Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCXXXVII", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.4\237 (1728), S. 261-268, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4577 [aufgerufen am: ].
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Lezione ccxxxvii.
A’ Dilettanti di Architettura.
Zitat/Motto► Adde tot egregias Urbes, operumque Laborem.
Virg. Georg. L. 2. 155. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Metatextualität► DOpo avere mostrato come la immaginazione rimane allettata dalle opre della natura, e da quelle dell’arte, e come le une, e le altre si danno la mano nel formare più graziose le scene, e le prospettive più vaghe, arrischierò quì alcune riflessioni sopra quell’arte in particolare che hà più immediato rapporto colla immaginazione, delle altre, e vi eccita que’ primitivi piaceri, de’ quali ho già parlato. Questa Arte è l’Architettura, che rimirerò sotto lo stesso aspetto in cui nè precedenti fogli l’ho collocata, senza toccarne nè le Regole, è le massime, che già sono prescritte, ed, a lungo spiegate, da’ periti maestri. ◀Metatextualität
La Grandezza nelle opere dell’Architettura, puole riferirsi, o alla massa dell’edifizio, o alla maniera con cui e fabbricato, quanto alla mole, le antiche fabbriche, particolarmente quelle [262] de’ Paesi Orientali, superavano, di molto le moderne.
Non parlo della Torre di Babele, i di cui fondamenti, se crediamo ad un autore molto antico, sì assomigliavano ad una vasta montagna, che si potea vedere di più superbo delle mura di Babilonia, de’ suoi giardini ellevati sopra gli Archi, e del suo Tempio dedicato a Giove Belo, che s’innalzava all’altezza d’un miglio, e vi erano otto piani alti uno stadio (225. passi geometrici) e nella sommità il Babilonico Osservatorio? Che diremo di quella Rocca Immensa scolpita in maniera, che rappresentava la Regina Semiramide, e di quelle minori, dalle quali era attorniata, che figuravano, parimente scolpiti, i Ré divenuti suoi Tributarj? Che diremo di quel prodiggioso Baccino, o artificioso Riserbatojo, che ricevette l’Eufrate intero, fino à tanto che se gli cavasse un nuovo Canale; e delle fosse, per le quali si fè scorrere? So, che alcune di queste maraviglie sono poste da molti in riga di favole; ma non veggo il fondamento di tale sospetto, quando non nasca dal non vedersi oggidì, con simili opre. È certo, che allora, ed in que’ climi, vi erano maggiori le comodità per fabbricare, di quello dopo sieno mai state. La terra era fertile all’estremo: non si nodrivano quasi allora, se non di frutta, o [263] di Laticini, e questo non richiedea che poco numero di mani per quello riguardava la necessità dell’Agricoltura. Vi erano pochi mestieri capaci di occupare il grosso degli uomini destinati alla fatica, ed’assai meno arti, e scienze per applicare le persone civili. E ciò che più rilieva i Prencipi erano si assoluti, che un Rè potea mettersi alla testa d’un popolo intero per andare alla guerra. Così la Regina Semiramide si pose in campagna con tre millioni di uomini, e ciò non ostante venne oppresse dal numero superiore de’ suoi nemici. Non è per tanto da stupirsi, che in tempo di pace, quando intraprese di fabbricare, potesse eseguire si vasti disegni, con una sì prodiggiosa moltitudine di operaj. Si aggiunga, che in quel Clima i giacci, e gl’Inverni, che, ne’ paesi Settentrionali, disturbano dal lavoro quasi la metà dell’anno, vi cagionano poco interrompimento. Vi è finalmente, ciò che riferiscono gli Storici che la terra, cioè, vi producea una specie di Bitume, il quale, senza dubbio, è lo stesso di cui ci parla Divina Scrittura, che servì all’accennata Torre di Babele.
Ebene 3► Exemplum► Si veggono per anco, in Egitto le Piramidi, che corrispondono alle descrizioni fattene degli Antichi. Ne dubito, che un viaggiatore esato non potesse scuoprire qualche traccia del Labi-[264]rinto, che occupava una intera Provincia, e racchiudea un centinajo di Tempj. ◀Exemplum ◀Ebene 3
Ebene 3► Exemplum► La muraglia della China è uno di codesti superbi Orientali Edificj, disegnati ne’ mappamondi; e se anche oggidì non sussistesse, ne comparirebbe favolosa la descrizione. ◀Exemplum ◀Ebene 3
Siamo obbligati alla divozione delle fabbriche più maestose, che hanno odornati tanti, e varj paesi. Ella ha portati gli uomini ad innalzare Tempj, e luoghi destinati al pubblico culto, non solamente acciò la nobiltà della struttura impegnasse la Divinità a risiedervi, ma eziandio acciò que’ superbi edificj dell’’arte eccitassero vaste idee nell’animo degli adoratori, e li rendessero proprj a conversare colla divinità di quel luogo. In fatti in ogni cosa che ha del magnifico imprime timore, e rispetto, e simpatia colla naturale grandezza dell’anima.
Per venire alla Grandezza della maniera nelle opre dell’Architettura, ha tanta forza sopra la immaginazione, che una picciola fabbrica, dove la maniera vi spicca somministra più nobili idee alla mente, d’un'altra più estesa di mole, dove tale maniera, o vi è comune, o vi è trascurata. Ebene 3► Exemplum► Rimarremmo forse più sorpresi dall’aria maestosa, che compariva in una statua di Alessandro fatta da Lipsippo, benche non fosse più gran-[265]de del naturale, di quello saremmo stati alla vista del monte Atos, se, come proponea Fidia, si fosse intagliato per rappresentare quel conquistatore, con un fiume sopra una mano, ed un Città sopra l’altra. ◀Exemplum ◀Ebene 3
Ebene 3► Exemplum► Quelli che hanno veduta Roma, basta riflettano allo stato in cui si ritrovò il loro animo, al primo ingresso nel Panteon. Si arricorderanno, ch’egli venne sorpreso da qualche cosa di maestoso, e grande; la dove alla vista d’un Gotico Tempio, non resta quasi mosso al suo confronto, benche sia cinque, o sei volte più grande; il che non puole venire se non dalla grandezza della maniera osservata nell’uno; e dalla mediocrità, o picciolezza della stessa maniera ritrovata nell’altro. ◀Exemplum ◀Ebene 3
Metatextualität► Un Autore, in certo paralelo da lui fatto trà l’Architettura antica, e la moderna, considera una cosa, che mi recò, in leggendolo, molto piacere, e perciò voglio riferirla ne’ proprj termini dell’arte da lui adoprati: ◀Metatextualität Ebene 3► Zitat/Motto► voglio nel proposito, dice, riflettere sopra una cosa, a mio credere, assai curiosa, circa il principio della diferenza nelle maniere, e considerare d’onde nasca, che in due simili quantità di superficie l’una paja magnifica, e grande; e e (sic!) l’altra picciola, e meschina: la ragione è assai bella, nè parmi commune. Dirò dunque, che per introdurre nell’architettura la grandezza nella maniera, di cui parlia- [266] mo, bisogna fare, che la divisione de’ principali membri d’ogni ordine abbino poche parti, e sieno tutte grandi, e di molto rilievo, affinche non iscuoprendovi l’occhio niente di picciolo, rimanga la immaginazione vivamente commossa. In una Cornice, a grazia d’esempio, se l’orlo di coronazione, il vuolto, i modiglioni, ò le dontelle vengono fare una bella mostra, con grandi risalti, e non vi si osserva quella confusione ordinaria de’ piccoli cavetti, que’ dimezzati cordoni, ed altre particelle framischiate, che non hanno veruno buon effetto nelle opere grandi, ed occupano inutilmente il luogo a spese de’ principali membri, è certissimo, che la maniera comparirà fiera, e grande. Si come tutto all’opposto, diventerà picciola, e cattiva, per la quantità di que’ minuti ornamenti, che dividono l’angolo della vista in tanti, e folti raggi, di maniera che il tutto le pare confuso. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3
Frà tutte le figure, che compariscono nelle opre di Architettura non ven’è alcuna, che abbi maggiore aira della Concava, e della Convessa. In tutte le Architetture antiche, e moderne, così ne’ quartieri più rimoti della China, come ne’ paesi più vicini al nostro, veggiamo, che le colonne rotonde, e i vuolti formano gran parte di quelle fabbriche, che servono alla pompa, ed alla magnificenza.
Quale ragione se ne puole addurre, se non perche quelle figure rapresenta-[267]no maggiore corpo della fabbrica alla vista di quello facciano le altre? Vi sono, è vero, certi corpi, da’ quali l’occhio puole ricevere due terzi della loro superficie, ma dividendosi allora in più angoli la vista, non ne riceve una sola ed uniforme idea, ma differenti idee della medesima sorta. Rimirate la superficie esterna d’una Cuppola, il vostr’occhio non ne ammette, che le metà: rimiratene l’interno, e con una occhiata ne avete tutto il suo profilo, la concavità tutta, in una volta, vi entra; e l’occhio è il centro dove tutte le linee della circonferenza s’uniscono. Quando si rimira un pilastro, non si vede sovvente che la quarta parte della di lui superficie, ed allorche si gettano gli occhi sopra un concavo, che sia quadrato, fa di mestierigirarli (sic!) da tutte le parti prima di poterne ravvisare tutta la superficie interna. Per questo anche la immaginazione rimane infinitamente più allettata alla vista della luce, o del Cielo, allorche comparisce per mezzo d’un cerchio, che quando si vede per mezzo d’un quadrato, o d’ogni altra figura; quella dell’Arco Celeste, no contribuisce meno alla sua magnificenza, di quello facciano i colori, alla sua Beltà.
Metatextualität► Dopo avere parlato di quella grandezza, che alletta l’animo nell’Architettura, potrei mostrare il piacere, che ne risulta alla immaginazione da [268] ciò, che comparisce straordinario, e bello in questa Arte; ma già che ciascheduno ha più gusto per queste due qualità, che per quella di cui ho, fin quì, trattato, non imbarazzerò i miei Leggitori d’alcuna riflessione sopra di esse. Mi basterà osservare per lo mio fine, non esservi niente in tutta questa Arte, che piaccia alla immaginazione, se non ciò, che vi è grande, straordinario, ò bello. ◀Metatextualität ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
