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        <title>Num. 96</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Ingrid Scherk</name>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Magdalena Albert</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 761-768 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 96</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì</hi> 2 <hi rend="smallcaps">Decembre</hi> 1789.</p>
<p rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
<hi rend="italic">Continuazione del Punto di Testametno del qu: Nob. Sig. Marchese </hi>Gio: Antonio
Dondi Orologio <hi rend="italic">del giorno 3. Gennaro 1789. pubblicato il giorno 27. Settembre
detto Anno.</hi></p>
<p rend="SO">Comprendendo finalmente, che restarebbe inefficace questa mia presente intenzione tutta
diretta alla Gloria di Dio nell’assistenza de suoi poveri, quando non fosse essa fondata, e ben
appoggiata per la sua esecuzione, perciò imploro colla maggior umiltà, e colle più vive, e fervide
suppliche li Veneratissimi miei Confratelli, cioè li componenti pro tempore il Sacro Collegio de
Signori Leggisti di questa Città, acciò volgiano assumere la direzione, la Commissaria, e Presidenza
di questa pia opera. Per vieppiu impegnarli sottopongo a’loro riflessi il Testamento del quondam
Rev. D. Allessandro Vitaliani dell’anno 1538. 18. Maggio Nodaro quondam Gio: Battista Talamazzo, nel
qual Testamento lascia al Pio Ospitale di San Francesco le sue Fabbriche, e Suppellettili poste in
Abano nel luogo chiamato Santa Maria di Montaon sotto il perpetuo governo del Collegio degli
Eccellentissimi Dottori Leggisti a perpetuo comodo, ed alloggio de’Poveri di Cristo.</p>
<p>Tali Fabbriche per varie vicende passarono con titolo di affitto in molte Persone, indi a
Livello, e finalmente con permuta in mio potere, alla quali aggiunte altre Fabbriche, &amp;
acquistati maggiori Fondi ho eretto un luogo da Bagni con tutte le sue adiacenze, quali ora ne’modi
suespressi consacro di tutto cuore a perpetuo benefizio de’malati, e ad utilità, comodo, e vantaggio
de’Poveri, a’quali la miseria levarebbe il modo di risanarsi.</p>
<p>Prima però, che tale Commissaria passi al maneggio del sopraddetto Sacro Collegio, l’assoggetto
colle più fervide preci per la sua esecuzione al vero Padre de’Poveri, ed al Protettore dell’Umanità
Eccellentissimo Signor Kav. Andrea Memo Procurator di S. Marco, come a quello, che ha pochi pari nel
genio, e nell’impegno di giovare altrui, che sino dall’erezione de Bagni stessi ho eletto per
Protettore de’medesimi, e che ha loro fatti anco godere de’benefici effetti di sua Protezione. Resta
dunque egli da me supplicato ad esercitare quest’atto di sua <pb n="762"></pb> Carità, facendo in sua
vita, (che il Signore lungamente conservi) che dal Sacro Maggior Collegio de’Signori Leggisti siano
eletti due abili, idonei, e probi Soggetti di esso Corpo, quali amministrino sotto la di lui
ispezione, e direzione per quel tempo, che a lui parerà conveniente questa azienda, al terminar
de’quali nel modo stesso siano sostituiti altri del Collegio medesimo, <hi rend="italic">&amp; hoc
totius quoties</hi> con quel regalo, che crederà opportuno, e con quelle prescrizioni che verranno a
Lui suggerite dal suo cuore benefico, e dall’eccelsa sua mente. Durante pertanto il suo vivere vorrà
aver egli la benignità di eleggere tutte le persone inservienti a detto luogo e così parimenti tutti
li Poveri, che avranno a godere del benefizio instituito a loro favore.</p>
<p>Cessando egli di vivere (che piaccia a Dio di allontanarne il caso) o ricusandomi, che nol
dubito, questa Carità, supplico, ed imploro colla maggior umiltà assumere il carico della
Commissaria, Presidenza, e direzione il Venerato Collegio de’Signori Leggisti, la Spettabile Banca
del quale voglia nominar sempre due Soggetti della maggior idoneità, e della più accreditata
probità, acciò il corpo tutto de’Signori Dottori li approvi colla superiorità de’suoi voti, e questi
col titolo di Presidenti a’Bagni, li quali amministrino, ordinino, ed accudiscano alla buona
direzione tanto del Luogo Nobile (dirò così) quanto di quello de’Poveri. Sia la loro durata di anni
tre, in fine de’quali vorranno render inteso il Sacro Maggior Collegio della loro amministrazione,
ed operato, restando in libertà di esso Sacro Collegio di abballottar di nuovo la loro Conferma.
Sarebbe un’offesa al nobile carattere, che possedono, assegnare a questi un mercenario emolumento
forse anche per la conveniente summa distruttivo del mantenimento de’Poveri, pure a titolo di
compenso a qualche dispendio, che dovranno incontrare o per Sopraluochi, o per una almeno
settimanale Visita, che intendo, che facciano alli luoghi, lascio loro la facoltà di trattenersi dal
corpo della rendita il valore di cinquanta oncie di argento in ogni anno a cadauno di essi.
L’esperienza di alcuni anni mi lusinga della buona riuscita di questa mia intenzione. Dio Signore
per sua Misericordia degni di benedire la mia disposizione diretta solo alla sua Gloria, al
giovamento del prossimo, ed al benefizio de’suoi Poveri.</p>
<div2>
<head>In <hi rend="smallcaps">Senato</hi>.</head>
<p rend="date">28. Novembre.</p>
<p>Sopra l’Esaz. del den. pub. m. 36.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ant. Zen</hi> qu. Ant.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Angelo Morosini</hi> qu. Gir.</p>
<p>Inquisitor Sopra ori e monete m. 36.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Sebastian Zen</hi>. qu. Francesco.</p>
<p rend="date">In M. C. 29. detto</p>
<p>Giudice al Piovego.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Alv. Soranzo</hi> di s. Zuanne</p>
<p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Giac. Contarini</hi> q. Ales. q. Fantin</p>
<p>Sindico e Giud. Estraordinario</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Andrea Paruta</hi> qu. Polo.</p>
<p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Ant. Donà</hi> qu. Marco Leon.</p>
<p>Offizio al Sopra Gastaldo.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Paolo Ant. Condulmer</hi> qu. Alv.</p>
<p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Francesco Donà</hi> qu. Marco Leon.</p>
<p>Avv. per le Corti m. 36.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ales. Priuli</hi> qu. Fed.</p>
<p>Sopra Consoli.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Lor. Bon</hi> qu. Alv.</p>
<p rend="SO">F. s<hi rend="italic">. Vido Marcello</hi> qu. And.</p>
<p>Prov. Sopra Offizj và in Senato m. 12. senza voto</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Vettor Marcello</hi>. Di suppositi.</p>
<p>Offiz. alle Ragion Nuove. Và in Senato con voto m. 16.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Gir. Ant. Valaresso</hi>
<hi rend="italic">qu. Alv</hi>.</p>
<p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Tom. Gritti</hi> di s. Dom.</p>
<p>Offiziale alla Giustizia Vecchia.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Dom. Grimani</hi> qu. Franc. M.</p>
<p rend="SO"><pb n="763"></pb> F. s. <hi rend="italic">Zuanne Pasqualigo</hi> qu. Marc’Ant. Capit. a
Bergamo luogo di s. <hi rend="italic">Lelio Martinengo</hi>, che non accettò, dura m. 16. Reggimento
con pena, elez. dello Scrutinio confermato dal M. C.</p>
<p>s. <hi rend="italic">Pattaro Buzzacarini</hi>. Dall’erudito nob. Sig. <hi rend="italic">Mattia
Butturini</hi> fu composto il seguente distico greco ad onore della celebre Signora Banti.</p>
<p>griechisches Zitat</p>
<p>Ne fece poi egli cosi la traduzione<hi rend="italic"> </hi>latina</p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.3"></milestone><hi rend="italic"> Musae errantes quem quaeritis? Phaebum,
qui nos</hi></p>
<p><hi rend="italic">Novem reliquit, unam propter Bantiam. </hi><milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>D’altra penna venne trasportato<hi rend="italic"> </hi>in questi quattro versi Francesi.</p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.4"></milestone><hi rend="italic"> Errant de tous cotès, Muses, que cherchez
vous?</hi></p>
<p><hi rend="italic">Ah ! Nous cherchons par tout le divin Apollon,</hi></p>
<p><hi rend="italic">Qui prèfèrant la Banti aux accens les plus doux,</hi></p>
<p><hi rend="italic">A quittè les neuf Saeurs &amp; le sacrè Vallon. </hi><milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.5"></milestone> Vi son di quelli, che non intendono nè il greco,
nè il latino, nè il francese; e per questi potrà qualcuno farne la versione in lingua italiana, e
così provare se con meno parole si possa meglio del traduttore francese spiegare il sentimento
dell’originale. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p>L’estro del Sig. <hi rend="italic">Butturini</hi> si sarà scosso ed acceso alle recite di Venerdì
e di Domenica, nelle quali la Signora <hi rend="italic">Banti</hi>, (o per uno di que’buoni punti,
che favoriscono i genj, e sollevar li fanno sopra della loro sfera, o per altra cagione) mise nel
suo canto una sì soave delicatezza, un dolce sì grato a’sensi, una perfezione di tanta ineffabilità
nell’eseguire le più difficili operazioni dell’arte sua a Lei rese facili da quell’organo
privilegiato in cui la Natura fa pompa dell’armonico suo potere, che gli ascoltatori
nell’applaudirla, e colle mani, e colla voce diedero tutti i segni di degno meritato entusiasmo.</p>
<p rend="BA">Biglietto a Noi.</p>
<p rend="SO"><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.7"></milestone><hi rend="italic"> Sabbato scorso è andato in Scena in questo
Nobilissimo Teatro di S. Samuele il Dramma intitolato l’Erifile Musica di varj autori. Gli applausi
furono sinceri, ed universali. La celebre Signora </hi>Mara<hi rend="italic"> è riuscita nella
difficile impresa di corrispondere pienamente all’immensa aspettazione di questo Pubblico. Tutte le
sue arie si fanno replicare, e si ascoltano con sempre maggior piacere. Quest’è una virtuosa che ad
una sorprendente agilità, estensione, e forza di voce accoppia la più profonda scienza dell’arte del
canto senza di cui la più bella voce di questo Mondo non arriverà mai ad interessare il cuore. Il
Sig.</hi> Babini <hi rend="italic">divide colla</hi> Mara <hi rend="italic">gli applausi universali,
spezialmente nell’aria del secondo atto, parto felice del Sig. Maestro</hi> Andreozzi. <hi rend="italic">Questi è un Attore che potrebbe servir di modello a tutti gli altri della sua
professione. I Balli furono meno fortunati dell’opera. La caccia di</hi> Meleagro <hi rend="italic">Ballo Tragico che a sommamente piaciuto nei primi Teatri d’Italia, ed ultimamente anche in quello
di Treviso incontrò quì per la prima volta un Destino meno felice. L’azione è condotta con
chiarezza, erapidità, le situazioni sono patetiche, e variate, i gruppi disegnati da mano maestra,
ma sfortunatamente la ristrettezza del Palco Scenario distruggendo l’illusione a’distrutto per
conseguenza tutto l’effetto di questa rappresentazione. La Signora</hi> Carolina Pitrot <hi rend="italic">incanta colle sue solite grazie, ed à sorpassato sè stessa nel </hi>Pas de deux<hi rend="italic"> del secondo Ballo da lei composto, ed eseguito colla maggior perfezione. Il vestiario
è bello, le decorazioni nobili me</hi>
<pb n="764"></pb>
<hi rend="italic">la Musica generalmente buona, in somma questo spettacoio interessa in tutte le sue
parti, e chi va a S. Samuele è sicuro di comprare col suo mezzo Ducato quattro ore di continuo
divertimento cosa molto rara e difficile nei tempi presenti,</hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Disgrazie.</hi></head>
<p rend="SO">Il più terribile, e rovinoso incendio, che nel presente secolo abbia funestata questa
Metropoli, fu il tristo spettacolo del Sabbato 28 pros. corso, e della notte susseguente; nè
certamente a memoria d’uomini viventi si ha un’idea che approssimi a tant’orrore se quella non fosse
che ci ricorda il fuoco del Ghetto, da cui, son trentacinque anni circa, distrutte rimasero molte
Case, e perirono non poche persone.</p>
<p>Esistevano nella Parrocchia di San <hi rend="italic">Marcuola</hi> poco lontani dal <hi rend="italic">ponte storto</hi>, che conduce alla Chiesa, de’magazzini da oglio appartenenti al
Signor <hi rend="italic">Giovanni Heinzelmann</hi> ne’quali ven’era 240 mila libbre. Per adempire
una commissione si portarono in essi nella mattina fatale i ficchini di suo servizio, e compiuto il
lavoro li richiusero, e son partiti. L’origine di simili calamità resta sempre trà l’incertezza, i
dubbj, i sospetti,e ravvolgesi nelle contraddizioni. Sia, o perchè abbiano lasciato in sito
pericoloso del carbone acceso, che servì ad isciogliere l’oglio gelato cavato da una gran tina; sia
che scordati si fossero di smorzare la lucerna a grossi lucignoli appesa internamente all’alto della
medesima per aver lume nella lor operazione, è certo che da lì a non molto uscirono da quelle tinaje
le vive fiamme, e quella gran quantità d’oglio sciolto in un torrente di fuoco scese nel vicino
canale, e nel mescolarsi coll’acqua ricevè nuovo vigore onde innalzato impetuosamente in ardenti
globi attaccò il fuoco alle case tutte che dall’una, e dall’altra parte nel suo corso trovava.
Testimonj di quella scena infernale protestano, che inenarrabili sono i spaventosi suoi orrori. La
scorrente lavra del Vesuvio, le più terribili immagini delle poetiche fantasie nel descrivere i
flagelli d’averno, soltanto potrebbero approssimare l’idea di quel caos in cui si confusero gli
elementi. Volavano a gran altezza le fiamme, ed appiccavansi alle parte, alle imposte de’balconi,
comunicando, e dilatando rapidamente l’incendio. Il corso benchè lento dell’acqua lo guidò al ponte
di <hi rend="italic">Rioterrà</hi> ove limitate non furono le sue rovine. Si estesero a’due lati per
tutto il resto del canale sin dove si torce, e dividesi circondando la Chiesa, e il Convento de’ p.
p. Serviti, onde allla [sic.] destra soggiacque alla distruzione l’intero <hi rend="italic">Volto
Santo</hi> ov’esisteva l’antichissima Scuola dei Lucchesi. Fu in pericolo anche quella della B. V.
Annunziata, che giace isolata nell’estremità del terreno rimpetto alla porta maggiore della Chiesa
de’ PP. Serviti, e la salvò lo sfacimento del tetto. Vi fu maggiore difficoltà a preservare dal
fuoco il Palazzo de’Circospetti <hi rend="italic">Tornielli</hi> appresso cui ardeva una piccola
Casa.</p>
<p>Il fumo in ondeggianti e densi volumi era giunto a tant’altezza, che spargendosi ci tolse la luce
del Sole, per pochi istanti, all’ora del meriggio. Da quie segni a cui stavano i guardi rivolti, e
dal suono delle campane a martello concepivano anche i lontani affanno e mestizia. Erano a quell’ora
usciti gli artefici dall’Arsenale, onde per maggiore fatalità ci volle del tempo a raccoglierli, a
provvederli de’necessarj strumenti pubblici, a farli arrivare a porre i ripari possibili a un tanto
incendio. Essendo questo d’una natura diverso dagli altri non si stupirà, ch’abbia fatti progressi
sì rapidi in pien giorno, e sugli occhi di chi cercava di salvare i suoi stabili, o le sue sostanze. </p>
<p><pb n="765"></pb> Quell’ala di Case che stendevasi lungo il <hi rend="italic">campiello</hi> e la <hi rend="italic">calle </hi>delle <hi rend="italic">Colombine</hi>, e il <hi rend="italic">Volto
Santo</hi> colle fabbriche annesse, preda rimasero delle fiamme, sicchè li confini della loro
distruzione furono al <hi rend="italic">ponte storto</hi> l’abitazione del Sig. Cav. <hi rend="italic">Rombenchi</hi>, e a quello de’Servi il Palazzo de’<hi rend="italic">Tornielli</hi>.
Dall’opposta parte la rovina si estese in eguale lunghezza ma fu maggiore in latitudine, perchè il
fuoco trovò un pascolo continuato nella unione delle case, che avevano soltanto una piccola
divisione dal viottolo o sia <hi rend="italic">calletta</hi> a mano dritta giù del ponte di <hi rend="italic">Rioterrà</hi>. Così perirono miseramente le fabbriche che prendevano lo spazio trà il
canale, e il <hi rend="italic">campiello</hi> dell’<hi rend="italic">Anconetta</hi>. Circa al numero
totale della loro perdita variano le opinioni, e sinora nulla dir possiamo di certo. Sembra
probabile, che non siano meno di 50, nè più di 60. Ma quante misere Famiglie abitavano in esse, che
ad un tratto perdettero tutto quello, che avevano al Mondo!</p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.8"></milestone> La trista pittura di questo quadro afflittivo sarà
continuata nel Foglio di Sabbato. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="BA"><hi rend="italic">C. N. Mane 23. Nov. 1789</hi>.</p>
<p rend="SO">“<hi rend="italic">Scipion Bissari</hi> qu. Giacomo con suo Testametno 1676 3. Gennaro
formò un Mascolin discensivo Fideicomisso. Passarono in potere delli Nobb. Signori March. <hi rend="italic">Sale</hi>, e Co: <hi rend="italic">Sassatelli</hi> d’Imola come Eredi della Casa <hi rend="italic">Repeta</hi> varj Beni di ragione di detto Fideicomisso in vigore di Acquisto 1702., e
ciò riconoscendo il qu. Co: Girolamo <hi rend="italic">Bissaro</hi> uno de’Discendenti beneficati
sentenziò a Legge detto Fideicomisso, e con sua scrittura propose.</p>
<p>Primo la vocazione propria, ed il Caso in detto Fideicomisso.</p>
<p>Secondo la identità de’Beni di ragione del Fideicomisso.</p>
<p>Terzo il rilascio <hi rend="italic">cum onere, &amp; honore</hi>.</p>
<p>Si difesero li Eredi <hi rend="italic">Repetta</hi> instandone la licenza.</p>
<p>Seguita spedizione absente a favor del Co: <hi rend="italic">Girolamo</hi> fu questa appellata, e
con Spazzo 9. Gennaro 178 3. tagliata a favor delli detti Eredi.</p>
<p>Usato il Pristino dal detto Co:<hi rend="italic">Girolamo</hi> propose la sua pretesa
distinguendo in Capi 4. le sue azioni, e proponendo nelli due primi la vocazione e l’identità, e
nelli due secondi il rilascio distintamente.</p>
<p>Si difesero li Eredi <hi rend="italic">Repetta</hi> accordando la Vocazione, e l’identità,
instando assoluzion dalli Capi Terzo, e Quarto.</p>
<p>Seguita Spedizione a favor del Co: Girolamo fu quella appellata dalli suddetti Eredi, ma passato
a miglior vita il Sig. Co: Girolamo assunsero Giudizio li di lui Figlioli e fatto il Pender seguì li
9. Genaro 1787. uno spazzo di Laudo a loro favore nelli 3. primi Capi e di Patta nel quarto Capo con
un voto di avvantaggio al Taglio.</p>
<p>Rinnovate le Citazioni fu fatto il Pender sopra detto quarto Capo che era seguita la Patta, e nel
sudetto giorno seguì il Giudizio presente.</p>
<p>Al Taglio 12. Al Laudo + 16. N. S. 2.</p>
<p>Avv. al Taglio Ecc. <hi rend="italic">Gio:</hi>
<hi rend="italic">Batista Cromer</hi>
</p>
<p>Ecc. <hi rend="italic">Stefano Stefani</hi>.</p>
<p>Interu. <hi rend="italic">Domenico Facini</hi></p>
<p>Interv. <hi rend="italic">Valentin Cardina.</hi></p>
<p>Avv. al Laudo Ecc. Co: <hi rend="italic">Cesare Santonini</hi>. Ecc. <hi rend="italic">Antonio
Orlandi.</hi></p>
<p>Interv. <hi rend="italic">Gio:</hi>
<hi rend="italic">Antonio Peretti.</hi></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Bastim. arrivati 18. Nov.</hi></head>
<p rend="SO">Nave l’<hi rend="italic">Elena</hi> Cap. <hi rend="italic">Gus. Tobin</hi> Inglese
manca da <hi rend="italic">Berghen</hi> il primo Ottobre rac. al Sig. <hi rend="italic">Gius.
Treves</hi> qu. Eman. con 574. pezzi piombo 700 bal. baccalari in pesci 100. m. 133. lame e 418
fasci ferro grezzo.</p>
<p rend="date">19 Detto. </p>
<p rend="SO">Piel. P. <hi rend="italic">Ant. Ballarin</hi> ven. da Ravenna con 12 sac. gripola, e 26
cas. pignoli curati.</p>
<p rend="date"><pb n="766"></pb> 20 detto </p>
<p rend="SO">Piel. P. <hi rend="italic">Franc. Vianello</hi> vendalle case <hi rend="italic">abbruciate</hi> con 270 st. sem. di lino, e un sac. sem. di melon.</p>
<p rend="date">21 Detto. </p>
<p rend="SO">Brac. P. <hi rend="italic">Andr. Spolar</hi> ven. da Trieste un 50. bar. uva, 2. cas.
tele e fazzoletti, e un fag. libri.</p>
<p>Brac. P. <hi rend="italic">Franc. Romano</hi> ven. da Capodistria con 11 sac. gripola, 6. cas.
cand. di sevo, una cas. e un fag. seta, un fag. cera abbruciata, 6. bar. budelli salati.</p>
<p>Trab. P. <hi rend="italic">Ant. Rassol</hi> ven. da Spalato con 4 cai Oglio.</p>
<p>Piel. P. <hi rend="italic">Giov. Bottolo</hi> ven. da Lissa e Spalato con 200 bar. Sard. salate,
17 fag. polv. di gripola, 26 bal. cordovani e montoni pel. 5299, 63 schiavinotti da cavallo, 21 fag.
cera, 2 fag. sac. vuoti, 8 fasci ferro, 4 bal. boldroni, 12 <hi rend="italic">masteladi</hi>
<hi rend="italic">e cadise</hi> susinne, 55 mazzi e 3 pelli montoni, un fag. seta grezza, 6 vasi
quinta essenza, 100 st. mandole in iscorza, 218 bar. e mastel. fighi, un fag. cera gialla, un fag.
cera colature, 3 cassoni cand. di sevo.</p>
<p rend="date">23 Detto. </p>
<p rend="SO">Piel. P. <hi rend="italic">Ant. Bovo</hi> ver. da Palma Nuova con 2600 lib. gomma, e
400 st. formento.</p>
<p>Piel. P. Bat. <hi rend="italic">Vianello</hi> manca da Durazzo li 22. Ottobr. rac. al Sig. <hi rend="italic">Ben. Scarpa</hi> con 2 bal. pel. di Lepre, 150 bal. e 7 fag. cordovani e montoni pel.
31083 16 bal. lana patita, 46 bal. lana. 36. col. cera, 31 cai e ludri oglio.</p>
<p>Pinco Cap. <hi rend="italic">Saverio Cacace</hi> Napoletano manca da Messina li 28 Set. e da
Rocchetta li 16 Ot. rac. a sè med. con 500 cantara uva di calabria in ceste, 27 cant. pasta in
sacchi, 11 ceste detta, 90 cas. limoni, 50 cant. Mandole in sacchi e 200 lib. seme di cedro.</p>
<p rend="date">24 Detto. </p>
<p rend="SO">Checchia l’<hi rend="italic">Orione</hi> Capit. <hi rend="italic">Giorgio Muller</hi>
Danese manca da Berghen li 2 Ottobre, rac. a sè med. con mille balle baccalari in pesci cento
mila.</p>
<p rend="date">25 Detto. </p>
<p rend="SO">Bergantino <hi rend="italic">la Speranza</hi> Cap. <hi rend="italic">Ant. Domenico
Berningeri</hi> Francese, manca da Malaga li 10 Agosto, e da Marsiglia li 9 Set. rac. al Sig. <hi rend="italic">Giov. Jovovich</hi> con 100 cai vino di Malaga trà grandi e piccoli 105. cai del vino
med. trà grandi, e piccoli, per transito.</p>
<p>È dichiarato, che in questo viaggio il Legno sofferse diverse burrasche, e che per sollevarlo si
son vuotate, e dimezzate delle botti.</p>
<div3>
<head>Capi dell’Eccelso Consiglio di X. per il mese presente.</head>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne Bonfadini</hi></p>
<p rend="SO">s. Z. <hi rend="italic">Bat. Contarini</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Lodovico Angaran</hi></p>
<p>Del Cons. di 40 Criminal per il presente e venturo mese.</p>
<p rend="SO">s<hi rend="italic">. Lor. Niccolò da Ponte</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne Semenzi</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Marco Molin</hi></p>
<p>V. C. s. <hi rend="italic">Franc. Boldù</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Nic. Morosini</hi> fu di s. Tom.</p>
<p>Del Cons. di 40 C. V.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Giacomo Boldù</hi>
</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Carlo Zen</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Pietro Minotto</hi></p>
<p rend="SO">V. C. s. Z. <hi rend="italic">Ant. Foscarini</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ottavian M. Zorzi</hi></p>
<p>Del Cons. di 40 C. N.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Vincenzo Donà</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Gir. Michel Moro</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Carlo Maria Angaran</hi></p>
<p rend="SO">V. C. s. <hi rend="italic">Cristof. Maria Poli</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Vincenzo Scroffa.</hi></p>
<p>Del Collegio dei XXV.</p>
<p rend="SO">s. Z. <hi rend="italic">Vic. Gherardini</hi></p>
<p rend="SO">s. Z. <hi rend="italic">Ant. Benzon</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Gaetano Dolfin</hi></p>
<p rend="SO">V. C. s. <hi rend="italic">Franc. Trevisan</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Alvise Zen</hi></p>
<p>Del Collegio dei XV.</p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Alessandro Dofin</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Galean Contarini</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Pietro Ant. Condulmer</hi></p>
<p rend="SO">V. C. s. <hi rend="italic">Marc’Antonio Venier</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne Trevisan</hi></p>
<p rend="SO">s. <hi rend="italic">Agostin Sagredo.</hi></p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Teatri Comici.</hi></head>
<p rend="SO">La sera dello scorso Lunedì s’è posto in iscena a S. Luca un Dramma del Sig: <hi rend="italic">Giuseppe Foppa</hi> mai più rappresentato, che ha per titolo <hi rend="italic">Il vero
Cittadino</hi>. È questo al maggior grado verificato nelle appassionatissime, e terribili situazioni
in cui l’Autore ha messo il suo Protagonista. <hi rend="italic">Ernesto</hi> è un fedelissimo
suddito del Re d’Arragona, di cui custodisce un Castello. <hi rend="italic">Ximene</hi> è un amico
suo, che si ribella contro il comun Sovrano, per essere, o per credersi mal compensato de’Servigj
prestatigli. La di lui fede è tentata invano da questo, che nel Castello lo assedia, e si dispone
all’assalto. <hi rend="italic">Roberto</hi> figlio d’<hi rend="italic">Ernesto</hi>, è perdutamente
innamorato d’<hi rend="italic">Isabella</hi> figlia del Ribelle. L’eccesso dell’amor suo lo
trasporta sino tal Campo nemico, per esser vicino all’amante, per vegliare alla sua salvezza: onde
si finge del partito de’Ribelli, e così lacera il cuore del virtuoso suo Genitore.</p>
<p>L’azione comincia ad interessar vivamente al colloquio richiesto da <hi rend="italic">Ernesto</hi> con <hi rend="italic">Ximene</hi>. L’eroe della sudditanza spiega in esso tutta la
dignità del suo carattere, e sostiene un dialogo in cui molto s’applaude la sublimità delle sue
massime. Reso inutile L’eloquente suo zelo dalla pervicacia del Ribelle, dividonsi, questi
apparecchiato ad assalirlo, quello a difendersi. Tutto ciò che precede il destino fatale dell’eroe,
il quale resta vinto, e ferito, è un ordine di cose sempre unite al Soggetto, che destano la
meraviglia, e la compassione. La prigionia d’<hi rend="italic">Isabella</hi>, la resistenza d’<hi rend="italic">Ernesto</hi> a non cedere alla pretesa della sua mano ond’è stretto suo Padre alla
crudele necessità d’esser il severo suo Giudice, intrecciano delle scene, belle, sorti, ed
interessanti. L’arrivo del Re, già preveduto, e disposto, con un’armata, che trionfa del Ribelle, e
copre del diadema di gloria <hi rend="italic">il vero Cittadino</hi>, fa terminare il Dramma con
universale soddisfazione. Isabella, che s’è dimostrata un’amante virtuosa sagrificando al dovere gli
affetti suoi per salvare i giorni di Ernesto, è compensata dal dono di vita ch’ottiene per suo Padre
impetrato dal Re col mezzo dello stesso Ernesto; e colla di lei mano, è felicitato l’amore di
Roberto, che ha combattuto valorosamente in difesa del Padre, s’è purgato da nere accuse, e
ne’traviamenti della sua passione si vide sempre un colpevole da commiserarsi.</p>
<p>Da questa idea si vede, che l’azione nella sua grandezza, è semplice ed una. Quanto agli
espisodj, che l’arricchiscono rimettiamo il Pubblico alla sua rappresentazione nella quale troverà
ciò, che quì tacesi per mancanza di spazio, e potrà appagare la sua aspettazione.</p>
<p>Siamo soltanto in obbligo di render un giustissimo tributo di lodi al merito insuperabile del
Sig. <hi rend="italic">Petronio,</hi> che sostenne la Parte d’<hi rend="italic">Ernesto</hi>. Egli è
l’Atlante del Dramma. Al suono degli applausi strepitosi d’un folto Teatro sì chiamò l’Autore, ma
comparve per esso il Sig. <hi rend="italic">Martelli</hi> ad avvisar, ch’era uscito.</p>
<p rend="date"><hi rend="italic">Addì 27. Novembre 1789.</hi></p>
<div3>
<head>In Consiglio di Dieci,</head>
<p rend="SO">Providi essenzialissimi oggetti di ritenere li Sudditi nella dovuta moderazione, ed in
un regolato sistema, da loro allontanando li motivi, e le occasioni tutte di viziose distrazioni,
onde prestar si dovessero alli doveri del proprio stato, dallo sbilancio economico del quale derivar
non ne possono, che perniciosissime conseguenze a loro stessi, ed alle loro Famiglie, con offesa
della Società, e del Pubblico bene, determinarono la maturità del Consiglio di Die-<pb n="768"></pb>ci
ad accorrere di tempo in tempo con opportune relative provvidenze, fra le quali rimarcasi quella
emanata nel 1521, successivamente confermata con più deliberazioni, di inibire, sotto le più severe
pene, tanto in questa Città, che nello Stato le molte private Lotterie di vario genere, che eransi
senza Pubblico permesso introdotte a grave danno della Popolazione; e stessamente dall’autorità del
Senato, per li stessi principj di buon governo, nella moltiplicità dell’introdotte Lotterie, fu
fatto pubblicare la stessa inibizione, stabilindone una sol tanto per conto Pubbico, a similitudine
di altre Estere Dominanti, e per importanti riguardi del Principato. Tutto ciò non ostante vedesi
con molta sorpresa da qualche tempo generalmente instituita dall’arbitrio di qualche privato per
l’avidità di un sicuro guadagno, tanto in questa Dominante, che nelle Città della Terra Ferma, e
particolarmente in quei Pubblici Teatri altra Lotteria, sotto il nome di Giuoco della Tombola, quale
giornalmente chiamando riflessibile concorso dei Giuocatori, abbandonano questi li loro particolari
doveri, e volontariamente, negligendo il loro pregiudizio, si sottomettono ad una immancabile
perdita, con la difficilissima lontana lusinga di un premio ad una sola persona dall’eventualltà
riservato; qual Lotteria si rende ancor più riflessibile per gli inviti, o scommesse, che vi si
fanno sopra, sicchè diviene ella un violento Giuoco d’azzardo. Quindi a preservazione delle viste
del Principato, fra le quali, relativamente alle recenti Deliberazioni del Senato 31. Marzo 1787.,
quella del Pubblico Lotto, il medesimo Consiglio di Dieci, confermando li rimoti, e recenti Decreti
nel proposito, risolutamente proibisce la prosecuzione, ed introduzione di qualunque privata
Lotteria, e particolarmente la sopraddetta denominata il Giuoco della Tombola, tanto in qualunque
pubblica, e privata Assemblea di questa Dominante, quanto in qualunque città, e Luogo dello Stato
Nostro,</p>
<p rend="BU"><milestone unit="MT" xml:id="FR.9"></milestone><hi rend="italic"> (Il resto Sabato.)
</hi><milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Da vendere, od’affittare</hi></head>
<p rend="SO">Un bella comodissima Casa in Contrada di S. Sofia sulla <hi rend="italic">fondamenta</hi> di S. <hi rend="italic">Andrea </hi>vicina al <hi rend="italic">Campo
dall’Erba</hi>, in tre Piani contenente una bell’Entrata, corte grande con pozzo d’acqua perfetta,
comoda Riva, quatro Magazzini, una ben disposta scala di pietra viva, 4 mezzadi belli con
Portichetto, diversi cameroni, camere, e camerini, cucina, <hi rend="italic">spazza cucina</hi>,
salvaroba, e soffitta ad uso che copre tutta la Casa.</p>
<p>Il Procuratore del Proprietario è il Sig. <hi rend="italic">Ant. Sonabelli</hi> che sta a S.
Giustina in Corte Nuova vicino a <hi rend="italic">Cà Soranzo</hi> presso cui esistono li autentici
documenti di possesso legittimo. A lui dunque potrà rivolgersi chi applicasse all’acquisto, o alla
locazione; o veramente al Caffè del <hi rend="italic">Abbondanza</hi> sotto le Proc. Nuove ove
pratica il Proprietario medesimo.</p>
<p>Jeri fu abbassato il prezo dell’Oglio alla minuta 4. soldi per libbra ond’è a 28, e in alcuni
Posti per l’obbligo del consumo, e per la quantità invenduta si trova a 26.</p>
</div2>
</div1>
<div1>
<head><hi rend="italic">Commedie Nuove.</hi></head>
<p rend="SO">A S. Luca replica del <hi rend="italic">Vero Cittadino.</hi></p>
<p>A S. Angiolo <hi rend="italic">Il rimedio peggior del male</hi>.</p>
<p>A S. Gio: Gristomo Replica della Trag. messa jeri in iscena <hi rend="italic">Alessio
Commeno</hi> ec. Vi fu una piena sì folta, che faceva paura. Per non trovar luogo tornarono indietro
le persone a centinaja. Gran aspettazione! Gran curiosità i Gran Gente! Mo quanta Gente!</p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Morti</hi></head>
<p rend="SO">Il Reverendiss. D. Moisè Novello Piovano di S. Gio: di Rialto Canonico di S. Marco.
<milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 96 <seg type="DT">Mercordì 2 Decembre 1789.</seg>
<seg synch="#FR.2" type="E2"> Continuazione del Punto di Testametno del qu: Nob. Sig. Marchese Gio:
Antonio Dondi Orologio del giorno 3. Gennaro 1789. pubblicato il giorno 27. Settembre detto Anno.
Comprendendo finalmente, che restarebbe inefficace questa mia presente intenzione tutta diretta alla
Gloria di Dio nell’assistenza de suoi poveri, quando non fosse essa fondata, e ben appoggiata per la
sua esecuzione, perciò imploro colla maggior umiltà, e colle più vive, e fervide suppliche li
Veneratissimi miei Confratelli, cioè li componenti pro tempore il Sacro Collegio de Signori Leggisti
di questa Città, acciò volgiano assumere la direzione, la Commissaria, e Presidenza di questa pia
opera. Per vieppiu impegnarli sottopongo a’loro riflessi il Testamento del quondam Rev. D.
Allessandro Vitaliani dell’anno 1538. 18. Maggio Nodaro quondam Gio: Battista Talamazzo, nel qual
Testamento lascia al Pio Ospitale di San Francesco le sue Fabbriche, e Suppellettili poste in Abano
nel luogo chiamato Santa Maria di Montaon sotto il perpetuo governo del Collegio degli
Eccellentissimi Dottori Leggisti a perpetuo comodo, ed alloggio de’Poveri di Cristo. Tali Fabbriche
per varie vicende passarono con titolo di affitto in molte Persone, indi a Livello, e finalmente con
permuta in mio potere, alla quali aggiunte altre Fabbriche, &amp; acquistati maggiori Fondi ho
eretto un luogo da Bagni con tutte le sue adiacenze, quali ora ne’modi suespressi consacro di tutto
cuore a perpetuo benefizio de’malati, e ad utilità, comodo, e vantaggio de’Poveri, a’quali la
miseria levarebbe il modo di risanarsi. Prima però, che tale Commissaria passi al maneggio del
sopraddetto Sacro Collegio, l’assoggetto colle più fervide preci per la sua esecuzione al vero Padre
de’Poveri, ed al Protettore dell’Umanità Eccellentissimo Signor Kav. Andrea Memo Procurator di S.
Marco, come a quello, che ha pochi pari nel genio, e nell’impegno di giovare altrui, che sino
dall’erezione de Bagni stessi ho eletto per Protettore de’medesimi, e che ha loro fatti anco godere
de’benefici effetti di sua Protezione. Resta dunque egli da me supplicato ad esercitare quest’atto
di sua <pb n="762"></pb>Carità, facendo in sua vita, (che il Signore lungamente conservi) che dal Sacro
Maggior Collegio de’Signori Leggisti siano eletti due abili, idonei, e probi Soggetti di esso Corpo,
quali amministrino sotto la di lui ispezione, e direzione per quel tempo, che a lui parerà
conveniente questa azienda, al terminar de’quali nel modo stesso siano sostituiti altri del Collegio
medesimo, &amp; hoc totius quoties con quel regalo, che crederà opportuno, e con quelle prescrizioni
che verranno a Lui suggerite dal suo cuore benefico, e dall’eccelsa sua mente. Durante pertanto il
suo vivere vorrà aver egli la benignità di eleggere tutte le persone inservienti a detto luogo e
così parimenti tutti li Poveri, che avranno a godere del benefizio instituito a loro favore.
Cessando egli di vivere (che piaccia a Dio di allontanarne il caso) o ricusandomi, che nol dubito,
questa Carità, supplico, ed imploro colla maggior umiltà assumere il carico della Commissaria,
Presidenza, e direzione il Venerato Collegio de’Signori Leggisti, la Spettabile Banca del quale
voglia nominar sempre due Soggetti della maggior idoneità, e della più accreditata probità, acciò il
corpo tutto de’Signori Dottori li approvi colla superiorità de’suoi voti, e questi col titolo di
Presidenti a’Bagni, li quali amministrino, ordinino, ed accudiscano alla buona direzione tanto del
Luogo Nobile (dirò così) quanto di quello de’Poveri. Sia la loro durata di anni tre, in fine
de’quali vorranno render inteso il Sacro Maggior Collegio della loro amministrazione, ed operato,
restando in libertà di esso Sacro Collegio di abballottar di nuovo la loro Conferma. Sarebbe
un’offesa al nobile carattere, che possedono, assegnare a questi un mercenario emolumento forse
anche per la conveniente summa distruttivo del mantenimento de’Poveri, pure a titolo di compenso a
qualche dispendio, che dovranno incontrare o per Sopraluochi, o per una almeno settimanale Visita,
che intendo, che facciano alli luoghi, lascio loro la facoltà di trattenersi dal corpo della rendita
il valore di cinquanta oncie di argento in ogni anno a cadauno di essi. L’esperienza di alcuni anni
mi lusinga della buona riuscita di questa mia intenzione. Dio Signore per sua Misericordia degni di
benedire la mia disposizione diretta solo alla sua Gloria, al giovamento del prossimo, ed al
benefizio de’suoi Poveri. <seg type="U2">In Senato.</seg>
<seg type="DT">28. Novembre.</seg> Sopra l’Esaz. del den. pub. m. 36. s. Ant. Zen qu. Ant. s. Angelo
Morosini qu. Gir. Inquisitor Sopra ori e monete m. 36. s. Sebastian Zen. qu. Francesco. <seg type="DT">In M. C. 29. detto</seg> Giudice al Piovego. s. Alv. Soranzo di s. Zuanne F. s. Giac.
Contarini q. Ales. q. Fantin Sindico e Giud. Estraordinario s. Andrea Paruta qu. Polo. F. s. Ant.
Donà qu. Marco Leon. Offizio al Sopra Gastaldo. s. Paolo Ant. Condulmer qu. Alv. F. s. Francesco
Donà qu. Marco Leon. Avv. per le Corti m. 36. s. Ales. Priuli qu. Fed. Sopra Consoli. s. Lor. Bon
qu. Alv. F. s. Vido Marcello qu. And. Prov. Sopra Offizj và in Senato m. 12. senza voto s. Vettor
Marcello. Di suppositi. Offiz. alle Ragion Nuove. Và in Senato con voto m. 16. s. Gir. Ant.
Valaresso qu. Alv. F. s. Tom. Gritti di s. Dom. Offiziale alla Giustizia Vecchia. s. Dom. Grimani
qu. Franc. M. <pb n="763"></pb>F. s. Zuanne Pasqualigo qu. Marc’Ant. Capit. a Bergamo luogo di s. Lelio
Martinengo, che non accettò, dura m. 16. Reggimento con pena, elez. dello Scrutinio confermato dal
M. C. s. Pattaro Buzzacarini. Dall’erudito nob. Sig. Mattia Butturini fu composto il seguente
distico greco ad onore della celebre Signora Banti. griechisches Zitat Ne fece poi egli cosi la
traduzione latina <seg synch="#FR.3" type="E3"> Musae errantes quem quaeritis? Phaebum, qui nos
Novem reliquit, unam propter Bantiam. </seg> D’altra penna venne trasportato in questi quattro versi
Francesi. <seg synch="#FR.4" type="E3"> Errant de tous cotès, Muses, que cherchez vous? Ah ! Nous
cherchons par tout le divin Apollon, Qui prèfèrant la Banti aux accens les plus doux, A quittè les
neuf Saeurs &amp; le sacrè Vallon. </seg>
<seg synch="#FR.5" type="MT"> Vi son di quelli, che non intendono nè il greco, nè il latino, nè il
francese; e per questi potrà qualcuno farne la versione in lingua italiana, e così provare se con
meno parole si possa meglio del traduttore francese spiegare il sentimento dell’originale. </seg>
L’estro del Sig. Butturini si sarà scosso ed acceso alle recite di Venerdì e di Domenica, nelle
quali la Signora Banti, (o per uno di que’buoni punti, che favoriscono i genj, e sollevar li fanno
sopra della loro sfera, o per altra cagione) mise nel suo canto una sì soave delicatezza, un dolce
sì grato a’sensi, una perfezione di tanta ineffabilità nell’eseguire le più difficili operazioni
dell’arte sua a Lei rese facili da quell’organo privilegiato in cui la Natura fa pompa dell’armonico
suo potere, che gli ascoltatori nell’applaudirla, e colle mani, e colla voce diedero tutti i segni
di degno meritato entusiasmo. Biglietto a Noi. <seg synch="#FR.6" type="E3">
<seg synch="#FR.7" type="LB"> Sabbato scorso è andato in Scena in questo Nobilissimo Teatro di S.
Samuele il Dramma intitolato l’Erifile Musica di varj autori. Gli applausi furono sinceri, ed
universali. La celebre Signora Mara è riuscita nella difficile impresa di corrispondere pienamente
all’immensa aspettazione di questo Pubblico. Tutte le sue arie si fanno replicare, e si ascoltano
con sempre maggior piacere. Quest’è una virtuosa che ad una sorprendente agilità, estensione, e
forza di voce accoppia la più profonda scienza dell’arte del canto senza di cui la più bella voce di
questo Mondo non arriverà mai ad interessare il cuore. Il Sig. Babini divide colla Mara gli applausi
universali, spezialmente nell’aria del secondo atto, parto felice del Sig. Maestro Andreozzi. Questi
è un Attore che potrebbe servir di modello a tutti gli altri della sua professione. I Balli furono
meno fortunati dell’opera. La caccia di Meleagro Ballo Tragico che a sommamente piaciuto nei primi
Teatri d’Italia, ed ultimamente anche in quello di Treviso incontrò quì per la prima volta un
Destino meno felice. L’azione è condotta con chiarezza, erapidità, le situazioni sono patetiche, e
variate, i gruppi disegnati da mano maestra, ma sfortunatamente la ristrettezza del Palco Scenario
distruggendo l’illusione a’distrutto per conseguenza tutto l’effetto di questa rappresentazione. La
Signora Carolina Pitrot incanta colle sue solite grazie, ed à sorpassato sè stessa nel Pas de deux
del secondo Ballo da lei composto, ed eseguito colla maggior perfezione. Il vestiario è bello, le
decorazioni nobili me <pb n="764"></pb>la Musica generalmente buona, in somma questo spettacoio
interessa in tutte le sue parti, e chi va a S. Samuele è sicuro di comprare col suo mezzo Ducato
quattro ore di continuo divertimento cosa molto rara e difficile nei tempi presenti,</seg>
</seg> Disgrazie. Il più terribile, e rovinoso incendio, che nel presente secolo abbia funestata
questa Metropoli, fu il tristo spettacolo del Sabbato 28 pros. corso, e della notte susseguente; nè
certamente a memoria d’uomini viventi si ha un’idea che approssimi a tant’orrore se quella non fosse
che ci ricorda il fuoco del Ghetto, da cui, son trentacinque anni circa, distrutte rimasero molte
Case, e perirono non poche persone. Esistevano nella Parrocchia di San Marcuola poco lontani dal
ponte storto, che conduce alla Chiesa, de’magazzini da oglio appartenenti al Signor Giovanni
Heinzelmann ne’quali ven’era 240 mila libbre. Per adempire una commissione si portarono in essi
nella mattina fatale i ficchini di suo servizio, e compiuto il lavoro li richiusero, e son partiti.
L’origine di simili calamità resta sempre trà l’incertezza, i dubbj, i sospetti,e ravvolgesi nelle
contraddizioni. Sia, o perchè abbiano lasciato in sito pericoloso del carbone acceso, che servì ad
isciogliere l’oglio gelato cavato da una gran tina; sia che scordati si fossero di smorzare la
lucerna a grossi lucignoli appesa internamente all’alto della medesima per aver lume nella lor
operazione, è certo che da lì a non molto uscirono da quelle tinaje le vive fiamme, e quella gran
quantità d’oglio sciolto in un torrente di fuoco scese nel vicino canale, e nel mescolarsi
coll’acqua ricevè nuovo vigore onde innalzato impetuosamente in ardenti globi attaccò il fuoco alle
case tutte che dall’una, e dall’altra parte nel suo corso trovava. Testimonj di quella scena
infernale protestano, che inenarrabili sono i spaventosi suoi orrori. La scorrente lavra del
Vesuvio, le più terribili immagini delle poetiche fantasie nel descrivere i flagelli d’averno,
soltanto potrebbero approssimare l’idea di quel caos in cui si confusero gli elementi. Volavano a
gran altezza le fiamme, ed appiccavansi alle parte, alle imposte de’balconi, comunicando, e
dilatando rapidamente l’incendio. Il corso benchè lento dell’acqua lo guidò al ponte di Rioterrà ove
limitate non furono le sue rovine. Si estesero a’due lati per tutto il resto del canale sin dove si
torce, e dividesi circondando la Chiesa, e il Convento de’ p. p. Serviti, onde allla [sic.] destra
soggiacque alla distruzione l’intero Volto Santo ov’esisteva l’antichissima Scuola dei Lucchesi. Fu
in pericolo anche quella della B. V. Annunziata, che giace isolata nell’estremità del terreno
rimpetto alla porta maggiore della Chiesa de’ PP. Serviti, e la salvò lo sfacimento del tetto. Vi fu
maggiore difficoltà a preservare dal fuoco il Palazzo de’Circospetti Tornielli appresso cui ardeva
una piccola Casa. Il fumo in ondeggianti e densi volumi era giunto a tant’altezza, che spargendosi
ci tolse la luce del Sole, per pochi istanti, all’ora del meriggio. Da quie segni a cui stavano i
guardi rivolti, e dal suono delle campane a martello concepivano anche i lontani affanno e mestizia.
Erano a quell’ora usciti gli artefici dall’Arsenale, onde per maggiore fatalità ci volle del tempo a
raccoglierli, a provvederli de’necessarj strumenti pubblici, a farli arrivare a porre i ripari
possibili a un tanto incendio. Essendo questo d’una natura diverso dagli altri non si stupirà,
ch’abbia fatti progressi sì rapidi in pien giorno, e sugli occhi di chi cercava di salvare i suoi
stabili, o le sue sostanze. <pb n="765"></pb>Quell’ala di Case che stendevasi lungo il campiello e la
calle delle Colombine, e il Volto Santo colle fabbriche annesse, preda rimasero delle fiamme, sicchè
li confini della loro distruzione furono al ponte storto l’abitazione del Sig. Cav. Rombenchi, e a
quello de’Servi il Palazzo de’Tornielli. Dall’opposta parte la rovina si estese in eguale lunghezza
ma fu maggiore in latitudine, perchè il fuoco trovò un pascolo continuato nella unione delle case,
che avevano soltanto una piccola divisione dal viottolo o sia calletta a mano dritta giù del ponte
di Rioterrà. Così perirono miseramente le fabbriche che prendevano lo spazio trà il canale, e il
campiello dell’Anconetta. Circa al numero totale della loro perdita variano le opinioni, e sinora
nulla dir possiamo di certo. Sembra probabile, che non siano meno di 50, nè più di 60. Ma quante
misere Famiglie abitavano in esse, che ad un tratto perdettero tutto quello, che avevano al Mondo!
<seg synch="#FR.8" type="MT"> La trista pittura di questo quadro afflittivo sarà continuata nel
Foglio di Sabbato. </seg> C. N. Mane 23. Nov. 1789. “Scipion Bissari qu. Giacomo con suo Testametno
1676 3. Gennaro formò un Mascolin discensivo Fideicomisso. Passarono in potere delli Nobb. Signori
March. Sale, e Co: Sassatelli d’Imola come Eredi della Casa Repeta varj Beni di ragione di detto
Fideicomisso in vigore di Acquisto 1702., e ciò riconoscendo il qu. Co: Girolamo Bissaro uno
de’Discendenti beneficati sentenziò a Legge detto Fideicomisso, e con sua scrittura propose. Primo
la vocazione propria, ed il Caso in detto Fideicomisso. Secondo la identità de’Beni di ragione del
Fideicomisso. Terzo il rilascio cum onere, &amp; honore. Si difesero li Eredi Repetta instandone la
licenza. Seguita spedizione absente a favor del Co: Girolamo fu questa appellata, e con Spazzo 9.
Gennaro 178 3. tagliata a favor delli detti Eredi. Usato il Pristino dal detto Co:Girolamo propose
la sua pretesa distinguendo in Capi 4. le sue azioni, e proponendo nelli due primi la vocazione e
l’identità, e nelli due secondi il rilascio distintamente. Si difesero li Eredi Repetta accordando
la Vocazione, e l’identità, instando assoluzion dalli Capi Terzo, e Quarto. Seguita Spedizione a
favor del Co: Girolamo fu quella appellata dalli suddetti Eredi, ma passato a miglior vita il Sig.
Co: Girolamo assunsero Giudizio li di lui Figlioli e fatto il Pender seguì li 9. Genaro 1787. uno
spazzo di Laudo a loro favore nelli 3. primi Capi e di Patta nel quarto Capo con un voto di
avvantaggio al Taglio. Rinnovate le Citazioni fu fatto il Pender sopra detto quarto Capo che era
seguita la Patta, e nel sudetto giorno seguì il Giudizio presente. Al Taglio 12. Al Laudo + 16. N.
S. 2. Avv. al Taglio Ecc. Gio: Batista Cromer Ecc. Stefano Stefani. Interu. Domenico Facini Interv.
Valentin Cardina. Avv. al Laudo Ecc. Co: Cesare Santonini. Ecc. Antonio Orlandi. Interv. Gio:
Antonio Peretti. Bastim. arrivati 18. Nov. Nave l’Elena Cap. Gus. Tobin Inglese manca da Berghen il
primo Ottobre rac. al Sig. Gius. Treves qu. Eman. con 574. pezzi piombo 700 bal. baccalari in pesci
100. m. 133. lame e 418 fasci ferro grezzo. <seg type="DT">19 Detto. </seg> Piel. P. Ant. Ballarin
ven. da Ravenna con 12 sac. gripola, e 26 cas. pignoli curati. <seg type="DT"><pb n="766"></pb>20 detto
</seg> Piel. P. Franc. Vianello vendalle case abbruciate con 270 st. sem. di lino, e un sac. sem. di
melon. <seg type="DT">21 Detto. </seg> Brac. P. Andr. Spolar ven. da Trieste un 50. bar. uva, 2.
cas. tele e fazzoletti, e un fag. libri. Brac. P. Franc. Romano ven. da Capodistria con 11 sac.
gripola, 6. cas. cand. di sevo, una cas. e un fag. seta, un fag. cera abbruciata, 6. bar. budelli
salati. Trab. P. Ant. Rassol ven. da Spalato con 4 cai Oglio. Piel. P. Giov. Bottolo ven. da Lissa e
Spalato con 200 bar. Sard. salate, 17 fag. polv. di gripola, 26 bal. cordovani e montoni pel. 5299,
63 schiavinotti da cavallo, 21 fag. cera, 2 fag. sac. vuoti, 8 fasci ferro, 4 bal. boldroni, 12
masteladi e cadise susinne, 55 mazzi e 3 pelli montoni, un fag. seta grezza, 6 vasi quinta essenza,
100 st. mandole in iscorza, 218 bar. e mastel. fighi, un fag. cera gialla, un fag. cera colature, 3
cassoni cand. di sevo. <seg type="DT">23 Detto. </seg> Piel. P. Ant. Bovo ver. da Palma Nuova con
2600 lib. gomma, e 400 st. formento. Piel. P. Bat. Vianello manca da Durazzo li 22. Ottobr. rac. al
Sig. Ben. Scarpa con 2 bal. pel. di Lepre, 150 bal. e 7 fag. cordovani e montoni pel. 31083 16 bal.
lana patita, 46 bal. lana. 36. col. cera, 31 cai e ludri oglio. Pinco Cap. Saverio Cacace Napoletano
manca da Messina li 28 Set. e da Rocchetta li 16 Ot. rac. a sè med. con 500 cantara uva di calabria
in ceste, 27 cant. pasta in sacchi, 11 ceste detta, 90 cas. limoni, 50 cant. Mandole in sacchi e 200
lib. seme di cedro. <seg type="DT">24 Detto. </seg> Checchia l’Orione Capit. Giorgio Muller Danese
manca da Berghen li 2 Ottobre, rac. a sè med. con mille balle baccalari in pesci cento mila. <seg type="DT">25 Detto. </seg> Bergantino la Speranza Cap. Ant. Domenico Berningeri Francese, manca da
Malaga li 10 Agosto, e da Marsiglia li 9 Set. rac. al Sig. Giov. Jovovich con 100 cai vino di Malaga
trà grandi e piccoli 105. cai del vino med. trà grandi, e piccoli, per transito. È dichiarato, che
in questo viaggio il Legno sofferse diverse burrasche, e che per sollevarlo si son vuotate, e
dimezzate delle botti. <seg type="U3">Capi dell’Eccelso Consiglio di X. per il mese presente.</seg>
s. Zuanne Bonfadini s. Z. Bat. Contarini s. Lodovico Angaran Del Cons. di 40 Criminal per il
presente e venturo mese. s. Lor. Niccolò da Ponte s. Zuanne Semenzi s. Marco Molin V. C. s. Franc.
Boldù s. Nic. Morosini fu di s. Tom. Del Cons. di 40 C. V. s. Giacomo Boldù s. Carlo Zen s. Pietro
Minotto V. C. s. Z. Ant. Foscarini s. Ottavian M. Zorzi Del Cons. di 40 C. N. s. Vincenzo Donà s.
Gir. Michel Moro s. Carlo Maria Angaran V. C. s. Cristof. Maria Poli s. Vincenzo Scroffa. Del
Collegio dei XXV. s. Z. Vic. Gherardini s. Z. Ant. Benzon s. Gaetano Dolfin V. C. s. Franc. Trevisan
s. Alvise Zen Del Collegio dei XV. s. Alessandro Dofin s. Galean Contarini s. Pietro Ant. Condulmer
V. C. s. Marc’Antonio Venier s. Zuanne Trevisan s. Agostin Sagredo. Teatri Comici. La sera dello
scorso Lunedì s’è posto in iscena a S. Luca un Dramma del Sig: Giuseppe Foppa mai più rappresentato,
che ha per titolo Il vero Cittadino. È questo al maggior grado verificato nelle appassionatissime, e
terribili situazioni in cui l’Autore ha messo il suo Protagonista. Ernesto è un fedelissimo suddito
del Re d’Arragona, di cui custodisce un Castello. Ximene è un amico suo, che si ribella contro il
comun Sovrano, per essere, o per credersi mal compensato de’Servigj prestatigli. La di lui fede è
tentata invano da questo, che nel Castello lo assedia, e si dispone all’assalto. Roberto figlio
d’Ernesto, è perdutamente innamorato d’Isabella figlia del Ribelle. L’eccesso dell’amor suo lo
trasporta sino tal Campo nemico, per esser vicino all’amante, per vegliare alla sua salvezza: onde
si finge del partito de’Ribelli, e così lacera il cuore del virtuoso suo Genitore. L’azione comincia
ad interessar vivamente al colloquio richiesto da Ernesto con Ximene. L’eroe della sudditanza spiega
in esso tutta la dignità del suo carattere, e sostiene un dialogo in cui molto s’applaude la
sublimità delle sue massime. Reso inutile L’eloquente suo zelo dalla pervicacia del Ribelle,
dividonsi, questi apparecchiato ad assalirlo, quello a difendersi. Tutto ciò che precede il destino
fatale dell’eroe, il quale resta vinto, e ferito, è un ordine di cose sempre unite al Soggetto, che
destano la meraviglia, e la compassione. La prigionia d’Isabella, la resistenza d’Ernesto a non
cedere alla pretesa della sua mano ond’è stretto suo Padre alla crudele necessità d’esser il severo
suo Giudice, intrecciano delle scene, belle, sorti, ed interessanti. L’arrivo del Re, già preveduto,
e disposto, con un’armata, che trionfa del Ribelle, e copre del diadema di gloria il vero Cittadino,
fa terminare il Dramma con universale soddisfazione. Isabella, che s’è dimostrata un’amante virtuosa
sagrificando al dovere gli affetti suoi per salvare i giorni di Ernesto, è compensata dal dono di
vita ch’ottiene per suo Padre impetrato dal Re col mezzo dello stesso Ernesto; e colla di lei mano,
è felicitato l’amore di Roberto, che ha combattuto valorosamente in difesa del Padre, s’è purgato da
nere accuse, e ne’traviamenti della sua passione si vide sempre un colpevole da commiserarsi. Da
questa idea si vede, che l’azione nella sua grandezza, è semplice ed una. Quanto agli espisodj, che
l’arricchiscono rimettiamo il Pubblico alla sua rappresentazione nella quale troverà ciò, che quì
tacesi per mancanza di spazio, e potrà appagare la sua aspettazione. Siamo soltanto in obbligo di
render un giustissimo tributo di lodi al merito insuperabile del Sig. Petronio, che sostenne la
Parte d’Ernesto. Egli è l’Atlante del Dramma. Al suono degli applausi strepitosi d’un folto Teatro
sì chiamò l’Autore, ma comparve per esso il Sig. Martelli ad avvisar, ch’era uscito. Addì 27.
Novembre 1789. <seg type="U3">In Consiglio di Dieci,</seg> Providi essenzialissimi oggetti di
ritenere li Sudditi nella dovuta moderazione, ed in un regolato sistema, da loro allontanando li
motivi, e le occasioni tutte di viziose distrazioni, onde prestar si dovessero alli doveri del
proprio stato, dallo sbilancio economico del quale derivar non ne possono, che perniciosissime
conseguenze a loro stessi, ed alle loro Famiglie, con offesa della Società, e del Pubblico bene,
determinarono la maturità del Consiglio di Die-<pb n="768"></pb>ci ad accorrere di tempo in tempo con
opportune relative provvidenze, fra le quali rimarcasi quella emanata nel 1521, successivamente
confermata con più deliberazioni, di inibire, sotto le più severe pene, tanto in questa Città, che
nello Stato le molte private Lotterie di vario genere, che eransi senza Pubblico permesso introdotte
a grave danno della Popolazione; e stessamente dall’autorità del Senato, per li stessi principj di
buon governo, nella moltiplicità dell’introdotte Lotterie, fu fatto pubblicare la stessa inibizione,
stabilindone una sol tanto per conto Pubbico, a similitudine di altre Estere Dominanti, e per
importanti riguardi del Principato. Tutto ciò non ostante vedesi con molta sorpresa da qualche tempo
generalmente instituita dall’arbitrio di qualche privato per l’avidità di un sicuro guadagno, tanto
in questa Dominante, che nelle Città della Terra Ferma, e particolarmente in quei Pubblici Teatri
altra Lotteria, sotto il nome di Giuoco della Tombola, quale giornalmente chiamando riflessibile
concorso dei Giuocatori, abbandonano questi li loro particolari doveri, e volontariamente,
negligendo il loro pregiudizio, si sottomettono ad una immancabile perdita, con la difficilissima
lontana lusinga di un premio ad una sola persona dall’eventualltà riservato; qual Lotteria si rende
ancor più riflessibile per gli inviti, o scommesse, che vi si fanno sopra, sicchè diviene ella un
violento Giuoco d’azzardo. Quindi a preservazione delle viste del Principato, fra le quali,
relativamente alle recenti Deliberazioni del Senato 31. Marzo 1787., quella del Pubblico Lotto, il
medesimo Consiglio di Dieci, confermando li rimoti, e recenti Decreti nel proposito, risolutamente
proibisce la prosecuzione, ed introduzione di qualunque privata Lotteria, e particolarmente la
sopraddetta denominata il Giuoco della Tombola, tanto in qualunque pubblica, e privata Assemblea di
questa Dominante, quanto in qualunque città, e Luogo dello Stato Nostro, <seg synch="#FR.9" type="MT"> (Il resto Sabato.) </seg> Da vendere, od’affittare Un bella comodissima Casa in Contrada
di S. Sofia sulla fondamenta di S. Andrea vicina al Campo dall’Erba, in tre Piani contenente una
bell’Entrata, corte grande con pozzo d’acqua perfetta, comoda Riva, quatro Magazzini, una ben
disposta scala di pietra viva, 4 mezzadi belli con Portichetto, diversi cameroni, camere, e
camerini, cucina, spazza cucina, salvaroba, e soffitta ad uso che copre tutta la Casa. Il
Procuratore del Proprietario è il Sig. Ant. Sonabelli che sta a S. Giustina in Corte Nuova vicino a
Cà Soranzo presso cui esistono li autentici documenti di possesso legittimo. A lui dunque potrà
rivolgersi chi applicasse all’acquisto, o alla locazione; o veramente al Caffè del Abbondanza sotto
le Proc. Nuove ove pratica il Proprietario medesimo. Jeri fu abbassato il prezo dell’Oglio alla
minuta 4. soldi per libbra ond’è a 28, e in alcuni Posti per l’obbligo del consumo, e per la
quantità invenduta si trova a 26. Commedie Nuove. A S. Luca replica del Vero Cittadino. A S. Angiolo
Il rimedio peggior del male. A S. Gio: Gristomo Replica della Trag. messa jeri in iscena Alessio
Commeno ec. Vi fu una piena sì folta, che faceva paura. Per non trovar luogo tornarono indietro le
persone a centinaja. Gran aspettazione! Gran curiosità i Gran Gente! Mo quanta Gente! Morti Il
Reverendiss. D. Moisè Novello Piovano di S. Gio: di Rialto Canonico di S. Marco. </seg>
</seg>
</ab>
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</TEI>
