Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCXL", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.4\250 (1728), S. 339-344, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4590 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione ccl.

Alli Padri negligenti nell’ allevare i proprj Figli.

Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo.

Ebene 4► Zitat/Motto► Quid dulcius hominum generi à Natura datum est quàm sui cuique Liberi?

Cicerone. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 4

IN qualità di Filosofo alla Moda avete diritto di censurare tutto ciò che non ha buona grazia, o che riesce disgradevole alla natura. Parmi che frà tutti gli obbietti di questo ordine, non ve ne sia alcuno sì disgustoso, quanto lo scandaloso incontro d’ una infinità di poveri in tutti li quartieri di questa per altro ricca Città. Si fastidiosi obbietti non ponno, che muovere a compassione chi li vede, riempirlo di funeste idee, alterare il suo buon’ umore, e diminuire il piacere, che ha nell’ osservare la magnificenza di questa nobile Patria. Chi puole mirare senza fastidio, un povero marinajo ridotto a perire di necessità benche abbia provveduto egli stesso, co’ suoi stenti al nostro Lusso? Chi puole vedere un bravo Sol-[340]dato, che si è coraggiosamente opposto a’ nostri nemici, strascinarsi per le contrade a mendicarvi il pane? Chi volesse numerare le varie sorte di miseri, che si offrono a nostri occhi, e la infinita quantità de’ poveri, che vi dimandano la carità, ò soli, ò accomagnati, riescirebbe quasi impossibile. Si ritrovano spettacoli di questa natura, per così dire, ad ogni passo; e parmi assai strano, che frà tante strepitose grida, che risuonano per questa Città, il vostro generale Collettore, non abbi dato orecchio alla più penetrante, alle lamentazioni, voglio dire, de’ necessitosi, ed afflitti. Forse sensibile, alla civiltà, ed alla politezza, ha scelto di affogare la sua compassione più tosto, che accusare d’ inumana la sua Patria. Mai si dee sagrificare la carità al desiderio di rendersi popolare; e se ha fatto il sordo ai pianti de’ miserabili, voi non avete a trascurarli. Si danno, è vero, molti impostori trà quelli, che fanno i zoppi, e i ciechi; ma i passaggeri hanno l’uso della vista, e di tutte le loro membra, per impiegarle a scuoprirne la furberia. Io non sò chi sia più reo, ò quello si finge cieco per eccitare la compassione, ò quello, che chiude gli occhi per non vedere l’altrui miseria per rimediare a sì grave disordine. Io vorrei, mio Signore, che ci daste una Lezzione sopra li Questuanti, affinche possia-[341]mo fare la limosina a chi la merita, e liberarci dalle insidie, che ci vengono tele dagli astuti. Una mattina più a buon’ ora dell’ordinario, osservai dalla mia finestra un Questuante, che sì fa cieco, applicato coll’ ago, e filo in mano a rappezzarsi i calzoni; prima che la gente incominciasse a passare per le strade. Fù anche maggiore la mia sorpresa in vederne un’altro, le di cui gambe, un’ora dopo, erano sì gonfie, e piagate, che appena si tenea in piè, camminare con passo svelto, e portargli una pinta di vino bianco. Non parlerò di que’ tremori, di quelle contorsioni, che fingono per attraersi la limosina; ma è certo, che i ministri, ò magistrati dovrebbero avere l’occhio sopra tali Birbanti. Lascio pure quelli, che scelgono i posti, dove possano meglio esercitare il loro furbesco talento. Vi è una vecchia, la quale non incomincia la sua Ronda se non la sera; allora la udite gridare, con lamentevole tuono, che non ha in quella notte ricovro, che è stata gettata sulla pubblica strada per non avere di che pagare il letto; e questa è la sua canzone da un capo all’ altro dell’anno. Dovreste per tanto impiegare un ufficiale, ch’ esaminasse lo stato di que’ mendicanti, che si fissano a certi posti, e recitano sempre la stessa lamentazione, con buon esito, perche il loro uditorio, si cambia ad ogni mo-[342]mento. Se dobbiamo essere ingannati; questo almeno sia con qualche destrezza, e sottigliezza. Pensatevi, e mi rimetto di buon cuore, a tutto ciò, che la vostra universale vigilanza, ne disporrà. Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo.

Ebbi, Domenica passata, il piacere di udire il discorso patetico del nostro Paroco, a favore de’ poveri fanciulli, che si mantengono in un Pio luogo, e rimasi eziandio più commosso nell’ ascoltare un Inno cantato da que’ figliuoli, con voce, che parea animasse tutto il mondo alla carità. Ebbi anch’ io la fortuna di contribuire a sì lodevole fondazione; nè credo d’ avere mai impiegato il mio danaro, con maggiore soddisfazione per me, e con maggiore utilità per lo pubblico. Il giubilo, che ne provai, e la benevolenza che nodrisco verso tutti gl’ individui della mia specie, mi fanno sospirare, e ben con ardore, che tali opere pie vengano incoraggite; che le persone bene intenzionate in questo, vi ritrovino il più gradito de’ loro piaceri; e che la posterità ne raccolga, una volta, il frutto. Ma in tempo che innalziamo questi belli edificj, non dovremmo tollerare, che i vecchi ricovri vadano in rovina, e guastino la morale Simetria de’ nuovi. Voglio [343] dire, che applicati a coltivare queste giovani piante, questi poveri innocenti, non dobbiamo trascurare i vecchi, e gl’ infermi privi d’ ogni soccorso. I poveri, sieno veri, o pretesi, che formigolano per le nostre contrade, ci dovrebbono coprire di rossore, nè ponno, che oscurare lo splendore delle altre altre nostre carità generose. Lasciare una povera, ed onesta Persona senza sollievo, ed un Forfante senza castigo, è il maggiore disonore possa cadere sopra una Società di Cristiani. Tutto ciò, che ha qualche relazione colla vita umana, è degno della vostra attenzione: e perciò m lusingo, ci darete, a vostr’ aggio, una storia esatta dell’abbondanza, e della carestia, come pure di tutti i gradi, per i quali si arriva ò all’una, ò all’ altra; e questa per uso della nostra Patria. Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo.

Vi priego di rilevare una grande indecenza, la quale benche assai commune, non credo l’abbiate fin’ ora toccata. Si tratta di certe poco oneste libertà, che certe persone maritate di poco buona educazione, si pigliano: ò della tenerezza, che li mariti, e le mogli si mostrano anche alla presenza de’ Semplici. Parlano, ed oprano come se la modestia non fosse, che per le Donzel-[344]le, e per i Giovani, e questo dico, in loro presenza. Mi ritrovai, l’altro giorno, in un luogo, dov’ erano molte Giovanette, e dove questa libertà si innoltrò a segno, che io, benche di timodo naturale, perdetti il contegno. Ebene 4► Fremdportrait► Lucina, ch’ era incinta, non parlò se non della difficoltà vi era nel giustamente calcolare, e sapere il giorno preciso del Parto, e ci disse ch’ ella conoscea delle Donne, le quali ne poteano segnare la ora; si pose indi a scherzare con una Giovane senza sperienza, che si era ingannata d’ un mese. All’ arrivo di suo marito, gli fè varie inchieste molto avvanzate, e non volendo egli rispondere: Bene Bene, disse, l’obbligerò io in altro tempo a soddisfarmi. ◀Fremdportrait ◀Ebene 4

Il timore di cadere io nel diffetto, che ad altri rimprovero, mi trattiene la penna, e perciò non mi avvanzo che a di nuovo priegarvi, di qualche rimedio. Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1