Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (43-11824)
an Hugo Schuchardt
01. 03. 1918
Italienisch
Schlagwörter: Möller, Hermann Reinisch, Leo Schuchardt, Hugo (1916) Reinisch, Leo (1874) Erckert, Roderich von (1895) Jud, Jakob (1911) Vischi, Clelia (1905)
Zitiervorschlag: Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (43-11824). Bologna, 01. 03. 1918. Hrsg. von Bernhard Hurch (2015). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.3172, abgerufen am 14. 06. 2026. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.3172.
[Regia Università di Bologna
Facoltà di Filosofia e Lettere
Addì] 1 marzo 1918
Riverito e caro Professore e amico,
Ebbi per mezzo del gentilissimo Signor Lips il suo lavoro «Berberische Hiatustilgung»,1 che lessi subito con grande interesse. Specialmente nell’ultima parte (pag. 55 segg.) trovo raffronti per me interessantissimi. Che il Berb udem potesse essere = Ass. qudmu mi era sfuggito. Questa combinazione, mentre toglie ogni verosimiglianza al raffronto di qudmu col ted. gegen fatto dal Moeller (raffronto che per altre ragioni mi era sempre parso malsicuro), rende invece verosimile che il Berb. ul ‘cuore’ stia per *gul, come supposi già nella mia Lettera Dalle relazioni ecc., e che vada col Cauc. guli. (v. anche Reinisch, Barea, pag. 126).2 Quanto alle forme berbere per ‘bocca’, esse appartengono ad un tipo mu universalmente diffuso. In particolare con am cfr. Nama àm-, con ambu Bagjeli (Sudan.] mobo, con aqmu, aqamum ecc. cfr. Ottentoto dial. //kcham-, kam- = Bantu (a)ka-mua, e per il raddoppiamento Daka mūmi Mboa mŏm. Il prefisso bantu |2|aka- è uno dei più antichi, avendo esso riscontro nell’Andamanese in parole che si riferiscono alla bocca e nel nome stesso della ‘bocca’: Bea ’áka-báng-da, Bale ’áka-boáng, ecc. Possibile è anche che il medesimo aka- si abbia nel Semitico akala mangiare.
Le denominazioni di ‘fratello’ quale ‘figlio della madre’, di cui a pag. 23, mi suggeriscono un’ipotesi che forse merita di essere esaminata, ed è questa: che in alcuni casi ci sia soltanto ‘il (o quello) della madre’ restando sottinteso ‘figlio’. Così u-ma sarebbe ὁ τῆς μητρός, e così anche gu-má; mentre da un *w-ala figlio (cfr. Sem. wala-da figliare = generare) e da *gw-ala si spiegherebbero altre forme note.
Ma queste sono ipotesi, mentre è facile raccogliere da ogni parte fatti sicuri. Proprio or ora, scorrendo per la centesima volta il libro così scorretto dell’Erckert,3 che però a me rende grandi servizi per un primo orientamento, mi sono accorto che il Mingrelio kĕdĕri, kidiri ‘petto’ è = Arabo صَدْر ṣadr ‘petto’ (da *kjadr) e che la forma del Georgiano m-kerdi Inghiloj kerd coincide con la serie del tedesco herz, greco καρδί-α ecc. Il rapporto dr : rd ricorre anche fra Arabo قدر kadara e Assiro ḳardu forte (: Greco κράτος). E ora mi sembra probabi|3|lissimo che al Georgiano thaphli Mingrelio thophuri ‘miele’ si colleghi la serie del ted. tapfer, slavo dobrŭ ‘buono’ (= *dolce). Col Mingrelio thophu-ri ‘miele’ confronterei anche il Maleop. tŏbú ‘canna da zucchero’.
Udo ṣ̌ag sabbia (: Ostjaco sėghe), cfr. Tonga i-saka terreno sabbioso, Fan n-sagh riva, forma comune bantu -sanga sabbia. Il Circasso ha p-šaχ(u)o sabbia con p- di fronte ad Abchazo ča’kuo; ora questo p- ritrovasi anche nell’Indoeuropeo, poichè al Circasso p-šaχuo corrisponde il Greco ψῶχο-ς sabbia, polvere, da *p-sauḳo- per *p-saḳuo- (cfr. anche ψῆγ-μα polvere). E così al Ronga (Bantu) saba sabbia corrisponde il Latino sab- in sabulum e saburra come al Sotho -hlabate o -s̃abate corrisponde ἄμαθος e Germ. sanda- con -m- da -mm- (cfr. ψάμμος) e questo da -mb-. In ψάμμος e in ψῆφος dor. ψᾶφος ricompare il p- (forse da un primitivo raddoppiamento saṗ-sáṗ- ?). Infine l’Abchazo a-psmiddz sabbia ricorda stranamente ψάμαθος e il Varkun sims Tab. sems il ted. sand. Avaro čabá-χ' grober Sand.
Quanti problemi !
|4|In questi giorni ho esaminato le parole preromane raccolte dal Jud nell’articolo «Dalla storia delle parole lombardo-ladine»4 e credo di riconoscere nel fondo preromano degli elementi preindoeuropei che accennano a remote connessioni con le lingue camitosemitiche e caucasiche. Oltre a marro, da Lei riconosciuto affine al mā́rū montone dello ‘Afaz e Saho, ricorderò la base barr- ‘terreno deserto e incolto’ assolutamente identica al barr- semitico; il famoso baita che sembra avre riscontro, oltrechè nel sem. bait, anche nel Cecero beda stalla; boč, buč vitello; Georg. boč-ala id., Avaro bečè id.; gana, gonda scoscendimento sassoso; Agul γwan, γwand- ecc. sasso; moč-, mog- mucchio di sassi, Basco mokor tronco, ecc. : Avaro moχ-moχ Stumpfschwanz, Georg. boko émoussé, Mongolo moχo stumpf, ecc., gembru pinus cembra, ted. kiefer : Georg. c̣ipheli faggio, Agul tšovar quercia (Basco tšapar), ecc. Sono indizi di cui bisogna tener conto.
Un mio scolaro, morto di morte prematura, ha lasciato in manoscritto alcuni studi di fonologia berbera, di cui io forse curerò la pubblicazione (come ho curato la stampa degli studi americani della mia scolara Clelia Vischi, morta essa pure giovanissima).5
Spero che a quest’ora Le siano pervenuti i primi fascicoli del mio III Saggio, che inviai tempo fa al Signor Lips.
Si abbia ringraziamenti anche Lei per l’interessamento dimostrato per la sorte del figlio del nostro Rettore (trovasi prigioniero a Salzburg).
Cordialmente Suo
Alfredo Trombetti
5 Vischi (1905). Bei dem Studenten handelte es sich um Riccardo Gatti.
