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        <title>Num. 88</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 697-704 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 88</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì 4 Novembre 1789.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="smallcaps"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
<milestone unit="MT" xml:id="FR.3"></milestone> Col</hi> disegno del fondo acquistato per l’erezione del nuovo
Teatro, inciso in rame, ed impresso in gran Foglio, reso chiaro ed intelligibile dalle molte note
chiamate alfabeticamente, è comparso il Manifesto seguente, che separato ancora dal disegno medesimo
ha delle parti da soddisfare la pubblica curiosità per cui bastare non possono le poche copie, che
se ne sono stampate, benchè più che sufficiente all’oggetto d’offerire un campo all’invenzione degli
Architetti. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="date"><hi rend="italic">Venezia primo Novembre </hi>1789.</p>
<p rend="SO">La Nobile Società del nuovo Teatro da erigersi in Venezia sopra il fondo acquistato
nelle Contrade di S. Angelo, e di S. Maria Zobenigo ha incaricati i suoi Presidenti ed Aggiunti di
procurarsi disegni e modelli; perciò li detti Nobili e Sigg. Presidenti ed Aggiunti col presente
manifesto e disegno del fondo, invitano a concorrenza tanto gli Architetti Nazionali che Forestieri
a proporre la forma di un Teatro, che oltre alla primaria qualità di essere il più soddisfacente
all’occhio ed all’orecchio degli Spettatori, si adatti ancora alle condizioni quì sotto
espresse.</p>
<p>I. Lo spazio di tinta più carica è il fondo acquistato fuori del quale non si può estendersi in
ampiezza come lo si potrà in altezza, perchè confinante con fabbriche di altrui privata proprietà, e
con pubbliche strade; avvertendo che non si possono fare fori di sorte alcuna nei lati congiunti
alle suddette contigue altrui abitazioni, quando non vi si discostasse il nuovo fabbricato almeno
per cinque piedi voluti dalla Legge Veneta.</p>
<p>II. Per facilitare l’accesso per acqua importantissimo al comodo concorso delle Gondole,
singolarmente nell’invernale stagione, si è ottenuto di poter aprire dentro il fondo della Società
un nuovo Canale di comunicazione fra il Rio dell’Albero, ed il Rio Menuo. Nel disegno però e modello
si dovrà tracciare la linea e l’ampiezza di questo nuovo Canale da escavarsi secondo il pensiere e
l’idea dell’Architetto, purchè non sia in parte nessuna men largo di 20. piedi, e nei siti di
obbliqua direzione conceda facilmente e comodamente il rivogliersi e cambiarsi delle Gondole che
sono lunghe sino piedi 32.</p>
<p>III. La <hi rend="italic">Callesella</hi> che esiste attual-<pb n="698"></pb>mente dinanzi al Palazzo
delli N. N. H. H. Marini diverrà una fondamenta bordeggiante il nuovo Canale, e si ridurrà a 7.
piedi di larghezza, construendovi una Riva che smonti a detto Palazzo, e questa fondamenta andrà ad
unirsi come in presente all’altra del Palazzo delli N. N. H. H. Gritti, non che alla calle che
conduce in Campo a S. Maria Zobenigo.</p>
<p>IV. Sopra tutta l’estensione dei due Rii, cioè del nuovo Canale e Rio Menuo che circonderanno il
Teatro, sarà libero all’Architetto il piantarvi sulla linea che resterà del nostro fondo molte e
comode Rive che smontino ad un Atrio ad uso dei concorrenti colle Gondole, e dei loro Gondolieri,
che per costume vi si trattengono al pronto servigio dei loro Patroni.</p>
<p>V. E perchè coll’escavazione del nuovo Canale dovrà profondarsi parte della fondamenta, ch’è
l’unica uscita e comunicazione delle Case segnate A e B per la fondamenta di Casa Marini alla calle
che conduce alla Parrocchia di S. Maria Zobenigo; sarà necessario che all’angolo C di detta
fondamenta Marini si faccia un Ponte di comunicazione attraverso al nuovo Canale, che in quel sito
si unirà coi due rami del Rio dell’Albero.</p>
<p>VI. L’ingresso principale per Terra sarà sul Campiello di S. Fantino che potrà allargarsi
ritirando la linea del nostro fondo ivi prominente. Vi sarà un primo Atrio di comune ingresso, ed un
secondo alla porta del quale si pagherà il biglietto; avvertendo che siccome è uso di Venezia, che
una sola porta dia l’ingresso all’interno del Teatro tanto nel tempo che precede, quanto durante lo
spettacolo, così sarà necessaria una comoda e decente comunicazione tra il secondo Atrio e l’altro
sul nuovo Canale nominato nell’Articolo IV.</p>
<p>VII. Il Teatro avrà cinque ordini di Palchetti, che si denominano Pepiano, Primo, Secondo, Terzo,
e Quarto Ordine, o sia Soffitta. Ogni Ordine non avrà meno di 35. Palchetti senza distinzione veruna
fra di loro, eccettuati sei di essi in ogni Ordine, cioè tre per parte che diconsi Proscenj, perchè
immediatamente sono prossimi alla Scena, e s’internano nella medesima cominciando da dove la Platea
confina con l’Orchestra, e saranno 3. oncie più larghi degli altri, e lo stesso si farà del
Palchetto di mezzo di ciascun Ordine.</p>
<p>VIII. Nel piano del primo Ordine vi sarà un’ampia Sala per Ballo con contigue Stanze per
Conversazione, e dove caderà opportuno si faranno corrispondenti luoghi da servigio.</p>
<p>IX. La configurazione del fondo portando che ne restino alcuni ritagli non necessarj agli usi e
comodi del Teatro, si avrà riguardo di lasciarli in sito il più utile per convertirli in Case e
Botteghe.</p>
<p>X. I frequenti incendj dei Teatri esigono dagli Architetti un particolar studio, e sarà distinto
merito nella costruzione, che quantunque l’interno sia di materia accendibile come il legno, si
renda il meno possibile esposto alla distruzione del fuoco, ed abbia pronti e facili ripari al
medesimo. In tutto il resto l’abile inventore del disegno e modello penserà a tutte quelle adiacenze
delle quali sono provveduti i più celebri Teatri d’Italia, cercando di migliorarle ed accrescerle
singolarmente negli usi e comodi della Scena, degli Attori di ogni classe, e degli Operaj che molto
contribuiscono al buon Ordine dello Spettacolo, e parimenti provvederà all’agio, alla tranquillità
degli Spettatori, moltiplicando le Scale, rendendo pronte e numerose le uscite, ed assegnando luoghi
addattati al Caffè, ed alla vendita di altri generi anche commestibili.</p>
<p><pb n="699"></pb> XI. Nelle misure dovrà usarsi il piede Veneto una di cui metà si è delineata nella
pianta del fondo. La Scala dei disegni per più facile intelligenza sarà dupla di quella usata nella
suddetta Pianta, e la scala dei modelli sarà almeno di quattro piedi per ogni oncia Veneta.</p>
<p>XII. Ogni disegno e modello sarà accompagnato da una esatta dichiarazione in iscritto, e da un
conto d’avviso del valore di ogni parte di detta fabbrica, onde averne una cognizione possibilmente
approssimante.</p>
<p>XIII. Quattro mesi dopo la pubblicazione del presente invito, gli Architetti concorrenti, che
dimorano in Venezia e nello Stato, daranno il loro nome in nota al Cancello del Sig. Gio: Battista
Capellis Notajo Veneto, e della Società, esibendosi pronti a presentare il loro disegno e modello al
momento che sarà destinato all’esame di tutti, e gli altri Architetti Forestieri non dimoranti in
Venezia dentro lo stesso periodo di tempo si rivoglieranno al Notajo medesimo. Che se alcuni di
questi ultimi con anticipato avviso chiedessero un discreto prolungamento pel trasporto in Venezia
dei loro disegni e modelli, si presteranno li Nobili e Sigg. Presidenti ed Aggiunti ad un’equa
concessione.</p>
<p>XIV. Prescelto ed approvato che sia dalla Società, nel modo che da essa si crederà il migliore,
uno dei proposti progetti, avrà l’Autore in premio un medaglione d’oro del peso di trecento
Zecchini. Occorrendo poi la di lui sopraintendenza alla materiale erezione della Fabbrica, sarà in
seguito convenuta con esso la giusta mercede.</p>
<p>Non dubitano i Nobili e Sigg. Presidenti ed Aggiunti, che tale invito non ecciti l’ingegno d’ogni
valente Architetto Italiano al desiderio di celebrarsi con la produzione di un decoroso Teatro, che
finalmente corrisponda ad una Capitale ove Palladio, Sansovino, Sammichieli, Scamozzi ed altri
Valentuomini del Bel Secolo hanno lasciati così insigni monumenti in un’Arte cotanto dilettevole,
utile, e necessaria a tutte le più colte Società.</p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Tenore d’una Lettera di Brescia de’29 prossimo passato Ottobre.</hi></head>
<p rend="SO"><milestone unit="E3" xml:id="FR.4"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.5"></milestone><hi rend="italic"> Alle 23 del dì 26 da alcuni, che lo invidiano
per esser illuminato ed attivo, s’inventò, e si sparse voce, che un Forense fosse stato in quel
punto ucciso con una </hi>trombonata<hi rend="italic"> da un villano nel proprio </hi>mezzà<hi rend="italic">. Tal nuova fece correre il Popolo per curiosità alla di lui casa, e trovata falsa
consolati si sono gli Amici suoi, e seco loro tutti i buoni, che fanno conto di chi esercita con
onore una professione, sempre pericolosa in questa Città, come delle funest’esperienze lo fecer
conoscere.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Da due giorni quì torna a piovere dirottamene, onde risorgono timori di nuovi
mali, che Iddio tenga lontani.</hi></p>
<p><hi rend="italic">L’antica maestosa Fontana appiedi della gran Torre della Palata viene
attualmente ristaurata da questa Magnifica Città, e vengono rifatte le Statue, che l’adornano,
guaste dal tempo. Possiamo vantar, senz’esagerazione, che per la sontuosità delle fabbriche, per
l’universale selciato delle sue strade, ch’oggidì pure continuasi, per la copiosa illuminazione
notturna de’portici, ed altri diversi luoghi, questa nostra Città è divenuta di soddisfazione, e di
grato soggiorno alli Forastieri. </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.7"></milestone> Signor Gazzettiere (scrive arrabbiatamente un tale che non
conosciamo) io sono in collera contro una quantità di bricconi, che impunemente abusano del sacro
nome dell’onore, e lo profanano ne’falsi lor giuramenti. Sò che ogni Paese ha i suoi buoni, e i suoi
cattivi, nè sono un cinico indiavolato, che latri al vizio, e pretenda <pb n="700"></pb> una Società
purgata da’malvagj, ma vorrei che costoro avessero qualche riguardo d’introdursi in certe riduzioni
di gente dabbene, o almeno se sono tollerati non osassero mai di vantar quell’onore contro cui sono
in guerra perpetua. Non sò più a qual Caffè praticare ove non ritrovar alcuno di questi temerarj,
che per aver un buon abito, e la borsa sempre ripiena, si caccian per tutto, si fanno largo, e ad
ogni quattro parole escono col <hi rend="italic">da uomo d’onore</hi>. Chi è debitore alla sua
abilità nel maneggio d’un mazzo di carte, della fortuna che gode; chi lo è alla bellezza, o all’arte
d’una Moglie che seco lui perfettamente agisce d’accordo; chi non fa all’amore, che con delle
Vecchie mettendo a traffico la sua giovinezza; chi è mercante in Piazza da negozj dannati, e
sull’altrui rovine arricchisce: i men colpevoli son i messaggieri d’illeciti amori, i parasiti
insaziabili, gli arditi buffoni. E tutti costoro, uditeli in qualche circolo ad uno ad uno,
declamano sulla corruzione del secolo, censurano gli altrui costumi, e colle travi negli occhi se la
prendono contro le altrui paglie. Ma quel ch’è peggio, e ch’io tollerare non posso, è che giurano a
piena bocca <hi rend="italic">sull’onor mio.</hi> Queste son gravi bestemmie, e per punirli
meritamente converrebbe all’udirle, che tutti a tossir si mettessero, come fanno gli spettatori
plebei a’Teatri Comici, quando certi Attori o Attrici di trista riputazione servendo alla loro parte
giurano sull’altar dell’onore.</p>
<p>Poche sere sono ebbi a minacciare del rigore della Giustizia una Femmina di partito, che col
mezzo d’una sua confidente tentava d’invescare nella sua pania un Figlio di Famiglia a me vivamente
raccomandato dal Padre suo. Nel darmi la sua parola, che a lui non avrebbe pensato più, giurò da
donna onorata, e mi fece dare in escandescenza onde la costrinsi a cangiare, e protestarmi <hi rend="italic">da quel che sono</hi>. Così avessi potuto ridurre a tanto certa Civetta da merlotti di
buona razza, che ha sempre l’onor sulla lingua, perchè non si rende accessibile che a caro prezzo, e
pretende collo splendore dell’argento, e dell’oro di coprire l’infamia. Tanto è sicario chi ammazza
un uomo per guadagnar cento zecchini quanto quello che lo ammazza per uno solo.</p>
<p>Accogliete, Sig. Gazzettiere, di buon grado le mie premure, ed avvertite donne ed uomini, che se
godono delle franchigie in certe adunanze dalle quali aver dovrebbero una perpetua esclusione, si
contentino almeno di chiuder per sempre la bocca al nome dell’onore, e giurino <hi rend="italic">da
quello, </hi>o<hi rend="italic"> da</hi>
<hi rend="italic">quella ch’io sono</hi>. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Eccola servita, pregiatissimo Signor Anonimo. Su questo argomento si potrebbe dire molto di più:
ma per quanto se ne dica l’onore suonerà sempre su’labbri anche di quelli, che lo hanno bandito
capitalmente dal loro cuore, e si dovrà computare per essi un nome senza soggetto, un modo di dire
da lasciar correre senza inquietarsi.</p>
<p>Giovedì della scorsa settimana alle ore tre della notte dalle carceri di Verona sono fuggiti
quaranta prigionieri (o cinquanta come altri scrive) ch’erano chiusi in quelle. Variano le
circostanze nelle diverse relazioni di questo scampo: molte però s’accordano nell’avviso ch’uno
delli custodi fu obbligato da una pistola rivolta al suo capo a dar segno all’altro d’aver compiuta
la visita, onde aperta una porta furono tutti e due sopraffatti da’capi dell’ardita impresa, e
serrati in una prigione ove si strascinò pure la moglie d’uno di essi con un fazzoletto alla bocca,
ed anche i suoi Figli, secondo una Lettera. Si sono coloro impossessati di tutte le chiavi,
de’denari in sum-<pb n="701"></pb>ma di Lire cinquecento, e dell’armi ritrovate nel luogo della di Lei
Abitazione, hanno aperte tutte le prigioni, ed alla testa de’loro liberati compagni son usciti
armati avviandosi al sito disegnato per calare dalle mura, e fuggire. S’incontrarono colla
Pattuglia, che ha dovuto cedere al numero ed alla forza di tante anime disperate, e ridursi alla
Guardia a prendere de’rinforzi. Il suono di campana a martello destò, e spaventò la Città tutta. I
rei fuggitivi per impedirne l’effetto sparsero intorno la falsa voce d’un incendio, e si sottrassero
alle osservazioni d’un Popolo agitato, ed a’pericoli d’esser arrestati: onde hanno eseguita la loro
fuga col mezzo delle corde, a riserva di sei che non hanno potuto seguirli, e vennero presi. Uno di
questi s’era cacciato nella stalla della Posta, e fu riconosciuto per un capo di masnadieri, e dato
nelle mani de’birri.</p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.8"></milestone> Il fatto è verissimo, e se quanto alle circostanze, che
l’hanno accompagnato, e seguito, avremo certe ulteriori notizie, le daremo in fine di questo Foglio.
<milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E3" xml:id="FR.9"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Chi sà ben parlare ha de’gran vantaggj!</hi></head>
<p rend="SO"><milestone unit="EX" xml:id="FR.10"></milestone> In un <hi rend="italic">Pielego</hi> partito da
questa Città per Trieste quindici o venti giorni sono, si ritrovarono uniti in viaggio un Uffiziale
di fresca età, una Vedova di civil condizione, con sua Figlia egualmente bella che modesta, un
Monaco di età avanzata, ed un Mercante Tedesco. La Vedova per legare la conversazione dimandò al
Militare delle nuove di guerra. Signora, ei risposegli, con aria vivace, vi prego a non parlarmi di
queste miserie; io rinunzierei di buon grado a questo stato duro e penoso, per mettermi al vostro
servizio, o a quello dell’amabile vostra Figlia. Io son buon soldato: la franchezza è il mio
carattere. Voi mi vedete giovine, sano, robusto; prendetemi per voi, bella Vedova, o datemi a vostra
Figlia. Voi potete disporre di me come vi piacerà; io son un soldato di fortuna. Ah! ah! ah!
Coraggio, Signore, determinatevi; celebreremo le nozze a Trieste. Sveglieremo questo sonnacchioso,
che mi servirà di Padre. In ciò dire scosse il povero tedesco, che saporitamente dormiva, e lo
spaventò, perchè trà la veglia e il sonno credeva, che il mare volesse inghiottir il Legno. Pose poi
una mano sulla spalla del Monaco, e disse: questo Volpone, che la sà più lunga di quello che la
sappiamo noi, ci unirà in matrimonio, e servirà di Padre alla Sposa. Senza punto alterarsi il saggio
Monaco gli rispose.</p>
<p>“Amico mio, io prendo in buona parte l’onor che mi fate di darmi l’autorità di Padre su
quest’avvenente ed onesta Figlia, e posso ben assicurarvi, che s’ella è a mia disposizione, voi non
l’avrete giammai. I vostri scherzi sentono un pò troppo la follia; e il tamburo del vostro
Reggimento, che risuona per esser vuoto, ce ne presenta un emblema calzante. Sinceramente, i
discorsi che sinora ci avete tenuti non dan segno di colto spirito. Amico, amico, siamo insieme in
questa barca, che ci deve condurre a Trieste, e non potremmo prima d’esser colà separarci da Voi. Se
volete persistere a dire delle insolenze, converrà che questa saggia Madre le ascolti, come noi
tutti, perchè non è in nostro poter l’impedirlo; ma se aveste del buon senso, non cogliereste il
vantaggio della vostr’aria guerresca per render timidi noi che siamo figlj di pace.</p>
<p>Voi siete un soldato, a ciò che dite: date dunque quartiere a della gente, che in istato non è di
difendersi. <pb n="702"></pb> Perchè avete svegliato questo povero tedesco, che riposava sì bene? Per
fargli approvare la vostra disposizione? Bel gusto! Guardatelo, ch’ora in grazia vostra s’agita, si
contorce, e non ritrova più quiete. Se vi lasciate uscire di bocca delle parole indecenti alla
presenza di questa modesta Fanciulla, voi fate un oltraggio a persona che non potrebb’evitarlo; e se
ci sforzate ad ascoltarle, perchè siamo chiusi nella medesima barca, è questa una spezie di violenza
commessa sulla pubblica strada.”</p>
<p>Quest’apostrofe così sensata temperò un poco l’umor vivace del Militare che gli rispose così.</p>
<p>“Amico mio, io vi ringrazio di buon cuore. Mi sarei innolcrato di più senza la vostra
riprensione. M’accorgo che siete una persona stimabile, e che per colpa di certuni, che portano
l’abito vostro, e rispettar non si fanno, cade un ingiusto disprezzo anche sopra de’vostri pari.
Sarò discreto per tutto il resto del nostro viaggio, e queste Signore di me non avranno a
dolersi.”</p>
<p>Di fatti l’Uffiziale fu di parola, e brillò in appresso senza offendere, nè disgustare alcuno. Al
punto di separarsi la compagnia, allorchè prese terra, il Monaco indirizzò al Militare le parole
seguenti.</p>
<p>“Ora ci dividiamo, e non avremo forse mai più l’occasione di rivederci. Valetevi dell’avviso d’un
uomo franco, e sincero. Non crediate mai che un abito militare renda un uomo terribile, nè uno di
semplice lo renda spregevole. Quando a caso s’incontrano due persone tali quali noi siamo, colla
benevolenza scambievole, ch’aver dobbiamo l’uno verso dell’altro, voi dovete godere del mio umore
dolce e pacifico, ed io consolarmi della vostra forza, e della vostra bravura, che in istato vi
mettono di difendermi.” <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.11"></milestone> Una Lettera Francese contiene questo recente aneddoto.
Senza sapere chi ce l’abbia diretta parveci bene il tradurla ad instruzione di certi spiriti arditi,
che per distinguersi nelle compagnie abusano della superiorità de’ranghi, o delle apparenze, e si
fanno un giuoco de’timidi, che raccomandati non sono da un bell’abito, e sovente diventano oggetto
di risa alle brigate. Bisognerebbe ch’ognuno di questi trovasse, al caso di far pompa di scioltezza
d’ingegno, qualche uomo del coraggio, e della saviezza del Monaco, ond’emendarsi sul fatto, o almeno
restare svergognato e confuso. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.12"></milestone> Una nobile Fanciulla uscita poco tempo fa da un insigne
Monistero, ove stette cinque anni in educazione, senza mai sentirsi disposta a chiudersi in esso per
sempre, godendo ora per la prima volta de’beni della campagna in ameno sito, ad onta della piovosa
stagione, trova nella carrozza una delizia delle maggiori ch’aver possa un vivente, ed ha composto
un Sonetto in cui chiede chi ne fosse l’inventor benemerito, e in qual secolo l’abbia introdotta con
tanta comodità, e solletico di chi può godersela. Questo Sonetto ci fu diretto da persona, che
dicesi di sua Famiglia, coll’arbitrio di pubblicarlo qualora lo trovassimo degno. Prevalendoci di
questa libertà negativa, al caso che tale non fosse, ci ristringiamo a comunicare al Pubblico la sua
dimanda, ond’altri abbia il merito di soddisfarla quanto al nome del celebre inventore della
carrozza, che tanto le piace.</p>
<p>Dal canto nostro la serviremo intanto comunicandole la sua antichità tratta da un Articolo
contenente le principali scoperte fatte in Europa. Eccone la traduzione. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p><pb n="703"></pb>
<milestone unit="E3" xml:id="FR.13"></milestone> “L’origine delle carrozze non rimonta oltre il Regno di Carlo
VII. Re di Francia. La prima che si vide a Parigi, fu quel carro sospeso, che <hi rend="italic">Ladislao</hi> Re d’Ongaria e di Boemia, inviò alla Regina. La prima carrozza che comparve a Vienna
fu nell’anno 1515 ed a Londra nel 1580.” <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="date">3 Novembre.</p>
<p rend="SO">Dopo alcuni giorni tetri e nubilosi, ne’quali la pioggia accompagnò i nostri passi,
oggi abbiamo avuto l’onore di rivedere il Sole, e di dargli il ben tornato con vera compiacenza.
L’avranno risalutato con non minore soddisfazione i nostri villeggianti funestati dalla sua
privazione, e particolarmente quelli che sono in siti fangosi, o circondati dall’acque traboccate
da’fiumi. Queste son le occasioni che fanno ripetere le declamazioni contro il trattenimento della
campagna nella stagione corrente, a quelli che per forza, e non per genio restano in Città. Che
bell’argomento per loro il non sapere ove por piede senza immergersi nel fango, il vedere confuso il
regno de’pesci colle provincie degli uomini, e de’quadrupedi, lo spasimo delle rotte, il terrore
della campana a martello, lo sparo notturno degli archibugj, e tutti que’mali, o segni preventivi di
mali, che in certe situazioni turbano la pace di quei che sono in Villa! Così compiangendo i
Signori, che trovano de’ripari, e se la godono ad onta de’fanghi, e dell’acque, beati noi, van
dicendo, che siamo lontani da’loro incomodi, da’loro pericoli, e con maggior quiete del solito
gustiamo i piaceri d’una Capitale, che mai non n’è priva!</p>
<p>Chiamano il più bello di questi il Teatro, benchè da molti giorni privi si trovino di novità.
L’<hi rend="italic">Ines de las Cisternas </hi>ha compiute jeri le sue repliche. Domani avranno a S.
Moisè l’Opera giocosa <hi rend="italic">Il Burbero di buon cuore</hi> in cui c’entrerà una Donna
nuova. Il miglioramento del tempo farà che a Sant’Angiolo s’abbia qualche cosa di non più
rappresentato. Avvicinasi l’aprimento de’Teatri d’Opera Seria, e si dice per certo che a San Samuele
non sarà per Primo Musico quello di Treviso, ma bensì quello di Crema. Ecco la prospettiva
lusinghevole, che alletta i dilettanti in aspettativa, sinchè godono del bene presente.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Disgrazie.</hi></head>
<p rend="SO">Sabbato pros. passato ad ore 24 in <hi rend="italic">Ruga di Castello</hi> un
fanciulletto d’anni 4 della Vedova Signora <hi rend="italic">Morana Lombardo</hi> salito su un
poggiuolo per salutare, e festeggiar l’arrivo dell’Avolo suo, cacciò fuori la testa da un vano
frapposto a due colonnette marmoree, una delle quali a cui s’era appoggiato, cedendo al suo peso, e
dividendosi in tre pezzi precipitò dall’alto, e con esso lo sventurato Pargoletto, che spirò da lì a
poco per uno sconcerto di macchina, onde versò dalla bocca molto sangue. Il fatal colpo fu per il
vecchio amoroso una mortale ferita, fu per quella Madre affettuosa un fulmine da incenerirle il
cuore.</p>
<p>È da stupire, che quello Stabile fu visitato per dar fede della sua sicurezza, e che ad onta di
ciò, pochi giorni dappoi successe una tale disgrazia, ch’esser poteva impedita da un’esatta, e
fedele revisione di tutte le sue parti.</p>
<p>Così nel giro di pochi giorni ebbimo due simili avvenimenti funesti degni delle lagrime
de’Genitori, e della comun compassione.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Forastieri di rango</hi></head>
<div3>
<head>Recentemente partiti da questo <hi rend="italic">Albergo Reale</hi> a San Polo.</head>
<p rend="SO">S. E. Il Signor Conte <hi rend="italic">Camillo Keffmiller</hi>, ed il Sig. conte <hi rend="italic">Angiolo Schaffeanzt</hi>, di Vienna con 5 Domestici.</p>
</div3>
<div3>
<head>Che vi alloggiano.</head>
<p rend="SO">Ledy <hi rend="italic">Saint George e Le Chev</hi>. <hi rend="italic">Detaures</hi>
Inglesi con 4 Domestici.</p>
<p>Il Sig. Conte <hi rend="italic">Scutellari </hi>di Parma con due Domestici.</p>
<p>S. E. Il Sig. <hi rend="italic">Barone </hi>de<hi rend="italic"> Scheffler</hi> Consiliere di S.
M. il Re di Polonia con 6 persone di seguito.</p>
<p>Le <hi rend="italic">Chevalier de Lockusood</hi> colla sua Dama e 4 persone di servizio.</p>
<p>Li Signori <hi rend="italic">Focsok </hi>e<hi rend="italic"> Nott</hi> con servitù. Tutti
Inglesi.</p>
</div3>
<div3>
<head>Venuti jeri.</head>
<p rend="SO">Mons. <hi rend="italic">Fed. Fringher</hi></p>
<p>Mons. <hi rend="italic">Le Conte de Giveben</hi></p>
<p>Un Corriere di Sassonia, e 4 persone di servizio.</p>
<p>Mons. <hi rend="italic">Le Comte de Colbergh</hi> con due Domestici, ed un Corriere di
Berlino.</p>
<p>Attendesi da Milano a questo Albergo un Principe Francese con numeroso seguito.</p>
<p>All’Albergo a S. Silvestro appartenente a questa Locanda della Regina d’Inghilterra ritrovasi un
Fratello di S. M. il Re di Polonia.</p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head>Capi dell’Eccelso Cons. di X</head>
<div3>
<head> Per il mese presente.</head>
<p>s. <hi rend="italic">Zuanne Zusto</hi></p>
<p>s. <hi rend="italic">Lorenzo Minotto</hi></p>
<p>s. <hi rend="italic">Lorenzo Memmo.</hi></p>
<p>Che più di cinquanta fossero i prigionieri di Verona fuggiti, e che ne siano stati arrestati
venti, è scritto in una Lettera della più fresca data.</p>
<p>Non abbiamo particolari notizie de’danni cagionati dalle piene de’Fiumi, e dalle Rotte seguite.
Sentesi soltanto che la Brenta abbia rotto gli Argini <hi rend="italic">alle Fornaci</hi> sopra il
Dolo, che la Piave abbia fatto de’mali, che il Polesine sia allagato. Gran acqua sulla strada da
Padova a Vicenza, e bisogna che ve ne sia molta anche sulle superiori, perchè ritardano d’assai il
loro arrivo i Corrieri di quelle Città.</p>
</div3>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">D’Affittare.</hi></head>
<p rend="SO">Casa e Bottega con Mangano a San Matteo di Rialto. Le chiavi sono a Cà Grimani a San
Polo.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Commedie per questa Sera.</hi></head>
<div3>
<head>A S. Angiolo.</head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">I due Truffaldini.</hi></p>
<p>Domani Commedia Nuova.</p>
</div3>
<div3>
<head>A S. Luca.</head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Gusmano</hi> Tragicommedia.</p>
</div3>
<div3>
<head>A S. Gio: Grisostomo.</head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Fajel </hi>trad. dal Francese da Nobil penna Piemontese Trag. mai più
rappresentata.</p>
</div3>
<div3>
<head>A S. Moisè nulla. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></head>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
</div3>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 88 Mercordì 4 Novembre 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2">
<seg synch="#FR.3" type="MT"> Col disegno del fondo acquistato per l’erezione del nuovo Teatro,
inciso in rame, ed impresso in gran Foglio, reso chiaro ed intelligibile dalle molte note chiamate
alfabeticamente, è comparso il Manifesto seguente, che separato ancora dal disegno medesimo ha delle
parti da soddisfare la pubblica curiosità per cui bastare non possono le poche copie, che se ne sono
stampate, benchè più che sufficiente all’oggetto d’offerire un campo all’invenzione degli
Architetti. </seg>
<seg type="DT">Venezia primo Novembre 1789.</seg> La Nobile Società del nuovo Teatro da erigersi in
Venezia sopra il fondo acquistato nelle Contrade di S. Angelo, e di S. Maria Zobenigo ha incaricati
i suoi Presidenti ed Aggiunti di procurarsi disegni e modelli; perciò li detti Nobili e Sigg.
Presidenti ed Aggiunti col presente manifesto e disegno del fondo, invitano a concorrenza tanto gli
Architetti Nazionali che Forestieri a proporre la forma di un Teatro, che oltre alla primaria
qualità di essere il più soddisfacente all’occhio ed all’orecchio degli Spettatori, si adatti ancora
alle condizioni quì sotto espresse. I. Lo spazio di tinta più carica è il fondo acquistato fuori del
quale non si può estendersi in ampiezza come lo si potrà in altezza, perchè confinante con fabbriche
di altrui privata proprietà, e con pubbliche strade; avvertendo che non si possono fare fori di
sorte alcuna nei lati congiunti alle suddette contigue altrui abitazioni, quando non vi si
discostasse il nuovo fabbricato almeno per cinque piedi voluti dalla Legge Veneta. II. Per
facilitare l’accesso per acqua importantissimo al comodo concorso delle Gondole, singolarmente
nell’invernale stagione, si è ottenuto di poter aprire dentro il fondo della Società un nuovo Canale
di comunicazione fra il Rio dell’Albero, ed il Rio Menuo. Nel disegno però e modello si dovrà
tracciare la linea e l’ampiezza di questo nuovo Canale da escavarsi secondo il pensiere e l’idea
dell’Architetto, purchè non sia in parte nessuna men largo di 20. piedi, e nei siti di obbliqua
direzione conceda facilmente e comodamente il rivogliersi e cambiarsi delle Gondole che sono lunghe
sino piedi 32. III. La Callesella che esiste attual-<pb n="698"></pb>mente dinanzi al Palazzo delli N.
N. H. H. Marini diverrà una fondamenta bordeggiante il nuovo Canale, e si ridurrà a 7. piedi di
larghezza, construendovi una Riva che smonti a detto Palazzo, e questa fondamenta andrà ad unirsi
come in presente all’altra del Palazzo delli N. N. H. H. Gritti, non che alla calle che conduce in
Campo a S. Maria Zobenigo. IV. Sopra tutta l’estensione dei due Rii, cioè del nuovo Canale e Rio
Menuo che circonderanno il Teatro, sarà libero all’Architetto il piantarvi sulla linea che resterà
del nostro fondo molte e comode Rive che smontino ad un Atrio ad uso dei concorrenti colle Gondole,
e dei loro Gondolieri, che per costume vi si trattengono al pronto servigio dei loro Patroni. V. E
perchè coll’escavazione del nuovo Canale dovrà profondarsi parte della fondamenta, ch’è l’unica
uscita e comunicazione delle Case segnate A e B per la fondamenta di Casa Marini alla calle che
conduce alla Parrocchia di S. Maria Zobenigo; sarà necessario che all’angolo C di detta fondamenta
Marini si faccia un Ponte di comunicazione attraverso al nuovo Canale, che in quel sito si unirà coi
due rami del Rio dell’Albero. VI. L’ingresso principale per Terra sarà sul Campiello di S. Fantino
che potrà allargarsi ritirando la linea del nostro fondo ivi prominente. Vi sarà un primo Atrio di
comune ingresso, ed un secondo alla porta del quale si pagherà il biglietto; avvertendo che siccome
è uso di Venezia, che una sola porta dia l’ingresso all’interno del Teatro tanto nel tempo che
precede, quanto durante lo spettacolo, così sarà necessaria una comoda e decente comunicazione tra
il secondo Atrio e l’altro sul nuovo Canale nominato nell’Articolo IV. VII. Il Teatro avrà cinque
ordini di Palchetti, che si denominano Pepiano, Primo, Secondo, Terzo, e Quarto Ordine, o sia
Soffitta. Ogni Ordine non avrà meno di 35. Palchetti senza distinzione veruna fra di loro,
eccettuati sei di essi in ogni Ordine, cioè tre per parte che diconsi Proscenj, perchè
immediatamente sono prossimi alla Scena, e s’internano nella medesima cominciando da dove la Platea
confina con l’Orchestra, e saranno 3. oncie più larghi degli altri, e lo stesso si farà del
Palchetto di mezzo di ciascun Ordine. VIII. Nel piano del primo Ordine vi sarà un’ampia Sala per
Ballo con contigue Stanze per Conversazione, e dove caderà opportuno si faranno corrispondenti
luoghi da servigio. IX. La configurazione del fondo portando che ne restino alcuni ritagli non
necessarj agli usi e comodi del Teatro, si avrà riguardo di lasciarli in sito il più utile per
convertirli in Case e Botteghe. X. I frequenti incendj dei Teatri esigono dagli Architetti un
particolar studio, e sarà distinto merito nella costruzione, che quantunque l’interno sia di materia
accendibile come il legno, si renda il meno possibile esposto alla distruzione del fuoco, ed abbia
pronti e facili ripari al medesimo. In tutto il resto l’abile inventore del disegno e modello
penserà a tutte quelle adiacenze delle quali sono provveduti i più celebri Teatri d’Italia, cercando
di migliorarle ed accrescerle singolarmente negli usi e comodi della Scena, degli Attori di ogni
classe, e degli Operaj che molto contribuiscono al buon Ordine dello Spettacolo, e parimenti
provvederà all’agio, alla tranquillità degli Spettatori, moltiplicando le Scale, rendendo pronte e
numerose le uscite, ed assegnando luoghi addattati al Caffè, ed alla vendita di altri generi anche
commestibili. <pb n="699"></pb>XI. Nelle misure dovrà usarsi il piede Veneto una di cui metà si è
delineata nella pianta del fondo. La Scala dei disegni per più facile intelligenza sarà dupla di
quella usata nella suddetta Pianta, e la scala dei modelli sarà almeno di quattro piedi per ogni
oncia Veneta. XII. Ogni disegno e modello sarà accompagnato da una esatta dichiarazione in iscritto,
e da un conto d’avviso del valore di ogni parte di detta fabbrica, onde averne una cognizione
possibilmente approssimante. XIII. Quattro mesi dopo la pubblicazione del presente invito, gli
Architetti concorrenti, che dimorano in Venezia e nello Stato, daranno il loro nome in nota al
Cancello del Sig. Gio: Battista Capellis Notajo Veneto, e della Società, esibendosi pronti a
presentare il loro disegno e modello al momento che sarà destinato all’esame di tutti, e gli altri
Architetti Forestieri non dimoranti in Venezia dentro lo stesso periodo di tempo si rivoglieranno al
Notajo medesimo. Che se alcuni di questi ultimi con anticipato avviso chiedessero un discreto
prolungamento pel trasporto in Venezia dei loro disegni e modelli, si presteranno li Nobili e Sigg.
Presidenti ed Aggiunti ad un’equa concessione. XIV. Prescelto ed approvato che sia dalla Società,
nel modo che da essa si crederà il migliore, uno dei proposti progetti, avrà l’Autore in premio un
medaglione d’oro del peso di trecento Zecchini. Occorrendo poi la di lui sopraintendenza alla
materiale erezione della Fabbrica, sarà in seguito convenuta con esso la giusta mercede. Non
dubitano i Nobili e Sigg. Presidenti ed Aggiunti, che tale invito non ecciti l’ingegno d’ogni
valente Architetto Italiano al desiderio di celebrarsi con la produzione di un decoroso Teatro, che
finalmente corrisponda ad una Capitale ove Palladio, Sansovino, Sammichieli, Scamozzi ed altri
Valentuomini del Bel Secolo hanno lasciati così insigni monumenti in un’Arte cotanto dilettevole,
utile, e necessaria a tutte le più colte Società. Tenore d’una Lettera di Brescia de’29 prossimo
passato Ottobre. <seg synch="#FR.4" type="E3">
<seg synch="#FR.5" type="LB"> Alle 23 del dì 26 da alcuni, che lo invidiano per esser illuminato ed
attivo, s’inventò, e si sparse voce, che un Forense fosse stato in quel punto ucciso con una
trombonata da un villano nel proprio mezzà. Tal nuova fece correre il Popolo per curiosità alla di
lui casa, e trovata falsa consolati si sono gli Amici suoi, e seco loro tutti i buoni, che fanno
conto di chi esercita con onore una professione, sempre pericolosa in questa Città, come delle
funest’esperienze lo fecer conoscere. Da due giorni quì torna a piovere dirottamene, onde risorgono
timori di nuovi mali, che Iddio tenga lontani. L’antica maestosa Fontana appiedi della gran Torre
della Palata viene attualmente ristaurata da questa Magnifica Città, e vengono rifatte le Statue,
che l’adornano, guaste dal tempo. Possiamo vantar, senz’esagerazione, che per la sontuosità delle
fabbriche, per l’universale selciato delle sue strade, ch’oggidì pure continuasi, per la copiosa
illuminazione notturna de’portici, ed altri diversi luoghi, questa nostra Città è divenuta di
soddisfazione, e di grato soggiorno alli Forastieri. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.6" type="E3">
<seg synch="#FR.7" type="LB"> Signor Gazzettiere (scrive arrabbiatamente un tale che non conosciamo)
io sono in collera contro una quantità di bricconi, che impunemente abusano del sacro nome
dell’onore, e lo profanano ne’falsi lor giuramenti. Sò che ogni Paese ha i suoi buoni, e i suoi
cattivi, nè sono un cinico indiavolato, che latri al vizio, e pretenda <pb n="700"></pb>una Società
purgata da’malvagj, ma vorrei che costoro avessero qualche riguardo d’introdursi in certe riduzioni
di gente dabbene, o almeno se sono tollerati non osassero mai di vantar quell’onore contro cui sono
in guerra perpetua. Non sò più a qual Caffè praticare ove non ritrovar alcuno di questi temerarj,
che per aver un buon abito, e la borsa sempre ripiena, si caccian per tutto, si fanno largo, e ad
ogni quattro parole escono col da uomo d’onore. Chi è debitore alla sua abilità nel maneggio d’un
mazzo di carte, della fortuna che gode; chi lo è alla bellezza, o all’arte d’una Moglie che seco lui
perfettamente agisce d’accordo; chi non fa all’amore, che con delle Vecchie mettendo a traffico la
sua giovinezza; chi è mercante in Piazza da negozj dannati, e sull’altrui rovine arricchisce: i men
colpevoli son i messaggieri d’illeciti amori, i parasiti insaziabili, gli arditi buffoni. E tutti
costoro, uditeli in qualche circolo ad uno ad uno, declamano sulla corruzione del secolo, censurano
gli altrui costumi, e colle travi negli occhi se la prendono contro le altrui paglie. Ma quel ch’è
peggio, e ch’io tollerare non posso, è che giurano a piena bocca sull’onor mio. Queste son gravi
bestemmie, e per punirli meritamente converrebbe all’udirle, che tutti a tossir si mettessero, come
fanno gli spettatori plebei a’Teatri Comici, quando certi Attori o Attrici di trista riputazione
servendo alla loro parte giurano sull’altar dell’onore. Poche sere sono ebbi a minacciare del rigore
della Giustizia una Femmina di partito, che col mezzo d’una sua confidente tentava d’invescare nella
sua pania un Figlio di Famiglia a me vivamente raccomandato dal Padre suo. Nel darmi la sua parola,
che a lui non avrebbe pensato più, giurò da donna onorata, e mi fece dare in escandescenza onde la
costrinsi a cangiare, e protestarmi da quel che sono. Così avessi potuto ridurre a tanto certa
Civetta da merlotti di buona razza, che ha sempre l’onor sulla lingua, perchè non si rende
accessibile che a caro prezzo, e pretende collo splendore dell’argento, e dell’oro di coprire
l’infamia. Tanto è sicario chi ammazza un uomo per guadagnar cento zecchini quanto quello che lo
ammazza per uno solo. Accogliete, Sig. Gazzettiere, di buon grado le mie premure, ed avvertite donne
ed uomini, che se godono delle franchigie in certe adunanze dalle quali aver dovrebbero una perpetua
esclusione, si contentino almeno di chiuder per sempre la bocca al nome dell’onore, e giurino da
quello, o da quella ch’io sono. </seg>
</seg> Eccola servita, pregiatissimo Signor Anonimo. Su questo argomento si potrebbe dire molto di
più: ma per quanto se ne dica l’onore suonerà sempre su’labbri anche di quelli, che lo hanno bandito
capitalmente dal loro cuore, e si dovrà computare per essi un nome senza soggetto, un modo di dire
da lasciar correre senza inquietarsi. Giovedì della scorsa settimana alle ore tre della notte dalle
carceri di Verona sono fuggiti quaranta prigionieri (o cinquanta come altri scrive) ch’erano chiusi
in quelle. Variano le circostanze nelle diverse relazioni di questo scampo: molte però s’accordano
nell’avviso ch’uno delli custodi fu obbligato da una pistola rivolta al suo capo a dar segno
all’altro d’aver compiuta la visita, onde aperta una porta furono tutti e due sopraffatti da’capi
dell’ardita impresa, e serrati in una prigione ove si strascinò pure la moglie d’uno di essi con un
fazzoletto alla bocca, ed anche i suoi Figli, secondo una Lettera. Si sono coloro impossessati di
tutte le chiavi, de’denari in sum-<pb n="701"></pb>ma di Lire cinquecento, e dell’armi ritrovate nel
luogo della di Lei Abitazione, hanno aperte tutte le prigioni, ed alla testa de’loro liberati
compagni son usciti armati avviandosi al sito disegnato per calare dalle mura, e fuggire.
S’incontrarono colla Pattuglia, che ha dovuto cedere al numero ed alla forza di tante anime
disperate, e ridursi alla Guardia a prendere de’rinforzi. Il suono di campana a martello destò, e
spaventò la Città tutta. I rei fuggitivi per impedirne l’effetto sparsero intorno la falsa voce d’un
incendio, e si sottrassero alle osservazioni d’un Popolo agitato, ed a’pericoli d’esser arrestati:
onde hanno eseguita la loro fuga col mezzo delle corde, a riserva di sei che non hanno potuto
seguirli, e vennero presi. Uno di questi s’era cacciato nella stalla della Posta, e fu riconosciuto
per un capo di masnadieri, e dato nelle mani de’birri. <seg synch="#FR.8" type="MT"> Il fatto è
verissimo, e se quanto alle circostanze, che l’hanno accompagnato, e seguito, avremo certe ulteriori
notizie, le daremo in fine di questo Foglio. </seg>
<seg synch="#FR.9" type="E3"> Chi sà ben parlare ha de’gran vantaggj! <seg synch="#FR.10" type="EX">
In un Pielego partito da questa Città per Trieste quindici o venti giorni sono, si ritrovarono uniti
in viaggio un Uffiziale di fresca età, una Vedova di civil condizione, con sua Figlia egualmente
bella che modesta, un Monaco di età avanzata, ed un Mercante Tedesco. La Vedova per legare la
conversazione dimandò al Militare delle nuove di guerra. Signora, ei risposegli, con aria vivace, vi
prego a non parlarmi di queste miserie; io rinunzierei di buon grado a questo stato duro e penoso,
per mettermi al vostro servizio, o a quello dell’amabile vostra Figlia. Io son buon soldato: la
franchezza è il mio carattere. Voi mi vedete giovine, sano, robusto; prendetemi per voi, bella
Vedova, o datemi a vostra Figlia. Voi potete disporre di me come vi piacerà; io son un soldato di
fortuna. Ah! ah! ah! Coraggio, Signore, determinatevi; celebreremo le nozze a Trieste. Sveglieremo
questo sonnacchioso, che mi servirà di Padre. In ciò dire scosse il povero tedesco, che
saporitamente dormiva, e lo spaventò, perchè trà la veglia e il sonno credeva, che il mare volesse
inghiottir il Legno. Pose poi una mano sulla spalla del Monaco, e disse: questo Volpone, che la sà
più lunga di quello che la sappiamo noi, ci unirà in matrimonio, e servirà di Padre alla Sposa.
Senza punto alterarsi il saggio Monaco gli rispose. “Amico mio, io prendo in buona parte l’onor che
mi fate di darmi l’autorità di Padre su quest’avvenente ed onesta Figlia, e posso ben assicurarvi,
che s’ella è a mia disposizione, voi non l’avrete giammai. I vostri scherzi sentono un pò troppo la
follia; e il tamburo del vostro Reggimento, che risuona per esser vuoto, ce ne presenta un emblema
calzante. Sinceramente, i discorsi che sinora ci avete tenuti non dan segno di colto spirito. Amico,
amico, siamo insieme in questa barca, che ci deve condurre a Trieste, e non potremmo prima d’esser
colà separarci da Voi. Se volete persistere a dire delle insolenze, converrà che questa saggia Madre
le ascolti, come noi tutti, perchè non è in nostro poter l’impedirlo; ma se aveste del buon senso,
non cogliereste il vantaggio della vostr’aria guerresca per render timidi noi che siamo figlj di
pace. Voi siete un soldato, a ciò che dite: date dunque quartiere a della gente, che in istato non è
di difendersi. <pb n="702"></pb>Perchè avete svegliato questo povero tedesco, che riposava sì bene? Per
fargli approvare la vostra disposizione? Bel gusto! Guardatelo, ch’ora in grazia vostra s’agita, si
contorce, e non ritrova più quiete. Se vi lasciate uscire di bocca delle parole indecenti alla
presenza di questa modesta Fanciulla, voi fate un oltraggio a persona che non potrebb’evitarlo; e se
ci sforzate ad ascoltarle, perchè siamo chiusi nella medesima barca, è questa una spezie di violenza
commessa sulla pubblica strada.” Quest’apostrofe così sensata temperò un poco l’umor vivace del
Militare che gli rispose così. “Amico mio, io vi ringrazio di buon cuore. Mi sarei innolcrato di più
senza la vostra riprensione. M’accorgo che siete una persona stimabile, e che per colpa di certuni,
che portano l’abito vostro, e rispettar non si fanno, cade un ingiusto disprezzo anche sopra
de’vostri pari. Sarò discreto per tutto il resto del nostro viaggio, e queste Signore di me non
avranno a dolersi.” Di fatti l’Uffiziale fu di parola, e brillò in appresso senza offendere, nè
disgustare alcuno. Al punto di separarsi la compagnia, allorchè prese terra, il Monaco indirizzò al
Militare le parole seguenti. “Ora ci dividiamo, e non avremo forse mai più l’occasione di rivederci.
Valetevi dell’avviso d’un uomo franco, e sincero. Non crediate mai che un abito militare renda un
uomo terribile, nè uno di semplice lo renda spregevole. Quando a caso s’incontrano due persone tali
quali noi siamo, colla benevolenza scambievole, ch’aver dobbiamo l’uno verso dell’altro, voi dovete
godere del mio umore dolce e pacifico, ed io consolarmi della vostra forza, e della vostra bravura,
che in istato vi mettono di difendermi.” </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.11" type="MT"> Una Lettera Francese contiene questo recente aneddoto. Senza sapere
chi ce l’abbia diretta parveci bene il tradurla ad instruzione di certi spiriti arditi, che per
distinguersi nelle compagnie abusano della superiorità de’ranghi, o delle apparenze, e si fanno un
giuoco de’timidi, che raccomandati non sono da un bell’abito, e sovente diventano oggetto di risa
alle brigate. Bisognerebbe ch’ognuno di questi trovasse, al caso di far pompa di scioltezza
d’ingegno, qualche uomo del coraggio, e della saviezza del Monaco, ond’emendarsi sul fatto, o almeno
restare svergognato e confuso. </seg>
<seg synch="#FR.12" type="MT"> Una nobile Fanciulla uscita poco tempo fa da un insigne Monistero,
ove stette cinque anni in educazione, senza mai sentirsi disposta a chiudersi in esso per sempre,
godendo ora per la prima volta de’beni della campagna in ameno sito, ad onta della piovosa stagione,
trova nella carrozza una delizia delle maggiori ch’aver possa un vivente, ed ha composto un Sonetto
in cui chiede chi ne fosse l’inventor benemerito, e in qual secolo l’abbia introdotta con tanta
comodità, e solletico di chi può godersela. Questo Sonetto ci fu diretto da persona, che dicesi di
sua Famiglia, coll’arbitrio di pubblicarlo qualora lo trovassimo degno. Prevalendoci di questa
libertà negativa, al caso che tale non fosse, ci ristringiamo a comunicare al Pubblico la sua
dimanda, ond’altri abbia il merito di soddisfarla quanto al nome del celebre inventore della
carrozza, che tanto le piace. Dal canto nostro la serviremo intanto comunicandole la sua antichità
tratta da un Articolo contenente le principali scoperte fatte in Europa. Eccone la traduzione. </seg>
<pb n="703"></pb><seg synch="#FR.13" type="E3"> “L’origine delle carrozze non rimonta oltre il Regno di
Carlo VII. Re di Francia. La prima che si vide a Parigi, fu quel carro sospeso, che Ladislao Re
d’Ongaria e di Boemia, inviò alla Regina. La prima carrozza che comparve a Vienna fu nell’anno 1515
ed a Londra nel 1580.” </seg>
<seg type="DT">3 Novembre.</seg> Dopo alcuni giorni tetri e nubilosi, ne’quali la pioggia accompagnò
i nostri passi, oggi abbiamo avuto l’onore di rivedere il Sole, e di dargli il ben tornato con vera
compiacenza. L’avranno risalutato con non minore soddisfazione i nostri villeggianti funestati dalla
sua privazione, e particolarmente quelli che sono in siti fangosi, o circondati dall’acque
traboccate da’fiumi. Queste son le occasioni che fanno ripetere le declamazioni contro il
trattenimento della campagna nella stagione corrente, a quelli che per forza, e non per genio
restano in Città. Che bell’argomento per loro il non sapere ove por piede senza immergersi nel
fango, il vedere confuso il regno de’pesci colle provincie degli uomini, e de’quadrupedi, lo spasimo
delle rotte, il terrore della campana a martello, lo sparo notturno degli archibugj, e tutti
que’mali, o segni preventivi di mali, che in certe situazioni turbano la pace di quei che sono in
Villa! Così compiangendo i Signori, che trovano de’ripari, e se la godono ad onta de’fanghi, e
dell’acque, beati noi, van dicendo, che siamo lontani da’loro incomodi, da’loro pericoli, e con
maggior quiete del solito gustiamo i piaceri d’una Capitale, che mai non n’è priva! Chiamano il più
bello di questi il Teatro, benchè da molti giorni privi si trovino di novità. L’Ines de las
Cisternas ha compiute jeri le sue repliche. Domani avranno a S. Moisè l’Opera giocosa Il Burbero di
buon cuore in cui c’entrerà una Donna nuova. Il miglioramento del tempo farà che a Sant’Angiolo
s’abbia qualche cosa di non più rappresentato. Avvicinasi l’aprimento de’Teatri d’Opera Seria, e si
dice per certo che a San Samuele non sarà per Primo Musico quello di Treviso, ma bensì quello di
Crema. Ecco la prospettiva lusinghevole, che alletta i dilettanti in aspettativa, sinchè godono del
bene presente. Disgrazie. Sabbato pros. passato ad ore 24 in Ruga di Castello un fanciulletto d’anni
4 della Vedova Signora Morana Lombardo salito su un poggiuolo per salutare, e festeggiar l’arrivo
dell’Avolo suo, cacciò fuori la testa da un vano frapposto a due colonnette marmoree, una delle
quali a cui s’era appoggiato, cedendo al suo peso, e dividendosi in tre pezzi precipitò dall’alto, e
con esso lo sventurato Pargoletto, che spirò da lì a poco per uno sconcerto di macchina, onde versò
dalla bocca molto sangue. Il fatal colpo fu per il vecchio amoroso una mortale ferita, fu per quella
Madre affettuosa un fulmine da incenerirle il cuore. È da stupire, che quello Stabile fu visitato
per dar fede della sua sicurezza, e che ad onta di ciò, pochi giorni dappoi successe una tale
disgrazia, ch’esser poteva impedita da un’esatta, e fedele revisione di tutte le sue parti. Così nel
giro di pochi giorni ebbimo due simili avvenimenti funesti degni delle lagrime de’Genitori, e della
comun compassione. Forastieri di rango <seg type="U3">Recentemente partiti da questo Albergo Reale a
San Polo.</seg> S. E. Il Signor Conte Camillo Keffmiller, ed il Sig. conte Angiolo Schaffeanzt, di
Vienna con 5 Domestici. <seg type="U3">Che vi alloggiano.</seg> Ledy Saint George e Le Chev.
Detaures Inglesi con 4 Domestici. Il Sig. Conte Scutellari di Parma con due Domestici. S. E. Il Sig.
Barone de Scheffler Consiliere di S. M. il Re di Polonia con 6 persone di seguito. Le Chevalier de
Lockusood colla sua Dama e 4 persone di servizio. Li Signori Focsok e Nott con servitù. Tutti
Inglesi. <seg type="U3">Venuti jeri.</seg> Mons. Fed. Fringher Mons. Le Conte de Giveben Un Corriere
di Sassonia, e 4 persone di servizio. Mons. Le Comte de Colbergh con due Domestici, ed un Corriere
di Berlino. Attendesi da Milano a questo Albergo un Principe Francese con numeroso seguito.
All’Albergo a S. Silvestro appartenente a questa Locanda della Regina d’Inghilterra ritrovasi un
Fratello di S. M. il Re di Polonia. <seg type="U2">Capi dell’Eccelso Cons. di X</seg>
<seg type="U3">Per il mese presente.</seg> s. Zuanne Zusto s. Lorenzo Minotto s. Lorenzo Memmo. Che
più di cinquanta fossero i prigionieri di Verona fuggiti, e che ne siano stati arrestati venti, è
scritto in una Lettera della più fresca data. Non abbiamo particolari notizie de’danni cagionati
dalle piene de’Fiumi, e dalle Rotte seguite. Sentesi soltanto che la Brenta abbia rotto gli Argini
alle Fornaci sopra il Dolo, che la Piave abbia fatto de’mali, che il Polesine sia allagato. Gran
acqua sulla strada da Padova a Vicenza, e bisogna che ve ne sia molta anche sulle superiori, perchè
ritardano d’assai il loro arrivo i Corrieri di quelle Città. D’Affittare. Casa e Bottega con Mangano
a San Matteo di Rialto. Le chiavi sono a Cà Grimani a San Polo. Commedie per questa Sera. <seg type="U3">A S. Angiolo.</seg> I due Truffaldini. Domani Commedia Nuova. <seg type="U3">A S.
Luca.</seg> Gusmano Tragicommedia. <seg type="U3">A S. Gio: Grisostomo.</seg> Fajel trad. dal
Francese da Nobil penna Piemontese Trag. mai più rappresentata. <seg type="U3">A S. Moisè nulla.
</seg>
</seg></seg>
</ab>
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