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        <title>Il nido difeso</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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      <editionStmt>
        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <name>Alexandra Fuchs</name>
          <resp>Editor</resp>
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        <respStmt>
          <name> Alexandra Kolb</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
        <respStmt>
          <name> Andrea Kaser</name>
          <resp>Editor</resp>
        </respStmt>
      </editionStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-12-01">01.12.2016</date>
        <p>
          <idno type="PID">o:mws-117-1061</idno>
        </p>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 336-337 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
          <biblScope type="vol">3</biblScope>
          <biblScope type="issue">77</biblScope>
          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
        </bibl>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
      </creation>
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        <language ident="it">Italian</language>
      </langUsage>
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            <term xml:lang="de">Menschenbild</term>
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            <term xml:lang="fr">Image de l’humanité</term>
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              rend="smallcaps">Il nido difeso</hi></head>
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              xml:id="FR.2"/> Non rapir gli uccelli dal loro nido, poichè offendi l’Autore della vita </p>
<p
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                xml:id="FR.5"/> N’andava io un dì, raccontava <persName corresp="SPI" key="Eugenio" subtype="F"
                xml:id="PN.1">Eugenio</persName>, su per lo mio giardino a diporto, e corsemi agli occhi una fratta, nella quale vidi con l’ali aperte sopra il suo nido una capinera. Quindi guardandomi intorno, avvisai venir il giardiniere co’suoi forbicioni a tagliar la fratta. Amico, sentite, gli dissi: qua entro abita una famigliuola che io ho tolta a difendere; e però guardatevi dal toccarne pur il più piccolo ramo. Signore, rispose <persName
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                xml:id="PN.2">Giacomo</persName>, badate ch’ella non istà bene in questo giardino, e lo sconcia fuor di modo. Mi turbò sì forte questa inumanità, che io non so a che mi tenni che nol licenziassi di presente dal mio servizio. Ma per non mostrarmi capriccioso e ingiusto, mi venne pensata un’arte, per la quale egli si astenesse dal guastar la casa della capinera. Volli dargli uno scudo; e gli feci aperto che m’era più all’animo quella natural vista e selvatica della fratta, che qualunque altra forma la quale egli co’suoi ingegnosi ferri le avesse potuto dare. Non pareva del tutto contento a queste cose <persName
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                xml:id="PN.3">Giacomo</persName>, come colui che usato era di sfigurar la natura, recidendo volentieri le piante più belle. E la <pb
                n="337"/> capinera, quasi sospettasse del pensiero del giardiniere, gli svolazzava intorno intorno, a guatar forse, s’egli vi si muovesse: ed io temeva per essa.</p>
<p>Come se la fa oggi, o <persName
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                xml:id="PN.4">Giacomo</persName>, la vostra mogliere, diss’io? Molto bene, rispos’egli, secondo che a donna che in sul partorir stia, è conceduto; salvo che le duol fieramente il capo, e per entrarle nella camera mi convien trarmi prima le scarpe. <persName
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                xml:id="PN.5">Giacomo</persName>, soggiuns’io, voi siete un buon uomo; adunque passeggiamo pian piano e favelliam sottovoce, perciocchè dentro a questa siepe giace una nel male stesso della moglier vostra. Oh, come può esser questo, signore? rispos’egli con voce sommessa, e con la faccia sospecciosa e guardinga. Dunque pian piano. E così per punto m’accennava, come avrebbe fatto, s’io senza riguardo avessi mandato oltre l’uscio della stanza della sua moglie: e fu talora ch’egli sentì quello che io procacciava ch’ei sentisse. — Non m’hanno più luogo adesso quest’armi, seguitava; e farem meglio a non passeggiar tanto per quindi. Zitti, zitti; e da capo m’impose co’suoi segni silenzio, e sin fuor della porta del giardino andossene in punta di piedi. <milestone
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capinera. Quindi guardandomi intorno, avvisai venir il giardiniere co’suoi forbicioni a tagliar la
fratta. Amico, sentite, gli dissi: qua entro abita una famigliuola che io ho tolta a difendere; e
però guardatevi dal toccarne pur il più piccolo ramo. Signore, rispose Giacomo, badate ch’ella non
istà bene in questo giardino, e lo sconcia fuor di modo. Mi turbò sì forte questa inumanità, che io
non so a che mi tenni che nol licenziassi di presente dal mio servizio. Ma per non mostrarmi
capriccioso e ingiusto, mi venne pensata un’arte, per la quale egli si astenesse dal guastar la casa
della capinera. Volli dargli uno scudo; e gli feci aperto che m’era più all’animo quella natural
vista e selvatica della fratta, che qualunque altra forma la quale egli co’suoi ingegnosi ferri le
avesse potuto dare. Non pareva del tutto contento a queste cose Giacomo, come colui che usato era di
sfigurar la natura, recidendo volentieri le piante più belle. E la <pb n="337"/>capinera, quasi
sospettasse del pensiero del giardiniere, gli svolazzava intorno intorno, a guatar forse, s’egli vi
si muovesse: ed io temeva per essa. Come se la fa oggi, o Giacomo, la vostra mogliere, diss’io?
Molto bene, rispos’egli, secondo che a donna che in sul partorir stia, è conceduto; salvo che le
duol fieramente il capo, e per entrarle nella camera mi convien trarmi prima le scarpe. Giacomo,
soggiuns’io, voi siete un buon uomo; adunque passeggiamo pian piano e favelliam sottovoce,
perciocchè dentro a questa siepe giace una nel male stesso della moglier vostra. Oh, come può esser
questo, signore? rispos’egli con voce sommessa, e con la faccia sospecciosa e guardinga. Dunque pian
piano. E così per punto m’accennava, come avrebbe fatto, s’io senza riguardo avessi mandato oltre
l’uscio della stanza della sua moglie: e fu talora ch’egli sentì quello che io procacciava ch’ei
sentisse. — Non m’hanno più luogo adesso quest’armi, seguitava; e farem meglio a non passeggiar
tanto per quindi. Zitti, zitti; e da capo m’impose co’suoi segni silenzio, e sin fuor della porta
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