Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 72", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.4\072 (1790), S. 569-576, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2635 [aufgerufen am: ].


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Num. 72

Mercordì 8. Settembre 1790.

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Conchiuse del Contrattempo amoroso incominciato nel precedente Foglio, e continuato sin a tutto il Dialogo.

Ebene 3► Egli espresse queste ultime parole col vivo entusiasmo d’un’anima accesa d’amore, e le sigillò con una eloquentissima occhiata, ed un sospiro di foco. Al poter di quest’armi, la piazza debole, e vacillante, s’arrese, e la perdita non fu meno grata e soave della vittoria.

Per il corso d’alcuni mesi, il Regno d’Amore non ebbe due anime più appassionate, e fedeli di quelle. Non passava giorno senza che Arpalice rammentasse ad Ugone, che ad onta del foco onde ardeva per lui, a costo di morire, ella non l’avrebbe più guardato nemmeno, se trovato infedele lo avesse.

Per di lui fatalità ebb’egli a conoscere, dopo un tale spazio di tempo, una vedova greca, che aveva una Figlia sul fiore degli anni, bella, vivace, e d’una furberia così raffinata da superare tutta l’umana malizia. Costei appellavasi Corinna. Le bastò intendere dalle labbra medesime d’Ugone, che il suo core era stretto con vincoli d’eterna costanza a quello della donna più amabile, che il nostro Secolo vantar potesse, per mettersi all’impegno d’innamorarlo, e di renderlo mancatore, e infedele. Ci vollero pochi gironi per farla trionfare. Ugone tremava del suo pericolo: ma rinunziar non voleva a tanta fortuna. Per respirare liberamente l’aure amorose, stabilì di condurre notte tempo Corinna in un suo Palazzino di Campagna, e la Madre indulgente gliel’affidò, sapendo quanto fidarsi poteva di sua Figlia, e di lui.

Successe in quella notte medesima, che una virtuosa, di quelle, che servono il Pubblico, stanca del giogo d’un Padre indiscreto, e severo, che volea scialacquare i frutti della di lei virtù, risoluto aveva di scuoterlo, fuggendo con uno de’ suoi amanti il cui luogo di Campagna era vicino a quello d’Ugone. Quando l’amoroso Babbo s’accorse della mancanza della sua Putta, ebbe a morir dal dolore, e s’abbandonò ad una disperazione sì fiera, che faceva tremare chi l’ascoltava. A forza d’interrogazioni giunse a sapere con chi era fuggita, e tenendo per fermo, che il rapitore condotta l’avesse alla Villa, insegnare si fece la situazione del suo Palazzo, e armato di due pistole, a quello s’av-[570]viò con gran fretta. Divorò quattro miglia di strada in meno d’un’ora, accompagnando ogni passo con un lamento, o con qualche bestemmia. Lusingavasi di sorprendere i colpevoli amanti: ma questi erano da lui dieci miglia lontani; e si calcola, che a quell’ora si spogliassero per mettersi a letto separatamente.

Fosse, o per aver male inteso, o perchè male gli venisse insegnato, l’anelante Genitore credette che il Palazzino d’Ugone fosse quello del seduttor di sua Figlia, (com’ei chiamavalo) e si trovò pochi passi lontano dal medesimo mentre usciva a prender aria, al fianco della bella sua Greca, quell’amante infedele. Tra lei, e sua Figlia, v’era una differenza insensibile di statura, e di portamento. Era molto maggiore quella, che correva tra Ugone e quell’altro innamorato: ma il Padre acciecato dall’ira non la conobbe, e impugnando una pistola s’avventò furioso sopra d’Ugone, gliela rivolse al capo, lo spinse colla sinistra mano, e gridò con voce tremante: Lasciami, traditore, la mia Figliuola. Ugone nella cui Patria cedono l’armi alla toga, che abborriva i furori di Marte, e non conosceva nella Favola altre Divinità che Cupido, si mise a correre, e celandosi dietro una grossa quercia, strette ad udire alla larga il fine di quella scena, palpitante, e smanioso. Egli credeva, che veramente colui fosse il genitor di Corinna. Questa giovine coraggiosa non s’avvilì a quella sorpresa, e mentre il suo amante correva, chi sei tu temerario, disse a quel vecchio, sogni, deliri, sei ubbriaco, o sei pazzo? Al suono di quella voce egli conobbe il suo inganno. Le chiese scusa, e drizzò il suo cammino ad un altro palazzino, che in lontananza vedevasi, e suppose esser quello dell’amante di sua figlia, come lo era di fatti. Và và, ella gli disse, e saprai domani chi sia Ugone . . . .

Questi trasse un respiro di consolazione quando vide il vecchio allontanato da lei, e uscendo dal suo ritiro, la chiamò ad alta voce acconstandosele frettoloso, e impaziente. Ella lo prese a una mano, lo interrogò se volesse farsi cavar un poco di sangue, e rientrata seco lui nel suo palazzino gli pose al fianco una rocca. Egli non s’offese di questi scherzi: ma confessare non volle la sua paura. Passò tranquillamente con lei il resto di quella notte, e nella seguente mattina tornò in Città, lasciando Corinna a letto, dopo aver date le necessarie disposizioni, ond’ella fosse servita nel suo ritorno, all’ora che le piacesse. La prima sua visita diretta fu ad Arpalice. Aveva finto seco lei, per istare in libertà nella passata notte, che il sospetto di fuga d’un suo fattore l’avesse fatto volar in compagna: ed interrogato come fosse andata la faccenda, niente di male, rispose, fui molto agitato prima di giunger in Villa: ma poi ho passata bene la notte. Ella ordinò un lauto pranzo per manifestarle il suo giubilo, e mandò l’invito ai suoi soliti amici.

Il Padre di Corinna, giunto al Palazzino dell’amante di sua Figlia, lo vide chiuso da ogni parte, trovò un alto silenzio, e non ebbe alcun favorevole indizio. Nondimeno picchiò sì fortemente alla porta, che destò la servile famiglia, ch’era immersa nel sonno. Il cui capo, dopo avere pazientemente risposto alle interrogazioni del vecchio, venendo da lui strapazzato, perchè aprirgli non volle la porta, a fassate lo fece correre, e lo colpì in una gamba. Zoppicando tornò a casa, ed impiegò più di tre ore in quel viaggio. Informandosi del carattere d’Ugone, e narrando agli amici suoi lo sbaglio, che aveva preso, fu consigliato da tutti di cercar qualche mezzo onde placare il giusto suo sdegno, per iscansare un carico di bastonate, che doveva aspettarsi, se non [571] faceva un tal passo. Fosse, o nò quel Signore, di così vendicarsi capace, e scherzassero, o dicessero davvero, quei che così consigliavano, è certo, che il vecchio concepì una orrenda paura, ed informandosi qual persona avesse potere sull’animo suo, seppe che Arpalice lo dominava. Si consolò, perchè il di Lei cameriere era suo amico, e risolse di correr subito a lui. Lo informò del successo, e lo pregò d’interessarsi a vantaggio suo.

Quel cameriere era la quintessenza della furberia. Vedeva la sua padrona innamorata perdutamente, e ne aveva dolore. Odiava Ugone, perchè non era con lui generoso, e colse l’occasione di fargli del male, affine di fare alla sua patrona del bene. Presentandole il caffè la prego di ascoltare un vecchio suo amico, che aveva bisogno della di Lei protezione. Ch’entri, risposegli. Il Cameriere lo introdusse, animandolo a parlare liberamente, e promettendogli la grazia.

È da notarsi, che questo Padre sconsolato, era uno sguajato Napoletano, che parlava con tutta la caricatura del suo dialetto, aveva una voce rauca, una faccia da buffone, e gestiva ne’ suoi discosi come un Capitano Coviello.

Nel presentarsi ad Arpalice, ch’era assisa al fianco d’Ugone, allargò le braccia, si mise a piangere, e dopo un urlo le dimandò pietà, e si precipitò ai piedi suoi. Quell’atto di disperazione, in vece di commuoverla, la fece ridere, come risero gli altri tutti fuori che Ugone, il quale all’età, alla figura, alla pronunzia, alla voce, s’accorse ch’era quello il vecchio, da cui ricevuto aveva l’affronto. Quel conoscimento fu per esso un colpo di fulmine, che sbalordito lo rese. Ebbe la prontezza di spirito di cercar un sipiego. Alzandosi dalla sua sedia, rollevò di sua mano quel vecchio, e dicendogli: venite meco, so cosa dir volete: non è bene che tutti intendano, tentò di condurlo in un’altra camera. Prima d’uscire da quella, il napoletano lo interrogò, seguendo i suoi passi, s’ei fosse Ugone, e udendo in risposta un sì, trasse un urlo da spiritato, tornò indietro, si prostese di nuovo ai piedi d’Arpalice, e dissele, io sono morto se mi abbandonate: poi col suo solito tuono, e tagliando l’aria colle braccia, narrò il caso successogli. Ugone, ritornato al suo sito, ebbe a morir dall’affanno, si mutò di colore, e sudò. Ella represse i moti della natura per non manifestar agli altri quanto lo amasse, ed ostentando un’aria d’indifferenza, lo pregò di perdonare a quel disperato. Non mi fò un merito di servirvi, ei risposele, perchè non mi offesi del suo errore, nè mi sarei mai vendicato. Lo credo anch’io, soggiunse Arpalice, giacchè in questi casi torna meglio tacere. In ciò dire fè apparir sul suo labbro un riso affettato, e un’occhiata gli diede nella quale, ad onta sua lampeggiava lo sdegno. Andate, disse a quel vecchio, e vivete tranquillo, che questo Signore non manca mai agli impegni suoi. Fu questa per esso un’altra ferita, che gli lacerò il cuore. Dopo aver, per forza, baciata a tutti la mano, e girata la stanza a forza di riverenze, il Napoletano se ne andò, e ringraziò l’amico suo, che al di fuori aveva capito tutto, e del buon esito della sua furberia trastullavasi.

Arpalice ricomposta nel suo interno, cominciò a scherzare su quel soggetto, ed usando a sangue freddo tutta la finezza del suo spirito, si sostenne sull’aria dello scherzo, e tormentò l’avvilito suo Amante. Mi pare, gli disse fingendo incertezza, che un sospetto di fuga sul vostro fattore v’abbia fatto volare in campagna nella passata notte. Come mai tra le angustie di spirito nelle quali eravate avete potuto pensare a una Ragazza che v’accompagni? Egli finse, che quella fosse una sua nipote, s’inventò un Ro-[572]manzetto sul fatto, si sforzò di dargliela ad intendere: ma con tutta l’arte, e la finezza di cui era capace, gli si leggeva la menzogna nel volto. Ella, fingendo apertamente di credergli, alternava il riso alle parole, e sottilmente lo rese il zimbello della conversazione. Lo strepitoso . . . che coglieva tutte le occasioni di motteggiar, e di pungere, sacrificò l’amico al maligno suo genio. Lo sdentato . . . annojollo a forza di cerimonie. Il sofista . . . passando d’illazione in illazione lo faceva contorcere. Il mangiatore celebrando ad una ad una le vivande del pranzo gliele cangiava in veleno. Durò la scena d’amarezza per i due cuori ingannatore e ingannatò, e di divertimento per gli altri, poco meno d’un’ora. Chiese poi la Padrona di mettersi in libertà, e l’uno partì dietro l’altro. Voleva la convenienza, che i Commensali d’una generosa Signora tacessero l’avvenimento bizzarro, e ognuno d’essi si vantò d’aver conservato il silenzio; ma non si sà come la Città tutta abbia potuto saperlo senza che nessuno parlasse. Son accidenti che nascono.

Arpalice si rese invisibile all’infedele Ugone, e finse di non esser in casa le tante volte che andò e ritornò per parlarle. Ricever non volle alcuno de’ Biglietti che le avea scritti, e per sollevarsi dal rammarico che lo rodeva egli andò a fare un’viaggio. Ella guarì in poco tempo dall’amorosa sua febbre, e fece de’ voti solenni di non creder più ad uomini, e di preservar il suo cuore da qualunque futuro attacco. Il Cielo la guardi dall’attività di chi saprebbe farla cedere un’altra volta. ◀Ebene 3

Udine 1. Settembre 1790.

Quando si possa non convien dispensarsi dal rendere giustizia al merito altrui, e perchè abbia comecchesia qualche compenso; e perchè altri si ecciti ad emularnelo virtuosamente. Or io la rendo al valore del Co: Vergente Percoto, il quale alla nobiltà de’ suoi natali, ed alle singolari doti che adornano l’animo suo accoppia la più lodevole applicazione alle belle arti con mirabile riuscita. Portato egli dal suo bel genio alla Pittura ad essa dapprima si dedicò, apprendendone il disegno da celebre Maestro, qual si è il Sig. Gio: Battista Mingardi. Con questo solido fondamento si pose a incidere in Rame, principalmente nella moderna difficile maniera a granito. Da qualche anno in qua però si consacrò all’incisione delle gemme, cui è desiderabile, che non abbandoni giammai: giacchè si vede, che va a riuscire eccellente. Chi veda la Testa di Ercole in Corniola, tratta da un antico dell’Eccell. K. e Pr. Pisani ne rimarrà convinto. La Testa di Medusa essa pure in Corniola, opera antica di Dioscoride gli fa grande onore. Il P. D. Francesco Stella Professore di Filosofia, per cui la incise, assai cara se la tiene. Lavoro assai delicato si è una Ninfa appoggiata ad un sasso, presa da un antico, e ben proporzionato alle gentili maniere della sua Nobile Posseditrice la Co: Gioseffa de Lamberg di Gorgo; al cui finissimo gusto nel disegno ben doveasi la più scrupolosa squisitezza. Finalmente, per non dire di molte altre, è un capo d’opera un suo Diaspro d’Egitto, su cui incise un Perseo in piedi tenente con la destra lo scudo, in cui vedesi la Testa di Medusa; e più sotto appoggiati ad una rupe la Corazza, l’Elmo, e l’Asta: con la sinistra il Parazonio, e la Clamide. L’Originale di Dioscoride esiste nel Gabinetto del Re di Francia; e la bella copia presso il suo Amico, e compagno di genio il Co: Antonio della Torre, e Valsassina.

La distinta abilità del Co: Vergente Percoto in questo genere di lavori ec-[573]citò l’estro di un Poeta conoscitore del pari e ammiratore del suo vero merito; e a lui dedicò il seguente Epigramma.

De egregio gemmarum scalptore
variente percoto
utinensi ciue nobilissimo
epigramma.

1 Ricamatorem tulit olim Urbs nostra Johannem
Magni Urbinatis Discipulum & comitem.
Hoc vivo tibi Pictores non illa Pericles
Aetas invidit, non tibi, Tite tuos.
Gemmarum nunt Scalptorem videt æmula Roma
Percotum hærentem Piclerii lateri.
Ut nunc Augusto Cronium non amplius illa
Non suum Alexandro Pyrgotelem invideat.

Avviso teatrale

“Avendo l’Impresario del Nobile Teatro di Brescia ottenute le debite permissioni ha stabilito di dare a questo Rispettabilissimo Pubblico il divertimento di una corsa di Lacchè, alla quale sarà ammesso anco qualunque Lacchè Forastiere. Lo spettacolo succederà nel giorno di Lunedì 13 del mese di Settembre. La Corsa comincierà al solito luogo del Gambaro anderà a Rezzato, e tornerà al Gambaro stesso, ove li Direttori consegneranno le Bandiere a norma del merito, e della preminenza. Quei Lacchè, che vorranno correre si daranno in nota due giorni prima a’ Signori Deputati al buon’ordine della Corsa. I Premj si vedranno notati quì appiedi.

La Recita di quella sera è riservata nell’Abbonato, e quella Recita sarà decorata con la Illuminazione doppia del Scenario, e di tutto il Teatro. L’Impresario si promette dalla sperimentata cortesia di questo Pubblico un numeroso, e pieno concorso, per il quale porge le più fervorose sue suppliche.”

Nota dei Premj.

Primo Premio Scudi di Milano N. 12

Secondo N. 8

Terzo N. 6

Quarto N. 4.

Quinto N. 2

In Senato 4. cor.

Sopraintendente al Sum. delle Leggi mesi 36.

s. Alvise Morosini qu. Barb. V.

In M. C. 5. detto.

Pod. a Portogurer m. 16.

s. Piero Ant. Barozzi qu. Fr.

F. s. Nad. Zorzi Morosini.

Prov. al Cottimo di Damasco

s. Pietro Ant. Venier qu. Lor.

F. s. Zuanne Pasqualigo q. M. A.

Dell’Ag. al Cons. di Pregadi

Luogo di s. Zuanne Lezze el. Cons.

s. M. A. Michiel il Savio di Terra ferma.

Sei del Cons. di Pregadi

s. Marco Zen K.

s. Ant. Grimani qu. Piero

s. Ant. Zen qu. Ant.

s. Z. Alvise Emo qu. Zuan.

s. Zuanne Minotto qu. Polo

s. Gabriel Marcello qu. Anz.

3. del Cons. di X.

s. Paolo Antonio Crotta

s. Piero Zusto

s. Z. Francesco Correr.

Scrivono da Brescia, che per i molti omicidj, e per le ferite date in quella Città, l’Eccellentissimo Rappresentante fece raddoppiare le pattuglie ordinando alla loro testa degli Uffiziali in luogo di Sergenti, il che produsse il buon effetto d’arrestare il corso a’ delitti, onde da alcuni giorni non si odono più [...]ste nuove.

Da Bergamo in data del primo corr. ebbimo una Lettera, che non potè aver luogo nel precedente Foglio, di cui ecco la sostanza.

“Questa Fiera la più bella, ricca, e magnifica dello Stato Veneto, ebbe oltre al solito una tal affluenza di Forastieri, particolarmente nel giorno di S. Alessandro, che non trovandosi palchetti a niun prezzo molte Dame hanno dovuto sedere in Platea per udire un’Opera che non piace. Il solo Ballo diverte molto essendo eseguito a meraviglia, e la Sig. Mariatti sostiene mirabilmente la parte di prima Ballerina seria. Li Grotteschi si affaticano con applauso, ed in particolare la Signora Tommasini e la Signora Galazzi . . . Ma ohimè . . .”

Quì resta il senso interrotto, e si viene alla narrativa dell’orribile delitto prodotto dall’amore, e dalla gelosia. La descrizione non accordasi in tutte le sue parti con quella da noi riportata ma in essenza contiene lo stesso, e ci dispensiamo dalle variazioni ed aggiunte, che saran forse le più storiche del funestissimo avvenimento, per non deturpar vieppiù la memoria di chi perì sì miseramente.

L’altr’jeri la Nobile Donzella S. E. Teresa Memo di E. Ales. diede la mano di Sposa al Nob. Signor Conte Giovanni Angeli di Rovigo.

Venerdì 3 corr. Post. al Cons. Eccell. di 40 C. N. s’è trattata una Causa, per diritto d’acque, tra il Nob. Signor Pietro Longhena al Taglio, e la Spet. Comunità di Leno al Laudo, a favore della quale seguì il Giudizio

Laudo 21 + Taglio 10.

Avv. al Taglio Ecc. Cromer e Stefani. Interv. Fr. Maello Inter. Perosa.

Al Laudo Ecc. Gallini e Sartori.

Interv. Giac. Marchesini.

Verona 4 Sett. 1790.

“Da qualche giorno è quì giunta una Compagnia di Ballerini da corda, e saltatori di cavallo i quali s’esercitano in Rena contribuendo un giornaliero regalo all’Impresario Pelandi ne’ dì del lavoro. È questa Compagnia meglio equipaggiata di quella dello scorso Carnovale, che fu a Venezia, ed ha quello stesso famoso Pagliaccio che cola tanto si fece ammirare. V’è pure una Giovine più bella, e più brava della rinomata Brunetta.

[575] Continuano le recite de’ Comici nel Teatro. Ora è in iscena, e si fa la sesta replica, l’Illusione, e la Verità, che più che alla Nobiltà piace alla Plebe. Sono ec.”

Notizie Sacre.

“Primo Sett. la Beata Giuliana V. Contessa di Collalto, fu Abbadessa a S. Biagio alla Giudecca, ove si venera il suo corpo, morta l’anno 1262.

In questo giorno l’anno 1683 seguì il primo incendio di Barbaria delle Tavole in occasione d’una processione per il Giubileo.

4 Sett. In tal giorno l’anno 1688 da’ Cristiani fu preso Belgrado con istrage de’ turchi.

Ritornando a prodursi con universale aggradimento, nel Coro di S. Lazzaro de’ Mendicanti la desiderata Signora Giovanna Pavan

Sonetto.

Quest’Angioletta, che rapisce e bea

Anime sensi e cor coll’agil canto,

Di cui Natura con altero vanto

Per trarci al vero Bel formò l’Idea,

Intempestiva vittima dovea

Esser di cruda Parca e trarci al pianto?

Ah! no, che quella ria giugnesse a tanto

Non comportollo il Cielo, e nol potea.

Nol potea no, che troppo abbiam di pene,

Onde langue ogni cor stretto e compreso,

Se le doglie a temprar non resti un Bene.

Restò: n’odo la voce. Oh quali scioglie

Soavi note! Oh come lieve il peso

Or mi si fa delle terrene spoglie!

Delitti.

Si son introdotti nottetempo de’ ladri nella camera d’un Fattore di Patrizia Famiglia, il quale abita a S. Felice, e gli rubarono 16 mila lire in contanti. All’accorgersi che si svegliò, e si scosse mentr’eseguivasi il furto, uno di coloro lo ferì leggermente minacciandogli la vita se non si fosse acchetato.

Un altro ladro domestico, servitore d’un Gentiluomo Veneto, gli rubò 400 duc. effettivi.

Giova il temer molto piuttosto che nulla, e non tener mai dove si dorme molti denari, o cose preziose. A tanti fatali esempj la gente dovrebbe imparare; ma si potrà sempre opporre all’insegnamento, che i soldi sono in maggior pericolo lontani da chi li possede; e che non corre rischio di perderne se non chi non ne ha.

Sabbato scorso 4 del corr. Mese di Sett. Mane dall’Eccellentiss. Collegio de’ XXV fu deciso lo Spazzo di Patta Reale seguito li 27 Maggio 1789 collo Spazzo di Laudo a favore della Signora Chiara Bressanin qu: Gio: Maria.

Avvocati al Laudo.

Eccellente Stefano Stefani, e N. H. Niccolò Boldù. Eccell. Gio: Pietro Sailer Causidico

Al Taglio

Eccell. Antonio Costantini, e Antonio Locatelli. Sig. Giacomo Bini Causidico.

Bastim. arriv. e loro Carico.

20 Agosto Brac. P. Giov. Magnaron da Trieste con 4 bot. tabacco, 20 sac. filati. 4 bot. cer. g. una cas. tele.

21 detto. Piel. P. Gius. Spanio da aAncona con 24 Ballotti spugne, 3 bar. oglio di Storace. 3 sacchetti Storace. un Ballotto Filati. 1 cassetta Mastici. 50 lib. Formaggelle.

22. Piel. P. Vic. Venturini con una cassetta seta grezza & altro.

23. Tartanon P. Romualdo Mazzucato da Pesaro con 70 sac. vallonia.

[576] 4 Bal. Libri. una Bal. lana della Camp. di Roma. 3 Bal. Lino grezzo. una bal. seta grezza.

Nave C. Paolo Picello da Trapani con 560 salme di sale.

24. Piel. P. Santo Ballarin da Palma con 22 sac. Gripola e 3 bal. strazze.

Brac. P. Giac. di Giac. Viezzoli da Trieste con 3 bot. cera g. 9. bot. Rosa. una bal. Griso. 17 bot. tabacco & altro.

Piel. P. Giac. Giurissin da Traù con 6 c. oglio.

25. Piel. P. Giov. Rovere da Trieste con 4 colli colla. 3. bot. e 5 sac. cera g. 3 bar. arg. vivo. 12 col. tele, & altro.

Piel. P. Fil. Mauro da Fiume con remi e stanghe di sedia.

Tartanon P. Laz. Davanzo da Pesaro con 4. Bal. seta grezza & altro.

26. Piel. P. Vic. Vianello da Piran con 155 mog. di sale.

Piel. P. And. Vatta da Piran con 6 sac. pasta di Puglie.

Piel. Par. Mat. Cosolich da Nove Gradi con 102 pez. form. Morlacco.

27. Brac. P. Bat. viezzoli da Trieste con 10 bot. cera g. 5 colli telarie. una bal. panni & altro.

Battello P. Tom. Scarpa da Trieste con 22 cas. limoni.

Brac. P. And. Splar da Trieste con 6 bar. arg. vivo. 14 bot. cera g. una bal. lana. una bal. e un pacco panni. 2 bal. Gotton di ritorno & altro.

Brac. P. Mat. spellich da Trieste con 18 bot. oglio. 15 bar. Colofonio. un bar. azzurro. una bot. cera g. 2. col telarie.

Chec. Cap. Tom. Gelcich, da Costantinopoli Zante e Trieste con

15. bot. 3. bar. 2 carat. e un colllo cera gialla.

40 Balle lana lorda

7 Carat. Gomma arabica.

36 Bal. lana trascila.

2 Bar. e 2 cassette Oppio.

2 Cassette cogome da caffè.

2 Casse caminetti di pipa

2120 Cuoj salati.

Un Pacchetto pelli di castrato.

Una cassetta scamonea.

Un Ballotto tele.

Uno strumento Matematico.

3 Bot. e 2 carat. miel.

Per tansito.

76 Ballotti e 680 cuoj salati.

2 Scatole perle.

Di ritorno.

27 Casse lastre.

2 Casse teriaca.

28. Piel. P. Fr. Spolar da Trieste con 63 m. pece. una cas. tele. 5 bot. tabacco.

Checchia. Cap. Greg. Davanzo da cipro con 195 Balloti Gotton. 74 bot. 43 cai, un carat. e 110 bar. vin di Cipro. un casson pomoquinto. una bot. e una cassetta santuarj. un carat. moscato. 9 cas. Laudano, & altro.

Trab. P. Mat. Scarpa da Spalato con 5 c. oglio.

Chec. Cap. Pietro Bersetz Raguseo con la sola provigion da Trieste.

Brac. P. Nic. Fragiacomo da Piran con 21 bar. vischio.

P el. P. Ant. Spellich da Trieste con 22 m. 580 lib Vallonia. 22 bar. Colofonio. 3 col. chiodi 4 cas. acqua di Boemia. un bar. merci.

Piel. P. Ant. Illic da Liesina con 2 c. oglio & altro.

Il resto nel Foglio venturo.

D’affittare.

Casa a S. M. Nuova vicina al ponte de’ Miracoli. Annuo affitto Duc. 150.

L’addrizzo è a Cà Pisani al ponte dell’erbe a S. Marina.

Morti.

Il Reverendiss. D. Carlo Dom Orsetti d’anni 83. Piovano di S. Simon Profeta. El. primo Feb. 1762 M. V.

Piovano in S. Simeon Profeta. Concorrente Rev. D. Romolo Manetti.

Di sì 38 di nò 2. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1

1Giovanni Ricamatore detto volgarmente Giovanni d’Udine.