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        <title>Il funerale della villanella</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
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          <name> Alexandra Kolb</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Valentina Rauter</name>
          <resp>Editor</resp>
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      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-12-19">19.12.2016</date>
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          <idno type="PID">o:mws-117-1149</idno>
        </p>
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      <sourceDesc>
        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 391-393 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
          <biblScope type="vol">4</biblScope>
          <biblScope type="issue">71</biblScope>
          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
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        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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            <term xml:lang="de">Menschenbild</term>
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            <term xml:lang="en">Manners and Customs</term>
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                xml:id="FR.2"/> L<hi
                rend="smallcaps">e</hi> nozze, i funerali, le feste di maggio, della mietitura e della vendemmia, sono i maggiori spettacoli che porga il villaggio. Ma i funerali sogliono attrarre più spettatori, e più che gli altri destano nella mente gravi pensieri e toccano il cuore.</p>
<p><milestone
                unit="E3" xml:id="FR.3"/> <milestone unit="AE"
                xml:id="FR.4"/> Un poco prima che tramontasse il sole, udimmo suonare a martello la campana; ed i villani si raunarono nel cimiterio. La chiesa era quasi piena di persone di ogni sesso e di ogni età; perciocchè le pietose circostanze della morte di <persName
                corresp="SPI" key="Nancy" subtype="U"
                xml:id="PN.1">Nancy</persName> vi avean fatto accorrere anche molti abitanti dei prossimi contadi.</p>
<p>Fu recitato, secondo il costume, l’offizio funebre in chiesa; e dopo fu cantato un inno, come <persName
                corresp="SPI" key="Giorgio" subtype="U"
                xml:id="PN.2">Giorgio</persName> avea richiesto; quindi i due piccioli gemelli furono recati al sacro fonte e battezzati; mentre che la defunta lor madre sul funeral cataletto giaceva nel mezzo della chiesa. <persName
                corresp="SPI" key="Giorgio" subtype="U"
                xml:id="PN.3">Giorgio</persName> avea mostrato desiderio che si facessero in un tempo solo queste solenni cerimonie. Io so, diceva, che tan sarebbero state le ultime disposizioni della mia povera moglie, se tempo avesse avuto di farle. Sembra però che alla brama di <persName
                corresp="SPI" key="Giorgio " subtype="U"
                xml:id="PN.4">Giorgio</persName> s’accordasse anche l’uso. Non so onde abbiano tratto origine, ma ben mi <pb
                n="392"/> parvero simboliche e commoventi le parole della preghiera. “Dio di bontà, abbi misericordia di questi due poveri figli, a cui mancano le tenere cure d’una madre.” Profonda fu l’impressione di questa cerimonia nell’animo degli spettatori, perchè chiaramente dimostrava qual intima corrispondenza sia fra la morte e la vita.</p>
<p>Il cadavere fu poscia trasportato fuori di chiesa per esser deposto nell’ultimo albergo. <persName
                corresp="SPI" key="Giorgio" subtype="U"
                xml:id="PN.5">Giorgio</persName> ed i suoi figliuoletti lo seguitavano innanzi agli altri lagrimando in doloroso silenzio. Il rumore che fece la prima palata di terra gittata sopra la funebre cassa raddoppiò il dolore dello sventurato marito che proruppe in amari singhiozzi. Gli sguardi di tutti gli spettatori erano fissi, immobili e pieni di lugubre tristezza.</p>
<p>Finite le esequie, tutti i circostanti si separarono, ed uscendo dal cimiterio si raccolsero in vari gruppi, trattenendosi a parlare di sì luttuoso avvenimento. Ella era, dicevano, una donna faticatrice; una tenera madre, una buona vicina, e il suo marito trovava in lei la sua felicità. In tutto il villaggio non v’era agricoltore con tanta famiglia che vivesse in uno stato sì prospero e tranquillo. Chi ricorreva a loro nelle sue disgrazie, o ne’suoi bisogni, non ne partiva sconsolato. Oh! qual panegirico! esclamai: che vagliono le lodi larghissimamente all’orgoglio date, alla potenza ed alla grandezza in comparazione di tale omaggio sinceramente renduto alla virtù?</p>
<p>Il mio amico ed io ci accostammo a due uomini, che stando un poco lontani tenevano <pb
                n="393"/> gli occhi fitti sulla fossa che era allora quasi piena. Un d’essi che facea il mestiere di legnaiuolo, in età di circa quarant’anni, avea perduta la moglie qualche anno avanti, ed era rimasto con sette figli tutti piccoli, i quali egli avea educati in maniera da meritarsi la stima de’suoi vicini. Io credo, <persName
                corresp="SPI" key="Eduardo" subtype="U"
                xml:id="PN.6">Eduardo</persName>, gli disse il mio amico, che tal vista rammemori la vostra sciagura. <persName
                corresp="SPI" key="Eduardo" subtype="U "
                xml:id="PN.7">Eduardo</persName> con voce interrotta, e celando il volto per non lasciar vedere le sue lagrime, rispose: Il povero <persName
                corresp="SPI" key="Giorgio" subtype="U"
                xml:id="PN.8">Giorgio</persName> non conosce ancor tutta la sua disgrazia!</p>
<p>Alcune donne notarono che i due gemelli cominciarono a piangere ed a guaire, quando furono fatti passare per lo cimiterio; e compunte di pietà si strinsero al seno i loro pargoletti. Il mio amico, per eternare la memoria della defunta villanella, e per render più utile l’esempio delle virtù di lei, alzò una pietra sulla sua tomba, e vi fece incidere un’onorevole ma verace inscrizione, e non del merito maggiore. <milestone
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                    type="E2"> Le nozze, i
funerali, le feste di maggio, della mietitura e della vendemmia, sono i maggiori spettacoli che
porga il villaggio. Ma i funerali sogliono attrarre più spettatori, e più che gli altri destano
nella mente gravi pensieri e toccano il cuore. <seg
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campana; ed i villani si raunarono nel cimiterio. La chiesa era quasi piena di persone di ogni sesso
e di ogni età; perciocchè le pietose circostanze della morte di Nancy vi avean fatto accorrere anche
molti abitanti dei prossimi contadi. Fu recitato, secondo il costume, l’offizio funebre in chiesa; e
dopo fu cantato un inno, come Giorgio avea richiesto; quindi i due piccioli gemelli furono recati al
sacro fonte e battezzati; mentre che la defunta lor madre sul funeral cataletto giaceva nel mezzo
della chiesa. Giorgio avea mostrato desiderio che si facessero in un tempo solo queste solenni
cerimonie. Io so, diceva, che tan sarebbero state le ultime disposizioni della mia povera moglie, se
tempo avesse avuto di farle. Sembra però che alla brama di Giorgio s’accordasse anche l’uso. Non so
onde abbiano tratto origine, ma ben mi <pb
                        n="392"/>parvero simboliche e commoventi le parole della
preghiera. “Dio di bontà, abbi misericordia di questi due poveri figli, a cui mancano le tenere cure
d’una madre.” Profonda fu l’impressione di questa cerimonia nell’animo degli spettatori, perchè
chiaramente dimostrava qual intima corrispondenza sia fra la morte e la vita. Il cadavere fu poscia
trasportato fuori di chiesa per esser deposto nell’ultimo albergo. Giorgio ed i suoi figliuoletti lo
seguitavano innanzi agli altri lagrimando in doloroso silenzio. Il rumore che fece la prima palata
di terra gittata sopra la funebre cassa raddoppiò il dolore dello sventurato marito che proruppe in
amari singhiozzi. Gli sguardi di tutti gli spettatori erano fissi, immobili e pieni di lugubre
tristezza. Finite le esequie, tutti i circostanti si separarono, ed uscendo dal cimiterio si
raccolsero in vari gruppi, trattenendosi a parlare di sì luttuoso avvenimento. Ella era, dicevano,
una donna faticatrice; una tenera madre, una buona vicina, e il suo marito trovava in lei la sua
felicità. In tutto il villaggio non v’era agricoltore con tanta famiglia che vivesse in uno stato sì
prospero e tranquillo. Chi ricorreva a loro nelle sue disgrazie, o ne’suoi bisogni, non ne partiva
sconsolato. Oh! qual panegirico! esclamai: che vagliono le lodi larghissimamente all’orgoglio date,
alla potenza ed alla grandezza in comparazione di tale omaggio sinceramente renduto alla virtù? Il
mio amico ed io ci accostammo a due uomini, che stando un poco lontani tenevano <pb n="393"/>gli
occhi fitti sulla fossa che era allora quasi piena. Un d’essi che facea il mestiere di legnaiuolo,
in età di circa quarant’anni, avea perduta la moglie qualche anno avanti, ed era rimasto con sette
figli tutti piccoli, i quali egli avea educati in maniera da meritarsi la stima de’suoi vicini. Io
credo, Eduardo, gli disse il mio amico, che tal vista rammemori la vostra sciagura. Eduardo con voce
interrotta, e celando il volto per non lasciar vedere le sue lagrime, rispose: Il povero Giorgio non
conosce ancor tutta la sua disgrazia! Alcune donne notarono che i due gemelli cominciarono a
piangere ed a guaire, quando furono fatti passare per lo cimiterio; e compunte di pietà si strinsero
al seno i loro pargoletti. Il mio amico, per eternare la memoria della defunta villanella, e per
render più utile l’esempio delle virtù di lei, alzò una pietra sulla sua tomba, e vi fece incidere
un’onorevole ma verace inscrizione, e non del merito maggiore. </seg>
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