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        <title>Num. 100</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Magdalena Albert</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 793-800 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 100</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Sabbato 16 Decembre 1789.</hi></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone></p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cause</hi>.</head>
<div3>
<head><hi rend="italic">30. Nov. Mane. Al Cons. Eccellentis. di 40. C. N.<lb></lb></hi>Nel 1645. a’27.
Ot. il Sig. Cav.</head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Pietro Pola</hi>, di Capodistria dispose in Testamento l’usufrutto di
tutti i suoi beni mobili, e stabili, a favore della Sig. Isabella sua moglie di lei vita durante,
sostituendo alla morte di questa in erede libero ed universale delle sue facoltà il suo nipote Sig.
Raimondo Fini, prescindendo dalla Possessione di <hi rend="italic">Sermino</hi> e dalla Casa di <hi rend="italic">Statio</hi> delle quali non gli assegnò che le rendite per tutto il corso della sua
vita; volendo che alla sua morte tali nominati beni passino a Pietro figlio suo primogenito, e da
lui ne’suoi discendenti maschj legittimi. E in di lui mancanza senza figli, ordina che questa
porzione della sua eredità sia goduta colla condizione medesima da altro figlio maschio in età
maggiore del predetto Sig. Raimondo, e così successivamente in perpetuo sott’obbligazione di
fideicommisso ne’maschj, e in loro mancanza nelle femmine. Prescrive che il marito della erede esser
debba Nobile del Consiglio di quella Città, e chiamarsi della Famiglia <hi rend="italic">Pola</hi>,
volendo che tale denominazione comincj nel suddetto Pietro, e continui ne’suoi successori al
Legato.</p>
<p>Dichiara in oltre, che l’erede di tale Possessione, e Casa non possa mai pretendere altri beni
paterni e materni, lasciando questi agli altri Fratelli, ed obbligandolo a pagare gli aggravj della
sua facoltà.</p>
<p>In Codicillo 9 Marzo 1651 dopo alcune regolazioni ed aggiunte al riferito Testamento rivoca la
condizione privativa d’altri beni materni, e paterni nell’erede della Casa e Possessione, e ciò a
vantaggio del suo pronipote Nob. Sig. Pietro Fini lasciandolo al paro degli altri suoi fratelli in
capacità di percepire la divisione.</p>
<p>Il Nob. Sig. Conte <hi rend="italic">Carlo Fini</hi> nato a’20 Giugno 1720, ed accompagnato in
matrimonio nel 1749 coll’Illustris. Signora <hi rend="italic">Giovanna Eleonora</hi>
<hi rend="italic">dell’Argento</hi> nata <hi rend="italic">Baronessa Doremberg</hi>, Figlio del Sig.
C. Andrea morto nel 1754, con estragiudiziale 21 marzo 1785 si espresse.</p>
<p>“Che per forza d’amor fraterno, per le viste d’armonia, di decoro, e di lustro di Famiglia, in
circostanze <pb n="794"></pb> molto diverse di quelle d’allora aveva negletta al caso della morte del
Padre l’evidente sua azione di concorso al benefizio di speziale fideicommisso disposto con marca di
perpetuità nel quì riportato Testamento; benefizio goduto dal qu: Orazio suo Fratello, quantunque, o
per vocazione, o per caso, a lui competesse un’eguale compartecipazione.</p>
<p>Aggiunse, che lasciò godere l’intero benefizio al prenominato Conte Orazio suo Fratello, indi
a’di lui Figli G. D. <hi rend="italic">Stefano</hi> Canonico, e C. <hi rend="italic">Giambatista</hi> ed il <hi rend="italic">nunc</hi> defunto C. Pietro, colla ragionevole lusinga,
che ad ogni suo cenno fossero pronti a retribuire alla gratuita sua tolleranza col rilascio della
contingente metà, al qual passo protestò d’essersi ridotto per trovarsi padre di sette figli in
tenera età onde non poteva più trascurare un’azione per lui divenuta della maggiore importanza.</p>
<p>Accenna gli amichevoli uffizj fatti lor praticare, senza veruno effetto, prima di stendere la
Stragiudiziale; li prega a rendere prontamene soddisfatta una ricerca di tanta equità, onde non
vedersi ridotto all’ingrata necessità di dover calcare le vie del Foro, con dispiacenza dell’animo
suo, per aver giustizia.</p>
<p>Nella Risposta in data 31 Marzo cosi è detto dal Sig. C. Can. D. <hi rend="italic">Stefano Fini
Pola</hi> di lui Nipote.</p>
<p>“Ch’essendo sino dagli 11. Ot. 1761 passata in lui per la morte del qu. C. Orazio suo Padre la
Primogenitura comandata senza equivoci nel Testamento del Sig. Cav. <hi rend="italic">Pietro
Pola</hi> 1645 26 Ottobre, e non avendo mai saputo che in giorni posteriori a tal data avesse avuta
una legge diversa tale sua testamentaria disposizione, gli rincresce di ritrovarsi inscientemente in
possesso di ciò che non gli conviene, sollecitando riverentemente il nobil suo Zio, a produrre
autentici documenti che provino l’illegalità del suo benefizio, e dichiarandosi pronto alla cessione
della ricercata metà qualora consti una posteriore disposizione che cangi quella contenuta
nell’accennato Testamento.</p>
<p>È chiusa questa risposta da proteste di riverenza, ed affetto, e di ferma risoluzione di difesa,
al caso che si volesse attaccarlo senza le ricercate prove necessarie a convincerlo della
illegittimità, dell’intero benefizio fideicommissario da esso lui posseduto.</p>
<p>Prodotta in data 9 Aprile altra Estragiudiziale del Sig. Conte <hi rend="italic">Carlo Fini</hi>
reprimesi in questa il tuono ironico della risposta alla prima, e si protesta che le di lui ragioni
consistono appunto nel solo Testamento 1645 in cui chiaro esprimesi il <hi rend="italic">Fideicommisso discensivo di diramazione</hi>, intimandosi non meno all’opponente Sig. Can. <hi rend="italic">Conte Stefano</hi>, che al di lui Fratello, che nulla rispose, la rinunzia, nel
termine di 3. giorni, della metà de’Beni dipendenti da tale Fideicommisso.</p>
<p>La risposta a questa seconda Estragiudiziale non contiene che una ratificata risoluzione di nulla
cedere sinchè l’appoggio Avversario stia nel solo Testamento 1645.</p>
<p>A’ 15. Aprile seguirono citazioni per Stridore per sentenziare a legge i punti del Testamento
suddetto a favore del Sig. Conte Carlo, e a’20. dello stesso mese praticata fu la sentenza a Legge
per la metà di que’Beni sotto il Reggimento di S. E. <hi rend="italic">Nic. Minio</hi>.</p>
<p>Nel seguente giorno corsero citazioni Avversarie per stridor per sentenziar a Legge, e a’ 27.
seguì altra Sent. a L. per il Sig. C. Car. <hi rend="italic">Stefano</hi>.</p>
<p>Successero a questi altri atti Forensi reciprochi sino al 26. Luglio in cui assunse Giudizio col
di lui Fratello Canonico il Sig. C. <hi rend="italic">Giambat. Fini</hi>.</p>
<p>Il 28. Agosto seguì a Capodistria Spediz. absente a favore del Sig. C. <pb n="795"></pb> Carlo, e
l’appellazione Avversaria il dì 31. Alli 26. Aprile 1786. fu esteso Costituto di Taglio in l. C. del
Sig. C. Carlo a questo Mag. dell’Auditor Novo, e fu presentata la sua Scrittura in Pristino il 23.
Giugno in quell’Offizio di Comun di Capodistria; poi a’ 27. Luglio Supplica nell’Eccellentissimo
Collegio per Delegazione di Causa dallo stesso Sig. C. Carlo. In conseguenza di questa furono
commesse le informazioni al N. H. <hi rend="italic">Flaminio Corner</hi> allora Pod. e Capit. a
Capodistria, e fu presentato Memoriale Avversario al Serenissimo Principe de’ 13. Settembre.</p>
<p>Nel 1787. a’ 21. Marzo seguì sentenza absente a favore del Sig. C. <hi rend="italic">Carlo</hi>
sotto il Reggimento di S. E. <hi rend="italic">Matteo Dandolo</hi>. Agli 11. Aprile si segnò
l’Appellazione Avversaria a questo Mag. dell’Auditor Novo, e nel giorno 30. dello scorso mese fu
trattata la Causa eloquentemente dagl’infrascritti celebri Avvocati, e decisa a favore del Nob. Sig.
<hi rend="italic">Conte Carlo</hi> col seguente Spazzo di Laudo.</p>
<p>Laudo 25. Taglio 8. n. s. 2.</p>
<p>Av. al Laudo Eccellenti G. <hi rend="italic">Santonini e Orlandi</hi>. Interv. <hi rend="italic">Bonfadino Bonfadini</hi>.</p>
<p>Al Taglio Eccellenti <hi rend="italic">Stefani e Gallini</hi>. Interv. <hi rend="italic">Niccolò
Pellegrini</hi>.</p>
<p>“Lunedì della scorsa settimana fu esposto nella Camera d’Udienza del nostro Serenissimo Doge il
di lui Ritratto egregiamente dipinto dal celebre Signor <hi rend="italic">Vincenzo Guarana</hi>
socio del liberale Collegio di Pittura dell’Accademia di Venezia, e della Clementina di Bologna,
Soggetto ben noto per altre belle sue produzioni, che accrescono gli ornamenti non meno di questa,
che d’altre Città.</p>
<p>Questo Ritratto merita i sinceri elogj di chi sà impartirli a quei, che ne sono degni.”</p>
<p rend="EU"><milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone></p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">Sonetto</hi></head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Cesare le tue glorie, ed i portenti</hi></p>
<p><hi rend="italic">Dell’armi tue cosa mortal non sono;</hi></p>
<p><hi rend="italic"> Ma del gran Dio delle guerriere Genti</hi></p>
<p><hi rend="italic">A tue Virtù predestinato dono.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Ed appar ben ch’a presagirsi senti</hi></p>
<p><hi rend="italic">Dal cuor dimesso, in lamentevol tuono,</hi></p>
<p><hi rend="italic">Il Trace altiero gl’ultimi momenti</hi></p>
<p><hi rend="italic">D’un ferreo scettro, ed usurpato trono.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Il maomettan Vessillo infranto cade</hi></p>
<p><hi rend="italic">A piè de’tuoi Campion: valor, e zelo,</hi></p>
<p><hi rend="italic">Lor cuori infiamma, e lor fulminee spade.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Interprete febeo quinc’io ti svelo</hi></p>
<p><hi rend="italic">Ch’il nome avrai di Grande in ogni etade</hi></p>
<p><hi rend="italic">Sopra la Terra, e quel di Divo in Cielo.</hi></p>
<p rend="BU">Del N. H. N. N. <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head>Elezione delle Cariche di quest’Uffizio de’Fedeli Corrieri della Serenissima Signoria seguita
nel p. p. giorno di S. Caterina</head>
<p>Corrier Maggiore</p>
<p rend="SO">Il Sig. Paolo <hi rend="italic">Feretti Vanalli</hi>.</p>
<p>Gastaldo</p>
<p rend="SO">Il Sig. <hi rend="italic">Marco Marconi</hi></p>
<p>Deputato alli Tramessi</p>
<p rend="SO">Il Sig<hi rend="italic">. Giuseppe Salice</hi>.</p>
<p>Corrieri deputati alle Cavallerie</p>
<p rend="SO">Sig. <hi rend="italic">Giammaria Calvi</hi></p>
<p rend="SO">Sig. <hi rend="italic">Bartolommeo Rinaldi</hi>.</p>
</div2>
<div2>
<head>In <hi rend="smallcaps">Senato</hi>.</head>
<p rend="date">Sabbato 12 cor.</p>
<p>Prov. Sopra Beni inculti</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Bened. Civran</hi> 3zo.</p>
<p>Prov. Sopra ori e monete</p>
<p rend="SO">s. Pietro <hi rend="italic">Carlo Beregan</hi>.</p>
<p>La mattina del p. p. Lunedì fecero la loro prima comparsa in Broglio colla Veste Patrizia li NN.
HH. s. <hi rend="italic">Alessandro Zen</hi> di s. Luigi, e s. <hi rend="italic">Antonio Marin
Priuli</hi> di s. Antonio.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Teatri.</hi></head>
<p rend="SO">La sera dello scorso Lunedì si rappresentò a S. Gio: Grisostomo una nuova Commedia con
questo titolo<hi rend="italic">: Il mal genio e buon cuore </hi>ossia<hi rend="italic"> il frenetico
virtuoso</hi>. Mancando allora due sole recite al cominciamento della <hi rend="italic">Novena</hi>
per il corso della quale si tengono chiusi i Teatri, che poi riapronsi in tempo di festa, niuno di
quelli, che intendono gli affari delle Comiche Compagnie, si persuase di trovare una Commedia
sperimentata altrove di buon esito, o di quelle in cui fondano i Comici le loro speranze. Ma non
tutti intervengono alle Rappresentazioni con questi lumi, onde la parte dell’Uditorio, che ne fu
priva, rimase più disgustata all’udire una cattiva Composizione, e que’genj maligni e torbidi, che
vanno espressamente al Teatro per far del male ogni volta che possono, divertiti si sono co’falsi
applausi di voci, e di mani, che interrompevano i dialoghi degli Attori, co’fischj, cogli
sbadigliamenti, colle insultanti risate; e sono riusciti a far calare il Sipario prima che la
Commedia finisse. Fu data per supplimento una Farsa.</p>
<p>Noi confessiamo, che questa nuova produzione non poteva piacere. Il carattere del Protagonista
non ha originale in natura; si cangia cento volte da un momento all’altro; ora sembrava udendolo
d’essere all’Ospital di San <hi rend="italic">Servolo</hi>, ora ad una cattedra di morale. Questi
sbalzi dall’uno all’altro estremo fecero rider gli sciocchi e disgustarono il comun senso. Ma
finalmente la parte massima degli spettatori tollerò, con quella decenza, che caratterizza un
Pubblico docile, e colto, qual che si fosse la Rappresentazione, e tutta si ristrinse la gloria di
farla troncare a pochi insolenti, cha abusando del privilegio de’quindici soldi di tela incerata,
s’unirono ad avvilire gli Attori, ed a fomentare l’inquieto genio d’altri loro seguaci, che in
diversi siti trovavansi. Si dice che il Pubblico col diritto d’applaudire quel che gli piace, ha
quello ancora di fischiare ciò che non trova degno della sua sofferenza; ma sinchè tutti quelli, che
coperti dalla maschera insultano a mano salva gli Attori, e disturbano la quiete degli altri, senza
mai osar di confessare d’averlo fatto, noi terremo per certo che l’azione sia bassa, e plebea, degna
delle censure di chi conosce, e rispetta la dignità d’una Pubblica adunanza.</p>
<p>La privazione de’Teatri per questi pochi giorni non lascia senza Musica que’dilettanti sensibili,
che fuori d’essa non trovano altre delizie da ricreare lo spirito. Quest’illustre Accademia degli
<hi rend="italic">Orfei</hi> sempre grande, e luminosa <pb n="797"></pb> ne’suoi trattenimenti avrà il
merito Domenica prossima ventura si far unitamente sentire il canto della Signora <hi rend="italic">Banti</hi>, del Sig. <hi rend="italic">Babbini</hi>, e del Sig. <hi rend="italic">Senesino</hi>.</p>
<p>Intanto si studiano le due Opere Serie. Quella del Teatro a S. Samuele ha per titolo <hi rend="italic">La conquista del Vello d’ovo</hi> composta dal Sig. <hi rend="italic">Simon Antonio
Sograffi</hi>, e messa in musica dal Signor Maestro <hi rend="italic">Gazzaniga</hi>. La poesia di
quella del Teatro a S. Benedetto intitolata <hi rend="italic">Zenobia di Palmira</hi>, è del Sig.
Ab. <hi rend="italic">Sertor</hi> con alcune mutazioni del Nob. Sig. <hi rend="italic">Mattia
Butturini</hi>, che adattando per necessità di circostanze i suoi cangiamenti al Soggetto, non avrà
certamente difformato l’Originale. Sarà la Musica del Sig. Maestro <hi rend="italic">Anfossi</hi>.</p>
<p>Se ne abbiamo sinora udite di belle dal riscaldato spirito di partito nelle sue divisioni, e
contrarietà, apparecchie. amoci a qualche cosa di più strepitoso e grande per la riapertura di
questi due Nobilissimi Teatri. Certi viaggiatori del nostro Paese, che mai giunti non son nemmeno ai
confini dello Stato Veneto, osano profferire: che non si dà un fanatismo simile in niun altra città
del mondo, come le tutte vedute le avessero. Questi bietoloni non sanno, che ovunque ci siano due
Teatri aperti ad uno spettacolo di genere eguale, le opinioni, i genj son sempre divisi, e che le
fantasie riscaldate nelle lodi, e ne’biasimi, ed agitate nelle contese giungono per tutto a quegli
eccessi, che in lontananza motteggiati son e derisi dal freddo raziocinio, e dalla tranquilla
Dottrina.</p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.4"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.5"></milestone><hi rend="italic"> Amico Carissimo.</hi></p>
<p rend="date">Brescia 13 Decemb. 1789.</p>
<p rend="SO">Colle Lettere di Verona giunte venerdì si è intesa la morte del Sig. <hi rend="italic">Vicenzo Cogo</hi> seguita nella sera degli 8. improvvisamente, e nel mentre che stava in discorso
confidenziale con que’Signori Cancellieri Pret. e Presetizio. Fù colto da un colpo, ed appena potà
profferir poche parole. Egli copriva il carico di Vicario, e la società ha perduto un valente
soggetto. Nei 30. e più anni che esercitò la Profession dell’Assessore si distinse sempre sopra
d’ognuno e si procurò l’amore, e la stima di tutti i buoni. La sua bella maniera, l’affabilità con
ognuno, l’indefessa di lui attività, la retta giustizia, e sopra tutto una totale disinteressatezza
lo resero ammirevole, e da tutti desiderato.</p>
<p>Noi quì lo piangiamo nel recarci a memoria il glorioso Reggimento che egli fece sotto
l’Eccellentissimo <hi rend="italic">Barbaro</hi> in qualità pure di Vicario, rammentandoci tutte le
qualità suddette e massime la parzialita che mai sempre dimostrò a questa Città, e la buona maniera
con cui accolse tuti queli che a lui si presentarono, e specialmente gl’individui componenti il
nostro Foro. Egli lascia un vuoto difficile a potersi rimpiazzare.</p>
<p>Ecco la decisione sulla contesa trà i Maestri di Musica, ed i Suonatori.</p>
<p><hi rend="italic">Noi Zambattista Aibrizzi 3zo per la Serenissima Reppublica di Venezia ec.
Capitanio e vice Podestà di Brescia, e sua Giurisdizione.</hi></p>
<p>Insorte da qualche tempo fra li Maestri di Musica, e li Suonatori delli Strumenti da Corda, e da
Fiato, differenze turbative quell’armonia, e pace, che dalla Pubblica Autorità sono essenzialmente
raccomandate alla Carica Nostra fra li Sudditi, ed ordini tutti di questa Città, e Provincia;
abbiamo esaminate le cause della insorta discordia. Riconosciuto derivare lo sconcerto da pretese
delli Maestri di Musica, non appoggiate ad alcun immaginabile fondamento, e solo contemplare essi
Maestri, di invadere quel libero dritto, che fu sempre accordato alli <pb n="798"></pb> Suonatori
nell’esercizio della loro professione; così veniamo ad ordinare, e stabilire, che non possa
arrogarsi da chiunque esercita le funzioni di Maestro di Musica alcuna ingerenza, od arbitraria
autorità sopra li Suonatori medesimi, che resteranno liberi nel mai interrotto loro esercizio, di
suonare nelle varie Musiche, che si fanno nelle Chiese, e di percepire da quelli, che sanno eseguire
le Musiche stesse quella mercede, che piacesse ad essi Patroni di dare a qualunque Suonatore, sì
d’Istrumento da corda, che da fiato. Però resta proibito alli Maestri di Musica di cercare con
studiato artifizio di escludere li Suonatori medesimi, che non hanno che la loro professione onde
trarre il sostentamento della propria vita, e delle loro famiglie; e di coltivare l’introduzione
de’dilettanti, che vadino ad occupare il posto delli professori. Quindi li patroni delle Musiche
saranno tenuti a dare una Nota alli Maestri di Musica del numero de’Violini, e di altri Istrumenti,
dalli quali vorranno eseguite le rispettive Musiche; liberi sempre di corrispondere alli Suonatori
quella qualunque mercede che piacesse ad essi contribuire per premio della opera di ciaschedun
Suonatore: di modo che non vi sia il caso, che li Maestri di Musica arbitrando, defraudino li poveri
Suonatori di quella Moneta, che li patroni delle Musiche avranno voluto dare in premio alli
Suonatori. Fatta nota tale precisa volontà della Carica, non opponente ad alcun dritto, o privilegio
delli Maestri di Musica, che solo hanno recentemente introdotto pretese ingiuste, ed arbitrarie a
puro danno, ed aggravio de’Suonatori, egualmente liberi che essi Maestri di Musica nell’esercizio di
una Professione, che non ha altre leggi, che quelle della ragionevole, ed onesta consuetudine;
saranno tolte tutte le cause di mal contentamento fra le due Classi, e mantenuto ogni dritto
rispettivo, e difesi li pregiudizj, che l’una volesse intentare a danno dell’altra, sic &amp;c.
<milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="date"><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.7"></milestone> Brescia 11. Decembre 1789.</p>
<p rend="SO">Pubblicato il presente per Pietro Ambrosetti pubblico Trombetta molti presenti.</p>
<p>Dalla pietosa liberalità dell’Eccellentissimo Senato nella Sessione dello scorso Sabbato fu
secondata colla pluralità di voti favorevoli la mozione degli Eccellentissimi Savj per un soccorso
caritatevole agl’indigenti, che perdettero tutte le loro sostanze nel fatale incendio del giorno 28
Nov. p. p. e fu questo di 3 mila ducati d’argento.</p>
<p>S. E. il Sig. <hi rend="italic">Giulio Corner</hi>, che a Treviso ritrovasi negli estremi della
sua vita<hi rend="superscript"><note n="1">Le più recenti relazioni recano un peggioramento del suo
fisico stato.</note></hi> penetrato da un sentimento di compassione per questi miserabili ha
disposto a loro sollievo di due mila ducati.</p>
<p>Questo Nobile Casino detto di <hi rend="italic">San Samuele</hi>, la cui Società è composta di
sole Dame, generosamente concorse all’opera di pietà coll’offerta di duecento zecchini.</p>
<p>Altra Famiglia Nobile accrebbe la summa di questi suffragj, e si dà per certo, che alcuni altri
Casini, e diversi Signori abbiano contribuito al suo aggrandimento. Noi però attendiamo maggiori
lumi per rendere la dovuta giustizia alla altre anime benefiche, che onorano la loro grandezza con
simili tratti d’umanità; lusingati intanto d’avere quì riferite le sole disposizioni pubbliche e
private, ch’hanno l’impronta della sicurezza, e di dover quanto prima riportare gli effetti delle
ulteriori a conforto di chi non po-<pb n="799"></pb>tendo soccorrere i miserabili sente almeno de’loro
beni una vera compiacenza.</p>
<p>La conoscenza de’maggiori, o minori bisogni, la distribuzione proporzionata dell’elemosine,
saranno fatte incontrastabilmente con tutta esattezza ed equità, come promette la vigilanza ed il
zelo della L. L. E. E. <hi rend="italic">Gritti</hi>, <hi rend="italic">Vendramini, Balbi</hi>, e
<hi rend="italic">Gheltof</hi> eletti Presidenti della Fraterna de’Poveri di S. <hi rend="italic">Marcuola</hi>, e del Nob. Sig. <hi rend="italic">Barone</hi>
<hi rend="italic">de Ferrari</hi> che assunse il carico di Cassiere. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Invito Sacro.</hi></head>
<p rend="SO">Nota universalmente l’orribile Strage cagionata dal fatalissimo Incendio nella Contrada
di S. Marcuola, non vi è anima sensibile, che non sia stata vivamente penetrata, e commossa al
riflesso di quei tanti infelici, che col subito irreparabile incenerimento delle loro sostanze sono
ridotti alla più luttuosa indigenza. A favore dunque di questi miseri resta invitata la pietà
de’Fedeli al bacio del Sacro Manipolo, che si farà nella mattina e dopo pranso della Dom. 20.
corrente nelle Chiese di S. <hi rend="italic">Marcuola</hi>, S. <hi rend="italic">Giuliano</hi>, <hi rend="italic">S</hi>. <hi rend="italic">Giovanni in Bragora</hi>, e <hi rend="italic">S</hi>. <hi rend="italic">Polo</hi>. Il ritratto di tutte l’Elemosine passar dovrà nelle mani del Signor Carlo
Ferrari, Cassiere deputato a tale oggetto, dal quale coll’intelligenza delli due Procuratori di
Chiesa pura a ciò destinati, e de’Presidenti di quella Fraterna de’Poveri dietro le Fedi del
Reverendiss. Piovano, dovrà esser dispensato con equa e pesata misura ad esse infelice Famiglie,
relativamente però alle loro circostanze, e alli danni sofferti per l’Incendio medesimo. L’umanità
parla abbastanza al cuore di tutti in vantaggio di un numero sì grande di sventurati, ed un’Opera
così insigne di carità, e beneficenza sarà con celesti copiose benedizioni da Dio Signore
retribuita.</p>
<p>Proclama degl’Illustris. &amp; Eccell. Signori <hi rend="italic">Cattaveri</hi>, ed in ciò
Avvogadori del Serenissimo Dominio ripubblicato il dì 9. del corrente.</p>
<p>Da replicate Leggi del Serenissimo Maggior Consiglio, e dell’Eccellentissimo Senato commessa al
loro Eccellentissimo Magistrato la materia dell’Eredità giacenti, cioè delle Persone, che mancano
senza Eredi, e senza Testamento, oppure di quelle Eredità, che, quantunque testare, venissero quindi
a rimanere per qualsivoglia motivo caduche, ed inordinate; e commessa egualmente dalle Leggi
predette l’altra gelosa inspezione degli Effetti, Dinari, ed altro, che da chiunque rinvenuti
fossero sopra, e sotto Terra, sopra, e sotto Acqua; E finalmente l’altra importante inspezione di
conoscere li usurpi, e detenzioni di Fondi, Stabili, e Terreni che fossero stati di privata ragione,
e poscia abbandonati, e da altrui senza giusto, e legittimo titolo di possesso detenuti; Ed
osservandosi dall’autorità di loro Eccellenze neglette in gran parte, tanto in questa Dominante,
quanto nella Città, ed altri luochi, da Terra, e da Mar, quelle avvertenze, che con moltiplici
Proclami, e Terminazioni furono altre volte comandate; a correzione perciò dell’indisciplina
arbitraria che con pregiudizio del pubblico Regio diritto, e molte volte a grave danno delle private
Persone succede, fanno loro Eccellenze pubblicamente intendere, e sapere.</p>
<p>Che succedendo così in questa Città, come nelle Città, Terre, Ville, e Luochi tutti del
Serenissimo Dominio la Morte di alcuna Persona senza Eredi certi, e senza Testamento ovvero con
Eredi absenti, e lontani (a favore de quali è destinato il loro Eccellentissimo Magistrato, Custode,
e Deposita-<pb n="800"></pb>rio delli effetti, a quale Eredità appartenenti) sarà obbligo dei Parrochi,
o Cappellani Curati, a’quali rendonsi necessariamente note tali morti, di far prontamente tenere con
loro Lettere sottoscritte la notizia al loro Eccellentissimo Magistrato, cosicchè ricevendosi tal
notizia prima che da altra Persona resti l’eredità denonciata, abbiano li stessi il premio, che
dalla Legge 1427. 29. Febbraro fu a favore dei Delatori prescritto.</p>
<p>Potranno perciò nei luoghi destinati rassegnare le notizie stesse a’ N. N. H. H. Pubblici
Rappresentanti, del zelo benemerito de’quali sarà ordinare li Funerali al Defonto nelle misure
adequate alle forze dell’Eredità, e far quindi seguire diligente Inventario delli Effetti, Contanti,
Capitali, Beni, Crediti, ed altro ad essa Eredità appartenenti, ragguagliando con sollecitudine il
loro Eccellentissimo Magistrato di quanto fosse stato correlativamente eseguito.</p>
<p>Mancando poi li Parrochi o Curati a tali precise incombenze saranno assoggettati al risarcimento
di quanto fosse per risultare il defraudo al Pubblico Fisco, ed a quelle ulteriori correzioni, che
fossero adequate alla loro inobbedienza.</p>
<p>Perchè poi restino le legali prescrizioni sopra tale argomento adempiute resta conseguentemente
estesa la facoltà a chiunque avesse cognizione della Morte di Persone senza Eredi, e senza
Testamento in qualunque luogo del Dominio di apportarne le Denonzie al loro Eccellentissimo
Magistrato, o nella Cassella esposta fuori del loro Magistrato a Pubblica vista, o in mano di loro
Eccellenze, per lo che oltre di esser tenuti secreti conseguiranno ancora il premio surriferito. </p>
<p rend="BU"><milestone unit="MT" xml:id="FR.8"></milestone>
<hi rend="italic">(Il resto Sabbato) </hi><milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="SO">Dalla stessa incognita mano cortese, che ci favorì nell’anno scorso, abbiamo ricevuto
domenica in dono il bell’Almanacco di <hi rend="italic">Gotha</hi>. È per non mancar a un dovere,
non per jattanza, che ringraziamo in istampa chi ci regala senza farsi conoscere: unico mezzo di
fargli sapere il ricevimento della gentile sua offerta, e il grato sentimento del animo nostro.
Glielo proveremo col secondare in avvenire i suoi desiderj relativi alle notizie di questo Foglio,
se non interamente, almeno a quel maggior segno a cui potrà giungere la nostra diligenza.</p>
<p>L’uomo trovato morto, e che rimase sei mesi insepolto, chi amavasi Orazio, ed esercitava il
mestiero d’Astrologo. Questo Eccellentissimo Magistrato alla Sanità fece abbruciare sul campo erboso
di S. Andrea i pochi arredi della sua piccola Casa. Dicesi che gli siano stati trovati quaranta <hi rend="italic">taleri</hi> ammassati Dio sà in quanto tempo a forza di predire la buona ventura agli
creduli sciocchi.</p>
<p>Si ricerca un cameriere giovine, di bell’aspetto, abile da pettine, e capace di far da mangiare.
La persona che vi applicasse si porti dal Sig. Valentin Florian Caffettiere sotto le Procuratie
nuove. La persona che lo ricerca è vicina ad intraprender un viaggio di qualche mese.</p>
<p>Casa d’affittare al <hi rend="italic">Traghetto della Madonnetta</hi> consistente in un Portico,
cinque Camere, un Camerino, Cucina, Magazzino, Pozzo, e Riva; il tutto ristaurato con pitturate tele
ec. Paga all’anno Ducati Cento. Recapito alla spezieria della Madonna in Campo a S. Bartolommeo.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Morti</hi></head>
<p rend="SO">Il Reverendo D. <hi rend="italic">Bart. Graziani</hi> Curato in S. Salvatore.
<milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 100 Sabbato 16 Decembre 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2">
<seg type="U2">Cause.</seg>
<seg type="U3">30. Nov. Mane. Al Cons. Eccellentis. di 40. C. N.<lb></lb>Nel 1645. a’27. Ot. il Sig.
Cav.</seg> Pietro Pola, di Capodistria dispose in Testamento l’usufrutto di tutti i suoi beni
mobili, e stabili, a favore della Sig. Isabella sua moglie di lei vita durante, sostituendo alla
morte di questa in erede libero ed universale delle sue facoltà il suo nipote Sig. Raimondo Fini,
prescindendo dalla Possessione di Sermino e dalla Casa di Statio delle quali non gli assegnò che le
rendite per tutto il corso della sua vita; volendo che alla sua morte tali nominati beni passino a
Pietro figlio suo primogenito, e da lui ne’suoi discendenti maschj legittimi. E in di lui mancanza
senza figli, ordina che questa porzione della sua eredità sia goduta colla condizione medesima da
altro figlio maschio in età maggiore del predetto Sig. Raimondo, e così successivamente in perpetuo
sott’obbligazione di fideicommisso ne’maschj, e in loro mancanza nelle femmine. Prescrive che il
marito della erede esser debba Nobile del Consiglio di quella Città, e chiamarsi della Famiglia
Pola, volendo che tale denominazione comincj nel suddetto Pietro, e continui ne’suoi successori al
Legato. Dichiara in oltre, che l’erede di tale Possessione, e Casa non possa mai pretendere altri
beni paterni e materni, lasciando questi agli altri Fratelli, ed obbligandolo a pagare gli aggravj
della sua facoltà. In Codicillo 9 Marzo 1651 dopo alcune regolazioni ed aggiunte al riferito
Testamento rivoca la condizione privativa d’altri beni materni, e paterni nell’erede della Casa e
Possessione, e ciò a vantaggio del suo pronipote Nob. Sig. Pietro Fini lasciandolo al paro degli
altri suoi fratelli in capacità di percepire la divisione. Il Nob. Sig. Conte Carlo Fini nato a’20
Giugno 1720, ed accompagnato in matrimonio nel 1749 coll’Illustris. Signora Giovanna Eleonora
dell’Argento nata Baronessa Doremberg, Figlio del Sig. C. Andrea morto nel 1754, con estragiudiziale
21 marzo 1785 si espresse. “Che per forza d’amor fraterno, per le viste d’armonia, di decoro, e di
lustro di Famiglia, in circostanze <pb n="794"></pb>molto diverse di quelle d’allora aveva negletta al
caso della morte del Padre l’evidente sua azione di concorso al benefizio di speziale fideicommisso
disposto con marca di perpetuità nel quì riportato Testamento; benefizio goduto dal qu: Orazio suo
Fratello, quantunque, o per vocazione, o per caso, a lui competesse un’eguale compartecipazione.
Aggiunse, che lasciò godere l’intero benefizio al prenominato Conte Orazio suo Fratello, indi a’di
lui Figli G. D. Stefano Canonico, e C. Giambatista ed il nunc defunto C. Pietro, colla ragionevole
lusinga, che ad ogni suo cenno fossero pronti a retribuire alla gratuita sua tolleranza col rilascio
della contingente metà, al qual passo protestò d’essersi ridotto per trovarsi padre di sette figli
in tenera età onde non poteva più trascurare un’azione per lui divenuta della maggiore importanza.
Accenna gli amichevoli uffizj fatti lor praticare, senza veruno effetto, prima di stendere la
Stragiudiziale; li prega a rendere prontamene soddisfatta una ricerca di tanta equità, onde non
vedersi ridotto all’ingrata necessità di dover calcare le vie del Foro, con dispiacenza dell’animo
suo, per aver giustizia. Nella Risposta in data 31 Marzo cosi è detto dal Sig. C. Can. D. Stefano
Fini Pola di lui Nipote. “Ch’essendo sino dagli 11. Ot. 1761 passata in lui per la morte del qu. C.
Orazio suo Padre la Primogenitura comandata senza equivoci nel Testamento del Sig. Cav. Pietro Pola
1645 26 Ottobre, e non avendo mai saputo che in giorni posteriori a tal data avesse avuta una legge
diversa tale sua testamentaria disposizione, gli rincresce di ritrovarsi inscientemente in possesso
di ciò che non gli conviene, sollecitando riverentemente il nobil suo Zio, a produrre autentici
documenti che provino l’illegalità del suo benefizio, e dichiarandosi pronto alla cessione della
ricercata metà qualora consti una posteriore disposizione che cangi quella contenuta nell’accennato
Testamento. È chiusa questa risposta da proteste di riverenza, ed affetto, e di ferma risoluzione di
difesa, al caso che si volesse attaccarlo senza le ricercate prove necessarie a convincerlo della
illegittimità, dell’intero benefizio fideicommissario da esso lui posseduto. Prodotta in data 9
Aprile altra Estragiudiziale del Sig. Conte Carlo Fini reprimesi in questa il tuono ironico della
risposta alla prima, e si protesta che le di lui ragioni consistono appunto nel solo Testamento 1645
in cui chiaro esprimesi il Fideicommisso discensivo di diramazione, intimandosi non meno
all’opponente Sig. Can. Conte Stefano, che al di lui Fratello, che nulla rispose, la rinunzia, nel
termine di 3. giorni, della metà de’Beni dipendenti da tale Fideicommisso. La risposta a questa
seconda Estragiudiziale non contiene che una ratificata risoluzione di nulla cedere sinchè
l’appoggio Avversario stia nel solo Testamento 1645. A’ 15. Aprile seguirono citazioni per Stridore
per sentenziare a legge i punti del Testamento suddetto a favore del Sig. Conte Carlo, e a’20. dello
stesso mese praticata fu la sentenza a Legge per la metà di que’Beni sotto il Reggimento di S. E.
Nic. Minio. Nel seguente giorno corsero citazioni Avversarie per stridor per sentenziar a Legge, e
a’ 27. seguì altra Sent. a L. per il Sig. C. Car. Stefano. Successero a questi altri atti Forensi
reciprochi sino al 26. Luglio in cui assunse Giudizio col di lui Fratello Canonico il Sig. C.
Giambat. Fini. Il 28. Agosto seguì a Capodistria Spediz. absente a favore del Sig. C. <pb n="795"></pb>Carlo, e l’appellazione Avversaria il dì 31. Alli 26. Aprile 1786. fu esteso Costituto di Taglio
in l. C. del Sig. C. Carlo a questo Mag. dell’Auditor Novo, e fu presentata la sua Scrittura in
Pristino il 23. Giugno in quell’Offizio di Comun di Capodistria; poi a’ 27. Luglio Supplica
nell’Eccellentissimo Collegio per Delegazione di Causa dallo stesso Sig. C. Carlo. In conseguenza di
questa furono commesse le informazioni al N. H. Flaminio Corner allora Pod. e Capit. a Capodistria,
e fu presentato Memoriale Avversario al Serenissimo Principe de’ 13. Settembre. Nel 1787. a’ 21.
Marzo seguì sentenza absente a favore del Sig. C. Carlo sotto il Reggimento di S. E. Matteo Dandolo.
Agli 11. Aprile si segnò l’Appellazione Avversaria a questo Mag. dell’Auditor Novo, e nel giorno 30.
dello scorso mese fu trattata la Causa eloquentemente dagl’infrascritti celebri Avvocati, e decisa a
favore del Nob. Sig. Conte Carlo col seguente Spazzo di Laudo. Laudo 25. Taglio 8. n. s. 2. Av. al
Laudo Eccellenti G. Santonini e Orlandi. Interv. Bonfadino Bonfadini. Al Taglio Eccellenti Stefani e
Gallini. Interv. Niccolò Pellegrini. “Lunedì della scorsa settimana fu esposto nella Camera
d’Udienza del nostro Serenissimo Doge il di lui Ritratto egregiamente dipinto dal celebre Signor
Vincenzo Guarana socio del liberale Collegio di Pittura dell’Accademia di Venezia, e della
Clementina di Bologna, Soggetto ben noto per altre belle sue produzioni, che accrescono gli
ornamenti non meno di questa, che d’altre Città. Questo Ritratto merita i sinceri elogj di chi sà
impartirli a quei, che ne sono degni.” <seg synch="#FR.3" type="E3"> Sonetto Cesare le tue glorie,
ed i portenti Dell’armi tue cosa mortal non sono; Ma del gran Dio delle guerriere Genti A tue Virtù
predestinato dono. Ed appar ben ch’a presagirsi senti Dal cuor dimesso, in lamentevol tuono, Il
Trace altiero gl’ultimi momenti D’un ferreo scettro, ed usurpato trono. Il maomettan Vessillo
infranto cade A piè de’tuoi Campion: valor, e zelo, Lor cuori infiamma, e lor fulminee spade.
Interprete febeo quinc’io ti svelo Ch’il nome avrai di Grande in ogni etade Sopra la Terra, e quel
di Divo in Cielo. Del N. H. N. N. </seg>
<seg type="U2">Elezione delle Cariche di quest’Uffizio de’Fedeli Corrieri della Serenissima Signoria
seguita nel p. p. giorno di S. Caterina</seg> Corrier Maggiore Il Sig. Paolo Feretti Vanalli.
Gastaldo Il Sig. Marco Marconi Deputato alli Tramessi Il Sig. Giuseppe Salice. Corrieri deputati
alle Cavallerie Sig. Giammaria Calvi Sig. Bartolommeo Rinaldi. <seg type="U2">In Senato.</seg>
<seg type="DT">Sabbato 12 cor.</seg> Prov. Sopra Beni inculti s. Bened. Civran 3zo. Prov. Sopra ori
e monete s. Pietro Carlo Beregan. La mattina del p. p. Lunedì fecero la loro prima comparsa in
Broglio colla Veste Patrizia li NN. HH. s. Alessandro Zen di s. Luigi, e s. Antonio Marin Priuli di
s. Antonio. Teatri. La sera dello scorso Lunedì si rappresentò a S. Gio: Grisostomo una nuova
Commedia con questo titolo: Il mal genio e buon cuore ossia il frenetico virtuoso. Mancando allora
due sole recite al cominciamento della Novena per il corso della quale si tengono chiusi i Teatri,
che poi riapronsi in tempo di festa, niuno di quelli, che intendono gli affari delle Comiche
Compagnie, si persuase di trovare una Commedia sperimentata altrove di buon esito, o di quelle in
cui fondano i Comici le loro speranze. Ma non tutti intervengono alle Rappresentazioni con questi
lumi, onde la parte dell’Uditorio, che ne fu priva, rimase più disgustata all’udire una cattiva
Composizione, e que’genj maligni e torbidi, che vanno espressamente al Teatro per far del male ogni
volta che possono, divertiti si sono co’falsi applausi di voci, e di mani, che interrompevano i
dialoghi degli Attori, co’fischj, cogli sbadigliamenti, colle insultanti risate; e sono riusciti a
far calare il Sipario prima che la Commedia finisse. Fu data per supplimento una Farsa. Noi
confessiamo, che questa nuova produzione non poteva piacere. Il carattere del Protagonista non ha
originale in natura; si cangia cento volte da un momento all’altro; ora sembrava udendolo d’essere
all’Ospital di San Servolo, ora ad una cattedra di morale. Questi sbalzi dall’uno all’altro estremo
fecero rider gli sciocchi e disgustarono il comun senso. Ma finalmente la parte massima degli
spettatori tollerò, con quella decenza, che caratterizza un Pubblico docile, e colto, qual che si
fosse la Rappresentazione, e tutta si ristrinse la gloria di farla troncare a pochi insolenti, cha
abusando del privilegio de’quindici soldi di tela incerata, s’unirono ad avvilire gli Attori, ed a
fomentare l’inquieto genio d’altri loro seguaci, che in diversi siti trovavansi. Si dice che il
Pubblico col diritto d’applaudire quel che gli piace, ha quello ancora di fischiare ciò che non
trova degno della sua sofferenza; ma sinchè tutti quelli, che coperti dalla maschera insultano a
mano salva gli Attori, e disturbano la quiete degli altri, senza mai osar di confessare d’averlo
fatto, noi terremo per certo che l’azione sia bassa, e plebea, degna delle censure di chi conosce, e
rispetta la dignità d’una Pubblica adunanza. La privazione de’Teatri per questi pochi giorni non
lascia senza Musica que’dilettanti sensibili, che fuori d’essa non trovano altre delizie da ricreare
lo spirito. Quest’illustre Accademia degli Orfei sempre grande, e luminosa <pb n="797"></pb>ne’suoi
trattenimenti avrà il merito Domenica prossima ventura si far unitamente sentire il canto della
Signora Banti, del Sig. Babbini, e del Sig. Senesino. Intanto si studiano le due Opere Serie. Quella
del Teatro a S. Samuele ha per titolo La conquista del Vello d’ovo composta dal Sig. Simon Antonio
Sograffi, e messa in musica dal Signor Maestro Gazzaniga. La poesia di quella del Teatro a S.
Benedetto intitolata Zenobia di Palmira, è del Sig. Ab. Sertor con alcune mutazioni del Nob. Sig.
Mattia Butturini, che adattando per necessità di circostanze i suoi cangiamenti al Soggetto, non
avrà certamente difformato l’Originale. Sarà la Musica del Sig. Maestro Anfossi. Se ne abbiamo
sinora udite di belle dal riscaldato spirito di partito nelle sue divisioni, e contrarietà,
apparecchie. amoci a qualche cosa di più strepitoso e grande per la riapertura di questi due
Nobilissimi Teatri. Certi viaggiatori del nostro Paese, che mai giunti non son nemmeno ai confini
dello Stato Veneto, osano profferire: che non si dà un fanatismo simile in niun altra città del
mondo, come le tutte vedute le avessero. Questi bietoloni non sanno, che ovunque ci siano due Teatri
aperti ad uno spettacolo di genere eguale, le opinioni, i genj son sempre divisi, e che le fantasie
riscaldate nelle lodi, e ne’biasimi, ed agitate nelle contese giungono per tutto a quegli eccessi,
che in lontananza motteggiati son e derisi dal freddo raziocinio, e dalla tranquilla Dottrina. <seg synch="#FR.4" type="E3">
<seg synch="#FR.5" type="LB"> Amico Carissimo. <seg type="DT">Brescia 13 Decemb. 1789.</seg> Colle
Lettere di Verona giunte venerdì si è intesa la morte del Sig. Vicenzo Cogo seguita nella sera degli
8. improvvisamente, e nel mentre che stava in discorso confidenziale con que’Signori Cancellieri
Pret. e Presetizio. Fù colto da un colpo, ed appena potà profferir poche parole. Egli copriva il
carico di Vicario, e la società ha perduto un valente soggetto. Nei 30. e più anni che esercitò la
Profession dell’Assessore si distinse sempre sopra d’ognuno e si procurò l’amore, e la stima di
tutti i buoni. La sua bella maniera, l’affabilità con ognuno, l’indefessa di lui attività, la retta
giustizia, e sopra tutto una totale disinteressatezza lo resero ammirevole, e da tutti desiderato.
Noi quì lo piangiamo nel recarci a memoria il glorioso Reggimento che egli fece sotto
l’Eccellentissimo Barbaro in qualità pure di Vicario, rammentandoci tutte le qualità suddette e
massime la parzialita che mai sempre dimostrò a questa Città, e la buona maniera con cui accolse
tuti queli che a lui si presentarono, e specialmente gl’individui componenti il nostro Foro. Egli
lascia un vuoto difficile a potersi rimpiazzare. Ecco la decisione sulla contesa trà i Maestri di
Musica, ed i Suonatori. Noi Zambattista Aibrizzi 3zo per la Serenissima Reppublica di Venezia ec.
Capitanio e vice Podestà di Brescia, e sua Giurisdizione. Insorte da qualche tempo fra li Maestri di
Musica, e li Suonatori delli Strumenti da Corda, e da Fiato, differenze turbative quell’armonia, e
pace, che dalla Pubblica Autorità sono essenzialmente raccomandate alla Carica Nostra fra li
Sudditi, ed ordini tutti di questa Città, e Provincia; abbiamo esaminate le cause della insorta
discordia. Riconosciuto derivare lo sconcerto da pretese delli Maestri di Musica, non appoggiate ad
alcun immaginabile fondamento, e solo contemplare essi Maestri, di invadere quel libero dritto, che
fu sempre accordato alli <pb n="798"></pb>Suonatori nell’esercizio della loro professione; così veniamo
ad ordinare, e stabilire, che non possa arrogarsi da chiunque esercita le funzioni di Maestro di
Musica alcuna ingerenza, od arbitraria autorità sopra li Suonatori medesimi, che resteranno liberi
nel mai interrotto loro esercizio, di suonare nelle varie Musiche, che si fanno nelle Chiese, e di
percepire da quelli, che sanno eseguire le Musiche stesse quella mercede, che piacesse ad essi
Patroni di dare a qualunque Suonatore, sì d’Istrumento da corda, che da fiato. Però resta proibito
alli Maestri di Musica di cercare con studiato artifizio di escludere li Suonatori medesimi, che non
hanno che la loro professione onde trarre il sostentamento della propria vita, e delle loro
famiglie; e di coltivare l’introduzione de’dilettanti, che vadino ad occupare il posto delli
professori. Quindi li patroni delle Musiche saranno tenuti a dare una Nota alli Maestri di Musica
del numero de’Violini, e di altri Istrumenti, dalli quali vorranno eseguite le rispettive Musiche;
liberi sempre di corrispondere alli Suonatori quella qualunque mercede che piacesse ad essi
contribuire per premio della opera di ciaschedun Suonatore: di modo che non vi sia il caso, che li
Maestri di Musica arbitrando, defraudino li poveri Suonatori di quella Moneta, che li patroni delle
Musiche avranno voluto dare in premio alli Suonatori. Fatta nota tale precisa volontà della Carica,
non opponente ad alcun dritto, o privilegio delli Maestri di Musica, che solo hanno recentemente
introdotto pretese ingiuste, ed arbitrarie a puro danno, ed aggravio de’Suonatori, egualmente liberi
che essi Maestri di Musica nell’esercizio di una Professione, che non ha altre leggi, che quelle
della ragionevole, ed onesta consuetudine; saranno tolte tutte le cause di mal contentamento fra le
due Classi, e mantenuto ogni dritto rispettivo, e difesi li pregiudizj, che l’una volesse intentare
a danno dell’altra, sic &amp;c. </seg>
</seg>
<seg type="DT"><seg synch="#FR.6" type="E3">
<seg synch="#FR.7" type="LB"> Brescia 11. Decembre 1789.</seg> Pubblicato il presente per Pietro
Ambrosetti pubblico Trombetta molti presenti. Dalla pietosa liberalità dell’Eccellentissimo Senato
nella Sessione dello scorso Sabbato fu secondata colla pluralità di voti favorevoli la mozione degli
Eccellentissimi Savj per un soccorso caritatevole agl’indigenti, che perdettero tutte le loro
sostanze nel fatale incendio del giorno 28 Nov. p. p. e fu questo di 3 mila ducati d’argento. S. E.
il Sig. Giulio Corner, che a Treviso ritrovasi negli estremi della sua vita<note n="1">Le più
recenti relazioni recano un peggioramento del suo fisico stato.</note>penetrato da un sentimento di
compassione per questi miserabili ha disposto a loro sollievo di due mila ducati. Questo Nobile
Casino detto di San Samuele, la cui Società è composta di sole Dame, generosamente concorse
all’opera di pietà coll’offerta di duecento zecchini. Altra Famiglia Nobile accrebbe la summa di
questi suffragj, e si dà per certo, che alcuni altri Casini, e diversi Signori abbiano contribuito
al suo aggrandimento. Noi però attendiamo maggiori lumi per rendere la dovuta giustizia alla altre
anime benefiche, che onorano la loro grandezza con simili tratti d’umanità; lusingati intanto
d’avere quì riferite le sole disposizioni pubbliche e private, ch’hanno l’impronta della sicurezza,
e di dover quanto prima riportare gli effetti delle ulteriori a conforto di chi non po-<pb n="799"></pb>tendo soccorrere i miserabili sente almeno de’loro beni una vera compiacenza. La conoscenza
de’maggiori, o minori bisogni, la distribuzione proporzionata dell’elemosine, saranno fatte
incontrastabilmente con tutta esattezza ed equità, come promette la vigilanza ed il zelo della L. L.
E. E. Gritti, Vendramini, Balbi, e Gheltof eletti Presidenti della Fraterna de’Poveri di S.
Marcuola, e del Nob. Sig. Barone de Ferrari che assunse il carico di Cassiere. </seg>
</seg> Invito Sacro. Nota universalmente l’orribile Strage cagionata dal fatalissimo Incendio nella
Contrada di S. Marcuola, non vi è anima sensibile, che non sia stata vivamente penetrata, e commossa
al riflesso di quei tanti infelici, che col subito irreparabile incenerimento delle loro sostanze
sono ridotti alla più luttuosa indigenza. A favore dunque di questi miseri resta invitata la pietà
de’Fedeli al bacio del Sacro Manipolo, che si farà nella mattina e dopo pranso della Dom. 20.
corrente nelle Chiese di S. Marcuola, S. Giuliano, S. Giovanni in Bragora, e S. Polo. Il ritratto di
tutte l’Elemosine passar dovrà nelle mani del Signor Carlo Ferrari, Cassiere deputato a tale
oggetto, dal quale coll’intelligenza delli due Procuratori di Chiesa pura a ciò destinati, e
de’Presidenti di quella Fraterna de’Poveri dietro le Fedi del Reverendiss. Piovano, dovrà esser
dispensato con equa e pesata misura ad esse infelice Famiglie, relativamente però alle loro
circostanze, e alli danni sofferti per l’Incendio medesimo. L’umanità parla abbastanza al cuore di
tutti in vantaggio di un numero sì grande di sventurati, ed un’Opera così insigne di carità, e
beneficenza sarà con celesti copiose benedizioni da Dio Signore retribuita. Proclama degl’Illustris.
&amp; Eccell. Signori Cattaveri, ed in ciò Avvogadori del Serenissimo Dominio ripubblicato il dì 9.
del corrente. Da replicate Leggi del Serenissimo Maggior Consiglio, e dell’Eccellentissimo Senato
commessa al loro Eccellentissimo Magistrato la materia dell’Eredità giacenti, cioè delle Persone,
che mancano senza Eredi, e senza Testamento, oppure di quelle Eredità, che, quantunque testare,
venissero quindi a rimanere per qualsivoglia motivo caduche, ed inordinate; e commessa egualmente
dalle Leggi predette l’altra gelosa inspezione degli Effetti, Dinari, ed altro, che da chiunque
rinvenuti fossero sopra, e sotto Terra, sopra, e sotto Acqua; E finalmente l’altra importante
inspezione di conoscere li usurpi, e detenzioni di Fondi, Stabili, e Terreni che fossero stati di
privata ragione, e poscia abbandonati, e da altrui senza giusto, e legittimo titolo di possesso
detenuti; Ed osservandosi dall’autorità di loro Eccellenze neglette in gran parte, tanto in questa
Dominante, quanto nella Città, ed altri luochi, da Terra, e da Mar, quelle avvertenze, che con
moltiplici Proclami, e Terminazioni furono altre volte comandate; a correzione perciò
dell’indisciplina arbitraria che con pregiudizio del pubblico Regio diritto, e molte volte a grave
danno delle private Persone succede, fanno loro Eccellenze pubblicamente intendere, e sapere. Che
succedendo così in questa Città, come nelle Città, Terre, Ville, e Luochi tutti del Serenissimo
Dominio la Morte di alcuna Persona senza Eredi certi, e senza Testamento ovvero con Eredi absenti, e
lontani (a favore de quali è destinato il loro Eccellentissimo Magistrato, Custode, e Deposita-<pb n="800"></pb>rio delli effetti, a quale Eredità appartenenti) sarà obbligo dei Parrochi, o Cappellani
Curati, a’quali rendonsi necessariamente note tali morti, di far prontamente tenere con loro Lettere
sottoscritte la notizia al loro Eccellentissimo Magistrato, cosicchè ricevendosi tal notizia prima
che da altra Persona resti l’eredità denonciata, abbiano li stessi il premio, che dalla Legge 1427.
29. Febbraro fu a favore dei Delatori prescritto. Potranno perciò nei luoghi destinati rassegnare le
notizie stesse a’ N. N. H. H. Pubblici Rappresentanti, del zelo benemerito de’quali sarà ordinare li
Funerali al Defonto nelle misure adequate alle forze dell’Eredità, e far quindi seguire diligente
Inventario delli Effetti, Contanti, Capitali, Beni, Crediti, ed altro ad essa Eredità appartenenti,
ragguagliando con sollecitudine il loro Eccellentissimo Magistrato di quanto fosse stato
correlativamente eseguito. Mancando poi li Parrochi o Curati a tali precise incombenze saranno
assoggettati al risarcimento di quanto fosse per risultare il defraudo al Pubblico Fisco, ed a
quelle ulteriori correzioni, che fossero adequate alla loro inobbedienza. Perchè poi restino le
legali prescrizioni sopra tale argomento adempiute resta conseguentemente estesa la facoltà a
chiunque avesse cognizione della Morte di Persone senza Eredi, e senza Testamento in qualunque luogo
del Dominio di apportarne le Denonzie al loro Eccellentissimo Magistrato, o nella Cassella esposta
fuori del loro Magistrato a Pubblica vista, o in mano di loro Eccellenze, per lo che oltre di esser
tenuti secreti conseguiranno ancora il premio surriferito. <seg synch="#FR.8" type="MT"> (Il resto
Sabbato) </seg> Dalla stessa incognita mano cortese, che ci favorì nell’anno scorso, abbiamo
ricevuto domenica in dono il bell’Almanacco di Gotha. È per non mancar a un dovere, non per
jattanza, che ringraziamo in istampa chi ci regala senza farsi conoscere: unico mezzo di fargli
sapere il ricevimento della gentile sua offerta, e il grato sentimento del animo nostro. Glielo
proveremo col secondare in avvenire i suoi desiderj relativi alle notizie di questo Foglio, se non
interamente, almeno a quel maggior segno a cui potrà giungere la nostra diligenza. L’uomo trovato
morto, e che rimase sei mesi insepolto, chi amavasi Orazio, ed esercitava il mestiero d’Astrologo.
Questo Eccellentissimo Magistrato alla Sanità fece abbruciare sul campo erboso di S. Andrea i pochi
arredi della sua piccola Casa. Dicesi che gli siano stati trovati quaranta taleri ammassati Dio sà
in quanto tempo a forza di predire la buona ventura agli creduli sciocchi. Si ricerca un cameriere
giovine, di bell’aspetto, abile da pettine, e capace di far da mangiare. La persona che vi
applicasse si porti dal Sig. Valentin Florian Caffettiere sotto le Procuratie nuove. La persona che
lo ricerca è vicina ad intraprender un viaggio di qualche mese. Casa d’affittare al Traghetto della
Madonnetta consistente in un Portico, cinque Camere, un Camerino, Cucina, Magazzino, Pozzo, e Riva;
il tutto ristaurato con pitturate tele ec. Paga all’anno Ducati Cento. Recapito alla spezieria della
Madonna in Campo a S. Bartolommeo. Morti Il Reverendo D. Bart. Graziani Curato in S. Salvatore.
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