Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCXIX", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.4\219 (1728), S. 158-163, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4559 [aufgerufen am: ].
Ebene 1►
Lezione ccxix.
Alle Donne leggere sopra le loro vicendevoli maldicenze.
Zitat/Motto► Non pudendo, sed non faciendo id quod non decet, impudentia nomen effugere debemus.
Cic. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► HO ricevute Lettere da molte Dame afflitte, perche vengono, male a proposito, lacerate. Si lagnano che certi spiriti maligni non pensano, che ad oscurare la riputazione delle altre.
Hanno pure la disgrazia di giustificarsi in maniera, la quale insinua ch’è assai legitimo il sospetto. È vero, che [159] vi sono delle Persone oziose, le quali consumano le ore intere a glosare in compagnia sopra i diffetti di questa, e di quella, benche non abbino auttorità veruna di farlo: Ma giacche loro piace di così procedere, quelle, che fanno qualche caso della loro riputazione dovrebbono evitare certe apparenza, che danno fondamento alle ciarle. Il male sta, che le nostre Giovani, come pure quelle di mezzana età, le quali non respirano allegrezza, a misura della vecchiaja, che le va incalzando, senza gran’ cosa pensarvi, tacitamente convengono in un breve metodo per salvare la loro riputazione, ed a bonconto menano una vita, la quale potrebbe dirsi che non è viziosa. Quando una di codeste Giovani ciarlere di cuore maligno, ha detto qualche cosa in isvantaggio di qualch’una, il loro metodo è di farla passare per una della più avvellenate e perniciose lingue del mondo. Cosi pretendono di mettere al coperto la loro riputazione a costo della modestia; e sono meno sensibili alla colpa di quello siano al male, che si è detto di loro.
Ebene 3► Exemplum► Orbicilla è la più obbligante creatura della Città, si vergogna, sul fatto. Non ha perduto tutto il sentimento della pudicizia; ma ha perduta la sua innocenza. S’ella avesse più ardire, nè facesse cosa, che potesse scolorire la sua gajosi-[160]tà, non riescirebbe ella più modesta senza quell’ambiguo rossore, che è la livrea della colpa, e della virtù? ◀Exemplum ◀Ebene 3 La vera modestia consiste in non avere colpa da rimproverarsi, e non già nel superficiale rossore d’averla commessa, senza il pensiero di abbandonarla in ogni altra occasione della stessa natura, in cui è caduta. Quando una Persona vuole regolare le sue azioni, con altro principio, via da quello della purità di cuore, stà in potere delle cattive lingue lo strascinarla dietro la folla, e l’obbligarla a seguire i cattivi essempj, a fine di preservarsi dalla censura. Da un altra parte non accade, che adempiere esatamente il suo dovere, per imporre il silenzio, o rendere inutile la calunnia.
In vece della necessaria vigilanza, sì nelle parole come nelle azioni, si vuole oggidì, che una Dama Giovane possa dire, e fare tutto ciò che le piace, senza lasciare d’essere la più gentile, e la più graziosa Donna del mondo. Se un Padre o un Fratello vuole diffendere l’onore equivoco d’una Figlia o d’una sorella, parla sì franco, come se fosse al coperto della più illibata innocenza. Molte di codeste afflitte, che sono in mira à tratti delle cattive lingue, fanno, elle medesime, sì poco male, che dormono, ogni giorno fino al mezzodì; spendono due ore in abbi-[161]gliarsi, pranzano indi verso la sera, ricevono delle visite, vanno all’Opera, o alla Comedia, e passano, à giuocare tutta la notte, è dopo questo, sarà maligno il mondo nel ricavare delle conseguenze enormi da qualche occhiata, per se stessa, innocente; da qualche parola detta all’orecchio; o da qualche fino, ed un poco libero scherzo, con un Cavalliere polito, perche tali Dame non debbono vivere col rigore delle Vestali. Accordo che la virtù non consista in un aria afflitta, nè in ridicole smorfie; ma vi è una certa civiltà nelle occhiate, e nelle maniere delle Dame fondata sopra la virtù, e sopra la modestia, che si puole meglio eseguire, di quello si possa descrivere. Una Dama giovane che ne sia adorna, ha diritto alla stima, ed all’amicizia delle altre, ne è soggetta a tratti della maldicenza e se da principio ne soffre; non ha che da preserverare nella sua innocenza; e rimarrà, ben presto, la malignità dissipata. A dirla con ischietezza vi è una sì prodigiosa razza di Civette in questa Città, che se non fossero rattenute da qualche cattiva lingua del loro proprio sesso, non vi sarebbe mai frà di loro nè contegno, nè pace, essendo impossibile l’impegnarvele per altra strada.
In qualità di Censore, osservo, che una parte del sesso Donnesco serve a [162] contrapesare i falsi passi dell’altra. Per qualsivoglia idea che io abbi delle refferendarie, e maldicenti, non vorrei meno sopprimerle, di quello volesse un Generale di armata bandire le spie. Non mancherebbero di sorprenderlo i nemici quando venissero à sapere, ch’egli non ammette notizia veruna delle loro mosse. Mi ritrovo sì lontano da questo pensiero, che soffro volontieri vi sia una, o due maldicenti in ciascuna contrada della Città, che vivano di buona intelligenza colle Civette, che facciano la stessa parte con loro; che si conformino al loro libertinaggio, purche abbino l’attenzione di avvisarmi di quanto passa nelle loro società respettive.
Per quello riguarda ciò che si chiama virtuoso nel mondo, e sì poca cosa, e riesce tanto facile l’ottenerlo, che basta un ora di rifflessione al mese. E assai piacevole cosa l’udire certe Dame gallanti, quando parlano della virtù, e del vizio, che regnano nel loro Sesso. Questa dice, l’una, è la più vile, e la più fastidiosa Creatura del mondo; ma bisogna, confessare, ch’ella possiede ogni virtù. Quella, dice un altra è la più rabbiosa e la maggiore Scioccarella, che siasi mai veduta, benche d’una virtù senza macchia. Finalmente la terza: non ha la minima tenerezza per le sue Amiche, per altro è d’una virtù esemplare. Se fra il grosso degli Uomi-[163]ni si dà il titolo d’Uomo d’onore a chi non è un Poltrone, tra la generalità del’ bel sesso si chiama Donna virtuosa quella, che non è del tutto immersa nella dissolutezza. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
