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        <title>La lettura</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
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          <name> Alexandra Kolb</name>
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        <respStmt>
          <name> Andrea Kaser</name>
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        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-12-01">01.12.2016</date>
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        </p>
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        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 430-440 </bibl>
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          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
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          <date>1822</date>
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              <interp xml:id="AE">Allgemeine Erzählung</interp>
              <interp xml:id="SP">Selbstportrait</interp>
              <interp xml:id="FP">Fremdportrait</interp>
              <interp xml:id="D">Dialog</interp>
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              <interp xml:id="EX">Exemplarisches Erzählen</interp>
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              <interp xml:id="ZM">Zitat/Motto</interp>
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        <language ident="it">Italian</language>
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            <term xml:lang="de">Theater Literatur Kunst</term>
            <term xml:lang="it">Teatro Letteratura
Arte</term>
            <term xml:lang="en">Theatre Literature Arts</term>
            <term xml:lang="es">Teatro Literatura
Arte</term>
            <term xml:lang="fr">Théâtre Littérature Art</term>
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<p rend="EU"><milestone unit="E1" xml:id="FR.1"/></p>
<div1><head><hi
              rend="smallcaps">La lettura</hi></head>
<p rend="MO"><milestone unit="ZM" xml:id="FR.2"/><hi
              rend="italic"> Probatos libros lege; et si quando ad alios diverti li- <lb/>buerit, ad priores redi </hi></p>
<p
                rend="QU">(<persName corresp="SPI" key="Seneca" rend="smallcaps" subtype="H"
              xml:id="PN.1">Senec.</persName>)</p>
<p
                rend="UM">Leggi i libri che han fama; e se talor ti piaccia ad al-<lb/>tri rivolgerti, fa tantosto da questi a quelli ritorno. <milestone
                rend="closer" unit="ZM"/></p>
<p rend="SO"><milestone unit="E2" xml:id="FR.3"/> <milestone unit="MT"
                xml:id="FR.4"/> A<hi rend="smallcaps">scoltai</hi> un giorno il saggio <persName corresp="SPI"
                key="Poliante" subtype="F" xml:id="PN.2">Poliante</persName> tener col giovine <persName corresp="SPI"
                key="Almino" subtype="F" xml:id="PN.3">Almino</persName> siffatto ragionamento: <milestone rend="closer"
                unit="MT"/> <milestone unit="E3" xml:id="FR.5"/> O <persName corresp="SPI" key="Almino" subtype="F"
                xml:id="PN.4">Almino</persName>, di tutti i piaceri che ad un uomo si rappresentano liberalmente educato, quelli senza dubbio per primi sono da collocare, che dalla lettura derivano; imperciocchè essi nella varietà, nella durevolezza e nella facilità con che si acquistano, da niuni, e nella vivacità da pochissimi piaceri superati sono. Se a taluno conceduto fosse il suscitar l’ombre de’trapassati, quanti per grande ingegno celebri ne fiorirono, costringendoli a intrattenersi seco ragionando sopra gravi subbietti; chi lui, per questo inestimabile privilegio, sopra tutti gli uomini beatissimo non crederebbe? Or tali noi siamo allora che, fra scelti libri sedendo, a nostra voglia dimandar possiamo <persName
                corresp="SPI" key="Xenophon" subtype="H" xml:id="PN.5">Senofonte</persName> e <persName corresp="SPI"
                key="Cäsar" subtype="H"
                xml:id="PN.6">Cesare</persName> delle lor famose giornate; far dinanzi a noi sermonare <persName
                corresp="SPI" key="Demosthenes" subtype="H" xml:id="PN.7">Demostene</persName> e <persName corresp="SPI"
                key="Cicero" subtype="H"
                xml:id="PN.8">Cicerone</persName>; collocarci nel numero degli uditori di <persName corresp="SPI"
                key="Sokrates" subtype="R" xml:id="PN.20">Socrate</persName>, di <persName corresp="SPI" key="Platon"
                subtype="H" xml:id="PN.9">Platone</persName>, di <persName corresp="SPI" key="Aristoteles" subtype="H"
                xml:id="PN.10">Aristotele</persName>, ed apprendere da <persName corresp="SPI" key="Euklid" subtype="H"
                xml:id="PN.11">Euclide</persName> le matematiche dimostrazioni.</p>
<p>Non istarò a qui ritessere tutti gli elogi che <pb
                n="431"/> sono stati della lettura fatti da quegli uomini sommi, i quali potevano tutti i piaceri gustarne; ed in luogo di allegar <persName
                corresp="SPI" key="Cicero" subtype="H"
                xml:id="PN.12">Cicerone</persName> con altri molti, esporrò semplicemente quello di che hammi ammaestrato la mia esperienza. Se i piaceri domestici hanno più che altra cosa giovato (e sarei ingrato a non confessarlo) alla felicità di mia vita, i piaceri della lettura sono certamente quelli a’quali io debbo il secondo seggio concedere. Imperocchè senza libri non ho potuto un giorno di mia vita vivere perfettamente contento: ma coi libri niun giorno ho avuto sì tenebroso, cui qualche barlume di gioia rischiarato non abbia; ed ho trovato fra essi, nelle afflizioni dell’anima e nell’infermità del corpo, non piccolo alleggiamento.</p>
<p>Per fruir del piacere della lettura, non fa mestiere nè di precedente apparecchio, nè di particolar luogo, nè di tempo determinato. Mercè la soave magía di un libro, può l’uomo in un istante, dalla tempesta delle mondane cose a tranquilla spiaggia approdando, sottrarsi a tumultuosi negozi, obliare il presente, ed ai secoli che già furono, retrocedere. Ed è al certo impercettibile alla mia mente, come amar non si possa la lettura, se si consideri che un libro è un’amico il quale ci ammaestra e costuma, ma senza offenderci; sceglie per parlar con noi le ore di nostro agio, o diurne sieno o notturne, e ci parla sempre senza passione; non si reputa offeso, se rotto è nel bel mezzo del suo periodo; e non prende a mal grado, se passar ci vede leggermente su tali cose che molta fatica gli valsero, e che eccellenti gli sembrano.</p>
<p><pb
                n="432"/> Se i piaceri della lettura con quelli del conversare son comparati, si troverà esser i primi più durevoli, più saldi e più variati, che i secondi non sono. Di fatti il conversare rade volte ci pone in consorzio con uomini per sapere e per ingegno ragguardevoli; quando la lettura sino a’più grandi sapienti e virtuosi uomini ci solleva, che da tutte le terre del mondo siansi veduti emergere in tutti i secoli. Il conversare dà materia spesso a discorsi frivoli ed insulsi; e se pensieri talvolta fermi e leggiadri fa nascere, questi indigesti sono e confusi, perocchè necessariamente manca ad essi quella maturità, della quale è madre la considerazione. Ma la lettura per lo contrario ne offre le più belle idee che i più grandi ingegni concette abbiano, e maturate dietro lunghi studi e meditazioni profonde. Il conversare infine, per quanto grave sia, le più volte superficiale riesce e senza frutto, niuna traccia lasciando di sè nella nostra mente; nel che alla lettura convien che ceda, la quale, quantunque volte a noi piaccia, i medesimi oggetti ci rappresenta, e così agio ne concede di meditarvi sopra, e di saldamente imprimerli nella nostra memoria. Da quanto dissi, è chiaro che la lettura tanta utilità arreca, quanta dal conversare non se ne ottiene, nel tempo che tutti in sè ne accoglie i vantaggi, essendo essa in sostanza uno scelto modo di conversare.</p>
<p>Nè senza ragione di utilità favello: imperciocchè sarebbe ben poco amar la lettura, se a renderla utile non si pensasse. Molti sono coloro che la lettura convertono in passatempo; <pb
                n="433"/> pochi coloro che occupazione ne formano. I più fra gli uomini, meno dal desiderio d’istruirsi, che dal bisogno d’ingannare il tempo animati, null’altro nella lettura stessa ritrovano; nè considerano i libri, se non come mezzi pe’quali l’ore noiose della lor vita s’accorcino. Ed oh! come le più volte nella scelta di tali mezzi dal sentier retto declinano; imperocchè vanno avidamente in traccia di frivole cose, mentre che le sode e profonde opere fra la polvere lasciano per abbandonate.</p>
<p>Tu, o giovine <persName
                corresp="SPI" key="Almino" subtype="F"
                xml:id="PN.13">Almino</persName>, porgi intento a’miei consigli l’orecchio. Primamente non leggere giammai le opere di ogni merito dispogliate, o che i limiti della mediocrità non sorpassino. Havvi tanta copia di libri che meritano d’esser letti e studiati, che mancarti può bene il tempo, ma non mai la lettura.</p>
<p>Inoltre guardati dallo anteporre troppo a’libri antichi i moderni; e per guardartene, ti basterà ripensare quanto sian pochi quei libri, che avendo anche avuto nel lor nascere alcun grido, lo abbiano poi durevolmente conservato, nè siano indi a poco nell’obblivione caduti.</p>
<p>Nè devi similmente esser troppo vago di leggere le opere cui dan materia le circostanze e i tempi; imperocchè l’interesse che tali scritti risvegliano, è momentaneo, ed è perciò brevissima la loro vita, in guisa che pareggiar si possono alle gazzette, che vivono per un giorno e nell’indimane perdono il lor valore, e sepolte rimangono nell’oblío.</p>
<p>Per altro nel contrario vizio cadrebbe chi un dispregio ingiusto affettasse contro tutte le <pb
                n="434"/> opere de’nostri contemporanei. Fra gli stessi antichi scrittori fuvvi chi quest’aureo detto fino ai nostri tempi trasmise: “Leggete con rispetto gli antichi, e senza invidia i moderni.” Per la qual cosa quando un nuovo libro, o <persName
                corresp="SPI" key="Almino" subtype="F"
                xml:id="PN.14">Almino</persName>, ti sarà presentato, tu dovrai in quella guisa riceverlo che uno straniero a te diretto riceveresti, cioè con l’animo sciolto da ogni preoccupazione e da ogni invidia; nè potendo formare l’opinione tua propria, dovrai ciecamente concorrere nell’altrui. </p>
<p>Conoscer il modo che tener si debbe a scegliere i libri, non basta; imperocchè fa d’uopo ancora saperne determinare la quantità. Su di che principal precetto ti sia, che i libri, siccome gli amici, esser vogliono scelti, ma pochi; e che utile grande arreca legger molto, non molti libri variando, ma i pochi scelti rileggendo con iterata considerazione. Quel lettore il quale senza meditare, senza investigare, senza far di niuna cosa tesoro nella sua mente, grande quantità di volumi percorre, può a tutta ragione a quel viaggiatore assomigliarsi che moltissime contrade traversa, senza però arrestarsi giammai, senza nulla riguardare, senza aver cura di conoscere l’indole, i costumi e le leggi delle nazioni.</p>
<p>La moderata e considerativa lettura illumina, fortifica ed aggrandisce lo spirito: la eccessiva ed indigesta fra le tenebre e la confusione lo involge. Quella è simile a pure acque e limpide, che per entro un profondo canale scorrendo, sono cagione di fertilità alle campagne che irrigano. Questa è simile ad un torrente che <pb
                n="435"/> sabbia e sassi seco trae nel corso suo vorticoso; per lo che le terre ch’esso inonda, come che feconde da sè siano, isteriliscono.</p>
<p><milestone
                unit="E4" xml:id="FR.6"/> <milestone unit="EX"
                xml:id="FR.7"/> Mefo per lo spazio di venticinque o trent’anni ha impiegato in regolar lettura tredici o quattordici ore di ciascun giorno; ed ha tanta farragine di erudizione ammassata, quanta in un capo ficcare ed incalcar se ne possa. Ma non ha presa radice nel suo spirito sola una delle tante cose che ha lette; conciossiachè avendo tutto il suo tempo speso a leggere, non ha potuto parte veruna spenderne per pensare. Laonde se qualche quistione tu gli proponi, egli ti opprime, giù riversando con profusione tutto ciò che alla memoria gli è richiamato dai diversi vocaboli coi quali tu facesti la tua dimanda; onde che niuno da lui si parte giammai, senza esser tentato di dirgli: “<persName
                corresp="SPI" key="Gott" subtype="F"
                xml:id="PN.15">Iddio</persName> ti conceda grazia di farti divenire meno dotto di quel che sei.” <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E4"/></p>
<p>Non s’incorrerebbe nel vizio di un’immoderata lettura, se si considerasse che i libri tutto dì si moltiplicano a dismisura, mentre che gli autori degni di nome sempre pochissimi rimangono. Per la qual cosa è più utile le opere dei chiari autori leggere spesse volte, che a quelle degli oscuri, le quali infinite sono, ricorrere. E per verità, l’incostanza nella lettura è da comparare all’incostanza nell’amicizie. Questa fa rimaner senza amici; quella, senza istruzione.</p>
<p>Inoltre vi sono taluni libri cui basta aver letti una volta, mentre ve ne sono altri cui più e più volte rileggere si conviene. In quella <pb
                n="436"/> guisa appunto che havvi per noi nel mondo molte persone, delle quali la conoscenza non si schifi, ma la compagnia non si brami; laddove di alcune altre tanto l’amicizia ci aggrada, che vorremmo insieme con esse tutti i giorni della nostra vita trascorrere.</p>
<p>Dopo aver determinata la qualità e la quantità dei libri che a legger s’abbiano, fa duopo, acciocchè la lettura ne sia proficua, meditar sovra il subbietto di ciascun’opera, ed estrarne il miglior succo mediante l’uso di compendii analitici. Dal qual precetto utilissimo si discosta la maggior parte dei leggitori, i quali beono appena le prime idee, e di rado si sforzano di penetrare oltre la scorza delle cose, a cercare di quella dottrina che sovente sotto bel velame si asconde. Egli è facile ragunare i nicchi che getta il mar sulle sponde, ma difficile è discendere giù nel suo fondo per ispiccare il corallo, e per cercarvi le conchiglie di preziose perle impregnate. <milestone
                unit="E4" xml:id="FR.8"/> <milestone unit="ZM" xml:id="FR.9"/> “Vi sono alcuni (dice <persName
                corresp="SPI" key="Descartes,vRené" subtype="H" xml:id="PN.16">Cartesio</persName> nel suo <name
                corresp="SPI" key="Metodo~i" type="work"
                xml:id="WT.1">Metodo</name>) i quali stoltamente s’avvisano di potere in un sol giorno apprendere ciò che altri per venti anni ha pensato.” <milestone
                rend="closer" unit="ZM"/> <milestone rend="closer"
                unit="E4"/> E per vero, a volere intender bene ciò che altri ha pensato, fa di Mestieri non solamente le idee generali perfettamente conoscerne, ma seguirlo ancora, coll’aiuto dell’analisi, nelle idee particolari che l’hanno a quelle generali conclusioni di grado in grado condotto; alla qual meta non si perviene che dopo lunga meditazione. E quindi è, che maggior utile meditando si acquista, che leggendo; onde io tengo opinione, che legger debbasi per prepararsi a pensare.</p>
<p><pb
                n="437"/> Ma oh quanti pochi lettori sanno ripensare e meditare! I più non possono in niuna guisa giovarsi di quanto han letto; perciocchè tutto colla sola lettura hanno consumato quel tempo che partir dovevano fra il leggere ed il pensare. Gli alimenti dello spirito, al dir di <persName
                corresp="SPI" key="Seneca" subtype="H"
                xml:id="PN.17">Seneca</persName>, non differiscono in ciò dagli alimenti del corpo; chè se gli uni e gli altri non siano ben digesti, questi, in luogo di passare nel sangue e di aumentare le nostre forze, sono di opprimente peso allo stomaco; e quelli si soffermano nella memoria, in luogo di giungere, come dovrebbero, a prender sede nell’anima.</p>
<p>Havvi inoltre di molti lettori i quali preoccupar si lasciano lo intelletto; e sono in sottoporre l’opinion propria a quella dell’autore che han fra le mani, inchinevoli tanto, che vince sempre in essi e per lo migliore è tenuto qualsiasi libro che letto abbiano da ultimo. Quindi accade, che a sostener si pongono ostinati ciò che da un libro novellamente studiato abbiano appreso, finchè un nuovo autore a contraria opinione non pieghi l’animo loro, che qual cera molle ogni impressione riceve.</p>
<p>Altri ancora si trovano, e questi non pochi, i quali fanno segno delle loro letture, non già il desiderio di poter, quando che sia, rendersi utili alla società, ma la vana ostentazione di poter essere mostrati a dito come sapienti. Dannevole ostentazione! Imperocchè saggiamente disse <milestone
                unit="E4" xml:id="FR.10"/> <milestone unit="ZM" xml:id="FR.11"/> <persName corresp="SPI" key="Plutarch"
                subtype="H"
                xml:id="PN.18">Plutarco</persName>, esser la pecchia, che l’util mele dai fiori deliba, più assai da stimare che la donzella, la quale per farne pompa dallo stelo <pb
                n="438"/> li recide, e in mazzolini li accoglie. <milestone rend="closer" unit="ZM"/> <milestone
                rend="closer"
                unit="E4"/> E così spesso addiviene, che da copiosa lettura, egualmente che da copiose ricchezze, più vanità ritraggesi che vantaggio. E come non ricco, ma povero è in mezzo all’oro, chi farne il convenevole uso o non vuole o non sa; così non sapiente, ma è da riputarsi dottamente ignaro colui il quale, fornito di molte e diverse cognizioni, non voglia, o non sappia dirizzarle a fine utile e commendevole. </p>
<p>Finalmente sono certi che non per istruirsi, ma per censurare danno opera alla lettura. Costoro condannano le sudate opere di tutti gli uomini, credendo, gli sciocchi, di potere in tal guisa essere reputati a tutti gli uomini superiori. Deprimono l’altrui ingegno, quasi che concesso loro esser potesse di occupare quell’onorevol seggio donde malignamente vorrebbero che gli altri gittati fossero; nè di altro si dilettano e pascono leggendo le opere dell’ingegno, che di tutto torcere a biasimo, e nulla a lode rivolgere. <milestone
                unit="E4" xml:id="FR.12"/> <milestone unit="EX"
                xml:id="FR.13"/> Orme calca diverse il lettore imparziale ed illuminato; imperciocchè conoscendo egli che altrimenti giungere alla perfezione non puossi, se non per via lunghissima e malagevole, rincalza ed avviva gli sforzi di coloro che il cammin presero per questo aspro sentiero; e pronto sempre ad applaudire, condanna, non senza rincrescimento, quelle cose solamente che dalle regole di una buona critica si allontanano. Non va egli severamente indagando, con increspata fronte e contratto sopracciglio, tutti i difetti dell’uom d’ingegno, ma con rispetto ne parla; sapendo bene che <pb
                n="439"/> merita esser tenuto da più un diamante che qualche difetto abbia, che una comunal pietra che non ne abbia veruno. <milestone
                rend="closer" unit="EX"/> <milestone rend="closer"
                unit="E4"/></p>
<p>Terminerò coll’istillarti, o docile <persName corresp="SPI" key="Almino" subtype="F"
                xml:id="PN.19">Almino</persName>, che fa mestieri di riserbare tutta la severità della critica per quei libri la cui mira è diretta a corrompere il cuore colla pittura del vizio, o a far perdere la ragione coi sofismi di una falsa filosofia. Gli scrittori che fanno de’loro intelletti abuso per sedur l’innocenza, e che si pongono vergognosamente in ischiera coi ministri della scostumatezza, a dritto riguardati sono come il flagello della società e come i nemici dell’uman genere. Cadono essi nel dispregio eziandio di quelli che hanno a delizia le infami loro opere; mentre cotesti leggitori, di onestà privi e di vergogna, si fanno di non minore dispregio degni; ed è ragione. Imperocchè dei libri dir si possa come delle persone colle quali uom usi: Narrami quai ti siano a grado, ed incontanente ti saprò dire quali siano le tue massime e i tuoi pensieri. Fia sempre lecito sperare ottimo riuscimento da coloro che si dilettano della lettura de’buoni libri, dai quali a poco a poco riceve l’anima un’impressione insensibile, che ne’costumi influisce e li rende sempre migliori. E perciò la buona lettura è di grandissimo giovamento anche a coloro che abbiano l’animo inchinevole ai vizi, rimanendo questi rintuzzati in certo modo e corretti dall’esempio delle virtù e dalla forza degli ammaestramenti. Laonde non s’inganna chiunque, dopo la lettura di un <pb
                n="440"/> buon libro, estima sè esser divenuto, da quello che per addietro era, migliore, renduto avendo il cuore più sensibile all’aspetto dei mali e all’immagine della virtù. <milestone
                rend="closer" unit="E3"/> <milestone rend="closer" unit="E2"/> <milestone rend="closer" unit="E1"/></p>
<p/></div1></body>
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            <ab>
              <seg synch="#FR.1" type="E1"> La lettura <seg type="MO">
                  <seg synch="#FR.2" type="ZM"> Probatos
libros lege; et si quando ad alios diverti li- <lb/>buerit, ad priores redi </seg>
                  <seg type="QU">(Senec.~k)</seg>
                  <seg type="UM">Leggi i libri che han fama; e se talor ti piaccia ad al-<lb/>tri rivolgerti, fa
tantosto da questi a quelli ritorno. </seg>
                </seg>
                <seg synch="#FR.3" type="E2">
                  <seg synch="#FR.4" type="MT"> Ascoltai un giorno il saggio Poliante tener col giovine Almino
siffatto ragionamento: </seg>
                  <seg synch="#FR.5"
                      type="E3"> O Almino, di tutti i piaceri che ad un uomo si rappresentano
liberalmente educato, quelli senza dubbio per primi sono da collocare, che dalla lettura derivano;
imperciocchè essi nella varietà, nella durevolezza e nella facilità con che si acquistano, da niuni,
e nella vivacità da pochissimi piaceri superati sono. Se a taluno conceduto fosse il suscitar
l’ombre de’trapassati, quanti per grande ingegno celebri ne fiorirono, costringendoli a
intrattenersi seco ragionando sopra gravi subbietti; chi lui, per questo inestimabile privilegio,
sopra tutti gli uomini beatissimo non crederebbe? Or tali noi siamo allora che, fra scelti libri
sedendo, a nostra voglia dimandar possiamo Senofonte e Cesare delle lor famose giornate; far dinanzi
a noi sermonare Demostene e Cicerone; collocarci nel numero degli uditori di Socrate, di Platone, di
Aristotele, ed apprendere da Euclide le matematiche dimostrazioni. Non istarò a qui ritessere tutti
gli elogi che <pb
                      n="431"/>sono stati della lettura fatti da quegli uomini sommi, i quali potevano
tutti i piaceri gustarne; ed in luogo di allegar Cicerone con altri molti, esporrò semplicemente
quello di che hammi ammaestrato la mia esperienza. Se i piaceri domestici hanno più che altra cosa
giovato (e sarei ingrato a non confessarlo) alla felicità di mia vita, i piaceri della lettura sono
certamente quelli a’quali io debbo il secondo seggio concedere. Imperocchè senza libri non ho potuto
un giorno di mia vita vivere perfettamente contento: ma coi libri niun giorno ho avuto sì tenebroso,
cui qualche barlume di gioia rischiarato non abbia; ed ho trovato fra essi, nelle afflizioni
dell’anima e nell’infermità del corpo, non piccolo alleggiamento. Per fruir del piacere della
lettura, non fa mestiere nè di precedente apparecchio, nè di particolar luogo, nè di tempo
determinato. Mercè la soave magía di un libro, può l’uomo in un istante, dalla tempesta delle
mondane cose a tranquilla spiaggia approdando, sottrarsi a tumultuosi negozi, obliare il presente,
ed ai secoli che già furono, retrocedere. Ed è al certo impercettibile alla mia mente, come amar non
si possa la lettura, se si consideri che un libro è un’amico il quale ci ammaestra e costuma, ma
senza offenderci; sceglie per parlar con noi le ore di nostro agio, o diurne sieno o notturne, e ci
parla sempre senza passione; non si reputa offeso, se rotto è nel bel mezzo del suo periodo; e non
prende a mal grado, se passar ci vede leggermente su tali cose che molta fatica gli valsero, e che
eccellenti gli sembrano. <pb
                      n="432"/>Se i piaceri della lettura con quelli del conversare son
comparati, si troverà esser i primi più durevoli, più saldi e più variati, che i secondi non sono.
Di fatti il conversare rade volte ci pone in consorzio con uomini per sapere e per ingegno
ragguardevoli; quando la lettura sino a’più grandi sapienti e virtuosi uomini ci solleva, che da
tutte le terre del mondo siansi veduti emergere in tutti i secoli. Il conversare dà materia spesso a
discorsi frivoli ed insulsi; e se pensieri talvolta fermi e leggiadri fa nascere, questi indigesti
sono e confusi, perocchè necessariamente manca ad essi quella maturità, della quale è madre la
considerazione. Ma la lettura per lo contrario ne offre le più belle idee che i più grandi ingegni
concette abbiano, e maturate dietro lunghi studi e meditazioni profonde. Il conversare infine, per
quanto grave sia, le più volte superficiale riesce e senza frutto, niuna traccia lasciando di sè
nella nostra mente; nel che alla lettura convien che ceda, la quale, quantunque volte a noi piaccia,
i medesimi oggetti ci rappresenta, e così agio ne concede di meditarvi sopra, e di saldamente
imprimerli nella nostra memoria. Da quanto dissi, è chiaro che la lettura tanta utilità arreca,
quanta dal conversare non se ne ottiene, nel tempo che tutti in sè ne accoglie i vantaggi, essendo
essa in sostanza uno scelto modo di conversare. Nè senza ragione di utilità favello: imperciocchè
sarebbe ben poco amar la lettura, se a renderla utile non si pensasse. Molti sono coloro che la
lettura convertono in passatempo; <pb
                      n="433"/>pochi coloro che occupazione ne formano. I più fra
gli uomini, meno dal desiderio d’istruirsi, che dal bisogno d’ingannare il tempo animati, null’altro
nella lettura stessa ritrovano; nè considerano i libri, se non come mezzi pe’quali l’ore noiose
della lor vita s’accorcino. Ed oh! come le più volte nella scelta di tali mezzi dal sentier retto
declinano; imperocchè vanno avidamente in traccia di frivole cose, mentre che le sode e profonde
opere fra la polvere lasciano per abbandonate. Tu, o giovine Almino, porgi intento a’miei consigli
l’orecchio. Primamente non leggere giammai le opere di ogni merito dispogliate, o che i limiti della
mediocrità non sorpassino. Havvi tanta copia di libri che meritano d’esser letti e studiati, che
mancarti può bene il tempo, ma non mai la lettura. Inoltre guardati dallo anteporre troppo a’libri
antichi i moderni; e per guardartene, ti basterà ripensare quanto sian pochi quei libri, che avendo
anche avuto nel lor nascere alcun grido, lo abbiano poi durevolmente conservato, nè siano indi a
poco nell’obblivione caduti. Nè devi similmente esser troppo vago di leggere le opere cui dan
materia le circostanze e i tempi; imperocchè l’interesse che tali scritti risvegliano, è momentaneo,
ed è perciò brevissima la loro vita, in guisa che pareggiar si possono alle gazzette, che vivono per
un giorno e nell’indimane perdono il lor valore, e sepolte rimangono nell’oblío. Per altro nel
contrario vizio cadrebbe chi un dispregio ingiusto affettasse contro tutte le <pb
                      n="434"/>opere
de’nostri contemporanei. Fra gli stessi antichi scrittori fuvvi chi quest’aureo detto fino ai nostri
tempi trasmise: “Leggete con rispetto gli antichi, e senza invidia i moderni.” Per la qual cosa
quando un nuovo libro, o Almino, ti sarà presentato, tu dovrai in quella guisa riceverlo che uno
straniero a te diretto riceveresti, cioè con l’animo sciolto da ogni preoccupazione e da ogni
invidia; nè potendo formare l’opinione tua propria, dovrai ciecamente concorrere nell’altrui.
Conoscer il modo che tener si debbe a scegliere i libri, non basta; imperocchè fa d’uopo ancora
saperne determinare la quantità. Su di che principal precetto ti sia, che i libri, siccome gli
amici, esser vogliono scelti, ma pochi; e che utile grande arreca legger molto, non molti libri
variando, ma i pochi scelti rileggendo con iterata considerazione. Quel lettore il quale senza
meditare, senza investigare, senza far di niuna cosa tesoro nella sua mente, grande quantità di
volumi percorre, può a tutta ragione a quel viaggiatore assomigliarsi che moltissime contrade
traversa, senza però arrestarsi giammai, senza nulla riguardare, senza aver cura di conoscere
l’indole, i costumi e le leggi delle nazioni. La moderata e considerativa lettura illumina,
fortifica ed aggrandisce lo spirito: la eccessiva ed indigesta fra le tenebre e la confusione lo
involge. Quella è simile a pure acque e limpide, che per entro un profondo canale scorrendo, sono
cagione di fertilità alle campagne che irrigano. Questa è simile ad un torrente che <pb
                      n="435"/>sabbia e sassi seco trae nel corso suo vorticoso; per lo che le terre ch’esso inonda, come che
feconde da sè siano, isteriliscono. <seg
                      synch="#FR.6" type="E4">
                      <seg synch="#FR.7" type="EX"> Mefo per lo spazio di venticinque o trent’anni ha impiegato in regolar
lettura tredici o quattordici ore di ciascun giorno; ed ha tanta farragine di erudizione ammassata,
quanta in un capo ficcare ed incalcar se ne possa. Ma non ha presa radice nel suo spirito sola una
delle tante cose che ha lette; conciossiachè avendo tutto il suo tempo speso a leggere, non ha
potuto parte veruna spenderne per pensare. Laonde se qualche quistione tu gli proponi, egli ti
opprime, giù riversando con profusione tutto ciò che alla memoria gli è richiamato dai diversi
vocaboli coi quali tu facesti la tua dimanda; onde che niuno da lui si parte giammai, senza esser
tentato di dirgli: “Iddio ti conceda grazia di farti divenire meno dotto di quel che sei.” </seg>

                    </seg> Non s’incorrerebbe nel vizio di un’immoderata lettura, se si considerasse che i libri tutto
dì si moltiplicano a dismisura, mentre che gli autori degni di nome sempre pochissimi rimangono. Per
la qual cosa è più utile le opere dei chiari autori leggere spesse volte, che a quelle degli oscuri,
le quali infinite sono, ricorrere. E per verità, l’incostanza nella lettura è da comparare
all’incostanza nell’amicizie. Questa fa rimaner senza amici; quella, senza istruzione. Inoltre vi
sono taluni libri cui basta aver letti una volta, mentre ve ne sono altri cui più e più volte
rileggere si conviene. In quella <pb
                      n="436"/>guisa appunto che havvi per noi nel mondo molte
persone, delle quali la conoscenza non si schifi, ma la compagnia non si brami; laddove di alcune
altre tanto l’amicizia ci aggrada, che vorremmo insieme con esse tutti i giorni della nostra vita
trascorrere. Dopo aver determinata la qualità e la quantità dei libri che a legger s’abbiano, fa
duopo, acciocchè la lettura ne sia proficua, meditar sovra il subbietto di ciascun’opera, ed
estrarne il miglior succo mediante l’uso di compendii analitici. Dal qual precetto utilissimo si
discosta la maggior parte dei leggitori, i quali beono appena le prime idee, e di rado si sforzano
di penetrare oltre la scorza delle cose, a cercare di quella dottrina che sovente sotto bel velame
si asconde. Egli è facile ragunare i nicchi che getta il mar sulle sponde, ma difficile è discendere
giù nel suo fondo per ispiccare il corallo, e per cercarvi le conchiglie di preziose perle
impregnate. <seg
                      synch="#FR.8" type="E4">
                      <seg synch="#FR.9" type="ZM"> “Vi sono alcuni (dice Cartesio nel suo Metodo) i quali stoltamente
s’avvisano di potere in un sol giorno apprendere ciò che altri per venti anni ha pensato.” </seg>

                    </seg> E per vero, a volere intender bene ciò che altri ha pensato, fa di Mestieri non solamente le
idee generali perfettamente conoscerne, ma seguirlo ancora, coll’aiuto dell’analisi, nelle idee
particolari che l’hanno a quelle generali conclusioni di grado in grado condotto; alla qual meta non
si perviene che dopo lunga meditazione. E quindi è, che maggior utile meditando si acquista, che
leggendo; onde io tengo opinione, che legger debbasi per prepararsi a pensare. <pb
                      n="437"/>Ma oh
quanti pochi lettori sanno ripensare e meditare! I più non possono in niuna guisa giovarsi di quanto
han letto; perciocchè tutto colla sola lettura hanno consumato quel tempo che partir dovevano fra il
leggere ed il pensare. Gli alimenti dello spirito, al dir di Seneca, non differiscono in ciò dagli
alimenti del corpo; chè se gli uni e gli altri non siano ben digesti, questi, in luogo di passare
nel sangue e di aumentare le nostre forze, sono di opprimente peso allo stomaco; e quelli si
soffermano nella memoria, in luogo di giungere, come dovrebbero, a prender sede nell’anima. Havvi
inoltre di molti lettori i quali preoccupar si lasciano lo intelletto; e sono in sottoporre
l’opinion propria a quella dell’autore che han fra le mani, inchinevoli tanto, che vince sempre in
essi e per lo migliore è tenuto qualsiasi libro che letto abbiano da ultimo. Quindi accade, che a
sostener si pongono ostinati ciò che da un libro novellamente studiato abbiano appreso, finchè un
nuovo autore a contraria opinione non pieghi l’animo loro, che qual cera molle ogni impressione
riceve. Altri ancora si trovano, e questi non pochi, i quali fanno segno delle loro letture, non già
il desiderio di poter, quando che sia, rendersi utili alla società, ma la vana ostentazione di poter
essere mostrati a dito come sapienti. Dannevole ostentazione! Imperocchè saggiamente disse <seg
                      synch="#FR.10" type="E4">
                      <seg synch="#FR.11"
                          type="ZM"> Plutarco, esser la pecchia, che l’util mele dai fiori deliba, più
assai da stimare che la donzella, la quale per farne pompa dallo stelo <pb n="438"/>li recide, e in
mazzolini li accoglie. </seg>

                    </seg> E così spesso addiviene, che da copiosa lettura, egualmente che da copiose ricchezze, più
vanità ritraggesi che vantaggio. E come non ricco, ma povero è in mezzo all’oro, chi farne il
convenevole uso o non vuole o non sa; così non sapiente, ma è da riputarsi dottamente ignaro colui
il quale, fornito di molte e diverse cognizioni, non voglia, o non sappia dirizzarle a fine utile e
commendevole. Finalmente sono certi che non per istruirsi, ma per censurare danno opera alla
lettura. Costoro condannano le sudate opere di tutti gli uomini, credendo, gli sciocchi, di potere
in tal guisa essere reputati a tutti gli uomini superiori. Deprimono l’altrui ingegno, quasi che
concesso loro esser potesse di occupare quell’onorevol seggio donde malignamente vorrebbero che gli
altri gittati fossero; nè di altro si dilettano e pascono leggendo le opere dell’ingegno, che di
tutto torcere a biasimo, e nulla a lode rivolgere. <seg
                      synch="#FR.12" type="E4">
                      <seg synch="#FR.13"
                          type="EX"> Orme calca diverse il lettore imparziale ed illuminato; imperciocchè
conoscendo egli che altrimenti giungere alla perfezione non puossi, se non per via lunghissima e
malagevole, rincalza ed avviva gli sforzi di coloro che il cammin presero per questo aspro sentiero;
e pronto sempre ad applaudire, condanna, non senza rincrescimento, quelle cose solamente che dalle
regole di una buona critica si allontanano. Non va egli severamente indagando, con increspata fronte
e contratto sopracciglio, tutti i difetti dell’uom d’ingegno, ma con rispetto ne parla; sapendo bene
che <pb n="439"/>merita esser tenuto da più un diamante che qualche difetto abbia, che una comunal
pietra che non ne abbia veruno. </seg>

                    </seg> Terminerò coll’istillarti, o docile Almino, che fa mestieri di riserbare tutta la severità
della critica per quei libri la cui mira è diretta a corrompere il cuore colla pittura del vizio, o
a far perdere la ragione coi sofismi di una falsa filosofia. Gli scrittori che fanno de’loro
intelletti abuso per sedur l’innocenza, e che si pongono vergognosamente in ischiera coi ministri
della scostumatezza, a dritto riguardati sono come il flagello della società e come i nemici
dell’uman genere. Cadono essi nel dispregio eziandio di quelli che hanno a delizia le infami loro
opere; mentre cotesti leggitori, di onestà privi e di vergogna, si fanno di non minore dispregio
degni; ed è ragione. Imperocchè dei libri dir si possa come delle persone colle quali uom usi:
Narrami quai ti siano a grado, ed incontanente ti saprò dire quali siano le tue massime e i tuoi
pensieri. Fia sempre lecito sperare ottimo riuscimento da coloro che si dilettano della lettura
de’buoni libri, dai quali a poco a poco riceve l’anima un’impressione insensibile, che ne’costumi
influisce e li rende sempre migliori. E perciò la buona lettura è di grandissimo giovamento anche a
coloro che abbiano l’animo inchinevole ai vizi, rimanendo questi rintuzzati in certo modo e corretti
dall’esempio delle virtù e dalla forza degli ammaestramenti. Laonde non s’inganna chiunque, dopo la
lettura di un <pb n="440"/>buon libro, estima sè esser divenuto, da quello che per addietro era,
migliore, renduto avendo il cuore più sensibile all’aspetto dei mali e all’immagine della virtù.
</seg>
                </seg>
              </seg>
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