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        <title>Num. 54</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Ingrid Scherk</name>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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          <name> Angelika Hallegger</name>
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        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-09-23">23.09.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 425-432 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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        <language ident="it">Italian</language>
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Arte</term>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 54.</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì 8 Luglio 1789. </hi></p>
<p rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
<milestone unit="MT" xml:id="FR.3"></milestone> Benchè in data delli 28 scorso, la Lettera che pubblichiamo non
fu portata al Caffè di Florian che il p. p. Sabbato, onde non era possibile prima d’ora di darla in
luce. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="date"><milestone unit="E3" xml:id="FR.4"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.5"></milestone><hi rend="italic"> Vicenza 28 Giugno 1789.<lb></lb>alle ore 8
Vicentine, o 5 1s2. Padovane.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Interrogato della mia opinione intorno l’Opera di Vicenza, appena
terminata la prima Recita, rispondo sinceramente col seguente dettaglio.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Lascio il giudizio del </hi>Libretto <hi rend="italic">ai benigni
Lettori.</hi></p>
<p><hi rend="italic">L</hi>’Orchestra <hi rend="italic">è ottima</hi>.</p>
<p><hi rend="italic">La</hi> Musica <hi rend="italic">è quasi tutta composta con varietà, novità, ed
espressione.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Le</hi> Sinfonie <hi rend="italic">sono maestrevolmente combinate con una
distinzione decisa di Piani, e Forti, che mi diletta, e trasporta.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Li</hi> Recitativi <hi rend="italic">non sono ne’buoni, nè cattivi.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Li</hi> Cori <hi rend="italic">nulla ricordano di Ecclesiastico, non sono
monotoni, non ingombrano l’udito; anzi molto interessano, e magnificano l’Azione.</hi></p>
<p><hi rend="italic">La</hi> Donna <hi rend="italic">non disgusta, e nell’aria d’agilità si fa
onore; madov rebb’essere migliore.</hi></p>
<p>Roncaglia <hi rend="italic">è esattissimo, non manca di voce, ed ha la sortita, ed il Rondò, che
bastano a renderlo celebre.</hi></p>
<p>Babbini <hi rend="italic">non può essere bastanetemente lodato. Fa la figura principale, e può
sostenerla avendo una Musica tutta buona, ed eseguindola in grado superlativo di
perfezione.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Il</hi> Duetto, <hi rend="italic">ed il</hi> Terzetto <hi rend="italic">sono
capi d’Opera</hi>.</p>
<p><hi rend="italic">Le</hi> Scene <hi rend="italic">del Cav. Fontanesi sono belle.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Il</hi> Vestiario, <hi rend="italic">e le</hi> Decorazioni <hi rend="italic">non possono essere nè più ricche, nè più brillanti.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Il</hi> Ballo <hi rend="italic">è poco rappresentativo, ma è sostenuto da gambe
molto buone.</hi></p>
<p><hi rend="italic">La</hi> Pitrò <hi rend="italic">non ha bisogno de’miei elogj.</hi></p>
<p>Gioja <hi rend="italic">merita d’esserle compagno.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Tutti gli </hi>altri <hi rend="italic">fanno il loro dovere</hi>.</p>
<p rend="SO"><pb n="426"></pb>
<hi rend="italic">Ecco il mio sentimento a norma della prima impressione, che in me fece lo
spettacolo or ora veduto.</hi></p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">A. M. </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="date"><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.7"></milestone><hi rend="italic"> Verona Imo. Luglio 1789.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Ho veduta una Fanciulla pochi giorni sono in</hi> Calmasino <hi rend="italic">Territorio Nostro, circa dieci miglia da qui distante, nata da gente di Campagna, col
corso naturale di nove mesi, la quale in un solo corpo ne mostra due, cioè raddoppiati i suoi
membri; Ella ha 4 occhi, 2 bocche, 2 nasi, 4 orecchi, due de’quali sono un poco più piccioli delli
supposti naturali, e nella testa si scorge anco un segno figurato di divisione; così pure ha 4
braccia due molto più picciole dell’altre, in una mano delle quali vi sono 4 dita, e nell’altra soli
2. Li piedi sono 4 similmente, 2 sono più piccioli, ha due parti generative, e capaci, perchè
perfettamente formate. Essendole state levate l’interiora per imbalsamarla le fù trovato un solo
cuore, lo stesso di tutto il resto; Ella à vissuto ora 24 circa; ora si trova appresso il mio Sig.
Santolo D. Niccola Bongiovanni Protomedico di questa Città. </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="date"><milestone unit="E3" xml:id="FR.8"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.9"></milestone><hi rend="italic"> Creola 3 Luglio 1789.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Oggi nella vicina Villa di Saccolongo avvenne un lagrimevole caso. Un
povero Contadino sentendo, che altri non avevano il coraggio di prendere un Bue non per anco da
lavoro si mise all’azzardo, e nell’atto di afferrarlo restò in pochi momenti vittima della fierezza
di quella Bestia, che presolo sulle corna, e trapassato da parte a parte restò morto senza poter
aver tempo di confessarsi. </hi><milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Nel comunicarci questa disgrazia lo Scrittore della Lettera soggiunse:</p>
<p>“Si desidera da alcuni di sapere, a quanti Tomi sieno ridotte finora l’opere, delle quali ella
n’è l’Autore; quale ne sia il loro ristretto prezzo, e da quale Librajo se ne faccia la vendita”</p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Risposta.</hi></head>
<p rend="SO">La maggior parte di queste è di Romanzi de’quali non si ritrovano che quelli
ristampati, e ne mancano molti. L’intera Raccolta sarebbe certamente di 30 in 40 tomi. Il Librajo
<hi rend="italic">Giamm. Bassaglia</hi> ne ha alcuni, ed a lui ricorrendo potrà facilmente esser
servito a discreto prezzo di tutti quelli ch’esistono, chi volesse farne l’acquisto. Si trovano pure
da esso i due tomi delle Commedie in 8vo, e un’altra Operetta intitolata l’<hi rend="italic">Ozio
ingannato</hi> ec. in 3 volumi, che serve di continuazione alla <hi rend="italic">Tacita
Società</hi>
<hi rend="italic">dello Spirito</hi>, ma contiene cose separate originali, e tradotte.</p>
<p>Prolungato in quest’anno, per Pubblica concessione, il corso ordinario alle recite dell’Opera di
Padova, i cui applausi con un pienissimo concorso sostengonsi, alle due solite Corse nel Prato della
Valle si aggiungerà la sera de’10 cor. il nuovo Spettacolo d’una Macchina di fuochi d’Artifizio <hi rend="italic">Il Sepolcro d’Antenore</hi> opera del Sig. <hi rend="italic">Gius. Mellina</hi> autore
di quella pure che s’è veduta in Treviso ad onore del Serenissimo Doge regnante. Comincierà il fuoco
della medesima a un’ora di notte nella Piazza del Castello, e sarà preceduto dallo scherzoso
trattenimento di razzi e granate, che co’loro voli, e scoppj divertiranno gli spettatori per lo
spazio d’un ora che loro riuscirebbe di noja, Descrizione della Macchina </p>
</div2>
<div2>
<head><pb n="427"></pb><hi rend="smallcaps"> Primafronte</hi>.</head>
<p rend="SO">Comparirà sopra magnifico Piedestallo un Leone alato Stemma della Serenissima
Repubblica di Venezia, con le lettere iniziali del PAX TIBI MARCE ec. Al di sotto sarà lo Stemma
Gentilizio di S. E. Pubblico Rappresentante, quale verrà ornato da vago contorno di Rosette movibili
di fuoco brillantato a varj colori, e terminerà con diversi getti di fuoco, giuochi d’aria, e
strepito di batteria.</p>
<p>II. Si accenderanno lateralmente due Giuochi di fuoco falistrante, chiamati Capricci, dal variato
moto de’quali risulteranno diverse piacevoli figure, a cui succederà il dilettevole getto di Candele
Romane.</p>
<p>III. Si vedrà nel mezzo un Giuoco, chiamato le Pazzie, tutto illuminato a fuoco bianco, e formato
da gran numero di Raggi, il di cui moto irregolare prenderà varie forme, ed aspetti, e terminerà col
solito strepito di batterie.</p>
<p>IV. Si accenderanno dalle parti due brillanti Soli, il fuoco de’quali nel loro giro anderà sempre
crescendo, e mostreranno nel mezzo un Globo di fuoco verde, e terminerà il tutto con varie altre
figure, e vario strepito.</p>
<p>V. Comparirà nel mezzo un vago, e lucido contorno, una parte del quale sarà movibile, e l’altra
stabile, tutto a varj colori, e con diverse Rosette movibili con moti opposti fra loro. Nel mezzo vi
sarà una luminosa Rosa circondata da diversi Raggi, la quale si muterà in altra figura di fuoco
falsitrante.</p>
<p>VI. Due gran Ventagli laterali di fuoco cristallino a cui daranno risalto altre mutazioni, e
Candele Romane.</p>
<p>VII. Verrà in questa rappresentata una gran Rosa Cinese circondata da molti raggi, la quale nel
suo movimento prenderà diverse Figure, e terminerà con li soliti colpi.</p>
<p>VIII. Si vedranno lateralmente due Parasoli alla moda, sulla cima de’quali compariranno due gran
Globi di fuoco celeste, quali prenderanno figure diverse.</p>
<p>IX. Sarà oggetto di questa un Giuoco chiamato la Stella di Gelosia di color giallo, contornata da
un fuoco che imita lo splendore delle stelle, e da diversi raggi, e terminerà con il solito
strepito.</p>
<p>X. Mostrerà lateralmente due Soli Verticali di vaghissimo colore, i quali dopo diversi
cangiamenti finiranno con istrepito tramezzato da raggi, e fontane.</p>
<p>XI. Verrà in questa rappresentato un intreccio a varj fogliami, vagamente contornato da varie
brillanti rosette, il quale conterrà nel mezzo lo Stemma della Città di Padova, sotto del quale si
vedrà a caratteri trasparenti il seguente passo del Metastasio nell’Ezio Atto I.</p>
<p><milestone unit="ZM" xml:id="FR.10"></milestone>
<hi rend="italic">Chi mai non sà qual sia</hi></p>
<p><hi rend="italic">D’Antenore la prole?</hi>
<milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone></p>
<p>XII. Si vedranno lateralmente accesi due luminosi giuochi che col loro impetuoso, e violento moto
rappresenteranno i fulmini di Giove.</p>
<p>XIII. Rappresenterà questa tre giuochi con gran numero di corpi movibili, che col loro movimento,
e velocità daranno l’idea d’una Marcia militare. La varietà dei movimenti ora lenti, ora veloci
verrà secondata da quella del colore del fuoco.</p>
<p>XIV. Spazioso piano elevato, a cui s’ascende per alcuni illuminati gradini, sopra del quale
giusta la più esatta simmetria, e le leggi fondamentali della prospettiva s’innalza un superbo
loggiato, formato di due diversi ordini d’Architettura, uno inferiore, l’altro superiore.
L’inferiore, che sostiene il superiore, ed alquanto più in avanti die quello, vien sostenuto da
sedici grandi colonne stabili d’Ordine Composito, ed il superiore che è tramezzato dall’inferiore,
mediante una luminosa scalinata che termina in una vaga balaustrata, è sostenuto da sedici colonne
spirali movibili, d’Ordine Corintio. Quattro Guglie, ed altri Ornamenti renderanno più pomposo il
suddetto Ordine Superiore, in cima del quale si vedrà la Statua di Pallade. Tutto questo magnifico
Loggiato servirà di contorno, ed ornamento al Sepolcro d’Antenore, il quale si vedrà nel mezzo
isolato, e sostenuto da quattro picciole colonne, ed avrà nel prospetto, in vece dell’Iscrizione
Gottica il seguente passo di Virgilio, risguardante Antenore</p>
<p rend="BU"><milestone unit="ZM" xml:id="FR.11"></milestone>
<hi rend="italic">. . . . Placida compostus pace quiescit</hi>.<lb></lb>Aeneid. lib. 1. <milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone></p>
<p rend="SO"><pb n="428"></pb> I diversi colori del fuoco imiteranno al naturale gli Ornati che fregiano
questa brillante veduta, la quale terminerà con strepito di batteria, raggi, palle lumate, ed altri
pezzi d’aria.</p>
<p><hi rend="italic">Bergamo.</hi></p>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Passato agli eterni riposi in Roma l’Eminentiss.</hi> Giovanni
Cornaro <hi rend="italic">Cardinale e Principe di S. R. Chiesa Abate Commendatario dell’Abbadia di
S. Benedetto di</hi> Valalta <hi rend="italic">posta nel territorio Bergamasco, eretta sino
nell’anno 1135. da S. Bernardo, furono nella suddetta Chiesa alli 9 del passato mese di Giugno
celebrate solenni esequie al defunto Porporato. Era la Chiesa tutta riccamente parata a lutto,
celebraronsi in ogni altare divoti sacrifizj, d’ogn’intorno ardevano numerosi cerei doppieri, davano
frequenti luttuosi segni dall’alta torre i concavi bronzi, da distinto esemplare sacerdote fu
cantata la gran Messa accompagnata da scelta Musica composta ed eseguita da’più celebri Professori,
l’eloquentissimo sacro Oratore, universalmente noto a tutta la Repubblica letteraria, il Sig. Abate
Jacopo Rodegario degnissimo Rettore dell’accennata Abbadia recitò la funebre orazione in lode del
defonto Porporato, la quale si spera che il dotto Oratore, per non defraudare la comune brama
de’letterati, in breve sia per renderla pubblica con le nitide stampo di questo Signor Francesco
Locatelli.</hi></p>
<p>Nella notte del vicino passato Venerdì si sparse una voce, che nell’Isola di Murano trà genti
divise in fazioni seguita fosse una baruffa di durata d’ore sette, colla morte di 30 in 40 persone.
Chi diceva che l’armi impiegate, furono da punta e taglio, e chi da fuoco. Asserivasi, che le porte
de’campanili occupate furono da alcuni ad oggetto d’impedire il suono di campana a martello, e che
molti muranesi erano venuti a Venezia per sottrarsi a’pericoli, o allontanarsi dagli orrori di
quella strage. Questa notizia passata rapidamente di bocca in bocca, e narrata con sicurezze, agitò
gli amici degli uomini, che nella seguente mattina rallegrati si sono all’udire che tutto il male
riducevasi ad una guanciata data da un uomo temuto ad un suo compare bravo anch’esso, e che ha un
forte partito colà. È ben vero, che senza il pronto ricorso di quell’attento e benemerito Piovano da
cui provenne un ordine supremo, che frenò gli spiriti mal disposti, poteva succedere una rovina, ma
è vero non meno che nulla successe; e si raccontò il fatto d’armi con tutte le circostanze come se
non ammettesse alcun dubbio.</p>
<p>Quale stupore se tanti sottoscriver non vogliono la polizza de’morti e feriti le mille miglia
lontani da noi, se uno schiaffo passando mezzo miglio di laguna diventa una battaglia, e per il
disinganno ci vogliono delle ore, come ci vorrebbero de’mesi per quello delle cose tanto lontane, se
al caso fossimo di prendere giuste informazioni!</p>
<p>In Campagna dove non istà in ozio l’amore, e le rivalità, le gelosie, i torti cagionano delle
risse, e delle discordie: ove nella stagione corrente i vizj e le astuzie cittadinesche seducono la
semplicità de’<hi rend="italic">Titiri</hi>, e delle <hi rend="italic">Cloridi</hi>: ove veggonsi
tanti padroni a comandar meno de’servitori, e tante mogli a non ricordarsi nemmeno d’aver marito,
frequentemente succedono degli aneddoti curiosi, che somministrerebbero a questo Foglio copiosa <pb n="429"></pb> materia nell’attuale scarsezza, se ci venissero comunicati, come lo fu quello ch’ora
narriamo.</p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.12"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.13"></milestone> Una Signora di condizione civile, di fresca età, di non
mediocre avvenenza, e di spirito colto e moderato, ha il marito più comodo che dar si possa per fare
a suo modo, ma della libertà in cui la lascia ella non abusa, e a’nostri giorni questo é dir molto a
sua gloria: tanto più che ad esso piacciono tutte le donne fuori che lei. Amica della Società, e del
bel Mondo non ha voluto mai accordar privilegj esclusivi ad alcun cavaliere servente: và ora
coll’uno, ora coll’altro, e tanto più è contenta quando se ne vede molti d’intorno, compartendo a
tutti con eguale misura le sue cortesi attenzioni, e così piacendo a quelli che la corteggiano senza
secondi fini, ma disgustando gli altri che se le avvicinano per innamorarla. Un tale contegno le
stabilì il concetto di donna saggia, e fece calar l’ali a certi Sparvieri che delle penne di colombo
vestivansi per ingannarla.</p>
<p>Un giovinotto di primo pelo, alle cui attrattive, secondo lui, non v’ha femmina che possa
resistere; che vanta un’arte, e uno spirito da sconfiggere la ritrosia di qualunque Penelope, trovò
agevolmente la maniera di farsi amico il marito per trionfare della moglie: e dicesi che giungesse a
scommettere con un suo parente d’impossessarsi della Piazza in capo ad otto giorni sbaragliando
tutti quelli, che l’assediano.</p>
<p>Fu la Signora compiacente e gentile seco lui, come cogli altri, alle prime visite ch’ebbe, e le
riuscì grata la sua conversazione; ma tosto che fù avvisata del suo carattere pensò prudentemente a
scartarlo dalla partita de’suoi amici, e lo fece con tutt’accortezza fingendosi, o incomodata, o
fuori di casa quand’egli andava a trovarla, onde intese il tacito <hi rend="italic">non ti
voglio</hi>, e fece una ritirata da scaltro. Sin quì non ci è male, ma o punto da’motteggj del suo
parente, con cui aveva scommesso, o dalla di lei insensibilità tanto oltraggiosa a’personali suoi
meriti, compose un Sonetto sotto titolo di <hi rend="italic">Ritratto</hi> (se pur egli n’è l’autore
come si crede) nel quale dipinse una donna abbandonata a’suoi capriccj da un marito indolente, che
fa della sua abitazione una scala franca a tutte le bandiere, non per conservare una perfetta
neutralità, ma per estendere il suo commercio.</p>
<p>I colori indicavano l’originale a chi non conoscevalo ch’esternamente, ma quei che l’avevano in
pratica sapevan bene che ad esso punto non somigliavasi il morale Ritratto. Dovevan essi persuadere
quella Signora a non appropriarsi ciò che non le apparteneva, a lasciare il colpo a chi meritavalo.
Ma fecero al contrario attizzando il suo risentimento ed animandola alla vendetta. Uno s’offerse di
sfidar l’offensore a duello, ma interrogato se ne sapesse di scherma, e rispondendo, che nò, svanì
il progetto. Un altro risolse di farlo bastonare, poi riflettendo sul rischio, e le conseguenze d’un
Processo, cangiò pensiero. Vi fu chi propose di parlargli nel tuono che meritava: ma quando seppe
che il fervido Giovinotto era facile a menar le mani abbandonò saviamente l’impegno.</p>
<p>Ella non fomenta lo sdegno altrui, cerca d’assicurarsi di ciò che sospettasi con fondamento
intorno all’autore del Sonetto, e sembra ferma nella risoluzione di vendicarsi dappoi. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><pb n="430"></pb>
<milestone unit="MT" xml:id="FR.14"></milestone> Senza l’onor di conoscerla le presentiamo una lezione nel
seguente aneddoto antico, che fa proprio al suo caso, e di cui la sua saviezza lusingaci che vorrà
approfittarne. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p>Spargevasi per la Città di <hi rend="italic">Yorck</hi> un infame Libello intitolato <hi rend="italic">La Regina impudica</hi>, e quantunque non vi fosse nominata, nè si parlasse nulla
dell’Inghilterra, non si lasciò per questo di riconoscere in esso era presa di mira <hi rend="italic">Elisabetta</hi>.</p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.15"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.16"></milestone> Un tale nominato <hi rend="italic">Roberto Typai</hi>, figlio
d’un artigiano, fu accusato d’essere l’Autore di quello Scritto. Condotto nelle carceri, ed
interrogato, negò costantemente il suo delitto.</p>
<p>La Regina instrutta, che colà raccoglievansi col maggior impegno tutti i lumi, e le prove
possibili per la formazione del suo Processo, lo fece condurre a Londra.</p>
<p>Esaminato dal Consiglio, e resistendo egli con forza nelle sue negative, non si trovarono le
prove tali da poterlo convincere. Allora la Regina prese in mano il Libello, e disse a’Giudici,
senza scomporsi:</p>
<p>“Signori, noi ci affanniamo tanto ad interrogare questo miserabile, come s’effettivamente egli
m’avesse offesa. Sembrami, che quei che l’accusano siano di lui più colpevoli, poich’essi pretendono
che l’Autore di questo Libello, qualunque ei siasi, abbia voluto disegnarmi: il che non può essere,
perchè in esso parlasi d’una Regina impudica, ed io pretendo di essere casta. Così non può darsi che
sia fatto contro di me.”</p>
<p>Questo avviso fu un ordine, che aprì le porte alla prigione di <hi rend="italic">Typai</hi>, e
miselo in libertà. Ebbe egli un dono di cento scudi in risarcimento del torto che gli fu fatto.<hi rend="superscript"><note n="1">
<hi rend="italic">Questo sciagurato, uscito felicemente da’pericoli d’un affare sì serio;
trattennesi a Londra, ove non ebbe difficoltà di confessarsi l’Autor del Libello, e gli parve di
farsi un merito scrivendo un’apologia della Regina in forma di confutazione di quella scandalosa
Operetta.</hi> Elisabetta <hi rend="italic">ne fu avvertita, lo fece andare dinanzi a lei, e gli
disse:</hi>
<hi rend="italic">“Voi siete dunque l’autor del Libello, quantunque l’abbiate con tanta ostinatezza
negato? E chi è la Regina di cui voi avete preteso di parlare? Secondo il vostro Libro, è questa una
Regina vivente, che vuol passare per casta quantunque non lo sia. Ciò basta per far conoscere la
grandezza della vostra colpa. Noi vi abbiamo fatto un dono credendovi innocente; ma poichè vi
gloriate al presente d’essere il reo, tocca a’Giudici il darvi la ricompensa che meritate.”</hi>
<hi rend="italic">Fu egli condannato alla frusta, e alla berlina col suo Libello appeso al
collo.</hi></note></hi>
<milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone><hi rend="superscript"></hi></p>
<p>Jeri alle ore 17 circa al cader d’una lenta minuta pioggia, e al leggiero soffio del vento, un
fulmine strepitosissimo squarciò il nubiloso velo che ci toglieva la luce del Sole, ed arrestò
l’abbagliante suo volo in questa Parrocchia di Santa Sofia penetrando in alcune case nel sito detto
<hi rend="italic">la</hi>
<hi rend="italic">Cà d’oro</hi>, ove sparse il terrore, e cagionò de’danni per altro di poca
considera-<pb n="431"></pb>zione. Un Sacerdote, che leggeva il Breviario nella sua camera fù sì prossimo
ad essere incenerito, ch’una manica del suo abito arsa e fumante rimasegli. Il suo giusto spavento è
più facile da immaginare, che da descrivere.</p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.17"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.18"></milestone> Un bello spirito, che si trovava in una parte di questa Città
molto lontana da quella, e si ride di chi ha paura de’tempi cattivi vantasi d’aver confortata la sua
Bella a cui stava spiegando Ovidio <hi rend="italic">De Arte Amandi</hi>, col dirle mentr’Ella
palpitava allo scoppio della saetta: <hi rend="italic">non temete nulla, non restano che le vittime
pure incenerite da’fuochi celesti.</hi></p>
<p>Da ciò fece argomentare, che la sua vittima fosse di razza diversa.</p>
<p>Uno di que’Francesi, che nulla veggon di bello, o di buono, fuori della loro Nazione, e
all’Italia non vogliono cederla neppure nella Musica, o nella Pittura, ebbe su questo soggetto poche
sere sono una forte contesa contro alcuni dotti di questa Città.</p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.19"></milestone> Egli ci scrisse nella sua Lingua un elegante Biglietto
onorando di lode la nostra imparzialità, e promettendosi la compiacenza di vedere su questo Foglio,
che: <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone>
<hi rend="italic">La Francia ebbe due secoli sono un Cousin</hi> fondatore delle Scuola di Pittura
Francese, e che Niccolò <hi rend="italic">Pussin</hi> che fiorì nello scorso Secolo <hi rend="italic">fu uno de’Pittori più dotti ch’abbia avuto l’Europa, per testimonianza di tutti
gl’intelligenti delle più colte Nazioni.</hi> Che furono celebri dopo lui Claudio <hi rend="italic">Gelèe</hi>, Lorenzo de la <hi rend="italic">Hire</hi>, Sebastiano <hi rend="italic">Bourdon</hi>,
Eustachio le <hi rend="italic">Sueur</hi>, Carlo le <hi rend="italic">Brun</hi>, Giacomo <hi rend="italic">Courtois</hi>, li quattro <hi rend="italic">Coypel</hi>, Antonio <hi rend="italic">Vatteau</hi>, li due <hi rend="italic">Vanloo</hi>, Antonio <hi rend="italic">Pesun</hi> e molti
altri, <hi rend="italic">i quali si distinsero in varj generi di Pittura</hi>. Conchiude che la sola
sfavorevole prevenzione ha fatto dire motteggiando a quell’Italiano che vide un quadro Francese il
cui soggetto era tratto da Omero: <hi rend="italic">Monsieur</hi> Achille, <hi rend="italic">Monsieur</hi> Agamennone.</p>
<p>Rispondiamo che se quì trattasi di confessare il merito di questi famosi Pittori chiniamo il
capo, ma se coll’averli citati si voglia poi contrastare la superiorità di quello degl’Italiani non
possiamo essere d’accordo seco lui. Egli rammenti che la scuola Francese nacque sotto il Regno di
Francesco Primo nelle cui braccia spirò il nostro <hi rend="italic">Leonardo da Vinci</hi>, e che
per introdurla quel gran protettore dell’arti chiamò dall’Italia i Maestri, e fece studiare sulle
nostre Pitture. Rammenti che Luigi XIV stabilì l’Epoca sua più gloriosa, perchè la maggior parte
de’Pittori Francesi fece a Roma i suoi studj.</p>
<p>Per dargliela vinta bisognerebbe ch’egli provasse, che li scolari hanno superato i loro Maestri.
Se questo impegno non lo sgomenta s’accinga egli a sostenerlo, che non mancherà trà noi una valida
convincente difesa. <milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Sentesi, che l’eredità di questo Pio Ospitale della Pietà, per la morte di Sua Eccellenza Il
Signor <hi rend="italic">Francesco Maria Celsi</hi> ascenda non a tre mila ma ad otto mila ducati,
oltre alcuni stabili.</p>
<p>Aggiungesi, che la Famiglia de’suoi Parenti dell’Ordine de’Segretarj resi capaci, per una Parte
del Serenissimo Maggior Consiglio di concorrere al fregio della Nobiltà Patrizia, come abbiamo
accennato ne’passati Fogli, sia positivamente al caso di contendere l’eredità all’Ospitale
suddetto.</p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.20"></milestone> Promessi ci vengono delli documenti su questo punto da
informare il Pubblico con sicurezza. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="BA">
<pb n="432"></pb>
<milestone unit="E3" xml:id="FR.21"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.22"></milestone>
<hi rend="italic">Sig. Gazzettiere</hi></p>
<p rend="date"><hi rend="italic">Udine 5 Luglio 1789.</hi></p>
<p rend="SO">“Il cortese accoglimento, che avete dato nelle vostre Gazzette ad altre notizie
scrittevi da Udine, mi stimola ad impennare la presente, onde ragguagliare il Pubblico del
divertimento che godesi in questa Città. Il Giuoco del Pallone fin da qualche anno forma un gradito
spettacolo nella State, per gl’abitanti d’essa e per i forestieri, che vi concorrono; ma in
quest’anno specialmente con ragione a sè chiama l’attenzione di tutti. La fama del Sig. Malucelli
già sparsa per tutta l’italia [sic] si riconosce per giusta e vera; e il valoroso Atleta ha destato
in tutti gli spettatori la meraviglia: V’è un altra schiera di valenti Giocatori della Romagna, e
d’altrove, i quali hanno per guida il destro e prode Sig. Lazzaro Cantoni Asolano che è direttore e
capo di tutta l’impresa. La nostra Patria altresì madre feconda di tali Eroi ne’tempi andati,
seguita a produrne anche al presente, e la vista del Signor Giovanni Contieri ci risveglia l’idea
dei Guerra, e degl’altri rinomati, che tanto un giorno condecorarono questo Gioco. Egl’è nel fiore
dell’età sua, e se al presente ha superato, e l’età e l’espettazione, quai felici progressi non si
dovrano da lui sperare? Già non mancagli Mecenati che cerchino d’animarlo, mentre v’è ancora chi in
Pubblico lo arricchisce di Premi all’occasione di qualche colpo maestro. La gloria è il premio del
valore. Immaginatevi gl’evviva ed i plausi degli spettatori che risuonan d’ogni parte, ed invitano a
godere i circonvici in un sì dilettante spettacolo. L’effetto che fanno le acclamazioni per i
vicini, forse lo faranno le vostre Gazzette per i forestieri, e lontani, e concorrerete così a
rendere più brillante uno spettacolo, che ci richiama alla mente i tanto celebrati giochi Olimpici.
Scusate, e sono.</p>
<p rend="BU"><hi rend="italic">Vostro Umiliss.</hi>
<lb></lb><hi rend="italic">N. N</hi>. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p rend="SO"><milestone unit="MT" xml:id="FR.23"></milestone> Giuntaci la riportata Lettera poche ore sono,
trovò lo spazio sufficiente da cacciarsi in questa pagina, e l’abbiamo lasciata entrare. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">Supplemento</hi></head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">all’articolo sul fulmine d’jeri.</hi></p>
<p>Tutti accordiamo ch’una sola fu la scoppiata saetta, che il suo baleno abbigliò la Città tutta, e
il suo fragore straordinario assordò in ogni parte, tanto che ha non meno temuto d’esser colpito chi
trovavasi a castello di chi era a S. Job. Nondimeno è certissimo ch’oltre le case colpite a Santa
Sofia, questo fulmine, o una sua divisione recò qualche danno, e uno spavento grandissimo anche
nella Contrada di San Samuele. Che siasi spaccato in aria come le granate d’artifizio, ed abbia
lanciati i suoi fuochi in diverse parti?</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="smallcaps">Avviso</hi>.</head>
<p rend="SO">Si è resa libera la casa sopra il Canal Grande, ch’era abitata dal Signor Residente di
Napoli; e però quelle persone, che si fecero finora riguardo d’andar a vederla potranno adesso
soddisfarsi liberamente.</p>
<p>Ricapiti per questo Foglio a Venezia.</p>
<p>Dal Sig. <hi rend="italic">Paolo Colombani</hi> Librajo a San Bartolommeo.</p>
<p>Dal Sig. <hi rend="italic">Gio. Ant. Curti</hi> Librajo in Merceria di S. Giuliano.</p>
<p>Si dà volante al prezzo di soldi 5 al numero, e in associazione si manda alle abitazioni
de’Signori Assocciati per un zecchino all’anno anticipato. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
<p></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab>
<seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 54. Mercordì 8 Luglio 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2">
<seg synch="#FR.3" type="MT"> Benchè in data delli 28 scorso, la Lettera che pubblichiamo non fu
portata al Caffè di Florian che il p. p. Sabbato, onde non era possibile prima d’ora di darla in
luce. </seg>
<seg type="DT"><seg synch="#FR.4" type="E3">
<seg synch="#FR.5" type="LB"> Vicenza 28 Giugno 1789.<lb></lb>alle ore 8 Vicentine, o 5 1s2.
Padovane.</seg> Interrogato della mia opinione intorno l’Opera di Vicenza, appena terminata la prima
Recita, rispondo sinceramente col seguente dettaglio. Lascio il giudizio del Libretto ai benigni
Lettori. L’Orchestra è ottima. La Musica è quasi tutta composta con varietà, novità, ed espressione.
Le Sinfonie sono maestrevolmente combinate con una distinzione decisa di Piani, e Forti, che mi
diletta, e trasporta. Li Recitativi non sono ne’buoni, nè cattivi. Li Cori nulla ricordano di
Ecclesiastico, non sono monotoni, non ingombrano l’udito; anzi molto interessano, e magnificano
l’Azione. La Donna non disgusta, e nell’aria d’agilità si fa onore; madov rebb’essere migliore.
Roncaglia è esattissimo, non manca di voce, ed ha la sortita, ed il Rondò, che bastano a renderlo
celebre. Babbini non può essere bastanetemente lodato. Fa la figura principale, e può sostenerla
avendo una Musica tutta buona, ed eseguindola in grado superlativo di perfezione. Il Duetto, ed il
Terzetto sono capi d’Opera. Le Scene del Cav. Fontanesi sono belle. Il Vestiario, e le Decorazioni
non possono essere nè più ricche, nè più brillanti. Il Ballo è poco rappresentativo, ma è sostenuto
da gambe molto buone. La Pitrò non ha bisogno de’miei elogj. Gioja merita d’esserle compagno. Tutti
gli altri fanno il loro dovere. <pb n="426"></pb>Ecco il mio sentimento a norma della prima impressione,
che in me fece lo spettacolo or ora veduto. A. M. </seg>
</seg>
<seg type="DT"><seg synch="#FR.6" type="E3">
<seg synch="#FR.7" type="LB"> Verona Imo. Luglio 1789.</seg> Ho veduta una Fanciulla pochi giorni
sono in Calmasino Territorio Nostro, circa dieci miglia da qui distante, nata da gente di Campagna,
col corso naturale di nove mesi, la quale in un solo corpo ne mostra due, cioè raddoppiati i suoi
membri; Ella ha 4 occhi, 2 bocche, 2 nasi, 4 orecchi, due de’quali sono un poco più piccioli delli
supposti naturali, e nella testa si scorge anco un segno figurato di divisione; così pure ha 4
braccia due molto più picciole dell’altre, in una mano delle quali vi sono 4 dita, e nell’altra soli
2. Li piedi sono 4 similmente, 2 sono più piccioli, ha due parti generative, e capaci, perchè
perfettamente formate. Essendole state levate l’interiora per imbalsamarla le fù trovato un solo
cuore, lo stesso di tutto il resto; Ella à vissuto ora 24 circa; ora si trova appresso il mio Sig.
Santolo D. Niccola Bongiovanni Protomedico di questa Città. </seg>
</seg>
<seg type="DT"><seg synch="#FR.8" type="E3">
<seg synch="#FR.9" type="LB"> Creola 3 Luglio 1789.</seg> Oggi nella vicina Villa di Saccolongo
avvenne un lagrimevole caso. Un povero Contadino sentendo, che altri non avevano il coraggio di
prendere un Bue non per anco da lavoro si mise all’azzardo, e nell’atto di afferrarlo restò in pochi
momenti vittima della fierezza di quella Bestia, che presolo sulle corna, e trapassato da parte a
parte restò morto senza poter aver tempo di confessarsi. </seg>
</seg> Nel comunicarci questa disgrazia lo Scrittore della Lettera soggiunse: “Si desidera da alcuni
di sapere, a quanti Tomi sieno ridotte finora l’opere, delle quali ella n’è l’Autore; quale ne sia
il loro ristretto prezzo, e da quale Librajo se ne faccia la vendita” Risposta. La maggior parte di
queste è di Romanzi de’quali non si ritrovano che quelli ristampati, e ne mancano molti. L’intera
Raccolta sarebbe certamente di 30 in 40 tomi. Il Librajo Giamm. Bassaglia ne ha alcuni, ed a lui
ricorrendo potrà facilmente esser servito a discreto prezzo di tutti quelli ch’esistono, chi volesse
farne l’acquisto. Si trovano pure da esso i due tomi delle Commedie in 8vo, e un’altra Operetta
intitolata l’Ozio ingannato ec. in 3 volumi, che serve di continuazione alla Tacita Società dello
Spirito, ma contiene cose separate originali, e tradotte. Prolungato in quest’anno, per Pubblica
concessione, il corso ordinario alle recite dell’Opera di Padova, i cui applausi con un pienissimo
concorso sostengonsi, alle due solite Corse nel Prato della Valle si aggiungerà la sera de’10 cor.
il nuovo Spettacolo d’una Macchina di fuochi d’Artifizio Il Sepolcro d’Antenore opera del Sig. Gius.
Mellina autore di quella pure che s’è veduta in Treviso ad onore del Serenissimo Doge regnante.
Comincierà il fuoco della medesima a un’ora di notte nella Piazza del Castello, e sarà preceduto
dallo scherzoso trattenimento di razzi e granate, che co’loro voli, e scoppj divertiranno gli
spettatori per lo spazio d’un ora che loro riuscirebbe di noja, Descrizione della Macchina <seg type="U2"><pb n="427"></pb>Primafronte.</seg> Comparirà sopra magnifico Piedestallo un Leone alato
Stemma della Serenissima Repubblica di Venezia, con le lettere iniziali del PAX TIBI MARCE ec. Al di
sotto sarà lo Stemma Gentilizio di S. E. Pubblico Rappresentante, quale verrà ornato da vago
contorno di Rosette movibili di fuoco brillantato a varj colori, e terminerà con diversi getti di
fuoco, giuochi d’aria, e strepito di batteria. II. Si accenderanno lateralmente due Giuochi di fuoco
falistrante, chiamati Capricci, dal variato moto de’quali risulteranno diverse piacevoli figure, a
cui succederà il dilettevole getto di Candele Romane. III. Si vedrà nel mezzo un Giuoco, chiamato le
Pazzie, tutto illuminato a fuoco bianco, e formato da gran numero di Raggi, il di cui moto
irregolare prenderà varie forme, ed aspetti, e terminerà col solito strepito di batterie. IV. Si
accenderanno dalle parti due brillanti Soli, il fuoco de’quali nel loro giro anderà sempre
crescendo, e mostreranno nel mezzo un Globo di fuoco verde, e terminerà il tutto con varie altre
figure, e vario strepito. V. Comparirà nel mezzo un vago, e lucido contorno, una parte del quale
sarà movibile, e l’altra stabile, tutto a varj colori, e con diverse Rosette movibili con moti
opposti fra loro. Nel mezzo vi sarà una luminosa Rosa circondata da diversi Raggi, la quale si
muterà in altra figura di fuoco falsitrante. VI. Due gran Ventagli laterali di fuoco cristallino a
cui daranno risalto altre mutazioni, e Candele Romane. VII. Verrà in questa rappresentata una gran
Rosa Cinese circondata da molti raggi, la quale nel suo movimento prenderà diverse Figure, e
terminerà con li soliti colpi. VIII. Si vedranno lateralmente due Parasoli alla moda, sulla cima
de’quali compariranno due gran Globi di fuoco celeste, quali prenderanno figure diverse. IX. Sarà
oggetto di questa un Giuoco chiamato la Stella di Gelosia di color giallo, contornata da un fuoco
che imita lo splendore delle stelle, e da diversi raggi, e terminerà con il solito strepito. X.
Mostrerà lateralmente due Soli Verticali di vaghissimo colore, i quali dopo diversi cangiamenti
finiranno con istrepito tramezzato da raggi, e fontane. XI. Verrà in questa rappresentato un
intreccio a varj fogliami, vagamente contornato da varie brillanti rosette, il quale conterrà nel
mezzo lo Stemma della Città di Padova, sotto del quale si vedrà a caratteri trasparenti il seguente
passo del Metastasio nell’Ezio Atto I. <seg synch="#FR.10" type="ZM"> Chi mai non sà qual sia
D’Antenore la prole? </seg> XII. Si vedranno lateralmente accesi due luminosi giuochi che col loro
impetuoso, e violento moto rappresenteranno i fulmini di Giove. XIII. Rappresenterà questa tre
giuochi con gran numero di corpi movibili, che col loro movimento, e velocità daranno l’idea d’una
Marcia militare. La varietà dei movimenti ora lenti, ora veloci verrà secondata da quella del colore
del fuoco. XIV. Spazioso piano elevato, a cui s’ascende per alcuni illuminati gradini, sopra del
quale giusta la più esatta simmetria, e le leggi fondamentali della prospettiva s’innalza un superbo
loggiato, formato di due diversi ordini d’Architettura, uno inferiore, l’altro superiore.
L’inferiore, che sostiene il superiore, ed alquanto più in avanti die quello, vien sostenuto da
sedici grandi colonne stabili d’Ordine Composito, ed il superiore che è tramezzato dall’inferiore,
mediante una luminosa scalinata che termina in una vaga balaustrata, è sostenuto da sedici colonne
spirali movibili, d’Ordine Corintio. Quattro Guglie, ed altri Ornamenti renderanno più pomposo il
suddetto Ordine Superiore, in cima del quale si vedrà la Statua di Pallade. Tutto questo magnifico
Loggiato servirà di contorno, ed ornamento al Sepolcro d’Antenore, il quale si vedrà nel mezzo
isolato, e sostenuto da quattro picciole colonne, ed avrà nel prospetto, in vece dell’Iscrizione
Gottica il seguente passo di Virgilio, risguardante Antenore <seg synch="#FR.11" type="ZM">
. . . . Placida compostus pace quiescit.<lb></lb>Aeneid. lib. 1. </seg>
<pb n="428"></pb>I diversi colori del fuoco imiteranno al naturale gli Ornati che fregiano questa
brillante veduta, la quale terminerà con strepito di batteria, raggi, palle lumate, ed altri pezzi
d’aria. Bergamo. Passato agli eterni riposi in Roma l’Eminentiss. Giovanni Cornaro Cardinale e
Principe di S. R. Chiesa Abate Commendatario dell’Abbadia di S. Benedetto di Valalta posta nel
territorio Bergamasco, eretta sino nell’anno 1135. da S. Bernardo, furono nella suddetta Chiesa alli
9 del passato mese di Giugno celebrate solenni esequie al defunto Porporato. Era la Chiesa tutta
riccamente parata a lutto, celebraronsi in ogni altare divoti sacrifizj, d’ogn’intorno ardevano
numerosi cerei doppieri, davano frequenti luttuosi segni dall’alta torre i concavi bronzi, da
distinto esemplare sacerdote fu cantata la gran Messa accompagnata da scelta Musica composta ed
eseguita da’più celebri Professori, l’eloquentissimo sacro Oratore, universalmente noto a tutta la
Repubblica letteraria, il Sig. Abate Jacopo Rodegario degnissimo Rettore dell’accennata Abbadia
recitò la funebre orazione in lode del defonto Porporato, la quale si spera che il dotto Oratore,
per non defraudare la comune brama de’letterati, in breve sia per renderla pubblica con le nitide
stampo di questo Signor Francesco Locatelli. Nella notte del vicino passato Venerdì si sparse una
voce, che nell’Isola di Murano trà genti divise in fazioni seguita fosse una baruffa di durata d’ore
sette, colla morte di 30 in 40 persone. Chi diceva che l’armi impiegate, furono da punta e taglio, e
chi da fuoco. Asserivasi, che le porte de’campanili occupate furono da alcuni ad oggetto d’impedire
il suono di campana a martello, e che molti muranesi erano venuti a Venezia per sottrarsi
a’pericoli, o allontanarsi dagli orrori di quella strage. Questa notizia passata rapidamente di
bocca in bocca, e narrata con sicurezze, agitò gli amici degli uomini, che nella seguente mattina
rallegrati si sono all’udire che tutto il male riducevasi ad una guanciata data da un uomo temuto ad
un suo compare bravo anch’esso, e che ha un forte partito colà. È ben vero, che senza il pronto
ricorso di quell’attento e benemerito Piovano da cui provenne un ordine supremo, che frenò gli
spiriti mal disposti, poteva succedere una rovina, ma è vero non meno che nulla successe; e si
raccontò il fatto d’armi con tutte le circostanze come se non ammettesse alcun dubbio. Quale stupore
se tanti sottoscriver non vogliono la polizza de’morti e feriti le mille miglia lontani da noi, se
uno schiaffo passando mezzo miglio di laguna diventa una battaglia, e per il disinganno ci vogliono
delle ore, come ci vorrebbero de’mesi per quello delle cose tanto lontane, se al caso fossimo di
prendere giuste informazioni! In Campagna dove non istà in ozio l’amore, e le rivalità, le gelosie,
i torti cagionano delle risse, e delle discordie: ove nella stagione corrente i vizj e le astuzie
cittadinesche seducono la semplicità de’Titiri, e delle Cloridi: ove veggonsi tanti padroni a
comandar meno de’servitori, e tante mogli a non ricordarsi nemmeno d’aver marito, frequentemente
succedono degli aneddoti curiosi, che somministrerebbero a questo Foglio copiosa <pb n="429"></pb>materia nell’attuale scarsezza, se ci venissero comunicati, come lo fu quello ch’ora narriamo.
<seg synch="#FR.12" type="E3">
<seg synch="#FR.13" type="EX"> Una Signora di condizione civile, di fresca età, di non mediocre
avvenenza, e di spirito colto e moderato, ha il marito più comodo che dar si possa per fare a suo
modo, ma della libertà in cui la lascia ella non abusa, e a’nostri giorni questo é dir molto a sua
gloria: tanto più che ad esso piacciono tutte le donne fuori che lei. Amica della Società, e del bel
Mondo non ha voluto mai accordar privilegj esclusivi ad alcun cavaliere servente: và ora coll’uno,
ora coll’altro, e tanto più è contenta quando se ne vede molti d’intorno, compartendo a tutti con
eguale misura le sue cortesi attenzioni, e così piacendo a quelli che la corteggiano senza secondi
fini, ma disgustando gli altri che se le avvicinano per innamorarla. Un tale contegno le stabilì il
concetto di donna saggia, e fece calar l’ali a certi Sparvieri che delle penne di colombo vestivansi
per ingannarla. Un giovinotto di primo pelo, alle cui attrattive, secondo lui, non v’ha femmina che
possa resistere; che vanta un’arte, e uno spirito da sconfiggere la ritrosia di qualunque Penelope,
trovò agevolmente la maniera di farsi amico il marito per trionfare della moglie: e dicesi che
giungesse a scommettere con un suo parente d’impossessarsi della Piazza in capo ad otto giorni
sbaragliando tutti quelli, che l’assediano. Fu la Signora compiacente e gentile seco lui, come cogli
altri, alle prime visite ch’ebbe, e le riuscì grata la sua conversazione; ma tosto che fù avvisata
del suo carattere pensò prudentemente a scartarlo dalla partita de’suoi amici, e lo fece con
tutt’accortezza fingendosi, o incomodata, o fuori di casa quand’egli andava a trovarla, onde intese
il tacito non ti voglio, e fece una ritirata da scaltro. Sin quì non ci è male, ma o punto
da’motteggj del suo parente, con cui aveva scommesso, o dalla di lei insensibilità tanto oltraggiosa
a’personali suoi meriti, compose un Sonetto sotto titolo di Ritratto (se pur egli n’è l’autore come
si crede) nel quale dipinse una donna abbandonata a’suoi capriccj da un marito indolente, che fa
della sua abitazione una scala franca a tutte le bandiere, non per conservare una perfetta
neutralità, ma per estendere il suo commercio. I colori indicavano l’originale a chi non conoscevalo
ch’esternamente, ma quei che l’avevano in pratica sapevan bene che ad esso punto non somigliavasi il
morale Ritratto. Dovevan essi persuadere quella Signora a non appropriarsi ciò che non le
apparteneva, a lasciare il colpo a chi meritavalo. Ma fecero al contrario attizzando il suo
risentimento ed animandola alla vendetta. Uno s’offerse di sfidar l’offensore a duello, ma
interrogato se ne sapesse di scherma, e rispondendo, che nò, svanì il progetto. Un altro risolse di
farlo bastonare, poi riflettendo sul rischio, e le conseguenze d’un Processo, cangiò pensiero. Vi fu
chi propose di parlargli nel tuono che meritava: ma quando seppe che il fervido Giovinotto era
facile a menar le mani abbandonò saviamente l’impegno. Ella non fomenta lo sdegno altrui, cerca
d’assicurarsi di ciò che sospettasi con fondamento intorno all’autore del Sonetto, e sembra ferma
nella risoluzione di vendicarsi dappoi. </seg>
</seg>
<pb n="430"></pb><seg synch="#FR.14" type="MT"> Senza l’onor di conoscerla le presentiamo una lezione
nel seguente aneddoto antico, che fa proprio al suo caso, e di cui la sua saviezza lusingaci che
vorrà approfittarne. </seg> Spargevasi per la Città di Yorck un infame Libello intitolato La Regina
impudica, e quantunque non vi fosse nominata, nè si parlasse nulla dell’Inghilterra, non si lasciò
per questo di riconoscere in esso era presa di mira Elisabetta. <seg synch="#FR.15" type="E3">
<seg synch="#FR.16" type="EX"> Un tale nominato Roberto Typai, figlio d’un artigiano, fu accusato
d’essere l’Autore di quello Scritto. Condotto nelle carceri, ed interrogato, negò costantemente il
suo delitto. La Regina instrutta, che colà raccoglievansi col maggior impegno tutti i lumi, e le
prove possibili per la formazione del suo Processo, lo fece condurre a Londra. Esaminato dal
Consiglio, e resistendo egli con forza nelle sue negative, non si trovarono le prove tali da poterlo
convincere. Allora la Regina prese in mano il Libello, e disse a’Giudici, senza scomporsi: “Signori,
noi ci affanniamo tanto ad interrogare questo miserabile, come s’effettivamente egli m’avesse
offesa. Sembrami, che quei che l’accusano siano di lui più colpevoli, poich’essi pretendono che
l’Autore di questo Libello, qualunque ei siasi, abbia voluto disegnarmi: il che non può essere,
perchè in esso parlasi d’una Regina impudica, ed io pretendo di essere casta. Così non può darsi che
sia fatto contro di me.” Questo avviso fu un ordine, che aprì le porte alla prigione di Typai, e
miselo in libertà. Ebbe egli un dono di cento scudi in risarcimento del torto che gli fu fatto.<note n="1">Questo sciagurato, uscito felicemente da’pericoli d’un affare sì serio; trattennesi a Londra,
ove non ebbe difficoltà di confessarsi l’Autor del Libello, e gli parve di farsi un merito scrivendo
un’apologia della Regina in forma di confutazione di quella scandalosa Operetta. Elisabetta ne fu
avvertita, lo fece andare dinanzi a lei, e gli disse: “Voi siete dunque l’autor del Libello,
quantunque l’abbiate con tanta ostinatezza negato? E chi è la Regina di cui voi avete preteso di
parlare? Secondo il vostro Libro, è questa una Regina vivente, che vuol passare per casta quantunque
non lo sia. Ciò basta per far conoscere la grandezza della vostra colpa. Noi vi abbiamo fatto un
dono credendovi innocente; ma poichè vi gloriate al presente d’essere il reo, tocca a’Giudici il
darvi la ricompensa che meritate.” Fu egli condannato alla frusta, e alla berlina col suo Libello
appeso al collo.</note></seg>
</seg> Jeri alle ore 17 circa al cader d’una lenta minuta pioggia, e al leggiero soffio del vento,
un fulmine strepitosissimo squarciò il nubiloso velo che ci toglieva la luce del Sole, ed arrestò
l’abbagliante suo volo in questa Parrocchia di Santa Sofia penetrando in alcune case nel sito detto
la Cà d’oro, ove sparse il terrore, e cagionò de’danni per altro di poca considera-<pb n="431"></pb>zione. Un Sacerdote, che leggeva il Breviario nella sua camera fù sì prossimo ad essere
incenerito, ch’una manica del suo abito arsa e fumante rimasegli. Il suo giusto spavento è più
facile da immaginare, che da descrivere. <seg synch="#FR.17" type="E3">
<seg synch="#FR.18" type="EX"> Un bello spirito, che si trovava in una parte di questa Città molto
lontana da quella, e si ride di chi ha paura de’tempi cattivi vantasi d’aver confortata la sua Bella
a cui stava spiegando Ovidio De Arte Amandi, col dirle mentr’Ella palpitava allo scoppio della
saetta: non temete nulla, non restano che le vittime pure incenerite da’fuochi celesti. Da ciò fece
argomentare, che la sua vittima fosse di razza diversa. Uno di que’Francesi, che nulla veggon di
bello, o di buono, fuori della loro Nazione, e all’Italia non vogliono cederla neppure nella Musica,
o nella Pittura, ebbe su questo soggetto poche sere sono una forte contesa contro alcuni dotti di
questa Città. <seg synch="#FR.19" type="MT"> Egli ci scrisse nella sua Lingua un elegante Biglietto
onorando di lode la nostra imparzialità, e promettendosi la compiacenza di vedere su questo Foglio,
che: </seg> La Francia ebbe due secoli sono un Cousin fondatore delle Scuola di Pittura Francese, e
che Niccolò Pussin che fiorì nello scorso Secolo fu uno de’Pittori più dotti ch’abbia avuto
l’Europa, per testimonianza di tutti gl’intelligenti delle più colte Nazioni. Che furono celebri
dopo lui Claudio Gelèe, Lorenzo de la Hire, Sebastiano Bourdon, Eustachio le Sueur, Carlo le Brun,
Giacomo Courtois, li quattro Coypel, Antonio Vatteau, li due Vanloo, Antonio Pesun e molti altri, i
quali si distinsero in varj generi di Pittura. Conchiude che la sola sfavorevole prevenzione ha
fatto dire motteggiando a quell’Italiano che vide un quadro Francese il cui soggetto era tratto da
Omero: Monsieur Achille, Monsieur Agamennone. Rispondiamo che se quì trattasi di confessare il
merito di questi famosi Pittori chiniamo il capo, ma se coll’averli citati si voglia poi contrastare
la superiorità di quello degl’Italiani non possiamo essere d’accordo seco lui. Egli rammenti che la
scuola Francese nacque sotto il Regno di Francesco Primo nelle cui braccia spirò il nostro Leonardo
da Vinci, e che per introdurla quel gran protettore dell’arti chiamò dall’Italia i Maestri, e fece
studiare sulle nostre Pitture. Rammenti che Luigi XIV stabilì l’Epoca sua più gloriosa, perchè la
maggior parte de’Pittori Francesi fece a Roma i suoi studj. Per dargliela vinta bisognerebbe ch’egli
provasse, che li scolari hanno superato i loro Maestri. Se questo impegno non lo sgomenta s’accinga
egli a sostenerlo, che non mancherà trà noi una valida convincente difesa. </seg>
</seg> Sentesi, che l’eredità di questo Pio Ospitale della Pietà, per la morte di Sua Eccellenza Il
Signor Francesco Maria Celsi ascenda non a tre mila ma ad otto mila ducati, oltre alcuni stabili.
Aggiungesi, che la Famiglia de’suoi Parenti dell’Ordine de’Segretarj resi capaci, per una Parte del
Serenissimo Maggior Consiglio di concorrere al fregio della Nobiltà Patrizia, come abbiamo accennato
ne’passati Fogli, sia positivamente al caso di contendere l’eredità all’Ospitale suddetto. <seg synch="#FR.20" type="MT"> Promessi ci vengono delli documenti su questo punto da informare il
Pubblico con sicurezza. </seg>
<pb n="432"></pb><seg synch="#FR.21" type="E3">
<seg synch="#FR.22" type="LB"> Sig. Gazzettiere Udine 5 Luglio 1789. “Il cortese accoglimento, che
avete dato nelle vostre Gazzette ad altre notizie scrittevi da Udine, mi stimola ad impennare la
presente, onde ragguagliare il Pubblico del divertimento che godesi in questa Città. Il Giuoco del
Pallone fin da qualche anno forma un gradito spettacolo nella State, per gl’abitanti d’essa e per i
forestieri, che vi concorrono; ma in quest’anno specialmente con ragione a sè chiama l’attenzione di
tutti. La fama del Sig. Malucelli già sparsa per tutta l’italia [sic] si riconosce per giusta e
vera; e il valoroso Atleta ha destato in tutti gli spettatori la meraviglia: V’è un altra schiera di
valenti Giocatori della Romagna, e d’altrove, i quali hanno per guida il destro e prode Sig. Lazzaro
Cantoni Asolano che è direttore e capo di tutta l’impresa. La nostra Patria altresì madre feconda di
tali Eroi ne’tempi andati, seguita a produrne anche al presente, e la vista del Signor Giovanni
Contieri ci risveglia l’idea dei Guerra, e degl’altri rinomati, che tanto un giorno condecorarono
questo Gioco. Egl’è nel fiore dell’età sua, e se al presente ha superato, e l’età e l’espettazione,
quai felici progressi non si dovrano da lui sperare? Già non mancagli Mecenati che cerchino
d’animarlo, mentre v’è ancora chi in Pubblico lo arricchisce di Premi all’occasione di qualche colpo
maestro. La gloria è il premio del valore. Immaginatevi gl’evviva ed i plausi degli spettatori che
risuonan d’ogni parte, ed invitano a godere i circonvici in un sì dilettante spettacolo. L’effetto
che fanno le acclamazioni per i vicini, forse lo faranno le vostre Gazzette per i forestieri, e
lontani, e concorrerete così a rendere più brillante uno spettacolo, che ci richiama alla mente i
tanto celebrati giochi Olimpici. Scusate, e sono. Vostro Umiliss. <lb></lb>N. N. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.23" type="MT"> Giuntaci la riportata Lettera poche ore sono, trovò lo spazio
sufficiente da cacciarsi in questa pagina, e l’abbiamo lasciata entrare. </seg> Supplemento
all’articolo sul fulmine d’jeri. Tutti accordiamo ch’una sola fu la scoppiata saetta, che il suo
baleno abbigliò la Città tutta, e il suo fragore straordinario assordò in ogni parte, tanto che ha
non meno temuto d’esser colpito chi trovavasi a castello di chi era a S. Job. Nondimeno è certissimo
ch’oltre le case colpite a Santa Sofia, questo fulmine, o una sua divisione recò qualche danno, e
uno spavento grandissimo anche nella Contrada di San Samuele. Che siasi spaccato in aria come le
granate d’artifizio, ed abbia lanciati i suoi fuochi in diverse parti? <seg type="U2">Avviso.</seg>
Si è resa libera la casa sopra il Canal Grande, ch’era abitata dal Signor Residente di Napoli; e
però quelle persone, che si fecero finora riguardo d’andar a vederla potranno adesso soddisfarsi
liberamente. Ricapiti per questo Foglio a Venezia. Dal Sig. Paolo Colombani Librajo a San
Bartolommeo. Dal Sig. Gio. Ant. Curti Librajo in Merceria di S. Giuliano. Si dà volante al prezzo di
soldi 5 al numero, e in associazione si manda alle abitazioni de’Signori Assocciati per un zecchino
all’anno anticipato. </seg>
</seg>
</ab>
</div>
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    </group>
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</TEI>
