Bogdan Petriceicu Hasdeu an Hugo Schuchardt (31-04444)
an Hugo Schuchardt
Unbekannt
06. 04. 1878
Französisch
Schlagwörter: Lexikographie Slawische Sprachen
Rumänisch
Albanisch
Ungarisch
Latein
Griechisch
Germanische Sprachen
Italienisch
Spanisch Hasdeu, Bogdan Petriceicu (1879) Miklosich, Franz (1862–1865)
Zitiervorschlag: Bogdan Petriceicu Hasdeu an Hugo Schuchardt (31-04444). Unbekannt, 06. 04. 1878. Hrsg. von Bruno Mazzoni (2016). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.4488, abgerufen am 30. 11. 2023. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.4488.
Printedition: Mazzoni, Bruno (1983): Carteggio Hasdeu - Schuchardt. Neapel: Liguori Editore.
[6 aprile 1878]
Très-honoré ami,
Après Vous avoir expédié hier ma lettre, j ai eu l’occasion de lire le manuscrit que Vous m’avez envoyé1 à quelques-uns de mes amis. Je ne puis pas me retenir de ne pas Vous communiquer sur le champ le bon mot qu’a fait l’un d’eux. Une belle introduction en tête d’un livre, a-t-il dit, équivaut à un fontispice:
Lasciate ogni speranza voi ch’entrate2!
Un autre a constaté Votre profond silence par rapport à sălduş3, à duvalmă4, aux mots cumans5, à la forme articulée văduo6, à sămărît7, à prăsi8, à pestire9, à lostun10, à gligan11 etc. où mes vues sont tout-à-fait neuves, pour aller chercher à tout prix des défauts là même où il n’y en a pas, par exemple en m’attribuant la dériva|2|tion de ţàrmure de terminem, tandis que moi je ne me suis pas prononcé entre terminem et termonem12.
Maintenant, l’introduction étant annoncée et n’étant pas faite, ni même faisable, car il Vous sera impossible de voir le bon côté du livre au moins avec la même attention que Vous prêtez à son côté mauvais ou qui Vous paraît tel, — que faire?
Faut-il mettre dans ma préface que l’introduction n’a pu être faite à cause de... de quoi13?
Je Vous prie, très-honoré ami, de vouloir bien m’écrire un petit mot là-dessus et je Vous serre cordialement les mains. Sans rancune,
ami dévoué
B. P. Hasdeu
P.S. Si Vous m’indiquez une seule introduction de cette espèce dans toute la littérature contemporaine, je baisserai volontiers l’étandard.
1 È ovviamente il testo dell’'introduzione' dello Schuchardt a CdB I.
2 Dante, Inferno, III, 9 .
3 II vocabolo, presente nei testi XXVI e XXVII di CdB I, era stato dal Hasdeu interpretato come forma diminutivale di *saldu "palude" e collegato al nome etnico Saldensii, che in Claudio Tolomeo avrebbe designato gli abitanti del sud dell’Oltenia (cf. CdB I, pp. 255-6 e n. 1). Tale ipotesi, evidentemente a seguito del rilievo formulato qui nella lettera, viene menzionata dallo Schuchardt nel testo a stampa dell’introduzione (cf. CdB S, p. xxii; e v. lettera XXXIV).
Il vocabolo non risulta registrato in nessuno dei dizionari da noi consultati. Poiché sălduş compare solo nei due documenti redatti in slavone negli anni 1580 e 1585, non escluderemmo che il Hasdeu abbia erroneamente considerato romena una parola in realtà
slava.
4 Nel
Glossar II il Hasdeu, riferendo la parola al vocabolario dei cavalli, l’aveva interpretata come composta dalla preposizione de + rum.valmă "massa, insieme", cioè "(cavallo) da accoppiare, stallone", nella serie cal de ham, de olac, de jold, de fugă etc. (CdB I, pp. 278-9, 59; dove però veniva già avanzata anche l’ipotesi
valmă = "mandria", per la quale il Hasdeu propenderà definitivamente in CdB S, p. lxxxv, 63
, con l’ulteriore precisazione: « de-valmă = "gregarius [equus s. pastori" »). Infatti il vocabolo, assente dalla piú parte dei vocabolari consultati, compare soltanto in documenti slavi nella forma dvalma (LLPS, p. 154: "pastor, domitor equorum") e nella forma pl.
duvalmiĭ in un testi di Dosoftei (
DRG, s.v.
duválm "Treiber").
La parola rum.valmă, da cui de-a valma "in comune", devălmaş "comproprietario, compartecipe",
învălmaşeală "mischia" etc., viene in genere confrontata con psl. valŭmŭ, rus., ucr. valom "moltitudine".
5 Cf. CdB I, p. 171 (sui nomi di luogo Drumul lŭ Konćaku e di persona
Berendeiŭ), e p. 283 (su rum.gorgan "collina, tumulo").
Lo Schuchardt scioglierà il suo silenzio, protestato dal Hasdeu qui nella lettera, aggiungendo al testo dell’introduzione, con il garbo che gli era proprio, la frase: « Zahlreiche Wörter aus andern indogermanischen und nicht indogermanischen Sprachen wurden von Hasdeu erklärt; die aus dem
Kumanischen sind von besonderem Interesse, doch verbietet mir meine Unkenntniss dieser Sprache näheres Eingehen. Oft bleibt es übrigens dahingestellt aus welcher Sprache das Rumänische zunächst geschöpft hat. » (CdB S, p. xxxiii; e v. lettera XLIV).
6 La forma rum.văduo, presente in Coresi, era stata dal Hasdeu interpretata come articolata, da văduva "la vedova", a ulteriore conferma della sua ipotesi o ← va (CdB I, p. 310, 191; e v. XXX, n. 24). La non fondatezza dell’interpretazione è dimostrata in Rosetti, ILR, là dove si tratta delle diverse grafie per le vocali in iato u-ă, u-a nel XVI secolo (pp. 502-3) e dove viene presentata, tra altre, la forma articolata di gen.-dat. s. văduoei (p. 530); cf. Sala, CPh, p. 46 . Si veda, comunque, anche il testo dello Schuchardt, relativamente a văduă (CdB S, p. xxix; e replica del Haseu, ivi, p. lxxv, 15).
7 Cf. CdB I, pp. 299-300, 155. Le frasi che lo Schuchardt deve avere aggiunto al testo dell’introduzione, per venire incontro al rammarico del Hasdeu, riassumono il problemo bene esprimendo anche la diversità di metodo dei due linguisti: « Aus
sămărăt, "froh"·neben po-somorît, "finster", "trübsinnig", erschliesst Hasdeu die Negation
po = alb.pa; ich betrachte die Sache als wahrscheinlich, aber solange für nicht ausgemacht, bis entweder im
Rumänischen weitere Fälle der Zusammensetzung mit negativem po, oder im Albanischen das betreffende Stammwort, nachgewiesen werden. Neben der Röslerschen Etymologie des posomorît, von magy.szomorú "traurig", hätte auch die Miklosich’sche von
altslow.
pohmuriti angeführt werden sollen. » (CdB S, p. xxi; e v. lettera XXXIV).
La parola sămărăt non è registrata in nessuno dei dizionari consultati (alcune parole somiglianti nella forma, ma con il significato di "morte", "condannato a morte", in LLPS, p. 936). La forma verbale rum.
posomorî "adombrarsi, intristirsi" viene confrontata da alcuni autori con forme analoghe di diverse lingue slave (cf. DRG, s.v., DER 6684
); DA ripropone il confronto con ung.
szomorú, anche se la parola romena non figura in UREW;
DEX la ritiene di etimo ignoto.
Sul prefisso rafforzativo rum.po-, prestito dallo slavo, cf.
Rosetti, ILR, pp. 306 e 320
, e DA s.v. po-
1.
8 Nel Glossar II, alla voce rum. a. prăstură "giumenta (di razza)", sfuggita al Miklosich, il Hasdeu aveva indicato come significativo sul piano storico-economico il fatto che in romeno il verbo prăsi "generare (per armenti)" avesse esteso l’ambito d’uso del termine originario sb. prasiti "generare (per porci)" (CdB I, pp. 297-8, 145). Lo Schuchardt aggiunge qualche frase alla sua introduzione, senza concordare per ciò con il Hasdeu riguardo a « welche wichtige Rolle das Schwein im Leben des Rumänen spielte » (CdB S, p. xxx).
9 Nel Glossar II il Hasdeu aveva derivato rum. a. pestire "il ritardare, il ristare" ← lat.
postire, inducendo la possibile esistenza di una forma già lat. rustica
pestire per analogia con
rotundus ~ retundus, compos ~ compes, e con alb.pemmă ← lat.poma (CdB I, p. 296, 137).
Una breve rassegna dei diversi etimi proposti per il verbo rum.(a) pesti è in
DER 330
, ma nessuno risulta soddisfacente (cf. anche DA, s.v.).
10 In Glossar II il Hasdeu, interpretando la forma
rum.lostun nel senso, di "topo", l’aveva derivata da un rum. *lost parallelo ad alb.loş "loc sub pămînt unde se ascunde animalul" (CdB I, p. 287, 101). Lo Schuchardt si limita a menzionare tale ipotesi nel testo a stampa delle Observaţiuni, là dove dice di ritenere convincente il modo in cui il Hasdeu aveva raccostato parole romene a parole albanesi (CdB S, p. xix).
La forma incontrata dal Hasdeu è però una semplice variante regionale di
rum.lăstun "rondine (hirundo rustica)" ← psl.
lastunŭ "idem" (cf.
DLR
, s.v.;
DER 4723
).
11 Nel Glossar II il Hasdeu aveva interpretato rum.gligán "cinghiale" come una parola onomatopeica, adducendo numerosi confronti con analoghe forme
greche,
latine e
germaniche (CdB I, p. 283, 78).
Ad eccezione di
DRG
la lessicografia successiva ha abbandonato tale ipotesi, facendo risalire la parola romena al bg. gligan ← glikan ← glik "dente di cinghiale" (DLR, s.v.;
DER 3811
).
12 A proposito di rum.ţărmure (pl.
ţămuri) "riva", il Hasdeu nel Glossar II aveva scritto: « După accent, vine din lat.terminem; după vocalism însă, din archaicul
termonem; în ambele casurĭ cu trecerea luĭ n în
r. Proveninţa din termonem cu urcarea accentuluĭ este mai probabilă » (CdB I, p. 306, 182). È qui il caso di citare in extenso anche il corrispondente passo dell’introduzione dello Schuchardt, in cui il linguista tedesco fornisce un esempio di lavoro critico che rimane esemplare per solidità di impostazione e ricchezza di argomentazione: «
Ţărmure möchte Hasdeu eher von
termonem als von terminem ableiten; der Uebergang des n in r steht ihm sicher. Indessen könnte terminus zunächst zu termulus geworden sein; die Vertauschung der Endungen -inus und -ulus (vgl. -ide und -ulus in it.bussolo = pyxide, trespolo = trespide), welche wir wohl auch in vergură d. i. virgula = virgine anzunehmen haben, erscheint hier besonders begründet, indem m ein folgendes n zu l dissimilirt (vgl. it.
meliaca,
span.
comulgar) und i vor l zu u wird (vgl. it.
nespolo, debole, rum.nóur). Ganz so ital.témolo = thyminus. Auch der Friauler hat die Endung gerade von terminus abgeändert: tiermi, tiermid. Uebergang von *ţărmurŭ zu
ţarmure kann nicht befremden. Am Einfachsten ist es vielleicht — auch in Anbetracht des Sinnes — von der Pluralform
ţărmurĭ auszugehen, die sich entweder = termuli für
termini oder termora für termina (vgl. altital. nomora = nomina) fassen lässt. Daraus wäre als Singular sowohl ţărm (das aber auch für termen möglich ist) als ţărmure zurückkonstruirt worden. Nach welchem Gesetz ţărm und ţerm nebeneinander stehen, lese man in Lambrior’s trefflicher Abhandlung (Romania VII) nach » (CdB S, pp. xxvi-xxvii; e definitiva accettazione da parte del Hasdeu, ivi, p. lxxviii, 33).
Per una rassegna delle diverse interpretazioni date per rum.ţărm(ure), quasi tutte già anticipate in buona misura nella formulazione schuchardtiana, rinviamo a DER 8539
.
13 Per una risposta a questi interrogativi v. lettera XXXIII.