Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCIV", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.4\204 (1728), S. 75-80, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4544 [aufgerufen am: ].
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Lezione cciv.
A certe Divote moderne; ed agli temerarj fissatori degli occhi.
Zitat/Motto► Cum magnis virtutibus
Grande supercilium
Juv. sat VI. 168. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo.
IN alcune delle vostre Lezioni avete descritta la maggior parte della Donne, e le avete raunate in differenti Classi: Avete dipinte le Gatone le Civette, e molte altre, ma parmi non abbiate detto, se non poco, delle Divote. Una Donna di tale carattere parla della virtù per diritto, e per traverso: Nissuno dee rivocare in dubbio, che non ne sia ornata mentre se ne mostra così amante. È facile lo scuoprire, che adempie con pena, ciò che dovrebbe far con piacere.
Vive nel mondo, ne riffiuta veruno de’ suoi divertimenti, benche se si dee crederle, riescano sempre insipidi al di lei gusto. Non è mai contenta se non in Chiesa: Quivi spiega la sua virtù, e vi è si fervente nelle sue devozio-[76]ni, che sovente nel fare orazione esce, colle smorfie, di riga.
Mentr’ella stà nella sua Camera leggendo ad alta voce le vite de’ Santi, vi sono in Casa delle Giovani, che ballano, ed attendono a ricrearsi co’ soliti giuochi. Non vi è, per quanto ella dice, amore che non sia ridicolo eccetuato l’amore Divino. Parla, con tanto fiele, di questa passione che regna frà due sessi, che quasi vi è sospetto, ne’ arrabj d’invidia, o almeno cuopra co’ suoi dispregi la gelosia. Se una volta, o l’altra si abbate a vedere un Amante, che fà delle fervorose proteste alla Belle, che adora, alza gli occhi verso il Cielo, e sospira la imminente rovina di quelle anime Battezzate.
Ebene 4► Fremdportrait► Abbiamo una Dama di questa tempra ne’ nostri contorni. Questa si applica a cose poco proprie al sesso Donnesco.
Si mostra poco inclinata alla politezza del vestire. Ma si vede con una galanteria indosso. Tiene in saccoccia l’ufficio, ed un libro di divozione, che non manca di cavare nascostamente subito, che si accorge d’essere osservata.
Comparisce però a tutti i pubblici spettacoli di Fiere di corsi, di Feste, non vi si porta però come le altre Dame per appagare la curiosità, o per essere corteggiata ma com’ella stessa si [77] spiega, per assistere colle sue preghiere, acciò non accadano disgrazie singolarmente in offesa del suo Dio. Si porta a tutte le Conversazioni, gode se vi sono i rinfreschi sempre con apparenza di zelo. L’ho veduta io a bere il Thè, pigliò la Tazza in mano, senza proferire parola, si coprì li occhi, gettò un suspiro, e consummò un quarto d’ora prima, che l’avesse vuotata. ◀Fremdportrait ◀Ebene 4
Queste maniere offendono la vera pietà, e ben lontane del farla amare, la mette in iscandaloso deriso. L’esempio d’una falsa Divota in vece d’incorraggire alla virtù ne allontana le altre. La superbia spirituale d’una Dama di questo Carattere produce lo stesso effetto della vita sregolata d’un ecclesiastico, non imbratta solamente la di lui anima, previene la maggior parte de conoscenti a favore del vizio.
Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3
Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo.
Quando Xenofonte parla de Lacedemoni, e della condotta della loro Gioventù nelle pubbliche strade, ci dice che que’ Giovani mai fissavano gli occhi sopra alcuno, che si potea attraersi i loro sguardi appunto come quelli d’una statua di marmo; e che erano più modesti in tutte le occasioni, d’ [78] una novicia, del primo giorno.
La modestia, che viene sempre accompagnata dalla grandezza di animo, avea tanta influenza sopra il loro Coragio, che il nemico non ardiva rimirarli in faccia nelle Battaglie; e che si stimavano felici di morire per la loro Patria.
Tutte le volte, che cammino per le nostre Contrade, le occhiate di tutta la Gioventù, che incontro, mi fanno bramare d’essere frà Lacedemoni. Veggo delle arie si dure, degli occhi si alti, e della sfacciatagine si avvanzata, che un osservatore superficiale attribuirebbe lor più coraggio di quello possiedeano quegl’inimmitabili Greci.
Per me sono doventato si buono Finosomista, che intendo molto bene il linguaggio degli occhi, e ne sarei anche più mal soddisfatto, se colla filosofia non avessi correto l’umore fastidioso, e stravagante della vecchiezza. Appena vi è un Uomo vestito di rosso, che non mi fissi gli occhi in viso, e con ciò, non mi palesi la sua intrepidezza. Ne veggo molti che mossi dalla mia strana figura, si dispettano contro di me, senza che, in mia vita gli abbi mai veduti, non che oltraggiati. In tutte le strade incontro i dispreggi che si manifestano in varie maniere o con una guardatura sdegnosa, o col sovraciglio alzato; o colle narici gonfiate; e que-[79]sti per l’ordinario degli Uomini Ricchi, e vani. Il Garzone mostra il suo poco rispetto col dito esteso, ed il Facchino colla lingua, frà denti, esposta.
Se nna (sic!) Persona civile di quelle, che vivono in Campagna, ha la curiosità di osservare gli edificj, le Insegne, le Carozze, e gli orologgi, non è percettibile, a qual segno, la polita Canaglia di questa Città; a cui sono famigliari tali obietti, lo metta in deriso. Ho veduto io stesso un Facchino colla sua carrica sopra le spalle, distaccarne una mano per far girare il Capello in testa, ad una di codeste civili Persone, che camminava dinanzi a lui. E mentre questa gridava, o mostrava il suo sconcerto, tutti gl’insolenti, che si abbatterono spettatori, sogghignavano, per applaudire la ingegnosa azione dell’astuto, che avea fatto il colpo, e beffarsi della sciochezza dell’altro, che non avea gli occhi dietro la testa a fine di prevenirlo. Tali disordini nascono dall’affettare, che si fà in generale, spirito, vivacità, e coraggio. Ho lette alcune Comedie, nelle quali si pongono, saggiamente, in deriso, nel proposito, codeste insolenze: vi si fà dire ad’un Personaggio, che i calzoni rossi sono infallibile segno di grande valore; e se ne introduce un’altro, che per dare [80] prova della sua aggilita, e braura roverscia dalle sue Crozzole un povero questuante.
Vi priego, Sig. Filosofo, regalarci d’una speculazione estesa sopra quanto vi ho insinuato fin’ora. In tanto, non ostante la debolezza della mia età avvanzata, non tralascierò niente per difendermi; e ad essempio di Diogene, che nel più chiaro del Giorno, con una Panterna in mano, andava cercando un’ Uomo, mai camminerò per le Contrade senz’avere una sorda Lanterna munita d’un crestallo con esso dichiaro, in oltre ciascuno, che avrà l’ardire d’rimirarmi fisso in viso, che gli rivolterò a dirittura i raggi della mia Lanterna negli occhi, affinche se non ne ritrovo alcuno modesto, mi preservi almeno, dalla loro impudenza. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
