Hugo Schuchardt an Francesco D´Ovidio (89-HSFDO33)

von Hugo Schuchardt

an Francesco D´Ovidio

Graz

06. 06. 1920

language Deutsch

Schlagwörter: Gesundheit Erster Weltkrieg Kaiserliche Akademie der Wissenschaften (Wien) Königlich-Preußische Akademie der Wissenschaften (Berlin) Accademia dei Lincei (Rom) Ascoli, Graziadio Isaia D'Ovidio, Francesco (1919) Hurch, Bernhard (2006) Lucchini, Guido (2008) Barbusse, Henri (1916) Covino, Sandra (2019) D'Ovidio, Francesco (1912)

Zitiervorschlag: Hugo Schuchardt an Francesco D´Ovidio (89-HSFDO33). Graz, 06. 06. 1920. Hrsg. von Sandra Covino (2022). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.7700, abgerufen am 29. 01. 2023. Handle: hdl.handle.net/ 11471/518.10.1.7700.


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Graz 6. 6. ’20

Lieber Freund,

Verzeihe daß ich erst jetzt Deinen lieben Brief vom 2. April beantworte. Ich bin alt, krank, matt, und über die Augen habe auch ich zu klagen; und besonders leide ich alljährlich nach Beginn der Gewitterperiode an dauerndem Kopfdruck.

Die Angelegenheit, wegen deren ich Dir zuletzt schrieb, war schon damals eine vollendete Tatsache, und es bleibt mir nur übrig zu erklären daß sie sich wider mein Wissen und Wollen vollzogen hat1. Ich bin immer stolz gewesen auf die Ehrungen die mir von wissenschaftlichen Instituten Italiens erwiesen wurden. Das Personalverzeichnis der Wiener Universität ist von solchen Streichungen verschont geblieben.

Deine Akademierede habe ich mit freudigem und bewundernden Interesse gelesen2. Das angekündigte Annuario3 ist mir nicht zugekommen*.

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Mein Herz ist inbezug auf Italien stets treu geblieben. Aber Treue um Treue! Ich müßte die Verachtung der Italiener befürchten, wenn ich über die Wegnahme deutschen Gebietes nicht ebenso denken und fühlen würde wie sie selbst über dem Verlust italienischen Gebietes. Wir müssen auf unserem Selbstbestimmungsrecht beharren (die Gnade einer Autonomie genügt nicht), schon deshalb weil wir anderswo, besonders den Tschechen gegenüber, gar nicht darauf verzichten können4. Ich habe nie gewünscht daß Deutsche über Italiener herrschten; soll ich nun das Umgekehrte mit freundlichen Augen ansehen? Uns Deutschen hat man alles genommen oder wird es nehmen; an einem müssen wir bis zum Äußersten festhalten, an unserer Sprache und zwar in vollkommener Freiheit, nicht von einer andern irgendwie überschichtet5. Auch Barbusse erkennt als einzig berechtigte]n[ Grenze die zwischen den nationalen Sprachen an6.

Germania mia; benchè ’l parlar sia indarno … 7

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Wie oft denke ich Deiner! Unserer Unterhaltungen in Deiner blauen Stube oder eines Gesprächs über Ascoli auf einer Steinbank von Capodimonte oder einer Mahlzeit in Deiner Sommerfrische (war es in Portici?) usw.usw. Ferne, warme Erinnungen8!

Herzlichst grüßt Dich

Dein
HSchuchardt

Soeben erhalte ich den Anzeiger der Wiener Akademie vom 19. März. Darin steht, daß die Preußische Akademie mitteilt,

„die Accademia dei Lincei in Rom habe beschlossen, die Bibliothek des Deutschen Archaeologischen Institutes in Rom als Ersatz für den von den Deutschen angerichteten Kriegsschaden für verfallen zu erklären.‟

Ich bin bestürzt, betrübt. Ist so etwas möglich9?

Zu gleicher Stunde habe ich erfahren daß Papiere die mir gehören und auf einer Londoner Bank erliegen (Kurswert gegen 750,000 Mark) keine Aussicht haben mir ausgefolgt zu werden; das hat mir neben jenem andern fast keinen Eindruck gemacht.

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*Auch Deine Arbeit über Ritmo cass. ist mir nicht zugegangen; sie ist ja lange vor dem Krieg erschienen10.

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1 Schuchardt si riferiva alla cancellazione, nell’annuario dell’Università di Graz, dei suoi titoli di socio di accademie scientifiche appartenenti a Stati nemici dell’Austria-Ungheria durante la guerra da poco conclusa. Nella lettera precedente, D’Ovidio aveva nettamente smentito l’espulsione di Schuchardt o di altri soci stranieri dall’istituzione che presiedeva.

2 Cf. D’Ovidio, Discorso 1919.

3 L’Annuario della Reale Accademia dei Lincei, di cui D’Ovidio aveva preannunciato l’invio

4 s

5 Emerge qui, più esplicitamente che nelle due precedenti lettere di Schuchardt, la polemica patriottica, stimolata dalla lettura del discorso linceo di D’Ovidio e dall’auspicio da lui espresso anche per lettera di un rapido ritorno alla tranquillità e al benessere dell’anteguerra. Schuchardt evidentemente rilevava uno stridente contrasto tra le parole e i fatti: in primis per quella che riteneva una grave menomazione inflitta dall’Italia al Volkstum tedesco, cioè la perdita del Südtirol. Anche nella corrispondenza di Spitzer con il maestro di Graz (pubblicata da B. Hurch: Leo Spitzers Briefe an Hugo Schuchardt, Berlin-New York, de Gruyter, 2006) si trova conferma di quanto lo spostamento del confine al Brennero rappresentasse per Schuchardt una «ferita immedicabile, uno dei motivi principali del suo risentimento antitaliano» (cf. G. Lucchini, Spitzer e Schuchardt: un dittico incompleto, in «Strumenti critici», XXIII/2, pp. 199-232: 211-213); poi in Id., Tra linguistica e stilistica. Percorsi d’autore: Auerbach, Spitzer, Terracini, Padova, Esedra, 2019, pp. 237-278).

6 Lo scrittore francese Henri Barbusse (Asnières-sur-Seine 1873-Mosca 1935) aveva raggiunto fama internazionale con il best-seller antimilitarista Le feu (Paris, Flammarion, 1916). Figura complessa ed eclettica di intellettuale marxista, negli anni successivi alla prima guerra mondiale si propose come mediatore tra la cultura francese e quella tedesca, nel tentativo di promuovere, attraverso l’impegno politico e artistico, il superamento dello storico antagonismo (cf. Anna Luigia Villani, Henri Barbusse e la Germania, Firenze, Università degli studi di Firenze, 1990, pp. 7-50). Quanto ai confini tra lingue nazionali come unici legittimi confini politici, non si sono reperiti, negli scritti dell’intelletuale francese interrogabili nel sito gallica.bnf.fr, passi che giustifichino l’opinione attribuitagli da Schuchardt. Nell’opera di Barbusse è indubbia, piuttosto, la centralità dell’aspirazione al superamento dei confini nazionali e all’unione fraterna dell’intera umanità.

7 La citazione richiama, modificandone il vocativo, l’incipit della famosa lirica di Petrarca Italia mia, benché il parlar sia indarno (Canzoniere, 128, v. 1).

8 Questa conclusione della lettera rispecchia in modo emblematico l’ambivalenza emotiva dell’atteggiamento di Schuchardt sia verso D’Ovidio sia verso l’Italia: da una parte il forte disappunto suscitato dalle vicende politiche, dall’altra il riemergere dell’antico sentimento di amicizia e la rievocazione nostalgica di cari ricordi, lontani nel tempo.

9 La notizia era vera. Effettivamente, la richiesta al governo, formulata da alcuni studiosi italiani, di incamerare il patrimonio bibliografico dell’Istituto Archeologico Germanico (e di altre due biblioteche tedesche con sede a Roma: la Hertziana e quella dell’Istituto Storico Prussiano) era stata appoggiata dall’ Accademia dei Lincei. Schuchardt informò Vossler, sollecitandolo a chiedere a Benedetto Croce di intervenire (cf. la cartolina 32). Il filosofo, nominato al vertice della Pubblica Istruzione alla metà del giugno 1920, stipulerà un accordo con la Germania in base al quale le suddette biblioteche non sarebbero state sequestrate, a fronte di un impegno tedesco a non spostarle da Roma. Per una più ampia ricostruzione della vicenda, v. Covino, Linguistica e nazionalismo, cit., pp. 150-151, con la bibliografia ivi indicata.

10 L’annotazione si trova in calce alla prima pagina di questa missiva. Il già cit. saggio di D’Ovidio sul Ritmo cassinese risaliva al 1912.

Faksimiles: Die Publikation der vorliegenden Materialien im „Hugo Schuchardt Archiv” erfolgt mit freundlicher Genehmigung der Biblioteca della Scuola Normale Superiore di Pisa. (Sig. HSFDO33)