Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCVI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.4\206 (1728), S. 86-92, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4546 [aufgerufen am: ].
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Lezione ccvi.
A Giovani, che intraprendono viaggi per erudirsi
Zitat/Motto► Navibus atque
Quadrigis petimus bene vivere. Quod petis
Huc est.
Hor. L. I. ep. XI. 28 ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo
Metatextualität► Una Dama, per cui nodrisco tanta stima, che non saprei stare in riposo allorche fà qualche imprudente azione, e cagione dell’incomodo, che vi porgo di leggere ciò che siegue. ◀Metatextualität Ebene 4► Exemplum► Ella è una vedova, a cui la indulgenza d’un tenero Sposo ha lasciato il maneggio di considerabilissima eredità; e la tutela d’un Figlio in età di sedici anni, due cose, che le sono ben care. Il Giovane è di mediocri talenti, ha fatti tutti gli esercizj ordinari, con assai profitto, nè gli manca molto ardire. Al favore di tale qualità, che serve di vernice a tutte le altre, conduce a buon porto le sue imprese, ed in tutte le occasioni la spiega. Nella passata està imbarazzò due o tre volte [87] il vicario del Luogo, in un’adunanza di molte Dame del vicinato, e ne riportò distinto onore. All’udire di tali prodezze, la madre, come sovente, per disgrazia accade, si è posta in capo, che suo Figlio sia un’oracolo, e che non si debba con lui seguire il metodo, che si osserva nella educazione degli altri della sua età, per non avvillire i suoi grandi talenti, e fare un torto irreparabile alla vastità del suo elevato ingegno.
Mi portai nella scorsa settimana a visitarla, e sorpreso, che il Figlio non comparisse, giusta il suo solito, a ricevere certe visite di qualità da me incontrate, ne interrogai la madre, la quale mi rispose ch’era escito, colla di lei Cameriera per certi apparecchj del loro equipaggio, volendolo ella in persona accompagnare in un viaggio.
Benche mi sorprendesse la novità del disegno, non ne feci veruna mostra sul fatto, e volli anche insinuare, che tale viaggio non mirava, senza dubbio, che à fargli vedere parte de’ beni che possiedea in una Provincia lontana: ma ella mi levò ben presto dal grazioso errore, e me ne communicò tutto il piano. Si estese subito sopra i progressi straordinarj del Figlio, e sopra la di lui vasta letteratura; indi concluse ch’era ben tempo di fargli conoscere gli Uomini, e le cose del [88] mondo; che volea per tanto facesse un giro de’ principali regni dell’Europa; ma che non potendo determinarsi a perderlo di vista, avea risoluto di accompagnarlo da per tutto ella stessa.
Ebbi qualche prurito di ridere, ma mi trattenni, che il sogetto era troppo delicato, anzi stetti sull’avvertita non mi fugisse qualche parola, che troppo offendesse l’abilità del Figlio, o la prudenza della madre; ben persuaso, che nell’uno, e nell’altro caso per quanto vive fossero le ragioni, in vece di ridurre la Dama al mio parere, mi sarei esposto a perdere la di lei stima, si che risolvetti, sul fatto, di rimetterne a voi la decisione.
La notte quando giusta il mio costume, venni a riflettere sopra ciò ch’era passato nel giorno, mi parve il disegno di far viaggiare un Giovane frà le braccia per cosi dire, della propria madre una pazzia di nuovi invenzione. Io non mi arricordavo d’avere mi intesa la pari, benche ma sovvenissero alcuni esempj non molto lontani da questo. Girai indi nella mia mente la idea che si dè avere de’ viaggi, come parte della educazione civile. Non vi è niente di più comune del pigliare un Giovine escito dal Collegio, e metterlo sotto la condotta d’un povero pedante, che non s’infastidisse di essigliarsi della Patria, [89] per cento Scudi all’anno, e le spese; così mandarlo a bagatellare, ed a solazzare ne Paesi stranieri. Cosi, come i Fanciulli, che vanno a Burattini, passa il tempo nel fare da merlotto e nel rimirare, con sorpresa, mille non più veduti ogetti, de’ quali non sa nè il motivo, nè il fine, in vece di acquistare sotto un abile maestro, i veri principj di tutte le scienze, e munirsi di buone massime per ben governarsi in tutto il corso della propria vita. ◀Exemplum ◀Ebene 4
Vi è niente di più stravagante e si potrà immaginare che gli uomini siano capaci di cadere in si grossolano errore? egli e un vasto campo, che puole dare dell’esercizio ad un bell’ingegno; nè parmi che voi vi siate fin’ora entrato. Bramerei dunque, Sig. Filosofo, faceste intendere al mondo, che i viaggi debbono servire di coltura alla educazione della Gioventù; e che il volere da quì principiare, è un’incominciare dove si dee finire.
Senza contradizione, la meta, che si dee prefiggere ne viaggi ella è di esaminare i costumi, e le usanze degli altri Popoli, e vedere in che sorpassino i nostri ed in che i nostri sorpassino loro; di addottare ciò ch’eglino hanno di buono, e lasciare il cattivo; di godere una conversazione più libera, e più estesa di quella a cui nella Patria siamo ristretti di abbandona-[90]re cosi, ciò che vi puol essere di stravagante affettato, o di rozzo nelle nostre maniere. Ma dov’e il mezzo di ottenere alcuno di codesti vantaggi, per chi e del tutto novizio circa i costumi e circa le Leggi del suo Paese nativo; e per chi non ha per anco fissato nella sua mente i primi elementi della Polittezza, e della creanza? L’aspirare a tali vantaggi senza le qualità necessarie, e pretendere d’inalzare superbo edificio senza gettare verun fondamento. Egli è, se mi è permesso impiegare questa espressione, un volere disegnare prezioso ricamo sopra una tela di Ragno.
Un altro fine, che si dee avere ne viaggi, e che merita d’essere ben osservato, egli è di ben pensare degli autori antichi, in vedendo i luoghi dove sono vissuti, o che hanno descritti; di confrontare lo stato, in cui si ritrovano que’ luoghi colle descrizioni, che ne hanno fatte; e di osservare la relazione meravigliosa trà l’originale, e la Coppia. Aggiongasi l’avere qualche infarinatura di Geografia per non viaggiare alla cieca, cogli occhi aperti. Qualche notizia di Architettura, e di Pittura, col nome degli antichi, e famosi maestri in dette arti, per gustare le loro differenti opere sparse ne Paesi, che si vanno passando. Questo senza dubbio, e uno de più grati e-[91]serzici per un viaggiatore; che puol’anche servire a buone riflessioni morali, quando egli sappi cavare della giuste conseguenze dalla fragilità delle cose umane, nel vedere il funesto, e deplorabile stato, a cui il Tempo, e la Barbarie hanno ridotti tanti sontuosi Palaggi, tante maestose Città; e tanti Paesi deliziosi, e vasti, che fanno si bella figura dentro le storie, delle quali non dee ritrovarsi il viaggiatore all’oscuro. Si puol’anche portare più innanzi quest’uso, esaminando qualche tornature di Terra che ha servito di Teatro ad’un azione famosa, nell’osservar a grazia d’esempio, le trace d’un Catone, d’un Cicerone, d’un Brutto o di qualche altro celebre Personaggio. Tale circostanza vista da vicino puole insinuare dell’ardore ad un animo nobile, e generoso, per immitare que’ grandi esempj, quando sia disposto a riceverne la impressione colle regole già accennate. Ma voi averete, se non m’inganno, difficoltà nel credere sieno cosi disposti quelli, che, ben lontani del penetrare il sentimento, ed il genio degli Antichi, appena intendono il loro materno linguaggio.
Del resto, mi sono allontanato dal mio intento, ch’era di priegarvi a preservare, se è possibile una tenera madre col suo vero Figliuolo dall’essere lo scherno delle più polite nazioni d’ [92] Europa, dove si portano a rendersene lo spettacolo di derisione. Ritorno dunque in filo, e vi supplico negli ultimi respiri di questa mia, perche abbiate la bontà di suggerire, che se il dibattimento d’un Calescio puole contribuire alla sanità del corpo: può eziandio cagionare una tale vertigine alle Teste giovani e vuote, che ne risentano in tutta la vita. Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
