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        <title>Num. 6</title>
        <author>Antonio Piazza</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Julia List</name>
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          <name> Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
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          <name> Kirsten Dickhaut</name>
          <resp>Editor</resp>
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        <respStmt>
          <name> Magdalena Albert</name>
          <resp>Editor</resp>
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          <name> Ingrid Scherk</name>
          <resp>Editor</resp>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2015-12-14">14.12.2015</date>
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        <bibl>Piazza, Antonio: Gazzetta veneta urbana. Venezia: Zerletti 1789, 41-48 </bibl>
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          <title level="j">Gazzetta urbana
      veneta</title>
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          <biblScope type="issue">006</biblScope>
          <date>1789</date>
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            <interpGrp type="Narrative_Darstellungsebenen">
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              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
              <interp xml:id="AL">Allegorisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="TR">Traumerzählung</interp>
              <interp xml:id="F">Fabelerzählung</interp>
              <interp xml:id="S">Satirisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
              <interp xml:id="UT">Utopische Erzählung</interp>
              <interp xml:id="MT">Metatextualität</interp>
              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
              <interp xml:id="LB">Leserbrief</interp>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
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        <language ident="it">Italian</language>
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            <term xml:lang="de">Autopoetische Reflexion</term>
            <term xml:lang="it">Riflessione
       Autopoetica</term>
            <term xml:lang="en">Autopoetical Reflection</term>
            <term xml:lang="es">Reflexión Autopoética</term>
            <term xml:lang="fr">Réflexion autopoétique</term>
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            <term xml:lang="de">Theater Literatur Kunst</term>
            <term xml:lang="it">Teatro Letteratura
       Arte</term>
            <term xml:lang="en">Theatre Literature Arts</term>
            <term xml:lang="es">Teatro
       Literatura Arte</term>
            <term xml:lang="fr">Théâtre Littérature Art</term>
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      <text ana="layout">
        <body xml:space="preserve">
     <p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"></milestone>
     </p>
     <div1>
      <head><hi rend="smallcaps">Num. 6. </hi></head>
      <p rend="date"><hi rend="smallcaps">Mercordì</hi> 21. <hi rend="smallcaps">Gennaro</hi> 1789. </p>
      <p rend="SO"><hi rend="smallcaps"><milestone unit="E2" xml:id="FR.2"></milestone>
        <milestone unit="MT" xml:id="FR.3"></milestone> Q</hi>uella esuberante ingenuità, che non di rado fà
       ch’esca dalla nostra penna, ciò che forse non si dovrebbe che dire soltanto, o piuttosto
       tacere quando il proprio interesse esige de’gelosi riguardi, può averci pregiudicati sul
       punto dell’accrescimento futuro dell’Assocciazione, per aver fatto sentire la nostra
       disposizione di non continuare l’impresa se in avvenir ancora ci manchi il meritato compenso
       nel maggior numero degli Assocciati. La protezione, la benevolenza, il genio parziale, ponno
       darci resistere coll’utilità de’loro effetto; lo può egualmente una concorrenza spontanea
       della quale ne’prossimo passati giorni ebbimo un fausto principio; e se a questo
       corrispondesse un discreto proseguimento cesserebbero le nostre lamentazioni. Ma in ogni modo
       protestiamo pubblicamente, contro chiunque interpretato avesse sinistramente l’accennata
       dichiarazione che durerà la nostra impresa fino all’estinzione degli anticipati pagamenti;
       che in qualunque tempo giungano nuovi Assocciati, non farà abbandonata s’essi non abbiano in
       prima avuto il giusto numero de’Fogli; e che quando si vorrà finirla davvero sarà manifesto a
       tutti che non si ricevono più Assocciazioni. A questa sacra promessa d’adempire fedelmente il
       proprio dovere, quella aggiungiamo di non minorare in qualunque evento il nostro verace
       impegno di far che siano quanto meglio da noi si possa serviti tutti quelli, che gradiscono
       le nostre fatiche. </p>
      <p rend="SO">Se giunta a tempo ci fosse una Lettera delli 15 corrente avremmo soddisfatta
       pienamente la volontà di chi ce la scrisse. Ma l’ebbimo Sabbato p. p. ad ora, che la Gazzetta
       era uscita. Non possiamo per ciò che avvertire doversi leggere in fronte a’Versi Latini
       stampati nel precedente Foglio: <hi rend="italic">Sopra due Fratelli, ch’ebbero genio, e
        sorte diversa</hi>. </p>
      <p rend="SO"><pb n="42"></pb> La questione sul giuoco degli Scacchi, proposta l’anno prossimo
       scorso su questi Fogli, ebbe tante dispute prò e contra, che fummo in necessità d’intimar il
       silenzio a chi parlarne volea d’avvantaggio; e non la sarebbe forse nemmen ora finita senza
       l’assoluta dichiarazione di non voler istampare altro su quel proposito. </p>
      <p>Siamo posti adesso alla stressa necessità dal Distico di <hi rend="italic">Tibullo</hi>
       tormentato da’suoi traduttori per renderne precisamente la sostanza ed il brio. Passò non
       poco tempo prima che alcuno si movesse a secondar le premure dell’ingenuo Innamorato; bastò
       poi ch’uno cominciasse per trovar seguaci. Approviamo le gare dello spirito, i paragoni che
       ne fan conoscere la superiorità, e quel genio condiscendente di cui tanto ha d’uopo questo
       Foglio per interessare nella sua varietà, e sostenersi: ma non conviene tirar troppo in lungo
       sopra uno stesso Soggetto, che gustar ponno i soli intelligenti della Latina Poesia. Abbia
       però luogo per l’ultima anche la seguente Versione; si confronti coll’altre già stampate, e
       da chi ne diede l’impulso, e dal dotto Pubblico decretisi il premio a chi lo merita.
        <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
      <p rend="SO"><hi rend="italic">Illam, quidquid agit, quoquò vestigia movit </hi></p>
      <p><hi rend="italic">Componit furtim, subsequiturque decor</hi>. </p>
      <p><hi rend="smallcaps">Versione</hi>
       <hi rend="smallcaps">letterale</hi>. </p>
      <p rend="SO"><hi rend="italic">Colei quand’opra, e ovunque muove il piede </hi></p>
      <p><hi rend="italic">Schiva si atteggia, e venustà succede. </hi></p>
      <p><hi rend="smallcaps">Versione</hi>
       <hi rend="smallcaps">Libera</hi>. </p>
      <p rend="SO"><hi rend="italic">Tutta dagli atti suoi spira decoro, </hi></p>
      <p><hi rend="italic">Segue suoi passi delle Grazie il coro. </hi></p>
      <div2>
       <head><hi rend="smallcaps">Catalogo</hi>
       </head>
       <div3>
        <head><hi rend="italic">Di Libri recentemente usciti da’Torchj Veneti. </hi></head>
        <p rend="SO">Pepoli. Teatro. Tomo 4to e 5to. Presso il Palese 1788. in 8vo. </p>
        <p rend="SO">Muratori. Continuazione degli Annali. T. 48, 49 e 50. Presso il suddetto 1788
         in 12. </p>
        <p rend="SO">Linguet. Continuat. des Annales politiques du dix-huitieme Siecle T.
         treizieme-Par Graziosi Num. CIV. CV. C VI. CVII. CVIII. </p>
        <p rend="SO">Capi d’Opera del Teatro T. primo. Per il Curti 1789. in 8vo. </p>
        <p rend="SO">Continuazione della Storia di Giuseppe Flavio. T. terzo. Presso Chellero 1788.
         in 8.vo. </p>
        <p rend="SO">Baumè. Elementi di Farmacia. 1788 Presso il fu Francesco Pezzana, in 8vo. </p>
        <p rend="SO">Bonotto. Geografia Storica antica, e moderna. T. 2. Presso il Bassaglia 1788.
         in 8vo. </p>
        <p rend="SO">Encyclopedie. Economie politique T. prem. Partie prem. Detta Commerce T. III.
         premiere Partie. Padoue 1788. in 4to. </p>
        <p rend="SO">Beaumarchois. Il Matrimonio di Figaro Com. trad. dal Francese. 1788 in 8vo.
         Presso il Graziosi. </p>
        <p rend="SO">Gellert. Istruzione di un Padre a suo Figlio. Presso lo stesso. 1788 in 8vo. </p>
        <p rend="SO">Pope. Saggio sopra l’uomo. Presso lo stesso 1788 in 8vo. </p>
        <p rend="SO">Du Guet. Continuazione della spie-<pb n="43"></pb>gazione del Libro di Giobbe. T.
         4to. Presso il Locatelli 1788. in 12. </p>
        <p rend="SO">Beccatini. Continuazione della Storia ragionata. T. 5to. Presso il Pitteri
         1788. in 8vo. </p>
        <p rend="SO">Bell. Instituzioni di Chirurgia Tomo 2do. Presso il Baseggio 1788 in 8vo. </p>
        <p rend="SO">Formaleoni Storia Filosofica, e politica del Mar Nero. T. Primo. Presso
         l’Autore. 1788 in 8vo. </p>
        <p rend="SO">Limen grammaticum. Presso il Riosa 1788 in 12. </p>
       </div3>
      </div2>
      <div2>
       <head><hi rend="smallcaps">In Senato. </hi></head>
       <p rend="date">16 corrente.</p>
       <p>Inquisitor sopra Dazj. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Agostin</hi>
        <hi rend="italic">Barbarigo</hi>. </p>
       <p>2 Ambasciatori Estraordinarj in Ispagna. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Franc</hi>. <hi rend="italic">Pesaro</hi> K. e Proc. </p>
       <p rend="SO"> s. <hi rend="italic">Alvise</hi>
        <hi rend="italic">Pisani</hi>. </p>
      </div2>
      <div2>
       <head><hi rend="smallcaps">In</hi> M. C. </head>
       <p rend="date">17 Detto. </p>
       <p>Camerlingo a Bergamo dura mesi 32. </p>
       <p rend="SO">s. Z. <hi rend="italic">And</hi>. <hi rend="italic">Fasqualigo</hi> di s. Z.
        And. </p>
       <p rend="SO">Finisce s. Z. <hi rend="italic">Bat</hi>. <hi rend="italic">Mora</hi> qu. Z Bat. </p>
       <p>Camerlingo a Padova dura m. 16. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne</hi>
        <hi rend="italic">Cicogna</hi> qu. Ang. </p>
       <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Lod</hi>. M. <hi rend="italic">Soranzo</hi> qu. Lor. </p>
       <p>Offiz. Alle Ragion Vecchie. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne</hi>
        <hi rend="italic">Donà</hi> qu. Polo. </p>
       <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Giac</hi>. <hi rend="italic">Marcello</hi> qu. Ang. </p>
       <p>Offiz. Alla Tavola dell’Uscita </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">And</hi>. <hi rend="italic">Minotto</hi> di s. Michel. </p>
       <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Zuanne</hi>
        <hi rend="italic">Diedo</hi> di s. Pietro Alv. </p>
       <p>Del Cons. di 40. C. V. in luogo di s. <hi rend="italic">Ang</hi>. <hi rend="italic">M</hi>. <hi rend="italic">Zorzi</hi> eletto ai X. Savj. </p>
       <p rend="SO">s. Z. <hi rend="italic">And</hi>. <hi rend="italic">Gritti</hi> di s. Domenico. </p>
       <p rend="SO">Pieggj s. <hi rend="italic">Gir</hi>. <hi rend="italic">Zorzi</hi>, e s. <hi rend="italic">Giac</hi>. <hi rend="italic">Nani</hi> K. </p>
       <p>5 Del Cons. di 40 C. N. alla lor Ordinaria. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Dom</hi>. <hi rend="italic">Trevisan</hi> di s. Marc’Ant. </p>
       <p rend="SO">s. Z. <hi rend="italic">Alv</hi>. <hi rend="italic">Mosto</hi> di s. Giac. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Gir</hi>. <hi rend="italic">Ant</hi>. <hi rend="italic">Bragadin</hi> qu. Pietro</p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Pietro</hi>
        <hi rend="italic">Badoer</hi> di s. Pietro Pmo’. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Ottavian</hi>
        <hi rend="italic">Maria</hi>
        <hi rend="italic">Zorzi</hi> qu. Giac. Pmo. </p>
       <p rend="date">18. Detto. </p>
       <p>Prov. A Maran dura m. 16. elez. dello Scrutinio conferm. dal M. C. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Pietro</hi>
        <hi rend="italic">Ant</hi>. <hi rend="italic">Bembo</hi> qu. Franc. </p>
       <p rend="SO">Fin. s. <hi rend="italic">Zuan</hi>. <hi rend="italic">Barbaro</hi> di. s. Nic. </p>
       <p rend="SO">Pod. a Portobufolè dura m. 16. </p>
       <p>Luogo dl s. <hi rend="italic">Ant</hi>. <hi rend="italic">Maria</hi>
        <hi rend="italic">Mosto +</hi></p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Andrea</hi>
        <hi rend="italic">Maria</hi>
        <hi rend="italic">Mosto</hi> qu. Giac. </p>
       <p>Pod. a Uderzo dura m. 16. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Bernardo</hi>
        <hi rend="italic">Zorzi</hi> di s. Gabriel. </p>
       <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Dom</hi>. <hi rend="italic">Maria</hi>
        <hi rend="italic">Contarini</hi> qu. Ales. </p>
       <p>Prov. Al Cottimo di Londra. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Lor</hi>. <hi rend="italic">Bonlini</hi> qu. Zac. </p>
       <p rend="SO">Fin. s. Is. M. <hi rend="italic">Bonlini</hi> qu. Fer. </p>
       <p>Gov. dell’Entrate. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zuanne</hi>
        <hi rend="italic">Paruta</hi> qu. Polo </p>
       <p rend="SO">F. s. <hi rend="italic">Pietro</hi>
        <hi rend="italic">Foscari</hi>. </p>
       <p>5 Del Cons. di 40 C. N. </p>
       <p rend="SO">s. Z. <hi rend="italic">Marco</hi>
        <hi rend="italic">Moro</hi> qu. Zuanne 2do. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Franc</hi>. <hi rend="italic">Bragadin</hi> di s. Gir. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Cam</hi>. <hi rend="italic">Bernardin</hi>
        <hi rend="italic">Gritti</hi> fu Pod. a Vicenza. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Girolamo</hi>
        <hi rend="italic">Barbaro</hi> di s. Is. M. </p>
       <p rend="SO">s. <hi rend="italic">Zorzi</hi>
        <hi rend="italic">Maria</hi>
        <hi rend="italic">Corner</hi> qu. Z. Bat. </p>
       <p rend="BA"><milestone unit="E3" xml:id="FR.4"></milestone>
        <milestone unit="LB" xml:id="FR.5"></milestone><hi rend="italic"> Ornatissimo Sig. Gazzettiere</hi></p>
       <p rend="SO">Commendar gli Uomini virtuosi, e diffondere il grido delle lor sublimi gesta è
        un aprire la più utile Scuola di sana morale all’umanità tutta, e facilitarne, il sagro
        impero della virtù e della felicità, sorelle germane; poichè la via degli esempj è la più
        piana, e molto più amabile di quella de’precetti. Tralascio di risguardare da un tale
        offizio, come un tributo di rispetto, e di riconoscenza dovuto a chi, al lume della
        Religione, e della Ragione, compagna fedele d’umanità, che lo circonda, con magnanimo
        coraggio del continuo si slancia al Tempio della vera Gloria, </p>
       <p rend="SO">Voi, ornatissimo Signore, trà gli interessanti oggetti, onde fornite i periodici
         vo-<pb n="44"></pb>stri Fogli, non trascurate tratto tratto d’innestarvi anche questo, la
        commendazione degli Uomini distinti, commendazione, che voi pur ravvolge, ed a voi pur si
        comunica. La costanza di sì nobil pensiero sempre più vi concilierà de’nuovi diritti sopra
        la riconoscenza di tutta l’umanità. </p>
       <p>Hò letto con sensi di vera tenerezza nella Vostra Gazzetta N. 99. in data di Mercordì 10
        Xbre 1788 una Parte presa nell’straordinario Cons. d’Isola, in cui venne eletto a pieni voti
        in protettor di quella Terra il non mai abbastanza acclamato Eccellentissimo N. U. S.
        Marc’Antonio Trevisan attual Cap. di Raspo. L’elogio in quella con quanto garbo con
        altrettanta precisione tessuto, quantunque secondo di veridici tocchi maestri del di lui
        original carattere, è nondimeno di molto inferiore a quella pienezza di doti, che lo
        decorano. Eruditissimo Sig. io non vivo alla Corte, e la verità sola connette i miei
        giudizj, fa evaporar il mio cuore, e mi esprime sulla lingua la favella. </p>
       <p>Fù però oggetto di mia sorpresa il non rilevar accoppiati a quella Parte molti altri
        luminosi aneddoti al detto Eccellentissimo Signore appartenenti, ed a quella contemporanei.
        Attrovavasi allora il benemerito egregio Sig. alla visita della Spettabile Comunità, e
        Luoghi Pii in Pirano soggetti alle Provvidenze dell’Eccellentissima Carica delegata di Raspo
        con memorando decoro da esso coperta. Cola altresì e per il grido di verace Fama, e per gli
        argomenti i più cospicui della di lui incorrotta giustizia, ed umanità di cui fù testimonio
        quel Popolo non facile ad essere sorpreso fù eletto in Protettore e Padre da quella
        Spettabile Comunità, e fino da quel Reverendissimo Capitolo con singolar esempio. Basteranno
        a farne calcolar al Pubblico la riverente affettuosa espansione di tutti i cuori le Parti        
stesse, che io mi onoro di avanzarvi dove vedrete quasi per Fidei-commisso rifugiatasi
        quella riputatissima Comunità sotto la Protezione anche de’Primogeniti di quella
        Eccellentissima Famiglia in perpetuo, e le quali istantemente pregovi di render pubbliche
        col mezzo della vostra non mercenaria sincera Gazzetta utilissima. Passo sotto silenzio quei
        moltiplici trasporti di riverenza, ed affezione da quel Popolo ammiratore offertigli e con
        istupenda Filarmonica Accademia eseguita nella magnifica Sala di quelli spettabile Cons. e
        con rara decorosissima Illuminazione di quella Pubblica Piazza, con insolito seguito di ben
        fornite numerose barche, frà i continui evviva, e spari, onde finalmente fù accompagnato
        fino in Isola, dove, da quella Spettabile Comunità quanto sciolta dai rapporti
        dell’Eccellentissima Carica di Raspo altrettanto addetta, e rispettosa ai meriti personali
        dell’Eccellentissimo suo Protettor e Padre con supplichevole modi invitato onde poter
        compiere i dovuti offizj di supplicazione, di ossequio, e di riconoscenza, fù con
        straordinaria pompa incontrato. L’armonica colleganza di quei due Popoli di Pirano e di
        Isola limitrosi, e simpatizzanti ne’medesimi affetti di una ben giusta compiacenza, ambi
        trasportati dalla goija, le finestre di ciascuna abitazione fornite di stati, le mura
        coperte di poetiche composizioni, il suono delle campane, il continuo sparo de’mortaj, i
        comuni applausi finalmente attrassero dalla sensibilità de’cuori onesti lagrime di giubilo e
        renderanno memorabile quel prezioso giorno fino alla più tarda posterità. </p>
       <p>Ecco ciò, cui io credevo bene di non doversi trasandare nell’incontro di render pubblica
        l’accennata Parte dello Spettabile Cons. d’Isola. Intorno alle gesta luminosissime
        dell’attual Eccellentissimo Cap. di Raspo lodato, ne parlano abbastanza e l’Isola del Zanto,
        e Pinguente col Capitaniato intero, che fruirono, e fruiscono le immediate espansioni della
        di lui rettitudine, equità, e paterno affetto. Esse sono superiori a qualunque elogio. Io
        non ne formo parola. </p>
       <p><milestone unit="MT" xml:id="FR.6"></milestone> Perdonate, mio urbanissimo Signore, le modificazioni
        di un cuore, che non <pb n="45"></pb> può non reagire alle impressioni della virtù. Io non hò
        diritto d’occupar le vostre stampe, mà questa vel chiede, il Pubblico vi eccita, e vi
        convince il vostro stesso carattere. Bensì da ciò ve ne deriva un diritto di estimazione e
        di riconoscenza in me, a cui di buon grado mi sottoscrivo, benchè per anco anonimo,
        desideroso di farmivi conoscere opportunamente. <milestone rend="closer" unit="MT"></milestone></p>
       <p rend="BU">Pinguente. 8. Gennaro 1788. M. V. <lb></lb>Vostro Affet. ed Obblig. Ser. Accademico
        Int. <milestone rend="closer" unit="LB"></milestone>
        <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
       <p rend="SO">Parte dello Spettabile Cons. di Pirano. <hi rend="italic">Copia</hi>. </p>
       <p rend="SO"><hi rend="italic">Fu sempre lodevol costume di questo suddito Municipio il
         procurarsi nella Serenissima Dominante la protezione di quei cospicui Soggetti, che
         amministratori della Pubblica Felicità, seppero per distinte qualità di cuore e di spirito
         conciliarsi sopra gli altri la confidenza dei Popoli, e l’amor e l’estimazione dell’Angusta
         Patria. </hi></p>
       <p><milestone unit="E3" xml:id="FR.7"></milestone>
        <milestone unit="FP" xml:id="FR.8"></milestone><hi rend="italic"> Il modello di così illustri pregj
         uniti mirabilmente risplende nell’Eccell. Sig. Marc’Antonio Trevisan, che nella gloria che
         lo circonda, chiari fà conoscer i frutti di una vita virtuosamente consagrata al servizio,
         ed all’utile della Patria nei più difficili, e cospicui Posti della Repubblica, e nelle
         Reggenze memorabili, e luminose, sempre oggetto dell’amore de’Concittadini, del conforto, e
         delle speranze delle suddite a Lui commesse Popolazioni. </hi></p>
       <p><hi rend="italic">Delle quali pregevoli verità cospicua prova ce ne fornisce la presente
         per Noi fortunata, e sempre memoranda visita piena delle più consolanti emanazioni del
         Giudice incontaminato, e sensibile, e del Padre amoroso, beneficente, che posero nella più
         chiara vista le distinte virtuose di lui qualità. Nel desiderio, per tanto di arricchire la
         nostra Patria di un nuovo lustro, e di procurargli un bene, che può decisamente influire
         sulla sua pace, e prosperità </hi><milestone rend="closer" unit="FP"></milestone><hi rend="italic"> </hi><milestone rend="closer" unit="E3"></milestone><hi rend="italic"> ventura li Spettabili Signor
         Zorzi Venier, Antonio Petronio, Lorenzo Zarotti, e Bartolommeo Appollonio attuali Giudici,
         mandano Parte alla presenza di S. E. Sig. Podestà, che dai Voti di questo Sp. Maggior
         Consiglio vengano eletti Protettori di questa Comunità, il prelodato Eccell. Signor
         Marc’Antonio Trevisan attual gloriosissimo Cap. di Raspo, non che l’Eccell. Sig. Benedetto
         Trevisan suo Primogenito, o tutti li venturi Primogeniti della sua Eccell. Famiglia in
         perpetuo. </hi></p>
       <p><hi rend="italic">Per il che resta colla presente Deputato il benemerito Nostro
         Concittadino Sig. Dot. Domenico Petronio a rassegnargli colla presente in unione delli Sp:
         Sp: Sigg. Giudici, e Sindici anco li devoti sentimenti della nostra venerazione,
         supplicandolo di aggradire un tale omaggio nel pubblico concorde voto dovuto alle sue
         virtù, e di accettare sotto l’altra sua autorevole Protezione questo suddito fedelissimo
         Municipio, che spera all’ombra fortunata di essa una costante, e tranquilla prosperità.
        </hi></p>
       <p rend="SO"><hi rend="italic">Li Spp: Signori Sindici poi restano incaricati di eseguire per
         mezzo di Lettera coll’Eccell. Sig. Benedetto Trevisan Primogenito in Venezia un egual
         offizio di supplica, e di rispetto. </hi></p>
       <p rend="BU">Addì 9 Novembre 1788. Pirano. </p>
       <p rend="BU">Letta, ballottata nel Sp. Coll. delle Provvigioni con Balle prospere Num. 14. C.
        fù presa. </p>
       <p rend="date">Detto. </p>
       <p rend="SO">Letta, ballottata nel Sp. Consiglio, con Balle prospere Num. 84. C. fù presa. </p>
       <p rend="SO">Alessandro del Seno Canc. del Sp. Cons. </p>
      </div2>
      <div2>
       <head>Copia. </head>
       <p rend="SO"><milestone unit="E3" xml:id="FR.9"></milestone> Parte del Rev. Capitolo di Pirano. </p>
       <p rend="SO">Addì 11. Novembre 1788. </p>
       <p rend="SO"><milestone unit="ZM" xml:id="FR.10"></milestone><hi rend="italic"> </hi>I<hi rend="italic">
         luminosi caratteri di sapienza, di candor d’anime, di benefica inclinazione, che l’Eccell.
         Marc’Antonio Trevi an Capitanio attuale di Raspo fece distintamente risplendere in tanti
         ragguardevoli pubblici Impieghi sostenuti sempre con somma integrità, ed applauso, e
         spezialmente nell’incontro della sua gloriosa Visita fatta in Pirano, eccitano a ragione i
         fervidi desiderj di questo Capitolo di S. Giorgio, e dei tre altri Sigg. can.</hi> ab extra
         <hi rend="italic">ad</hi>
        <pb n="46"></pb><hi rend="italic"> implorare colle più divote Suppliche il pregiatissimo
         Patrocinio di sì illustre Soggetto. Quindi è, che il Sig. Arciprete D. Pietro Apollonio,
         unitamente ai Signori Can. D. Girolamo Venier Scol. D. Domenico del Seno, Marguardo
         Schiauzzi, Antonio Baccichi, e Zorzi Apollonio, manda parte, perchè dai Voti del Capitolo
         stesso sia eletto in suo Protettore come pure degli altri tre Can. D. Ottavian Predonzan,
         Almerigo Corsi, e Marco Trani, l’Eccell. Sig. Marc’Antonio Trevisan, e che nell’atto di
         umiliare all’Eccell. Sua l’Elezione presente, accompagnata sia dai più servorosi Voti di
         tutti li Sigg. Can. affinchè degni l’Eccell. Sua esaudire queste riverenti suppliche, e
         colla naturale generosità del suo cuore accogliere i nostri desiderj, e la presente
         elezione. </hi></p>
       <p rend="SO">Io P. Marguardo Schiauzzi Canonico Canc. del Capitolo hò estratto la presente
        del Libro Capitolace<hi rend="italic">. </hi><milestone rend="closer" unit="ZM"></milestone>
        <milestone rend="closer" unit="E3"></milestone></p>
      </div2>
      <div2>
       <head><hi rend="italic">Teatri</hi>. </head>
       <p rend="SO">Da questa Comica Compagnia del Teatro a Sant’Angiolo fu posta per la prima volta
        in iscena la sera del p. sc. Lunedì una nuova Commedia intitolata <hi rend="italic">La</hi>
        <hi rend="italic">Maschera</hi>. Ebbe moltissimi ascoltatori, non pochi applausi, e il
        solit’onore diffuso fu’Personaggi, che l’hanno rappresentata, i quali, dopo la recita,
        furono chiamati a ricevere le testimonianze del pubblico aggradimento. </p>
       <p>Se saper vogliasi da chi l’ignora la ragione del titolo, eccola. Una Vedova Duchessa, di
        Parigi s’innamora perdutamente d’un certo <hi rend="italic">Valerio</hi> giovine italiano,
        senza mai avergli parlato. Gli manda per il suo svizzero una borsa d’oro, e l’invito di
        farle una visita da lui scortato. Lo riceve nel suo Palazzo in un elegante Dominò, e colla
        maschera al viso; gli dichiara il suo amore, lo riscalda con delle affettuose espressioni,
        gli prescrive delle leggi regolative del suo contegno ad una conversazione ove la sera devon
        trovarsi, lo sforza a prender un anello, e parte. Ei resta solo infiammato immaginandosi una
        bellezza nel di lei non veduto volto, e credendo di realizzare l’idea conceputa
        all’accorgersi d’ua bel ritratto<hi rend="superscript"><note n="1"><hi rend="italic">Cioè,
           che dovrebb’esser bello, ma nè la lontananza, nè l’inganno de’lumi hanno potuto celare
           un’opera di strofinaccio non di pennello, che rider fece l’Udienza quando</hi> Valerio
           <hi rend="italic">a vagheggiarla si mise.</hi></note></hi> d’una sua Cugina vestita d’un
        Dominò egualissimo al suo, e cogli suoi stessi ornamenti sul capo, da lei colà fatto porre
        per l’artifizio, che intreccia, e sostiene l’azione. Radunasi la conversazione accennata,
         <hi rend="italic">Valerio</hi> al veder la Cugina si crede ravvisar in essa la Maschera, se
        le mette attorno in aria di rispettoso amante, e crede di servire alle prescrizioni
        ricevute; ma al comparire della Maschera vera cioè della Duchessa in altro abito, ed a viso
        scoperto, riconosce in essa l’oggetto delle amorose sue fiamme, accennato precedentemente da
        cui non sapeva d’essere corrisposto. Al paragone cessano le sue smanie per la Cugina,
        rivolge alla Duchessa tutte le sue attenzioni, e disprezzato si vede con una ritrosa gravità
        da Principessa Filosofa. Arso e delirante, ad onta della sua non curanza, la preferisce ad
        ogni altra donna, e da lei ritornando, e venendo accolto in maschera come prima, credendola
        la sua Cugina, dichiarale di rinunziare agli affetti suoi per es-<pb n="47"></pb>er preso dalle
        bellezze della Duchessa. Sostiensi felicemente una Comica Scena in fine della quale Ella si
        cava la maschera, e segue un bel matrimonio accompagnato da quello della sua Serva col
        Servitor di <hi rend="italic">Valerio</hi>. Vaglia tutto ciò a dare il <hi rend="italic">perchè</hi> del titolo, e niente più. </p>
       <p rend="SO">Noi non ci prendiamo la pena di lineare lo scheletro di questo corpo poetico,
        perchè non l’abbiamo trovato di quella bellezza, che tanti altri videro in esso. Quando si
        proverà che regga al comico verisimile il silenzio fedele del Servitor di <hi rend="italic">Valerio</hi> imposto da un solo cenno furtivo del di lui Padre, che sconosciuto dal
        Figlio, suo amico fingesi per conoscere i di lui sentimenti;<hi rend="superscript"><note n="2"><hi rend="italic">Notisi bene ch’è questo un Servitore attaccato affettuosamente da
           più anni al suo Padrone; che il di lui Padre non lo conosce, che per averlo veduto, come
           di passaggio a Torino, e nondimeno si lascia imporre da un suo cenno, e non parla perchè
           la Commedia tiri in lungo.</hi></note></hi> la stoltezza dello stesso <hi rend="italic">Valerio</hi>, che dal tuono di voce non s’accorge alla Conversazione che la Duchessa era
        quella che a lungo parlato avevagli mascherata, e differenza non trova trà la sua voce, e
        quella della di lei Cugina onde crederle una persona medesima, cangieremo allora linguaggio.
        Questi due cardini di stoppia a’quali è raccomandata l’azione sciolgonsi ad un soffio, e la
        fanno cadere. Non v’ha in alcuna delle sue parti imitazione della natura; tutto è giuoco,
        equivoco, meraviglia da sorprendere chi non riflette. Nulla diremo nè degli episodj slegati,
        nè de’caratteri abbozzati soltanto, o non sostenuti. Il Zio di <hi rend="italic">Valerio</hi> è un avaro, che non eccita nè allo sdegno, nè al riso, e non si sà perchè non
        si lascj riverire anch’esso, in fine della Commedia. Suo Padre è un uomo saggio, ma le scene
        forti della sua tenerezza, e del suo risentimento, non hanno situazioni convenevoli come in
         <hi rend="italic">Diderot</hi>, o in <hi rend="italic">Beaumarcheis</hi>. La Duchessa è
        un’innamorata spasimante, che dona borse d’oro, ed anelli, chiama in casa il suo amante, e
        due volte che viene gli fa far un’ora d’anticamera perdendosi in ciarle colla sua servitù,
        come se il di lui arrivo non la interessasse per niente. Basti così per giustificare la
        nostra disapprovazione. Siamo certissimi d’aver in essa molti compagni. Presa la maggior
        parte per il tutto conveniva dire che la Commedia piacque generalmente; ma bisogna in questo
        caso fare quell’eccezioni, che son dovute all’intelligenza, al buon senso, che mai non
        mancano nelle numerose adunanze, ma cedono sovente allo strepito dell’errore, e del
        fanatismo. </p>
       <p rend="SO">Accordiamo, che per sedurre un’Udienza, come fece l’Autor della <hi rend="italic">Maschera</hi>, ci voglia dell’ingegno, e dell’arte, ma s’egli aspira alla
        pubblica stima, perchè non impiegarne il valore a sferzare il vizio, corregger i costumi,
        sforzare gli Uomini a ridere delle lor debolezze, e a copiare i ritratti dal gran Quadro
        della Natura animata, senza crearsene di quelli che originale non hanno, onde piacere con
        delle stravaganze che illudono, in vece d’una famigliare verisimilitudine che ammaestri
        servendo al motto della modesta Commedia: <hi rend="italic">Describo mores hominum</hi>?
        Questo sarà sempre il voto de’cuori onesti che vorrebbero nel Teatro una scuola utile al
        Popolo, e sì spesso rammaricansi non trovandovi che inezie, e follie da nutrire i suoi
        pregiudizj. </p>
       <p rend="SO">Domenica p. p. come avvisò il nostro Foglio fu rimessa in iscena a S. Gio:
        Grisostomo l’azione Favolosa <hi rend="italic">Il Genio buono, ed il Genio cattivo</hi>. Fu
        questa composta a Parigi dal celebre nostro <hi rend="italic">Goldoni</hi>, ma colà non
        rappresentata per la grave spesa, ch’esigevano le decorazioni. In Italia, dice egli <pb n="48"></pb> stesso, bastano per esse 100. Scudi, a Parigi ce ne volevano mille. <hi rend="italic">Je savois, </hi>aggiunge<hi rend="italic">, que la Fèerie avoit repris à
         Venise son ancien crèdit, je crus le bon le mauvais Gènie un sujet encore plus adapte au
         gout de l’Italie qu’a celui de la France.</hi>
       </p>
       <p>Nondimeno, egli protesta, d’aver lungo tempo esitato prima di determinarsi a mandarla,
        provando una forte ripugnanza di blandire il cattivo gusto in un Paese dov’egli tanto avea
        travagliato per istabilirne un buono. Il disgusto del non felice destino dell’ultime sue
        Composizioni, e il desiderio di piacer ancora una volta a’suoi compatrioti lo fecero cedere
        alla tentazione, ed approfittar della circostanza. </p>
       <p>Così doveva esprimersi su questo proposito il benemerito Riformatore dell’Italiano Teatro,
        ma nemmeno in un genere sì contrario a’suoi retti principj, può egli rimproverarsi d’aver
        perduto di vista il grand’oggetto della istruzione. La sua Favola ben ideata, felicemente
        condotta, e d’un ridicolo maneggiato con quella grand’arte, che gli è propria, presenta
        piacevolmente delle morali lezioni, che o non si trovano, o non producono alcun effetto per
        essere o scialacquate, o mal disposte, in tant’altre favolose Rappresentazioni, che pur
        ebbero ne’ nostri Teatri una strepitosa fortuna. </p>
       <p>Sarebbe un mancar della dovuta giustizia al sublime merito del Sig. <hi rend="italic">Pacchierotti</hi> se si tacesse, che nella recita della p. p. Domenica egli ha diffuso
        ne’cuori d’una numerosissima Udienza, quella soavità, e quel diletto, che non invano
        promisesi chiunque ben conosce ed apprezza il suo distinto valore, che va soggetto a delle
        ineguaglianze appunto per la sua sommità, ma che sà in ogni situazione trovar de’felici
        ripieghi. Del Sig. <hi rend="italic">Babbini</hi> non potrebbesi che ripetere il già detto
        più volte. Gareggiano gli applausi colle frequenti novelle prove della sua singolarissima
        abilità alla quale ha sempre accoppiato un genio docile, e condiscendente, ed un onorato
        impegno di ben servire il Pubblico. </p>
       <p>Nella sera medesima riuscì grato come nelle precedenti lo spettacolo a S. Benedetto; tanto 
       più, che la vigorosa e leggiadrissima Mad. <hi rend="italic">Baccelli</hi>, benchè sempre
        sorprendente nelle sue operazioni, si ritrovò in quella favorevole disposizione d’umore, che
        molto contribuisce a far maggiormente brillare il bel genio dell’arti, e l’abilità di chi
        degnamente le esercità. </p>
       <p>A San Luca jersera si rappresentò la Tragedia intitolata <hi rend="italic">Agamennone</hi>; del Sig C. <hi rend="italic">Alfieri</hi>. </p>
       <p>Per i bisogni delli poveri di queste Contrade, sull’eccitamento del sempre vigile e
        zelantissimo Magistrato alla Sanità, discese pietosamente la magnanimità
        dell’Eccellentissimo Senato ad accordare l’estrazione de’rottami di legname dalla Casa Regia
        dell’Arsenale, già destinati dalle recenti Inquisitoriali regolazioni ad essere venduti al
        pubblico Incanto. Alcune Fraterne parrocchiali hanno presa la lor provvigione, ed è
        destinato il giorni p. de’23 per quella di San Salvatore. </p>
      </div2>
      <div2>
       <head>Biglietto. </head>
       <p rend="SO"><hi rend="italic">Un Francese, che possede bene la sua propria Lingua, scrive in
         bel carattere; si esibisce a darne lezione, a copiare delle scritture francesi
         intelligibilmente, a correggere delle stampe in tal idioma, ed a fare qualunque traduzione        
 dall’Italiano in Francese. Egli insegna anche la Sfera, e la Geografia a chi ne brama
         lezione onde perfezionarsi allo stesso tempo nello studio dell’idioma Francese. Il suo
         ricapito è al Caffè della Pace a S. Marco. </hi></p>
       <p>In questi Teatri Comici per tutto si replica. A S. Gio. Grisostomo <hi rend="italic">I</hi>
        <hi rend="italic">due</hi>
        <hi rend="italic">Genj</hi>. A S. Luca <hi rend="italic">Agamennone</hi>. A Sant’Angiolo la
         <hi rend="italic">Maschera</hi>. </p>
      </div2>
      <div2>
       <head><hi rend="italic">Morti</hi>. </head>
       <p rend="SO">Illustrissimo Sig. <hi rend="italic">Ant</hi>. <hi rend="italic">M.</hi>
        <hi rend="italic">Molin</hi>. </p>
       <p rend="SO">Sig. <hi rend="italic">Giov</hi>. <hi rend="italic">Savoldello</hi> Mercante da
        oro a S. Giuliano. </p>
       <p rend="SO">Il Reverendiss. D. <hi rend="italic">Pietro</hi>
        <hi rend="italic">Ant</hi>. Dottor <hi rend="italic">Plateo</hi> Pievano di Santa Maria
        Formosa, nato ai 7 Luglio 1716 el. ai 20 Maggio 1768, Canonico di S. Marco. <milestone rend="closer" unit="E2"></milestone>
        <milestone rend="closer" unit="E1"></milestone></p>
       <p></p>
      </div2>
     </div1>
    </body>
      </text>
      <text ana="framings">
        <body xml:space="preserve">
     <div>
      <ab>
       <seg synch="#FR.1" type="E1"> Num. 6. <seg type="DT">Mercordì 21. Gennaro 1789. </seg>
        <seg synch="#FR.2" type="E2">
         <seg synch="#FR.3" type="MT"> Quella esuberante ingenuità, che non di rado fà ch’esca dalla
          nostra penna, ciò che forse non si dovrebbe che dire soltanto, o piuttosto tacere quando
          il proprio interesse esige de’gelosi riguardi, può averci pregiudicati sul punto
          dell’accrescimento futuro dell’Assocciazione, per aver fatto sentire la nostra
          disposizione di non continuare l’impresa se in avvenir ancora ci manchi il meritato
          compenso nel maggior numero degli Assocciati. La protezione, la benevolenza, il genio
          parziale, ponno darci resistere coll’utilità de’loro effetto; lo può egualmente una
          concorrenza spontanea della quale ne’prossimo passati giorni ebbimo un fausto principio; e
          se a questo corrispondesse un discreto proseguimento cesserebbero le nostre lamentazioni.
          Ma in ogni modo protestiamo pubblicamente, contro chiunque interpretato avesse
          sinistramente l’accennata dichiarazione che durerà la nostra impresa fino all’estinzione
          degli anticipati pagamenti; che in qualunque tempo giungano nuovi Assocciati, non farà
          abbandonata s’essi non abbiano in prima avuto il giusto numero de’Fogli; e che quando si
          vorrà finirla davvero sarà manifesto a tutti che non si ricevono più Assocciazioni. A
          questa sacra promessa d’adempire fedelmente il proprio dovere, quella aggiungiamo di non
          minorare in qualunque evento il nostro verace impegno di far che siano quanto meglio da
          noi si possa serviti tutti quelli, che gradiscono le nostre fatiche. Se giunta a tempo ci
          fosse una Lettera delli 15 corrente avremmo soddisfatta pienamente la volontà di chi ce la
          scrisse. Ma l’ebbimo Sabbato p. p. ad ora, che la Gazzetta era uscita. Non possiamo per
          ciò che avvertire doversi leggere in fronte a’Versi Latini stampati nel precedente Foglio:
          Sopra due Fratelli, ch’ebbero genio, e sorte diversa. <pb n="42"></pb>La questione sul giuoco
          degli Scacchi, proposta l’anno prossimo scorso su questi Fogli, ebbe tante dispute prò e
          contra, che fummo in necessità d’intimar il silenzio a chi parlarne volea d’avvantaggio; e
          non la sarebbe forse nemmen ora finita senza l’assoluta dichiarazione di non voler
          istampare altro su quel proposito. Siamo posti adesso alla stressa necessità dal Distico
          di Tibullo tormentato da’suoi traduttori per renderne precisamente la sostanza ed il brio.
          Passò non poco tempo prima che alcuno si movesse a secondar le premure dell’ingenuo
          Innamorato; bastò poi ch’uno cominciasse per trovar seguaci. Approviamo le gare dello
          spirito, i paragoni che ne fan conoscere la superiorità, e quel genio condiscendente di
          cui tanto ha d’uopo questo Foglio per interessare nella sua varietà, e sostenersi: ma non
          conviene tirar troppo in lungo sopra uno stesso Soggetto, che gustar ponno i soli
          intelligenti della Latina Poesia. Abbia però luogo per l’ultima anche la seguente
          Versione; si confronti coll’altre già stampate, e da chi ne diede l’impulso, e dal dotto
          Pubblico decretisi il premio a chi lo merita. </seg> Illam, quidquid agit, quoquò vestigia
         movit Componit furtim, subsequiturque decor. Versione letterale. Colei quand’opra, e
         ovunque muove il piede Schiva si atteggia, e venustà succede. Versione Libera. Tutta dagli
         atti suoi spira decoro, Segue suoi passi delle Grazie il coro. Catalogo Di Libri
         recentemente usciti da’Torchj Veneti. Pepoli. Teatro. Tomo 4to e 5to. Presso il Palese
         1788. in 8vo. Muratori. Continuazione degli Annali. T. 48, 49 e 50. Presso il suddetto 1788
         in 12. Linguet. Continuat. des Annales politiques du dix-huitieme Siecle T. treizieme-Par
         Graziosi Num. CIV. CV. C VI. CVII. CVIII. Capi d’Opera del Teatro T. primo. Per il Curti
         1789. in 8vo. Continuazione della Storia di Giuseppe Flavio. T. terzo. Presso Chellero
         1788. in 8.vo. Baumè. Elementi di Farmacia. 1788 Presso il fu Francesco Pezzana, in 8vo.
         Bonotto. Geografia Storica antica, e moderna. T. 2. Presso il Bassaglia 1788. in 8vo.
         Encyclopedie. Economie politique T. prem. Partie prem. Detta Commerce T. III. premiere
         Partie. Padoue 1788. in 4to. Beaumarchois. Il Matrimonio di Figaro Com. trad. dal Francese.
         1788 in 8vo. Presso il Graziosi. Gellert. Istruzione di un Padre a suo Figlio. Presso lo
         stesso. 1788 in 8vo. Pope. Saggio sopra l’uomo. Presso lo stesso 1788 in 8vo. Du Guet.
         Continuazione della spie-<pb n="43"></pb>gazione del Libro di Giobbe. T. 4to. Presso il
         Locatelli 1788. in 12. Beccatini. Continuazione della Storia ragionata. T. 5to. Presso il
         Pitteri 1788. in 8vo. Bell. Instituzioni di Chirurgia Tomo 2do. Presso il Baseggio 1788 in
         8vo. Formaleoni Storia Filosofica, e politica del Mar Nero. T. Primo. Presso l’Autore. 1788
         in 8vo. Limen grammaticum. Presso il Riosa 1788 in 12. In Senato. <seg type="DT">16
          corrente.</seg> Inquisitor sopra Dazj. s. Agostin Barbarigo. 2 Ambasciatori Estraordinarj
         in Ispagna. s. Franc. Pesaro K. e Proc. s. Alvise Pisani. <seg type="U2">In M. C. </seg>
         <seg type="DT">17 Detto. </seg> Camerlingo a Bergamo dura mesi 32. s. Z. And. Fasqualigo di
         s. Z. And. Finisce s. Z. Bat. Mora qu. Z Bat. Camerlingo a Padova dura m. 16. s. Zuanne
         Cicogna qu. Ang. F. s. Lod. M. Soranzo qu. Lor. Offiz. Alle Ragion Vecchie. s. Zuanne Donà
         qu. Polo. F. s. Giac. Marcello qu. Ang. Offiz. Alla Tavola dell’Uscita s. And. Minotto di
         s. Michel. F. s. Zuanne Diedo di s. Pietro Alv. Del Cons. di 40. C. V. in luogo di s. Ang.
         M. Zorzi eletto ai X. Savj. s. Z. And. Gritti di s. Domenico. Pieggj s. Gir. Zorzi, e s.
         Giac. Nani K. 5 Del Cons. di 40 C. N. alla lor Ordinaria. s. Dom. Trevisan di s. Marc’Ant.
         s. Z. Alv. Mosto di s. Giac. s. Gir. Ant. Bragadin qu. Pietro s. Pietro Badoer di s. Pietro
         Pmo’. s. Ottavian Maria Zorzi qu. Giac. Pmo. <seg type="DT">18. Detto. </seg> Prov. A Maran
         dura m. 16. elez. dello Scrutinio conferm. dal M. C. s. Pietro Ant. Bembo qu. Franc. Fin.
         s. Zuan. Barbaro di. s. Nic. Pod. a Portobufolè dura m. 16. Luogo dl s. Ant. Maria Mosto +
         s. Andrea Maria Mosto qu. Giac. Pod. a Uderzo dura m. 16. s. Bernardo Zorzi di s. Gabriel.
         F. s. Dom. Maria Contarini qu. Ales. Prov. Al Cottimo di Londra. s. Lor. Bonlini qu. Zac.
         Fin. s. Is. M. Bonlini qu. Fer. Gov. dell’Entrate. s. Zuanne Paruta qu. Polo F. s. Pietro
         Foscari. 5 Del Cons. di 40 C. N. s. Z. Marco Moro qu. Zuanne 2do. s. Franc. Bragadin di s.
         Gir. s. Cam. Bernardin Gritti fu Pod. a Vicenza. s. Girolamo Barbaro di s. Is. M. s. Zorzi
         Maria Corner qu. Z. Bat. <seg synch="#FR.4" type="E3">
          <seg synch="#FR.5" type="LB"> Ornatissimo Sig. Gazzettiere Commendar gli Uomini virtuosi,
           e diffondere il grido delle lor sublimi gesta è un aprire la più utile Scuola di sana
           morale all’umanità tutta, e facilitarne, il sagro impero della virtù e della felicità,
           sorelle germane; poichè la via degli esempj è la più piana, e molto più amabile di quella
           de’precetti. Tralascio di risguardare da un tale offizio, come un tributo di rispetto, e
           di riconoscenza dovuto a chi, al lume della Religione, e della Ragione, compagna fedele
           d’umanità, che lo circonda, con magnanimo coraggio del continuo si slancia al Tempio
           della vera Gloria, Voi, ornatissimo Signore, trà gli interessanti oggetti, onde fornite i
           periodici vo-<pb n="44"></pb>stri Fogli, non trascurate tratto tratto d’innestarvi anche
           questo, la commendazione degli Uomini distinti, commendazione, che voi pur ravvolge, ed a
           voi pur si comunica. La costanza di sì nobil pensiero sempre più vi concilierà de’nuovi
           diritti sopra la riconoscenza di tutta l’umanità. Hò letto con sensi di vera tenerezza
           nella Vostra Gazzetta N. 99. in data di Mercordì 10 Xbre 1788 una Parte presa
           nell’straordinario Cons. d’Isola, in cui venne eletto a pieni voti in protettor di quella
           Terra il non mai abbastanza acclamato Eccellentissimo N. U. S. Marc’Antonio Trevisan
           attual Cap. di Raspo. L’elogio in quella con quanto garbo con altrettanta precisione
           tessuto, quantunque secondo di veridici tocchi maestri del di lui original carattere, è
           nondimeno di molto inferiore a quella pienezza di doti, che lo decorano. Eruditissimo
           Sig. io non vivo alla Corte, e la verità sola connette i miei giudizj, fa evaporar il mio
           cuore, e mi esprime sulla lingua la favella. Fù però oggetto di mia sorpresa il non
           rilevar accoppiati a quella Parte molti altri luminosi aneddoti al detto Eccellentissimo
           Signore appartenenti, ed a quella contemporanei. Attrovavasi allora il benemerito egregio
           Sig. alla visita della Spettabile Comunità, e Luoghi Pii in Pirano soggetti alle
           Provvidenze dell’Eccellentissima Carica delegata di Raspo con memorando decoro da esso          
 coperta. Cola altresì e per il grido di verace Fama, e per gli argomenti i più cospicui
           della di lui incorrotta giustizia, ed umanità di cui fù testimonio quel Popolo non facile
           ad essere sorpreso fù eletto in Protettore e Padre da quella Spettabile Comunità, e fino
           da quel Reverendissimo Capitolo con singolar esempio. Basteranno a farne calcolar al
           Pubblico la riverente affettuosa espansione di tutti i cuori le Parti stesse, che io mi
           onoro di avanzarvi dove vedrete quasi per Fidei-commisso rifugiatasi quella riputatissima
           Comunità sotto la Protezione anche de’Primogeniti di quella Eccellentissima Famiglia in
           perpetuo, e le quali istantemente pregovi di render pubbliche col mezzo della vostra non
           mercenaria sincera Gazzetta utilissima. Passo sotto silenzio quei moltiplici trasporti di
           riverenza, ed affezione da quel Popolo ammiratore offertigli e con istupenda Filarmonica
           Accademia eseguita nella magnifica Sala di quelli spettabile Cons. e con rara
           decorosissima Illuminazione di quella Pubblica Piazza, con insolito seguito di ben
           fornite numerose barche, frà i continui evviva, e spari, onde finalmente fù accompagnato
           fino in Isola, dove, da quella Spettabile Comunità quanto sciolta dai rapporti
           dell’Eccellentissima Carica di Raspo altrettanto addetta, e rispettosa ai meriti
           personali dell’Eccellentissimo suo Protettor e Padre con supplichevole modi invitato onde
           poter compiere i dovuti offizj di supplicazione, di ossequio, e di riconoscenza, fù con
           straordinaria pompa incontrato. L’armonica colleganza di quei due Popoli di Pirano e di
           Isola limitrosi, e simpatizzanti ne’medesimi affetti di una ben giusta compiacenza, ambi
           trasportati dalla goija, le finestre di ciascuna abitazione fornite di stati, le mura
           coperte di poetiche composizioni, il suono delle campane, il continuo sparo de’mortaj, i
           comuni applausi finalmente attrassero dalla sensibilità de’cuori onesti lagrime di
           giubilo e renderanno memorabile quel prezioso giorno fino alla più tarda posterità. Ecco
           ciò, cui io credevo bene di non doversi trasandare nell’incontro di render pubblica
           l’accennata Parte dello Spettabile Cons. d’Isola. Intorno alle gesta luminosissime
           dell’attual Eccellentissimo Cap. di Raspo lodato, ne parlano abbastanza e l’Isola del
           Zanto, e Pinguente col Capitaniato intero, che fruirono, e fruiscono le immediate
           espansioni della di lui rettitudine, equità, e paterno affetto. Esse sono superiori a
           qualunque elogio. Io non ne formo parola. <seg synch="#FR.6" type="MT"> Perdonate, mio
            urbanissimo Signore, le modificazioni di un cuore, che non <pb n="45"></pb>può non reagire
            alle impressioni della virtù. Io non hò diritto d’occupar le vostre stampe, mà questa
            vel chiede, il Pubblico vi eccita, e vi convince il vostro stesso carattere. Bensì da
            ciò ve ne deriva un diritto di estimazione e di riconoscenza in me, a cui di buon grado
            mi sottoscrivo, benchè per anco anonimo, desideroso di farmivi conoscere opportunamente.
           </seg> Pinguente. 8. Gennaro 1788. M. V. <lb></lb>Vostro Affet. ed Obblig. Ser. Accademico
           Int. </seg>
         </seg> Parte dello Spettabile Cons. di Pirano. Copia. Fu sempre lodevol costume di questo
         suddito Municipio il procurarsi nella Serenissima Dominante la protezione di quei cospicui
         Soggetti, che amministratori della Pubblica Felicità, seppero per distinte qualità di cuore
         e di spirito conciliarsi sopra gli altri la confidenza dei Popoli, e l’amor e l’estimazione
         dell’Angusta Patria. <seg synch="#FR.7" type="E3">
          <seg synch="#FR.8" type="FP"> Il modello di così illustri pregj uniti mirabilmente
           risplende nell’Eccell. Sig. Marc’Antonio Trevisan, che nella gloria che lo circonda,      
     chiari fà conoscer i frutti di una vita virtuosamente consagrata al servizio, ed
           all’utile della Patria nei più difficili, e cospicui Posti della Repubblica, e nelle
           Reggenze memorabili, e luminose, sempre oggetto dell’amore de’Concittadini, del conforto,
           e delle speranze delle suddite a Lui commesse Popolazioni. Delle quali pregevoli verità
           cospicua prova ce ne fornisce la presente per Noi fortunata, e sempre memoranda visita
           piena delle più consolanti emanazioni del Giudice incontaminato, e sensibile, e del Padre
           amoroso, beneficente, che posero nella più chiara vista le distinte virtuose di lui
           qualità. Nel desiderio, per tanto di arricchire la nostra Patria di un nuovo lustro, e di
           procurargli un bene, che può decisamente influire sulla sua pace, e prosperità </seg>         
</seg> ventura li Spettabili Signor Zorzi Venier, Antonio Petronio, Lorenzo Zarotti, e
         Bartolommeo Appollonio attuali Giudici, mandano Parte alla presenza di S. E. Sig. Podestà,
         che dai Voti di questo Sp. Maggior Consiglio vengano eletti Protettori di questa Comunità,
         il prelodato Eccell. Signor Marc’Antonio Trevisan attual gloriosissimo Cap. di Raspo, non
         che l’Eccell. Sig. Benedetto Trevisan suo Primogenito, o tutti li venturi Primogeniti della
         sua Eccell. Famiglia in perpetuo. Per il che resta colla presente Deputato il benemerito
         Nostro Concittadino Sig. Dot. Domenico Petronio a rassegnargli colla presente in unione
         delli Sp: Sp: Sigg. Giudici, e Sindici anco li devoti sentimenti della nostra venerazione,
         supplicandolo di aggradire un tale omaggio nel pubblico concorde voto dovuto alle sue
         virtù, e di accettare sotto l’altra sua autorevole Protezione questo suddito fedelissimo
         Municipio, che spera all’ombra fortunata di essa una costante, e tranquilla prosperità. Li
         Spp: Signori Sindici poi restano incaricati di eseguire per mezzo di Lettera coll’Eccell.
         Sig. Benedetto Trevisan Primogenito in Venezia un egual offizio di supplica, e di rispetto.
         Addì 9 Novembre 1788. Pirano. Letta, ballottata nel Sp. Coll. delle Provvigioni con Balle
         prospere Num. 14. C. fù presa. <seg type="DT">Detto. </seg> Letta, ballottata nel Sp.
         Consiglio, con Balle prospere Num. 84. C. fù presa. Alessandro del Seno Canc. del Sp. Cons.
          <seg type="U2">Copia. </seg>
         <seg synch="#FR.9" type="E3"> Parte del Rev. Capitolo di Pirano. Addì 11. Novembre 1788.
           <seg synch="#FR.10" type="ZM"> I luminosi caratteri di sapienza, di candor d’anime, di
           benefica inclinazione, che l’Eccell. Marc’Antonio Trevi an Capitanio attuale di Raspo
           fece distintamente risplendere in tanti ragguardevoli pubblici Impieghi sostenuti sempre
           con somma integrità, ed applauso, e spezialmente nell’incontro della sua gloriosa Visita
           fatta in Pirano, eccitano a ragione i fervidi desiderj di questo Capitolo di S. Giorgio,
           e dei tre altri Sigg. can. ab extra ad <pb n="46"></pb>implorare colle più divote Suppliche
           il pregiatissimo Patrocinio di sì illustre Soggetto. Quindi è, che il Sig. Arciprete D.
           Pietro Apollonio, unitamente ai Signori Can. D. Girolamo Venier Scol. D. Domenico del
           Seno, Marguardo Schiauzzi, Antonio Baccichi, e Zorzi Apollonio, manda parte, perchè dai
           Voti del Capitolo stesso sia eletto in suo Protettore come pure degli altri tre Can. D.
           Ottavian Predonzan, Almerigo Corsi, e Marco Trani, l’Eccell. Sig. Marc’Antonio Trevisan,
           e che nell’atto di umiliare all’Eccell. Sua l’Elezione presente, accompagnata sia dai più
           servorosi Voti di tutti li Sigg. Can. affinchè degni l’Eccell. Sua esaudire queste
           riverenti suppliche, e colla naturale generosità del suo cuore accogliere i nostri
           desiderj, e la presente elezione. Io P. Marguardo Schiauzzi Canonico Canc. del Capitolo
           hò estratto la presente del Libro Capitolace. </seg>
         </seg>
         <seg type="U2">Teatri. </seg> Da questa Comica Compagnia del Teatro a Sant’Angiolo fu posta
         per la prima volta in iscena la sera del p. sc. Lunedì una nuova Commedia intitolata La
         Maschera. Ebbe moltissimi ascoltatori, non pochi applausi, e il solit’onore diffuso
         fu’Personaggi, che l’hanno rappresentata, i quali, dopo la recita, furono chiamati a
         ricevere le testimonianze del pubblico aggradimento. Se saper vogliasi da chi l’ignora la
         ragione del titolo, eccola. Una Vedova Duchessa, di Parigi s’innamora perdutamente d’un
         certo Valerio giovine italiano, senza mai avergli parlato. Gli manda per il suo svizzero      
   una borsa d’oro, e l’invito di farle una visita da lui scortato. Lo riceve nel suo Palazzo
         in un elegante Dominò, e colla maschera al viso; gli dichiara il suo amore, lo riscalda con
         delle affettuose espressioni, gli prescrive delle leggi regolative del suo contegno ad una
         conversazione ove la sera devon trovarsi, lo sforza a prender un anello, e parte. Ei resta
         solo infiammato immaginandosi una bellezza nel di lei non veduto volto, e credendo di
         realizzare l’idea conceputa all’accorgersi d’ua bel ritratto<note n="1">Cioè, che
          dovrebb’esser bello, ma nè la lontananza, nè l’inganno de’lumi hanno potuto celare
          un’opera di strofinaccio non di pennello, che rider fece l’Udienza quando Valerio a
          vagheggiarla si mise.</note>d’una sua Cugina vestita d’un Dominò egualissimo al suo, e
         cogli suoi stessi ornamenti sul capo, da lei colà fatto porre per l’artifizio, che
         intreccia, e sostiene l’azione. Radunasi la conversazione accennata, Valerio al veder la
         Cugina si crede ravvisar in essa la Maschera, se le mette attorno in aria di rispettoso
         amante, e crede di servire alle prescrizioni ricevute; ma al comparire della Maschera vera
         cioè della Duchessa in altro abito, ed a viso scoperto, riconosce in essa l’oggetto delle
         amorose sue fiamme, accennato precedentemente da cui non sapeva d’essere corrisposto. Al
         paragone cessano le sue smanie per la Cugina, rivolge alla Duchessa tutte le sue
         attenzioni, e disprezzato si vede con una ritrosa gravità da Principessa Filosofa. Arso e
         delirante, ad onta della sua non curanza, la preferisce ad ogni altra donna, e da lei
         ritornando, e venendo accolto in maschera come prima, credendola la sua Cugina, dichiarale
         di rinunziare agli affetti suoi per es-<pb n="47"></pb>er preso dalle bellezze della Duchessa.
         Sostiensi felicemente una Comica Scena in fine della quale Ella si cava la maschera, e
         segue un bel matrimonio accompagnato da quello della sua Serva col Servitor di Valerio.
         Vaglia tutto ciò a dare il perchè del titolo, e niente più. Noi non ci prendiamo la pena di
         lineare lo scheletro di questo corpo poetico, perchè non l’abbiamo trovato di quella
         bellezza, che tanti altri videro in esso. Quando si proverà che regga al comico verisimile
         il silenzio fedele del Servitor di Valerio imposto da un solo cenno furtivo del di lui
         Padre, che sconosciuto dal Figlio, suo amico fingesi per conoscere i di lui
          sentimenti;<note n="2">Notisi bene ch’è questo un Servitore attaccato affettuosamente da
          più anni al suo Padrone; che il di lui Padre non lo conosce, che per averlo veduto, come
          di passaggio a Torino, e nondimeno si lascia imporre da un suo cenno, e non parla perchè
          la Commedia tiri in lungo.</note>la stoltezza dello stesso Valerio, che dal tuono di voce
         non s’accorge alla Conversazione che la Duchessa era quella che a lungo parlato avevagli
         mascherata, e differenza non trova trà la sua voce, e quella della di lei Cugina onde
         crederle una persona medesima, cangieremo allora linguaggio. Questi due cardini di stoppia
         a’quali è raccomandata l’azione sciolgonsi ad un soffio, e la fanno cadere. Non v’ha in
         alcuna delle sue parti imitazione della natura; tutto è giuoco, equivoco, meraviglia da
         sorprendere chi non riflette. Nulla diremo nè degli episodj slegati, nè de’caratteri
         abbozzati soltanto, o non sostenuti. Il Zio di Valerio è un avaro, che non eccita nè allo
         sdegno, nè al riso, e non si sà perchè non si lascj riverire anch’esso, in fine della
         Commedia. Suo Padre è un uomo saggio, ma le scene forti della sua tenerezza, e del suo
         risentimento, non hanno situazioni convenevoli come in Diderot, o in Beaumarcheis. La
         Duchessa è un’innamorata spasimante, che dona borse d’oro, ed anelli, chiama in casa il suo
         amante, e due volte che viene gli fa far un’ora d’anticamera perdendosi in ciarle colla sua
         servitù, come se il di lui arrivo non la interessasse per niente. Basti così per
         giustificare la nostra disapprovazione. Siamo certissimi d’aver in essa molti compagni.
         Presa la maggior parte per il tutto conveniva dire che la Commedia piacque generalmente; ma
         bisogna in questo caso fare quell’eccezioni, che son dovute all’intelligenza, al buon
         senso, che mai non mancano nelle numerose adunanze, ma cedono sovente allo strepito
         dell’errore, e del fanatismo. Accordiamo, che per sedurre un’Udienza, come fece l’Autor
         della Maschera, ci voglia dell’ingegno, e dell’arte, ma s’egli aspira alla pubblica stima,
         perchè non impiegarne il valore a sferzare il vizio, corregger i costumi, sforzare gli
         Uomini a ridere delle lor debolezze, e a copiare i ritratti dal gran Quadro della Natura
         animata, senza crearsene di quelli che originale non hanno, onde piacere con delle
         stravaganze che illudono, in vece d’una famigliare verisimilitudine che ammaestri servendo
         al motto della modesta Commedia: Describo mores hominum? Questo sarà sempre il voto
         de’cuori onesti che vorrebbero nel Teatro una scuola utile al Popolo, e sì spesso
         rammaricansi non trovandovi che inezie, e follie da nutrire i suoi pregiudizj. Domenica
         p. p. come avvisò il nostro Foglio fu rimessa in iscena a S. Gio: Grisostomo l’azione
         Favolosa Il Genio buono, ed il Genio cattivo. Fu questa composta a Parigi dal celebre
         nostro Goldoni, ma colà non rappresentata per la grave spesa, ch’esigevano le decorazioni.
         In Italia, dice egli <pb n="48"></pb>stesso, bastano per esse 100. Scudi, a Parigi ce ne
         volevano mille. Je savois, aggiunge, que la Fèerie avoit repris à Venise son ancien crèdit,
         je crus le bon le mauvais Gènie un sujet encore plus adapte au gout de l’Italie qu’a celui
         de la France. Nondimeno, egli protesta, d’aver lungo tempo esitato prima di determinarsi a
         mandarla, provando una forte ripugnanza di blandire il cattivo gusto in un Paese dov’egli
         tanto avea travagliato per istabilirne un buono. Il disgusto del non felice destino
         dell’ultime sue Composizioni, e il desiderio di piacer ancora una volta a’suoi compatrioti
         lo fecero cedere alla tentazione, ed approfittar della circostanza. Così doveva esprimersi
         su questo proposito il benemerito Riformatore dell’Italiano Teatro, ma nemmeno in un genere
         sì contrario a’suoi retti principj, può egli rimproverarsi d’aver perduto di vista il
         grand’oggetto della istruzione. La sua Favola ben ideata, felicemente condotta, e d’un
         ridicolo maneggiato con quella grand’arte, che gli è propria, presenta piacevolmente delle
         morali lezioni, che o non si trovano, o non producono alcun effetto per essere o
         scialacquate, o mal disposte, in tant’altre favolose Rappresentazioni, che pur ebbero ne’
         nostri Teatri una strepitosa fortuna. Sarebbe un mancar della dovuta giustizia al sublime
         merito del Sig. Pacchierotti se si tacesse, che nella recita della p. p. Domenica egli ha
         diffuso ne’cuori d’una numerosissima Udienza, quella soavità, e quel diletto, che non
         invano promisesi chiunque ben conosce ed apprezza il suo distinto valore, che va soggetto a
         delle ineguaglianze appunto per la sua sommità, ma che sà in ogni situazione trovar
         de’felici ripieghi. Del Sig. Babbini non potrebbesi che ripetere il già detto più volte.
         Gareggiano gli applausi colle frequenti novelle prove della sua singolarissima abilità alla
         quale ha sempre accoppiato un genio docile, e condiscendente, ed un onorato impegno di ben
         servire il Pubblico. Nella sera medesima riuscì grato come nelle precedenti lo spettacolo a
         S. Benedetto; tanto più, che la vigorosa e leggiadrissima Mad. Baccelli, benchè sempre
         sorprendente nelle sue operazioni, si ritrovò in quella favorevole disposizione d’umore,
         che molto contribuisce a far maggiormente brillare il bel genio dell’arti, e l’abilità di
         chi degnamente le esercità. A San Luca jersera si rappresentò la Tragedia intitolata
         Agamennone; del Sig C. Alfieri. Per i bisogni delli poveri di queste Contrade,
         sull’eccitamento del sempre vigile e zelantissimo Magistrato alla Sanità, discese
         pietosamente la magnanimità dell’Eccellentissimo Senato ad accordare l’estrazione
         de’rottami di legname dalla Casa Regia dell’Arsenale, già destinati dalle recenti
         Inquisitoriali regolazioni ad essere venduti al pubblico Incanto. Alcune Fraterne
         parrocchiali hanno presa la lor provvigione, ed è destinato il giorni p. de’23 per quella
         di San Salvatore. <seg type="U2">Biglietto. </seg> Un Francese, che possede bene la sua
         propria Lingua, scrive in bel carattere; si esibisce a darne lezione, a copiare delle
         scritture francesi intelligibilmente, a correggere delle stampe in tal idioma, ed a fare
         qualunque traduzione dall’Italiano in Francese. Egli insegna anche la Sfera, e la Geografia
         a chi ne brama lezione onde perfezionarsi allo stesso tempo nello studio dell’idioma
         Francese. Il suo ricapito è al Caffè della Pace a S. Marco. In questi Teatri Comici per
         tutto si replica. A S. Gio. Grisostomo I due Genj. A S. Luca Agamennone. A Sant’Angiolo la
         Maschera. <seg type="U2">Morti. </seg> Illustrissimo Sig. Ant. M. Molin. Sig. Giov.
         Savoldello Mercante da oro a S. Giuliano. Il Reverendiss. D. Pietro Ant. Dottor Plateo
         Pievano di Santa Maria Formosa, nato ai 7 Luglio 1716 el. ai 20 Maggio 1768, Canonico di S.
         Marco. </seg>
       </seg>
      </ab>
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