Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CXCVI", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.4\196 (1728), S. 30-36, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4536 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Lezione CXCVI.

Alle Mogli in assenza de loro Mariti.

Zitat/Motto► Justitia partes sunt non violare homines; verecundiæ non offendere.

Cicer. de Off. L. I. C. 28 ◀Zitat/Motto

Ebene 2► LA Creanza riesce d’una sì grande utilità nella vita civile, e merita tanto rispetto per parte del bel sesso, che non posso trascurare la seguente Lettera, in cui l’Autore si lagna d’una moglie, che ne ha violate, con maniere indegne, tutte le leggi.

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo.

Applicato questa mattina nel leggere quello de’ vostri Fogli, in cui parlate del dolore di Asteria afflitta per l’assenza del suo sposo, vi ho fatte sopra delle ben serie rifflessioni. Queste vengono, senza dubbio, dallo stato, in cui mi ritrovo, come Uomo di guerra, che attende, di giorno in giorno, gli ordini per andare in Campagna, il che mi obbligherà a la-[31]sciare una moglie, da me accarezzata, con molta ragione. Sono persuaso, ch’ella, oggi, non ceda alla vostra Asteria nell’amore conjugale; ma il procedere di certe mogli, che si ritrovano nella situazione, in cui saremo ben presto la mia sposa, ed io vi ha sì poca relazione, che non ho mai provata tanta repugnanza nel seguire il mio dovere. Ciò che mi cagiona quest’imbarazzo è l’esempio d’una Dama giovane, di cui ve ne dettaglierò, alla meglio, la sincera storia.

Ebene 4► Exemplum► Ortensio Ufficiale di assai distinto rango nella nostra armata, si ritrovò in certo quartiere d’Italia, dove condotto da Casa d’un Gentiluomo di Campagna, vi fù ricevuto, con tutti que’ straordinarj rispetti, che le Persone di vita privata non lasciano d’avere verso quel poco numero de’ soldati, che nelle armate in vece di rendersi imperiosi, e fieri, doventano civili, onesti e grati. Ortensio, che si trattenne, per qualche tempo, in quelle parti, era sempre il benvenuto a Casa del Gentiluomo, ed ebbe qualche volta l’incontro di trattenersi colla Figlia del nuovo Amico, la bella Silvana. Le Persone assuefatte alle grandi Città, si compiacciono di tutte le picciole abitazioni, che veggono in Campagna: pare a loro che viverebono con più dolcezza nel-[32]la minima Capanna, di quella godono nella situazione in si cui ritrovano. La vita piena d’imbarazzi, e di tumulto, che menava Ortensio, gli sè pensare a tutti li vantaggi d’una dolce ritiratezza; e potete ben credere, gli venisse in mente, che una moglie della tornitura di Silvana formerebbe la sua delizia. Il mondo è sì corrotto, e sì attaccato ad un sordido interesse, che Ortensio non dubitò di non otternerla, e che anzi non riguardasse come un atto di generosità il chiederla al Padre, che non avea dote veruna d’aggiognere al personale marito della Figlia. In poche parole venne celebrato il matrimonio nella casa Paterna, e lo sposo senza riguardo alla mediocre fortuna della sua cara compagna, ne formò il suo cuore, il suo tutto, la sua gloria, ed il suo contento. Credette pure, che un Uomo di buon senno potrebbe scusarsi, ricavando vanità da una tal’elezione, e passando a suo favore i termini della moderazione, di maniera che la regalò di abiti pomposi, e di gioje preciose. Non lasciò, con tutto questo, d’insinuarle, che in tale occasione, fea tutti gli sforzi, ma che non potea dispensarsene verso una moglie a lui sì cara. La priegò in oltre ad arricordarsi, che quelle Gioje, que’ merli, e quegl’abiti le se adatteranno infinitamente meglio, se la di lei aria, e [33] la di lei condotta mostreranno a tutto il mondo, che se ne adorna colla mira di compiacere suo marito, e non per veruna stima, ch’ella abbia di simili bagatelle. A questa Lezione troppo difficile da pratticarsi per una Donna aggionse Ortensio, ch’ella non dovea per lo meno, lasciare la Campagna, nè allontanarsi da suoi Parenti, fino al suo ritorno. Dopo la partenza del Generoso marito, Silvana, tutta occupata a rimirarsi, credette, che l’amore da lui conceputo venisse dalla sola fortuna d’averla veduta; che se altri avessero goduto lo stesso vantaggio, benche persone del più alto rango, e di merito più distinto, avrebbero il tutto posto in opra a fine di ottenere una Dama, se bene allevata nella oscurità, però sì gentile, e sì spiritosa, quantunque non avesse mai frequentata, nè la Città, nè la Corte. Rissoluta dunque di non occultare più tante bellezze al mondo, senza veruno riguardo all’assenza del più generoso di tutti gli Uomini, ella è oggi frà le più gajose Dame, che risplendano in questa Patria. Ha bandita dalla sua mente tutta la idea del proprio sposo; e corteggiata da più sciocchi Damerini del nostro secolo, dissipa con loro quanto il buon’Ortensio può andarle somministrando, benche da lui si acquisti a pericolo della propria vita. ◀Exemplum ◀Ebene 4

[34] Ora non reputarete, Sig. Filosofo, vostro dovere il trattare codesta indegna, con tutto il rigore, che merita? Non dovete sparagnarle le vostre più forti Censure. Dovreste pure avvertire le mogli, che sono più tenute ad una modesta condotta nell’assenza de’ loro mariti, che dopo la loro morte.

Quelli che sono dentro la tomba non soffrono disonore veruno dalle loro libertine, e poco oneste maniere. Ma gli assenti ponno ritornare, e vedersi insultati dagl’insolenti, che non lascieranno di motteggiare il buon’Uomo, perche sia venuto a disturbare la loro Festa. Sono &c. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Nel Secolo in cui viviamo, la troppo scrupolosa regolarità è sì ridicola, che la estremità opposta, benche infinitamente più rea, riesce assai più alla moda. Vorrei, che una moglie chiedesse a se stessa: Se io fossi marito, quale diffetto tollererei più nella mia Compagna? O che fosse meno graziosa nelle Conversazioni di quello potrebbe essere; o che eccitasse le brame di tutti quelli, che la mirano a mio pregiudizio? Non dubito, che, in tal caso, non fosse in istato di meglio regolare la sua condotta.

E cosa certa, che noi stessi abbiamo impegnate le Donne a troppo comparire in pubblico; e che si osservano oggidì esercitare la figura della Fama [35] volante. Diranno ciò che loro piacerà; ma, a rischio d’incorrere la loro indignazione, per meglio servirle, debbo avvisarle, che il più grand’onore, a cui debba aspirare una Donna, si restringe frà i termini d’una domestica vita: Merita lode, o biasimo, a misura del bene, o del male, che fà nelle case, o di suo Padre, o di suo Marito. Tutti li suoi doveri, in questo mondo, si riducono a quelli di figlia, di sorella, di moglie, e di madre. Nè vi è punto di dubbio, che non possa adempiere tali doveri, quando non fosse la più maestosa di tutte quelle, che con essa lei, si ritrovano ad un opera, o ad una veglia. Nè meno sono praticabili, quando ella non avesse, che uno spirito mediocre, un abito semplice, ed un aria modesta. Quando le Donne hanno roversciato il cervello, e pongono la loro ambizione nel distinguersi dalle altre in cose da niente, dove puole abbortire un tale umore? Questo non aggiogne cosa veruna al vero merito; e le espone a non gustare i loro chimerici piaceri, se non tanto quanto durano la gioventù, e la buona fortuna. Il minor male, che loro possa venire, a misura, che si avvanzano in età, egli è d’avere noia la propria vita; e di spreggiarsi da se medesime; o per anche d’essere giuoco delle altre. Ma se si considerano co-[36]me una parte della nostra specie, destinate a rendersi con noi felici; il desiderio, che hanno di distinguersi, sarà sempre conforme a questo fine; nè loro mancheranno mai occasioni di segnalarsi nel servire di ornamento a loro Padri, a loro Mariti, a loro Fratelli, ed a loro Figliuoli. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1