro confidenza in lui.

Oltre la sovranaturale Benedizione, che accompagna la pratica di questo dovere, possiamo osservare, che tende, da se, alla propria ricompensa; ò per valermi d’altra espressione: che ci ajuta a liberarci dalla maggior parte de’ mali, o a tollerarli con coraggio. Chi si assicura di ritrovare soccorso a’ proprj bisogni, ed agisce sotto gli occhi dell’Amico, che lo protegge, vince sovente se medesimo, e giugne ad azioni sì eroiche, alle quali ogn’ [38] altro, che non sia animato da tale principio, non potrebbe mai aspirare. Potrei adurne esempj ricavati dalle Storie, e mostrare, che alcuni Generali persuasi di ritrovarsi sotto la protezione di qualche invisibile possanza, non solamente hanno impegnati i loro soldati a combattere da generosi Leoni, ma eglino stessi hanno fatte cose, che non avrebbero mai osate di tentare, senza tale fiducia. Potrei far vedere in oltre, che una tale confidanza nell’appoggio del supremo Arbitro dell’universo, produce naturalmente la pazienza, la speranza, la giovialità, e tutte le altre disposizioni di Animo, capaci di scemare il peso di quelle calamità, che sono da sé invincibili.

La pratica di questa virtù è di grande efficacia per consolarci, nella Povertà, e nelle altre miserie di questa vita, e sopra tutto nel punto di morte. Quando l’Anima stà vicina all’escire da questo mondo, ed entrare nell’altro, per vedervi Scene, ed obbietti d’ogn’altra natura, da quai timori, da quai spaventi, da quali oppressioni non è ella assalita? Chi puole sostenerla in tali agonie se non l’intera confidanza nel di lei Creatore, che l’ha guidata per questa Valle di lagrime, e sarà suo condottiere per tutta la eternità?

Non si puole vedere cosa più bella [39] della descrizione lasciataci dal Reale Profeta di questa ferma confidanza in Dio, nel Salmo 23, il quale è una specie di Pastorale Santa, piena di quelle allusioni sì ordinarie in tale sorta di Opere: Dominus regit me, & nihil mihi deberit &c.? ◀Ebene 2 ◀Ebene 1