Arturo Farinelli an Hugo Schuchardt (58-02932)
von Arturo Farinelli
an Hugo Schuchardt
27. 05. 1906
Italienisch
Schlagwörter: Ministerium für Cultus und Unterricht (Wien) Universität Innsbruck
Zitiervorschlag: Arturo Farinelli an Hugo Schuchardt (58-02932). Gmunden, 27. 05. 1906. Hrsg. von Frank-Rutger Hausmann (2017). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.5495, abgerufen am 21. 07. 2026. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.5495.
Caro e illustre amico
Gmunden, 27 V 1906
Sono tornato oggi da Monaco e trovo qui la sua lettera e la cart a aggiunta. Soddisfatto del Suo viaggio, non deluso, non ammalato, disposto a piegare a lavoro novello l’ingegno Suo meraviglioso; in verità Ella, carissimo, ha sorpassate tutte le mie aspettative. Conoscitore espertissimo del camino da Murcia a Granada, autore di parecchi illustri di Guadix. Ben riuscito è il Prof. Don Eduardo Sola dell’univ. di Valencia1, a cui non scrissi, perchè vecchio e poco adatto alla vivace comunicazione, ma forse feci male. Quelle barracas che Ella vide |2| descritte più volte dall’Ibañez novellatore valenziano di grido (autore, se ben rammento, anche di un romanzo „Barracas de V.“??).2 Si veggon pure in altre terre e province di Spagna. Curiosissime quelle di Galizia, e alcune di esse trasportabili, poste su travi al basso. Io le vidi, le disegnai nei particolari – un mio viaggio antico – ma Ella sa che tutti i ricordi ed i disegni miei (circa 100 ff.) io li distrussi, infastidito della poca loro verità. Se fossi ad Innsbruck, frugherei in altri ricordi di viaggio (Linck, C. Fischer ecc)3: or la memoria labilissima non mi soccorre. Ma potrei assumere altrove informazioni minute ed esatte.
Or che Ella è a Vienna saprà quanto ho dovuto sopportare, fremendo, in questi |3| ultimi tempi. Decisamente l’università di Innsbruck appare retta, dominata, soggiogata da un branco di demagoghi che si credono il fior del germanesimo e sono in realtà dementi, esaltati, incivilissimi uomini di partito. Giuraron costoro di espellermi ad ogni costo da I. Sparsero voci e calunnie nella città, voci di ingiurie agli studenti, rendendomi come si suol dire (malgrado la mia lontananza, scelta sempre per prudenza) impossibile come si suol dire. Rettore e Senato mendicano la popolarità del partito laggiù dominante, e tacitamente s’è tentato di allontanarmi per sempre da I. e di sopprimere senz’altro la mia cattedra.
Quando io, reduce dall’Italia e capitato ad Innsbruck per vedere un po’ di luce (in fin d’Aprile) e per mettere nelle mie casse – misero |4| errabondo come sono sempre, di terra in terra, un po’ di libri e di manoscritti, attendevo novelle dal Ministero, vidi comparir da me commosso e quasi piangendo l’ottimo Gartner (troppo buono e debole per opporsi comecchessia al terrorismo invadente), e da lui seppich’io era di nuovo, senza voler mio, messo in congedo, che il Rettore nelle faccende mie era stato mandato a Vienna ed era venuto colla promessa di esser io tolto definitivamente dalla facoltà e messa altrove.
Capii il giuoco perverso, iniquo, infame, e, offeso nell’onor mio, mi recai senz’altro a Vienna, dove in verità mi vidi confermato ne‘ miei sospetti. M’allontanavano, toglievano ai poveri Italiani l’unica cattedra rimasta, che d’altronde è cattedra di pura coltura e decoro, suppongo anche di una facoltà puramente tedesca, credevano alle calunnie sparse, e docilidocili (e la più triste impressione mi fece l’Hofrath Kelle4 ch’è il gran factotum) ben lungi di nominarmi una buona volta ordinario, accennavano |5| ad un impiego altrove, forse nel grembo del Ministero stesso, e ad un trasloco a Cernovice (questo coperto, celato da frasi non tanto sibilline per me, e noté che io anche lassù sarei rimasto straordinario!). Per alcuni giorni piansi, fremetti, m’indignai anche alle parole di quegli infelici reggitori che mi dicevano di ritornar in Italia da dove io era venuto. Poi mutai di tattica. Così vilipeso non volevo essere. M’appoggiaron alcuni e fra altro, indignatissimo del pusillanime e vile contegno degli amici di Innsb. l’Hofrat Lammasch5. Mi recai da Ecca Bienerth6 e dichiarai che per nessuna cosa al mondo io avrei tollerato una degradazione. Si facesse un’inchiesta giudiziaria alla quale io aveva pieno diritto. Da Innsbruck non mi sarei allontanato che per esser promosso ordinario |6| in un’università di maggior grido o a Vienna o a Graz (Praga era già stata esclusa da principio; noti che son già più di due anni che la facoltà di Innsbr. mi aveva proposto ordin. con voti unanimi!). Avrei all’uopo cercato di attirare l’attenzione del mondo intero sulla grandissima ingiustizia che si stava per commettere, e trovato aiuto sicuro nella fama che, immeritata forse, godevo in tutto il mondo civile. Credo che l’appoggio del L. abbia più giovato del contegno mio fermo e risoluto. Non si è distrutta per ora la cattedra. Mi si promesse rimedio che non offenda l’onor mio, e che pur troppo tarderà a sopraggiungere. Eccellenza Bienerth mi parve dopo tutto un galantuomo, ma fuorviato |7| dai suoi satelliti che tutto fanno e tutto osan fare, in nome suo. Non sarebbe forse male che Ella pure, potendo, o presentandosi facilmente l’occasione facesse valere la sua autorevole parola. Decisamente io era creduto prima un farabutto qualsiasi (laborioso sì, ma pur sempre buona pasta trascurabile, o da foggiarsi e plasmarsi a capriccio). Che tre o quattro prepotenti che ad I. hanno la voce grossa e trascinano fuor della giusta e retta via l’Università, con a capo quel miserabile polacco e boemo in origine Prof Nevinny7, che per mendicare popolarità disse notoriamente in pubblico: „Ein Rector muss unbedingt mit den Deutschnationalen zusammenhalten“ (il Ministero sa queste cose, ma le occulta!!) debban calpestare |8| me in modo sì indegno, è cosa non tollerabile in uno stato civile. Sicuro, io penserò ad andarmene. Lascerò l’Austria, ma per Dio voglio salvo l’onore, prima di toccare altre terre. A calci non mi lascio espellere. La unica cosa che possa or fare il Ministero per me è l’immediata nomina ad ordinario.
Da W. Meyer-Lübke non mi presenterò mai più in vita. Fu sgarbatissimo nella nomina del B.8 ; disse al Prof. Seemüller 9 di non volermi a Vienna, senz’altro. Seppe che la promoz. del B. equivaleva alla mia sepoltura in Austria e mi lasciò proprio, come si suol dire, come un cane. Del B. stesso che io amavo moltissimo e che 10 fa dell’italiano, dello spagn., del portog. senza saperne quasi sillaba (com’egli stesso m’ebbe a dire) meglio non parlarne. In fondo è uomo abile, acuto, simpatico.
Addio. Eccole in breve la storia mia. Duolmi d’averla contristato, ma Ella così voleva. Tornerò a scriverle presto. Or mi premerà che questa mia La raggiungesse a Vienna.
Dmo Suo
A. Farinelli
1 Vermutlich ist der Mediziner Eduardo García Solá (1845-1922) gemeint, der jedoch in Granada und nicht in Valencia lehrte.
2 Ibañez, La barraca , naturalistischer Roman aus dem Jahr 1898; ins Deutsche als Die Scholle übersetzt.
3 Heinrich Friedrich Link, Bemerkungen auf einer Reise durch Frankreich, Spanien, und vorzüglich Portugal , Kiel 1801-1804; Christian August Fischer, Neuestes Gemälde von Spanien , 2 Bde., Leipzig 1809-1810.
4 Carl von Kelle (1859-1939), seit 1886 in verschiedenen Funktionen im Wiener Ministerium für Kultus und Unterricht.
5 Heinrich Lammasch (1853-1920), seit 1885 Ordinarius für Strafrecht, Rechtsphilosophie und Völkerrecht in Innsbruck, eingebunden in zahlreiche politische Missionen.
6 Richard Graf Bienerth-Schmerling (1863-1915), leitete ab 1905 das Wiener Unterrichtsministerium.
7 Josef Nevinny (1853-1923), Mediziner und Pharmakologe, seit 1893 Prof. in Innsbruck.
8 Gemeint ist Philipp August Becker, der auf Wunsch Meyer-Lübkes 1905 nach Wien berufen wurde.
10 Hier stehen zwei Buchstaben, die wie „ot“ aussehen, aber keinen Sinn ergeben. Man könnte an „oggi“ denken.
