Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 54", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.4\054 (1790), S. 425-432, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2617 [aufgerufen am: ].


Ebene 1►

Num. 54

Mercordì 7. Luglio 1790.

Ebene 2► Metatextualität► Ecco il promesso Costituto risponsivo a quello del Signor Bianchi del giorno 28. Giugno. ◀Metatextualität

Die 29. Junij 1790.

Costituito &c. Dom. Salvador Marconi Interveniente, e per nome dalli NN. HH., e Signori Presidenti, ed Aggionti della Società del nuovo Teatro, e per non garire ulteriormente sopra il sogetto delli Costituti del Sig. Pietro Bianchi l’uno annotato li 24. al Magistrato Illustr. di Petizion, l’altro annotato li 28. corrente in quest’Illustr. Offizio protesta amplamente all’ultimo di essi come fu già protestato al primo, e così s’intenderà d’ogn’altro, che fosse ripetuto in ciò, che o non corrispondesse alla verità de’fatti corsi, ed esposti, o col formar sopra carichi tendesse a coglier infelici vantaggi. Solo però col presente si aggiunge quanto a ciò che richiama alla memoria dell’Interveniente di detti Costituenti, che non nega elgi aver detto, che il Foglio ricercato in presentazione dal Signor Bianchi, e jeri in obbedienza al Magistrato Illustr. di Petizion prodotto esisteva preso il Signor Kav. Fontanesi consegnatoli dal Signor Marin Ambelicopulo, ma però si riflette al Signor Bianchi, che l’uno di essi è componente la Presidenza, e l’altro uno delli Deputati della medesima all’esame de’Modelli, come lo fu il Molto Rev. Padre Buratti, e perciò non si sa come possa da ciò desumersi, che non fosse ricuperato il Foglio dalla Presidenza, o che esistesse in mano sospetta, quando era in quella di uno piuttosto che di un’altro delli Deputati. Quanto poi arbitrariamente asserisca il Signor Bianchi di aversi assicurato in non equivoco modo, che il Rev. Padre Buratti non riavesse prima della sua partenza da Venezia il Foglio suddetto, e che questa seguisse il Martedì, e non il Mercoledì scorso, come asserirono detti Costituenti col loro Costituto 26. corrente, lo rileverà egli dall’attestazione giurata dello stesso Molto Rev. Padre, che si presenta, al qual si vuol credere, che presterà quella fede, che gli è certamente dovuta, e apprenderà così ad essere più consigliato nell’avanzare asserzioni di fatti non ben rilevati; & sic &c., & hoc adnotatum fuit de licentia Illsutr. Dom. Advoc. Bonlini, retulit Fava F. O.

Sequitur Registrum Attestationis.

Addì 28. Giugno 1790.

Attesto con giuramento io sottoscritto, uno delli tre Deputati della Nobil Presidenza, ed Aggionti del nuovo Teatro all’esame delli Disegni, e Modelli prodotti alla medesima, che nel giorno prima della mia partenza per la Campagna, seguita nel dopo pranzo del dì 23. detto, essermi restituito da detta Nobil Presidenza il Foglio delli Piani, e Perpendicolari del Signor Pietor Bianchi oggi da me firmato, e consegnato al Signor Nodaro dell’Offizio Illustr. di Petizion per la sua presentazione in detto Offizio, e che da me fu lasciato unitamente a tutti gli altri Disegni tanto di esso Bianchi, che delli altri Architetti, e presso di me tuttora esistenti sotto custodia a chiave nelle mie Camere nel Convento della Salute, con commissione al Converso mio assistente, che non dovese nè mostrarli, nè consegnarli ad alcuno; essendo venuto a Venezia nel giorno d’jeri chiamato per parte di detta Nobil Presidenza per eseguire la presentazione di detto Foglio comandata ad istanza del Signor Bianchi suddetto. Tanto in fede della pura verità attesto con mio giuramento come sopra.

Don Benedetto Buratti C. R. S.

Metatextualität► Le due seguenti Carte sono le accennate nel precedente Foglio, e chiamate in questo alla loro edizione. ◀Metatextualität

Addì 28. Giugno 1790.

Costituito &c. Dom. Carlo Scarabello pubblico Ingegnere, e Perito come Procurator delli DD. Pietro Checchia, ed Antonio Pungileoni, e nel mentre che di buon grado confessa la propria ignoranza nel raggiro, al quale mai ebbe, e non ha genio per applicarsi, non può fare a meno nel tempo stesso di non mostrarsi oltremodo grado a D. Pietro Bianchi, che di tanto lo onora col di lui Costituto 23. cadente ad esso Costituente fatto intimare.

E perciò non le riuscirà mai d’alcuna sorpresa, o stupore l’ora esperimentata franchezza del Bianchi suddetto nel vederlo col di lui Costituto replicatamente negare ciò, che colla voce rese pubblico, e manifesto, nel punto stesso che detto Costituente alla Porta del presente Illustr. Magistrato alla presenza del Bianchi medesimo, redarguì il Checchia della sconsigliata Assunzion di Giudizio momenti prima annotata colla direzione di quell’istesso Fontaniva, che figura per l’Interv. di esso Bianchi.

Un fatto così innegabile il Scarabello si fa un preciso dovere, quand’occorresse, di legalmente provare, più che a convincimento del Bianchi all’oggetto di far constare che egli mai s’impegna in voce, nè in scritto in cose equivoche, o dubbiose.

Sia però certo esso Bianchi, che il di lui Costituto 10. cadente non avrebbe determinato giammai esso Costituente alla rimozione di detta Assunzion di Giudizio (nella quale attesa la costruzione del Modello del Checchia può vantare qualche grado superiore di molto al composto dal Bianchi) se non avesse veduto che la Causa indebitamente, e con vera ingratitudine da esso promossa alla Nobile Società, altro non è che una disperata spargirica, e che rassembra molto prima già meditata.

Se poi si vuole che l’ingenuo Costituto 17. cadente da esso Scarabello annotato, secondo l’ordine del Foro, non faccia l’effetto di Laudo, e di rimozione come intese, e intende di fare, ciò sarà appunto perchè torvandosi affatto privo di que’suffragj, e di quell’acutissima guida, che il Bianchi sostiene, e conduce, dovesse contro sua voglia tentare d’imitar lo stile Forense, del quale già si è confessato incapace.

Anzi per timore di cadere in qual-[427]che maggiore sconcordanza, e non rispondesse secondo le regole variabili del Foro a tutte le già convinte chimeriche sue introduzioni, eccita il detto Bianchi a prestarsi con più maturo consiglio all’esame del proprio Modello, e delle susseguenti sue direzioni, ed a un tale complesso avrà l’intiera meditata risposta. Et sic. &c.

Tratta dall’estraordinario Coad. dell’Offizio Illustr. di Petizion.

Gio: Francesco Domestici Coad.

1790. 30. Giugno.

Costituito l’Eccell. Gio: Domenico Fontaniva Interveniente, e per nome del Signor Pietro Bianchi Architetto, e sebbene il rispondere alle schiocchezze, e vaniloqui del Costituto ventiotto cadente del Proto Carlo Scarabello, che non si sa come, nè perchè siasi intruso nelle vertenze, che riguardano la persona d’esso Signor Bianchi, nelle quali per verità non tiene interesse alcuno, sia far troppo onore alla persona, ed al Costituto medesimo; pur tuttavolta per avvertirlo unicamente, che quando mai avesse la stolta vaghezza di continuare nelle ingiurie, e nell’imbrogliarsi in ciò, che a lui non compete, e che confessa di non conoscere, saranno praticati li più serj ricorsi colla scorta delle Leggi, che lo faccino ravedere dell’indebito suo riscaldo qualunque ne sia la sua figura, o di specialità, o di Procuratore; e quanto alli mendacj, alle implicanze, ed alle incompetenti dicerie d’esso convinto Costituto ventiotto cadente se gli applicano li più ampli, e robusti protesti non meno che ad ogni altro, che in seguito venisse in tal argomento prodotto dalla fervida fantasia d’esso Scarabello, a’quali veramente non sarà più dato risposta alcuna, servendo il presente di protesto, e riprotesto a tutti li vaneggiamenti presenti, e venturi d’esso Scarabelli; Et sic &c.

Tratta dall’estraordinario Coad. dell’Offizio Illustr. di Petizion.

Gio: Francesco Domestici Coad.

Ebene 3► Exemplum► Il giorno di S. Pietro 29. passato giunsero a Chiozza, partiti da questa Dominante, colla Barca di volta tre compagni mediocremente bene in arnese, il cui primo pensiero appena sbarcati fu quello di prender informazione de’migliori Capi di Famiglia, e far nota de’loro nomi. Vi fu chi sospettò che fossero incaricati di qualche pubblica esecuzione, ma il caso era ben diverso. Passando dinanzi alla sua casa, chiesero informazione alla Sign. Anna dall’Acqua, che trovavasi sulla porta, quale fosse la migliore Locanda. Ella nominò quella delle Putte, vi andarono, e furono accettati colla speranza di trarne profitto. Pranzarono parcamente, poi uscirono a far prova dell’arte loro, e della pietà de’Chiozzotti. Uno d’essi prese il carattere di Servitore, gli altri due di loro Padroni. La prima linea de’lor disegni li condusse alla casa del Sig. Agostino Bulo ch’era a tavola colla sua numerosa Famiglia. Volevano parlargli in secreto ma egli ordinò che restassero pur serviti, e li ha ricevuti mangiando. Uno di quelli sotto un chiaro cognome, probabilmente inventato, fece parlare a suo favore una sede di povertà, l’altro si chiamò rovinato da una Lite di 38. anni. Il Bulo, o per compassione credendo, o per liberarsi dall’assalto civile, rispose alla battuta con tre lire in buona valuta. Speravan essi di più, perchè sapevano, ch’gli è un benestante, ed insistendo per qualche aggiunta lo ridussero al punto di corbellarli. Fecesi restituir le tre lire mostrando di voler dare qualche moneta più gorssa, e se le mise in tasca lor augurando sorte migliore, [428] e comandando a’suoi domestici d’accompagnarli fuori della porta.

Meglio è fringuello in man, che tordo in gabbia.

Questa sentenza poetica fu d’insegnamento per essi dappoi. Si contentarono di tutto da tutti, raccolsero quanto più hanno potuto, e la sera si diedero alla Locanda in nota co’falsi nomi di Dom. Antonio, e Serafino fratelli Belloti di Venezia. S’alzarono di buon mattino nel dì seguente per fare gli ultimi tentativi. Trovarono nel popolo sparsa la burla che lor fu fatta dal Bulo, e siccome una notizia passando di bocca in bocca s’altera, s’ingrandisce, si cangia, così a loro aggravio fu detto, e creduto, che le tre lire le avessero gettate in rifiuto sprezzevole, e che per forza volessero certe summe. Ciò bastò a metter la gente in curiosità di conoscerli. Dicesi che quello da cui sostiensi la parte di Servitore, sia un Bollerino, e che nel 1782. in questo Teatro a S. Benedetto s’infranse il femore d’una gamba, onde lasciò il mestiero per necessità. Alla tavola però usciva di Commedia, e confidentemente mangiava co’degnissimi suoi padroni. Fu esso riconosciuto da un Ragazzo, che mostrandolo a dito, ecco disse: uno di que’che van per le case. Al cenno s’adunò una quantità di fanciulli, che gli corsero dietro, lo spaventarono, e costrinsero a salvarsi in Chiesa di Sant’Andrea cacciandosi nell’intervallo di due Altari. Cantavasi Messa per la solennità del giorno. Il Canonico Curato s’intimorì non sapendo la cagione di quel tumulto. Uno di que’Religiosi condusse a mano il povero Ballerino in sagristia ove seguito ed affollato dal Popolo si ginocchiò dinanzi a un Crocifisso giurando la sua innocenza, e dirottamente piangendo. Giunse chiamato un Uffiziale con dodici Soldati per frenare la plebe insolente, e scortò alla Locanda quel meschino tremante. Trovò la strada piena di gente, si fece largo, e per loro salvezza guidò tutti e tre gli avventurieri in Guardia al suono de’fischj, e della baja popolare.

Stettero sino a notte, e poi furono licenziati, perchè non si trovaron colpevoli che d’avere un britolino per tutto loro armamento.

Metatextualität► Ecco quanto esser possa fatale un inganno ricevuto dal popolo. Chi ci comunicò questo avvenimento, è un assocciato di quella Città al nostro Foglio. Noi lo abbiamo di buon grado riferito, perchè l’esempio può essere utile agli oziosi, che voglion vivere, e divertirsi alle spese altrui. ◀Metatextualität Usurpatori de’suffragj dovuti alla povertà vera, irritando chi da loro si trova ingannato, espongonsi a de’pericoli: e se quelli che corsero a Chiozza i tre finti fratelli li farà pentire delle loro menzogne, e cangiar vita onde la loro sussistenza sia frutto di lecito ingegno, e di onorate fatiche, avranno una grand’obbliagzione alla stessa Plebe Chiozzotta quantunque ingannata ed ingiusta nello schernirli, e nel minacciarli.

Quell’orbo ciarlone, che ha creduto di fargliela al Ragazzo, che diedegli il tallero, si trovò corbellato egli stesso, perchè non una moneta d’argento, ma era quello un pezzo di piombo, che ne avea la figura ed il peso. Sogliono i ciechi avere un tatto sì fino da distinguere agevolmente dal buono il falso, ma o costui manca di questa cognizione, o la premura di sottrarsi ad una restituzione non gli permise di far alcuna esperienza. Così non ha potuto bere alla salute del fanciullo, che avrebbe fatto buona giornata se gli si faceva una colletta di L. 10, oggetto della sua burla, come alcuno crede, giacchè pensando male spesso indovinasi. ◀Exemplum ◀Ebene 3

[429] Metatextualität► Le iniziali Lettere di sottoscrizione hanno fatto credere a certuni, che il Sonetto per il parto della N. D. Maratti sia dell’estensore di questo Foglio. Egli non ambisce le lodi dovute agli altri, come non tollera i biasimi che non gli convengono, ed assicura il pubblico esser quella composizione d’un benemerito assocciato al suo Foglio, che lo ha incaricato di pubblicarla. ◀Metatextualität

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Gazzettiere.

Brescia li . . . . Luglio 1790.

Non posso dirvi la sensazione, che ha prodotto nella nostra Città il Memoriale del Sig. Pagliani da voi inserito nella penultima vostra Gazzetta. Cosa mai ha preteso di fare, (ha detto ognuno) questo Sig. Pagliani, o per dir meglio cos’han preteso di fare i suoi Protettori, col render pubblico questo suo Memoriale? Forse di metterlo in compassione con quelle patetiche espressioni di uomo rovinato nell’onore, di Padre, Madre, Moglie Sorella, e quattro figlie, tutti restati privi d’ogni sostentamento, di quel fulmine lanciato a Ciel sereno ed in perfetta calma, e con altre tali poetiche corbellerie? Io vi sò dire, che invece di far piangere ha fatto ridere fino i Ragazzi, perchè fino i Ragazzi sono informati dell’Iliade lagrimevole delle sue sognate disgrazie. Ma chi può dubitare, direte voi, della rovina di questo povero sgraziato? Abbiate un pò di pazienza, Sig. Gazzettiere, e vedrete, che in iscambio di far mettere sulla vostra Gazzetta quel suo Geremiaco Memoriale, era anzi in dovere di far distendere dalla medesima eloquente Criminalesca penna un sincero ringraziamento a quella Reggenza istessa di cui tanto ingiustamente si lagna.

Dovete dunque sapere, che il Sig. Pagliani copriva anni sono in questo Teatro il posto onorifico di primo Violino dei Balli; e a dire la verità tanto i Ballerini, quanto il Pubblico ne sono restati sempre soddisfatti. Avvenne, che il primo Violino dell’Opera, il nostro celebre Zanucchi s’infermò a tal segno, che non lasciò più speranza di vederlo ristabilito. Fu dunque dalla Reggenza d’allora sostituito provvisionalmente il Pagliani, e da lì a qualche tempo dal corpo medesimo fu eletto con Decreto primo Violino dell’Opera; cosa che fu dal pubblico pochissimo applaudita. Fino al presente ha egli seguitato a farla da primo Violino in questo nostro Teatro, e quantunque si sentissero continue lamentele sul poco accordo, che v’era sempre nella nostra Teatrale Orchestra, e sino i di lui più spaccati Protettori se ne lagnassero apertamente, nulladimeno la Reggenza piena di carità, non ha mai voluto rimuoverlo dal suo posto senza qualche suo grave demerito. Ma ecco, che un Mese fa in occasione d’un Accademia, che un eccellente suonatore di Cembalo fece nel nostro Teatro, un certo Camisani, giovine portentoso nella sua Professione, fu messo alla testa dell’Orchestra, e riscosse un batter di mani universale. (Notate, che nelle Accademie può far da primo Violino anche chi non è primo Violino dell’opera.) Io non sò in quest’incontro cos’abbia fatto il Pagliani, sò che uno dei Cavalieri componenti la Reggenza si è chiamato offeso del suo procedere, e la Reggenza ha creduto d’esser in dovere, per dargli un giusta soddisfazione, di sospender il Pagliani suddetto. Sono passati più di otto giorni senza, che il Pagliani abbia fatta la menoma mossa per iscusarsi; finalmente si è presentato alla Reggenza col famoso Memoriale: Immaginatevi la sorpresa di quei Cavaliere. (Infatti non è ella bellissima che un Servitore chiegga formalmente a’suoi Padroni, che gli faccian Processo, e gli rendan ragione del perchè l’abbiano sospeso dal suo uffizio?) Contuttociò uno di que’Signori, a cui per altro quest’-[430]uomo faceva compassione, lo consigliò a cangiar metodo, e chieder invece perdono alla Reggenza delle commesse imprudenze; il che da lui umilmente eseguito, fu sul fatto rimesso nel suo antico posto di primo Violino dei Balli, posto assai più lucroso di quello di primo Violino dell’opera, e niente men decoroso. A questo tratto d’umanità non doveva il Pagliani restar contento, e contentissimi eziandio tutti i suoi Protettori? Eppure, ch’il crederebbe? dopo un tal fatto (ch’io potrei comprovarvi con autentici documenti) si fa porre in una Pubblica Gazzetta un Memoriale, che dipinge i Nobili Reggenti con colori, che sol si competono ad uomini ingiusti, e crudeli. Ma adesso dov’è l’onore perduto? Dove sono il Padre, la Madre, le figlie quasi morienti di fame? non è egli il Sig. Pagliani provveduto onorevolmente, e con vantaggio? e non avevan ragione anche i nostri Ragazzi di ridere, e di stringersi nelle spalle vedendo stampato quel Memoriale? E io ci scommetto, che anche Voi Sig. Gazzettiere ora, che siete informato ab ovo dell’Istoriella ne riderete di cuore. Sono con vera stima.

P. S. Mi scordava di dirvi, che tutti i nostri Professori di suono, e tutti ancora i nostri maestri di cappella hanno eletto con solenne Scrittura il Camisani primo Violino.

Il vostro Lovaglia. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Notizie Teatrali.

Non fu che l’altr’jeri, per dimenticanza di chi n’ebbe la commissione, recata ad uno di questi nostri ricapiti una Lettera di Verona in data 12 Giugno nella quale contiensi l’avviso che il Ballo Eroico Il Pastore costante posto in iscena la sera de’2 di quel mese fu composizione del Sig. Luigi Dupen non del Signor Pietro Angiolini, ch’era in esso Primo Ballerino fuori de’concerti.

Metatextualität► La seguente Lettera ci è giunta il dì 3 ma non ad ora da poter inserirla in quel Foglio. ◀Metatextualität

Padova 2 Luglio.

“Li universali applausi coi quali fu accolto jeri a sera il nuovo Dramma unitamente anche al nuovo Ballo posto in Scena in questo nostro Nuovo Teatro, danno una certa prova del Pubblico aggradimento. Musica sublime, Crescentini eccellente, non che gl’altri Attori. Ballo magnifico; e così pure il Sig. Antonio Mauri si distinse con una nuova Scena rappresentante un vasto sotterraneo, sicchè lo spettacolo è compito in ogni sua parte, e da tutti aggradito.” ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Treviso 5 Luglio 1790.

“Giacchè ella mi ricerca una esatta informazione dell’Opera esistente in questo nobile Teatro Dolfin

Le diò con sincerità, che la musica, è eccellente; rapporto poi agli Attori la prima Donna Signora Chiossi è una delle brave Attrici, che a’giorni miei abbia udito, e per verità incontra assai; il Primo Buffo si difende passabilmente, gli altri personaggi sono soffribili. Nei balli non vi è invenzione alcuna, li Ballerini sono solo due i distinti; il rimanente si può vedere. L’Orchestra buonissima, il Vestiario molto economico. Questo è quanto posso significarle in tal proposito.”

Un Associato. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Metatextualität► Si ricerca a noi dove sia il Sig. Morelli, se ritorni a cantar a Venezia o nò. Diamo in risposta il seguente Sonetto. ◀Metatextualität

[431] Al merito sublime del Signor Giovanni Morelli, che con universale gradimento sostiene la Parte di primo Buffo nell’Opera intitolata L’Amor Contrastato, o sia la Molinarella, che si rappresenta Nel Teatro Valle in questa prima parte di Recite.

Ebene 3►

Sonetto.

Dimmi, o Prode Cantor, dove apprendesti

Con tal dolcezza a modular gli accenti?

Dimmi, forse la Patria, ove nascesti,

Questi produce portentosi eventi?

L’Armonico poter, che in sen chiudesti,

Sà con tal’arte risvegliar contenti,

Che al tuo Cantar, alle tue mosse, ai gesti,

Restan sospesi infin per l’aere i venti.

Fama narrò che l’Armonioso incanto

Ad Orfeo ridonò la Sposa estinta

Fatta pietosa la magion del pianto:

E Tù, cui l’alma a grandi imprese è accinta,

Ottieni fra tuoi pari il primo vanto,

Nè paventar, che già l’Invidia è vinta. ◀Ebene 3

In Roma 1790 nella Stamperia di Michele Puccinelli a Tor Sanguigna.

Salò li 30 Giugno 1790

“Jeri sera si erano trattenuti quivi diversi Forastieri tra li quali alcuni cospicui Patricj per sentire l’Opera buffa de’nostri dilettanti, ma un inaspettato accidente, che non si sa se finto, o reale, sopravenuto al Tenore, che dopo essere stato brillante tutto il giorno all’ora di andare al Tatro si pose in letto, deluse da tale trattenimento. Se fosse vero, come si dubita, ma che io non credo, che finta fosse una tale malattia converrebbe dedurre, che se il medesimo affetta le grazie del Babbini, ha anco il male di tutti li attori. Per altro chi l’ha sentito è restato sorpreso. Un ragazzo di dodici anni, che sostiene le parti di donna nell’atteggiare sembra nato sulle scene. Un altro di Famiglia onesta, e mercantile, che fa la parte di buffo caricato oltre l’esattezza del canto, e d’una felice intonazione ha un Teatrale possesso, che incanta, e finalmente tutti li altri dilettanti, che forse non avevano veduto più Teatro si diportano tutti eccellentemente. Bisogna, che sia il fisico del Terreno, che produca sì ottime disposizioni alla Musica, poichè sempre vi sono stati talenti, che son riusciti in tal arte, a meraviglia. Noto vi è già il celebre Maestro Bertoni, così pure un suo nipote suonator di Violoncello, e li due valenti Maestri di Cembalo Abbati Venturini, e Moroni; sicchè niente è da stupirsi se il . . . . . . Maestro Tameni seppe con la sua particolare arte ammaestrarli in modo, che riuscissero di universale ammirazione.

Se certe zizanie di nuovo introdotte a causa di certa Parte proposta all’Accademia Filarmonica, che poco fa è stata quivi instituita, non impediscono la sua prosecuzione sono sicuro, che nel suono, e nel canto produrrà questo paese de’soggetti eccellenti. Ma temo molto, che non sia troncato il filo a tale saggia instituzione; perchè si vuole l’ingresso libero alle Femmine tra i Filarmonici. Sono intanto senza riserva N. N.” ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Ebene 3► Brief/Leserbrief► Sig. Gazzettiere.

Verona 30. Giugno 1790.

Di tante Poesie nuove si parla nell’amenissima sua Gazzetta, e se ne fa lite, non che quistione, e non parlasi d’un libro poetico, che senza far torto a niuno, può forse oscurarle tutte? Questo libro è d’un nostro Veronese, e l’amor della patria mi obbliga a vendicarlo da così ingiusto silenzio, ma non ingannami nel giudizio, anzi me [432] ne rende più cauto per onor della patria medesima. Eccone il titolo: Rime diverse di Antonio Cesari dell’Oratorio di Verona, si aggiungono alcuni versi latini. In Verona per Dionigi Ramanzini MDCCXC. Finora il P. Cesari si è meritato le lodi de’letterati, e singolarmente del Signor Abbate Cav. Girolamo Tiraboschi in più luoghi del Giornale di Modena, come Traduttor nobilissimo, e senza pari delle Ode d’Orazio; ora si fa conoscere come eccellente Poeta egli stesso. Questi tempi di maladette eresie poetiche Franzesi, Inglesi, ma in ispezie Tedesche, onde tanti nostri Italiani verseggian da spiritati, ed han perduto ogni vero sapor di lingua, e color di stile, non che ogni sobrietà, e sanità d’immaginazione, dando a spron battuto nel gonfio, nel molle, nel vacuo, nel prosaico, nel barbaro, e nel diabolico: questi tempi avean pur bisogno di chi invitasse col suo esempio la studiosa Gioventù a mettersi in via di salute. Ecco ciò, che fan queste Rime; nè far lo poteano altrimenti, che richiamandola al bello stile, che tinse in oro i gironi del Petrarca, e di Dante: stile, che quantunque antico sempre riesce nuovo, e di cui non fu trovato, nè può trovarsi il migliore appunto perchè arrivato a quel termine, di qua, e di là dal quale non è, che rozzezza, o raffinatezza, scioccaggine, o caricatura. Delle quali materie il nostro Poeta ragiona nella Prefazione divinamente, e fatto Cavaliere, e Paladin del Petrarca, quasi con iscudo di luce abbarbaglia dall’alto della rocca Eliconia, e trabocca i mali spiriti inimici di tanto nome. Or due cose principalmente io credo in tali Rime esser degne di maraviglia: la prima, ch’essendo esse da capo a fondo disegnate alla stampa di Messer Francesco, e tinte ne’suoi bossoli, ed alberelli, pur niente han di servile, anzi hanno un carattere proprio, e sentonsi come scorrer di viva fonte. La seconda, che trattando esse per lo più non d’altro, che di cherche, salteri, nozze, pergami, lauree, e simiglianti temi logoratissimi, pur hanno tanta copia, e grazia, e varietà di concetti, che l’uomo si crede avere alle mani sempre nuove, ed intatte materie. Aggiungni, che questi concetti non son della famiglia dei brillantuzzi, e superficiali, ma sì son massicci e spesso tratti da filosofia, e teologia, e però più ammirabili anche per la vinta difficoltà. Alcuni poi ve ne sono così candidi, e affettuosi, che proprio t’imbalsaman l’anima. Chi ama di questi, legga fra gli altri i componimenti a car. 8. 22. 41. 42.72. 97. ec. e legga i posti a car. 29. 52. 54. 62. 88., chi più si diletta di quelli. Ma la Canzon per nozze, che sta a car. 120., basterebbe anche sola a dimostrazione non di valoroso, ma assolutamente di gran Poeta: cotanto è sublime e di pensiero, e di dettato. Conchiuderò con dire, che se coloro, che insegnano, e studian poesia toscana, non si forniscon di libro così bello, e opportuno, ben danno a conoscere o di non tener dal buon gusto, o d’avere il male d’esaltar solo i morti per invidia de’vivi. Sono con tutto il rispetto ec. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3

Spettacoli.

Oggi corsa di Barberi a Mestre, e domani mutazione in Teatro colla recita del Dramma giocoso la Pastorella Nobile messo in musica dal Sig. Maestro Guglielmi.

Savio in Settimana per la presente

s. Girolamo Ascanio Zustinian Kav.

L’Autore del Biglietto, che comincia Una Lettera di Rovigo ci ragguaglia, è pregato d’avvisarci in qual modo da noi si possa fargli riavere le L. 4.

Morti.

Maria Arquier detta la Comare Francese d’Anni 92. ◀Ebene 2 ◀Ebene 1