Zitiervorschlag: Antonio Piazza (Hrsg.): "Num. 18", in: Gazzetta urbana veneta, Vol.4\018 (1790), S. 137-144, ediert in: Ertler, Klaus-Dieter / Dickhaut, Kirsten / Fuchs, Alexandra (Hrsg.): Die "Spectators" im internationalen Kontext. Digitale Edition, Graz 2011- . hdl.handle.net/11471/513.20.2581 [aufgerufen am: ].
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Num. 18
Mercordì 3 Marzo 1790
Ebene 2► Metatextualität► Non avendo potuto collocare nel Foglio di Sabbato le notizie di Verona, e di Brescia cominciamo questo non esse ristringendole necessariamente, nelle ultime date alla loro sostanza. ◀Metatextualität
Da Verona 23 Feb. 1790.
Io ebbi l’onore d’esser uno de’Commensali al Banchetto lautissimo del Venerdì gnoccolare dato con somma magnificenza da questo eccellentissimo Rappresentante Mussati. La splendidezza dell’apparato, l’abbondanza, e l’ottima qualità de’cibi, la squisitezza de’condimenti, secondati furono dalla prontezza, e regolarità del servizio, benchè per il numero de’Convitati maggior che negli anni passati vi fosse la necessità di ripartirli in tre tavole. Nondimeno le vivande ci giunsero calde, e in punto; tutto fu saporito, e vi contribuì molto la perizia, e l’attività di questo Locandiere Bernardi, che assisti particolarmente nella cucina, e nella provvista del miglior pesce.
Abbiamo qui pure goduto d’una brillante Mascherata di Siciliani nella susseguente domenica composta di 12. uomini in uniforme vestiario caratteristico con Liuti, e tiorbe antiche di lunghissimi manichi, strumenti di molto valore, che appartengono ad una di queste nobilissime Famiglie, e di 12 donne vestite con eleganza, le quali conducevan a mano 12 Fanciulli similmente vestiti aventi de’sacchetti in ispalla pieni di bombace lavorato, e altre manifatture proprie di quella Nazione. Era questa mascherata preceduta da una Banda di stromenti da corde, e da fiato, si unì all’Albergo delle due Torri il di cui Padrone fu l’inventore; uscì del medesimo, e passò per la Corte di S. E. Podestà, indi al corso della Brà dove le si affollò intorno un immenso Popolo, onde potè a stento far uno, o due giri. Pranzò alli Tre Re, poi divisa in sei Legni entrò in corso spettatrice d’una corsa di Lacchè, girando dal fondo della Brà a Porta Nuova, e riscuotendo nel suo passaggio evviva ed applausi. La sera intervenne alla Cavalchina in Teatro vi eseguì una contraddanza pantomima in carattere, e che fu onorata dagli applausi di dame, e cavalieri, che ne vollero delle repliche.
Passerebbe questa mia descrizione i confini d’una Lettera se tutti volessi narrarvi i passatempi che abbiamo goduto al finire del Carnovale, resi più saporiti dall’amenità del sito, dalla [138] serenità del tempo, e dal genio festevole di questi giocondi abitatori di sì bella, e ridente Città.
Nel Salone di quest’Accademia Filarmonica, e non nel Teatro, seguì domenica la Cantata, che fu replicata il Lunedì, ma con minore concorso. La Signora Mara ha sorpreso chiunque, e particolarmene gl’intelligenti di Musica, che quì vi sono in gran copia, Amatemi, e credetemi ec. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3
In altra de’25.
Brief/Leserbrief► “Fu piantata una ben intesa Orchestra nel Salone della magnifica Accademia Filarmonica, ove si eseguì varj Pezzi di Musica Instrumentale, cioè Sinfonie, e due Concerti uno di Oboè, l’altro di Corno Inglese, suonati dal Sig. Fortis. Vi cantò due arie con molta bravura il Tenore Franchi. Verso le due e mezza comparve la celebre Mara un pò stanca dal viaggio ma piena d’anima per far gustare le più fine modulazioni del suo canto, e per far ammirare la sua agilità paragonabile a quella degli Strumenti da arco. Cantò tre arte fra le quali la Preghiera ad Ecate, e il Rondò della penultima Opera recitata costì a S. Samuele. Non vi furono che pochi, i quali per singolarizzarsi col resistere alla pubblica opinione, cercarono di criticarla, perchè non và al cuore. A fronte di tal accusa trionfò la Dea del Canto in Verona, come in Europa tutta. Si volle sentirla un’altra volta; e siccome la seconda Accademia per essere stata annunziata tardi, fu scarsa di concorso, così impegnò maggiormente la Sig. Mara a far conoscere quanto ella sappia superare sè stessa nelle Repliche. Cantò le stesse arie ma in modo sì diverso, che se la prima sera sorprese, la seconda lasciò immobili per il piacere gli uditori.
Parti il martedì mattina alla volta di Brescia ove saranno indistintamente concorsi ad udirla il ceto nobile, e cittadinesco degli avvocati, e mercanti, perchè colà non vi si ricerca che il reciproco piacere onde rendere grato quel soggiorno a’nazionali ed a’forestieri. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3
Da Brescia nella med. data.
Brief/Leserbrief► “Erano le 20 del dì 23, e non ancora vedevasi la Sig. Mara. Tutta la Città era in movimento, ed agitazione: sembrava che si aspettasse il . . . . Quando a Dio piacque ci giunse verso le 21. Fu onorata alla tavola del nostro Eccellentis. Rappresentante, che a proprie spese fece copiosamente illuminar il Teatro per la seguita Accademia. Per quanto generalmente si dice non ha prodotto il suo canto quella sorpresa, e diletto, che avea promesso una troppo favorevole prevenzione innalzata da’suoi parziali al sublime grado. Non si può però negare, ch’ella non sia un gran Cantante.
Il ricavato alla porta sorpassò li mille scudi di Milano, che quì corrono a l. 10. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3
In altra della stessa data.
Brief/Leserbrief► “Nella stessa Platea si assisero molte Dame, e tra l’altre la Moglie del nostro benefico Rappresentante, per lasciar luogo nelle Loggie a quelle Signore, che ne mancavano; tratto di nobilissima ospitalità. Le tre arie della Sig. Mara riscossero gli universali applausi. Vi fu un concerto di corno del celebre Sig. Gava, uno d’oboè dell’ammirevole Sig. Fortis, un di Violino del bravo Sig. Timilino di anni 18. Per far il chiaro-oscuro cantarono degli altri Professori di musica. Il ricavato superò li 700 scudi Milanesi disposti, come s’è detto, per la grand’opera delle strade postali, che s’avanza a passi gigante chi sotto gli auspizj del zelantissimo nostro Rettore.
La Sig. Mara è partita questa mattina. Iersera si fece nuovamente sentire nel Palazzo di S. E. cantando varie Ariette, che le furono presentate al momento.
Lunedì s’incomincierà il coperto che deve unire di due Portici laterali all’ [139] ingresso del Teatro, e sarà finito per la prossima Fiera. Quest’opera sarà d’un nuovo abbellimento alla Città, e di comodo ai Cittadini massime ne’tempi di pioggia. Formasi a spese di 12 cavalieri che si sono tansati a 50 zecchini a testa, e due a cento.” ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3
Ogni uomo, che vive in uno stato, che sia opera della sua libera scelta, aggradisce e loda tutto quello, che approvandola solletica e nutre il suo genio. Il tradotto paragrafo, che alla prima pagina del Foglio di Mercordì p. in poche linee dipinge la condizione felice de’popoli, e de’particolari, che non sanno parlare il Mondo, a fronte delle agitazioni, e degli orridi sconvolgimenti di quelli, che sono l’oggetto delle curiosità, e de’discorsi delle Nazioni, ha penetrato vivamente un solitario, che vive filosoficamente in campagna, che legge questo Foglio, e volle comunicarci coll’assenso suo i suoi ringraziamenti. Metatextualität► Egli ci fa una bella descrizione della vita che mena, per la quale sembra fatta la seguente Oda, che traduciamo sicuri di fargli un piacere, e di presentar agli altri cosa che non possa riuscir discara. ◀Metatextualität
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La Solitudine.
“Felice quello, che contento di respirare la sua aria natia, limita i suoi voti, e le sue cure a qualche Podere ereditato da’suoi maggiori!
Le sue greggie lo provvedon di latte; i suoi campi di pane; e le spoglie de’suoi montoni di vesti; da’suoi alberi ha l’ombra in estate, e il fuoco l’inverno.
Esente d’ogn’inquietudine, egli ha un corpo sano unito ad un’anima tranquilla; e sente scorrere dolcemente i suoi anni, i suoi giorni, e le sue ore.
La meditazione, e lo studio alternato col riposo, e colla moderata fatica, ma sopratutto l’innocenza, gli procurano ogni notte un sonno tranquillo.
Che io viva così sconosciuto ed oscuro; ch’io muoja così senz’esser compianto, e che dopo essermi tolto al mondo alcuna pietra non dica: qui giace.” ◀Ebene 3
In Senato.
27 Febbrajo.
Savio agli Ordini
s. Niccolò Corner di s. And. Giulio.
In M. C. 28 detto
Pod. e Cap. a Feltre Reggim. c. p. dura m. 16 elez. dello Scrutinio confermata dal M. C.
s. Franc. Querini qu. Dom.
In luogo di s. Ottavian Martinengo qu. Lelio +
Pod., e Cap. a Conegliano dura m. 16.
s. Xaverio Mosto qu. Lor.
F. s. Alvise Bembo qu. Fer.
Avvocato ai Consigli
s. Nic. Barozzi di s. Gir.
F. s. Zac. Morosini qu. Marin
Prov. al Cottimo di Damasco
s. Franc. Bonlini qu. Fabio
in luogo di s. Seb. Pizzamano eletto
Cast. a Brescia.
Prov. alla Giustizia Nova.
s. Z. Franc. Pizzamano qu. Dom
F. s. Almorò Gabriel Romieri
Della Giunta al Cons. di Pregadi
s. Ant. Rota qu. Franc.
In luogo di s. Paolo Contarini el. Consiglier.
Savio in settimana per la presente
s. Alvise Zusto.
Non per errore di stampa ma di riferta corse nel Foglio di Sabbato che il Sig. Carlo Quadri era al Laudo.
Si deve dunque leggere ch’era al Taglio contro il Sig. Marc’Antonio Gaspari, Notajo di Zovenzedo nel Territorio di Vicenza, e che in conseguenza vinse la Causa.
26 Febbrajo.
Al Cons. della C. N. Post. Il Sig. Conte Curzio Martinengo al Laudo contro il Sig. Conte Carlo Martinengo qu. Vincislao al Taglio.
Avv. al Laudo Ecc. Costantini e Orlandi. Interv. Capellari.
Al Taglio C. Alcaini ed Ec. Stefani. Interv. Marcolini. Inter. Facini. Giudizio. Al Laudo 20 + Al Taglio 10. n. s. 1.
Questa Causa sarà descritta nel Foglio di Sabbato v.
Delitti.
La scorsa settimana fu piena d’avvenimenti funesti, e chiuse il mese tra noi spargendo tristi esempj, racconti melanconici, ed argomenti d’orrore.
Fosse o per ispaventare ad oggetto di spogliar qualcuno, o per abbominevole genio di trionfare sull’altrui debolezza colla forza, colle minaccie, colla soperchieria, due prepotenti si misero sulla sommità del Ponte di Rialto, due ore dopo la mezza notte, con due grossi cani che aizzavano contro i passanti facendoli correre indietro. Uno trà questi avvisò la vicina Guardia degli Arsenalotti a Rialto, i quali accortamente dividendosi salirono pian piano per la tripartita via colà dove coloro contendevano il passaggio, e dopo aver ucciso un de’cani con un’archibugiata, arrestarono tra l’armi uno di que’perturbatori della quiete pubblica, perchè il suo compagno ebbe la scaltrezza ed agilità da salvarsi, e lo condussero in Piazza, ove lo diedero in mano a’zaffi, che lo chiusero prigione.
Certo Pacchio giovine di 28 anni, figlio d’un Gondoliere celebre tra’Regattanti; ma ch’esercitava la professione d’orologiajo, e suonar sapeva il violino, creditore d’un zecchino da persona di civil estrazione s’abbattè in essa nella Contrada di S. Giovanni di Rialto, e le chiese il suo. Taceremo il progresso della verbale contesa, per non riferire ciò che forse non è vero; agli esami della Giustizia appartengono queste cognizioni. Fosse, o vocale insulto, od affronto maggiore, che irritasse estremamente il suo debitore, certo si è che questi sguainò un coltello, e glielo immerse nel basso ventre. Fu trasportato il meschino ad un vicino Caffè ove spirò in braccio del Sig. Candido Candoni orefice di Rialto. Era questo malatticcio da molto tempo. Qualunque fosse la sua organica indisposizione, è da credere che avese un grand’urto dallo spavento conceputo a quel Caffè, perchè postosi a letto non s’alzò più e si trovò morto nella seguente mattina.
Un Fratello dell’ucciso Pacchio Sacerdote alunno della Chiesa di S. Simeon Piccolo gli fece i funerali, e lo fè seppellire onorevolmente.
Fu commesso questo delitto la notte del Venerdì verso le ore due; e allo stesso tempo, o da lì poco, un ladro d’inusitata arditezza sul Ponte de’Barreteri, ad onta d’un frequente passaggio, e d’una viva illuminazione, con una pietra alla mano ruppe il vetro della mostra dell’Orologiajo Sig. Rupano, e gli rapì due scatole d’oro ferendosi la mano nel ritirarla colla preda onde nell’infranto vetro rosseggiar vedevasi il sangue. Nel fuggir gli cadde il cappello, poscia il tabarro; quello sciolto, fino, e di superficie piumosa: questo di scarlato ma usato. Fu messo in pegno da quei che lo raccolsero, i quali avendo meglio pensato nella mattina seguente lo ricuperarono, e lo hanno depositato ove c’è il cappello: uno, e l’altro possono dar qualche lume alla conoscenza del reo. Dicesi che avesse un giustacore serrato al petto co’bottoni d’acciajo.
Nuovo spettacolo alla popolar compassione offerse un misero fanciullino la mattina del sabbato, che per inso-[141]lenza, o vizio di gola, ebbe un tal pugno da un nerboruto Garzone d’un ciambellajo (scalletter) da ridurlo a’segni di morte. Testimonj di vista asserivano la deplorabilità del suo stato: altri lo dicevano esagerato. Comunque fosse il colpo fu da manigoldo, il reo ha dovuto ritirarsi, e probabilmente sarà soggetto a castigo.
Letizie.
Un uffiziale chiese a tre cavalieri, e a una dama l. 5: 10 per testa onde giuocare un terno lasciando i numeri sigillati ad un Caffè, col patto che non s’aprisse la carta se non dopo l’estrazione. Questa seguita sabbato, e saputi i numeri usciti, dissigillasi il Foglio e si trova il terno scritto di tre de’numeri estratti. Così le quattro nobili persone si divisero 18 mila ducati, e l’Uffiziale autore d’un tanto bene non vinse nulla, perchè non prese parte nel giuoco, e non mise il terno favorito per sè nemmeno di cento ducati.
Ebene 3► Brief/Leserbrief►
Brescia
L’ultimo di Feb. 1790.
“Molte volte si verifica il detto vox populi vox Dei. Sebben prematuramente divulgata fossesi la elezione del Rev. Prevosto di Chiari Sig. D. Angelo Co: Faglia all’abbazia di Pontevico, pure, il dì d’jeri effettivamente seguì, e cadde appunto come ognun desiderava sopra il riguardevole soggetto medesimo. Non chiesero quegli abitanti, che un buon Parroco, e così furono esauditi, perchè oltre l’essere quegli fornito di tutte le necessarie Doti ponno star certi altresì, che del pingue Patrimonio di detta Abbazia ne farà parte anche ai poveri e forse la maggiore, tale essendo il suo usitato costume dovunque si trovi. Egli è certo, che a’Parrochi di tal sorte non sono invidati i loro benefizj: ma che anzi vengono dappertutto desiderati, e massimamente ne’luoghi dove più comodamente trovansi i mezzi di poter sollevare le altrui miserie. Incautamente asserì il fatto dello schiaffo in Teatro chi lo scrisse: non furon, che parole, per le quali nacque qualche disapore tra due maschere, che l’un l’altra non conoscevansi: anzi l’inferiore essendo stato arrestato, fu poco dopo anche rimesso in libertà senz’altro strepito.
Giunse in uno de’passati giorni denunzia a questo offizio del Malefizio, d’essere stata trovata sul cimiterio d’una Parrocchia di Valtrompia una neonata creatura umana scannata nella gola con uno stilo. Delitti di tal sorta, scoprendosi i rei, non meritano misericordia alcuna.
In occasion d’un Funerale jeri sera fuvvi qualche contesa sulla Parrocchia del Duomo. Pretendeva la famiglia di non mandare al solito la cera in Sagristia, e di poter invitare quei Preti che voleva. La Sagristia si oppose a tale novità, e intanto, sino a causa decisa sono andati li RR. mansionarj per ordine del Capitolo ad accompagnare il cadavere alla Chiesa senza alcun pagamento.
Concorrono con involontaria quota al rifacimento delle Strade anche certi bravi codardi, che contro le leggi vogliono portare le armi. Costoro essendo retenti, son costretti trovare la tassatagli somma in riguardo al loro delitto, e proporzionatamente alle loro forze, oltre le spese della carcere ec. Non mi par cattiva invenzione. Perchè oltre l’esser in attività la Giustizia a difesa de’buoni sudditi vengono a pagare la loro tansa anche certuni alle volte di 12 Ducati, che son certo si torcerebbero se ricercati fossero di mezzo Ducato solo. Anche di questo ritrovato siam però debitori all’indefessa vigilanza di questo nostro Eccell. Rappresentante Albrizzi, che certamente merita le più alte lodi da chiunque ha la buona sorte d’essere da lui governato. E colla solita stima mi raffermo.”
[142] P. S. La moglie dell’ucciso molinaro non fu ammazzata sul fatto, ma solamente ferita, e tuttora vive. ◀Brief/Leserbrief ◀Ebene 3
Libri nuovi.
“Ai Letterati d’Europa Opere Maffei, e Muratori. Antonio Curti q. Giacomo stampatore intraprende cosa grata all’Italia tutta, perchè utile e nuova. I due maggiori letterati di questo secolo furono Scipione Maffei e Lod. Antonio Muratori. Mancava un’edizione intiera di tutte le loro opere. Egli vi aggiunge anche le inedite. Ambidue Antiquarj, Storici, Politici, Poeti, Critici, Filosofi, e Teologi, Giureprudenti, Moralisti: sempre con buon gusto, buono stile, e buona lingua. Non si stampano in questa collezione se non quelle opere di cui furono essi autori non editori. Così pure si escludono gli Annali del Muratori, perchè multiplicati in tante edizioni. Ecco il piano. Non più di otto tomi all’anno in 8. grande, a paoli cinque l’uno senza rami; e a paoli sei, quando vi fosser rami; e questi alternativamente usciranno, cioè uno Maffei, l’altro Muratori. Al fine di Giugno 1790 compariranno i due primi insieme, perchè gli associati scelgano o tutti due, o l’uno piuttosto che l’altro: al che saranno liberi nel principio dell’associazione. Il numero delle copie non passa le 500. Dei tomi non può ora determinarsi il numero. I principali libraj di Venezia riceveranno le associazioni; ovvero qualunque altro, quando paghi alla consegna del primo tomo, benchè abbia dato avanti il suo nome. Le male spese vanno a carico degli associati. Le lettere franche per pura commissione s’indrizzino ad Antonio Curti qu. Giacomo stampatore dell’opera in Venezia. Le lettere per le materie scientifiche s’indrizzino pur franche all’Ab. Andrea Rubbi, al quale è affidata la cura dell’Edizione per l’ordine, distribuzione, e citazione dei testi greci, e delle figle antiquarie.”
Raccolta di Memorie delle Pubbliche Accademie d’Agricoltura, Arti e Commercio dello Stato Veneto Tomo Primo in 8vo grande. Presso Gio: Ant. Perlini. Se ne parlerà nel Foglio Venturo.
Notizie Sacre.
“24 Feb. S. Mattia Apostolo, Chiesa di Monaci Camaldolesi vicina a Murano, che professano la Regola di S. Benedetto. Ebbe principio da S. Romualdo nativo di Ravenna d’illustre Famiglia, l’anno 904. Di questo Santo riposa il corpo in S. Giustina di Padova portato da S. Urio Prete, ed il capo è in Roma.
Oggi è anche festa a S. Zaccaria per la commemorazione della traslazione de’Corpi Santi.
Nel 1148 in tal giorno fu eletto Doge Domenico Morosini che visse sett’anni nel Dogado, e fu seppellito in S. Croce di Luprio.
Lunedì primo del corrente Marzo fu celebrata nella Chiesa parrocchiale di S. Vio la solita annua funzione in onore di S. Diego.
Vi recitò un dotto ed elegante Panegirico in lode di detto Santo il M. R. D. Girolamo Manera Sacerdote titolato della Chiesa di S. Gregorio.
Bastimenti arriv. 13 Feb.
Brac. P. Nic. Spagna da Trieste con 6 colli cassia, 30 bar. catrame, 10 col. tele, un bar. arg. vivo, una bot. e 18. baze fil di ferro, et altro.
Piel P. Adamo Marassi da Cattaro con 515 st. sem. di lino, 2100 pel. Boldroni, 5 cai d’oglio et altro.
Piel. P. Martin Ragusin da Castel Nuovo con 45 Bal Lana et altro.
Trab. P. Giov. Ferrara da Spalato con 332 Bal. Lane.
[143] Piel P.:Dom. Medolin dalla Brazza con 4 Cai oglio.
Piel. P. Giov. Rocco de Traù con 4. cai Oglio.
16 detto.
Piel P. Ang. Mandacolo da Sebenico. Con 2 cai oglio. 1500 pel. Becchine e Boldroni. 66 rot. Rassa e Bedena et altro.
Pol. Cap. Stef. Cettineo da Trieste colla soa provvigione.
Piel. P. Mich. Pergoli da Sebenico con 5 cai oglio.
17 detto.
Piel. P. Dom. Caenazzo da Curzola con 5 cai oglio.
Peota P. Ang. Furlan da Ravenna con 5 Bal. Canape. Una Bal. lin. 10 cas. e 2 Scat. pignoli.
18 detto.
Bat. P. Tom. Scarpa da Trieste con 50 sac. fighi.
Piel. P. Mich. Vianello da Piran con 190 mog. di sale.
19 detto.
Piel. P. Franc. Spolar da Trieste con una cas. arg. vivo. 2 cas. tele. 5 bot. cera gialla. 20 bar. miel 8 cas. Acciaj 10 co. chiodi et altro.
Piel. P. Ant. Privilegio da Macasca con 5 cai Oglio.
Piel. P. Dom. Cattoner da Macasca con egual carico.
Piel. P. Giac. Viezzoli da Trieste con 50 cas. limoni. 12 cas. acqua minerale. 14 sac. Filati. 4 col. tele. 13 bar. Colofonio. Un bar. arg. vivo. 3 cas. Acclaj et altro.
Piel. P. Giac. Dobrilovich da Castel nuovo con 368 Bal. Lana.
Piel. P. Nic. Marcinco da Segna con 250 Remi.
20 detto.
Tartanon P. Franc. Da vanzo d’Ancona con 9600 Stockfiss. 60 bar. Catrame. 3 sac. Galla et altro.
Tartanon P. Dom. Tagliapietra da Caorle con 200 st. Segala e 200 st. Sorgo.
Piel. P. And. Radimiri da Cattaro e Castel Nuovo con 170 mazzi Cordovani e Montoni. 2844 pelli Boldroni et altro.
Bergantino l’Esperimento Cap. Vic. Padovan manca da Lisbona li 20 Dec. con 300. sac. salnitro. 91 cas. Zuccaro verzin. 77 cas. Zuc. Mascabà. 80 sac. caccao. 4 fag. Salsaperiglia. 400 mazzi cannadindie. 17 fag. Garosolata ordinaria. Una cas. Carte d’India. 400 lib. scorza d’avorio. Un migl. legno bosso.
Piel. P. Tom. Doimovich dalla Brazza con 10 cai Oglio.
Piel P. Giov. Vianello da Spalato con 207 Bal. lana. 8 sac. zenia 40 schiavinelli et altro.
Piel. P. Ant. Rocco da Macasca con 4 cai Oglio.
Piel. P. Valerio Benussi da Traù con 4 cai Oglio.
21 detto.
Piel. P. Nat. Vianello da Piran con 280 mog. di sale.
Piel. P. Olivo Grego da Spalato con 52 Bal. Lana fina. Una bal. e 97 schiavinotti da cavallo. 4 cai oglio. 34 bal. Cordovani. 33 di Montoni. 2 bal. pel Giallette. 38 fag. cera gialla. una bal. Becchine e Boldroni et altro.
22 detto.
Piel. P. Ant. Bertoli da Macasca con 5 Cai Oglio.
Piel. P. Mat. Rismondo dalla Brazza con 5 cai Oglio.
Piel. P. Franc. Bertoli. da Spalato con 3 cai oglio et altro.
Piel. P. Pietro Rismondo da Macasca con 3 cai Oglio.
Piel. P. Vic. Croce dalla Tisana con 250 st. formento.
Piel. P. Mich. Sbisà da Macasca con 6 cai oglio.
23 detto.
Brac. P. Pietro Zaratin da Cattaro con 12 m. Scoranze.
Piel. P. Lor. Giota da Macasca con 6 cai oglio.
Piel. P. Dom. Maraspin da Macasca con simile carico.
Piel. P. Gius. Bortolozzi dalla Tisana con 200 st. formenton.
[144] Piel. P. Gius. Scarpa de Piran con 190 m. di sale.
24 detto.
Piel. P. Gius. Veggian da Rovigno con 25 bar. di miel et altro.
Piel. P. Giov. Cindre da Spalato con 18 fag. cera gialla. 500 lib. cera vergine. 4 cai oglio et altro.
Piel. P. Ang. Paulini dalla Tisana con 300 st. formento.
Piel. P. Bernardo Grego da Macasca con 5 cai oglio.
Piel. P. Bart. Zuanelli da Macasca con 5 cai Oglio.
Piel. P. Giov. Bachichi da Traù con 4 cai oglio.
Piel. P. Dom. Salata da Zara con 130 col. tabacco.
25 detto.
Brac. P. And. Bonifacio da Trieste con 6 col. tele. 16 bar. arg. vivo. Una bot. salnitro. 4 col. ottoni. Una cas. Pepe e cassia linea et altro.
Piel. P. Carlo Damianovich da Sebenico, Traù, e Spalato con 2622 pel. becchine e boldroni e 607 pelli becchine.
È stato perduto
In Chiesa a S. Giov. Nuovo un Uffizio della B. V. di bella stampa, ediz. Pasquali con filetto e passetti d’argento. Chi lo ha trovato, è pregato portarlo al Negozio Buli da chiodi giù del Ponte della Paglia che avrà L. 8. di mancia.
Forastieri.
Nel Palazzino sul Canal grande appartenente a questo Albergo della Regina d’Inghilterra ritrovasi da qualche tempo.
Il Sig. Cav. Riccardo Wgnne con sua Consorte e Figlj, e numerosa servitù.
Il Sig. Cav. Pinck. Inglesi.
D’affittare.
Casa grande in Calle della Regina con mezzadi, magazzini, riva, ed altre comodità.
Chi vi applicasse si porti a Cà Minelli a S. Paternian.
D’affittare.
Una volta in campo a S. Zulian sopra l’orologiajo appresso il Negozio Ippoliti.
Si ricerca ad affitto uno stabile diviso in due appartamenti nelle vicinanze della Piazza, o non molto lontano, che pagasse all’anno da 200. a 250 ducati. Chi lo avesse ne rendi avvisato il compilatore di questo Foglio, che accomodando avrà a contentarsi dell’affittuale.
Se qualcuno lo metterà in vista, a negozio fatto avrà la mancia.
Jeri fu pubblicato un Proclama degl’Illustriss. ed Eccellentis. Signori Deputati alla Regolazione delle Tariffe mercantili di Venezia, e della Terraferma sopra le discipline delle mercanzie soggette alle Dogane di Venezia.
Il Professore del Sale Medicinale detto di Canale privilegiato dall’Eccell. Magistrato alla Sanità di Venezia sapendo, che molti ignorano dove ne sia il vero recapito, fa noto al Pubblico, che dopo aver tolta la dispensa, e vendita del detto sale per conto suo dallo Spezial da Confetti Bernardo Nado, ne ha trasportata la dispensa a libre, ed a oncie giù del ponte de’Barcarioli a mezza calle di San Fantino immediatamente sopra il Fabro: il medemo pure i avverte suo i avventori tanto di Venezia, che di fuori, che non garantisce per legittimo Sal di Canale se non quello, che si dispensa col suo Sigillo. e col San Marco in detta Calle, o dal Padre Nicolai nel Convento di San Stefano. ◀Ebene 2
Ricapiti per le Notizie ed Associazioni di questo Foglio.
S. Bartolommeo in calle stretta dal Colombani Librajo.
A S. Giuliano dal Curti Librajo appresso il Caffè di Menegazzo.
Si paga un Zecchino all’anno anticipato, o diviso in Semestri, ed ogni Assocciato è servito due volte alla Settimana alla sua abitazione, o ricapito.
Le Assocciazioni si ricevono in qualunque tempo. ◀Ebene 1
