Francesco D´Ovidio an Hugo Schuchardt (19-08444)

von Francesco D´Ovidio

an Hugo Schuchardt

Neapel

20. 07. 1883

language Italienisch

Schlagwörter: Zumbini, Bonaventura Förster, Wendelin Meyer, Gustav Gröber, Gustav Marx, A. (1883) Schuchardt, Hugo (1872) Hey, Wilhelm (1833) Gröber, Gustav (Hrsg.) (1888) D'Ovidio, Francesco/Meyer-Lübke, Wilhelm (1888)

Zitiervorschlag: Francesco D´Ovidio an Hugo Schuchardt (19-08444). Neapel, 20. 07. 1883. Hrsg. von Sandra Covino (2022). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.7630, abgerufen am 31. 01. 2023. Handle: hdl.handle.net/ 11471/518.10.1.7630.


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Napoli, 20 Luglio 83

Caro Schuchardt,

Procediamo con ordine.

Comincio dal ringraziarti degli articoletti bibliografici, che mi sono stati preziosi, per certe cose che non sapevo. Ho commesso subito il libro sulla quantità delle vocali in posizione1.

L’articolo pompejano pure l’ho avuto2, e lo leggerò con gusto – te l’assicuro anticipatamente – appena finiti gli esami che ora totum me detinent, auferunt.

Ho, cioè abbiamo ricevuto le favole di Hey. Anche non raccomandato mi sarebbe giunto probabilissimamente. Fra gli altri beneficj tuoi n’ho avuto anche questo, che dopo il tuo reclamo la posta mi tratta con molta più attenzione. La tua ode barbara manoscritta è piaciuta immensamente a me, e non dico altro perchè se no mi tacci di spagnolismo. |2| E non a me solo è piaciuta, perchè ti confesso che l’ho fatta leggere a parecchi3. Quanto al metro di quelle favolette hai tutte le ragioni: è il più barbaro possibile, e non può essere opera di un Italiano4. Nonostante, le mie figliuole fanno coro con me nel ringraziarti vivamente; e la Carolina non fa che leggere dalla mattina alla sera le favolette. L’Elvira, che è stata lei l’ammalata ed è lusingata, assieme alla Carolina, d’essere nominativamente ricordata da un filologo tedesco, non è ancora in grado di leggere nè favole nè verità storiche.

Ho trasmesso la tua cartolina allo Zumbini e v’ho aggiunto il tuo articolo sulla legge Baccelli, che mi è piaciuto immensamente, e nella sua brevità arguta dice molto, molto, molto. In verità quei valentuomini come il Förster e il Meyer che |3| vogliono persuadere noi, che rifiutiamo il piatto Baccelli che ci fa nausea, a mangiarlo di cuore e assaporarlo allegramente perchè ci farà bene ecc. ecc., dimenticano, i valentuomini, un semplicissimo proverbio, che dice “ne sa più un pazzo in casa sua che un savio in casa altrui”5.

Il Gröber mi ha invitato a fare la parte di fonol. e morfol. italiana (e dialettale) nella sua enciclopedia romanza6. Io ho fede in quel valentuomo, ma vorrei, in confidenza, sentire il tuo giudizio. Che ne sai di questa enciclopedia? Chi altri vi collabora? Se mi scrivi presto parlamene. Ma se non hai voglia di scrivermi, lascia stare. Pensa |4| alla tua preziosa salute.

I ritratti nostri, e del desiderarli ti ringraziamo tutti, per ora ci mancano. Al più presto faremo un gruppo di tutta la famiglia e la prima copia sarà per te. Ma vorrei quasi mettere per condizione che fra breve tu mi mandi un consimile gruppo: Schuchardt e consorte, con un contorno di Schuchardtini, futura speranza della filologia neolatina.

In napoletano cárce̥re̥ è maschile; ma non giurerei che anche qui non vi siano casi, e soprattutto che non vi siano stati casi, in cui non si dica o dicesse a cárce̻re̻.

Ti saluto di cuore, anche da parte della mia signora, e ti esorto a passare bene l’estate, e credimi

Tuo aff.mo
F. d’Ovidio


1 Il già cit. volume di A. Marx, Hülfsbüchlein für die Aussprache der lateinischen Vokale in positionslangen Silben, Berlin, Weidman, 1883.

2 Cf. il già cit. articolo di Schuchardt, Pompei und seine Wandinschriften, in BAZ, 1872, pp. 1-38

3 I versi manoscritti a cui allude D’Ovidio non ci sono pervenuti.

4 Il giudizio negativo riguarda la metrica della traduzione italiana delle fiabe di W. Hey: cf. la nota 1 alla lettera XVIII, CASNS, FDO HS 07.

5 Sul disegno di legge Baccelli e sugl’interventi di W. Foerster, di G. Meyer e dello stesso Schuchardt, cf. la nota 2 alla lettera XVII, HSA, B 8443.

6 D’Ovidio fu l’unico italiano invitato da Gustav Gröber (Leipzig 1844-Ruprechtsau bei Straßburg 1911) a partecipare all’impresa del Grundriss; un segno questo della considerazione di cui godeva. All’amico Monaci dirà in una lettera del 31 luglio 1883 «Al Gröber ho scritto di sì […] dopo l’assenso tuo e di Schuchardt» (SFR, EM, b. 9, 434, nr. 53). D’Ovidio compose la trattazione su Die italienische Sprache con Wilhelm Meyer-Lübke (in Grundriss, pp. 489-560), occupandosi della sezione sul vocalismo. Problemi alla vista lo costrinsero ad abbandonare il successivo progetto di una grammatica storica dell’italiano da realizzare da solo.

Faksimiles: Universitätsbibliothek Graz Abteilung für Sondersammlungen, Creative commons CC BY-NC https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ (Sig. 08444)