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      <titleStmt>
        <title>Num. 22</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
      </titleStmt>
      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Magdalena</name>
          <resp>Editor</resp>
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          <name> Albert</name>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Ingrid Scherk</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-01-19">19.01.2016</date>
        <idno type="PID">o:mws.4107</idno>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 169-176 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="GUV">
          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <biblScope type="issue">022</biblScope>
          <date>1789</date>
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        </bibl>
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            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
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              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
              <interp xml:id="AL">Allegorisches Erzählen</interp>
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              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
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              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
              <interp xml:id="LB">Leserbrief</interp>
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        </interpretation>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
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        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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        <body>
          <p rend="EU">
            <milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone>
          </p>
          <div1>
            <head>
              <hi rend="smallcaps">Num. 22. </hi>
            </head>
            <p rend="date">
              <hi rend="smallcaps">Mercordì 18. Marzo 1789</hi>
            </p>
            <p rend="EU">
              <milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
            </p>
            <div2>
              <head>
                <hi rend="italic">Causa</hi>. </head>
              <p rend="date">13. Marzo 1789. </p>
              <p rend="BA">Alla C. N. Mane. </p>
              <p rend="SO">
                <hi rend="smallcaps">Col</hi> Nuziale 1599. della qu. Claudia Brognolo, col qu.
Clemente Chizzòla, entrambi di Brescia, fu da Chiara Marini Brognolo Madre di detta Claudia
costituita in Dote alla stessa la summa di Lire planet 6500. con patto che Chiara la Madre potesse
al tempo della sua morte disponere liberamente di Lire 2000. e con patto pure, che in caso che la
Figlia premorisse alla Madre e non lasciasse posterità, resti questa padrona di disponere di tutta
essa Dote. </p>
              <p>Tra i Figli avuti da tal Matrimonio fuvvi certa Veronica, che fu maritata nel 1634. col qu. Gio:
Riva; e alla quale il Padre, unito a Claudia, a cui era pervenuta una Eredità, che veniva a
costituir nella stessa un patrimonio dimissoriale, assegnarono in Dote Lire dieci mila planet; con
espressione, che restava detta Figlia dotata nei Beni tanto paterni, quanto materni: Dote però, che
col fatto venne tutta pagata da Clemente Chizzola Padre, e da Cristoforo di lui Figlio, senza alcun
esborso per parte di Claudia. </p>
              <p>Volgendo in progresso all’inopia il Marito, fu fatta da detta Claudia nel 1647. Assicurazione di
Dote, e fu separata del pari la facoltà dalla medesima ereditata: e da detto Atto d’Assicurazione
risulta, ch’oltre ai Beni Stabili in esso individuati, assegnato le venne per Lire 2000. pl. di
mobili. </p>

              <p>Venuta poi a morte la stessa, fu da lei con Testamentaria disposizione risultante da un
Testamento, e da un Codicillo, instituito Universale Erede Cristoforo suo Figlio; e sostituita la di
lui Discendenza così di Maschi, come di Femmine, in caso però ch’egli morisse senza far Testamento.
Entrò il detto Cristoforo in possesso della Facoltà della Madre, senza far in quel giorno verun
Inventario di detta Eredità, e senza proponere alcuna azione in confronto della medesima. Tre anni
dopo distrasse a certo Bendeo alcuni beni possessi in vita dalla Madre; qua-<pb n="170"></pb>li poscia
passarono per acquisto nella Famiglia Ghitti pure di Brescia. Lo stesso Cristoforo poi nel 1686.
segnò solennemente un Atto volontario, in cui s’espresse di voler morir senza Testamento, come anco
eseguì in fatto; e che restar debba nel suo pieno valore la materna Disposizione. </p>
              <p>Fin dal 1707. fu dai Discendenti di detta Testatrice, colla scorta della loro azion
Fidecommissaria tentata la vendicazione dei Beni pervenuti nella Famiglia Ghitti in vigor del
suespresso Acquisto; e seguì moltiplicità di atteggi; ma senza effetto. Finalmente dai Signori
Fratelli Cortesi Discendenti da detta Claudia, fu nel 1775. praticata S. a L. sopra il Testamento, e
Codicillo della medesima; e proposta in confronto del Sig. Pietro Ghitti la relativa Dimanda di
rilascio, divisa in due Capi per la distinzione dei Fondi; con offerta allo stesso dei miglioramenti
a metodo di giustizia. </p>
              <p>Non potendo il Ghitti contendere ai Fratelli Cortese nè vocazion, nè caso e nemmeno che i
dimandati beni non fossero gl’identici posseduti dalla Testatrice in sua vita; si ridusse a proporre
le tre detrazioni seguenti; a norma unicamente e per l’effetto delle quali instò il taglio
dell’avversaria S. a L. </p>
              <p>Propose in un primo Capo, ch’essendo prescritto dagli Statuti di Brescia, osservati anco dalla
Pratica, che ai Discendenti competa azione di conseguire liberamente la porzione legittima ne’Beni
di tutti gli Ascendenti tanto Maschi, che Femmine; sia deciso, che al qu. Cristoforo Chizzola
competesse azione di detraer da’Beni Materni, tanto Dotali, che Dimissoriali la porzione legittima
esente da ogni vincolo, e gravame: e ciò in massima, e salva liquidazione. </p>
              <p>Nel secondo Capo propose, ch’essendo stata condizionata nel Nuziale 1699. a favor dei Figli di
Claudia la summa di pl. Lire 4500. che sono il restante delle Lire 6500., oltre le Lire 2000. delle
quali Chiara Madre s’era in qualunque caso riservata di disporre; sia sentenziato, che la summa
stessa non potesse dalla Figlia Claudia aggravarsi di Fedecommesso: ed abbia ad esser perciò dallo
stesso detratta. </p>
              <p>Propose col terzo, che abbiano ad esser detratte dal Fidecommesso della Testatrice altre Lire
5000. planet, per sua metà delle Lire 10000. costituite in Dote alla Figlia in unione al Marito col
Nuziale 1634. e dalla medesima non soddisfatte. </p>
              <p>Col quarto Capo finalmente fu proposto, che l’Alienazione seguita de’Beni da detto Sig. Ghitti
possessi, come la prima fatta dal qu. Cristoforo Chizzola Erede gravato, debba computarsi in conto
delle detrazioni ad esso competenti; a norma di quanto fosse nei precedenti Capi giudicato. </p>
              <p>S’è ricercata per parte Cortesi la regezione di tutti quattro essi Capi; col fondamento, che
siano inammissibili le detrazioni proposte senza alcuna azione e ragione, dopo massime le cose
seguite: ed anzi per converso furono riassunti i due Capi di rilascio, ed instato nei medesimi il
laudo dell’impugnata S. a L.: ripetuta l’offerta dei miglioramenti. </p>
              <p>Lasciatosi il Ghitti spedire avanti il Giudice di Prima Istanza seguì Sentenza Absente in sei
Capi di regezione dei quattro Capi di Principale proposti dal Ghitti stesso, e d’ammissione dei due
Conversi contestati dai Fratelli Cortesi. Di questa Spedizione appunto era al taglio il Ghitti, ed
erano al Laudo i Fratelli Cortesi nel presente Terzo Consiglio. </p>
              <p>Si disputava per parte Cortesi, che nemmeno al momento della morte del-<pb n="171"></pb>la Madre
erano competenti al Figlio Cristoforo le proposte detrazioni: ma quello su cui fondavasi
maggiormente, e che appunto perchè abbracciava tutti i Capo contenziosi con un solo principio, può
arguirsi ch’abbia prodotto l’uniforme pienissimo Spazzo di Laudo su tutti i Capi; fu, che qualora
una persona instituita Universale Erede in un Testamento, si mescola nell’Eredità , e la confonde
col suo Patrimonio senza praticare un legale Inventario de’Mobili e degli Stabili, e metter in
essere lo stato della medesima ; non può più in progresso, e meno dopo il corso di tanto tempo,
pretendere azione alcura di detrazioni sopra la stessa; e meno ancora può venir pretesa dopo la sua
morte; dovendo anzi intendersi saziare le azioni stesse, s’anco in origine state fossero
incontendibili, col prezzo de’Mobili ed Effetti dell’Eredità già da lui conseguiti, e de’quali per
sua colpa non consta il valore. </p>
              <p>Tanto è giusta fissatta massima, che gli stessi Difensori del Ghitti l’accordavano in astratto: e
solo la volevano inapplicabile al soggetto argomento, col dar a credere, che si rendeva superfluo
l’Inventario nel caso di cui trattavasi, perchè già constava del valor de’mobili posseduti dalla
Testatrice e si sapeva perciò quanto si dovea computare per essi in conto di detrazioni; attesa la
Carta d’Assicurazione di Dote 1647. dalla quale appariva, che ascendevano in tutto al prezzo di Lire
2000. planet. Ma quest’era una Carta anteriore di sett’anni al tempo della morte della Testatrice;
sicchè non potea far prova dei Mobili che si trovava Claudia alla sua mancanza: e tanto meno essendo
riprovata dalle espressioni del di lei Testamento, che individuano qualità d’Effetti non compresi
nella Carta enunciata. Seguì pertanto Spazzo di Laudo a favor Cortesi, ch’oltre adottare la
rivendicazione del Fidecommisso dopo cento e trent’anni dacch’era distratto, lasciò esposto il
Possessore spogliato alla conseguenza inevitabile di dover in oltre rifondere tutti i Frutti
percetti nel lungo corso della Pendenza. Su tutti i Capi. </p>
              <p>Q. Inc. 5. Q. Laud. 28. N. S. 3. </p>
              <p>Avv. al Taglio </p>
              <p>Ecc. Cromer </p>
              <p>Ecc. Gallini </p>
              <p>Inter. Calvi </p>
              <p>Interv. Marchesini</p>
              <p>Avv. al Laudo </p>
              <p>Ecc. Stefani </p>
              <p>Ecc. Co. Medini </p>
              <p>Interv. Co. Medini. </p>
              <p rend="SO">
                <milestone unit="MT" xml:id="FR.3"></milestone> S’avvedranno i nostri Leggitori, che questa
descrizione è dono del cortese Forense anonimo. Care ci sono tutte le relazioni interessanti ed a
questo Foglio opportune, e carissime ci riescono le sue, perchè le passiamo al torchio senza perder
tempo, o fare la menoma fatica col ritoccarle. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone>
              </p>

              <p>La riduzione del Serenissimo maggior Consiglio Domenica fu numerosissima, e v’intervenne
spettatrice dell’augusto Consesso una quantità di Forastieri di rango a’quali si assegnano de’siti
separati e distinti dall’unione de’Nobili. La Sovranità Legislatrice di questa Patrizia Assemblea di
cui non è che una potestà delegata quella de’Corpi onde suddividesi, maggiormente apparisce trà i
luminosi suoi segni in quello d’un Doge, che le parli. S’alza egli in piedi, e in man tenendo il
Corno Ducale chiama il <hi rend="italic">Serenissimo</hi> M. C. <hi rend="italic">Padrone della
Repubblica</hi>, <hi rend="italic">e Padron suo</hi>. Questo atto di riverente consuetudine
introdusse l’uffizio di S. S. <hi rend="italic">LODOVICO MANIN </hi>alla sua prima comparsa
nell’ampissima Sala. Chiarezza, e sonorità di voce ne stese gli accenti fino a’più lontani dal
Soglio Ducale, e passar distintamente dall’orecchio a’cuori gli fece. Se fu in esso ammirabile la
coltura dell’ingegno, lo fu molto più la candidezza dell’ani-<pb n="172"></pb>mo, che non
ne’raffinamenti dello spirito, e nella vana gonfiezza de’termini, ma s’esprime, e dimostrati nella
bella ingenuità di semplici e modeste parole. L’amabilità di questo pregio, che il Serenissimo
nostro Doge fece a parte a parte conoscere nel corrispondere a’divoti omaggj per la gloriosa sua
esaltazione, comune resesi e cara al suo Ingresso nel Maggior de’Consigli. Conobbesi
nell’espressioni del suo uffizioso ragionamento, un’anima penetrata dalle grandi Verità della
Religione, un cuor sensibile pieno di gratitudine, un intimo sentimento che assicura alla Patria un
Principe de’più degni, ch’onorar possino il Trono Ducale. Organi dell’altrui giuste ed unanimi
relazioni, noi abbiamo il conforto d’aver tessuto questo preciso elogio senza che l’arte v’abbia
nulla contribuito, e riportando soltanto il giudizio, e la sensazione d’un Imperante Uditorio. </p>
              <p>Nella mattina medesima si festeggiò il fausto avvenimento con solenne Messa, e <hi rend="italic">Te Deum</hi> musica diretta dal Sig. Maestro D . . . . . <hi rend="italic">Menegatti</hi> nella
Chiesa di questo pio Ospitale de’SS. Pietro e Paolo a Castello. Si cantò un Mottetto, e li Signori
<hi rend="italic">Ferlendis</hi>, e <hi rend="italic">Delai</hi> suonarono de’concerti <hi rend="italic">d’Oboè</hi> coll’usata loro bravura. Gli altri Professori per il canto, e l’orchestra
furono de’migliori, e nell’apparato, nell’illuminazione, nell’ordine, e nell’esecuzion della sacra
funzione nulla si ommise onde renderla bella e pomposa. Tutto si fece a spese del circospetto Nob.
Sig. <hi rend="italic">Giovanni Fontana</hi> uno de’Governatori di quel Pio Luogo, il quale dar
volle un pubblico attestato della sua particolare venerazione al Serenissimo Doge, che di benigno
affetto l’onora. </p>
            </div2>
            <div2>         
     <head>
                <hi rend="smallcaps">In Senato </hi>
              </head>
              <p rend="date">12 corrente. </p>
              <p>Sopra Monasterj.</p>
              <p rend="SO">
                <hi rend="italic">s. Franc. Maria Celsi. </hi>
              </p>
              <p rend="date">14 Detto. </p>
              <p>All’Esaz. de’Crediti Pub. </p>
              <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Nic. Erizzo K</hi>. e Proc. </p>
            </div2>
            <div2>
              <head>
                <hi rend="smallcaps">IN M.C. </hi>
              </head>
              <p rend="date">15 corrente. </p>
              <p>Prov. a Ceffalonia per M. 24. </p>
              <p rend="SO">
                <hi rend="italic">s. Bart Cicogna</hi> il Sopra Comito. </p>
              <p rend="SO">Fin. s. <hi rend="italic">Angiolo Orio</hi> di s. Pietro. </p>
              <p>Pod. a Lendinara m. 16. </p>
              <p rend="SO">s, <hi rend="italic">Dan. Contarini</hi> qu. Ales. </p>
              <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Michel Ang. Minio</hi>. </p>
              <p>Pod. alla Motta m. 16. </p>
              <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ant. Pisani</hi> qu. Leon. </p>
              <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Nic. Pizzamano</hi> qu. Zorzi. </p>
              <p>Degno ottuagenario in vita. </p>
              <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuan. Soranzo</hi> qu. Seb. </p>
              <p rend="SO">Luogo di s. <hi rend="italic">Pietro Gritti</hi> +</p>
              <p>Offiz. Alla Dogana da Mar. </p>
              <p rend="SO">
                <hi rend="italic">s. Fr. Ant. M. Balbi</hi> qu. Ant. </p>
              <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Camillo Corner</hi> di s. Giac. </p>
              <p>Gov. dell’Entrate Pub. </p>
              <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Gir. Arnaldi</hi> fu Cons. </p>
              <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Niccolò Balbi.</hi>
              </p>
              <p>Sopra Offizj. </p>
              <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Giac. Ang. Foscarini</hi>
              </p>
              <p rend="SO">F. <hi rend="italic">s. Domenico Cappello</hi>. </p>
              <p>Offiz. alla Tavola dell’Entrata. </p>
              <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Giac. Lor. Soranzo</hi> di s. Pietro </p>
              <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Nic. Barbaro</hi> qu. Ang. </p>
              <p>Offiz. alle Beccarie. </p>
              <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Z. Ant. Tron</hi>. </p>
              <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Leon Querini</hi> qu. Vic. </p>
              <p>Alla Giunta del Pregadi. </p>
              <p rend="SO">Luogo di s.<hi rend="italic"> Piietro</hi> K. <hi rend="italic">Manin</hi> giusto le
Leggi. </p>
              <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Giambat.</hi>
                <hi rend="italic">Donà</hi> fu Censor.</p>
              <p> Per Proc. di San Marco nominati, niuno di eletti. </p>
              <p rend="SO">s. Sebastian Mocenigo K. </p>
              <p rend="SO">s. Pietro Gradenigo </p>
              <p rend="SO">s. Agostino Garzoni </p>
              <p rend="SO">s. Francesco Tron </p>
              <p rend="SO">s. Z. Bat. Contarini </p>
              <p rend="SO">s. Gir. Zulian K. </p>
              <p rend="SO">s. Antonio Zulian </p>
              <p rend="SO">s. Pietro Barbarigo</p>
              <p rend="SO"> s. Alv. Mocenigo Primo K.</p>
              <p rend="SO">
                <pb n="173"></pb> s. Nic Barbarigo </p>
              <p rend="SO">s. Nic. Contarini 3zo. </p>
              <p>4 Riballottati per superiorità di voti affermativi. </p>
              <p rend="SO">s. Agostin Garzoni </p>
              <p rend="SO">s. Pietro Barbarigo </p>
              <p rend="SO">s. Nic. Contarini 3zo. </p>
              <p rend="SO">s. Seb. K. Mocenigo. </p>
              <p rend="SO">Lunedì p. p. come s’avvisò, in questo superbo Tempio della Contrada di S. Salvatore
abitata finora dal Serenissimo <hi rend="italic">Manin</hi> e sua Famiglia, si cantò in Musica
solenne Messa e Te Deum per la di lui esaltazione. L’apparato, l’illuminazione, il ben fornito palco
per l’orchestra, l’ordine, e l’esecuzion della Sacra funzione soddisfarono pienamente gli
spettatori, che in gran numero v’intervennero. Fu diretta la musica dal prenominato Sig. Maestro
Menegatti. </p>
              <p>Dalli balconi delle case di questa Contrada pendevano a varj colori le feriche tappezzerie; nelle
Botteghe vidersi delle mostre pompose, e dall’alto al basso Sonetti in copia; segni di
festeggiamento, e d’applauso. </p>

              <p>Si radunò nella stessa mattina il M. C. per l’elezione di Procurator di San Marco. Li nobilissimi
Parenti di S. E. K. <hi rend="italic">Sebastian</hi>
                <hi rend="italic">Mocenigo</hi> comparvero in <hi rend="italic">broglio</hi> colla Stola calata
chiedendo per esso lui la dignità luminosa a cui non soprastà in questa Repubblica, che quella del
Doge. Dalla pluralità de’voti della Sovrana Assemblea sempre giusta e magnanima nelle sue scelte,
venne assegnato il sublime posto vacante al Cavaliere prenominato. Ne fu attesa la nuova da
un’impaziente moltitudine, e s’è ricevuta con universal compiacenza. Volò a Verona a portargliela
questo Fedele Sig. <hi rend="italic">Giammaria</hi>
                <hi rend="italic">Nullo</hi> uno de’Corrieri della Serenissima Signoria. Colà dove S. E. ha compiuto
uno de’più gloriosi Reggimenti, che quella magnifica Città vantar possi, dobbiamo credere che avrà
diffuso un comune giubilo, ed appagato il vivo desiderio de’suoi abitanti sì saggiamente governati
dall’avvedutezza, e dal zelo di quel cortese generosissimo Soggetto. Aperto il suo cospicuo Palazzo,
anzi tre Palazzi in uno, a San Samuele, dall’Eccellentissima Procuratessa, da S. E. Alvise suo
Figlio, dalla di lui nobilissima Sposa, e loro più stretti Congiunti, accolte furono le visite di
complimento. Il Ballo, il giuoco, i musicali suoni solennizzarono l’elezione. Jeri si rinnovò il
pubblico trattamento con maggiore splendidezza, e concorso, ed oggi terzo ed ultimo giorno avranno
compimento le Feste nelle quali il Popolo fece una seconda raccolta di pane, vino, e denari, e la
Nobiltà, e gente civile fu regalata di generosi ottimi rinfreschi. Anche in questa occasione ebbe la
direzione appartenente al Mastro di Casa l’abilissimo Sig. Giov. Bernardi. </p>
            </div2>
            <div2>
              <head>IN M. C. </head>
              <p rend="date">16 corrente. </p>
              <p>Prov. a. Cividal di Friul m. 16. </p>
              <p rend="SO">s. Ang. Barbaro di s. Simon </p>
              <p rend="SO">F. s. Ang. Barbaro di s. Nic. </p>
              <p>Conte a Nona m. 32. </p>
              <p rend="SO">s. Z. Paolo Balbi qu. Alv. </p>
              <p rend="SO">F. s. Marco Minio qu. Z. Ant. </p>
              <p rend="SO">Castel. della Serasinesca di Padova m. 16. </p>
              <p rend="SO">s. Pietro Alv. Barbaro qu. Piero Alv. </p>
              <p rend="SO">F. s. Nic. Barozzi di s. Gir. </p>
              <p>Auditor Novo delle Sentenze. </p>
              <p rend="SO">s. Giac. Pisani qu: Marco </p>
              <p rend="SO">F. s. Vicenzo Bembo qu. Nic. </p>
              <p>Offiz. di Notte al Civil. </p>
              <p rend="SO">s. And. Bon di s. Nic. </p>
              <p rend="SO">Fin. s. Marco Riva +</p>
              <p>Offiz. alla Ternaria Vecchia </p>
              <p rend="SO">s. Ger. M. Sagredo di s. Z. Bat. </p>
              <p rend="SO">F. s. Gir. Cicogna di s. Pasqual. </p>
              <p>Offiz. alla Tav. dell’Entrata. </p>
              <p rend="SO">s. Zuan. Tron 2do qu. Zuan </p>
              <p rend="SO">
                <pb n="174"></pb> F. s. Agostin Pizzamano qu. Zorzi. </p>
              <p rend="SO">Per Proc. di S. Marco della Proc. de Ultra. </p>
              <p>Seconda Nomina. </p>
              <p rend="SO">s. Sebastiano Mocenigo K. +</p>
              <p rend="SO">s. Alvise Tiepolo K. </p>
              <p rend="SO">s. Nic. Contarini 3zo. </p>
              <p rend="SO">s. Pietro Zen. </p>
              <p rend="SO">s. Sebastiano Ant. Crotta. </p>
              <p rend="SO">s. Pietro Barbarigo. </p>
              <p>Riballottazione de’4 superiori di voti affermativi. </p>
              <p rend="SO">s. Sebastiano K. Mocenigo +</p>
              <p rend="SO">s. Alv. <hi rend="italic">K</hi>. Tiepolo </p>
              <p rend="SO">s. Nic. Contarini 3zo. </p>
              <p rend="SO">s. Pietro Zen. </p>
              <p>Dal segno posto al margine s’intenderà da chi l’ignorava, che in simili elezioni il rimasto alla
prima ballottazione dev’essere confermato da una seconda de’4 nomi ch’hanno avuto più voti per il
sì. </p>
            </div2>
            <div2>
              <head>
                <hi rend="italic">Proseguimento dell’Orazione Funebre. </hi>
              </head>
              <p rend="SO">Haec omnia Rainerius in Patriae uti litatem &amp; gloriam contulit, sed, dum totus in
Reipublicae curis exercetur, mittendus est ad Aulam Byzantinam Orator temporibus quidem
difficillimis, quibus potentissimi Reges cum Imperio Othomano proelia acerrima inibant. Reipublicae
visum atque stabilitum erat nullis tunc proeliantibus adhaerere, ut populi sibi subditi inter arma
strepitumque alieni belli pacis dulcedine potirentur. Exhibetur Rainerius semper patriae
inserviendae paratus. Laetatur Magnum Concilium, (dicam potius omnium Nobilium unitam Majestatem)
&amp; difficilem simul &amp; perhonorificam Legationem Rainerio committit, certum quod non minus in
Othomanici Imperii Aula, quam in Romani futurus sit acceptus. Non vos fefellit opinio, oculatissimi
Patres, cum gloriosa de Rainerio vaticinati estis. Non timet ille Adriatici Aegeique maris magna
pericula atque incommoda, non longa itinera, non apud nationem a nostro vivendi modo penitus alienam
degere, si Patriae possit esse utilis. Et jam potentissimus Turcarum Imperator perbenigne in aula
sua eum excipit, &amp; omnium admiratione in aula sua eum excipit, &amp; omnium admiratione, signis,
quibus juxta illius populi morem, conceptam de Rainerio existimationem luculenter ostendit, eum
dimisit. Minister, quem Magnum Visirum vocant, in prima accessus occasione in haec verba erumpit: Tu
habes vultum hominis honesti, sinceri, atque perspicacis; te amo, tibi favebo. Non hoc adulationis,
qua illius gradus homines non utuntur, artificium fuit, non gratulantis animi mera significatio, non
vacua verba &amp; nihil sonantia. Toto Legationis tempore in negotiis ad Rempublicam spectantibus,
&amp; etiam in privatis suis illi omnia quaecumque optavit libentissime Visirus concessit, quin
etiam eum saepius de ipsomet Othomano Imperio consuluit, &amp; quod fortasse exemplo caret, absenti
quoque mira gratiae &amp; benevolentiae signa exhibuit. Etenim post Rainerii discessum primus
Minister amissa Imperatoris gratia (ut in illa aula non raro evenit) ad tures delatus periculoso
carcere detentus est, sed postea ejus detect innocentia non solum in libertatem fuit restitutus,
verum etiam in amisso dignitatis gradu collocatus. Audit interim ille Rainerium Venetiis ad summum
Dignitatis apicem ascendisse, &amp; totius Reipublicae Ducem salutari. Tum vero de meritis Rainerii
quam olim conceperat opinionem confirmavit, augere quidem non poterat, &amp; quae conceptae
existimationis, &amp; veteris amicitiae signa exhibuerit, Historicis veteribus certissime sunt
ignota; ipsi primi Ordinis Magnates (Bassà vocant) oblequiis &amp; donis quantum omnibus acceptus
fuerit, sae- <pb n="175"></pb> pius demonstrarunt. Quin ea dona tam pretiosa, quam raro dari solita a
novo Imperatore transmissa ostenderunt aperissime Rainerium dominantem in Aula Byzantina, non
aestimatorem mutasse. </p>
              <p>Quos tameu honores etsi maximos ego quidem non magnopere miror, o felix Civitas, quae
quattuordecim saecula Imperii semper gloriosissimi numeras diuturnitate in nulla alia Republica a
mundi constitutione tam prospere continuata, Virgo Adriaca non immeriro appellata, cum tales viri in
te &amp; ex te nascantur, qui in exteris Aulis tantam de te aestimationem concilient. Pleni sunt
Fasti Veneti illustribus tuorum Heroum gestis. Unde usus invaluit Te Virginem praedicari, eo quod
nunquam te vidisse glorientur tui Imperii hostes. Tu consilio pietate, armis te semper inactam
servasti: vidisti, fateor, plurima imperii membra, urbesque tibi subditas bellorum eventu vario huc
illuc distrahi, sed caput integrum tibi semper permansit: &amp; permanebit quidem Magnae Deiparae
&amp; Evangelistae Marci auxilio, qui de coelo invigilant, ut amissa acquiras, &amp; retenta
conserves. Virgo quidem, sed Heroum mater soecundissima, qui nomen tuum &amp; gloriam longe lateque
reddent immortalem. </p>
              <p>Parcite, Auditores, si Rainerii laudes interrumpere amor in civitatem me coegit. Rainerius ipse
me induxit, nam cum Patriae tantum inservire arderet, omnes suas laudes &amp; merita in Patriae
laudem &amp; meritum detorquebat. Ipsa etiam beneficia aliis praestita Patriae attribuere studuit. </p>
              <p>Laborat civitas Byzantina summa annonae inopia. Ad ipsos curae frumentariae ministros Rainerius
alloquitur, proponit Veneta insignia posse ex Aegypto triticum Constantinopolim deferre, quia cum
Europae Regibus belligerantibus pace &amp; amicitia Gens Veneta fruebatur.</p>
              <p rend="BU">
                <milestone unit="MT" xml:id="FR.4"></milestone>
                <hi rend="italic"> (Sarà proseguito.)
</hi>
                <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone>
              </p>
            </div2>
            <div2>
              <head>
                <hi rend="italic">Seguito dei Bastimenti arrivati. </hi>
              </head>
              <p rend="date">14 Febbrajo. </p>
              <p rend="SO">Piel. P<hi rend="italic">. Gir. di Niccolò</hi> da Trieste con 8 bot. Tabacco, 3500.
lib. Lana Soda, una Bal. Lana, un Pacco Manna e azzurro, 2 Bal. e 2 rot. Griso, un fag. Fazzoletti,
2 Bar. Terlisi, un col. e 3 fag. Tele, un col. merci, 2 colli cogome da Caffè, 2 cas. cencj di feta,
192 cuoj salati, 4 colli Padelle, 6 col. chiodi, 21 bar. e 6 Botte fil di ferro, 5 casse Acciaj, 12
fascj ferro. </p>
              <p>Piel. P. <hi rend="italic">Mich. Vianello</hi> da Piran con 173 moggia di sale. </p>
              <p rend="date">16 Detto. </p>
              <p rend="SO">Brac. P. <hi rend="italic">Pietro Almeriganatto</hi> da Capodistria con 83 Bar. fior di
sale. </p>
              <p>Piel. P. <hi rend="italic">Dom. Rosada</hi> da Piran con 100 Mog. di sale. </p>
              <p>Piel. Pat. <hi rend="italic">Valerio Benussi</hi> da Macasca con 4 cai Oglio. </p>
              <p>Piel. P. <hi rend="italic">Gaet. Sponza</hi> da Traù con 5 Cai Oglio, 2 Bisaccie sevo, 77. pelli
Boldroni, una cassetta cand. di sevo. </p>
              <p rend="date">19 Detto. </p>
              <p rend="SO">Brac. P. <hi rend="italic">Cristof. Spolar</hi> da Trieste con un bar. Gripola, 10 Bot.
tabacco, 4 colli mandole, 2 col. Tamisi, 4 colli Libri, un Bar. arg. vivo, 16 colli tele, una
cassetta arg. falso, 4 colli cola, un bar. aghi, 5 Bot. cera gialla, 3 col. ottoni, 13 col. chiodi,
3 col. Falci, 10 Bar. sortiti, 2 Bot. e 37 Botte filo di ferro. </p>
              <p rend="SO">Bergantin <hi rend="italic">Giacomo</hi> Cap. <hi rend="italic">Mich. Brun</hi> Ingl.
manca da <hi rend="italic">Londonderis</hi> li 13 <hi rend="italic">Xbre</hi>. rac. a sè med. con
364 bar. e 60 mezzi Bar Salamoni. </p>
              <p rend="SO">Piel P. <hi rend="italic">Nat. Supisich </hi>da Traù con carico del ricupero del
Bastim. di Cap. <hi rend="italic">Stef. Sortan</hi>, con 18 cai oglio, 4 cai detto Morga, e varj
attrezzi ricuperati. </p>
              <p rend="date">20 Detto. </p>
              <p rend="SO">Piel. P. <hi rend="italic">Franc. Vianello</hi> da Piran con 220. Mog. di Sale. </p>
              <p rend="SO">Bat. P. <hi rend="italic">Rocco Vianello</hi> da Trieste con 25 m. arancie, e 4 m.
Limoni. </p>
              <p rend="SO">Brac. P. And. spolar da Trieste con 50. cassette fighi, 30 bar. Uva da smirne, 30 sac.
Gripola, 13 bar. fil di ferro, 2. fag. tele. </p>
              <p rend="SO">Brac. P. <hi rend="italic">Giac. Viezzoli</hi> da Trieste con 2 Bal. Griso, 12 Bot. e 6
Bal. Tabacco, 2 Bar. arg. vivo. 7 Bar. Trementina, un pacco Libri, una cassa Acqua di Boemia, una
scat. Sal di Boemia, un pacco Verdemonte, un bar. Ottoni, una cas. cand. di sevo, un bar. antimonio,
2 cassette sale armoniaco, una cassa tele, 8 colli cera gialla, una bot. terra gialla, 40 bar. uva,
2 car. merci, 2 bot. fil di ferro. 5 bar. chiodi, 14 fasci ferro, una cassa patte d’ancora, 4 cas.
acciaj, 10 cas. limoni. </p>
              <p rend="SO">Piel. P. <hi rend="italic">Simon Loi</hi> da Trieste con 8 cas. acciaj, 6 bar. chiodi
47 m. Vallonia. </p>
              <p rend="SO">Piel. P. <hi rend="italic">Mat. Radimiri</hi> da Castel Nuovo con 160 Bal. lana, un
fag. sac. vuoti, 4 fag. rame v. Piel. P. <hi rend="italic">Franc Bergamin</hi> da Ragusi, Città
vecchia, e Spalato con 28 sac. Lana, 8 sac. e 2 fag. cera gialla, una Bal. Becchine e Boldroni, 24
bar. e 15 sac. grippola, un fag. strafusaria, 3 cai Oglio, 22 bar. 2 bisacche, e 4 sac. e mezzo
sevo, 6 m. fighi, un fag. strazze, 8 m. e mezzo vetro rotto, 7 m. e mezzo ferro v. 14 m. porcina
salata, 6. bar. sonza, 30 bar. strutto, 59 pelli Vacchette. </p>
              <p rend="date">21. Detto. </p>
              <p rend="SO">Piel. P. <hi rend="italic">Mat. Spelich</hi> da Trieste con 3 bot. Susine, 4 bar. arg.
vivo, 12 bar. Uva da Smirne, 4 Bot. e un sac. mandole 12 bot. Cassia, 12 bar. Arsenico, 5 bar.
Asfor, 3 colli tele, 2 bar. Litargirio, un col. Libri, 6 bar. Ottoni, 4 cas. Acciaj, 33 col. chiodi,
un fascio Ferro, 25 Fasci Lamarini, una bot. Falci, 2 Bar. e 28 Bazze fil di ferro, 3 colli merci. </p>
              <p rend="BU">
                <milestone unit="MT" xml:id="FR.5"></milestone>
                <hi rend="italic"> (Il resto Sabbato)
</hi>
                <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone>
              </p>
              <p rend="SO">Jermattina S. E. Monsignor Nunzio Apostolico si portò in pubblica forma
nell’Eccellentissimo pieno Collegio a fare il suo uffizio di congratulazione al Serenissimo Doge per
la felice sua successione al Dogado di S. S. <hi rend="italic">Renier</hi>. Scioltasi l’adunanza
dell’Eccellentissimo Collegio ebbero da Lui privata udienza i Signori Mercanti di questa Città, i
quali nelle sue stanze gli tributarono l’ossequio della lor sudditanza, e furono accolti e
corrisposti con quella maestosa benignità, che tutte accompagna le azioni, e le parole di questo
umanissimo Principe. </p>
              <p>Encomiasi universalmente la magnificenza delle Feste in Cà <hi rend="italic">Mocenigo</hi>. Tre
Palazzi che formano una Reggia, la bellezza del sito, la capacità al più gran concorso, naturalmente
favoriscono la solennità che riceve il sue maggior lustro dall’intervento della primaria Nobiltà
Patrizia Forastiera, dal brio, dall’eleganza, e dalla ricchezza delle Dame, che intrecciano le liete
splendide Danze. </p>

              <p>Nel precedente Foglio corsi son molti errori. Non giova l’accusar che ne ha colpa. Sarà opera
della nostra maggior diligenza, e d’un nuovo incarico a cui ci sottoporremo, l’esentar i futuri
dalle mostruosità, che son corse nelle metà delle copie del Foglio suddetto e senza far l’<hi rend="italic">Errata Corrige</hi> per quei che l’ebbero difettose ed avranno supplito colla loro
intelligenza a’minuti errori, dobbiamo soltanto avvertirli, che alla nota della pag. 167 devesi
leggere <hi rend="italic">incatramati</hi> non <hi rend="italic">incatrumati</hi>, e <hi rend="italic">pertiche</hi> in vece di <hi rend="italic">partiche</hi>, come pure <hi rend="italic">parentela stretta o lontana</hi>, dov’è stampato <hi rend="italic">per reantesa strette, o
lontane</hi>. </p>
            </div2>
            <div2>
              <head>
                <hi rend="italic">Morti. </hi>
              </head>
              <p>Il N. H. s. <hi rend="italic">Antonio Pasqualigo </hi>q. Zuan. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
                <milestone rend="closer" unit="E1"></milestone>
              </p>
              <p></p>
            </div2>
          </div1>
        </body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body>
          <div>
            <ab> Num. 22 1789 <seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 22. Mercordì 18. Marzo 1789 <seg synch="#FR.2" type="E2">
                  <seg type="U2">Causa. </seg>
                  <seg type="DT">13. Marzo 1789. </seg> Alla C. N. Mane. Col Nuziale 1599. della qu. Claudia Brognolo,
col qu. Clemente Chizzòla, entrambi di Brescia, fu da Chiara Marini Brognolo Madre di detta Claudia
costituita in Dote alla stessa la summa di Lire planet 6500. con patto che Chiara la Madre potesse
al tempo della sua morte disponere liberamente di Lire 2000. e con patto pure, che in caso che la
Figlia premorisse alla Madre e non lasciasse posterità, resti questa padrona di disponere di tutta
essa Dote. Tra i Figli avuti da tal Matrimonio fuvvi certa Veronica, che fu maritata nel 1634. col
qu. Gio: Riva; e alla quale il Padre, unito a Claudia, a cui era pervenuta una Eredità, che veniva a
costituir nella stessa un patrimonio dimissoriale, assegnarono in Dote Lire dieci mila planet; con
espressione, che restava detta Figlia dotata nei Beni tanto paterni, quanto materni: Dote però, che
col fatto venne tutta pagata da Clemente Chizzola Padre, e da Cristoforo di lui Figlio, senza alcun
esborso per parte di Claudia. Volgendo in progresso all’inopia il Marito, fu fatta da detta Claudia
nel 1647. Assicurazione di Dote, e fu separata del pari la facoltà dalla medesima ereditata: e da
detto Atto d’Assicurazione risulta, ch’oltre ai Beni Stabili in esso individuati, assegnato le venne
per Lire 2000. pl. di mobili. Venuta poi a morte la stessa, fu da lei con Testamentaria disposizione
risultante da un Testamento, e da un Codicillo, instituito Universale Erede Cristoforo suo Figlio; e
sostituita la di lui Discendenza così di Maschi, come di Femmine, in caso però ch’egli morisse senza
far Testamento. Entrò il detto Cristoforo in possesso della Facoltà della Madre, senza far in quel
giorno verun Inventario di detta Eredità, e senza proponere alcuna azione in confronto della
medesima. Tre anni dopo distrasse a certo Bendeo alcuni beni possessi in vita dalla Madre; qua-<pb n="170"></pb>li poscia passarono per acquisto nella Famiglia Ghitti pure di Brescia. Lo stesso
Cristoforo poi nel 1686. segnò solennemente un Atto volontario, in cui s’espresse di voler morir
senza Testamento, come anco eseguì in fatto; e che restar debba nel suo pieno valore la materna
Disposizione. Fin dal 1707. fu dai Discendenti di detta Testatrice, colla scorta della loro azion
Fidecommissaria tentata la vendicazione dei Beni pervenuti nella Famiglia Ghitti in vigor del
suespresso Acquisto; e seguì moltiplicità di atteggi; ma senza effetto. Finalmente dai Signori
Fratelli Cortesi Discendenti da detta Claudia, fu nel 1775. praticata S. a L. sopra il Testamento, e
Codicillo della medesima; e proposta in confronto del Sig. Pietro Ghitti la relativa Dimanda di
rilascio, divisa in due Capi per la distinzione dei Fondi; con offerta allo stesso dei miglioramenti
a metodo di giustizia. Non potendo il Ghitti contendere ai Fratelli Cortese nè vocazion, nè caso e
nemmeno che i dimandati beni non fossero gl’identici posseduti dalla Testatrice in sua vita; si
ridusse a proporre le tre detrazioni seguenti; a norma unicamente e per l’effetto delle quali instò
il taglio dell’avversaria S. a L. Propose in un primo Capo, ch’essendo prescritto dagli Statuti di
Brescia, osservati anco dalla Pratica, che ai Discendenti competa azione di conseguire liberamente
la porzione legittima ne’Beni di tutti gli Ascendenti tanto Maschi, che Femmine; sia deciso, che al
qu. Cristoforo Chizzola competesse azione di detraer da’Beni Materni, tanto Dotali, che Dimissoriali
la porzione legittima esente da ogni vincolo, e gravame: e ciò in massima, e salva liquidazione. Nel
secondo Capo propose, ch’essendo stata condizionata nel Nuziale 1699. a favor dei Figli di Claudia
la summa di pl. Lire 4500. che sono il restante delle Lire 6500., oltre le Lire 2000. delle quali
Chiara Madre s’era in qualunque caso riservata di disporre; sia sentenziato, che la summa stessa non
potesse dalla Figlia Claudia aggravarsi di Fedecommesso: ed abbia ad esser perciò dallo stesso
detratta. Propose col terzo, che abbiano ad esser detratte dal Fidecommesso della Testatrice altre
Lire 5000. planet, per sua metà delle Lire 10000. costituite in Dote alla Figlia in unione al Marito
col Nuziale 1634. e dalla medesima non soddisfatte. Col quarto Capo finalmente fu proposto, che
l’Alienazione seguita de’Beni da detto Sig. Ghitti possessi, come la prima fatta dal qu. Cristoforo
Chizzola Erede gravato, debba computarsi in conto delle detrazioni ad esso competenti; a norma di
quanto fosse nei precedenti Capi giudicato. S’è ricercata per parte Cortesi la regezione di tutti
quattro essi Capi; col fondamento, che siano inammissibili le detrazioni proposte senza alcuna
azione e ragione, dopo massime le cose seguite: ed anzi per converso furono riassunti i due Capi di
rilascio, ed instato nei medesimi il laudo dell’impugnata S. a L.: ripetuta l’offerta dei
miglioramenti. Lasciatosi il Ghitti spedire avanti il Giudice di Prima Istanza seguì Sentenza
Absente in sei Capi di regezione dei quattro Capi di Principale proposti dal Ghitti stesso, e
d’ammissione dei due Conversi contestati dai Fratelli Cortesi. Di questa Spedizione appunto era al
taglio il Ghitti, ed erano al Laudo i Fratelli Cortesi nel presente Terzo Consiglio. Si disputava
per parte Cortesi, che nemmeno al momento della morte del-<pb n="171"></pb>la Madre erano competenti al
Figlio Cristoforo le proposte detrazioni: ma quello su cui fondavasi maggiormente, e che appunto
perchè abbracciava tutti i Capo contenziosi con un solo principio, può arguirsi ch’abbia prodotto
l’uniforme pienissimo Spazzo di Laudo su tutti i Capi; fu, che qualora una persona instituita
Universale Erede in un Testamento, si mescola nell’Eredità , e la confonde col suo Patrimonio senza
praticare un legale Inventario de’Mobili e degli Stabili, e metter in essere lo stato della medesima
; non può più in progresso, e meno dopo il corso di tanto tempo, pretendere azione alcura di
detrazioni sopra la stessa; e meno ancora può venir pretesa dopo la sua morte; dovendo anzi
intendersi saziare le azioni stesse, s’anco in origine state fossero incontendibili, col prezzo
de’Mobili ed Effetti dell’Eredità già da lui conseguiti, e de’quali per sua colpa non consta il
valore. Tanto è giusta fissatta massima, che gli stessi Difensori del Ghitti l’accordavano in
astratto: e solo la volevano inapplicabile al soggetto argomento, col dar a credere, che si rendeva
superfluo l’Inventario nel caso di cui trattavasi, perchè già constava del valor de’mobili posseduti
dalla Testatrice e si sapeva perciò quanto si dovea computare per essi in conto di detrazioni;
attesa la Carta d’Assicurazione di Dote 1647. dalla quale appariva, che ascendevano in tutto al
prezzo di Lire 2000. planet. Ma quest’era una Carta anteriore di sett’anni al tempo della morte
della Testatrice; sicchè non potea far prova dei Mobili che si trovava Claudia alla sua mancanza: e
tanto meno essendo riprovata dalle espressioni del di lei Testamento, che individuano qualità
d’Effetti non compresi nella Carta enunciata. Seguì pertanto Spazzo di Laudo a favor Cortesi,
ch’oltre adottare la rivendicazione del Fidecommisso dopo cento e trent’anni dacch’era distratto,
lasciò esposto il Possessore spogliato alla conseguenza inevitabile di dover in oltre rifondere
tutti i Frutti percetti nel lungo corso della Pendenza. Su tutti i Capi. Q. Inc. 5. Q. Laud. 28. N.
S. 3. Avv. al Taglio Ecc. Cromer Ecc. Gallini Inter. Calvi Interv. Marchesini Avv. al Laudo Ecc.
Stefani Ecc. Co. Medini Interv. Co. Medini. <seg synch="#FR.3" type="MT"> S’avvedranno i nostri
Leggitori, che questa descrizione è dono del cortese Forense anonimo. Care ci sono tutte le
relazioni interessanti ed a questo Foglio opportune, e carissime ci riescono le sue, perchè le
passiamo al torchio senza perder tempo, o fare la menoma fatica col ritoccarle. </seg> La riduzione
del Serenissimo maggior Consiglio Domenica fu numerosissima, e v’intervenne spettatrice dell’augusto
Consesso una quantità di Forastieri di rango a’quali si assegnano de’siti separati e distinti
dall’unione de’Nobili. La Sovranità Legislatrice di questa Patrizia Assemblea di cui non è che una
potestà delegata quella de’Corpi onde suddividesi, maggiormente apparisce trà i luminosi suoi segni
in quello d’un Doge, che le parli. S’alza egli in piedi, e in man tenendo il Corno Ducale chiama il
Serenissimo M. C. Padrone della Repubblica, e Padron suo. Questo atto di riverente consuetudine
introdusse l’uffizio di S. S. LODOVICO MANIN alla sua prima comparsa nell’ampissima Sala. Chiarezza,
e sonorità di voce ne stese gli accenti fino a’più lontani dal Soglio Ducale, e passar distintamente
dall’orecchio a’cuori gli fece. Se fu in esso ammirabile la coltura dell’ingegno, lo fu molto più la
candidezza dell’ani-<pb n="172"></pb>mo, che non ne’raffinamenti dello spirito, e nella vana gonfiezza
de’termini, ma s’esprime, e dimostrati nella bella ingenuità di semplici e modeste parole.
L’amabilità di questo pregio, che il Serenissimo nostro Doge fece a parte a parte conoscere nel
corrispondere a’divoti omaggj per la gloriosa sua esaltazione, comune resesi e cara al suo Ingresso
nel Maggior de’Consigli. Conobbesi nell’espressioni del suo uffizioso ragionamento, un’anima
penetrata dalle grandi Verità della Religione, un cuor sensibile pieno di gratitudine, un intimo
sentimento che assicura alla Patria un Principe de’più degni, ch’onorar possino il Trono Ducale.
Organi dell’altrui giuste ed unanimi relazioni, noi abbiamo il conforto d’aver tessuto questo
preciso elogio senza che l’arte v’abbia nulla contribuito, e riportando soltanto il giudizio, e la
sensazione d’un Imperante Uditorio. Nella mattina medesima si festeggiò il fausto avvenimento con
solenne Messa, e Te Deum musica diretta dal Sig. Maestro D . . . . . Menegatti nella Chiesa di
questo pio Ospitale de’SS. Pietro e Paolo a Castello. Si cantò un Mottetto, e li Signori Ferlendis,
e Delai suonarono de’concerti d’Oboè coll’usata loro bravura. Gli altri Professori per il canto, e
l’orchestra furono de’migliori, e nell’apparato, nell’illuminazione, nell’ordine, e nell’esecuzion
della sacra funzione nulla si ommise onde renderla bella e pomposa. Tutto si fece a spese del
circospetto Nob. Sig. Giovanni Fontana uno de’Governatori di quel Pio Luogo, il quale dar volle un
pubblico attestato della sua particolare venerazione al Serenissimo Doge, che di benigno affetto
l’onora. In Senato <seg type="DT">12 corrente. </seg> Sopra Monasterj. s. Franc. Maria Celsi. <seg type="DT">14 Detto. </seg> All’Esaz. de’Crediti Pub. s. Nic. Erizzo K. e Proc. IN M.C. <seg type="DT">15 corrente. </seg> Prov. a Ceffalonia per M. 24. s. Bart Cicogna il Sopra Comito. Fin. s.
Angiolo Orio di s. Pietro. Pod. a Lendinara m. 16. s, Dan. Contarini qu. Ales. F. s. Michel Ang.
Minio. Pod. alla Motta m. 16. s. Ant. Pisani qu. Leon. F. s. Nic. Pizzamano qu. Zorzi. Degno
ottuagenario in vita. s. Zuan. Soranzo qu. Seb. Luogo di s. Pietro Gritti + Offiz. Alla Dogana da
Mar. s. Fr. Ant. M. Balbi qu. Ant. F. s. Camillo Corner di s. Giac. Gov. dell’Entrate Pub. s. Gir.
Arnaldi fu Cons. F. s. Niccolò Balbi. Sopra Offizj. s. Giac. Ang. Foscarini F. s. Domenico Cappello.
Offiz. alla Tavola dell’Entrata. s. Giac. Lor. Soranzo di s. Pietro F. s. Nic. Barbaro qu. Ang.
Offiz. alle Beccarie. s. Z. Ant. Tron. F. s. Leon Querini qu. Vic. Alla Giunta del Pregadi. Luogo di
s. Piietro K. Manin giusto le Leggi. s. Giambat. Donà fu Censor. Per Proc. di San Marco nominati,
niuno di eletti. s. Sebastian Mocenigo K. s. Pietro Gradenigo s. Agostino Garzoni s. Francesco Tron
s. Z. Bat. Contarini s. Gir. Zulian K. s. Antonio Zulian s. Pietro Barbarigo s. Alv. Mocenigo Primo
K. <pb n="173"></pb>s. Nic Barbarigo s. Nic. Contarini 3zo. 4 Riballottati per superiorità di voti
affermativi. s. Agostin Garzoni s. Pietro Barbarigo s. Nic. Contarini 3zo. s. Seb. K. Mocenigo.
Lunedì p. p. come s’avvisò, in questo superbo Tempio della Contrada di S. Salvatore abitata finora
dal Serenissimo Manin e sua Famiglia, si cantò in Musica solenne Messa e Te Deum per la di lui
esaltazione. L’apparato, l’illuminazione, il ben fornito palco per l’orchestra, l’ordine, e
l’esecuzion della Sacra funzione soddisfarono pienamente gli spettatori, che in gran numero
v’intervennero. Fu diretta la musica dal prenominato Sig. Maestro Menegatti. Dalli balconi delle
case di questa Contrada pendevano a varj colori le feriche tappezzerie; nelle Botteghe vidersi delle
mostre pompose, e dall’alto al basso Sonetti in copia; segni di festeggiamento, e d’applauso. Si
radunò nella stessa mattina il M. C. per l’elezione di Procurator di San Marco. Li nobilissimi
Parenti di S. E. K. Sebastian Mocenigo comparvero in broglio colla Stola calata chiedendo per esso
lui la dignità luminosa a cui non soprastà in questa Repubblica, che quella del Doge. Dalla
pluralità de’voti della Sovrana Assemblea sempre giusta e magnanima nelle sue scelte, venne
assegnato il sublime posto vacante al Cavaliere prenominato. Ne fu attesa la nuova da un’impaziente
moltitudine, e s’è ricevuta con universal compiacenza. Volò a Verona a portargliela questo Fedele
Sig. Giammaria Nullo uno de’Corrieri della Serenissima Signoria. Colà dove S. E. ha compiuto uno
de’più gloriosi Reggimenti, che quella magnifica Città vantar possi, dobbiamo credere che avrà
diffuso un comune giubilo, ed appagato il vivo desiderio de’suoi abitanti sì saggiamente governati
dall’avvedutezza, e dal zelo di quel cortese generosissimo Soggetto. Aperto il suo cospicuo Palazzo,
anzi tre Palazzi in uno, a San Samuele, dall’Eccellentissima Procuratessa, da S. E. Alvise suo
Figlio, dalla di lui nobilissima Sposa, e loro più stretti Congiunti, accolte furono le visite di
complimento. Il Ballo, il giuoco, i musicali suoni solennizzarono l’elezione. Jeri si rinnovò il
pubblico trattamento con maggiore splendidezza, e concorso, ed oggi terzo ed ultimo giorno avranno
compimento le Feste nelle quali il Popolo fece una seconda raccolta di pane, vino, e denari, e la
Nobiltà, e gente civile fu regalata di generosi ottimi rinfreschi. Anche in questa occasione ebbe la
direzione appartenente al Mastro di Casa l’abilissimo Sig. Giov. Bernardi. <seg type="U2">IN M. C. </seg>
                  <seg type="DT">16 corrente. </seg> Prov. a. Cividal di Friul m. 16. s. Ang. Barbaro di s. Simon F.
s. Ang. Barbaro di s. Nic. Conte a Nona m. 32. s. Z. Paolo Balbi qu. Alv. F. s. Marco Minio qu. Z.
Ant. Castel. della Serasinesca di Padova m. 16. s. Pietro Alv. Barbaro qu. Piero Alv. F. s. Nic.
Barozzi di s. Gir. Auditor Novo delle Sentenze. s. Giac. Pisani qu: Marco F. s. Vicenzo Bembo qu.
Nic. Offiz. di Notte al Civil. s. And. Bon di s. Nic. Fin. s. Marco Riva + Offiz. alla Ternaria
Vecchia s. Ger. M. Sagredo di s. Z. Bat. F. s. Gir. Cicogna di s. Pasqual. Offiz. alla Tav.
dell’Entrata. s. Zuan. Tron 2do qu. Zuan <pb n="174"></pb>F. s. Agostin Pizzamano qu. Zorzi. Per Proc.
di S. Marco della Proc. de Ultra. Seconda Nomina. s. Sebastiano Mocenigo K. + s. Alvise Tiepolo K.
s. Nic. Contarini 3zo. s. Pietro Zen. s. Sebastiano Ant. Crotta. s. Pietro Barbarigo.
Riballottazione de’4 superiori di voti affermativi. s. Sebastiano K. Mocenigo + s. Alv. K. Tiepolo
s. Nic. Contarini 3zo. s. Pietro Zen. Dal segno posto al margine s’intenderà da chi l’ignorava, che
in simili elezioni il rimasto alla prima ballottazione dev’essere confermato da una seconda de’4
nomi ch’hanno avuto più voti per il sì. Proseguimento dell’Orazione Funebre. Haec omnia Rainerius in
Patriae uti litatem &amp; gloriam contulit, sed, dum totus in Reipublicae curis exercetur, mittendus
est ad Aulam Byzantinam Orator temporibus quidem difficillimis, quibus potentissimi Reges cum
Imperio Othomano proelia acerrima inibant. Reipublicae visum atque stabilitum erat nullis tunc
proeliantibus adhaerere, ut populi sibi subditi inter arma strepitumque alieni belli pacis dulcedine
potirentur. Exhibetur Rainerius semper patriae inserviendae paratus. Laetatur Magnum Concilium,
(dicam potius omnium Nobilium unitam Majestatem) &amp; difficilem simul &amp; perhonorificam
Legationem Rainerio committit, certum quod non minus in Othomanici Imperii Aula, quam in Romani
futurus sit acceptus. Non vos fefellit opinio, oculatissimi Patres, cum gloriosa de Rainerio
vaticinati estis. Non timet ille Adriatici Aegeique maris magna pericula atque incommoda, non longa
itinera, non apud nationem a nostro vivendi modo penitus alienam degere, si Patriae possit esse
utilis. Et jam potentissimus Turcarum Imperator perbenigne in aula sua eum excipit, &amp; omnium
admiratione in aula sua eum excipit, &amp; omnium admiratione, signis, quibus juxta illius populi
morem, conceptam de Rainerio existimationem luculenter ostendit, eum dimisit. Minister, quem Magnum
Visirum vocant, in prima accessus occasione in haec verba erumpit: Tu habes vultum hominis honesti,
sinceri, atque perspicacis; te amo, tibi favebo. Non hoc adulationis, qua illius gradus homines non
utuntur, artificium fuit, non gratulantis animi mera significatio, non vacua verba &amp; nihil
sonantia. Toto Legationis tempore in negotiis ad Rempublicam spectantibus, &amp; etiam in privatis
suis illi omnia quaecumque optavit libentissime Visirus concessit, quin etiam eum saepius de ipsomet
Othomano Imperio consuluit, &amp; quod fortasse exemplo caret, absenti quoque mira gratiae &amp;
benevolentiae signa exhibuit. Etenim post Rainerii discessum primus Minister amissa Imperatoris
gratia (ut in illa aula non raro evenit) ad tures delatus periculoso carcere detentus est, sed
postea ejus detect innocentia non solum in libertatem fuit restitutus, verum etiam in amisso
dignitatis gradu collocatus. Audit interim ille Rainerium Venetiis ad summum Dignitatis apicem
ascendisse, &amp; totius Reipublicae Ducem salutari. Tum vero de meritis Rainerii quam olim
conceperat opinionem confirmavit, augere quidem non poterat, &amp; quae conceptae existimationis,
&amp; veteris amicitiae signa exhibuerit, Historicis veteribus certissime sunt ignota; ipsi primi
Ordinis Magnates (Bassà vocant) oblequiis &amp; donis quantum omnibus acceptus fuerit, sae- <pb n="175"></pb>pius demonstrarunt. Quin ea dona tam pretiosa, quam raro dari solita a novo Imperatore
transmissa ostenderunt aperissime Rainerium dominantem in Aula Byzantina, non aestimatorem mutasse.
Quos tameu honores etsi maximos ego quidem non magnopere miror, o felix Civitas, quae quattuordecim
saecula Imperii semper gloriosissimi numeras diuturnitate in nulla alia Republica a mundi
constitutione tam prospere continuata, Virgo Adriaca non immeriro appellata, cum tales viri in te
&amp; ex te nascantur, qui in exteris Aulis tantam de te aestimationem concilient. Pleni sunt Fasti
Veneti illustribus tuorum Heroum gestis. Unde usus invaluit Te Virginem praedicari, eo quod nunquam
te vidisse glorientur tui Imperii hostes. Tu consilio pietate, armis te semper inactam servasti:
vidisti, fateor, plurima imperii membra, urbesque tibi subditas bellorum eventu vario huc illuc
distrahi, sed caput integrum tibi semper permansit: &amp; permanebit quidem Magnae Deiparae &amp;
Evangelistae Marci auxilio, qui de coelo invigilant, ut amissa acquiras, &amp; retenta conserves.
Virgo quidem, sed Heroum mater soecundissima, qui nomen tuum &amp; gloriam longe lateque reddent
immortalem. Parcite, Auditores, si Rainerii laudes interrumpere amor in civitatem me coegit.
Rainerius ipse me induxit, nam cum Patriae tantum inservire arderet, omnes suas laudes &amp; merita
in Patriae laudem &amp; meritum detorquebat. Ipsa etiam beneficia aliis praestita Patriae attribuere
studuit. Laborat civitas Byzantina summa annonae inopia. Ad ipsos curae frumentariae ministros
Rainerius alloquitur, proponit Veneta insignia posse ex Aegypto triticum Constantinopolim deferre,
quia cum Europae Regibus belligerantibus pace &amp; amicitia Gens Veneta fruebatur. <seg synch="#FR.4" type="MT"> (Sarà proseguito.) </seg> Seguito dei Bastimenti arrivati. <seg type="DT">14 Febbrajo. </seg> Piel. P. Gir. di Niccolò da Trieste con 8 bot. Tabacco, 3500. lib. Lana Soda,
una Bal. Lana, un Pacco Manna e azzurro, 2 Bal. e 2 rot. Griso, un fag. Fazzoletti, 2 Bar. Terlisi,
un col. e 3 fag. Tele, un col. merci, 2 colli cogome da Caffè, 2 cas. cencj di feta, 192 cuoj
salati, 4 colli Padelle, 6 col. chiodi, 21 bar. e 6 Botte fil di ferro, 5 casse Acciaj, 12 fascj
ferro. Piel. P. Mich. Vianello da Piran con 173 moggia di sale. <seg type="DT">16 Detto. </seg>
Brac. P. Pietro Almeriganatto da Capodistria con 83 Bar. fior di sale. Piel. P. Dom. Rosada da Piran
con 100 Mog. di sale. Piel. Pat. Valerio Benussi da Macasca con 4 cai Oglio. Piel. P. Gaet. Sponza
da Traù con 5 Cai Oglio, 2 Bisaccie sevo, 77. pelli Boldroni, una cassetta cand. di sevo. <seg type="DT">19 Detto. </seg> Brac. P. Cristof. Spolar da Trieste con un bar. Gripola, 10 Bot. tabacco,
4 colli mandole, 2 col. Tamisi, 4 colli Libri, un Bar. arg. vivo, 16 colli tele, una cassetta arg.
falso, 4 colli cola, un bar. aghi, 5 Bot. cera gialla, 3 col. ottoni, 13 col. chiodi, 3 col. Falci,
10 Bar. sortiti, 2 Bot. e 37 Botte filo di ferro. Bergantin Giacomo Cap. Mich. Brun Ingl. manca da
Londonderis li 13 Xbre. rac. a sè med. con 364 bar. e 60 mezzi Bar Salamoni. Piel P. Nat. Supisich
da Traù con carico del ricupero del Bastim. di Cap. Stef. Sortan, con 18 cai oglio, 4 cai detto
Morga, e varj attrezzi ricuperati. <seg type="DT">20 Detto. </seg> Piel. P. Franc. Vianello da Piran
con 220. Mog. di Sale. Bat. P. Rocco Vianello da Trieste con 25 m. arancie, e 4 m. Limoni. Brac. P.
And. spolar da Trieste con 50. cassette fighi, 30 bar. Uva da smirne, 30 sac. Gripola, 13 bar. fil
di ferro, 2. fag. tele. Brac. P. Giac. Viezzoli da Trieste con 2 Bal. Griso, 12 Bot. e 6 Bal.
Tabacco, 2 Bar. arg. vivo. 7 Bar. Trementina, un pacco Libri, una cassa Acqua di Boemia, una scat.
Sal di Boemia, un pacco Verdemonte, un bar. Ottoni, una cas. cand. di sevo, un bar. antimonio, 2
cassette sale armoniaco, una cassa tele, 8 colli cera gialla, una bot. terra gialla, 40 bar. uva, 2
car. merci, 2 bot. fil di ferro. 5 bar. chiodi, 14 fasci ferro, una cassa patte d’ancora, 4 cas.
acciaj, 10 cas. limoni. Piel. P. Simon Loi da Trieste con 8 cas. acciaj, 6 bar. chiodi 47 m.
Vallonia. Piel. P. Mat. Radimiri da Castel Nuovo con 160 Bal. lana, un fag. sac. vuoti, 4 fag. rame
v. Piel. P. Franc Bergamin da Ragusi, Città vecchia, e Spalato con 28 sac. Lana, 8 sac. e 2 fag.
cera gialla, una Bal. Becchine e Boldroni, 24 bar. e 15 sac. grippola, un fag. strafusaria, 3 cai
Oglio, 22 bar. 2 bisacche, e 4 sac. e mezzo sevo, 6 m. fighi, un fag. strazze, 8 m. e mezzo vetro
rotto, 7 m. e mezzo ferro v. 14 m. porcina salata, 6. bar. sonza, 30 bar. strutto, 59 pelli
Vacchette. <seg type="DT">21. Detto. </seg> Piel. P. Mat. Spelich da Trieste con 3 bot. Susine, 4
bar. arg. vivo, 12 bar. Uva da Smirne, 4 Bot. e un sac. mandole 12 bot. Cassia, 12 bar. Arsenico, 5
bar. Asfor, 3 colli tele, 2 bar. Litargirio, un col. Libri, 6 bar. Ottoni, 4 cas. Acciaj, 33 col.
chiodi, un fascio Ferro, 25 Fasci Lamarini, una bot. Falci, 2 Bar. e 28 Bazze fil di ferro, 3 colli
merci. <seg synch="#FR.5" type="MT"> (Il resto Sabbato) </seg> Jermattina S. E. Monsignor Nunzio
Apostolico si portò in pubblica forma nell’Eccellentissimo pieno Collegio a fare il suo uffizio di
congratulazione al Serenissimo Doge per la felice sua successione al Dogado di S. S. Renier.
Scioltasi l’adunanza dell’Eccellentissimo Collegio ebbero da Lui privata udienza i Signori Mercanti
di questa Città, i quali nelle sue stanze gli tributarono l’ossequio della lor sudditanza, e furono
accolti e corrisposti con quella maestosa benignità, che tutte accompagna le azioni, e le parole di
questo umanissimo Principe. Encomiasi universalmente la magnificenza delle Feste in Cà Mocenigo. Tre
Palazzi che formano una Reggia, la bellezza del sito, la capacità al più gran concorso, naturalmente
favoriscono la solennità che riceve il sue maggior lustro dall’intervento della primaria Nobiltà
Patrizia Forastiera, dal brio, dall’eleganza, e dalla ricchezza delle Dame, che intrecciano le liete
splendide Danze. Nel precedente Foglio corsi son molti errori. Non giova l’accusar che ne ha colpa.
Sarà opera della nostra maggior diligenza, e d’un nuovo incarico a cui ci sottoporremo, l’esentar i
futuri dalle mostruosità, che son corse nelle metà delle copie del Foglio suddetto e senza far
l’Errata Corrige per quei che l’ebbero difettose ed avranno supplito colla loro intelligenza
a’minuti errori, dobbiamo soltanto avvertirli, che alla nota della pag. 167 devesi leggere
incatramati non incatrumati, e pertiche in vece di partiche, come pure parentela stretta o lontana,
dov’è stampato per reantesa strette, o lontane. Morti. Il N. H. s. Antonio Pasqualigo q. Zuan.
</seg>
              </seg>
            </ab>
          </div>
        </body>
      </text>
    </group>
  </text>
</TEI>
