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        <title>Lezione CCVII</title>
        <author>Cesare Frasponi</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Klaus-Dieter Ertler</name>
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          <name>Alexandra Fuchs</name>
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          <name>Lena Druml</name>
          <resp>Mitarbeiter</resp>
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          <name>Johanna Waldner</name>
          <resp>Mitarbeiter</resp>
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          <name>Sarah Lang</name>
          <name>Gerlinde Schneider</name>
          <name>Martina Scholger</name>
          <name>Johannes Stigler</name>
          <name>Gunter Vasold</name>
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          <resp>Applikationsentwicklung</resp>
        </respStmt>
      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>
          <orgName ref="http://romanistik.uni-graz.at/">Institut für Romanistik,
                        Universität Graz</orgName>
        </publisher>
        <publisher>
          <orgName ref="http://informationsmodellierung.uni-graz.at">Zentrum für
                        Informationsmodellierung, Universität Graz</orgName>
        </publisher>
        <pubPlace>Graz</pubPlace>
        <date when="2019-04-29">29.04.2019</date>
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          <idno type="PID">o:mws.7040</idno>
        </p>
      </publicationStmt>
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        <bibl>Frasponi, Cesare: Il Filosofo alla Moda, ovvero, Il Maestro Universale.
                    Venezia: Giovanni Malachino 1728, 92-96 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="FMIT">
          <title level="j">Il Filosofo alla
                        Moda</title>
          <biblScope unit="volume">4</biblScope>
          <biblScope unit="issue">207</biblScope>
          <date>1728</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
      </sourceDesc>
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            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
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              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
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              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
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              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
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              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
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        <language ident="it">Italian</language>
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            <term xml:lang="de">Autopoetische Reflexion</term>
            <term xml:lang="it">Riflessione Autopoetica</term>
            <term xml:lang="en">Autopoetical
                            Reflection</term>
            <term xml:lang="es">Reflexión Autopoética</term>
            <term xml:lang="fr">Réflexion autopoétique</term>
            <term xml:lang="pt">Reflexão
                            Autopoética</term>
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          <term>
            <term xml:lang="de">Theater Literatur Kunst</term>
            <term xml:lang="it">Teatro Letteratura Arte</term>
            <term xml:lang="en">Theatre Literature
                            Arts</term>
            <term xml:lang="es">Teatro Literatura Arte</term>
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            <term xml:lang="pt">Teatro
                            Literatura Arte</term>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone> </p>
<div1><head><hi rend="smallcaps">Lezione ccvii.</hi></head>
<div2><head>A suoi Discepoli sopra le prerogative della Carta, e della stampa.</head>
<p rend="MO"><milestone unit="ZM" xml:id="FR.2"></milestone><hi rend="italic"> . . . . perituræ parcer chartæ.</hi></p>
<p rend="QU"><persName corresp="FMIT" key="Juvenal" rend="italic" subtype="H" xml:id="PN.1">Juv.</persName><hi rend="italic"> </hi><name corresp="FMIT" key="Satiren" rend="italic" type="work" xml:id="WT.1">sat</name><hi rend="italic">.</hi> I. 18. <milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone></p>
<p rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.3"></milestone> Mi sono pigliato sovente piacere nel considerare le due sorte di vantaggi, che risultano dalle mie speculazioni al mondo. Questi si potrebbono, giusta la frase de’ Logici, distinguere in <hi rend="italic">Materiali</hi>, e <hi rend="italic">formali</hi>. Per <hi rend="italic">formali</hi> intendo quelli che i miei Leggitori conseguiscono, a Proporzione, illuminandosi o divertendosi nel leggere i miei Fogli ma gia che gli ho, più volte, diretti a questo fine, mi restringerò quì a considerare i <hi rend="italic">Materiali</hi>. Col termine di <hi rend="italic">ma-</hi> <pb n="93"></pb><hi rend="italic">teriali</hi> voglio designare que’ vantaggi, che riporta il Pubblico de miei Fogli volanti, per quello consummano quantità di carta, occupano colla loro impressione buon numero di artiggiani, e somministrano lavoriero ad innumerabili altre persone.</p>
<p>La nostra manifattura della Carte rende profittevoli que’ cenci, che non servono ad’altro uso, ed occupa a raunarli una infinità di mani incapaci d’ogn’altro impiego. Que’ poveri stracciarvoli, che veggiamo a furegare, si avidi, in tutti gli angoli ed in tutti li nascondigli delle nostre Contrade, vendono ciò che hanno spigolato ad un mercante, questi li manda colle Carette alla Cartiera, dove que stracci passano per nuove mani, e danno esercizio ad’un altro mestiero. Quelli, che hanno ne loro fondi molini destinati à tale uso, accrescano cosi le loro entrate; e tutta la nazione è provveduta d’una commodità, che una volta era obbligata, di ricavarla da suoi Vicini.</p>
<p>Appena i Cenci sono ridotti in carta, si distribuiscono, per la maggior parte, alle stamperie, dove esercitano una infinità di Artiggiani, e servono a sviluppare un nuovo mestiero.</p>
<p>Di là, a misura, che sono imbevuti di novelle, o di Politica, corrono per tutta la Città, in figura di <hi rend="italic">Gazette</hi> di <hi rend="italic">Foglietti</hi>, di <hi rend="italic">Relazioni</hi> e di <hi rend="italic">Giornali</hi>. Uo-<pb n="94"></pb>mini e Fanciulli disputano, chi li porterà primi, e guadagnano il loro vitto nel dispensarli. In somma quando considero un fagotto di Cenci convertito in un fascio de’ miei Fogli volanti, ritrovo tante mani impiegate a ciascun passo, che fanno nel loro giro che occupato a scriverne uno, parmi di provvedere alla sussistenza d’una mezza popolazione.</p>
<p>Se non prevenissi quì certi spiritosi miei Leggitori, non lascierebbono di suggerirmi, che i mie Foglj volanti, doppo essere stati alla luce, ponno ancora in varie occasioni servire al Pubblico. Confesserò, per tanto, che mi servono, da qualche anno, per accendere la Pipa. Che la mia Locandiera, mi manda sovente la sua piccola figlia chiedermi alcuni de’ miei Vecchi Fogli, e che ella mi ha detto, più volte, che la carta sopra di cui sono impressi, riesce la migliore del mondo per mettervi delle specie, e per simili invoglietti. </p>
<p>È cosa molto piacevole il riflettere alle metamorfosi, che un cencio di tela patisce, pria che sia convertito in carta, e sia passato per tante mani. Le più belle Tele d’<placeName corresp="FMIT" ref="geonameID:2750405" rend="italic" xml:id="PL.1">Olanda</placeName> ridotte in istracci, acquistano nuova bianchezza, che sorpassa di molto la prima, ritornano sovente in forma di Lettere nel loro Paese nativo. La Camicia d’una Dama puol’essere convertita in un dolce biglietto, e vedersi un altra volta in di <pb n="95"></pb> lei potere. Un Damerino può ritrovare la sua Croatta, dopo averla logorata, ed esaminarla con più utilità, e soddisfazione di quella provasse nel contemplarla dinanzi allo specchio. Finalmente un boccone di tela, doppo essersi conservato per qualche anno in forma di mantile, o di salviettà può inalzarsi del Letamaco da dove è stato accolto fino al Gabinetto de’ Principi, e doventarne uno de’ più preziosi ornamenti.</p>
<p>Le nazioni più polite di <placeName corresp="FMIT" ref="geonameID:6255148" rend="italic" xml:id="PL.2">Europa</placeName> hanno cercato di superarsi l’una coll’altra colla beltà delle stampe. I Principi e le Repubbliche hanno incorragita quest’Arte, che comparisce la più nobile, e vantaggiosa sia mai stata inventata. Luiggi XIV. animato dal desiderio della gloria si è distinto sopra tutti, colla straordinaria premura, se ne è preso di maniera che ha stabilita una stamperia al <hi rend="italic">Luovre</hi>, dove si sono impressi più libri de’ quali fea tanto caso, che li considerava come i più bei regalli, potesse offrire agli Ambasciadori, ed anche a Principi. Le Repubbliche di <placeName corresp="FMIT" ref="geonameID:3164603" rend="italic" xml:id="PL.3">Venezia</placeName> e di <placeName corresp="FMIT" ref="geonameID:2750405" xml:id="PL.4">Olanda</placeName> sono state nel propisito invidiate da più grandi Regni. Si parla più dell’<hi rend="italic">Aldo</hi> e dell’<hi rend="italic">Elzevir</hi> di quello si faccia d’alcun Doge dell’una, o d’alcun Pensionario dell’altra.</p>
<p>I miei Leggitori senza Lettere, se ven’è alcuno di questa specie, si stupiranno nell’udirmi parlare delle <pb n="96"></pb> scienze, come gloria d’una nazione, e della stamperia come d’un arte, che rende illustre il Popolo dove fiorisce. Quando gli uomini sono dominati dall’avarizia, ne girano dentro la loro mente, che progetti ambiziosi, non trovano niente di grande, e di meritevole della loro stima, se non ne riportano qualche onore, o qualche straordinario vantaggio; ma rissoluto di non mai abbassarmi fino a disputare coi <hi rend="italic">Gothi</hi>, o co’ <hi rend="italic">Vandali</hi>, mi basterà di rimirare codesti cativi Parlatori colla compassione dovuta al deplorabile stato, in cui sono posti dalla stupidità, e dalla ignoranza. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p></div2></div1></body>
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            <ab> Lezione CCVII 1728 <seg synch="#FR.1" type="E1"> Lezione ccvii. <seg type="U2">A suoi Discepoli sopra le prerogative della Carta, e
                                    della stampa.</seg>
                <seg type="MO">
                  <seg synch="#FR.2" type="ZM"> . . . . perituræ parcer
                                        chartæ.</seg>
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                <seg synch="#FR.3" type="E2"> Mi sono pigliato sovente piacere nel
                                    considerare le due sorte di vantaggi, che risultano dalle mie
                                    speculazioni al mondo. Questi si potrebbono, giusta la frase de’
                                    Logici, distinguere in Materiali, e formali. Per formali intendo
                                    quelli che i miei Leggitori conseguiscono, a Proporzione,
                                    illuminandosi o divertendosi nel leggere i miei Fogli ma gia che
                                    gli ho, più volte, diretti a questo fine, mi restringerò quì a
                                    considerare i Materiali. Col termine di ma- <pb n="93"></pb>teriali
                                    voglio designare que’ vantaggi, che riporta il Pubblico de miei
                                    Fogli volanti, per quello consummano quantità di carta, occupano
                                    colla loro impressione buon numero di artiggiani, e
                                    somministrano lavoriero ad innumerabili altre persone. La nostra
                                    manifattura della Carte rende profittevoli que’ cenci, che non
                                    servono ad’altro uso, ed occupa a raunarli una infinità di mani
                                    incapaci d’ogn’altro impiego. Que’ poveri stracciarvoli, che
                                    veggiamo a furegare, si avidi, in tutti gli angoli ed in tutti
                                    li nascondigli delle nostre Contrade, vendono ciò che hanno
                                    spigolato ad un mercante, questi li manda colle Carette alla
                                    Cartiera, dove que stracci passano per nuove mani, e danno
                                    esercizio ad’un altro mestiero. Quelli, che hanno ne loro fondi
                                    molini destinati à tale uso, accrescano cosi le loro entrate; e
                                    tutta la nazione è provveduta d’una commodità, che una volta era
                                    obbligata, di ricavarla da suoi Vicini. Appena i Cenci sono
                                    ridotti in carta, si distribuiscono, per la maggior parte, alle
                                    stamperie, dove esercitano una infinità di Artiggiani, e servono
                                    a sviluppare un nuovo mestiero. Di là, a misura, che sono                   
                 imbevuti di novelle, o di Politica, corrono per tutta la Città,
                                    in figura di Gazette di Foglietti, di Relazioni e di Giornali.
                                        Uo-<pb n="94"></pb>mini e Fanciulli disputano, chi li porterà
                                    primi, e guadagnano il loro vitto nel dispensarli. In somma
                                    quando considero un fagotto di Cenci convertito in un fascio de’
                                    miei Fogli volanti, ritrovo tante mani impiegate a ciascun
                                    passo, che fanno nel loro giro che occupato a scriverne uno,
                                    parmi di provvedere alla sussistenza d’una mezza popolazione. Se
                                    non prevenissi quì certi spiritosi miei Leggitori, non
                                    lascierebbono di suggerirmi, che i mie Foglj volanti, doppo
                                    essere stati alla luce, ponno ancora in varie occasioni servire
                                    al Pubblico. Confesserò, per tanto, che mi servono, da qualche
                                    anno, per accendere la Pipa. Che la mia Locandiera, mi manda
                                    sovente la sua piccola figlia chiedermi alcuni de’ miei Vecchi
                                    Fogli, e che ella mi ha detto, più volte, che la carta sopra di
                                    cui sono impressi, riesce la migliore del mondo per mettervi
                                    delle specie, e per simili invoglietti. È cosa molto piacevole
                                    il riflettere alle metamorfosi, che un cencio di tela patisce,
                                    pria che sia convertito in carta, e sia passato per tante mani.
                                    Le più belle Tele d’Olanda ridotte in istracci, acquistano nuova
                                    bianchezza, che sorpassa di molto la prima, ritornano sovente in
                                    forma di Lettere nel loro Paese nativo. La Camicia d’una Dama
                                    puol’essere convertita in un dolce biglietto, e vedersi un altra
                                    volta in di <pb n="95"></pb> lei potere. Un Damerino può ritrovare
                                    la sua Croatta, dopo averla logorata, ed esaminarla con più
                                    utilità, e soddisfazione di quella provasse nel contemplarla
                                    dinanzi allo specchio. Finalmente un boccone di tela, doppo
                                    essersi conservato per qualche anno in forma di mantile, o di
                                    salviettà può inalzarsi del Letamaco da dove è stato accolto
                                    fino al Gabinetto de’ Principi, e doventarne uno de’ più
                                    preziosi ornamenti. Le nazioni più polite di Europa hanno
                                    cercato di superarsi l’una coll’altra colla beltà delle stampe.
                                    I Principi e le Repubbliche hanno incorragita quest’Arte, che
                                    comparisce la più nobile, e vantaggiosa sia mai stata inventata.
                                    Luiggi XIV. animato dal desiderio della gloria si è distinto
                                    sopra tutti, colla straordinaria premura, se ne è preso di
                                    maniera che ha stabilita una stamperia al Luovre, dove si sono
                                    impressi più libri de’ quali fea tanto caso, che li considerava
                                    come i più bei regalli, potesse offrire agli Ambasciadori, ed
                                    anche a Principi. Le Repubbliche di Venezia e di Olanda sono
                                    state nel propisito invidiate da più grandi Regni. Si parla più                
                    dell’Aldo e dell’Elzevir di quello si faccia d’alcun Doge
                                    dell’una, o d’alcun Pensionario dell’altra. I miei Leggitori
                                    senza Lettere, se ven’è alcuno di questa specie, si stupiranno
                                    nell’udirmi parlare delle <pb n="96"></pb> scienze, come gloria
                                    d’una nazione, e della stamperia come d’un arte, che rende                               
     illustre il Popolo dove fiorisce. Quando gli uomini sono
                                    dominati dall’avarizia, ne girano dentro la loro mente, che
                                    progetti ambiziosi, non trovano niente di grande, e di
                                    meritevole della loro stima, se non ne riportano qualche onore,
                                    o qualche straordinario vantaggio; ma rissoluto di non mai
                                    abbassarmi fino a disputare coi Gothi, o co’ Vandali, mi basterà
                                    di rimirare codesti cativi Parlatori colla compassione dovuta al                      
              deplorabile stato, in cui sono posti dalla stupidità, e dalla
                                    ignoranza. </seg>
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