Ernesto Monaci an Hugo Schuchardt (07-07441)

von Ernesto Monaci

an Hugo Schuchardt

Rom

22. 04. 1877

language Italienisch

Schlagwörter: Diezstiftung Accademia dei Lincei (Rom) Ascoli, Graziadio Isaia D´Ancona, Alessandro Canello, Ugo Angelo D´Ovidio, Francesco Bartoli, Matteo Rajna, Pio Flechia, Giovanni Hillebrand, Karl Mamiani della Rovere, Terenzio Tobler, Adolf Storost, Jürgen (1992)

Zitiervorschlag: Ernesto Monaci an Hugo Schuchardt (07-07441). Rom, 22. 04. 1877. Hrsg. von Frank-Rutger Hausmann (2019). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.7225, abgerufen am 26. 02. 2024. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.7225.

Printedition: Storost, Jürgen (1992): Hugo Schuchardt und die Gründungsphase der Diezstiftung. Stimmen in Briefen. Bonn: Romanistischer Verlag.


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Roma 22 Apr. 771

Carissimo Collega

Per non perdere tempo, senza aspettare la Sua risposta giuntami jersera, già da tre giorni io scrissi una seconda lettera all’Ascoli, communicandogli la notizia datami da Lei della costituzione del Comitatato Viennese2 e dicendogli che io mi tenevo pronto ad un suo cenno per fare altrettanto in Italia. Questo atto verso l’Ascoli, in me era di dovere, avendogli io già dato parola di stare unito a lui in questa faccenda della Diez-Stiftung. Io spero che una risposta dell’Ascoli non tarderà molto, e credo di non ingannarmi pensando che egli – o s’indurrà alla costituzione del comitato italiano indipendente – o almeno, restando neutrale, secondo scrisse a Lei, renderà a me la mia libertà di azione. Nell’un casto e nell’altro io mi tengo pronto ad aprire subito la campagna, e ho già scritto in proposito al D’Ancona; oggi scriverò al Canello, al d’Ovidio, al Bartoli; domani, se ancora tardasse una risposta dell’Ascoli, scriverò al Rajna, e al Flechia. Quanto all’Accademia dei Lincei|2| io sono perfettamente della Sua opinione, non doversi, cioè, aspettare da lei nessuna iniziativa. Nondimeno ho creduto opportuno di non perderla d’occhio, affinché non si facci compromettere verso Berlino. Quella gente ha molto buon volere per questa faccenda, ma non ha idee troppo chiare; e il Sig. Hillebrand3, volendo giovare nel senso nostro, poco ha mancato che non guastasse tutto. Ella conosce la risposta data dal Mamiani4 in seguito agli officj del Sig. Hillebrand. Fortunatamente, mentre il Mamiani rispondeva così al Sig. H., il Ferri (altro Linceo)5 chiedeva informazioni a me ed io gli facevo conoscere il dualismo sorto, e la convenienza di esigere che almeno il Comit. Berlin. si trasformasse in Comit. internazionale, se volevasi appoggio e cooperazione da Roma. Io fui allora incaricato di far ciò sapere a Tobler; e lo feci indirettamente, calcando la mano sulle esigenze, per quanto lo permetteva il mandato ricevuto. Il Sigr. Tobler sembra che abbia creduto che io fossi geloso dell’incarico dato dal Comit. Berlin. all’Ascoli (!!!), e ha risposto, prendendo le mosse da questo punto. I suoi termini sono mol- |3| to concilianti in apparenza, egli sembra disposto ad ottenere alcune modificazioni di forma del Comit. Berlin., ma in fondo si vede bene che la sostanza della cosa non sarebbe modificata. Io dunque ho mostrato il documento al Ferri, egli è rimasto persuaso che in simili trattative non ci è da sperare, e ho avuto la promessa che l’Accademia non farà nulla per la D.-St. fino a che non sia costituito il Comitato italiano. – Non occorre che le dica come queste notizie sono affatto riservate a Lei, ed io spero che Ella si persuaderà come dal mio canto io non sia inerte ed abbia agito per quanto mi era possibile. Se non che, qui, prima di edificare, si è dovuto distruggere: ciò fa perdere tempo, e impedisce quella rapidità di movimenti che è stata possibile al Comit. Viennese. Ormai spero che fra una diecina di giorni sarà tutto concluso: ma se ciò non avvenisse, credo, caro amico, che non è dipeso da me. Io sono solo in Roma, e se i miei colleghi delle altre città non si uniscono meco, resterei vox clamantis in deserto. Sarebbe ciò buono? Non esporrei me, |4| e, peggio che me l’impresa, al ridicolo della burbanza berlinese?

Per il Portogallo si è pensato? Costituiranno pur là un comitato? Ho da scrivere io? In Ispagna faccio scrivere dal mio allievo Navone,6 il quale là può disporre di alte influenze e vi ha pure buone relazioni letterarie.

Appena avrò qualcosa, riscriverò. Intanto un saluto e una cordiale stretta di mano.

Tutto suo
E Monaci.7


1 Antwort auf Schuchardt Brief 3 (19.4.1877).

2 Zu Einzelheiten vgl. die frühen Briefe Toblers an Schuchardt (HSA 11710-11712). Schuchardts „Skepsis“ wird in einem Brief an Mussafia [(Graz 15.12.1877), Storost, 1992, 8] auf den Punkt gebracht: „Tobler schickte mir vor einigen Tagen den Aufruf zur Diezstiftung zu und begleitete denselben mit einigen Zeilen, in denen er mich aufforderte, in Oesterreich dafür zu werben und vielleicht in der Augsb. Allg. Zeit. dazu anzuregen. Dem letzten Wunsch bin ich nachgekommen, aber nicht ganz in dem Sinne Tobler’s. So sehr ich mich 3für eine Diezstiftung im Allgemeinen begeistere, so wenig für eine Berliner Diezstiftung. Der Plan ist viel zu eng und kühl entworfen, bei diesem Unternehmen müssen Romanen und Deutsche in gleichem Maße betheiligt sein, um so mehr, als Erstere in neuester Zeit für unsere Wissenschaft sehr viel gethan haben“.

3 Karl Hillebrand (1829-1884), deutscher Publizist und Kulturwissenschaftler; vgl. HSA 04737-04743.

4 Terrenzio Mamiani della Rovere (1799-1885), ital. Philosoph, Politiker und Schrifsteller; vgl. HSA 06829.

5 Luigi Ferri (1826-1895), ital. Philosoph.

6 Giulio Navone (1853-1949), ital. Historiker, Romanist, Neulateiner und Hispanist.

7 Text auch bei Jürgen Storost, Hugo Schuchardt und die Gründungsphase der Diezstiftung. Stimmen in Briefen, Bonn: Roman. Verlag, 1992 (Abhandlungen zur Sprache und Literatur; 59), Brief 52, 59-60.

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