Arturo Farinelli an Hugo Schuchardt (82-02956)

von Arturo Farinelli

an Hugo Schuchardt

Gmunden

04. 07. 1908

language Italienisch

Schlagwörter: Universität Turin Ive, Antonio (Hrsg.) (1907)

Zitiervorschlag: Arturo Farinelli an Hugo Schuchardt (82-02956). Gmunden, 04. 07. 1908. Hrsg. von Frank-Rutger Hausmann (2017). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.5519, abgerufen am 21. 07. 2026. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.5519.


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Gmunden, 4 luglio 1908

Caro e illustre amico.

Rispondendo subito alla carissima sua, benchè sofferente ancora per un avvelenamento del sangue, procuratomi al capo non so come, e che mi travagliò per più di un mese.

L’Ive delira, e farà bene, siccome in materia di onestà letteraria non posso in nessun modo transigere, di ritirare il mendace quanto puerile assento „dass er mich auf das Buch von John Meier erst aufmerksam gemacht hat“.1 Spudoratezza e sfrontatezza della quale converrà pur sorridere, poichè le notizie mie allusive a quel libro datano dal mio soggiorno a Monaco (fine del 1906 e principio del 1907, ancor conservo i fogli che riassumono or quelle indagini), e gran discussione ebbi cogli amici di Monaco riguardo ad esse (prima che si approvassero nella Deutsche Literaturzeit. e altrove), che in verità, il Meier stesso |2| derivava da altri, prima assai che mi avingessi dell’individualità nell’artistica creazione in quella prolusione di poche pagine. Che io poi m’occupavo di razze credo che l’Ive l’ignorasse completamente.

Su di una brutta china s’è messo il collega nostro. Quand’io lessi l’introduz. dei „Canti p[opolari] Velletr[ani]“ (non so piu se a Torino o a Gmunden) subito scrissi, ringraziando e approvando le idee esposte. Non potevo però dire in quella lettera che quelle idee, esposte con grande apparenza d’originalità, eran tutte scavate da altri studi, dei quali alcuni come il Meier eran bensì citato, |3| ma non sì che ne apparisse la diretta derivazione. Sommamente mi stupì poi di non trovare un menomo cenno alla critica mossa dall’amico mio Ireneo Sanesi, ai Canti del D’Ancona2, tutta trasfusa nella critica di quell’introduzione.

A Roma, il bravo Sanesi diè sulle furie quando vide me, e parlò dell’Ive, ed io ho cercato di rabbonire l’amico ed ho difeso il collega di Graz, per amore dell’amico suo Schuchardt, più davvero che far non dovessi. E sempre dove udivo accuse (fioccavano addirittura a Roma e altrove! Ive s’è reso antipaticissimo a tutti pressochè e |4| parecchi mi dissero di favori prodigatigli, di canti raccolti per lui ecc., non punto riconosciuti) io temperavo, rilevavo il buono, scusavo coll’irritabilità ecc. Ho pur raccomandato a molti, a voce, la sua ricca raccolta, ed ho poi saputo di una lettera sgarbatissima, scritta al redattore del Giorn. Stor. che fece montare sulle furie il Renier3, che da me venne per chiedermi che razza d’individuo fosse.

E può dimenticare l’Ive d’aver chiesto più volte a me la bibliogr. per alcune sue lezioni, sulla novellistica ecc.? Ed io debbo proprio aver da lui l’imbeccata, per sfogliare il libercolo del Meier. Ma io sulla faccenda delle razze, dell’individualità ho raccolto tale copia di cose da metter i brividi nel cuor bibliografico del collega, or demente. L’osservazione nella nota mia corrisponde alla pura verità|5| ma sapevo che ad un uomo che cerca sé dappertutto, e vanitosissimo, non poteva far piacere – non mandai la prolusione a quei pochi amici o colleghi che potevan provarne rammarico.

Ma, Dio mio, come fa Ella a prestar fede alla mentecatteria Iviana recentissima?

Tranne quel brutto accenno, la lettera Sua, illustre amico, gran soddisfazione m‘ha dato. Il capitale difetto del mio breve saggio è la sua terribile densità. Non parli di „rednerischen Feuer“, passi per lo Schiller, ma ogni frase riassume indagini faticose e lunghe e dovrebbe esser chiarita con lungo ragionamento. Dovevo scriver 4 volumi, sviluppare un concetto filosofico, ribadire le accuse dei fanatici razzisti, mostrare come le divisioni nel dominio fisico |6| avesser valore effimero nel dominio spirituale, appare nel verbo dei piccoli d’oggidi quello dei grandi Tedeschi d’un tempo, esortare alla toleranza ecc. Ci voleva altro, la prolusione è un programma. Ed Ella doveva muover a me maggiore e più aspro rimprovero.

Mando a Lei ancora una copia della prolus. (di  malissimo stampato per sventura); potrà rimetterla all’Ive se la desidera, io perdono in un baleno il torto che mi si fa e non son rigido censore delle umane fralezze. E un’altra copia la dirigerò col consiglio Suo al Sig [??] v. Adrian.4

|7| Or mi reco dal medico e continuerò l’eterno martirio.

Vivissimamente La saluto

Dvo Suo
A. Farinelli

Non so a qual mio studio su Dante alluda l’Ive. Le note su Dante in Ispagna io le avevo spedite a Graz da Torino. Nei primi tempi pur troppo osservavo un’orribile trascuratezza nella posta, e gli smarrimenti eran frequenti. Di quel mio libercolo ho ancora parecchie copie per fortuna. L’altro Dante, la laboriosissima opera in 2 vol. Dante e la Francia esce in luce in questi giorni.


1 Offenkundig hatte Antonio Ive Farinelli übel genommen, dass dieser in seiner wegen ihrer kritischen Auseinandersetzung mit diversen Rassentheorien immer noch lesenswerten Turiner Antrittsvorlesung vom 13.12.1907 ( L’ „Umanità“ di Herder e il concetto della razza nella storia evolutiva dello spirito , Catania 1908) geschrieben hatte (S. 48), Ive habe sich in der Einführung seines Buchs Canti popolari Velletrani, Rom 1907, allzu eng (docilmente) auf John Meier, Kunstlied und Volkslied in Deutschland , Halle 1906, gestützt. Der Brief Ives ist nicht erhalten.

2 Ireneo Sanesi, Rez . von D’Ancona, La Critica 4, 1906, bzw. Sanesi, Rez . von Ive, Canti popolari velletrani, La Critica 7, 1909.

3 Rodolfo Renier (1857-1915), ital. Literaturhistoriker.

4 Nicht identifiziert.

Faksimiles: Universitätsbibliothek Graz Abteilung für Sondersammlungen, Creative commons CC BY-NC https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ (Sig. 02956)