Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCXLIII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.4\243 (1728), S. 298-303, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4583 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione ccxliii.

Quando sono giuste, ed esatte piacciono le idee così del piacere, come del dolore.

Zitat/Motto► Ignotis errare locis ignora videre.
Flumina gaudebat; studio minuente labare.

Ovid. Met. L. 4. 294. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► NOn i soli Autori, che scrivono, in particolare sopra materiali obbietti, sono quelli, che piacciono alla immaginazione. I buoni Scrittori di Morale, di Critica, e di altre speculazioni distaccate dalla materia, che, senza trattare direttamente delle parti visibili della natura, ne traggono sovente i loro paragoni, le loro metafore, e le loro allegorie, le arrecano, eziandio, molto piacere. Al favore di codeste illusioni, la immaginazione riflette, per così dire, sopra una verità, che si esamina dall’ intelletto. Tali Allusioni ci dispongono a vedere, in un idea qualche sorta di colore, e di figura, ed à scuoprire una tessitura di pensieri tracciati sopra la materia. Si esercitano quì [299] due facoltà dell’anima: La immaginazione copia, da vicino, l’ intelletto, e trasporta le idee del mondo intellettuale nel materiale.

L’ Abilità d’ uno Scrittore si conosce nella scelta delle Allusioni, che debbono essere gradevoli, e ricavate quasi sempre dalle grandi, ò belle opre della natura, mentre, benche tutto ciò che è nuovo, ò straordinario, piaccia alla immaginazione, essendo però il fine principale dell’Allusione l’illustrare, e spiegare i passi d’ un Autore, dovrebbe pigliarsi sempre imprestito da ciò, che riesce più noto degli stessi passi, a’ quali serve di spiegazione.

Le bene scelte Allegorie sono in un discorso tanti raggj di luce, che danno splendore, e vaghezza a quanto le attornia. Una metafora ben collocata, tramanda una tal quale sorta di lume in tutto il di lei vicinato; e spande sopra un intero Paragrafo qualche lustro. Le differenti sorti di Allusione non sono, che una specie di similitudini; ma perche piacciano alla immaginazione, fà di mestieri, che la rassomiglianza sia molto esatta, ò assai graziosa, e vaga. Godiamo nel vedere un ritratto, dove la rassomiglianza è giusta, e gli atteggiamenti hanno qualche cosa di vivo. Vi sono celebri Scrittori, che assai mancano sù questo punto; e Letterati di primo rango, che [300] ricavano le loro similitudini, ed Allusioni dalle Scienze a loro più famigliari, a segno che in un piccolo Trattato si puole vedere tutta la estesa della loro erudizione. Ho letto io stesso un discorso sopra l’ amore, ch’era impossibile l’ intenderlo, senza essere perfettissimo Alchimista: ho pure udite molte Prediche, le quali mai dovrebbono essere pronunciate, che dinanzi un adunanza di Cartesiani: Tutto all’ opposto, le persone occupate negli affari del mondo ricorrono ad esempj troppo famigliare, e bassi: impegnano il Leggitore a vedere un giuoco di Scacchi, ò di Palla: lo guidano di Bottega in Bottega, e lo trattengono con termini particolari, a ciaschedun’ arte, ò professione. E’vero che si puole ritrovare una infinità di Allusioni nell’ una, e nell’altra di queste sorgenti, ma pel’ ordinario, le più dilettevoli si ricavano dalle opere della Natura, che sono una portata di tutti gl’ ingegni, e più gradite di tutto ciò, che sì vede nelle Arti, e nelle Scienze.

Il talento di allettare la immaginazione, dà rillievo allo stesso buon senno, e rende più gradito un Autore dell’altro. Serve di lustro in generale, ad ogni sorta di Scritti; ma è il tutto della Poesia. Ha sostenuti, per molti Secoli diversi Poemi, ne’quali brilla al più alto grado; nè hanno, si [301] può dire, altro, che li raccomandi al pubblico gusto. La opera, che n’è priva comparisce insipida, e secca, benche, per altro, vi si scorgano tutte le altre vaghezze. Egli ha, per così dire, l’Arte di creare: communica una specie di esistenza, e mette dinanzi agli occhi del Leggitore diversi obbietti, che non si ritrovano dentro il mondo. Aggiugne alla natura, ed imprime varietà maggiore in tutte le di lei opere. Puole in somma abbellire, ed ornare le più illustri Scene dell’universo, ò riempiere l’Anima de’ più bei spettacoli possano vedersi in alcuna delle sue parti.

Abbiamo di presente scuoperte le varie sorgenti dalle quali vengono i piaceri della immaginazione: e forse non riescirebbe difficile il raunare, sotto certi generali Capi, gli obbietti contrarj, che le apportano terrore, e disgusto, non essendovi ella meno sensibile di quello sia al piacere quando il Cervello rimane offeso da qualche accidente; ò la mente viene agitata dalle malattie, ò da sogni, la immaginazione sì riempie di fastidiose idee, e di mille spaventosi mostri, che da sè forma, e si atterisce. Ebene 3► Zitat/Motto► Così Virgilio dice, che Denteo fuori di senno credea vedere eserciti di Furie a proprj fianchi, raddoppiato il Sole, e due Città di Tebe: Che Oreste Figlio di Agamennone, celebrato nelle Tra- [302] gedie sì pose in fuga da che ebbe uccisa la propria Madre: che s`immaginò vederla corrergli dietro armata di Faci, e di Serpenti; e che le vendicatrici furie lo perseguitassero da per tutto, fin dentro i Tempj.

Eumenidum, velut demens, vidit agmino Pentbeus,

Et Solem geminum, & duplices se ostendere Thebas;

Aut Agamemnonius Scenis agitatus Orestes,

Armatam facibus matrem, & serpentibus atris,

Cùm fugit, ultricesque sedent in limine Dirae. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3

Non vi è obbietto, che più mortifichi la natura di quello d’un uomo, che ha la immaginazione turbata, e in disordine il cervello. Babilonia, con tutte le sue rovine non forma spettacolo sì doloroso. Ma per distoglierne, concluderò; che questa facoltà communica un infinito vantaggio, ò svantaggio alle anime nostre, e le rende capaci di ricevere un alto grado, ò di felicità, ò di miseria.

Abbiamo di già veduta la influenza che un uomo ha sopra la immaginazione d’ un altro, e con quanta facilità vi possa introdurre varie idee; quale non farà dunque il potere di quello, che conosce tutte le maniere di allettare la immaginazione? Puole riempierla di quelle idee, che vuole, ed accompagnare tali [303] idee, con quel grado di terrore, ò di piacere, come gli piace. Puole eccitare immagini nell’ Anima, anche senza soccorso delle parole, e metterci varie Scene dinanzi agli occhi, senza l’intermezzo di obbietti esterni. Puole allettare la immaginazione con idee sì dilettevoli, e belle, che ci sia impossibile, oggi, il concepirle: ò assediarla con sì orribili Spettri, che ci farebbono sospirare l’annientamento, e rimirare, come una maledizione, la propria esistenza. Puole, in somma, con questa sola facoltà rapire, ò afflggere (sic!) l’anima, a segno, di farle costituire ò il Paradiso, ò l’Inferno di tutto il Creato. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1