Zitiervorschlag: Cesare Frasponi (Hrsg.): "Lezione CCCLXXV", in: Il Filosofo alla Moda, Vol.7\375 (1730), S. 156-163, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.4341 [aufgerufen am: ].
Ebene 1►
Lezione ccclxxv.
A‘ Letterati sopra la Eternità posteriore.
Zitat/Motto► Labitur,& labetur in omne volubilis avum.
Hor. L. I. Ep. II. 43. ◀Zitat/Motto
Ebene 2► Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Filosofo.
NOn vi sono Lezioni, che più mi piacciano, di quelle, che trattano dell’infinito, ò della Eternità. Avete di già considerato della Eternità, quella che si chiama anteriore, ed ora bramerei, che voleste spiegarmi la nomata da’ Letterati posteriore.
Forse i vostri Leggitori resteran-[157]no più soddisfatti da questa, diremo, parte della Eternità, che dall’altra, mentre siamo più interessati nell’avvenire, che nel passato.
Possiamo, in oltre, facilmente concepire possibile, che una Durazione successiva, non debba mai aver fine, quando, per altro, come avete benissimo osservato, questa Eternità, che mai ebbe principio, riesce del tutto incomprensibile: val a dire, concepiamo una Eternità, che puol essere non quella ch’è stata, ò per spiegarmi in termini filosofici, possiamo formarci qualche idea d’una Eternità potenziale, e non d’una Eternità attuale.
Questa nozione d’una Eternità a venire, che è naturale alla nostra anima, prova, con maniera invincibile, che è destinata a goderne; sovra tutto, se si considera, che è capace di virtù, ò di vizio; che ha facoltà, le quali possono crescere all’infinito; e che col buono, ò cattivo uso, puole rendersi ò felice, od infelice, per tutta la E-[158]ternità. E’ vero, che questa idea non è nè fissa, nè accompiuta, ma che incessantemente cresce verso il suo obbietto, il quale è troppo vasto, per lo nostro debole concepimento. Così, che noi siamo adesso nel principio della nostra Eternità; come ci parerà sempre di essere. Dopo uno, ò due millioni di secoli, per quanti considerabili avvenimenti potessero fuggirci dalla memoria, potremo anche scordarsi, che vi sia stato Sole, Luna, e Pianeti; malgrado la lunga carriera, che avremo allora finita, ci parerà sempre d’essere nell’ingresso della Eternità, e che non vi sia proporzione di forte tra lo spacio, che sappiamo di avere incomminciato, e quello che siamo sicuri, che non ha mai da finire.
Metatextualität► Per altro vi lascio la cura di maneggiare questo scabroso soggetto, persuaso che lo metterete sì bene in chiaro, che i vostri Leggitori vi ritroveranno di che istruirsi, e di che divertirsi. [159]
Vi mando quì ingionta la traduzione latina del Discorso fatto nel proposito da Platone, quale mi è casualmente venuta alle mani, e non si può abbastanza ammirare, tanto in riguardo allo stile conciso, quanto in riguardo alla purità, ed eleganza della espressione. ◀Metatextualität
Ebene 4► Zitat/Motto►
Act. V. scen. i.
Cato solus & c.
Sic, sic se habere rem necesse pror-
sus est,
Ratione vincis, do lubens manus,
Quid enim dedisset, que dedit
frustra nihil,
Aeternitatis insitam cupidinem
Natura? Quorsum hac dulcis ex-
pectatio;
Vitaque non explenda melioris sitis?
[160] Quid vult sibi aliud iste redeun-
di in nihil
Horror, sub imis quemque agens
precordijs?
Cur territa in se resugit anima,
cur tremit
Attonita, quoties, morte ne pe-
neas timet?
Paricula nempe est cuique na-
scenti indita
Divinior, que corpus incolens
agit;
Hominique, succinit, Tua est
Aeternitas.
Aeternitas ! O lubricum nimis a-
spici,
Mixiumque dulci gaudium formi-
dine!
Que demigrabitur alia hinc in
corpora?
Que terra mox incognita? quis
orbis novus
Manet incolendus? Quanta erit
mutatio?
Hoc intuenti spatia mihi qua-
qua patent
[161] Immensa: Sed caliginosa nox
premit;
Nec luce clara vult videri sin-
gula.
Figendus hic pes; certa sunt hac
hactenus:
Si quod gubernet numen huma-
num genus,
(At, quod gubernet, esse cla-
mant omnia)
Virtute non gaudere certè non
potest:
Nec esse non Beati, qua gaudet,
potest.
Sed qua beata Sete? Quove in
tempore?
Hac quanta quanta terra, tota
est Casaris.
Quid dubius haret animus usque
adeo? Brevi
Hic nodum hic omnem expediet.
Arma en induor
(Ensi manum admovens)
In utramque partem facta, qua-
que vim inferant
Et que propulsent ! Dextera in-
tentat necem,
[162] Vitam sinistra. Vulnus hac dabit
manus;
Altera medelam valneris : Hic
ad exitum
Deduceo, ictu simplici; hac ve-
tant mori.
Secura ridet anima mucronis mi-
nas,
Ensesque stristos, interire ne-
scia.
Extinguet atas fidera diuturnior:
Aetate longavus ipse Sol, obscu-
rius
Emittet orbi consenescenti ju-
bar:
Natura & ipsa sentiet quondam
vices
Aetatis, annis ipsa deficiet gra-
vis:
At tibi juventus, at tibi immor-
talitas,
Tibi partam Divum est vita.
Periment
Elementa se se, interibunt isti-
bus:
Tu permanebis sola semper in-
tegra,
[163] Tu cuncta rerum quassa, cun-
cta naufraga,
Jam portu in ipsa tuta contem-
plabere.
Compage rupta, corruent in se
invicem,
Onbesque fractis ingerentur orbi-
bus,
Ellasa tu sedebis extra fragmi-
na. ◀Zitat/Motto ◀Ebene 4 ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3 ◀Ebene 2 ◀Ebene 1
