Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCV", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.4\205 (1728), S. 81-85, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4545 [aufgerufen am: ].
Ebene 1►
Lezione ccv.
A quelli che troppo abbadano alle Critiche.
Zitat/Motto► Non ego mordaci distrinxi carmine quemquam.
Ovid. Trist. L. II. 563 ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Ho avuto sovente il prurito di scrivere delle invettive contro quelli, che hanno attacate le mie opre; o che hanno malamente parlato della mia Persona. Ma considero come singolare mia fortuna, l’avere affogato il risentimento, ed il non essere mai ad’una simile estremità.
Dopo avere una volta scritta la metà d’una satira, ebbi tanta compassione della Persona si maltrattata in essa, che la condennai al fuoco senz’avervi data l’ultima mano. Sono stato irritato à segno di fare alcuni epigrammi, ed altre composizioni satiriche, ma dopo averle uno, o due giorni esaminate ebbi il coraggio di consegnarle alle Fiamme. Queste sono tante vittime, che ho immolate alla umanità, ed ho ricevuta più soddisfazione dall’averle sorpresse, di quello potesse essere l’onore, che ne avrei riportato, colla mortifica-[82]zione de’ miei nemici, quando le avessi esposte agli occhi del mondo. Se un Uomo ha qualche talento nello scrivere, è argomento di buon cuore il non rispondere alle ingiurie, ed alle calunnie, colla stessa amarezza, con cui sono spacciate contro di lui; ma quando si e già pigliata la pena di rendere la pariglia al suo Antagonista, ed ha in mano di che vendicarsi, se, in subito vi rinuncia, ed affoga il proprio risentimento, vi è qualche cosa di eroico, di grande: quanto più e attroce, e malfondata la ricevuta ingiuria, tanto è maggiore il merito di perdonarla.
Ebene 3► Exemplum► Non ho mai ritrovato pensiero meglio espresso, nè di più mio gusto di quello d’Epitetto che considera il nemico sotto nuova figura, e ce ne dà una idea tutta diversa da quella che d’ordinario ne abbiamo: eccone, in poche parole il sentimento. “Quando alcuni vi taccia che siete superbo o di naturale cattivo; che portate invidia ali altri o che avete troppo buona opinione di voi stesso; che siete Ignorante, o caluniatore; esaminate bene la vostra conscienza, e vedete se tali rimproveri sono legitimi, o nò: Se non sono, sappiate, che voi non siete il di lui biasimato, egli se la piglia contro una Persona immaginaria, ama forse ciò che realmente voi [83] siete, benche odj ciò che, a suoi occhi comparite di essere. Ma se ritrovate i suoi rimproveri ben fondati; se veramente siete ciò ch’egli vi crede un invidioso, un superbo, un Uomo di naturale maligno, emendatevi presto, doventate onesto, affabile, ed obbligante, allora i suoi rimproveri da se stessi cadranno, o se continoano, dovete esserne insensibile, mentre non siete più la Persona, che investiscono. ◀Exemplum ◀Ebene 3
Applico, sovente, questa Regola a me stesso; e quando sento parlare di qualche scritto satirico, che mi censura, esamino se i suoi tratti cadono sopra di me, o nò. Se condanno me stesso, cerco di emmendare tutti que’ diffetti che mi vengono rimproverati; ma se la Invettiva non è fondata che sulla menzogna, non ne so verun caso Considero il mio nome posto alla Testa di quella Scrittura, come uno di que’ nomi finti, che gli autori pongono in uso per rappresentare un carattere di loro invenzione, e che a caso, come accade, siasi incontrato col mio. Su quale fondamento un Uomo de’ essere sensibile ad’un tratto vibrato contro un diffetto di cui non è reo? Perche ha da soggiacere alla pena d’una colpa, che non ha punto commessa? questa insensibilità è una fortezza di animo, che ciascuno dee mostrare à favore della [84] propria innocenza. Senza di questa riescirà impossibile ad’un’Uomo di qualche distinzione, e merito, il vivere in pace con se stesso in un Paese dove signoreggiano la Libertà, e l’ingegno.
Il Famoso Balzacco tutte le di cui opere respirano questa grandezza di Animo, a lui si naturale, ne dà un segno assai vivo in certa sua Lettera al Cancelliere di Francia, il quale aveva prevenuta la pubblicazione contro di lui. Si esprime in esse ne termini seguenti Ebene 3► Zitat/Motto► “Se la cosa fosse nuova puol essere, che io non rimanessi infastidito per la soppressione del primo Libello, che m’ingiuriasse, ma a questa ora, che ven’è per lo meno una mediocre Libreria, sono quasi accomodato ch’ella s’ingrossi, e mi do il piacere di fare un mucchio, di quelle pietre, che la invidia mi ha gettate senza offendermi.” ◀Zitat/Motto ◀Ebene 3
Fà quì allusione a que’ monumenti, che gli orientali innalzavano sopra sopra i corpi morti dove ogni viandante gettava, in passando, una pietra. È coscerta non esservi monumento sì gloriosa come quello, che viene, cosi ellevato per mano della Invidia. Per me, amo mio più un Autore, che puole sostenere un mal fondato Rimprovero, di tutto l’ingegno, e della satira più fina con cui staggionaste una risposta.
Ecco qual è il mio pensiero, e le [85] ragioni per le quali non ho risposto in forma alle censure de’ miei Fogli. Aggiognere, che un opra piena di rifflessioni personali, e di contese, riesce quali inutile al pubblico bene. Da questo eziandio nasce, che non sono mai divertito dal mio pensiero per rilevare le ciance, che mi veniano suscitate dalla invidia, o dalla Ignoranza. Gl’Imbrogliatori che non hanno altro mezzo di farsi conoscere se non d’attaccare i scritti, che ottengono qualche riputazione al mondo, mi avrebbono dato dell’esercizio, se mi avessero ritrovato disposta ad entrare con loro in Lizza.
Terminerò questo Foglio colla Favola del viandante nel Boccalini. Ebene 3► Fabel► Questi stordito dello sttrepito delle Cicale, saltò con grande furia del suo Cavallo, risoluto di tutte fracassarle. Ella era, come l’autore riflette un assai inutile fatica, mentre se avesse continoato il suo viaggio, senza badare a que’ animali sarebbono tutti in poche settimane morti, senza che ne ricevesse un minimo disturbo: ◀Fabel ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
