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        <title>Num. 72</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-04-26">26.04.2016</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1790, 569-576 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1790</date>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1><head><hi rend="smallcaps">Num. 72</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì 8. Settembre 1790.</hi></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone></p>
<div2><head>Conchiuse del <hi rend="italic">Contrattempo amoroso</hi> incominciato nel precedente Foglio, e continuato sin a tutto il Dialogo.</head>
<p rend="SO"><milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone> Egli espresse queste ultime parole col vivo entusiasmo d’un’anima accesa d’amore, e le sigillò con una eloquentissima occhiata, ed un sospiro di foco. Al poter di quest’armi, la piazza debole, e vacillante, s’arrese, e la perdita non fu meno grata e soave della vittoria.</p>
<p>Per il corso d’alcuni mesi, il Regno d’Amore non ebbe due anime più appassionate, e fedeli di quelle. Non passava giorno senza che Arpalice rammentasse ad Ugone, che ad onta del foco onde ardeva per lui, a costo di morire, ella non l’avrebbe più guardato nemmeno, se trovato infedele lo avesse.</p>
<p>Per di lui fatalità ebb’egli a conoscere, dopo un tale spazio di tempo, una vedova greca, che aveva una Figlia sul fiore degli anni, bella, vivace, e d’una furberia così raffinata da superare tutta l’umana malizia. Costei appellavasi Corinna. Le bastò intendere dalle labbra medesime d’Ugone, che il suo core era stretto con vincoli d’eterna costanza a quello della donna più amabile, che il nostro Secolo vantar potesse, per mettersi all’impegno d’innamorarlo, e di renderlo mancatore, e infedele. Ci vollero pochi gironi per farla trionfare. Ugone tremava del suo pericolo: ma rinunziar non voleva a tanta fortuna. Per respirare liberamente l’aure amorose, stabilì di condurre notte tempo Corinna in un suo Palazzino di Campagna, e la Madre indulgente gliel’affidò, sapendo quanto fidarsi poteva di sua Figlia, e di lui.</p>
<p>Successe in quella notte medesima, che una virtuosa, di quelle, che servono il Pubblico, stanca del giogo d’un Padre indiscreto, e severo, che volea scialacquare i frutti della di lei virtù, risoluto aveva di scuoterlo, fuggendo con uno de’ suoi amanti il cui luogo di Campagna era vicino a quello d’Ugone. Quando l’amoroso Babbo s’accorse della mancanza della sua Putta, ebbe a morir dal dolore, e s’abbandonò ad una disperazione sì fiera, che faceva tremare chi l’ascoltava. A forza d’interrogazioni giunse a sapere con chi era fuggita, e tenendo per fermo, che il rapitore condotta l’avesse alla Villa, insegnare si fece la situazione del suo Palazzo, e armato di due pistole, a quello s’av-<pb n="570"></pb>viò con gran fretta. Divorò quattro miglia di strada in meno d’un’ora, accompagnando ogni passo con un lamento, o con qualche bestemmia. Lusingavasi di sorprendere i colpevoli amanti: ma questi erano da lui dieci miglia lontani; e si calcola, che a quell’ora si spogliassero per <hi rend="italic">mettersi a letto</hi> separatamente.</p>
<p>Fosse, o per aver male inteso, o perchè male gli venisse insegnato, l’anelante Genitore credette che il Palazzino d’Ugone fosse quello del seduttor di sua Figlia, (com’ei chiamavalo) e si trovò pochi passi lontano dal medesimo mentre usciva a prender aria, al fianco della bella sua Greca, quell’amante infedele. Tra lei, e sua Figlia, v’era una differenza insensibile di statura, e di portamento. Era molto maggiore quella, che correva tra Ugone e quell’altro innamorato: ma il Padre acciecato dall’ira non la conobbe, e impugnando una pistola s’avventò furioso sopra d’Ugone, gliela rivolse al capo, lo spinse colla sinistra mano, e gridò con voce tremante: Lasciami, traditore, la mia Figliuola. Ugone nella cui Patria cedono l’armi alla toga, che abborriva i furori di Marte, e non conosceva nella Favola altre Divinità che Cupido, si mise a correre, e celandosi dietro una grossa quercia, strette ad udire alla larga il fine di quella scena, palpitante, e smanioso. Egli credeva, che veramente colui fosse il genitor di Corinna. Questa giovine coraggiosa non s’avvilì a quella sorpresa, e mentre il suo amante correva, chi sei tu temerario, disse a quel vecchio, sogni, deliri, sei ubbriaco, o sei pazzo? Al suono di quella voce egli conobbe il suo inganno. Le chiese scusa, e drizzò il suo cammino ad un altro palazzino, che in lontananza vedevasi, e suppose esser quello dell’amante di sua figlia, come lo era di fatti. Và và, ella gli disse, e saprai domani chi sia Ugone . . . .</p>
<p>Questi trasse un respiro di consolazione quando vide il vecchio allontanato da lei, e uscendo dal suo ritiro, la chiamò ad alta voce acconstandosele frettoloso, e impaziente. Ella lo prese a una mano, lo interrogò se volesse farsi cavar un poco di sangue, e rientrata seco lui nel suo palazzino gli pose al fianco una rocca. Egli non s’offese di questi scherzi: ma confessare non volle la sua paura. Passò tranquillamente con lei il resto di quella notte, e nella seguente mattina tornò in Città, lasciando Corinna a letto, dopo aver date le necessarie disposizioni, ond’ella fosse servita nel suo ritorno, all’ora che le piacesse. La prima sua visita diretta fu ad Arpalice. Aveva finto seco lei, per istare in libertà nella passata notte, che il sospetto di fuga d’un suo fattore l’avesse fatto volar in compagna: ed interrogato come fosse andata la faccenda, niente di male, rispose, fui molto agitato prima di giunger in Villa: ma poi ho passata bene la notte. Ella ordinò un lauto pranzo per manifestarle il suo giubilo, e mandò l’invito ai suoi soliti amici.</p>
<p>Il Padre di Corinna, giunto al Palazzino dell’amante di sua Figlia, lo vide chiuso da ogni parte, trovò un alto silenzio, e non ebbe alcun favorevole indizio. Nondimeno picchiò sì fortemente alla porta, che destò la servile famiglia, ch’era immersa nel sonno. Il cui capo, dopo avere pazientemente risposto alle interrogazioni del vecchio, venendo da lui strapazzato, perchè aprirgli non volle la porta, a fassate lo fece correre, e lo colpì in una gamba. Zoppicando tornò a casa, ed impiegò più di tre ore in quel viaggio. Informandosi del carattere d’Ugone, e narrando agli amici suoi lo sbaglio, che aveva preso, fu consigliato da tutti di cercar qualche mezzo onde placare il giusto suo sdegno, per iscansare un carico di bastonate, che doveva aspettarsi, se non <pb n="571"></pb> faceva un tal passo. Fosse, o nò quel Signore, di così vendicarsi capace, e scherzassero, o dicessero davvero, quei che così consigliavano, è certo, che il vecchio concepì una orrenda paura, ed informandosi qual persona avesse potere sull’animo suo, seppe che Arpalice lo dominava. Si consolò, perchè il di Lei cameriere era suo amico, e risolse di correr subito a lui. Lo informò del successo, e lo pregò d’interessarsi a vantaggio suo.</p>
<p>Quel cameriere era la quintessenza della furberia. Vedeva la sua padrona innamorata perdutamente, e ne aveva dolore. Odiava Ugone, perchè non era con lui generoso, e colse l’occasione di fargli del male, affine di fare alla sua patrona del bene. Presentandole il caffè la prego di ascoltare un vecchio suo amico, che aveva bisogno della di Lei protezione. Ch’entri, risposegli. Il Cameriere lo introdusse, animandolo a parlare liberamente, e promettendogli la grazia.</p>
<p>È da notarsi, che questo Padre sconsolato, era uno sguajato Napoletano, che parlava con tutta la caricatura del suo dialetto, aveva una voce rauca, una faccia da buffone, e gestiva ne’ suoi discosi come un Capitano <hi rend="italic">Coviello</hi>.</p>
<p>Nel presentarsi ad Arpalice, ch’era assisa al fianco d’Ugone, allargò le braccia, si mise a piangere, e dopo un urlo le dimandò pietà, e si precipitò ai piedi suoi. Quell’atto di disperazione, in vece di commuoverla, la fece ridere, come risero gli altri tutti fuori che Ugone, il quale all’età, alla figura, alla pronunzia, alla voce, s’accorse ch’era quello il vecchio, da cui ricevuto aveva l’affronto. Quel conoscimento fu per esso un colpo di fulmine, che sbalordito lo rese. Ebbe la prontezza di spirito di cercar un sipiego. Alzandosi dalla sua sedia, rollevò di sua mano quel vecchio, e dicendogli: <hi rend="italic">venite meco, so cosa dir volete: non è bene che tutti intendano</hi>, tentò di condurlo in un’altra camera. Prima d’uscire da quella, il napoletano lo interrogò, seguendo i suoi passi, s’ei fosse Ugone, e udendo in risposta un sì, trasse un urlo da spiritato, tornò indietro, si prostese di nuovo ai piedi d’Arpalice, e dissele, io sono morto se mi abbandonate: poi col suo solito tuono, e tagliando l’aria colle braccia, narrò il caso successogli. Ugone, ritornato al suo sito, ebbe a morir dall’affanno, si mutò di colore, e sudò. Ella represse i moti della natura per non manifestar agli altri quanto lo amasse, ed ostentando un’aria d’indifferenza, lo pregò di perdonare a quel disperato. Non mi fò un merito di servirvi, ei risposele, perchè non mi offesi del suo errore, nè mi sarei mai vendicato. Lo credo anch’io, soggiunse Arpalice, giacchè in questi casi torna meglio tacere. In ciò dire fè apparir sul suo labbro un riso affettato, e un’occhiata gli diede nella quale, ad onta sua lampeggiava lo sdegno. Andate, disse a quel vecchio, e vivete tranquillo, che questo Signore non manca mai agli impegni suoi. Fu questa per esso un’altra ferita, che gli lacerò il cuore. Dopo aver, per forza, baciata a tutti la mano, e girata la stanza a forza di riverenze, il Napoletano se ne andò, e ringraziò l’amico suo, che al di fuori aveva capito tutto, e del buon esito della sua furberia trastullavasi.</p>
<p>Arpalice ricomposta nel suo interno, cominciò a scherzare su quel soggetto, ed usando a sangue freddo tutta la finezza del suo spirito, si sostenne sull’aria dello scherzo, e tormentò l’avvilito suo Amante. Mi pare, gli disse fingendo incertezza, che un sospetto di fuga sul vostro fattore v’abbia fatto volare in campagna nella passata notte. Come mai tra le angustie di spirito nelle quali eravate avete potuto pensare a una Ragazza che v’accompagni? Egli finse, che quella fosse una sua nipote, s’inventò un Ro-<pb n="572"></pb>manzetto sul fatto, si sforzò di dargliela ad intendere: ma con tutta l’arte, e la finezza di cui era capace, gli si leggeva la menzogna nel volto. Ella, fingendo apertamente di credergli, alternava il riso alle parole, e sottilmente lo rese il zimbello della conversazione. Lo strepitoso . . . che coglieva tutte le occasioni di motteggiar, e di pungere, sacrificò l’amico al maligno suo genio. Lo sdentato . . . annojollo a forza di cerimonie. Il sofista . . . passando d’illazione in illazione lo faceva contorcere. Il mangiatore celebrando ad una ad una le vivande del pranzo gliele cangiava in veleno. Durò la scena d’amarezza per i due cuori ingannatore e ingannatò, e di divertimento per gli altri, poco meno d’un’ora. Chiese poi la Padrona di mettersi in libertà, e l’uno partì dietro l’altro. Voleva la convenienza, che i Commensali d’una generosa Signora tacessero l’avvenimento bizzarro, e ognuno d’essi si vantò d’aver conservato il silenzio; ma non si sà come la Città tutta abbia potuto saperlo senza che nessuno parlasse. Son accidenti che nascono.</p>
<p>Arpalice si rese invisibile all’infedele Ugone, e finse di non esser in casa le tante volte che andò e ritornò per parlarle. Ricever non volle alcuno de’ Biglietti che le avea scritti, e per sollevarsi dal rammarico che lo rodeva egli andò a fare un’viaggio. Ella guarì in poco tempo dall’amorosa sua febbre, e fece de’ voti solenni di non creder più ad uomini, e di preservar il suo cuore da qualunque futuro attacco. Il Cielo la guardi dall’attività di chi saprebbe farla cedere un’altra volta. <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="date">Udine 1. Settembre 1790.</p>
<p rend="SO">Quando si possa non convien dispensarsi dal rendere giustizia al merito altrui, e perchè abbia comecchesia qualche compenso; e perchè altri si ecciti ad emularnelo virtuosamente. Or io la rendo al valore del Co: <hi rend="italic">Vergente Percoto</hi>, il quale alla nobiltà de’ suoi natali, ed alle singolari doti che adornano l’animo suo accoppia la più lodevole applicazione alle belle arti con mirabile riuscita. Portato egli dal suo bel genio alla Pittura ad essa dapprima si dedicò, apprendendone il disegno da celebre Maestro, qual si è il Sig. <hi rend="italic">Gio: Battista Mingardi</hi>. Con questo solido fondamento si pose a incidere in Rame, principalmente nella moderna difficile maniera a granito. Da qualche anno in qua però si consacrò all’incisione delle gemme, cui è desiderabile, che non abbandoni giammai: giacchè si vede, che va a riuscire eccellente. Chi veda la Testa di Ercole in Corniola, tratta da un antico dell’Eccell. K. e Pr. <hi rend="italic">Pisani</hi> ne rimarrà convinto. La Testa di Medusa essa pure in Corniola, opera antica di <hi rend="italic">Dioscoride</hi> gli fa grande onore. Il P. D. <hi rend="italic">Francesco Stella</hi> Professore di Filosofia, per cui la incise, assai cara se la tiene. Lavoro assai delicato si è una Ninfa appoggiata ad un sasso, presa da un antico, e ben proporzionato alle gentili maniere della sua Nobile Posseditrice la Co: <hi rend="italic">Gioseffa de Lamberg di Gorgo</hi>; al cui finissimo gusto nel disegno ben doveasi la più scrupolosa squisitezza. Finalmente, per non dire di molte altre, è un capo d’opera un suo Diaspro d’Egitto, su cui incise un <hi rend="italic">Perseo</hi> in piedi tenente con la destra lo scudo, in cui vedesi la Testa di Medusa; e più sotto appoggiati ad una rupe la Corazza, l’Elmo, e l’Asta: con la sinistra il Parazonio, e la Clamide. L’Originale di Dioscoride esiste nel Gabinetto del Re di Francia; e la bella copia presso il suo Amico, e compagno di genio il Co: <hi rend="italic">Antonio della Torre, e Valsassina</hi>.</p>
<p>La distinta abilità del Co: <hi rend="italic">Vergente Percoto</hi> in questo genere di lavori ec-<pb n="573"></pb>citò l’estro di un Poeta conoscitore del pari e ammiratore del suo vero merito; e a lui dedicò il seguente Epigramma.</p>
</div2><div2><head><hi rend="smallcaps">De egregio gemmarum scalptore<lb></lb>variente percoto<lb></lb>utinensi ciue nobilissimo<lb></lb>epigramma.</hi></head>
<p rend="MO"><hi rend="superscript"><note n="1">Giovanni Ricamatore detto volgarmente <hi rend="italic">Giovanni d’Udine.</hi></note></hi><hi rend="smallcaps">Ricamatorem</hi> <hi rend="italic">tulit olim Urbs nostra</hi> Johannem<lb></lb><hi rend="italic">Magni Urbinatis Discipulum &amp; comitem.<lb></lb>Hoc vivo tibi Pictores non illa Pericles<lb></lb>Aetas invidit, non tibi, Tite tuos.<lb></lb>Gemmarum nunt Scalptorem videt æmula Roma<lb></lb></hi>Percotum <hi rend="italic">hærentem Piclerii lateri.<lb></lb>Ut nunc Augusto Cronium non amplius illa<lb></lb>Non suum Alexandro Pyrgotelem invideat.</hi></p>
</div2><div2><head><hi rend="smallcaps">Avviso teatrale</hi></head>
<p rend="SO">“Avendo l’Impresario del Nobile Teatro di Brescia ottenute le debite permissioni ha stabilito di dare a questo Rispettabilissimo Pubblico il divertimento di una corsa di Lacchè, alla quale sarà ammesso anco qualunque Lacchè Forastiere. Lo spettacolo succederà nel giorno di Lunedì 13 del mese di Settembre. La Corsa comincierà al solito luogo del <hi rend="italic">Gambaro</hi> anderà a <hi rend="italic">Rezzato</hi>, e tornerà al Gambaro stesso, ove li Direttori consegneranno le Bandiere a norma del merito, e della preminenza. Quei Lacchè, che vorranno correre si daranno in nota due giorni prima a’ Signori Deputati al buon’ordine della Corsa. I Premj si vedranno notati quì appiedi.</p>
<p>La Recita di quella sera è riservata nell’Abbonato, e quella Recita sarà decorata con la Illuminazione doppia del Scenario, e di tutto il Teatro. L’Impresario si promette dalla sperimentata cortesia di questo Pubblico un numeroso, e pieno concorso, per il quale porge le più fervorose sue suppliche.”</p>
</div2><div2><head>Nota dei Premj.</head>
<p>Primo Premio Scudi di Milano 	N. 12</p>
<p>Secondo				N. 8</p>
<p>Terzo				N. 6</p>
<p>Quarto				N. 4.</p>
<p>Quinto				N. 2</p>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">In Senato </hi>4. cor.</p>
<p rend="SO">Sopraintendente al Sum. delle Leggi mesi 36.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Alvise Morosini</hi> qu. Barb. V. </p>
<p rend="date">In M. C. 5. detto.</p>
<p rend="SO">Pod. a Portogurer m. 16.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Piero Ant. Barozzi</hi> qu. Fr.</p>
<p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Nad. Zorzi Morosini</hi>.</p>
<p rend="SO">Prov. al Cottimo di Damasco</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Pietro Ant. Venier</hi> qu. Lor.</p>
<p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Zuanne Pasqualigo</hi> q. M. A.</p>
<p rend="SO">Dell’Ag. al Cons. di Pregadi</p>
<p rend="SO">Luogo di s. <hi rend="italic">Zuanne Lezze</hi> el. Cons.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">M. A. Michiel </hi>il Savio di Terra ferma.</p>
<p rend="SO">Sei del Cons. di Pregadi</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Marco Zen</hi> K.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ant. Grimani</hi> qu. Piero</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ant. Zen</hi> qu. Ant.</p>
<p rend="SO">s. Z. <hi rend="italic">Alvise Emo</hi> qu. Zuan.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne Minotto</hi> qu. Polo</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Gabriel Marcello</hi> qu. Anz.</p>
<p rend="SO">3. del Cons. di X.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Paolo Antonio Crotta</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Piero Zusto</hi></p>
<p rend="SO">s. Z. <hi rend="italic">Francesco Correr.</hi></p>
<p rend="SO">Scrivono da Brescia, che per i molti omicidj, e per le ferite date in quella Città, l’Eccellentissimo Rappresentante fece raddoppiare le pattuglie ordinando alla loro testa degli Uffiziali in luogo di Sergenti, il che produsse il buon effetto d’arrestare il corso a’ delitti, onde da alcuni giorni non si odono più [...]ste nuove.</p>
<p rend="SO">Da Bergamo in data del primo corr. ebbimo una Lettera, che non potè aver luogo nel precedente Foglio, di cui ecco la sostanza.</p>
<p>“Questa Fiera la più bella, ricca, e magnifica dello Stato Veneto, ebbe oltre al solito una tal affluenza di Forastieri, particolarmente nel giorno di S. Alessandro, che non trovandosi palchetti a niun prezzo molte Dame hanno dovuto sedere in Platea per udire un’Opera che non piace. Il solo Ballo diverte molto essendo eseguito a meraviglia, e la Sig. <hi rend="italic">Mariatti</hi> sostiene mirabilmente la parte di prima Ballerina seria. Li Grotteschi si affaticano con applauso, ed in particolare la Signora Tommasini e la Signora <hi rend="italic">Galazzi</hi> . . . Ma ohimè . . .”</p>
<p>Quì resta il senso interrotto, e si viene alla narrativa dell’orribile delitto prodotto dall’amore, e dalla gelosia. La descrizione non accordasi in tutte le sue parti con quella da noi riportata ma in essenza contiene lo stesso, e ci dispensiamo dalle variazioni ed aggiunte, che saran forse le più storiche del funestissimo avvenimento, per non deturpar vieppiù la memoria di chi perì sì miseramente.</p>
<p rend="SO">L’altr’jeri la Nobile Donzella S. E. <hi rend="italic">Teresa Memo</hi> di E. <hi rend="italic">Ales</hi>. diede la mano di Sposa al Nob. Signor Conte <hi rend="italic">Giovanni Angeli </hi>di Rovigo.</p>
<p rend="SO">Venerdì 3 corr. <hi rend="italic">Post</hi>. al Cons. Eccell. di 40 C. N. s’è trattata una Causa, per diritto d’acque, tra il Nob. Signor <hi rend="italic">Pietro Longhena</hi> al Taglio, e la Spet. Comunità di <hi rend="italic">Leno</hi> al Laudo, a favore della quale seguì il Giudizio</p>
<p>Laudo 21 + Taglio 10.</p>
<p>Avv. al Taglio Ecc. <hi rend="italic">Cromer</hi> e <hi rend="italic">Stefani</hi>. Interv. <hi rend="italic">Fr. Maello</hi> Inter. <hi rend="italic">Perosa</hi>.</p>
<p>Al Laudo Ecc. <hi rend="italic">Gallini</hi> e <hi rend="italic">Sartori</hi>.</p>
<p>Interv. <hi rend="italic">Giac. Marchesini</hi>.</p>
<p rend="date"><hi rend="italic">Verona</hi> 4 <hi rend="italic">Sett</hi>. 1790.</p>
<p rend="SO">“Da qualche giorno è quì giunta una Compagnia di Ballerini da corda, e saltatori di cavallo i quali s’esercitano in <hi rend="italic">Rena</hi> contribuendo un giornaliero regalo all’Impresario <hi rend="italic">Pelandi</hi> ne’ dì del lavoro. È questa Compagnia meglio equipaggiata di quella dello scorso Carnovale, che fu a Venezia, ed ha quello stesso famoso Pagliaccio che cola tanto si fece ammirare. V’è pure una Giovine più bella, e più brava della rinomata <hi rend="italic">Brunetta</hi>.</p>
<p><pb n="575"></pb> Continuano le recite de’ Comici nel Teatro. Ora è in iscena, e si fa la sesta replica, l’<hi rend="italic">Illusione</hi>, <hi rend="italic">e la Verità</hi>, che più che alla Nobiltà piace alla Plebe. Sono ec.”</p>
</div2><div2><head><hi rend="italic">Notizie Sacre.</hi></head>
<p rend="SO">“Primo Sett. la Beata Giuliana V. Contessa di Collalto, fu Abbadessa a S. Biagio alla Giudecca, ove si venera il suo corpo, morta l’anno 1262.</p>
<p>In questo giorno l’anno 1683 seguì il primo incendio di <hi rend="italic">Barbaria delle Tavole</hi> in occasione d’una processione per il Giubileo.</p>
<p>4 Sett. In tal giorno l’anno 1688 da’ Cristiani fu preso Belgrado con istrage de’ turchi.</p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Ritornando a prodursi con universale aggradimento, nel Coro di S. Lazzaro de’ Mendicanti la desiderata Signora</hi> Giovanna Pavan</p>
<p rend="GT"><hi rend="smallcaps">Sonetto</hi>.</p>
<lg><l rend="G1">Quest’Angioletta, che rapisce e bea</l>
<l rend="GF">Anime sensi e cor coll’agil canto,</l>
<l rend="GF">Di cui <hi rend="smallcaps">Natura</hi> con altero vanto</l>
<l rend="GF">Per trarci al vero Bel formò l’<hi rend="smallcaps">Idea</hi>,</l>
<l rend="G1">Intempestiva vittima dovea</l>
<l rend="GF">Esser di cruda Parca e trarci al pianto?</l>
<l rend="GF">Ah! no, che quella ria giugnesse a tanto</l>
<l rend="GF">Non comportollo il Cielo, e nol potea.</l>
<l rend="G1">Nol potea no, che troppo abbiam di pene,</l>
<l rend="GF">Onde langue ogni cor stretto e compreso,</l>
<l rend="GF">Se le doglie a temprar non resti un <hi rend="smallcaps">Bene</hi>.</l>
<l rend="G1">Restò: n’odo la voce. Oh quali scioglie</l>
<l rend="GF">Soavi note! Oh come lieve il peso</l>
<l rend="GF">Or mi si fa delle terrene spoglie!</l>
</lg></div2><div2><head><hi rend="italic">Delitti.</hi></head>
<p rend="SO">Si son introdotti nottetempo de’ ladri nella camera d’un Fattore di Patrizia Famiglia, il quale abita a S. Felice, e gli rubarono 16 mila lire in contanti. All’accorgersi che si svegliò, e si scosse mentr’eseguivasi il furto, uno di coloro lo ferì leggermente minacciandogli la vita se non si fosse acchetato.</p>
<p>Un altro ladro domestico, servitore d’un Gentiluomo Veneto, gli rubò 400 duc. effettivi.</p>
<p>Giova il temer molto piuttosto che nulla, e non tener mai dove si dorme molti denari, o cose preziose. A tanti fatali esempj la gente dovrebbe imparare; ma si potrà sempre opporre all’insegnamento, che i soldi sono in maggior pericolo lontani da chi li possede; e che non corre rischio di perderne se non chi non ne ha.</p>
<p>Sabbato scorso 4 del corr. Mese di Sett. Mane dall’Eccellentiss. Collegio de’ XXV fu deciso lo Spazzo di Patta Reale seguito li 27 Maggio 1789 collo Spazzo di Laudo a favore della Signora <hi rend="italic">Chiara Bressanin</hi> qu: Gio: Maria.</p>
<div3><head>Avvocati al Laudo.</head>
<p rend="SO">Eccellente <hi rend="italic">Stefano Stefani</hi>, e N. H. <hi rend="italic">Niccolò Boldù</hi>. Eccell. <hi rend="italic">Gio</hi>: <hi rend="italic">Pietro Sailer</hi> Causidico</p>
</div3><div3><head>Al Taglio</head>
<p rend="SO">Eccell. <hi rend="italic">Antonio Costantini</hi>, e <hi rend="italic">Antonio Locatelli</hi>. Sig. <hi rend="italic">Giacomo Bini</hi> Causidico.</p>
</div3><div3><head><hi rend="italic">Bastim. arriv. e loro Carico.</hi></head>
<p rend="SO">20 Agosto Brac. P. Giov. Magnaron da Trieste con 4 bot. tabacco, 20 sac. filati. 4 bot. cer. g. una cas. tele.</p>
<p>21 detto. Piel. P. Gius. Spanio da aAncona con 24 Ballotti spugne, 3 bar. oglio di Storace. 3 sacchetti Storace. un Ballotto Filati. 1 cassetta Mastici. 50 lib. Formaggelle.</p>
<p>22. Piel. P. Vic. Venturini con una cassetta seta grezza &amp; altro.</p>
<p>23. Tartanon P. Romualdo Mazzucato da Pesaro con 70 sac. vallonia. </p>
<p><pb n="576"></pb> 4 Bal. Libri. una Bal. lana della Camp. di Roma. 3 Bal. Lino grezzo. una bal. seta grezza.</p>
<p>Nave C. Paolo Picello da Trapani con 560 salme di sale.</p>
<p>24. Piel. P. Santo Ballarin da Palma con 22 sac. Gripola e 3 bal. strazze.</p>
<p>Brac. P. Giac. di Giac. Viezzoli da Trieste con 3 bot. cera g. 9. bot. Rosa. una bal. Griso. 17 bot. tabacco &amp; altro.</p>
<p>Piel. P. Giac. Giurissin da Traù con 6 c. oglio.</p>
<p>25. Piel. P. Giov. Rovere da Trieste con 4 colli colla. 3. bot. e 5 sac. cera g. 3 bar. arg. vivo. 12 col. tele, &amp; altro.</p>
<p>Piel. P. Fil. Mauro da Fiume con remi e stanghe di sedia.</p>
<p>Tartanon P. Laz. Davanzo da Pesaro con 4. Bal. seta grezza &amp; altro.</p>
<p>26. Piel. P. Vic. Vianello da Piran con 155 mog. di sale.</p>
<p>Piel. P. And. Vatta da Piran con 6 sac. pasta di Puglie.</p>
<p>Piel. Par. Mat. Cosolich da Nove Gradi con 102 pez. form. Morlacco.</p>
<p>27. Brac. P. Bat. viezzoli da Trieste con 10 bot. cera g. 5 colli telarie. una bal. panni &amp; altro.</p>
<p>Battello P. Tom. Scarpa da Trieste con 22 cas. limoni.</p>
<p>Brac. P. And. Splar da Trieste con 6 bar. arg. vivo. 14 bot. cera g. una bal. lana. una bal. e un pacco panni. 2 bal. Gotton di ritorno &amp; altro.</p>
<p>Brac. P. Mat. spellich da Trieste con 18 bot. oglio. 15 bar. Colofonio. un bar. azzurro. una bot. cera g. 2. col telarie.</p>
<p>Chec. Cap. Tom. Gelcich, da Costantinopoli Zante e Trieste con </p>
<p>15. bot. 3. bar. 2 carat. e un colllo cera gialla.</p>
<p>40 Balle lana lorda</p>
<p>7 Carat. Gomma arabica.</p>
<p>36 Bal. lana trascila.</p>
<p>2 Bar. e 2 cassette Oppio.</p>
<p>2 Cassette cogome da caffè.</p>
<p>2 Casse caminetti di pipa</p>
<p>2120 Cuoj salati.</p>
<p>Un Pacchetto pelli di castrato.</p>
<p>Una cassetta scamonea.</p>
<p>Un Ballotto tele.</p>
<p>Uno strumento Matematico.</p>
<p>3 Bot. e 2 carat. miel.</p>
</div3><div3><head><hi rend="italic">Per tansito.</hi></head>
<p rend="SO">76 Ballotti e 680 cuoj salati.</p>
<p>2 Scatole perle.</p>
</div3><div3><head><hi rend="italic">Di ritorno.</hi></head>
<p rend="SO">27 Casse lastre.</p>
<p>2 Casse teriaca.</p>
<p>28. Piel. P. Fr. Spolar da Trieste con 63 m. pece. una cas. tele. 5 bot. tabacco.</p>
<p>Checchia. Cap. Greg. Davanzo da cipro con 195 Balloti Gotton. 74 bot. 43 cai, un carat. e 110 bar. vin di Cipro. un casson pomoquinto. una bot. e una cassetta santuarj. un carat. moscato. 9 cas. Laudano, &amp; altro.</p>
<p>Trab. P. Mat. Scarpa da Spalato con 5 c. oglio.</p>
<p>Chec. Cap. Pietro Bersetz Raguseo con la sola provigion da Trieste.</p>
<p>Brac. P. Nic. Fragiacomo da Piran con 21 bar. vischio.</p>
<p>P el. P. Ant. Spellich da Trieste con 22 m. 580 lib Vallonia. 22 bar. Colofonio. 3 col. chiodi 4 cas. acqua di Boemia. un bar. merci.</p>
<p>Piel. P. Ant. Illic da Liesina con 2 c. oglio &amp; altro. </p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Il resto nel Foglio venturo.</hi></p>
</div3></div2><div2><head><hi rend="italic">D’affittare.</hi></head>
<p rend="SO">Casa a S. M. Nuova vicina al ponte de’ Miracoli. Annuo affitto Duc. 150. </p>
<p>L’addrizzo è a Cà Pisani al ponte dell’erbe a S. Marina.</p>
</div2><div2><head><hi rend="italic">Morti.</hi></head>
<p rend="SO">Il Reverendiss. D. <hi rend="italic">Carlo Dom Orsetti</hi> d’anni 83. Piovano di S. Simon Profeta. El. primo Feb. 1762 M. V.</p>
<p>Piovano in S. Simeon Profeta. Concorrente Rev. D. <hi rend="italic">Romolo Manetti</hi>.</p>
<p>Di sì 38 di nò 2. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone> <milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p></div2></div1></body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body>
          <div>
            <ab>
              <seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 72 Mercordì 8. Settembre 1790. <seg synch="#FR.2" type="E2">
                  <seg type="U2">Conchiuse del Contrattempo amoroso incominciato nel precedente Foglio, e continuato
sin a tutto il Dialogo.</seg>
                  <seg synch="#FR.3" type="E3"> Egli espresse queste ultime parole col vivo entusiasmo d’un’anima
accesa d’amore, e le sigillò con una eloquentissima occhiata, ed un sospiro di foco. Al poter di
quest’armi, la piazza debole, e vacillante, s’arrese, e la perdita non fu meno grata e soave della
vittoria. Per il corso d’alcuni mesi, il Regno d’Amore non ebbe due anime più appassionate, e fedeli
di quelle. Non passava giorno senza che Arpalice rammentasse ad Ugone, che ad onta del foco onde
ardeva per lui, a costo di morire, ella non l’avrebbe più guardato nemmeno, se trovato infedele lo
avesse. Per di lui fatalità ebb’egli a conoscere, dopo un tale spazio di tempo, una vedova greca,
che aveva una Figlia sul fiore degli anni, bella, vivace, e d’una furberia così raffinata da
superare tutta l’umana malizia. Costei appellavasi Corinna. Le bastò intendere dalle labbra medesime
d’Ugone, che il suo core era stretto con vincoli d’eterna costanza a quello della donna più amabile,
che il nostro Secolo vantar potesse, per mettersi all’impegno d’innamorarlo, e di renderlo
mancatore, e infedele. Ci vollero pochi gironi per farla trionfare. Ugone tremava del suo pericolo:
ma rinunziar non voleva a tanta fortuna. Per respirare liberamente l’aure amorose, stabilì di
condurre notte tempo Corinna in un suo Palazzino di Campagna, e la Madre indulgente gliel’affidò,
sapendo quanto fidarsi poteva di sua Figlia, e di lui. Successe in quella notte medesima, che una
virtuosa, di quelle, che servono il Pubblico, stanca del giogo d’un Padre indiscreto, e severo, che
volea scialacquare i frutti della di lei virtù, risoluto aveva di scuoterlo, fuggendo con uno de’
suoi amanti il cui luogo di Campagna era vicino a quello d’Ugone. Quando l’amoroso Babbo s’accorse
della mancanza della sua Putta, ebbe a morir dal dolore, e s’abbandonò ad una disperazione sì fiera,
che faceva tremare chi l’ascoltava. A forza d’interrogazioni giunse a sapere con chi era fuggita, e
tenendo per fermo, che il rapitore condotta l’avesse alla Villa, insegnare si fece la situazione del
suo Palazzo, e armato di due pistole, a quello s’av-<pb n="570"></pb>viò con gran fretta. Divorò quattro
miglia di strada in meno d’un’ora, accompagnando ogni passo con un lamento, o con qualche bestemmia.
Lusingavasi di sorprendere i colpevoli amanti: ma questi erano da lui dieci miglia lontani; e si
calcola, che a quell’ora si spogliassero per mettersi a letto separatamente. Fosse, o per aver male
inteso, o perchè male gli venisse insegnato, l’anelante Genitore credette che il Palazzino d’Ugone
fosse quello del seduttor di sua Figlia, (com’ei chiamavalo) e si trovò pochi passi lontano dal
medesimo mentre usciva a prender aria, al fianco della bella sua Greca, quell’amante infedele. Tra
lei, e sua Figlia, v’era una differenza insensibile di statura, e di portamento. Era molto maggiore
quella, che correva tra Ugone e quell’altro innamorato: ma il Padre acciecato dall’ira non la
conobbe, e impugnando una pistola s’avventò furioso sopra d’Ugone, gliela rivolse al capo, lo spinse
colla sinistra mano, e gridò con voce tremante: Lasciami, traditore, la mia Figliuola. Ugone nella
cui Patria cedono l’armi alla toga, che abborriva i furori di Marte, e non conosceva nella Favola
altre Divinità che Cupido, si mise a correre, e celandosi dietro una grossa quercia, strette ad
udire alla larga il fine di quella scena, palpitante, e smanioso. Egli credeva, che veramente colui
fosse il genitor di Corinna. Questa giovine coraggiosa non s’avvilì a quella sorpresa, e mentre il
suo amante correva, chi sei tu temerario, disse a quel vecchio, sogni, deliri, sei ubbriaco, o sei
pazzo? Al suono di quella voce egli conobbe il suo inganno. Le chiese scusa, e drizzò il suo cammino
ad un altro palazzino, che in lontananza vedevasi, e suppose esser quello dell’amante di sua figlia,
come lo era di fatti. Và và, ella gli disse, e saprai domani chi sia Ugone . . . . Questi trasse un
respiro di consolazione quando vide il vecchio allontanato da lei, e uscendo dal suo ritiro, la
chiamò ad alta voce acconstandosele frettoloso, e impaziente. Ella lo prese a una mano, lo interrogò
se volesse farsi cavar un poco di sangue, e rientrata seco lui nel suo palazzino gli pose al fianco
una rocca. Egli non s’offese di questi scherzi: ma confessare non volle la sua paura. Passò
tranquillamente con lei il resto di quella notte, e nella seguente mattina tornò in Città, lasciando
Corinna a letto, dopo aver date le necessarie disposizioni, ond’ella fosse servita nel suo ritorno,
all’ora che le piacesse. La prima sua visita diretta fu ad Arpalice. Aveva finto seco lei, per
istare in libertà nella passata notte, che il sospetto di fuga d’un suo fattore l’avesse fatto volar
in compagna: ed interrogato come fosse andata la faccenda, niente di male, rispose, fui molto
agitato prima di giunger in Villa: ma poi ho passata bene la notte. Ella ordinò un lauto pranzo per
manifestarle il suo giubilo, e mandò l’invito ai suoi soliti amici. Il Padre di Corinna, giunto al
Palazzino dell’amante di sua Figlia, lo vide chiuso da ogni parte, trovò un alto silenzio, e non
ebbe alcun favorevole indizio. Nondimeno picchiò sì fortemente alla porta, che destò la servile
famiglia, ch’era immersa nel sonno. Il cui capo, dopo avere pazientemente risposto alle
interrogazioni del vecchio, venendo da lui strapazzato, perchè aprirgli non volle la porta, a
fassate lo fece correre, e lo colpì in una gamba. Zoppicando tornò a casa, ed impiegò più di tre ore
in quel viaggio. Informandosi del carattere d’Ugone, e narrando agli amici suoi lo sbaglio, che
aveva preso, fu consigliato da tutti di cercar qualche mezzo onde placare il giusto suo sdegno, per
iscansare un carico di bastonate, che doveva aspettarsi, se non <pb n="571"></pb>faceva un tal passo.
Fosse, o nò quel Signore, di così vendicarsi capace, e scherzassero, o dicessero davvero, quei che
così consigliavano, è certo, che il vecchio concepì una orrenda paura, ed informandosi qual persona
avesse potere sull’animo suo, seppe che Arpalice lo dominava. Si consolò, perchè il di Lei cameriere
era suo amico, e risolse di correr subito a lui. Lo informò del successo, e lo pregò d’interessarsi
a vantaggio suo. Quel cameriere era la quintessenza della furberia. Vedeva la sua padrona innamorata
perdutamente, e ne aveva dolore. Odiava Ugone, perchè non era con lui generoso, e colse l’occasione
di fargli del male, affine di fare alla sua patrona del bene. Presentandole il caffè la prego di
ascoltare un vecchio suo amico, che aveva bisogno della di Lei protezione. Ch’entri, risposegli. Il
Cameriere lo introdusse, animandolo a parlare liberamente, e promettendogli la grazia. È da notarsi,
che questo Padre sconsolato, era uno sguajato Napoletano, che parlava con tutta la caricatura del
suo dialetto, aveva una voce rauca, una faccia da buffone, e gestiva ne’ suoi discosi come un
Capitano Coviello. Nel presentarsi ad Arpalice, ch’era assisa al fianco d’Ugone, allargò le braccia,
si mise a piangere, e dopo un urlo le dimandò pietà, e si precipitò ai piedi suoi. Quell’atto di
disperazione, in vece di commuoverla, la fece ridere, come risero gli altri tutti fuori che Ugone,
il quale all’età, alla figura, alla pronunzia, alla voce, s’accorse ch’era quello il vecchio, da cui
ricevuto aveva l’affronto. Quel conoscimento fu per esso un colpo di fulmine, che sbalordito lo
rese. Ebbe la prontezza di spirito di cercar un sipiego. Alzandosi dalla sua sedia, rollevò di sua
mano quel vecchio, e dicendogli: venite meco, so cosa dir volete: non è bene che tutti intendano,
tentò di condurlo in un’altra camera. Prima d’uscire da quella, il napoletano lo interrogò, seguendo
i suoi passi, s’ei fosse Ugone, e udendo in risposta un sì, trasse un urlo da spiritato, tornò
indietro, si prostese di nuovo ai piedi d’Arpalice, e dissele, io sono morto se mi abbandonate: poi
col suo solito tuono, e tagliando l’aria colle braccia, narrò il caso successogli. Ugone, ritornato
al suo sito, ebbe a morir dall’affanno, si mutò di colore, e sudò. Ella represse i moti della natura
per non manifestar agli altri quanto lo amasse, ed ostentando un’aria d’indifferenza, lo pregò di
perdonare a quel disperato. Non mi fò un merito di servirvi, ei risposele, perchè non mi offesi del
suo errore, nè mi sarei mai vendicato. Lo credo anch’io, soggiunse Arpalice, giacchè in questi casi
torna meglio tacere. In ciò dire fè apparir sul suo labbro un riso affettato, e un’occhiata gli
diede nella quale, ad onta sua lampeggiava lo sdegno. Andate, disse a quel vecchio, e vivete
tranquillo, che questo Signore non manca mai agli impegni suoi. Fu questa per esso un’altra ferita,
che gli lacerò il cuore. Dopo aver, per forza, baciata a tutti la mano, e girata la stanza a forza
di riverenze, il Napoletano se ne andò, e ringraziò l’amico suo, che al di fuori aveva capito tutto,
e del buon esito della sua furberia trastullavasi. Arpalice ricomposta nel suo interno, cominciò a
scherzare su quel soggetto, ed usando a sangue freddo tutta la finezza del suo spirito, si sostenne
sull’aria dello scherzo, e tormentò l’avvilito suo Amante. Mi pare, gli disse fingendo incertezza,
che un sospetto di fuga sul vostro fattore v’abbia fatto volare in campagna nella passata notte.
Come mai tra le angustie di spirito nelle quali eravate avete potuto pensare a una Ragazza che
v’accompagni? Egli finse, che quella fosse una sua nipote, s’inventò un Ro-<pb n="572"></pb>manzetto sul
fatto, si sforzò di dargliela ad intendere: ma con tutta l’arte, e la finezza di cui era capace, gli
si leggeva la menzogna nel volto. Ella, fingendo apertamente di credergli, alternava il riso alle
parole, e sottilmente lo rese il zimbello della conversazione. Lo strepitoso . . . che coglieva
tutte le occasioni di motteggiar, e di pungere, sacrificò l’amico al maligno suo genio. Lo
sdentato . . . annojollo a forza di cerimonie. Il sofista . . . passando d’illazione in illazione lo
faceva contorcere. Il mangiatore celebrando ad una ad una le vivande del pranzo gliele cangiava in
veleno. Durò la scena d’amarezza per i due cuori ingannatore e ingannatò, e di divertimento per gli
altri, poco meno d’un’ora. Chiese poi la Padrona di mettersi in libertà, e l’uno partì dietro
l’altro. Voleva la convenienza, che i Commensali d’una generosa Signora tacessero l’avvenimento
bizzarro, e ognuno d’essi si vantò d’aver conservato il silenzio; ma non si sà come la Città tutta
abbia potuto saperlo senza che nessuno parlasse. Son accidenti che nascono. Arpalice si rese
invisibile all’infedele Ugone, e finse di non esser in casa le tante volte che andò e ritornò per
parlarle. Ricever non volle alcuno de’ Biglietti che le avea scritti, e per sollevarsi dal rammarico
che lo rodeva egli andò a fare un’viaggio. Ella guarì in poco tempo dall’amorosa sua febbre, e fece
de’ voti solenni di non creder più ad uomini, e di preservar il suo cuore da qualunque futuro
attacco. Il Cielo la guardi dall’attività di chi saprebbe farla cedere un’altra volta. </seg>
                  <seg type="DT">Udine 1. Settembre 1790.</seg> Quando si possa non convien dispensarsi dal rendere
giustizia al merito altrui, e perchè abbia comecchesia qualche compenso; e perchè altri si ecciti ad
emularnelo virtuosamente. Or io la rendo al valore del Co: Vergente Percoto, il quale alla nobiltà
de’ suoi natali, ed alle singolari doti che adornano l’animo suo accoppia la più lodevole
applicazione alle belle arti con mirabile riuscita. Portato egli dal suo bel genio alla Pittura ad
essa dapprima si dedicò, apprendendone il disegno da celebre Maestro, qual si è il Sig. Gio:
Battista Mingardi. Con questo solido fondamento si pose a incidere in Rame, principalmente nella
moderna difficile maniera a granito. Da qualche anno in qua però si consacrò all’incisione delle
gemme, cui è desiderabile, che non abbandoni giammai: giacchè si vede, che va a riuscire eccellente.
Chi veda la Testa di Ercole in Corniola, tratta da un antico dell’Eccell. K. e Pr. Pisani ne rimarrà
convinto. La Testa di Medusa essa pure in Corniola, opera antica di Dioscoride gli fa grande onore.
Il P. D. Francesco Stella Professore di Filosofia, per cui la incise, assai cara se la tiene. Lavoro
assai delicato si è una Ninfa appoggiata ad un sasso, presa da un antico, e ben proporzionato alle
gentili maniere della sua Nobile Posseditrice la Co: Gioseffa de Lamberg di Gorgo; al cui finissimo
gusto nel disegno ben doveasi la più scrupolosa squisitezza. Finalmente, per non dire di molte
altre, è un capo d’opera un suo Diaspro d’Egitto, su cui incise un Perseo in piedi tenente con la
destra lo scudo, in cui vedesi la Testa di Medusa; e più sotto appoggiati ad una rupe la Corazza,
l’Elmo, e l’Asta: con la sinistra il Parazonio, e la Clamide. L’Originale di Dioscoride esiste nel
Gabinetto del Re di Francia; e la bella copia presso il suo Amico, e compagno di genio il Co:
Antonio della Torre, e Valsassina. La distinta abilità del Co: Vergente Percoto in questo genere di
lavori ec-<pb n="573"></pb>citò l’estro di un Poeta conoscitore del pari e ammiratore del suo vero
merito; e a lui dedicò il seguente Epigramma. De egregio gemmarum scalptore<lb></lb>variente
percoto<lb></lb>utinensi ciue nobilissimo<lb></lb>epigramma. <seg type="MO">
                    <note n="1">Giovanni Ricamatore
detto volgarmente Giovanni d’Udine.</note>Ricamatorem tulit olim Urbs nostra Johannem<lb></lb>Magni
Urbinatis Discipulum &amp; comitem.<lb></lb>Hoc vivo tibi Pictores non illa Pericles<lb></lb>Aetas invidit,
non tibi, Tite tuos.<lb></lb>Gemmarum nunt Scalptorem videt æmula Roma<lb></lb>Percotum hærentem Piclerii
lateri.<lb></lb>Ut nunc Augusto Cronium non amplius illa<lb></lb>Non suum Alexandro Pyrgotelem
invideat.</seg> Avviso teatrale “Avendo l’Impresario del Nobile Teatro di Brescia ottenute le debite
permissioni ha stabilito di dare a questo Rispettabilissimo Pubblico il divertimento di una corsa di
Lacchè, alla quale sarà ammesso anco qualunque Lacchè Forastiere. Lo spettacolo succederà nel giorno
di Lunedì 13 del mese di Settembre. La Corsa comincierà al solito luogo del Gambaro anderà a
Rezzato, e tornerà al Gambaro stesso, ove li Direttori consegneranno le Bandiere a norma del merito,
e della preminenza. Quei Lacchè, che vorranno correre si daranno in nota due giorni prima a’ Signori
Deputati al buon’ordine della Corsa. I Premj si vedranno notati quì appiedi. La Recita di quella
sera è riservata nell’Abbonato, e quella Recita sarà decorata con la Illuminazione doppia del
Scenario, e di tutto il Teatro. L’Impresario si promette dalla sperimentata cortesia di questo
Pubblico un numeroso, e pieno concorso, per il quale porge le più fervorose sue suppliche.” <seg type="U2">Nota dei Premj.</seg> Primo Premio Scudi di Milano N. 12 Secondo N. 8 Terzo N. 6 Quarto N.
4. Quinto N. 2 <seg type="DT">In Senato 4. cor.</seg> Sopraintendente al Sum. delle Leggi mesi 36.
s. Alvise Morosini qu. Barb. V. <seg type="DT">In M. C. 5. detto.</seg> Pod. a Portogurer m. 16. s.
Piero Ant. Barozzi qu. Fr. F. s. Nad. Zorzi Morosini. Prov. al Cottimo di Damasco s. Pietro Ant.
Venier qu. Lor. F. s. Zuanne Pasqualigo q. M. A. Dell’Ag. al Cons. di Pregadi Luogo di s. Zuanne
Lezze el. Cons. s. M. A. Michiel il Savio di Terra ferma. Sei del Cons. di Pregadi s. Marco Zen K.
s. Ant. Grimani qu. Piero s. Ant. Zen qu. Ant. s. Z. Alvise Emo qu. Zuan. s. Zuanne Minotto qu. Polo
s. Gabriel Marcello qu. Anz. 3. del Cons. di X. s. Paolo Antonio Crotta s. Piero Zusto s. Z.
Francesco Correr. Scrivono da Brescia, che per i molti omicidj, e per le ferite date in quella
Città, l’Eccellentissimo Rappresentante fece raddoppiare le pattuglie ordinando alla loro testa
degli Uffiziali in luogo di Sergenti, il che produsse il buon effetto d’arrestare il corso a’
delitti, onde da alcuni giorni non si odono più [...]ste nuove. Da Bergamo in data del primo corr.
ebbimo una Lettera, che non potè aver luogo nel precedente Foglio, di cui ecco la sostanza. “Questa
Fiera la più bella, ricca, e magnifica dello Stato Veneto, ebbe oltre al solito una tal affluenza di
Forastieri, particolarmente nel giorno di S. Alessandro, che non trovandosi palchetti a niun prezzo
molte Dame hanno dovuto sedere in Platea per udire un’Opera che non piace. Il solo Ballo diverte
molto essendo eseguito a meraviglia, e la Sig. Mariatti sostiene mirabilmente la parte di prima
Ballerina seria. Li Grotteschi si affaticano con applauso, ed in particolare la Signora Tommasini e
la Signora Galazzi . . . Ma ohimè . . .” Quì resta il senso interrotto, e si viene alla narrativa
dell’orribile delitto prodotto dall’amore, e dalla gelosia. La descrizione non accordasi in tutte le
sue parti con quella da noi riportata ma in essenza contiene lo stesso, e ci dispensiamo dalle
variazioni ed aggiunte, che saran forse le più storiche del funestissimo avvenimento, per non
deturpar vieppiù la memoria di chi perì sì miseramente. L’altr’jeri la Nobile Donzella S. E. Teresa
Memo di E. Ales. diede la mano di Sposa al Nob. Signor Conte Giovanni Angeli di Rovigo. Venerdì 3
corr. Post. al Cons. Eccell. di 40 C. N. s’è trattata una Causa, per diritto d’acque, tra il Nob.
Signor Pietro Longhena al Taglio, e la Spet. Comunità di Leno al Laudo, a favore della quale seguì
il Giudizio Laudo 21 + Taglio 10. Avv. al Taglio Ecc. Cromer e Stefani. Interv. Fr. Maello Inter.
Perosa. Al Laudo Ecc. Gallini e Sartori. Interv. Giac. Marchesini. <seg type="DT">Verona 4 Sett.
1790.</seg> “Da qualche giorno è quì giunta una Compagnia di Ballerini da corda, e saltatori di
cavallo i quali s’esercitano in Rena contribuendo un giornaliero regalo all’Impresario Pelandi ne’
dì del lavoro. È questa Compagnia meglio equipaggiata di quella dello scorso Carnovale, che fu a
Venezia, ed ha quello stesso famoso Pagliaccio che cola tanto si fece ammirare. V’è pure una Giovine
più bella, e più brava della rinomata Brunetta. <pb n="575"></pb>Continuano le recite de’ Comici nel
Teatro. Ora è in iscena, e si fa la sesta replica, l’Illusione, e la Verità, che più che alla
Nobiltà piace alla Plebe. Sono ec.” Notizie Sacre. “Primo Sett. la Beata Giuliana V. Contessa di
Collalto, fu Abbadessa a S. Biagio alla Giudecca, ove si venera il suo corpo, morta l’anno 1262. In
questo giorno l’anno 1683 seguì il primo incendio di Barbaria delle Tavole in occasione d’una
processione per il Giubileo. 4 Sett. In tal giorno l’anno 1688 da’ Cristiani fu preso Belgrado con
istrage de’ turchi. Ritornando a prodursi con universale aggradimento, nel Coro di S. Lazzaro de’
Mendicanti la desiderata Signora Giovanna Pavan <seg type="GT">Sonetto.</seg> Quest’Angioletta, che
rapisce e bea Anime sensi e cor coll’agil canto, Di cui Natura con altero vanto Per trarci al vero
Bel formò l’Idea, Intempestiva vittima dovea Esser di cruda Parca e trarci al pianto? Ah! no, che
quella ria giugnesse a tanto Non comportollo il Cielo, e nol potea. Nol potea no, che troppo abbiam
di pene, Onde langue ogni cor stretto e compreso, Se le doglie a temprar non resti un Bene. Restò:
n’odo la voce. Oh quali scioglie Soavi note! Oh come lieve il peso Or mi si fa delle terrene
spoglie! Delitti. Si son introdotti nottetempo de’ ladri nella camera d’un Fattore di Patrizia
Famiglia, il quale abita a S. Felice, e gli rubarono 16 mila lire in contanti. All’accorgersi che si
svegliò, e si scosse mentr’eseguivasi il furto, uno di coloro lo ferì leggermente minacciandogli la
vita se non si fosse acchetato. Un altro ladro domestico, servitore d’un Gentiluomo Veneto, gli rubò
400 duc. effettivi. Giova il temer molto piuttosto che nulla, e non tener mai dove si dorme molti
denari, o cose preziose. A tanti fatali esempj la gente dovrebbe imparare; ma si potrà sempre
opporre all’insegnamento, che i soldi sono in maggior pericolo lontani da chi li possede; e che non
corre rischio di perderne se non chi non ne ha. Sabbato scorso 4 del corr. Mese di Sett. Mane
dall’Eccellentiss. Collegio de’ XXV fu deciso lo Spazzo di Patta Reale seguito li 27 Maggio 1789
collo Spazzo di Laudo a favore della Signora Chiara Bressanin qu: Gio: Maria. <seg type="U3">Avvocati al Laudo.</seg> Eccellente Stefano Stefani, e N. H. Niccolò Boldù. Eccell. Gio: Pietro
Sailer Causidico <seg type="U3">Al Taglio</seg> Eccell. Antonio Costantini, e Antonio Locatelli.
Sig. Giacomo Bini Causidico. Bastim. arriv. e loro Carico. 20 Agosto Brac. P. Giov. Magnaron da
Trieste con 4 bot. tabacco, 20 sac. filati. 4 bot. cer. g. una cas. tele. 21 detto. Piel. P. Gius.
Spanio da aAncona con 24 Ballotti spugne, 3 bar. oglio di Storace. 3 sacchetti Storace. un Ballotto
Filati. 1 cassetta Mastici. 50 lib. Formaggelle. 22. Piel. P. Vic. Venturini con una cassetta seta
grezza &amp; altro. 23. Tartanon P. Romualdo Mazzucato da Pesaro con 70 sac. vallonia. <pb n="576"></pb>4 Bal. Libri. una Bal. lana della Camp. di Roma. 3 Bal. Lino grezzo. una bal. seta grezza. Nave C.
Paolo Picello da Trapani con 560 salme di sale. 24. Piel. P. Santo Ballarin da Palma con 22 sac.
Gripola e 3 bal. strazze. Brac. P. Giac. di Giac. Viezzoli da Trieste con 3 bot. cera g. 9. bot.
Rosa. una bal. Griso. 17 bot. tabacco &amp; altro. Piel. P. Giac. Giurissin da Traù con 6 c. oglio.
25. Piel. P. Giov. Rovere da Trieste con 4 colli colla. 3. bot. e 5 sac. cera g. 3 bar. arg. vivo.
12 col. tele, &amp; altro. Piel. P. Fil. Mauro da Fiume con remi e stanghe di sedia. Tartanon P.
Laz. Davanzo da Pesaro con 4. Bal. seta grezza &amp; altro. 26. Piel. P. Vic. Vianello da Piran con
155 mog. di sale. Piel. P. And. Vatta da Piran con 6 sac. pasta di Puglie. Piel. Par. Mat. Cosolich
da Nove Gradi con 102 pez. form. Morlacco. 27. Brac. P. Bat. viezzoli da Trieste con 10 bot. cera g.
5 colli telarie. una bal. panni &amp; altro. Battello P. Tom. Scarpa da Trieste con 22 cas. limoni.
Brac. P. And. Splar da Trieste con 6 bar. arg. vivo. 14 bot. cera g. una bal. lana. una bal. e un
pacco panni. 2 bal. Gotton di ritorno &amp; altro. Brac. P. Mat. spellich da Trieste con 18 bot.
oglio. 15 bar. Colofonio. un bar. azzurro. una bot. cera g. 2. col telarie. Chec. Cap. Tom. Gelcich,
da Costantinopoli Zante e Trieste con 15. bot. 3. bar. 2 carat. e un colllo cera gialla. 40 Balle
lana lorda 7 Carat. Gomma arabica. 36 Bal. lana trascila. 2 Bar. e 2 cassette Oppio. 2 Cassette
cogome da caffè. 2 Casse caminetti di pipa 2120 Cuoj salati. Un Pacchetto pelli di castrato. Una
cassetta scamonea. Un Ballotto tele. Uno strumento Matematico. 3 Bot. e 2 carat. miel. Per tansito.
76 Ballotti e 680 cuoj salati. 2 Scatole perle. Di ritorno. 27 Casse lastre. 2 Casse teriaca. 28.
Piel. P. Fr. Spolar da Trieste con 63 m. pece. una cas. tele. 5 bot. tabacco. Checchia. Cap. Greg.
Davanzo da cipro con 195 Balloti Gotton. 74 bot. 43 cai, un carat. e 110 bar. vin di Cipro. un
casson pomoquinto. una bot. e una cassetta santuarj. un carat. moscato. 9 cas. Laudano, &amp; altro.
Trab. P. Mat. Scarpa da Spalato con 5 c. oglio. Chec. Cap. Pietro Bersetz Raguseo con la sola
provigion da Trieste. Brac. P. Nic. Fragiacomo da Piran con 21 bar. vischio. P el. P. Ant. Spellich
da Trieste con 22 m. 580 lib Vallonia. 22 bar. Colofonio. 3 col. chiodi 4 cas. acqua di Boemia. un
bar. merci. Piel. P. Ant. Illic da Liesina con 2 c. oglio &amp; altro. Il resto nel Foglio venturo.
D’affittare. Casa a S. M. Nuova vicina al ponte de’ Miracoli. Annuo affitto Duc. 150. L’addrizzo è a
Cà Pisani al ponte dell’erbe a S. Marina. Morti. Il Reverendiss. D. Carlo Dom Orsetti d’anni 83.
Piovano di S. Simon Profeta. El. primo Feb. 1762 M. V. Piovano in S. Simeon Profeta. Concorrente
Rev. D. Romolo Manetti. Di sì 38 di nò 2. </seg>
              </seg>
            </ab>
          </div>
        </body>
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</TEI>
