Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCLVI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.5\256 (1729), S. 17-23, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4826 [aufgerufen am: ].
Ebene 1►
Lezione CCLVI.
A chi brama governare le proprie passioni.
Zitat/Motto► Animum rege: qui, nisi paret,
Imparat.
Hor. L. I. Ep. II. 62. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► E’ assai commune la espressione, che il tale è di assai buon naturale, benche sia molto fuocoso. Ma è troppo dolce per uno, che giusta le mie idee merita meno indulgenza degli altri. E vero, che presto, la di lui colera se ne passa; val’ a dire, che spicchia pre-[18]sto il male che fà. L’elogio non mi pare troppo favorevole. Così fà pure il perito Carnefice. Ho conosciuto uno di codesti impetuosi, di buon naturale, che in presenza di molti, dicea alla propria moglie, ò a’ suoi figliuoli, cose le quali non avrebbe saputo pensare, non che dire, un suo più crudele nemico. La sensibilità è insepararle da un ingegno vivace; ma perche tale ingegno sì perspicace non aduna tutte le le sue forze à fine di reprimere i suoi poco ragionevoli trasporti? Uno de’ più insigni talenti di Europa, e de’ più soggetti alle impetuosità della collera hà sì bene vinto sestesso, che si porta, oggidì, qual’esemplare di moderazione, e di contegno. L’applicarsi a domare un mostro, voglio dire, uno spirito colleroso, è il più nobile di tutti gli esercizj. Allorche vi si è fatto qualche progresso, si dispregiano, al sommo, quelli che trascurano simile studio. Dovrebbe, chi ama il riposo, e la calma attendervi, con tutta premura. Chi piglia fuoco da ogni scintilla, rende incommoda a se, ed agli altri la vita.
Ebene 3► Exemplum► Borasco si regola nella maniera più ridicola, e più impertinente del mondo; non fà altro, che offendere e dimandare perdono a’ suoi Amici. Se il di lui Cameriere ritorna senza por-[19]targli ciò, che avea ordinato: o che Asino, grida ------ Scusatemi Signori; ma oggidì la servitù ------- Vengono posti in tavola tovagliuoli, che non gli piacciono, li getta in mezzo alla stanza; La moglie si mette in pena, egli la vede, se le rivolta, e dice: Che Diavolo è questo! Perche non avete dati gli ordini necessarj? I convitati si pongono a tavola, con poco, ò niente di appetito, non ostanti le squisite vivande, per timore che, ad ogni momento non dia in qualche scartata. Quelli, in somma, che visitano Borasco, ò vanno a pranzo con esso lui, debbono aspettarsi di vedere ad esalare la sua collera, a mettere in iscompiglio la sua Famiglia, ed esercitare la loro pazienza.
Non ha egli del prodigioso, che quest’uomo, in vedere il rossore, e la confusione sul viso de’ suoi Amici, non sia capace di farlo rientrare in se medesimo, e ricondurlo alla ragione? ◀Exemplum ◀Ebene 3 Non è forse un abbandonare la creanza in una maniera la più indegna del mondo? Tutto il buon naturale, che se egli attribuisce, si riduce a quello d’un grosso mastino, che non abbaja, nè morde, se non viene stuzzicato. Uno di codesti Furiosi, adunerà, ne’ suoi trasporti, una folla di tratti Satirici, e di allusioni, regolate da circostanze occulte, che ponno seminare la discordia in tut-[20]te le a lui note Famiglie, con tutto ciò, un quarto d’ora dopo, è il miglior uomo del mondo.
Non vi è Persona appassionata in questa Città, che non impieghi la metà del giorno, nel discorrere con ardenti maniere, e non si sfoghi in minacce, che non è forse più in istato di eseguire.
Ebene 3► Exemplum► Quello, che tiene il secondo luogo dopo il Coleroso, e che non riesce meno disgradevole nelle compagnie, si chiama Torbido, e fastidioso. Puole avere qualche motivo d’essere di cattivo umore; ò naturalmente avverso ad ogni piacere. Riceve perciò, con aria sdegnosa, tutto ciò, che si dice, ò si fà in sua presenza; lo condanna, con mala grazia, nè vuole, che gli altri sieno più contenti di lui. Si dovrebbe mescolare dell’affintio in tutto ciò, che un tal’uomo bee, ò mangia, in compagnia. Il più bello si e, che il fastidioso umore, alle volte, passa per delicatezza di gusto difficile a contentarsi. Non vi sono però se non quelli, che portano la sua Livrea, e mangiano il suo pane, che sieno obbligati a tollerare le di lui bruscherie. Frà le persone di buon senno, e che fanno vivere, il tutto dee cedere a’ lumi della Ragione, ed alle Regole della Creanza. ◀Exemplum ◀Ebene 3
Ebene 3► Exemplum► Il Terzo carattere di questa specie è [21] quello del Rizzoso ò insidioso, che si diletta della Ironia, e che particolarmente si manifesta quando parla co’ suoi domestici, ò co’ suoi inferiori; o questo vi stà bene, va dicendo a chi fa qualche sbaglio, Siete un Giovane molto gallante. Sei la più giudiziosa testa del mondo; con altre espressioni di questa natura. Chi non crederebbe, che tali diferenti genj on istudiassero di presto emendarsi, convinti, che hanno bisogno di grande tolleranza negli altri; e di essere, bene spesso, compatiti, al pari de’ Stolti. ◀Exemplum ◀Ebene 3
Ebene 3► Exemplum► Mi abbattei vicino ad una Bottega di Librajo, e vi udj la più bella Scena del mondo, che quadra, a meraviglia, col mio soggetto. Un Letterato del primo rango, di aria pesata, e grave, che con tutto il suo talento, è di assai duro concepimento, quando si tratta di borsa, venne alle prese col Librajo. La flemma dell’uno, che avea torto, e l’aggitazione dell’altro, che avea ragione, formarono un singolare contrasto. Dopo che il Letterato ebbe rivoltati molti volumi, il Librajo gli disse: Signore voi sapete che vi ho imprestato, è molto tempo, un Tomo di Prediche, senz’avermelo mai ritornato. „questo è vero, rispose il Letterato, l’ho anche, più volte ricercato; senz’averlo mai ritrovato, bisogna, l’abbia impre-[22]stato a qualcuno, che non abbia avuto cura di rendermelo. Ma sono tanti anni, che non so più chi possa essere.
Ebene 4► Dialog► Librajo. Non avete dunque, Signore, da far altro, che a pigliare l’altro Tomo, che io ve lo manderò a casa, e voi avrete la bontà di pagarmeli ammendue.
Letterato. “E che! Il Libro non farà forse così imperfetto nella mia Libreria, come nella vostra Bottega?
Librajo. Senza dubbio, Signore; ma voi, che avete perduto il primo Tomo, dovete pagarmi l’uno, e l’altro.
Letterato. “Amico, voi siete per anco Giovane: il vostro Libro è perduto, e quello vi de’ insegnare a tollerare le maggiori perdite, che, qualche giorno, vi potranno accadere.
Librajo. Le sopporterò quando bisognerà; ma non è ciò, che di presente si tratta: Io vi ho dato il mio Libro, e voi dovete pagarmelo.
Letterato. „Non vi riscaldate: vi dico, che il vostro Libro è perduto; e se questa bagatella vi fa escire da gangheri, preveggo, vi accaderanno delle disgrazie, che vi faranno arrabbiare; la più felice vita è sempre accompagnata da qualche roverscio.
Librajo. Non si tratta quì, nè di roverscj, nè di pazienza. Avete il mio Libro, e me ne siete debitore.
[23] Letterato. “Vi dico, che io non ho il vostro Libro. Ma la collera vi offusca, a segno di non lasciarvi applicare a ciò, che vi si dice. Imparate a tollerare le disgrazie in questa vita, senza mormorare, e senza affligervi. Siete impaziente; è mio debito l’avvertirvene, e dirvi, chela impazienza espone sempre a qualche calamità.
Librajo. Si è mai veduta simile cosa?
Letterato. “Si, Amico, sono accadute molte cose di tale natura. La vostra perdita non merita di farne caso; ma voi siete di naturale violento, e trasportato, incapace di tollerare la minima disgrazia. Non abbiate dunque a male, che io vi esorti alla pazienza. La perdita del Libro, non vi faccia perdere il senno. ◀Dialog ◀Ebene 4 ◀Exemplum ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
