Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLVIII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\258 (1729), S. 30-35, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4828 [aufgerufen am: ].


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Lezione cclviii.

Chi non sà, per se stesso, impari da gl’altri.

Zitat/Motto► Vivere si recte nescis, discede peritis.

Hor. L. 2. Epist. 2. 213. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Metatextualität► Ho di già reso conto a miei Leggitori di una truppa di Galantuomini, che passano la Estate in una grande Casa di Campagna, dove ciascheduno tiene il suo commodo appartamento, ed in oltre vi è una vasta infermeria, capace di ricettare tutti quelli, che sono alquanto indisposti, ò di cattivo umore. Il Segretario di questa gioviale Società, mi scrive la seguente lettera per ordine de’ suoi compagni, e mi da ragguaglio di quanto vi è passato nel corso d’una settimana intera. Eccola tale quale l’ho ricevuta. ◀Metatextualität

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo.

Ebene 4► Allgemeine Erzählung► Godiamo in sentire, che approvate il nostro Stabilimento, per la politezza, e la soddisfazione delle Conversazioni; risoluti di applicarvi per tutto il no-[31]stro soggiorno quì in campagna, a fine di perfezionarci a segno di potere nel prossimo inverno, servire a tutta la Città di modello. Acciò che la nostra istituzione sia non meno avvantaggiosa, a noi, che al pubblico, vi communicheremo una settimana delle nostre Procedure, e vi domandiamo, allo stesso tempo i vostri avvertimenti, se vi ritrovate qualche diffetto. Sappiate che venne proposto nel nostro congresso di eleggervi nostro Visitatore. E che uno de’ membri, il qualche ebbe, l’altro giorno ardire di criticare una delle vostre Lezioni, senza poter addurre alcuna sussistente ragione, fù subito condennato alla infermiera.

Lunedì tutta l’Assemblea fù di buon umore, per avere la mattina ricevuta copiosa proviggione di eccellente vino; ma nel più bello del Pranzo, avvenne, per disgrazia, che uno della Truppa si ardirò, in maniera assai trasportata, contro il suo cameriere, per avere posta troppo acqua nel suo bicchiero. Il Presidente della giornata, che serve altresì di Oratore della Compagnia, dopo averlo convinto sopra la indecenza della sua collera, e per conseguenza d’avere insultati tutti li membri della Società, ordinò, che venisse levato dal suo luogo, e mandato alla infermeria. Non vi fù, in questo gior-[32]no, se non un altro parimenti relegato. Questo è uno, che passa frà i più begl’ingegni, e fra i più straganti della Città; mi direte senza dubbio, essere questo un carattere in se contrario; vel’accordo, ma non è meno vero. Sempre appunto in contrarietà con se medesimo, ora, in eccesso, allegro, ora malinconico all’estremo. Il pigliamo con noi, per divertirci, e fè si bene la sua parte, nella sua volta, che mostrò più talento nel burlare il Cocchiero di quello gli fosse bisognato per tutto il nostro soggiorno in Campagna, quando l’avesse saputo distribuire. Erano due, ò trè giorni, che non parlava, e sulla speranza, che si risvegliasse dal suo umore Saturno, vi sì ebbe tanto riguardo, che uno de’ più gioviali fù mandato alla infermeria, per avergli detto, in Tavola, che non era allegro. Ma vedendo il Presidente, che la di lui stupidità era troppo longa, e che mostrava poca stima dell’Assemblea, gl’impose di ritirarsi al luogo destinato per simili malattie. Appena vi fù giunto, ripigliò con tanta violenza, e spirito, ed allegrezza, che intuonò tutta la infermeria col rumore della sua giovialità, e tutti li valetudinarj ne provarono sì buon effetto, che la mattina tutti li condusse al pubblico desinare.

Il Martedì appena fummo sieduti alla [33] Tavola, uno della Truppa si lagnò di grave dolore di capo, un altro, perciò gli dimandò, con dispregievole maniera, che cosa dunque venisse là a fare: da una parola all’altra, si andavano riscaldando, quando il Presidente, per mantenere la pace, ordinò che fossero posti in sequestro. Ve ne fù pur uno, il quale disse, che avremmo presto della pioggia, a cagione del dolore che sentia in una spalla; ed il Presidente gli comandò che si ritirasse presto alla infermeria per servirvi di Termometro.

Mercoledì un Confratelli si cambiò due, ò tre volte di colore nel leggere una lettera scritta da mano di Donna, e dimandò la permissione di portarsi alla Infermeria. Il Presidente vi acconsentì, col patto, non gli si dasse, nè carta, nè calamajo, nè penna fino che non vi avesse dormito sopra. Un altro, che stava affiso nel fine della Tavola parve un poco mesto, ritrovando qualche diffetto in tutte le vivande, nè volle per qualsivoglia occasione fare ne meno bocca da ridere, il Presidente perciò gli disse, che senza dubbio era indisposto, e che starebbe meglio nella infermeria, dove ordinò si portasse. Dopo il Pranzo una assai onesta Persona si lasciò fuggire di bocca un moto alquanto pungente, perloche il suo vici-[34]no subito esclamò, alla infermeria, sotto pretesto, che tali scherzi gli feano male al cuore, e che avea tanta antipatia a simili motteggi, quanta certi uni ne hanno per un Gatto, che sgnavola. Tale accidente cagionò una lunga disputa. Si concluse finalmente, che il Critico si portasse al luogo da lui destinato al Camerata; e questo rimanesse assolto.

Giovedì, un solo trasgredì le nostre Regole. Questi avea tanto forte la voce quanto debole l’intelletto. Si pose, per disgrazia, a disputare, con un altro di buon senno, e di altretanta modestia. Lo sbagliatore incalorito, repplicava a tutte le risposte dell’Antagonista, ogni volta, con tuono più alto, a segno che riscaldato, ridotto alle strette, e fuori di sè concluse il suo gridare con un grande colpo di mano sopra la Tavola. Il Presidente, per tanto, comandò, che fosse rinchiuso, e che non venisse nodrito se non di cibi rinfrescativi, fino che moderato il bollore del sangue diventasse proprio per la Conversazione.

Venerdì non accadde cosa di rillievo. Si lessero varie suppliche de Prigionieri d’essere posti in libertà, promettendo gli uni per gli altri la loro buona condotta in avvenire.

Sabbato ricevemo le scuse di molti [35] nostri compagni, che non essendo di umore sociabile si erano spontaneamente da se esiliati. La infermeria non era stata sì piena, come in questo giorno: nè potei indovinarne la vera cagione fino che escito di Casa osservai il vento essere da sirocco. La ritirata della maggior parte de’ miei Amici, mi diè l’aggio di scrivervi questa lettera, che non debbo terminare, senza dirvi, che tutte le membra del nostro corpo tanto Prigioneri quanto Liberi, sono vostri Umilissimi Servidori e particolarmente, chi & c. ◀Allgemeine Erzählung ◀Ebene 4 ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 2 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1