Francesco D´Ovidio an Hugo Schuchardt (37-08461)

von Francesco D´Ovidio

an Hugo Schuchardt

Neapel

01. 02. 1896

language Italienisch

Schlagwörter: Bonghi, Ruggero Meyer, Gustav Schuchardt, Hugo (1895) Covino, Sandra (1987)

Zitiervorschlag: Francesco D´Ovidio an Hugo Schuchardt (37-08461). Neapel, 01. 02. 1896. Hrsg. von Sandra Covino (2022). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.7648, abgerufen am 02. 12. 2023. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.7648.


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Napoli Largo Latilla 6
1° febbraio ’96

Mio carissimo,

Franz d’Ovidio lesse subito con gli occhi suoi e fu subito grato della onorevole menzione, come fu in complesso persuaso della bontà della tesi1. E ti voleva scrivere subito. Ma lo hai da scusare se in questo, come in generale in tutti i nostri rapporti passati, egli ti apparisca spesso smemorato, negligente, storditamente ingrato.

L’affetto per te è sempre vivissimo nel mio cuore, ma la mia salute è tale da impacciarmi in ogni cosa. Sono costretto a fare pochissimo uso degli occhi miei, e non basta: la fotofobia m’impedisce di passeggiare in quelle strade e in quelle ore in cui il sole sfolgori. Per salvare quel po’ di vista che ho salvato, |2| ho dovuto far cure eroiche, che mi hanno debilitato il sistema nervoso. Almeno, durante tali cure la mia gotta latente, di cui mi trovasti sofferente nell’832, era scomparsa. Cessate quelle cure, divenute ormai insopportabili, la gotta s’è risvegliata, e non è sempre latente, chè un anno fa m’inchiodò a letto per un mese con un fiero assalto di podagra al piede sinistro3. Son quindi costretto a viver di privazioni, mentre i miei nervi avrebbero bisogno d’esser aiutati con una forte alimentazione. Alla mia nevrastenia ha pure contribuito una sequela di morti per me dolorosissime, che mi hanno rapito dall’89 fino a ieri gran parte dei vecchi a cui per vincoli del sangue o del cuore ero più affezionato: compresi i miei |3| genitori4. E per tacere finalmente di altre ragioni secondarie, la quantità delle mie occupazioni didattiche e ufficiali5, i molti lavori fatti faticosamente con l’aiuto della mano e della voce altrui, i tanti altri che ho incominciato e che vorrei affrettarmi a finire, mentre invece le forze del corpo mi mancano, mettono il mio spirito in una continua agitazione, che spesso non è altro che ozio angoscioso, o perditempo senza passatempo. La mia versatilità, di cui in gioventù mi compiacevo, adesso mi fa rabbia e mi pare una delle principali cause della mia grande infelicità. Se mi fossi saputo circoscrivere strettamente alla grammatica neolatina e alla arcaica letteratura italiana, non mi troverei così male6.

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A proposito dei lavori non finiti, tu ricordi benissimo quello che avevo incominciato sui rapporti tra dialetti italici e gl’italiani. Non ho speranza di finirlo, ma pur vorrei metter fuori le pagine che ne avevo già scritte quando tu venisti qua. Le stamperei molto alla buona, ma, benchè indegne di te, le vorrei dedicare a te. Me lo permetti7?

Ti mando un articolo sul Bonghi, scritto entro la settimana che successe alla sua morte8. L’ho qui da tre mesi a tua disposizione, ma non ho avuto la forza di spedirtelo. È questo uno dei fenomeni della nevrastenia, e tu forse te ne intendi.

Salutami il buon Meyer. Quello sì che è un uomo equilibrato e felice. Iddio gli dia altri cento anni di vita. Che bella cosa se veniste tutti e due qui per qualche giorno. Mi dareste una parentesi di allegria. La mia famigliola ti saluta. Le due tedeschine sono ormai due tedescone9.

Il tuo
Francesco


1 Manca la lettera di Schuchardt con cui aveva evidentemente inviato a D’Ovidio il suo opuscolo Sind unsere Personennamen übersetzbar?, Graz, Selbstverlag des Verfassers, 1895. Qui, a p. 8, si legge: «Heutzutage pflegen wir die fremden Namen wirklicher Personen unverändert zu lassen; Ludwig Ariosto, Peter Corneille, Wilhelm Shakespeare kommen uns veraltet, Karl Darwin, Heinrich Rochefort, Franz d’Ovidio fast komisch vor».

2 Nel marzo 1883 Schuchardt era stato a Napoli e aveva potuto conoscere di persona D’Ovidio: cf. la nota 1 alla lettera XI, HSA, B 8438.

3 Oltre che di gravi disturbi alla vista, D’Ovidio soffriva di angina reumatica. La corrispondenza con E. Monaci contiene diverse testimonianze di gravi infiammazioni alla gola, accompagnate da stati frebbrili, a cui andava soggetto sin dal 1881, insieme ad altre complicanze dovute alla gotta (cf. SFR, EM, b. 9, 434, nr. 24-26 e 47).

4 Pasquale D’Ovidio e Francesca Scaroina.

5 Sui molti impegni didattici di D’Ovidio e incarichi ufficiali all’interno di accademie scientifiche e organi istituzionali, cf. l’introduzione e le note 2 e 4. Per notizie più dettagliate, v. A. Benedetti, L’attività napoletana di Francesco D’Ovidio, in «Critica letteraria», XLI/158, 2013, pp. 124-148; Id., Contributo alla biografia di Francesco D’Ovidio (1849-1925), in «Otto/Novecento», n.s., XXXIX/2, 2015, pp. 19-53; Marino Raicich, Storia, cultura, politica da De Sanctis a Gentile, Pisa, Nistri-Lischi, 1981, pp. 94-96 e passim; Id., Di Grammatica in Retorica. Lingua, scuola, editoria nella Terza Italia, Roma, Archivio Guido Izzi, 1996, pp. 87-92 e passim; Michela D’Alessio, Vita tra i banchi nell'Italia meridionale. Culture scolastiche in Molise fra Otto e Novecento, Campobasso, Palladino, 2011, pp. 204-205; Barbara Bertolini & Rita Frattolillo, Molisani: milleuno profili e biografie, Campobasso, Edizioni Enne, 1998, pp. 144-145.

6 Riaffiorano qui sensi di colpa giovanili, suscitati in D’Ovidio da Ascoli (che avrebbe voluto un interlocutore dedito solo alla glottologia) e dalla concezione disciplinare allora prevalente tra i filologi romanzi, che prediligevano l’esplorazione di testi medievali. Cf. la lettera V, HSA, B 8435, e la nota 5.

7 L’intento verrà realizzato solo alcuni anni dopo. Il saggio sarà preceduto da una lettera dedicatoria A Hugo Schuchardt, datata 4 marzo 1902: cf. la cartolina LXVIII, HSA, B 8484, e la nota 1.

8 L’ampio ritratto commemorativo dedicato da D’Ovidio a Ruggero Bonghi (Napoli 1826-Torre del Greco 1895) era apparso nella NA (serie III, LX/1, pp. 5 ss.) il 10 novembre 1895, nove giorni dopo la sua scomparsa. Il testo fu ristampato, insieme a vari altri scritti sul Bonghi, in D’Ovidio, Rimpianti, pp. 1-46 e poi in Opere, XIII, pp. 127-192. I forti legami di D’Ovidio con il noto esponente della destra storica affondavano le radici, prima ancora che nel terreno degli ideali politici, in quello del comune culto manzoniano coniugato alla sintonia con alcuni aspetti del pensiero ascoliano sulla questione della lingua (cf. S. Covino, Ruggero Bonghi tra Puoti, Manzoni e Ascoli: il “Diario” e le “Lettere critiche”, in «Filologia e critica», XII, 1987, pp. 384-426 e Maurizio Vitale, Ruggero Bonghi e la questione della lingua italiana [2004], in Id., Divagazioni linguistiche dal Trecento al Novecento, Firenze, Cesati, 2006, pp. 99-110).

9 Il riferimento scherzoso è alle figlie di D’Ovidio.

Faksimiles: Universitätsbibliothek Graz Abteilung für Sondersammlungen, Creative commons CC BY-NC https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ (Sig. 08461)