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        <title>Num. 43</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
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          <name> Angelika Hallegger</name>
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        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-01-18">18.01.2016</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 337-344 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana veneta</title>
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          <date>1789</date>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone></p>
<div1>
<head><hi rend="smallcaps">Num. 43.</hi></head>
<p rend="date"><hi rend="smallcaps">Sabbato 30 Maggio 1789.</hi></p>
<p rend="BA"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone><hi rend="italic"> Al Cons. Ecc. di 40. C. N. 19.
Maggio. Mane.</hi></p>
<p rend="SO">Li Sig. Marchesi <hi rend="italic">Maruzzi</hi> nel 1772 erano creditori di summe
considerabili dalla Dita <hi rend="italic">Michel Careggiani</hi>, e per affetto allo stesso
acquistavano effetti col proprio soldo dandogli compartecipazione negli utili. Al primo Giugno
dell’anno sud. suggerita e desiderata da essa Dita un’impresa d’arbitrio nella compra di Caffè a
prezzi correnti onde opportunamente rivenderlo, condiscesero alla proposizione li Sig. <hi rend="italic">M. Maruzzi, per far cosa grata</hi>: com’è detto nella Scrittura, al <hi rend="italic">Careggiani</hi>, e co’proprj contanti acquistarono cinquanta migliaja di Caffè per conto compagnia
con carico alla Dita Careggiani della vendita dipendendo sempre da’proprietarj, perchè fossero
rimborsati, e ripartito l’utile trà essi ed il venditore. Abbassato il prezzo del Caffè rimase nelli
magazzini delli Maruzzi fino al 1779 la grossa comperata Partita al qual tempo ne furono da essi
affidati otto migliaja al Careggiani per venderli, fatti passare ne’di lui magazzini unitamente a
sedici Botti di Galla comprate dal Sig. March. Costantino Maruzzi ed egualmente affidate al sud. per
la vendita. Anche in quell’anno furono fatti grandiosi esborsi, dalli Sig. Maruzzi, la maggior parte
in partita di Banco a favore della prefata Dita, che godeva somma riputazione nella Società
Mercantile, sicchè il loro credito verso d’essa ascese a duc. 50 mila.</p>
<p>Per varie vicende accadute alla Dita Careggiani, nello stesso anno 1779 si dispose
d’assoggettarsi come fallita al Mag. Eccellentiss. de’sopra Consoli, onde pensò di restituire alli
Sig. Maruzzi li 8 m. di Caffè, e le 16 Botti di Galla di loro ragione consegnando ad essi le chiavi
de’magazzini ov’esistevano, e la carta di retrocessione. Ad estinzione poi di parte del loro
considerabile credito, nel Settembre di detto anno fu ad essi con-<pb n="338"></pb>segnate altre carte
di cessioni di crediti della med. Dita. Seguito il trasporto delle mercanzie, nel mese d’Ottobre la
Dita Careggiani mancò di credito assoggettandosi al Mag. predetto.</p>
<p>In Novembre 1780 alcuni pochi creditori del decotto Careggiani si son uniti contro li Sig.
Maruzzi e con Giudiziaria Scrittura hanno contestato, che in tempo prossimo al fallimento non
potessero seguir le fatte cessioni, e che la professata proprietà degli effetti, per mancanza delle
legali formalità non dovesse aver luogo, onde col Taglio delle Carte si avessero questi a rimettere
ne’magazzini Careggiani ov’erano prima. Sostennero in difesa li Sig. <hi rend="italic">Maruzzi</hi>
la validità delle cessioni, e della ritrocessione de’generi di loro ragione, e proposero Capitoli
comprovanti la loro proprietà sopra d’essi. Nacque spediz. absente a favor delli creditori il dì 5
Ottobre 1781 quale fu appellata dalli Sig. Maruzzi all’Ecc. Cons. di 40 C. V. e in istato di
Pendenza con accordo delle Parti seguì la vendita degli effetti.</p>
<p>Rimasta giacente la Causa per anni sei, fu trattata poi in Terzo Consiglio <hi rend="italic">Post</hi>, e nacque Spazzo di Laudo a favore de’creditori con voti 17 contro 13 al Taglio. Furono
depositati li Capitali e l’importare di alcune cessioni ch’ebbero effetto, il tutto formante la
summa di Duc. 45 m. da essere ripartita nella massa de’creditori con quelle condizioni e riserve
ammesse nel sud. Giudizio.</p>
<p>Prodotta dalli Sig. Maruzzi la loro Dimanda al Mag. de’Sopraconsoli per sentenziare li loro
grandiosi crediti verso la decotta Dita, fu questa opposta dalli altri creditori, e s’instituì una
Pendenza. Essi in oltre pretesero che li Sig. Marchesi non avessero eseguito lo Spazzo di Laudo, ed
instituirono una Causa con estesa gli 18. Feb. 1787 dinanzi agli Eccellentis. Capi di 40 C. V. in
quattro Capi. Nel primo in esecuzione dello Spazzo proposero il repristino delli 50 migl. Caffè non
disposto, e comperati per conto Compagnia; e cogli altri tre: che in dipendenza del Giudizio siano
essi Sig. Maruzzi sentenziati al pagamento del prò di 6 per cento tanto sull’importar degli effetti,
quanto sopra di crediti ceduti ad essi dalla Dita Careggiani colle carte tagliate dallo Spazzo di
Laudo; con alcune altre significanti riserve accennate nella med. estesa. Le pretese di detti capi
importerebbero duc. 45 m. senza sapere a qual confine giunger potessero le riserve.</p>
<p>Si son difesi li Sig. Maruzzi contestando la licenza delli Capi proposti; e che siccome lo Spazzo
di Laudo non decise che il ripristino degli effetti esistenti ne’magazzini del Careggiani al tempo
prossimo al suo fallimento, e passati in loro potere colle chiavi de’magazzini, e colle carte
firmate, ed avendo essi adempito il deposito, così non si potesse abusare del Giudizio volendolo
esteso ad ispogliarli di quel Caffè acquistato col proprio soldo, e sempre appresso loro rimasto, nè
possa aver luogo l’indebita pretesa de’prò.</p>
<p>Nacque la spediz. absente degli Ecc. Capi di 40 C. V. a favore delli Creditori. Fu questa dalli
Sig. March. Maruzzi appellata al Cons. Eccellentis. della C. N. a cui si trattò la Causa nel
predetto giorno.</p>
<p>Sostennesi al Taglio che collo Spazzo di Laudo seguito contro di loro non avevano li Sig. Maruzzi
perduta la proprietà che degli 8 migl. Caffè e delle 16 Botti galla date al Careggia-<pb n="339"></pb>ni; e in conseguenza insostenibili i capi di pretesa estesi contro di essi. Si disputò al Laudo,
che siccome perduta avevano la proprietà sopra gli 8 migl. e la Galla, così ne veniva in conseguenza
che perduta l’avessero anche sul resto dell’acquisto fatto in conto compagnia. Il Giudizio a favore
delli Nob. Sig. Maruzzi fu di 24( al Taglio. 4 al Laudo, 3 non S.</p>
<p rend="BA"><milestone unit="MT" xml:id="FR.3"></milestone><hi rend="italic"> Parole del Gazzettiere.</hi></p>
<p rend="SO">Le recenti Cause poste su questi Fogli ci son venute dalla mano d’un Incognito, che
merita i nostri ringraziamenti. Non possiamo però a questo proposito dispensarci dal riprotestar il
nostro stupore di trovarci abbandonati dal cortese <hi rend="italic">Forense</hi>, che ci favoriva
con tanta sollecitudine, e gentilezza. Si sarà egli forse disgustato, come alcuni altri, di noi,
senza che ne abbiamo la menoma colpa. Questi sono i più frequenti incerti della Carica. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p><milestone unit="E3" xml:id="FR.4"></milestone>
<milestone unit="EX" xml:id="FR.5"></milestone> Nel Polesine, forse per il descritto assassinamento seguito a
<hi rend="italic">Pianiga</hi>, si vive in sospetto ne’luoghi isolati, e si stà coll’armi. pronte
per difendersi da qualche violenza. A <hi rend="italic">Vescovana</hi> un oste situato ne’Beni di Cà
Pisani nominato <hi rend="italic">Ant. Cavallarin</hi> detto <hi rend="italic">Masanetta</hi> udendo
i suoi cani che abbajavano nel cortile s’alzò di letto, e si portò pian piano al balcone d’una
camera in cui dormiva con suo Figlio orecchiando se mai colà introdotto fossesi qualche ladro.
Questo suo Figlio, o per fatale accidente, o per essersi svegliato a qualche movimento (forse era di
sonno leggiero) vedendo aperta l’imposta di quel balcone, e una non conosciuta figura trà l’ombre
della notte, prese una pistola carica a palla e gliela scaricò contro: ma fortunatamente non lo
colpì. Il povero uomo si voltò dicendo: oh Dio! e non avendo suo Figlio riconosciuto il suono della
sua voce, è ben da credere, che fosse mezz’addormentato. Pres’egli uno schioppo carico a <hi rend="italic">Ballettoni</hi> e lo ferì mortalmente. Svegliossi allo sparo un altro suo Fratello che
accorse a quel sito con un pistone teso ma non successe di peggio perchè conobbe nel ferito il suo
genitore. <lb></lb><milestone rend="closer" unit="EX"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>Il tristo caso successe la notte delli 18 cor. e potrà avvertir quanto importi l’essere meno
precipitevoli quando si tratta della vita degli uomini. Sperasi la guarigione di quel Padre
infelice.</p>
<p>Continuazione de’passi Storici sulla vittoria de’Veneziani contro la Flotta di Ottone.</p>
<p><hi rend="italic">Benvenuto de Rambaldi</hi> nel suo Libro intitolato <hi rend="italic">Augustale</hi> così dice:</p>
<p><hi rend="italic">Friderieus Primus, nepos Conradi II. sepè fuit infestus Ecclesie. Et Alexandrum
Papam persecutus est apud Venectias. Victus, pacem fecit. Tandem cum iuisset in subsidium Terre
Sancte, suffocatus est, &amp;c.</hi></p>
<p>Frà Giacomo Vescovo Capitense scrisse al Doge <hi rend="italic">Giov.</hi>
<hi rend="italic">Dolfino</hi> l’anno 1356.</p>
<p><hi rend="italic">Nos Frater Jacobus de Urbe, Dei Gratia Episcopus Capitensis locumtenentes
&amp;c. Illustri D. Joanni Delfino Dei gratia Duci Venet. Inclito, &amp; Consiliarijs, nec non
Nobilibus viris Dominis Marco Lauredano, &amp; Nicolao Justiniano Procuratoribus Ecclesie Sancti
Marci Civitatis predicte salutem. E poi. Paratisque Stolis ex utraque parte &amp; mutlis galeis
ampliori numero excedente Imperactoris exercitus, cui preerat legitimus Imperatoris filius, iuxta
Venetorum littora ad bellum concernentes, exercitus, crudeli pugna peracta, tandem magis Deo
faven-</hi><pb n="340"></pb><hi rend="italic">re quam gladio, succumbit. Et capti ipse Imperatoris
natus, &amp; Barones multi, &amp;c.</hi></p>
<p>Bernardino Corio nella Prima Parte della sua Istoria.</p>
<p>“In questo medesimo tempo, havendo inteso il Barbarossa, come Alessandro Papa era venuto a
Venetia, grandemente si sdegnò contra quel Senato. Onde mandò Otto suo Figliuolo con 75 navi lunghe,
&amp; fornite di Soldati contro i Venetiani. Della qual cosa Alessandro &amp; il Ziano Doge della
Città, havendo la nuova armarono 30 navilj di gente scelte. Le quali essendo giunte in Istria, &amp;
avvicinatosi al nemico, poco discosto dal promontorio di Salborio, con grand’animo fu commessa la
battaglia. La quale finalmente voltandosi favorevole alle genti Venitiane, quarantaotto navi, con la
galea reale, rimasero prigioni. In modo che Otto con molti Principi prigioni, fu condotto a
Venetia.”</p>
<p>Leggesi, dice il Sansovino nella sua <hi rend="italic">Venetia</hi>, in un sasso antico a San
Giovanni di <hi rend="italic">Salboro</hi> territorio di Pirano nell’Istria questa pubblica
Inscrizione.</p>
<lg>
<l rend="G1"><milestone unit="E3" xml:id="FR.6"></milestone>
<milestone unit="ZM" xml:id="FR.7"></milestone><hi rend="italic"> Heus populi celebrate locum, quem Tertius
olim</hi></l>
<l rend="GF"><hi rend="italic">Pastor Alexander donis clestibus auxit;</hi></l>
<l rend="GF"><hi rend="italic">Hoc etenim pelago Venete victoria classis</hi></l>
<l rend="GF"><hi rend="italic">Desuper eluxit, cecidtique superbia magni</hi></l>
<l rend="GF"><hi rend="italic">Imduperatoris Federici, &amp; reddita Sancte</hi></l>
<l rend="GF"><hi rend="italic">Ecclesie pax alma fuit, quo tempore mille</hi></l>
<l rend="GF"><hi rend="italic">Septuaginta dabat centum, septemque supernus</hi></l>
<l rend="GF"><hi rend="italic">Pacifer adveniens, ab origine carnis amicte. </hi><milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></l>
</lg>
<p rend="BU"><milestone unit="MT" xml:id="FR.8"></milestone> (Il compimento nel Foglio venturo.) <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="SO">Jeri in questa Ducale Basilica celebrati si sono i funerali del Cardinale <hi rend="italic">Giambat. Zeno</hi> nipote per linea femminile del Papa Paulo II. Essendo egli
Protonotario fu fatto Vescovo di Vicenza, e creato alla Porpora Cardinalizia l’anno 1468 di cui
fregiato visse 33 anni. Morì in Padova nel 1501 lasciando in testamento molti denari e gran quantità
d’argento lavorato a’suoi parenti, alla sua Famiglia, a diverse Chiese, ed a questa Repubblica, che
in segno d’eterna riconoscenza gli eresse la Cappella in cui ammirasi il superbo altare ornato di
figure di bronzo opere compiuta nel 1515 dal celebre scultore Pier Giov: <hi rend="italic">Campanato</hi>. Scrive il Sansovino: che que’due gran leoni di pietra rossa Veronese che veggonsi
a’lati di detto altare erano in avanti al di fuori della porta maggiore. Giace nel mezzo della
Cappella dinanzi allo stesso altare un gran Cassone di bronzo lavorato con somma intelligenza e
fatica, a’lati del quale tre per parte sei belle figure rappresentano la Fede, la Speranza, la
Carità, la Prudenza, la Pietà, e la Munificenza. Virtù che ammiravansi nel desunto Cardinale la cui
figura similmente di bronzo giace stesa sul cassone in abito pontificale, colla mitra in capo, a cui
son sottoposti i guanciali, come a’piedi. Dinanzi al cassone due Angioletti tengono in mano lo
stemma della Casa Zeno; e alla parte posteriore fu d’ordine del Senato scolpito:</p>
<p>Joanni Baptistae Zeno <hi rend="italic">Pauli Secundi ex sorore Nepoti, S. S. Romane Ecclesie
Cardinali meritissimo, Senatus Venetus, cum propter eximiam eius sapientiam, tum singularem
pietatem, ac</hi>
<pb n="341"></pb>
<hi rend="italic">munificentiam in patriam, quam amplissimo Legato moriens prosecutus est.</hi></p>
<p><hi rend="italic">M. P. P. C.</hi></p>
<p><hi rend="italic">Aetatis anno LXIII. Obijt. M. D. I. Die VIII. Maij. Hora XII</hi></p>
<p>Questa funebre annuale solennità non fu costantemente eseguita ne’tempi prossimi alla
disposizione testamentaria del Cardinale; e ciò dimostrasi nel seguente passo della vita del Doge
<hi rend="italic">Francesco Donato</hi>, che morì alla metà del Secolo XVI, scritta dal citato
Sansovino.</p>
<p>“Nell’ultimo anno del suo Principato, si rinnovò la memoria del Cardinal <hi rend="italic">Zeno</hi> nella Chiesa di San Marco. Perciochè trovandosi all’hora capo di XL. Pietro <hi rend="italic">Zeno</hi>, che fu figliuolo di Gieronimo Procuratore di San Marco, operò di maniera
con la Signoria, &amp; con i Capi del Consiglio di Dieci, che esseguendosi il testamento di esso
Cardinale, si continovò di celebrare ogni anno nel mese di Maggio, le funerali secondo la
dispositione del predetto Cardinale. Perciochè essendo ricchissimo, lasciò bello &amp; honorato
legato in perpetuo al Principe, alla Signoria, al Senato, a gli Oratori esterni, al Clero, &amp; ad
altri, si come in quello si contiene, per la somma di due mila, &amp; cento Ducati l’anno. La qual
cosa si come apportò splendore al nome di quel grande &amp; molto potente Prelato al suo tempo, così
fu di molta soddisfazione a tutta la famiglia sua, poichè il predetto Pietro all’hora assai giovane,
procurò che si rifuscitassero nella famiglia gli honori intermessi di tanto huomo, sì per
l’essecutione di così fatta cerimonia &amp; sì per l’orazione che vi si recita ogni volta alla
presenza del Senato in commemorazione delle cose fatte dal sud. Cardinale.”</p>
<p>Quell’amor del vero, e del giusto che si rese sempre accessibili alle ritrattazioni, alla
diversità de’racconti, o alla loro modificazione, ora ci determina ad inserire nel presente Foglio
le notizie sopra un fatto narrato al Num. 40 inviateci in Lettera di Brescia 24 corrente.</p>
<p>“Intorno al Testamento del <hi rend="italic">Caravaggio</hi> è da sapere, ch’ei non disse mai, nè
confessò d’aver fatto l’aggressor di strada, ma di avere solamente esercitata sempre la onorata vita
di ladro: eccone un dettaglio in ristretto.</p>
<p>Trasse i suoi natali in un Paese del Territorio Veronese. Suo Padre fu uno da <hi rend="italic">Corticelle</hi> Bresciano, già bandito, e nel Veronese rifugiatosi, e sua Madre pur Veronese. Fatto
adulto il mal educato <hi rend="italic">Giammaria</hi> si trasferì a <hi rend="italic">Capriano</hi>
indi ad <hi rend="italic">Azzano</hi> sempre esercitando l’onorato suo mestier di ladro, non solo
nelle campagne, ma nelle Case ancora ec. Siccome oriondo però da <hi rend="italic">Corticelle</hi>
ivi avea un suo zio Prete, che rifiutò sin dapprincipio la sua famigliarità, troppo notoria essendo
al mondo la sua vita e miracoli prodotti dalla proibizione del settimo Comandamento Divino. Ed ecco
in contraddizione la di lui <hi rend="italic">esemplarità, e che godesse del migliore
concetto.</hi></p>
<p>Verificatasi la morte di detto suo Zio prete, e pervenuta in esso l’eredità dello stesso
benestante religioso, fece anch’egli negli ultimi periodi di sua vita il suo Testamento, e tralle
altre cose dispose: alcune centinaja di scudi alla Comunità di <hi rend="italic">Azzano</hi> per
danni recatile. Scudi 50 al suo vicino per risarcimento di roba in più volte rubatagli, Scudi cento
al <hi rend="italic">Solsino</hi> da <hi rend="italic">Corticelle</hi> per tanti involatigli fuor di
tasca un giorno ch’era questi sover <pb n="342"></pb> chiamente ebbro dal vino, ma non <hi rend="italic">colla forza</hi>, ed altri legati fece pure a diverse altre persone da lui danneggiate. Del
restante poi delle sue facoltà dispose a favore de’poveri; ma tutti per altro suoi parenti. Si dica
mò in contrario se si può?</p>
<p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.9"></milestone>
<milestone unit="LB" xml:id="FR.10"></milestone><hi rend="italic"> Da S. Gottardo.</hi></p>
<p rend="date">27 Maggio 1789.</p>
<p rend="SO">“Un Medico Vicentino rispettabile egualmente per le sue cognizioni, come per la sua
nascita, e che esercita il suo mestiere in Campagna, trovò alla finfine uno specifico per una delle
più incomode e nojose malattie, che soffra l’umanità, e per cui il tanto pregievole senso dell’udito
ne resta in parte scemato, o totalmente cancellato. Egli è vero, che nè voi nè io crediamo troppo
agli specifici nelle malattie spezialmente che dipender possono, benchè simili in apparenza, da
mille diverse cagioni, ma non istà per questo che metter si possano in dubbio i salutari effetti
ottenuti dal nostro Sig. Dottore nelle più ostinate sordità. Il rimedio n’è semplicissimo, e quel
ch’è migliore non istà rinchiuso negli alberelli delle spezierie, nè si prepara a fatica dentro i
vetri infocati dei Chimici. Lo sterco d’Asino somministra l’innocente specifico, ed il più sicuro
rimedio fra quanti egli n’abbia tentati giammai. Basta solo che si tolga di fresco appena uscito
dalla ventraglia dell’Animale, onde non isvapori il balsamico, ed il sugoso. Ciò fatto conviene
comprimere ben bene la materia fra un grosso pannolino, e farne sortire tutto il stuido possibile.
Eccovi il facile modo con cui il Sig. Dottore ottiene lo specifico portentoso; nè di questo è più
malagevole la maniera di servirsene al caso. Fa d’uopo soltanto trarne alcune goccie dall’ampolla in
cui si dovrà tenere ben chiuso, ed introdurle di quando in quando nell’organo male affetto finchè se
ne ottenga il desiderato fine, che sovente tra pochi giorni con certezza succede. A chi non è ignota
la medicinale virtù dell’erbe, allorchè spezialmente siano i loro fughi mirabilmente mescolati ed
alterati da quelli degli organi digerenti dell’animale, non sarà di sorpresa che da un sì vile
prodotto venire ne possano così pregiati vantaggi. In molte occasioni servesi tuttodì la <hi rend="italic">Divina Arte di guarire</hi> di mezzi non molto da questo dissimili, anzi ne ha persino
fissata l’epoca delle scoperte, come quelle che la fecero crescere in maggior lustro e splendore.
Non è da ignorare ancora che ne’colli Vicentini di <hi rend="italic">Montecchio</hi> e di <hi rend="italic">Brendola</hi> (luoghi nei quali il Sig. Dottore fece le sue sperienze) specialmente
negli esposti al Mezzogiorno, pullulano in copia da ogni lato varie spezie di erbe Balsamiche, delle
quali può cibarsi ogni sorta di Bestiame. Quanto mai non dovranno intanto restar obbligate alle
sagaci fatiche, ed alle mirabili ed utili scoperte del Sig. Dottore tutte le anime sensibili!
equanto mai non dovrassi pregiar da qui innanzi lo sterco de’nostri buoni Somari in confronto di
quello di alcuni strani animali, che pure a tanto prezzo si compera, ed il di cui odore spiacevole
emanando sovente dalla capigliatura e dalle vesti di un qualche Zerbino oltremontano, appesta ed
ammorba gli organi dilicati delle nostre gentili Signore, non che talvolta il naso di tanti
galantuomini! Ho l’onore ec. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p><milestone unit="MT" xml:id="FR.11"></milestone> Grato si mostra alla nostra diligente condiscendenza in un
Biglietto pieno di gentili espressioni l’incognito da cui <pb n="343"></pb> ebbimo lo stimolo di
riferire le testimonianze onorevoli sul carattere, e sulla morale in pratica di <hi rend="italic">Voltaire</hi>. Dallo squarcio eloquente dell’Elogio di M. de la <hi rend="italic">Harpe</hi> nacque
in esso la volontà di leggerlo interamente. Se mai avess’egli d’uopo d’un maggiore impulso per
effettuare la sua disposizione glielo presentiamo nel seguente passo dell’Elogio medesimo, ch’è d’un
tuono diverso dall’altro ch’abbiamo tradotto, e con uno stile pieno di movimento, di calore, e di
vita, ci mostra quel bel giorno d’entusiasmo, quella scena di trionfo per il talento, e
d’umiliazione per l’invidia, alla quale, per cosi dire, assistì tutto Parigi, o come attore, o come
testimonio. Intendesi del suo ritorno in quella Capitale ove in età d’ottant’anni lo trasse la
passion della gloria, ad onta delle sue infermità, abbandonando il suo tranquillo ritiro, e forse
per ciò precipitando gli ultimi momenti della sua vita. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
<p rend="EU"><milestone unit="E3" xml:id="FR.12"></milestone>
</p>
<div2>
<head><hi rend="italic">Traduzione.</hi></head>
<p rend="SO">. . . . . <milestone unit="ZM" xml:id="FR.13"></milestone> “Egli viene, e reca alle Scene l’ultima
sua Tragedia l’<hi rend="italic">Irene</hi> . . . Ma che importa allora d’<hi rend="italic">Irene</hi>? Egli viene dopo un’absenza di trent’anni: egli è desso! È <hi rend="italic">Voltaire</hi>! O voi, adoratori dell’arti, e della gloria, Voi che avreste seguito il <hi rend="italic">Tasso</hi> al campidoglio, dove oh Dio! non è salito: Voi che cercaste trà i rovi d’un
campo deserto la pietra negletta che copre <hi rend="italic">Racine</hi>; Voi che lasciaste cadervi
alcune lagrime sull’angolo di terra ove insieme risposano <hi rend="italic">Moliere</hi> e <hi rend="italic">La Fontaine</hi>; che vi siete prostesi a’piedi delle loro statue che da una tardiva
riconoscenza finalmente furono decretate; venite, questo spettacolo è fatto per Voi. Mirate questa
folla che stringesi sotto questi portici; i capi di queste vie pieni d’un Popolo immenso; udite
queste grida che annunziano l’avvicinamento del carro, carro veramente trionfale, che porta
l’oggetto delle pubbliche adorazioni. Eccolo! . . . Le acclamazioni raddoppiansi; tutti vogliono
contemplarlo, seguirlo, toccarlo, e tutti rispettando la fragile e tremante caducità, che potrebbe
perire in seno di tanta gloria, lo coprono, lo proteggono contro di loro proprj trasporti,
assicurano la sua marcia, e gli aprono la via. Tutto rimbomba dello strepito de’suoi applausi, tutto
è trasportato dall’ebbrezza del giubilo. Gli si portan dinanzi le corone, e gli allori: egli se li
strappa di fronte, e gli cadono a’piedi . . . Qual giorno per l’umanità, è quello in cui i ranghi, i
titoli, le ricchezze, il credito, il potere, tutte l’esterne decorazioni, tutte le distinzioni
passeggiere, tutto è insieme confuso nella calca ch’un grand’uomo strascina appresso di sè! In
questo momento qui altro non v’ha che <hi rend="italic">Voltaire</hi>, e la Nazione.” <milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
<p>“<hi rend="italic">Santo Bertolini</hi> Speziale da Medicine in Venezia all’Insegna di S. <hi rend="italic">Girolamo</hi> si onora di render avvisato il Pubblico che dopo le indefesse
diligentissime cure da esso impiegate per il corso di molti anni, avendo già stabilite le opportune,
e fedeli corrispondenze in rapporto alle Acque Minerali infrascritte con l’oggetto di averle sempre
fresche dalle respettive loro fonti, ne ha egli fatta per la presente nuova stagione un’abbondante
provvista in servigio di tutte quelle persone, che per riguardi di salute hanno la consuetudine di
valersene. Queste si trovano vendibili nel proprio di lui Negozio sulla Riva detta del Ferro ove
potranno indrizzarsi a lor piacere li Ricorrenti con piena <pb n="344"></pb> sicurezza della genuina
qualità, delle Acque medesime, non meno che d’una costante moderazione ed onestà di prezzi.”</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Nota delle Acque suddette.</hi></head>
<p>Acqua di Recoaro</p>
<p>-------- di Cilla</p>
<p>-------- di Boemia</p>
<p>-------- delle Vergine</p>
<p>-------- di Montegrotto</p>
<p>-------- della Brandola</p>
<p>-------- Subamara di Modena</p>
<p>-------- della Salvarola</p>
<p>-------- di Nocera</p>
<p>-------- del Tettuccio</p>
<p>-------- di Caldiero</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Libri Nuovi.</hi></head>
<p rend="SO">“È uscita di fresco da questi Veneti trochj di <hi rend="italic">Giuseppe Rosa</hi>, la
vita, e le lettere d’<hi rend="italic">Abegliardo</hi>, e d’<hi rend="italic">Eloisa</hi>, per la
prima volta dal Francese tradotta dal Sig. <hi rend="italic">Andrea Metrà</hi>; spera egli che
questa preziosa raccolta, in due tomi divisa, incontrerà il genio delle persone erudite, e di buon
gusto, nulla avendo ommesso, per renderla dilettevole. Si vendono li sud. due volumi in ottavo, al
prezzo di Lire 4. Venete, alla abitazione del medesimo in calle lunga S. Maria Formosa; e il suo
recapito si è alla Bottega da Caffè della <hi rend="italic">Fortuna</hi> oppure a quella della Pace
a S. Marco.”</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Spettacolo di Vicenza.</hi></head>
<p rend="SO"><hi rend="italic">Giovanna d’Arco</hi> Dramma di genere spettacoloso con i Cori,
composto dal Sig. <hi rend="italic">Sograffi</hi> di Venezia, di cui ne fa egli dono a questa Nobile
Società.</p>
<p>Attori. La Sig. <hi rend="italic">Marchetti</hi>, il Sig. <hi rend="italic">Roncaglia</hi>, il
Sig. <hi rend="italic">Babbini</hi>.</p>
<p>La Musica del Sig. Maestro <hi rend="italic">Andreozzi</hi>. Le Scene del Sig. Cavalier <hi rend="italic">Fontanesi</hi>.</p>
<p>Balli. La Sig. <hi rend="italic">Carolina Pitrot</hi>. Il Sig. <hi rend="italic">Gioja</hi>.
Inventore il Sig. <hi rend="italic">Beretti</hi>.</p>
<p>Comincieranno le Recite al 25 Giugno. Vicenza 25 Maggio.</p>
<p rend="date"><hi rend="italic">Da Rovigo. 26 Maggio 1789.</hi></p>
<p rend="SO">Vorrei esser utile anch’io alla Società; per questo vi dirò, che oggi abbiamo avuto un
Mercato franco con istrepitoso concorso di bovi a prezzi molto onesti, sicchè gli acquirenti ebbero
campo di sfogarsi nelle loro comprede. Le biade sono precipitate di prezzo; il formento più bello da
l. 28 alle 30 il sacco nostro, e il sorgo Turco a l. 23. Se li vostri assocciati di tutte le Piazze
vi avviseranno de’prezzi de’comestibili sarà bene per il commercio senza la replica di tante Lettere
scritte da Corrispondenti, e sarà cosa utile per tutti. Addio.</p>
<p>Quel Letterato di cui con tanta ragione s’è creduto il suicidio, vive, e ritrovasi in una Città
d’Italia d’Estero Stato. Gli spiriti forti insulteranno la sua debolezza: ma gli amici degli uomini,
le anime illuminate della Religione, che non veggono nel sepolcro il confine de’mali, godranno che
la ripugnanza dell’umanità abbia superato la fermezza della sua crudele risoluzione.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Cambj 29 cor.</hi></head>
<p rend="SO">Lione 57 e mezzo. Parigi 57 e un 4to. Roma 62 e mezzo. Napoli 117. Livorno 100 e 3 8vi.
Milano 155 e mezzo. Genova 91. Amsterdam 93 e mezzo. Londra 49 e mezzo. Augusta 103 e mezzo. Vienna
198 e mez.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Prezzi delle Biade.</hi></head>
<p rend="SO">Formento a L. 31. 10. Sorgo Turco a L. 22. Risi da’Duc. 35. ai 36.</p>
</div2>
<div2>
<head><hi rend="italic">Nell’Ecc. Coll. 30. Maggio.</hi></head>
<p rend="SO">Per Console in Aleppo.</p>
<p>(21. 5 <hi rend="italic">Salessio Rizzini</hi> attuale riconfermato.</p>
<p> 9.17 <hi rend="italic">Girolamo Bianchi</hi>.)</p>
<p> 6.20 <hi rend="italic">Alvise Vettorelli</hi>.) da Bassane <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
<milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
<p></p>
</div2>
</div1>
</body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
<div>
<ab> Num. 43 1789 <seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 43. Sabbato 30 Maggio 1789. <seg synch="#FR.2" type="E2"> Al Cons. Ecc. di 40. C. N. 19. Maggio. Mane. Li Sig. Marchesi Maruzzi nel 1772 erano
creditori di summe considerabili dalla Dita Michel Careggiani, e per affetto allo stesso
acquistavano effetti col proprio soldo dandogli compartecipazione negli utili. Al primo Giugno
dell’anno sud. suggerita e desiderata da essa Dita un’impresa d’arbitrio nella compra di Caffè a
prezzi correnti onde opportunamente rivenderlo, condiscesero alla proposizione li Sig. M. Maruzzi,
per far cosa grata: com’è detto nella Scrittura, al Careggiani, e co’proprj contanti acquistarono
cinquanta migliaja di Caffè per conto compagnia con carico alla Dita Careggiani della vendita
dipendendo sempre da’proprietarj, perchè fossero rimborsati, e ripartito l’utile trà essi ed il
venditore. Abbassato il prezzo del Caffè rimase nelli magazzini delli Maruzzi fino al 1779 la grossa
comperata Partita al qual tempo ne furono da essi affidati otto migliaja al Careggiani per venderli,
fatti passare ne’di lui magazzini unitamente a sedici Botti di Galla comprate dal Sig. March.
Costantino Maruzzi ed egualmente affidate al sud. per la vendita. Anche in quell’anno furono fatti
grandiosi esborsi, dalli Sig. Maruzzi, la maggior parte in partita di Banco a favore della prefata
Dita, che godeva somma riputazione nella Società Mercantile, sicchè il loro credito verso d’essa
ascese a duc. 50 mila. Per varie vicende accadute alla Dita Careggiani, nello stesso anno 1779 si
dispose d’assoggettarsi come fallita al Mag. Eccellentiss. de’sopra Consoli, onde pensò di
restituire alli Sig. Maruzzi li 8 m. di Caffè, e le 16 Botti di Galla di loro ragione consegnando ad
essi le chiavi de’magazzini ov’esistevano, e la carta di retrocessione. Ad estinzione poi di parte
del loro considerabile credito, nel Settembre di detto anno fu ad essi con-<pb n="338"></pb>segnate
altre carte di cessioni di crediti della med. Dita. Seguito il trasporto delle mercanzie, nel mese
d’Ottobre la Dita Careggiani mancò di credito assoggettandosi al Mag. predetto. In Novembre 1780
alcuni pochi creditori del decotto Careggiani si son uniti contro li Sig. Maruzzi e con Giudiziaria
Scrittura hanno contestato, che in tempo prossimo al fallimento non potessero seguir le fatte
cessioni, e che la professata proprietà degli effetti, per mancanza delle legali formalità non
dovesse aver luogo, onde col Taglio delle Carte si avessero questi a rimettere ne’magazzini
Careggiani ov’erano prima. Sostennero in difesa li Sig. Maruzzi la validità delle cessioni, e della
ritrocessione de’generi di loro ragione, e proposero Capitoli comprovanti la loro proprietà sopra
d’essi. Nacque spediz. absente a favor delli creditori il dì 5 Ottobre 1781 quale fu appellata dalli
Sig. Maruzzi all’Ecc. Cons. di 40 C. V. e in istato di Pendenza con accordo delle Parti seguì la
vendita degli effetti. Rimasta giacente la Causa per anni sei, fu trattata poi in Terzo Consiglio
Post, e nacque Spazzo di Laudo a favore de’creditori con voti 17 contro 13 al Taglio. Furono
depositati li Capitali e l’importare di alcune cessioni ch’ebbero effetto, il tutto formante la
summa di Duc. 45 m. da essere ripartita nella massa de’creditori con quelle condizioni e riserve
ammesse nel sud. Giudizio. Prodotta dalli Sig. Maruzzi la loro Dimanda al Mag. de’Sopraconsoli per
sentenziare li loro grandiosi crediti verso la decotta Dita, fu questa opposta dalli altri
creditori, e s’instituì una Pendenza. Essi in oltre pretesero che li Sig. Marchesi non avessero
eseguito lo Spazzo di Laudo, ed instituirono una Causa con estesa gli 18. Feb. 1787 dinanzi agli
Eccellentis. Capi di 40 C. V. in quattro Capi. Nel primo in esecuzione dello Spazzo proposero il
repristino delli 50 migl. Caffè non disposto, e comperati per conto Compagnia; e cogli altri tre:
che in dipendenza del Giudizio siano essi Sig. Maruzzi sentenziati al pagamento del prò di 6 per
cento tanto sull’importar degli effetti, quanto sopra di crediti ceduti ad essi dalla Dita
Careggiani colle carte tagliate dallo Spazzo di Laudo; con alcune altre significanti riserve
accennate nella med. estesa. Le pretese di detti capi importerebbero duc. 45 m. senza sapere a qual
confine giunger potessero le riserve. Si son difesi li Sig. Maruzzi contestando la licenza delli
Capi proposti; e che siccome lo Spazzo di Laudo non decise che il ripristino degli effetti esistenti
ne’magazzini del Careggiani al tempo prossimo al suo fallimento, e passati in loro potere colle
chiavi de’magazzini, e colle carte firmate, ed avendo essi adempito il deposito, così non si potesse
abusare del Giudizio volendolo esteso ad ispogliarli di quel Caffè acquistato col proprio soldo, e
sempre appresso loro rimasto, nè possa aver luogo l’indebita pretesa de’prò. Nacque la spediz.
absente degli Ecc. Capi di 40 C. V. a favore delli Creditori. Fu questa dalli Sig. March. Maruzzi
appellata al Cons. Eccellentis. della C. N. a cui si trattò la Causa nel predetto giorno. Sostennesi
al Taglio che collo Spazzo di Laudo seguito contro di loro non avevano li Sig. Maruzzi perduta la
proprietà che degli 8 migl. Caffè e delle 16 Botti galla date al Careggia-<pb n="339"></pb>ni; e in
conseguenza insostenibili i capi di pretesa estesi contro di essi. Si disputò al Laudo, che siccome
perduta avevano la proprietà sopra gli 8 migl. e la Galla, così ne veniva in conseguenza che perduta
l’avessero anche sul resto dell’acquisto fatto in conto compagnia. Il Giudizio a favore delli Nob.
Sig. Maruzzi fu di 24( al Taglio. 4 al Laudo, 3 non S. <seg synch="#FR.3" type="MT"> Parole del
Gazzettiere. Le recenti Cause poste su questi Fogli ci son venute dalla mano d’un Incognito, che
merita i nostri ringraziamenti. Non possiamo però a questo proposito dispensarci dal riprotestar il
nostro stupore di trovarci abbandonati dal cortese Forense, che ci favoriva con tanta sollecitudine,
e gentilezza. Si sarà egli forse disgustato, come alcuni altri, di noi, senza che ne abbiamo la
menoma colpa. Questi sono i più frequenti incerti della Carica. </seg>
<seg synch="#FR.4" type="E3">
<seg synch="#FR.5" type="EX"> Nel Polesine, forse per il descritto assassinamento seguito a Pianiga,
si vive in sospetto ne’luoghi isolati, e si stà coll’armi. pronte per difendersi da qualche
violenza. A Vescovana un oste situato ne’Beni di Cà Pisani nominato Ant. Cavallarin detto Masanetta
udendo i suoi cani che abbajavano nel cortile s’alzò di letto, e si portò pian piano al balcone
d’una camera in cui dormiva con suo Figlio orecchiando se mai colà introdotto fossesi qualche ladro.
Questo suo Figlio, o per fatale accidente, o per essersi svegliato a qualche movimento (forse era di
sonno leggiero) vedendo aperta l’imposta di quel balcone, e una non conosciuta figura trà l’ombre
della notte, prese una pistola carica a palla e gliela scaricò contro: ma fortunatamente non lo
colpì. Il povero uomo si voltò dicendo: oh Dio! e non avendo suo Figlio riconosciuto il suono della
sua voce, è ben da credere, che fosse mezz’addormentato. Pres’egli uno schioppo carico a Ballettoni
e lo ferì mortalmente. Svegliossi allo sparo un altro suo Fratello che accorse a quel sito con un
pistone teso ma non successe di peggio perchè conobbe nel ferito il suo genitore. <lb></lb></seg>
</seg> Il tristo caso successe la notte delli 18 cor. e potrà avvertir quanto importi l’essere meno
precipitevoli quando si tratta della vita degli uomini. Sperasi la guarigione di quel Padre
infelice. Continuazione de’passi Storici sulla vittoria de’Veneziani contro la Flotta di Ottone.
Benvenuto de Rambaldi nel suo Libro intitolato Augustale così dice: Friderieus Primus, nepos Conradi
II. sepè fuit infestus Ecclesie. Et Alexandrum Papam persecutus est apud Venectias. Victus, pacem
fecit. Tandem cum iuisset in subsidium Terre Sancte, suffocatus est, &amp;c. Frà Giacomo Vescovo
Capitense scrisse al Doge Giov. Dolfino l’anno 1356. Nos Frater Jacobus de Urbe, Dei Gratia
Episcopus Capitensis locumtenentes &amp;c. Illustri D. Joanni Delfino Dei gratia Duci Venet.
Inclito, &amp; Consiliarijs, nec non Nobilibus viris Dominis Marco Lauredano, &amp; Nicolao
Justiniano Procuratoribus Ecclesie Sancti Marci Civitatis predicte salutem. E poi. Paratisque Stolis
ex utraque parte &amp; mutlis galeis ampliori numero excedente Imperactoris exercitus, cui preerat
legitimus Imperatoris filius, iuxta Venetorum littora ad bellum concernentes, exercitus, crudeli
pugna peracta, tandem magis Deo faven-<pb n="340"></pb>re quam gladio, succumbit. Et capti ipse
Imperatoris natus, &amp; Barones multi, &amp;c. Bernardino Corio nella Prima Parte della sua
Istoria. “In questo medesimo tempo, havendo inteso il Barbarossa, come Alessandro Papa era venuto a
Venetia, grandemente si sdegnò contra quel Senato. Onde mandò Otto suo Figliuolo con 75 navi lunghe,
&amp; fornite di Soldati contro i Venetiani. Della qual cosa Alessandro &amp; il Ziano Doge della
Città, havendo la nuova armarono 30 navilj di gente scelte. Le quali essendo giunte in Istria, &amp;
avvicinatosi al nemico, poco discosto dal promontorio di Salborio, con grand’animo fu commessa la
battaglia. La quale finalmente voltandosi favorevole alle genti Venitiane, quarantaotto navi, con la
galea reale, rimasero prigioni. In modo che Otto con molti Principi prigioni, fu condotto a
Venetia.” Leggesi, dice il Sansovino nella sua Venetia, in un sasso antico a San Giovanni di Salboro
territorio di Pirano nell’Istria questa pubblica Inscrizione. <seg synch="#FR.6" type="E3">
<seg synch="#FR.7" type="ZM"> Heus populi celebrate locum, quem Tertius olim Pastor Alexander donis
clestibus auxit; Hoc etenim pelago Venete victoria classis Desuper eluxit, cecidtique superbia magni
Imduperatoris Federici, &amp; reddita Sancte Ecclesie pax alma fuit, quo tempore mille Septuaginta
dabat centum, septemque supernus Pacifer adveniens, ab origine carnis amicte. </seg>
</seg>
<seg synch="#FR.8" type="MT"> (Il compimento nel Foglio venturo.) </seg> Jeri in questa Ducale
Basilica celebrati si sono i funerali del Cardinale Giambat. Zeno nipote per linea femminile del
Papa Paulo II. Essendo egli Protonotario fu fatto Vescovo di Vicenza, e creato alla Porpora
Cardinalizia l’anno 1468 di cui fregiato visse 33 anni. Morì in Padova nel 1501 lasciando in
testamento molti denari e gran quantità d’argento lavorato a’suoi parenti, alla sua Famiglia, a
diverse Chiese, ed a questa Repubblica, che in segno d’eterna riconoscenza gli eresse la Cappella in
cui ammirasi il superbo altare ornato di figure di bronzo opere compiuta nel 1515 dal celebre
scultore Pier Giov: Campanato. Scrive il Sansovino: che que’due gran leoni di pietra rossa Veronese
che veggonsi a’lati di detto altare erano in avanti al di fuori della porta maggiore. Giace nel
mezzo della Cappella dinanzi allo stesso altare un gran Cassone di bronzo lavorato con somma
intelligenza e fatica, a’lati del quale tre per parte sei belle figure rappresentano la Fede, la
Speranza, la Carità, la Prudenza, la Pietà, e la Munificenza. Virtù che ammiravansi nel desunto
Cardinale la cui figura similmente di bronzo giace stesa sul cassone in abito pontificale, colla
mitra in capo, a cui son sottoposti i guanciali, come a’piedi. Dinanzi al cassone due Angioletti
tengono in mano lo stemma della Casa Zeno; e alla parte posteriore fu d’ordine del Senato scolpito:
Joanni Baptistae Zeno Pauli Secundi ex sorore Nepoti, S. S. Romane Ecclesie Cardinali meritissimo,
Senatus Venetus, cum propter eximiam eius sapientiam, tum singularem pietatem, ac <pb n="341"></pb>munificentiam in patriam, quam amplissimo Legato moriens prosecutus est. M. P. P. C. Aetatis anno
LXIII. Obijt. M. D. I. Die VIII. Maij. Hora XII Questa funebre annuale solennità non fu
costantemente eseguita ne’tempi prossimi alla disposizione testamentaria del Cardinale; e ciò
dimostrasi nel seguente passo della vita del Doge Francesco Donato, che morì alla metà del Secolo
XVI, scritta dal citato Sansovino. “Nell’ultimo anno del suo Principato, si rinnovò la memoria del
Cardinal Zeno nella Chiesa di San Marco. Perciochè trovandosi all’hora capo di XL. Pietro Zeno, che
fu figliuolo di Gieronimo Procuratore di San Marco, operò di maniera con la Signoria, &amp; con i
Capi del Consiglio di Dieci, che esseguendosi il testamento di esso Cardinale, si continovò di
celebrare ogni anno nel mese di Maggio, le funerali secondo la dispositione del predetto Cardinale.
Perciochè essendo ricchissimo, lasciò bello &amp; honorato legato in perpetuo al Principe, alla
Signoria, al Senato, a gli Oratori esterni, al Clero, &amp; ad altri, si come in quello si contiene,
per la somma di due mila, &amp; cento Ducati l’anno. La qual cosa si come apportò splendore al nome
di quel grande &amp; molto potente Prelato al suo tempo, così fu di molta soddisfazione a tutta la
famiglia sua, poichè il predetto Pietro all’hora assai giovane, procurò che si rifuscitassero nella
famiglia gli honori intermessi di tanto huomo, sì per l’essecutione di così fatta cerimonia &amp; sì
per l’orazione che vi si recita ogni volta alla presenza del Senato in commemorazione delle cose
fatte dal sud. Cardinale.” Quell’amor del vero, e del giusto che si rese sempre accessibili alle
ritrattazioni, alla diversità de’racconti, o alla loro modificazione, ora ci determina ad inserire
nel presente Foglio le notizie sopra un fatto narrato al Num. 40 inviateci in Lettera di Brescia 24
corrente. “Intorno al Testamento del Caravaggio è da sapere, ch’ei non disse mai, nè confessò d’aver
fatto l’aggressor di strada, ma di avere solamente esercitata sempre la onorata vita di ladro:
eccone un dettaglio in ristretto. Trasse i suoi natali in un Paese del Territorio Veronese. Suo
Padre fu uno da Corticelle Bresciano, già bandito, e nel Veronese rifugiatosi, e sua Madre pur
Veronese. Fatto adulto il mal educato Giammaria si trasferì a Capriano indi ad Azzano sempre
esercitando l’onorato suo mestier di ladro, non solo nelle campagne, ma nelle Case ancora ec.
Siccome oriondo però da Corticelle ivi avea un suo zio Prete, che rifiutò sin dapprincipio la sua
famigliarità, troppo notoria essendo al mondo la sua vita e miracoli prodotti dalla proibizione del
settimo Comandamento Divino. Ed ecco in contraddizione la di lui esemplarità, e che godesse del
migliore concetto. Verificatasi la morte di detto suo Zio prete, e pervenuta in esso l’eredità dello
stesso benestante religioso, fece anch’egli negli ultimi periodi di sua vita il suo Testamento, e
tralle altre cose dispose: alcune centinaja di scudi alla Comunità di Azzano per danni recatile.
Scudi 50 al suo vicino per risarcimento di roba in più volte rubatagli, Scudi cento al Solsino da
Corticelle per tanti involatigli fuor di tasca un giorno ch’era questi sover <pb n="342"></pb>chiamente
ebbro dal vino, ma non colla forza, ed altri legati fece pure a diverse altre persone da lui
danneggiate. Del restante poi delle sue facoltà dispose a favore de’poveri; ma tutti per altro suoi
parenti. Si dica mò in contrario se si può? <seg synch="#FR.9" type="E3">
<seg synch="#FR.10" type="LB"> Da S. Gottardo. <seg type="DT">27 Maggio 1789.</seg> “Un Medico
Vicentino rispettabile egualmente per le sue cognizioni, come per la sua nascita, e che esercita il
suo mestiere in Campagna, trovò alla finfine uno specifico per una delle più incomode e nojose
malattie, che soffra l’umanità, e per cui il tanto pregievole senso dell’udito ne resta in parte
scemato, o totalmente cancellato. Egli è vero, che nè voi nè io crediamo troppo agli specifici nelle
malattie spezialmente che dipender possono, benchè simili in apparenza, da mille diverse cagioni, ma
non istà per questo che metter si possano in dubbio i salutari effetti ottenuti dal nostro Sig.
Dottore nelle più ostinate sordità. Il rimedio n’è semplicissimo, e quel ch’è migliore non istà
rinchiuso negli alberelli delle spezierie, nè si prepara a fatica dentro i vetri infocati dei
Chimici. Lo sterco d’Asino somministra l’innocente specifico, ed il più sicuro rimedio fra quanti
egli n’abbia tentati giammai. Basta solo che si tolga di fresco appena uscito dalla ventraglia
dell’Animale, onde non isvapori il balsamico, ed il sugoso. Ciò fatto conviene comprimere ben bene
la materia fra un grosso pannolino, e farne sortire tutto il stuido possibile. Eccovi il facile modo
con cui il Sig. Dottore ottiene lo specifico portentoso; nè di questo è più malagevole la maniera di
servirsene al caso. Fa d’uopo soltanto trarne alcune goccie dall’ampolla in cui si dovrà tenere ben
chiuso, ed introdurle di quando in quando nell’organo male affetto finchè se ne ottenga il
desiderato fine, che sovente tra pochi giorni con certezza succede. A chi non è ignota la medicinale
virtù dell’erbe, allorchè spezialmente siano i loro fughi mirabilmente mescolati ed alterati da
quelli degli organi digerenti dell’animale, non sarà di sorpresa che da un sì vile prodotto venire
ne possano così pregiati vantaggi. In molte occasioni servesi tuttodì la Divina Arte di guarire di
mezzi non molto da questo dissimili, anzi ne ha persino fissata l’epoca delle scoperte, come quelle
che la fecero crescere in maggior lustro e splendore. Non è da ignorare ancora che ne’colli
Vicentini di Montecchio e di Brendola (luoghi nei quali il Sig. Dottore fece le sue sperienze)
specialmente negli esposti al Mezzogiorno, pullulano in copia da ogni lato varie spezie di erbe
Balsamiche, delle quali può cibarsi ogni sorta di Bestiame. Quanto mai non dovranno intanto restar
obbligate alle sagaci fatiche, ed alle mirabili ed utili scoperte del Sig. Dottore tutte le anime
sensibili! equanto mai non dovrassi pregiar da qui innanzi lo sterco de’nostri buoni Somari in
confronto di quello di alcuni strani animali, che pure a tanto prezzo si compera, ed il di cui odore
spiacevole emanando sovente dalla capigliatura e dalle vesti di un qualche Zerbino oltremontano,
appesta ed ammorba gli organi dilicati delle nostre gentili Signore, non che talvolta il naso di
tanti galantuomini! Ho l’onore ec. </seg>
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<seg synch="#FR.11" type="MT"> Grato si mostra alla nostra diligente condiscendenza in un Biglietto
pieno di gentili espressioni l’incognito da cui <pb n="343"></pb>ebbimo lo stimolo di riferire le
testimonianze onorevoli sul carattere, e sulla morale in pratica di Voltaire. Dallo squarcio
eloquente dell’Elogio di M. de la Harpe nacque in esso la volontà di leggerlo interamente. Se mai
avess’egli d’uopo d’un maggiore impulso per effettuare la sua disposizione glielo presentiamo nel
seguente passo dell’Elogio medesimo, ch’è d’un tuono diverso dall’altro ch’abbiamo tradotto, e con
uno stile pieno di movimento, di calore, e di vita, ci mostra quel bel giorno d’entusiasmo, quella
scena di trionfo per il talento, e d’umiliazione per l’invidia, alla quale, per cosi dire, assistì
tutto Parigi, o come attore, o come testimonio. Intendesi del suo ritorno in quella Capitale ove in
età d’ottant’anni lo trasse la passion della gloria, ad onta delle sue infermità, abbandonando il
suo tranquillo ritiro, e forse per ciò precipitando gli ultimi momenti della sua vita. </seg>
<seg synch="#FR.12" type="E3"> Traduzione. . . . . . <seg synch="#FR.13" type="ZM"> “Egli viene, e
reca alle Scene l’ultima sua Tragedia l’Irene . . . Ma che importa allora d’Irene? Egli viene dopo
un’absenza di trent’anni: egli è desso! È Voltaire! O voi, adoratori dell’arti, e della gloria, Voi
che avreste seguito il Tasso al campidoglio, dove oh Dio! non è salito: Voi che cercaste trà i rovi
d’un campo deserto la pietra negletta che copre Racine; Voi che lasciaste cadervi alcune lagrime
sull’angolo di terra ove insieme risposano Moliere e La Fontaine; che vi siete prostesi a’piedi
delle loro statue che da una tardiva riconoscenza finalmente furono decretate; venite, questo
spettacolo è fatto per Voi. Mirate questa folla che stringesi sotto questi portici; i capi di queste
vie pieni d’un Popolo immenso; udite queste grida che annunziano l’avvicinamento del carro, carro
veramente trionfale, che porta l’oggetto delle pubbliche adorazioni. Eccolo! . . . Le acclamazioni
raddoppiansi; tutti vogliono contemplarlo, seguirlo, toccarlo, e tutti rispettando la fragile e
tremante caducità, che potrebbe perire in seno di tanta gloria, lo coprono, lo proteggono contro di
loro proprj trasporti, assicurano la sua marcia, e gli aprono la via. Tutto rimbomba dello strepito
de’suoi applausi, tutto è trasportato dall’ebbrezza del giubilo. Gli si portan dinanzi le corone, e
gli allori: egli se li strappa di fronte, e gli cadono a’piedi . . . Qual giorno per l’umanità, è
quello in cui i ranghi, i titoli, le ricchezze, il credito, il potere, tutte l’esterne decorazioni,
tutte le distinzioni passeggiere, tutto è insieme confuso nella calca ch’un grand’uomo strascina
appresso di sè! In questo momento qui altro non v’ha che Voltaire, e la Nazione.” </seg>
</seg> “Santo Bertolini Speziale da Medicine in Venezia all’Insegna di S. Girolamo si onora di
render avvisato il Pubblico che dopo le indefesse diligentissime cure da esso impiegate per il corso
di molti anni, avendo già stabilite le opportune, e fedeli corrispondenze in rapporto alle Acque
Minerali infrascritte con l’oggetto di averle sempre fresche dalle respettive loro fonti, ne ha egli
fatta per la presente nuova stagione un’abbondante provvista in servigio di tutte quelle persone,
che per riguardi di salute hanno la consuetudine di valersene. Queste si trovano vendibili nel
proprio di lui Negozio sulla Riva detta del Ferro ove potranno indrizzarsi a lor piacere li
Ricorrenti con piena <pb n="344"></pb>sicurezza della genuina qualità, delle Acque medesime, non meno
che d’una costante moderazione ed onestà di prezzi.” Nota delle Acque suddette. Acqua di Recoaro
-------- di Cilla -------- di Boemia -------- delle Vergine -------- di Montegrotto -------- della
Brandola -------- Subamara di Modena -------- della Salvarola -------- di Nocera -------- del
Tettuccio -------- di Caldiero Libri Nuovi. “È uscita di fresco da questi Veneti trochj di Giuseppe
Rosa, la vita, e le lettere d’Abegliardo, e d’Eloisa, per la prima volta dal Francese tradotta dal
Sig. Andrea Metrà; spera egli che questa preziosa raccolta, in due tomi divisa, incontrerà il genio
delle persone erudite, e di buon gusto, nulla avendo ommesso, per renderla dilettevole. Si vendono
li sud. due volumi in ottavo, al prezzo di Lire 4. Venete, alla abitazione del medesimo in calle
lunga S. Maria Formosa; e il suo recapito si è alla Bottega da Caffè della Fortuna oppure a quella
della Pace a S. Marco.” Spettacolo di Vicenza. Giovanna d’Arco Dramma di genere spettacoloso con i
Cori, composto dal Sig. Sograffi di Venezia, di cui ne fa egli dono a questa Nobile Società. Attori.
La Sig. Marchetti, il Sig. Roncaglia, il Sig. Babbini. La Musica del Sig. Maestro Andreozzi. Le
Scene del Sig. Cavalier Fontanesi. Balli. La Sig. Carolina Pitrot. Il Sig. Gioja. Inventore il Sig.
Beretti. Comincieranno le Recite al 25 Giugno. Vicenza 25 Maggio. Da Rovigo. 26 Maggio 1789. Vorrei
esser utile anch’io alla Società; per questo vi dirò, che oggi abbiamo avuto un Mercato franco con
istrepitoso concorso di bovi a prezzi molto onesti, sicchè gli acquirenti ebbero campo di sfogarsi
nelle loro comprede. Le biade sono precipitate di prezzo; il formento più bello da l. 28 alle 30 il
sacco nostro, e il sorgo Turco a l. 23. Se li vostri assocciati di tutte le Piazze vi avviseranno
de’prezzi de’comestibili sarà bene per il commercio senza la replica di tante Lettere scritte da
Corrispondenti, e sarà cosa utile per tutti. Addio. Quel Letterato di cui con tanta ragione s’è
creduto il suicidio, vive, e ritrovasi in una Città d’Italia d’Estero Stato. Gli spiriti forti
insulteranno la sua debolezza: ma gli amici degli uomini, le anime illuminate della Religione, che
non veggono nel sepolcro il confine de’mali, godranno che la ripugnanza dell’umanità abbia superato
la fermezza della sua crudele risoluzione. Cambj 29 cor. Lione 57 e mezzo. Parigi 57 e un 4to. Roma
62 e mezzo. Napoli 117. Livorno 100 e 3 8vi. Milano 155 e mezzo. Genova 91. Amsterdam 93 e mezzo.
Londra 49 e mezzo. Augusta 103 e mezzo. Vienna 198 e mez. Prezzi delle Biade. Formento a L. 31. 10.
Sorgo Turco a L. 22. Risi da’Duc. 35. ai 36. Nell’Ecc. Coll. 30. Maggio. Per Console in Aleppo. (21.
5 Salessio Rizzini attuale riconfermato. 9.17 Girolamo Bianchi.) 6.20 Alvise Vettorelli.) da Bassane
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</TEI>
