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        <title>L’ebreo protetto</title>
        <author>Giovanni Ferri di S. Costante</author>
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        <edition>Moralische Wochenschriften</edition>
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          <resp>Editor</resp>
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        <respStmt>
          <name> Andrea Kaser</name>
          <resp>Editor</resp>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Institut für Romanistik, Universität Graz</publisher>
        <date when="2016-11-30">30.11.2016</date>
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      <sourceDesc>
        <bibl>Ferri di S. Costante, Giovanni: Lo Spettatore italiano, preceduto da un Saggio Critico sopra i
Filosofi Morali e i Dipintori de’Costumi e de’Caratteri. Milano: Società Tipografica de’Classici
Italiani 1822, 164-167 </bibl>
        <bibl type="Einzelausgabe" xml:id="SPI">
          <title level="j">Lo Spettatore italiano</title>
          <biblScope type="vol">3</biblScope>
          <biblScope type="issue">39</biblScope>
          <date>1822</date>
          <placeName key="#GID.1">Italien</placeName>
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        <name type="place">Graz, Austria</name>
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        <language ident="it">Italian</language>
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<p
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                xml:id="PN.2">Polemone</persName>, ed ecco altissime grida mi vennero ascoltate; e dirizzatomi alla parte di vêr la quale sonavano, vidi gran gente stretta insieme ed unita. Se io ben conosco me stesso, dico, che non ad appagar la mia curiosità, ma a portar la pace io v’accorsi. — Un misero Ebreo, che avea gran sembiante di esser vecchio oltre a sessanta anni, io scorsi, tra gente nemica e congiurata contro il suo nome, che lo malmenava schernendolo con vili e non meritate ingiurie. Già era egli in vista sì dolente e sì rotto, che io da non so qual pietà vinto, mi disposi a doverlo a sì grave tempesta sottrarre. — Per ventura l’autorità del parroco è molto più osservata in quello che in altri villaggi; onde che entrando io fra coloro che gli erano dattorno, tutti a me si volsero, pregando che racconciassi quella contesa, la quale se avesse continuato, troppo maggior danno ne poteva allo Israelita sopravvenire.</p>
<p><pb
                n="165"/> Era costui, secondo che i miei popolani mi raccontavano, da moltissimi anni innanzi, usato di venire in contado comperando panni vecchi; e tutti con esso lui avevano sempre fatto mercato: ma perciocchè quel dì non aveva egli voluto pagar que’contanti che loro pareva convenevole a dimandare, gli aveva col dir di no sì forte crucciati ed accesi, che quelli ritornando con l’animo sopra tutte le male opinioni e volgari avute contro gli Ebrei, s’eran tra lor convenuti a far vendetta di tutti i torti che lor ne paresse aver ricevuti, e via dal villaggio a furia di clamori e di fischi e di beffeggiamenti isbandirlo.</p>
<p>Parvemi ragione che fosse udito lo sciaurato Giudeo come si sapesse scolpare: ma egli non potette per la sua sconcia loquela, che, quando a favellar cominciava, a cui riso, a cui schifo ed ira moveva. Ed avendogli io dato animo a parlare, disse, che non avendo la sua razza fermo albergo in veruna parte, egli più volte uscito della città, si avvolgea pel contado a raccogliere i vecchi panni per aver di che vivere: e questo, seguitava, è tutto quello che i miei fratelli possano procacciarsi. — In questo villaggio parecchie volte era egli venuto, ed aveva contrattato co’contadini, ed allora offeriva ad essi quanto poteva: proseguiva a parlare per dimostrare essere stata giusta la sua offerta, quando si levò d’ogni lato una voce: È un Ebreo, è un Ebreo.</p>
<p>Ciò non fa forza, diss’io; egli è un uomo, fatto e posto al mondo dal Creatore comune; e per conseguente è nostro fratello. Oh gran <pb
                n="166"/> <persName corresp="SPI" key="Gott" subtype="F"
                xml:id="PN.3">Dio</persName>! e non sono abbastanza rigide e severe le tue ammonizioni, senza che i nostri simili ci debbano eziandio crescer doglia e gravezza? mirate, mirate quella sua faccia pallida e smorta, e co’segni delle passate miserie: vedetelo per lo mondo andar tapinando, scompagnato dalla sua consorte, da’suoi figliuoli, da’suoi amici, e da tutto ciò che cara e dolce gli potrebbe far condurre la vita: vedetel fra stranie genti, e contra di lui per cieco error fatte feroci, dimorar solo in forma di uno scacciato e ramingo, e privo del bene di che voi godete. Su dunque, ditemi: volete voi peggiorargli il cammino ch’ei fa verso l’eternità, e venirglielo, a proporzion ch’ei vi s’inoltra, seminando di bronchi e di spine? Ah! Provvidenza lo aiuti. Ormai per gl’infortuni è così inamarito il suo calice, che della misericordia e del pianto, anzi che degli altrui scorni ed onte, diventò degno.</p>
<p>Ah uomo infelice! proseguiva io verso il Giudeo, il pan del pianto tu mangi; molto hai tu patito; e piaccia al cielo che basti. Eccoti un piccolo aiuto (e porsigli in mano una moneta): vatti con <persName
                corresp="SPI" key="Gott" subtype="F"
                xml:id="PN.4">Dio</persName>, esci tosto da questi termini, e fa costoro col tuo perdono arrossar delle villanie che t’hanno oggi fatte. Insegni un Ebreo il primo comandamento della lor fede a’Cristiani. No, no, dissero molti che a canto m’erano già commossi e da pietà vinti, noi gli saremo amici: resti egli pure con esso noi, che a meritare il vostro perdono continueremo a dargli mangiare e bere e dormire a suo bell’agio entro le nostre case. Adunque, diss’io loro, questi non vi sia men che fratello, sì <pb
                n="167"/> che ‘l comun Padre, che la stirpe d’<placeName corresp="SPI" key="#GID.2"
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che non ad appagar la mia curiosità, ma a portar la pace io v’accorsi. — Un misero Ebreo, che avea
gran sembiante di esser vecchio oltre a sessanta anni, io scorsi, tra gente nemica e congiurata
contro il suo nome, che lo malmenava schernendolo con vili e non meritate ingiurie. Già era egli in
vista sì dolente e sì rotto, che io da non so qual pietà vinto, mi disposi a doverlo a sì grave
tempesta sottrarre. — Per ventura l’autorità del parroco è molto più osservata in quello che in
altri villaggi; onde che entrando io fra coloro che gli erano dattorno, tutti a me si volsero,
pregando che racconciassi quella contesa, la quale se avesse continuato, troppo maggior danno ne
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tutti con esso lui avevano sempre fatto mercato: ma perciocchè quel dì non aveva egli voluto pagar
que’contanti che loro pareva convenevole a dimandare, gli aveva col dir di no sì forte crucciati ed
accesi, che quelli ritornando con l’animo sopra tutte le male opinioni e volgari avute contro gli
Ebrei, s’eran tra lor convenuti a far vendetta di tutti i torti che lor ne paresse aver ricevuti, e
via dal villaggio a furia di clamori e di fischi e di beffeggiamenti isbandirlo. Parvemi ragione che
fosse udito lo sciaurato Giudeo come si sapesse scolpare: ma egli non potette per la sua sconcia
loquela, che, quando a favellar cominciava, a cui riso, a cui schifo ed ira moveva. Ed avendogli io
dato animo a parlare, disse, che non avendo la sua razza fermo albergo in veruna parte, egli più
volte uscito della città, si avvolgea pel contado a raccogliere i vecchi panni per aver di che
vivere: e questo, seguitava, è tutto quello che i miei fratelli possano procacciarsi. — In questo
villaggio parecchie volte era egli venuto, ed aveva contrattato co’contadini, ed allora offeriva ad
essi quanto poteva: proseguiva a parlare per dimostrare essere stata giusta la sua offerta, quando
si levò d’ogni lato una voce: È un Ebreo, è un Ebreo. Ciò non fa forza, diss’io; egli è un uomo,
fatto e posto al mondo dal Creatore comune; e per conseguente è nostro fratello. Oh gran <pb
                        n="166"/>Dio! e non sono abbastanza rigide e severe le tue ammonizioni, senza che i nostri simili ci
debbano eziandio crescer doglia e gravezza? mirate, mirate quella sua faccia pallida e smorta, e
co’segni delle passate miserie: vedetelo per lo mondo andar tapinando, scompagnato dalla sua
consorte, da’suoi figliuoli, da’suoi amici, e da tutto ciò che cara e dolce gli potrebbe far
condurre la vita: vedetel fra stranie genti, e contra di lui per cieco error fatte feroci, dimorar
solo in forma di uno scacciato e ramingo, e privo del bene di che voi godete. Su dunque, ditemi:
volete voi peggiorargli il cammino ch’ei fa verso l’eternità, e venirglielo, a proporzion ch’ei vi
s’inoltra, seminando di bronchi e di spine? Ah! Provvidenza lo aiuti. Ormai per gl’infortuni è così
inamarito il suo calice, che della misericordia e del pianto, anzi che degli altrui scorni ed onte,
diventò degno. Ah uomo infelice! proseguiva io verso il Giudeo, il pan del pianto tu mangi; molto
hai tu patito; e piaccia al cielo che basti. Eccoti un piccolo aiuto (e porsigli in mano una
moneta): vatti con Dio, esci tosto da questi termini, e fa costoro col tuo perdono arrossar delle
villanie che t’hanno oggi fatte. Insegni un Ebreo il primo comandamento della lor fede a’Cristiani.
No, no, dissero molti che a canto m’erano già commossi e da pietà vinti, noi gli saremo amici: resti
egli pure con esso noi, che a meritare il vostro perdono continueremo a dargli mangiare e bere e
dormire a suo bell’agio entro le nostre case. Adunque, diss’io loro, questi non vi sia men che
fratello, sì <pb n="167"/>che ‘l comun Padre, che la stirpe d’Israele affatica, si faccia il vostro
pastore, e, confortando e reggendo la vostra vecchiezza, vi guidi all’eterno soggiorno di pace.
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