Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCXXI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.4\221 (1728), S. 170-175, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4561 [aufgerufen am: ].


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Lezione ccxxi.

Alle Donne dinanzi allo specchio.

Zitat/Motto► Per ambages, Deorumque ministeria, præcipitandus est liber spiritus.

Per. Sayr. Cap. 118. ◀Zitat/Motto

Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo

Mi ritrovai l’altro giorno in compagnia di alcune Dame giovani, le quali si divertirono nel parlare d’una Civetta del vicinato, sorpresa a fare tutte le sue smorfiette, ed a comporsi dinanzi allo specchio. La Innamorata di Casa per frastornare un discorso, che di spiritoso incominciava a diventare maligno, ne pigliò la occa-[171]sione di bramare vi fossero trà gli uomini sì fedeli consiglieri per dirigere le Dame ad ornare il loro animo, quanto sono i specchj per ajutarle ad abbigliarsi il corpo. Se un Amico fedele, aggionse, venisse, con qualche prodigio, ad essere trasformato in uno specchio, non avrei rossore di consultarlo. Questo pensiero grottesco oprò, sì bene, la sera nella mia immaginazione, che la notte seguente feci un non meno stravagante sogno, di cui eccone il dettaglio.

Ebene 4► Traum► Mi parve, che stando in piè dinanzi al mio specchio, vi mirassi la figura d’un Giovane, che avea l’aria aperta, e franca, e che, con tuono di voce acuta, ne’ seguenti termini mi parlasse.

Lo specchio, che voi mirate, era una volta un Uomo, cioè io stesso lo sfortunato Fidelio. Avevo due Fratelli, quanto più difformi di corpo, tanto più belli di anima. Con tutto ciò ciascheduno di loro, com’è assai ordinario, avea una traversia di genio, che corrispondea alla bizzarra fabbrica del suo corpo. Il primogenito, il di cui ventre ci affondava, con maniera mostruosa, in dentro, era un gran Poltrone, e benche il suo umore splenetico gli facesse pigliare fuoco ad un tratto, questo servia ad ingrossire alla sua vista gli obietti che veniano, di là dal naturale, [172] ad offenderlo. Il secondo, il di cui petto si elevava in gobba, pigliava all’opposto la mira d’impicciolire il tutto, e si può dire, ch’egli era per tutti i versi gli Antipodi del Fratello. Queste disparità stravaganti piaceano una volta, o l’altra nelle Conversazioni, ma finalmente annojavano, si che furono scacciati di Corte, e mandati alla università per istudiarvi le matematiche.

Riesce inutile il dirvi, che io ero ben fatto, e che avevo la riputazione di essere un Gentiluomo polito. Ero il confidente, ed il favorito di tutte le belle; e se le vecchie, o le brutte parlavano male di me, tutto il mondo sapea ch’erano animate da uno spirito di vendetta, disperate, perche io non volevo adularle. Che che ne sia, nè le une, nè le altre si portavano mai alle Feste di Ballo, alle Opere, o alle Veglie, se non dopo la mia consulta. Fulvia coloriva i suoi capelli in mia presenza, Celia mostrava i suoi denti, e Cleante fea brillare il suo Diamante a miei occhj, ed ho attaccati, con molto artificio, i nastri à Rodolfa.

È massima generale: le Persone, che amano troppo se stesse, non hanno, gran cosa, affetto per gli altri, non ostante ho osservato, che quanto più le Dame erano prevenute in loro favore aveano più tenerezza per me. Questo comparve ne’ miei Amori con [173] Filauzia la quale mi era divota a segno di far dire, con piacevolezza, che se fossi stato abbastanza piccolo mi averebbe sempre portato attaccato alla Cintura. Il mio più dannoso Rivale fù un certo sciocco allegro, che per una longa prattica con essa lei, e per i suoi doni naturali l’era doventato simile per tutti i versi. Ella non avrebbe lasciato di scacciarmi, se non si fosse accorta, ch’egli stesso si consultava spesso meco sopra materie di grande conseguenza, e questo mi rese anche a suoi occhj più caro.

Benche fossi accarezzato dalle Dame, gli uomini aveano sì buona opinione della mia virtù, che mia m’invidiarono. Un Amante geloso di Filauzia credette un giorno d’averla sorpresa in un trattenimento d’amore; e non ostante la distanza, in cui era, che gli togliea l’udire, si figurò mille chimere alla vista delle sue arie, e de suoi atteggiamenti. Se ne stava ella nell’ultima camera del suo Appartamento sola, dove ora si ritirava qualche passo indietro, con aria serena, ed applicata, le fuggiva, eziandio, qualche sorrisetto innocente, ora pigliava un aria sdegnosa, benche piena di maestà; chiudea mezzi gli occhj in maniera languente; si cuopriva con una mano il volto, dopo essersi come vergognata. Ora rilasciava un sospiro, in maniera, che parea [174] tramandasse con esso l’anima stessa. Colpito da que’ atteggiamenti l’Amante, le si accostò furibondo. Ma in quale sorpresa non cadde egli, in non ritrovarvi, che l’Innocente Fidellio solo soletto, appoggiato colle spalle al muro, e posto sopra due Incrociate?

Metatextualität► Non finirei mai se volessi parlarvi di tutte le mie avventure. Tollerate dunque, che io venga à quella in cui ricevetti il colpo di morte, e in cui Filauzia ritrovò la sua fortuna. ◀Metatextualität

Ebbe, meschina, le vajuole, e mi venne fatta una proibizione espressa di visitarla, sul timore, che la mia vista non le aumentasse il male. Subito, che le venne fatto per mezzo di trattenersi levata dal Letto nella propria stanza, ne uscì di nascosto un giorno, e si portò all’appartamento vicino, dove mi ritrovò solo. Subito corse alla mia volta, con trasporti di gioja, senza verun timore, che io ne dimostrassi ribrezzo. Ma ahi! da quale furore non la viddi io animata, nell’intendere, che io ero spaventato alla vista d’uno spettacolo sì disgustoso? Gonfia di rabbia, si ritirò indietro, e poscia ripigliò verso di me i suoi passi, per vedere, se avrei l’insolenza di nuovamente replicarle il mio orrore. Tanto colla mia ingenuità eseguj, anzi di più le dissi, che colla sua mal regolata passione accrescea la sua bruttezza incapace di rat-[175]tenersi, e disperata die’ mano ad un grosso Ago del suo capo, e me lo conficco, à tutto forza, nel cuore. Non vi fù caso di sopravivere a questo colpo. Io pero mantenni la mia sincerità fino all’estremo, sempre volli esprimere i miei veri, ed innalterabili sentimenti, benche con ismorfie piene di rimproveri mostrai, alla mia Assassina, fino all’ultimo respiro, la sua deformità.

Cupido che sempre sta vicino alle Belle, ebbe pietà d’un suo fedele ministro quale io ero, ed ottenne, che il Destino rendesse incorruttibile questo mio corpo, e rattenesse le sincere qualità del mio spirito. Perdetti subito la figura umana, doventai lucido, brillante, e polito; e fino al dì d’oggi sono delle Dame il più Favorito. ◀Traum ◀Ebene 4 ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1