Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (42-11823)

von Alfredo Trombetti

an Hugo Schuchardt

Bologna

20. 12. 1917

language Italienisch

Zitiervorschlag: Alfredo Trombetti an Hugo Schuchardt (42-11823). Bologna, 20. 12. 1917. Hrsg. von Bernhard Hurch (2015). In: Bernhard Hurch (Hrsg.): Hugo Schuchardt Archiv. Online unter https://gams.uni-graz.at/o:hsa.letter.3171, abgerufen am 09. 06. 2026. Handle: hdl.handle.net/11471/518.10.1.3171.


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[R. Accademia delle Scienze
dell’Istituto di Bologna
Classe di Scienze Morali]
Bologna, 20 dic. ’17

Riverito e caro Professore,

Devo alla cortesia del Signor E. Lips di Zurigo il piacere di aver potuto leggere il suo articolo «Sprachverwandtschaft».1

In primo luogo mi compiaccio che la non affievolita attività scientifica venga ad attestarmi che Ella gode buona salute (ad multos annos!), poi sono lieto che il sullodato Signor Lips mi offra il modo di riprendere una corrispondenza scientifica che ridondava a tutto mio vantaggio. L’interruzione fu dovuta a difficoltà dipendenti dallo stato di guerra, ma io non ho mai cessato di pensare a Lei con affetto e con gratitudine. L’ultimo suo scritto dimostra come Ella sia sempre pronto a sostenere imparzialmente le ragioni della verità e della scienza, contribuendo autorevolmente a dissipare l’indifferenza e i pregiudizi con cui da molti viene considerato l’opera mia. Il giudizio che ella esprime a pag. 528 è per me di grande conforto. So di avere intrapreso un’opera ardita, ma mi sfor|2|zo sempre più di non allontanarmi dalla necessaria prudenza. E ho la coscienza di progredire sempre verso il meglio.

Letto attentamente il suo scritto, posso dire che non vedo differenze sostanziali fra i principi da Lei sostenuti e i miei. Perciò credo di poter dispensarmi da una discussione e mi permetto piuttosto d’informarla de’ miei studi presenti e del programma che ho formato per l’avvenire.

Ora è in corso di stampa il mio III grande «Saggio» intitolato «Comparazioni lessicali».2 È una raccolta amplissima, e pur sempre incompleta, del materiale enorme da me radunato. Non so se la nostra Accademia delle Scienze abbia potuto spedirgliene una parte; a ogni modo tenterò di farle pervenire, per mezzo del Sig. Lips, quanto finora è stampato.

Pure in mezzo a questo lavoro lessicale non perdo di vista gli elementi formativi, che del resto, come Ella osserva, rientrano essi pure nel lessico, ma rivolgo anche l’attenzione alla parte fonetica. E qui ho scoperto corrispondenze di suoni che hanno un’estrema importanza, poichè, mentre rivelano nessi tra parole apparentemente diversissime, pongono fuori di questione le pregiudiziali dei prestiti e delle affinità elementari. Alcune cose avevo intravedute quando mi persuasi che il sistema fonetico primordiale dovette essere semplicissimo, onde la necessità di spiegare la richezza posteriore |3| come effetto di evoluzione; ma lo studio delle lingue africane mi ha condotto ad esminare particolarmente lo sviluppo della serie dentale. Come d e l nelle lingue bantu-sudanesi sono equivalenti e generano ð e z, così sono equivalenti t e r, che generano θ e s. Le condizioni dell’apparire di un suono piuttosto che di un altro non sono ancora tutte ben chiare, ma il fatto è innegabile. In generale si ha d- ma -l- e t- ma -r-. Ecco un esempio.

Nel Bantu abbiamo taka desiderare, volere, amare, aver bisogno, ecc., e col prefisso ẹ- soggetto a internarsi ẹ-taka = i-taka, tjaka (onde saka ecc.). Ora, da aka si ha nel Simitico aḥa = Indoeur. ā (v. Moeller); perciò al Bantu ẹ-taka corrisponde, con t = r, nel Semitico raḥ-i-ma amare e nell’Indoeur. e-ra- da pre-I. e-raḥ(a): Greco ἔρα-μαι , Sanscr. rā.má- ecc. Moeller W. 207. Il Greco ἔ-ρω-ς, ἔ-ρω-ῑ- amore, da *ẹ-raho- corrisponde a Bantu *ẹ-tako desiderio.

Lo e- è scomparso nel Semitico, ma rimane nel Berbero: e-rh- = e-r- amare, desiderare, volere. Qui la gutturale tende a scomparire, come è scomparsa in ἔρα-μαι e nel Mongolico eri- desiderare, Malgascio iri id., ma essa ritorna a comparire nel Kirghiso erki-m- caro (: Arabo raḥima) |4| donde Kir. e Mong erkim-si- amare. Meglio ancora conserva la forma primitiva (ma senza e-) il Finnico rakka-ha- caro, amato, raka-s-ta- amare (: ἐραστός), Lappone rakka-s caro, rak-i-s id., Ostjaco rag-i lieb.

Non basta: il t del Bantu ricompare nel Finnico tah-to- volere, bramare, Mongolo taγa-la- aver piacere, amare. Nè mancano forme con s-.

Siffatte concordanze non lasciano, credo, nessun dubbio. E ne ho trovate in grande copia.

Molto m’interesserebbe la questione dell’Eteo, ma nelle presenti circostanze sembra difficile procurarsi gli scritti che trattano della questione. Io ne ho notizia solo molto indiretta.

Termino questa mia facendole i migliori auguri per il prossimo anno 1918.

PS.– Il suo lavoro «Berberische Hiatustilgung»3 non mi è mai pervenuto.

Dimenticavo di dirle che al III Saggio terrà dietro un volume di Elementi di Glottologia. E sarà l’ultimo de’ miei lavori di grande mole. Avrà forma di trattato.

Suo affm̃o
Prof. Alfredo Trombetti


1 Schuchardt (1917).

2 Der Band erscheint erst 1920.

3 Schuchardt (1916).

Faksimiles: Universitätsbibliothek Graz Abteilung für Sondersammlungen, Creative commons CC BY-NC https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/ (Sig. 11823)